Da oggi è disponibile in libreria “cina.net – Post dalla Cina del nuovo millennio”, il nuovo libro di Ivan Franceschini pubblicato da O Barra O. Grazie alla disponibilità dell’editore e del prefatore, qui di seguito vi proponiamo la prefazione di Marco Del Corona, dal 2008 corrispondente da Pechino del Corriere della Sera e curatore del blog “Le vie dell’Asia”.
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Gli occhiali accecanti vanno a ruba! leggi»
Recentemente è uscito per Marsilio il volume, “Il Capitalismo – Verso l’ideale cinese” di Geminello Alvi. Ultimo capitolo di una trilogia di saggi, questo libro si prefigge l’obiettivo di narrare la storia del capitalismo moderno, di svelarne la logica e di raccontare il mutamento sociale ed antropologico apportato da quella che l’autore chiama la “perversione del capitale”, il tutto con un occhio di riguardo per la Cina e il cosiddetto “modello cinese”.
Nonostante nel 1980 le autorità cinesi avessero emanato un’ordinanza che imponeva di ridurre il numero delle statue di Mao, qualche centinaio di sculture è arrivato intatto fino ai giorni nostri. Sono ormai quindici anni che Cheng Wenjun percorre in lungo e in largo il Paese alla ricerca delle ultime effigi rimaste. Con Searching for Mao, uno slide-show di otto minuti, vi presentiamo una selezione delle sue foto, mai pubblicate né in Cina né all’estero.
La mattina dell’otto gennaio del 1937 il cadavere mutilato di Pamela Werner, la figlia adottiva di un ex-diplomatico britannico, venne ritrovato ai piedi della porta di Dongbianmen. In Midnight in Peking, il suo ultimo libro, Paul French ricostruisce gli ultimi giorni di vita di Pamela, una ragazza come tante in una Pechino martoriata dalla guerra e dalle lotte intestine, e racconta passo per passo le indagini sul delitto, risolvendo definitivamente il mistero.
Nei mesi scorsi siamo tornati più volte sulla vicenda di Jiabiangou, il campo di lavoro dove alla fine degli anni Cinquanta migliaia di “elementi di destra”, per lo più intellettuali, sono morti di fame e di stenti. Qualche giorno fa nelle librerie italiane finalmente è uscito “La donna di Shanghai”, l’edizione italiana del libro di Yang Xianhui che raccoglie le testimonianze dei sopravvissuti. Per cortesia dell’editore Lupetti, vi presentiamo in anteprima due racconti integrali.
Nelle ultime settimane abbiamo seguito con attenzione l’evolversi della situazione a Wukan, il villaggio teatro di una ribellione contro i funzionari locali, protagonisti dell’ennesimo caso di abusi nella gestione di terreni collettivi. Ora che la situazione sta tornando alla normalità, è interessante osservare il discorso ufficiale sull’argomento. Dopo un lungo silenzio, sul Quotidiano del Popolo di ieri finalmente ha fatto capolino il nome del villaggio ribelle. Ma in quali termini?
Un recente articolo del Nanfang Zhoumo, subito rimosso dal web, raccontava le storie di alcuni funzionari dello Hunan, accomunati da un’unica caratteristica: l’aver avuto il coraggio di opporsi in pubblico a decisioni prese da propri superiori o colleghi. Che la provincia dello Hunan sia un’oasi di tolleranza, come l’articolo in questione lasciava intendere? O invece fenomeni del genere rappresentano il segnale di un cambiamento più ampio in atto nel panorama politico cinese?