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In vista dell’imminente ricorrenza il prossimo primo luglio del novantesimo anniversario della fondazione del Partito, i giornali e le riviste cinesi stanno già uscendo con i primi speciali sul tema. Tra gli altri, il Blog Weekly (Boke Tianxia), che intitola la propria copertina “Il Partito svela i propri misteri” e dedica un ampio speciale nelle pagine interne a quelli che definisce “alcuni dettagli meno conosciuti nella storia del Pcc”.
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Il Nandu Zhoukan dedica la copertina dell’ultimo numero ai giovani cantonesi, interrogandosi sulle aspirazioni di questa nuova generazione di ragazzi cresciuti all’ombra della metropoli meridionale. Nella loro vita prevarranno gli ideali o la carriera? Una serie ritratti di giovani nati negli anni Ottanta e Novanta che, grazie alla loro voglia di impegnarsi, informare, dialogare con le autorità e farsi notare dai media, sono ormai diventati delle celebrità.
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In un numero celebrativo del centesimo anniversario della rivoluzione repubblicana, l’edizione cinese di Esquire ha pubblicato una carrellata di venticinque giovani che hanno fatto la storia di questo secolo. Tra questi spicca Han Han, uno scrittore che è considerato un emblema della generazione cinese nata negli anni Ottanta. Per riaprire qualche spiraglio di ottimismo in questi tempi cupi, direttamente dalle pagine di Esquire vi proponiamo la traduzione dell’intervista al giovane divo.
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Mentre in Cina ancora si discute della sentenza con cui Zhao Lianhai è stato condannato a due anni e mezzo di carcere, il Nandu Zhoukan dedica la sua ultima copertina alle “malattie artificiali”. Esaminando tutta una serie di scandali sanitari avvenuti in Cina nell’ultimo anno, il giornalista arriva alla conclusione che queste tragedie per la maggior parte nascono da responsabilità umane. Le cosiddette malattie artificiali dunque non sarebbero tanto punizioni della natura, quanto veri e propri “capolavori” creati dagli uomini stessi.
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Solamente nel 1966, a Pechino 1772 persone morirono per le violenze delle Guardie Rosse. Oggi, oltre quarant’anni dopo, accade che le storie degli ormai anziani insegnanti e quelle degli ex studenti oggi sessantenni tornino ad incrociarsi attraverso una serie di lettere di scuse rese pubbliche dai media cinesi. I più ottimisti in questo leggono l’avvio di un processo di riconciliazione, anche se, per citare il titolo di un servizio sull’ultimo Nanfang Zhoumo, si tratta di “un inizio che è soltanto un inizio”.
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Dopo lo scandalo del latte in polvere del 2008, negli ultimi giorni l’industria casearia cinese è finita nuovamente al centro dell’attenzione, con un caso che coinvolge Mengniu e Yili, due colossi del settore. Mengniu infatti avrebbe assunto una compagnia di pubbliche relazioni per lanciare una campagna diffamatoria nei confronti della concorrente, servendosi dei nuovi media per insinuare dei dubbi sulla qualità dei prodotti di quest’ultima. Ai tempi del web 2.0, anche questo è marketing.
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Il nuovo Xin Shiji Zhoukan si interroga sull’importanza delle demolizioni forzate. Lo spunto sono due episodi recenti: prima, la morte di un cittadino, immolatosi per difendere un edificio nella contea di Yihuang nel Jiangxi; poi, la sospensione degli abbattimenti nel villaggio di Baihutou nel Guangxi. Dopo che un funzionario di Yihuang ha dichiarato che senza gli abbattimenti forzati non esisterebbe la nuova Cina, ancora una volta divampa la polemica: alla fine prevarrà la logica dell’interesse pubblico o quella dei diritti individuali?
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Il Nanfang Zhoumo di questa settimana dedica parte della propria copertina al Congresso del Partito dei lavoratori in Corea del nord e al debutto politico del figlio di Kim Jong-Il. Più che dai contenuti del servizio, l’occhio è catturato dall’illustrazione: un classico poster di propaganda in cui un lavoratore coreano allunga un braccio per afferrare un fucile passatogli da una persona fuori campo. Il tutto con l’unica spiegazione della lapidaria didascalia “ricevere il fucile della rivoluzione”. Un volontario esercizio di (auto) ironia?
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Nelle scorse settimane i media stranieri hanno dato grande spazio alla storia dell’immenso ingorgo che ha bloccato per giorni l’autostrada che collega la capitale al Tibet. Andando oltre il semplice approccio folkloristico adottato da buona parte dei giornali italiani, il Nanfang Zhoumo approfondisce la vicenda, riconducendo le ragioni dell’incidente alla crescente domanda energetica cinese e allo scarso coordinamento tra le autorità locali. Perché lo Stato cinese in fondo è molto meno monolitico di quanto non sembri.
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Lo scorso aprile, decine di migliaia di netizen cinesi hanno scavalcato la Grande Muraglia di Fuoco per seguire su Twitter Aoi Sora, una star del cinema hard giapponese. Il Phoenix Weekly riporta questo fatto nel proprio speciale sulla pornografia sul web cinese, sottolineando come negli ultimi anni anche uno degli spazi virtuali più controllati al mondo abbia registrato una proliferazione dei contenuti erotici. E come ancora oggi lo Stato non sia disposto a lasciare del tutto la presa su uno degli aspetti più intimi della vita delle persone: la sessualità.








