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Reportage fotografico. In Cina esistono alcuni attori che sono specializzati nell’impersonare Mao Zedong. Con questo progetto Tommaso Bonaventura (produzione: Ivan Franceschini) ha cercato di raccontare la quotidianità di alcuni di questi attori, mettendo in luce come la personalità di Mao influisca sulla loro vita di tutti i giorni. Il servizio è stato pubblicato sull’edizione in rete della rivista Times e ha ottenuto il prestigioso Sony World Photography Award 2010 nella sezione ritratti.
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In Cina esistono diversi attori specializzati nell’impersonare il presidente Mao. Avvantaggiati da una somiglianza fisica a volte davvero straordinaria, essi passano anni a studiare le movenze, il linguaggio, la calligrafia e le poesie del Grande Timoniere, cercando di assimilare al massimo la sua personalità. Si tratta di un processo di immedesimazione così profondo che spesso non è chiaro dove finisca la personalità dell’attore e dove inizi quella del personaggio. In questo reportage il ritratto di alcune di queste pittoresche figure.
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Contesto: il 24 maggio scorso Zhu Yanlai è stata promossa vice direttore del Bank of China, sede di Hong Kong. Zhu Yanlai non è una donna qualunque. Suo padre è Zhu Rongji (1928), politico di lungo corso membro del partito comunista cinese sin dal 1949. Già sindaco di Shanghai (1987-1991) è stato il predecessore di Wen Jiabao alla carica di Primo Ministro del Consiglio di Stato della RPC (1998-2003).
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In un periodo di crisi globale, il fatto che la Cina mantenga il proprio tasso di crescita pressoché invariato ha portato a una rinnovata riflessione sui vantaggi del sistema politico ed economico cinese. In particolare, in Italia come all’estero, negli ultimi mesi ha ripreso vigore l’annoso dibattito sull’esistenza o meno di un “modello cinese”. Abbiamo raccolto le impressioni di alcuni esperti. Questa settimana ascoltiamo Loretta Napoleoni che ha appena pubblicato per Rizzoli il volume “Maonomics”.
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Contesto: Lao Na è uno dei personaggi ricorrenti nei disegni di Li Xiaoguai. E’ un vecchio molto povero che vive solo e senza uno status sociale definito: a volte piccolo venditore da marciapiede, a volte lavoratore temporaneo, rappresenta gli strati più bassi della “plebe” urbana. Nonostante le sue condizioni è una persona d’animo allegro e capace di sottile ironia. Il suo giudizio sugli eventi dell’attualità è sempre illuminato.
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La regolamentazione di Internet in Cina ha conosciuto tre tappe fondamentali: nella prima si è cercato di individuare soggetti e strutture di riferimento, nella seconda l’obiettivo è stato quello di coinvolgere gli attori economici, l’ultima fase ha invece condotto a ciò che molti osservatori chiamano fase dell’autoregolamentazione. Nonostante il Web cinese sia il più popoloso al mondo, aspetti strutturali e inerenti ad una regolamentazione trasparente sono ancora lontani da definizione chiara.
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Contesto: google ha abbandonato il mercato cinese nel gennaio 2010 dopo essersi rifiutata di continuare a filtrare i risultati delle ricerche come previsto nel contratto sottoscritto con le autorità cinesi nel 2005 al momento del suo ingresso in Cina. Baidu è il motore di ricerca cinese più usato e ha sicuramente beneficiato del ritiro del concorrente americano anche se occupava già un posizione dominante sul mercato (circa 60%). I risultati delle ricerche nella home page di Baidu sono ovviamente filtrati.
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Lo scorso 7 maggio a Tang Jitian e Liu Wei, avvocati per la difesa dei diritti civili, è stata revocata la licenza. Hanno difeso migranti, agricoltori espropriati della terra, persone sieropositive, le vittime dello scandalo del latte alla melamina e i membri del movimento Falungong. Se l’appello non verrà accolto entrambi rischiano di non poter più esercitare la professione. Flora Sapio analizza il loro caso, emblematico di quell’uso strumentale del diritto che finisce per limitare i diritti in nome di un più ampio e vago interesse comune.
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In questa intervista Wu Hao, vice responsabile del dipartimento di propaganda dello Yunnan recentemente criticato in pubblico da alcuni studenti, racconta la sua “propaganda 2.0″. Wu è noto per le sue idee all’avanguardia in termini di comunicazione, trasparenza e gestione delle notizie. Oltre a essere stato il primo politico cinese a utilizzare i social network per l’interazione fra istituzioni e cittadini, è divenuto celebre per il modo in cui, nel febbraio del 2009, gestì il famigerato “incidente del nascondino”.
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Dopo mesi di pressioni, Wan Yanhai, fondatore di Aizhixing, organizzazione non governativa all’avanguardia nella lotta all’AIDS, ha annunciato la decisione di rimanere negli Stati Uniti con la propria famiglia. Dai primi anni Novanta la sua organizzazione conduceva campagne per educare la popolazione ai rischi del virus dell’HIV e delle malattie sessualmente trasmissibili. Ora che se n’è andato, quale futuro per la lotta all’AIDS? La società civile cinese si riprenderà da questo nuovo durissimo colpo?








