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Mentre in Cina ancora si discute della sentenza con cui Zhao Lianhai è stato condannato a due anni e mezzo di carcere, il Nandu Zhoukan dedica la sua ultima copertina alle “malattie artificiali”. Esaminando tutta una serie di scandali sanitari avvenuti in Cina nell’ultimo anno, il giornalista arriva alla conclusione che queste tragedie per la maggior parte nascono da responsabilità umane. Le cosiddette malattie artificiali dunque non sarebbero tanto punizioni della natura, quanto veri e propri “capolavori” creati dagli uomini stessi.
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Dopo lo scandalo del latte in polvere del 2008, negli ultimi giorni l’industria casearia cinese è finita nuovamente al centro dell’attenzione, con un caso che coinvolge Mengniu e Yili, due colossi del settore. Mengniu infatti avrebbe assunto una compagnia di pubbliche relazioni per lanciare una campagna diffamatoria nei confronti della concorrente, servendosi dei nuovi media per insinuare dei dubbi sulla qualità dei prodotti di quest’ultima. Ai tempi del web 2.0, anche questo è marketing.
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Il nuovo Xin Shiji Zhoukan si interroga sull’importanza delle demolizioni forzate. Lo spunto sono due episodi recenti: prima, la morte di un cittadino, immolatosi per difendere un edificio nella contea di Yihuang nel Jiangxi; poi, la sospensione degli abbattimenti nel villaggio di Baihutou nel Guangxi. Dopo che un funzionario di Yihuang ha dichiarato che senza gli abbattimenti forzati non esisterebbe la nuova Cina, ancora una volta divampa la polemica: alla fine prevarrà la logica dell’interesse pubblico o quella dei diritti individuali?
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Il Nanfang Zhoumo di questa settimana dedica parte della propria copertina al Congresso del Partito dei lavoratori in Corea del nord e al debutto politico del figlio di Kim Jong-Il. Più che dai contenuti del servizio, l’occhio è catturato dall’illustrazione: un classico poster di propaganda in cui un lavoratore coreano allunga un braccio per afferrare un fucile passatogli da una persona fuori campo. Il tutto con l’unica spiegazione della lapidaria didascalia “ricevere il fucile della rivoluzione”. Un volontario esercizio di (auto) ironia?
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Nelle scorse settimane i media stranieri hanno dato grande spazio alla storia dell’immenso ingorgo che ha bloccato per giorni l’autostrada che collega la capitale al Tibet. Andando oltre il semplice approccio folkloristico adottato da buona parte dei giornali italiani, il Nanfang Zhoumo approfondisce la vicenda, riconducendo le ragioni dell’incidente alla crescente domanda energetica cinese e allo scarso coordinamento tra le autorità locali. Perché lo Stato cinese in fondo è molto meno monolitico di quanto non sembri.
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Lo scorso aprile, decine di migliaia di netizen cinesi hanno scavalcato la Grande Muraglia di Fuoco per seguire su Twitter Aoi Sora, una star del cinema hard giapponese. Il Phoenix Weekly riporta questo fatto nel proprio speciale sulla pornografia sul web cinese, sottolineando come negli ultimi anni anche uno degli spazi virtuali più controllati al mondo abbia registrato una proliferazione dei contenuti erotici. E come ancora oggi lo Stato non sia disposto a lasciare del tutto la presa su uno degli aspetti più intimi della vita delle persone: la sessualità.
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“Dopo il divertimento, è il momento di essere eleganti”. Questo è il titolo della prima pagina che il Nanfang Zhoumo nelle edicole questa settimana dedica all’Expo di Shanghai. Descrivendo alcuni comportamenti discutibili tenuti dai visitatori cinesi, i giornalisti di questo settimanale riportano alcuni estratti dai discorsi ufficiali tenuti per le celebrazioni per il centesimo giorno dall’apertura, sottolineando come, non a caso, in quell’occasione le parole chiave siano state “civiltà”, “buone norme di comportamento” e “qualità”.
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Liu Zhuiheng è sospettato di aver fatto saltare in aria lo scorso 30 luglio l’ufficio tributario del distretto di Furong a Changsha, causando 4 morti e 19 feriti. Il settimanale Xin Shiji Zhoukan ricostruisce la sua vita sin dall’infanzia negli anni Cinquanta, raccontando la storia di una follia che continua da almeno trent’anni. L’interrogativo è pesante: dal momento che c’erano tutti i segnali della pericolosità dell’uomo, perchè nessuno è intervenuto? E intanto in rete Liu il bombarolo è diventato un eroe.
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Negli ultimi giorni un nuovo scandalo sta suscitando grande interesse nell’opinione pubblica cinese: la caduta del santone daoista Li Yi. Già capo di un gruppo di acrobati, sedicente medium ed imprenditore fallito, negli ultimi anni egli ha fondato un impero economico sulla propria fama di “grande maestro daoista”. Ora che diversi ex-discepoli lo accusano di essere un truffatore e una studentessa lo ha addirittura denunciato per stupro, questo “Immortale” viene additato alla pubblica vergogna. Tempi duri per i daoisti cinesi.
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Da oggi Cineresie ospita una finestra aperta sulla stampa cinese. Alle 22 di sabato 7 agosto 2010 nella contea di Zhouqu, nella prefettura tibetana autonoma di Gannan nella provincia del Gansu, si è verificata una grande colata di fango. Una settimana dopo, sono 1156 i morti accertati, 588 i dispersi. Un’area lunga oltre cinque chilometri e larga cinquecento metri è stata completamente spazzata via. L’intera contea è rimasta senza acqua, elettricità e i canali di comunicazione con l’esterno sono bloccati.








