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Li Jing è stata eletta dalla rete cinese la “figura più tragica” del terremoto che recentemente ha colpito la zona di Yushu, nel Qinghai. La donna, 35 anni, originaria del Sichuan aveva già perso la casa e il negozio nel sisma che interessò la provincia del Sichuan nel maggio 2008 causando 68 mila vittime. Commossi dalla sua storia i netizen cinesi le hanno espresso solidarietà nei forum on line e hanno messo in moto un motore di ricerca di carne umana per arrivare a rintracciarla.
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Il fenomeno del microblogging in Cina è emerso negli ultimi mesi coinvolgendo gente comune ma anche alte cariche dello Stato. Sebbene Twitter sia ancora accessibile solo grazie a Proxy Server o VPN o altre applicazioni, in Cina negli ultimi anni sono nati non pochi servizi simili a quello americano. Alcuni di essi sono stati oscurati del tutto in seguito agli incidenti dello Xinjiang dello scorso luglio, altri hanno subito solo un blocco temporaneo, quelli invece ospitati da piattaforme Web vicine agli organi ufficiali sono sempre operativi.
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Oltre al potere ufficiale, in Cina esiste un vero e proprio “Stato-ombra”, una rete di amici, parenti e assistenti personali che ruotano attorno ai funzionari locali e vivono del potere di questi ultimi. Alcuni recenti fatti di cronaca hanno messo in luce come gli autisti dei funzionari giochino un ruolo di primo piano in questa realtà. Ben lungi dall’essere una presenza invisibile e silenziosa, questi chauffeur infatti spesso agiscono da intermediari tra corruttori e corrotti, accumulando ingenti ricchezze e condividendo le sorti politiche dei propri datori di lavoro.
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A due anni dalle Olimpiadi di Pechino e dal terremoto del Sichuan, i rapporti tra Stato e società civile in Cina sono sempre più tesi. Dalla chiusura della Gongmeng nell’estate del 2009, i continui attacchi alle ong che si occupano dei diritti delle fasce emarginate della popolazione dimostrano come le autorità cinesi siano sempre meno disposte a tollerare associazioni di base in aree ritenute politicamente sensibili. La società civile cinese annaspa sotto la presa dello Stato: anche se si spera in tempi migliori, le prospettive rimangono grame.
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Giovani internauti cinesi realizzano un film contro la censura sul web. In breve tempo diventa un caso nazionale. Il film, intitolato War of Internet Addiction è stato recentemente premiato al Tudou Video Festival a Pechino. L’hanno realizzato, praticamente a costo zero, un gruppo di cento giovani patiti della saga di World of Warcraft, gioco on line diffusissimo in Cina. Proprio nei numeri e nella tipologia sociale dei produttori-fruitori, per lo più ventenni, si nasconde l’efficacia contestatrice del prodotto.








