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Chongqing, flash sulla megalopoli

di | 12 maggio 2011 | 15 Comments |

Daniele Dainelli e Francesco Cocco, due fotografi italiani dell’agenzia Contrasto, nel giugno del 2009 hanno trascorso diverse settimane a Chongqing per realizzare un lavoro a quattro mani. Da quegli scatti, tuttora inediti, hanno poi tratto uno slide show che in questi giorni sta venendo proiettato alla Biennale di Alessandria, in una sezione speciale dedicata alla Cina. Grazie alla disponibilità degli autori, abbiamo la possibilità di presentarvelo qui su Cineresie.

Ad alcuni non piacerà quanto vedranno. Si tratta di foto cupe, crepuscolari, per molti versi angoscianti. Quando una selezione degli scatti è stata pubblicata in anteprima sul sito di Contrasto lo scorso anno, ci sono state numerose polemiche, complice soprattutto l’infelice scelta di un titolo – “Chongqing, ritratto di una nazione” – che non corrispondeva minimamente alle intenzioni degli autori. Alcuni allora hanno sostenuto che rappresentare così Chongqing, una delle metropoli più affascinanti in Cina, significava farle un torto. Altri invece hanno accusato gli autori di aver commesso il più classico dei crimini per chi vuole raccontare la Cina di oggi, ovvero il China bashing, l’essersi volutamente soffermati solo sugli aspetti più negativi di questo paese.

In realtà, ci sarebbe molto da discutere sull’idea stessa di China bashing e sulla (im)possibilità di raccontare la Cina in maniera “oggettiva”. Il lavoro di Dainelli e Cocco non pretende di essere il ritratto del paesaggio urbano di Chongqing, ma piuttosto una narrazione che si propone di trascendere la città particolare, raccontando la dimensione più intima, angosciante e soggettiva della vita in una megalopoli, al di là delle coordinate geografiche.

Gli opprimenti scatti delle architetture, uniti ad una serie di ritratti, volutamente esagerati e grotteschi, restituiscono un senso di alienazione, isolamento, dispersione e angoscia che nel video risulta ulteriormente amplificato dalla musica di Ryuichi Sakamoto.

I due autori sono disponibili ad avviare un dibattito con i lettori di Cineresie. Lo spazio dei commenti attende domande, considerazioni, critiche.

15 Commenti »

  • jan said:

    Un’opera d’arte potente, meravigliosa. Non è certo il ritratto di una città, ma una affascinante proposizione della sensibilità dei due fotografi.

  • Beatrice said:

    Innanzitutto complimenti per il lavoro. Per quanto la mia modesta opinione possa contare, è evidente che dietro a questa opera è presente un profondo lavoro di ricerca.
    Complimenti anche per la scelta della musica, che esprime in modo perfettamente adeguato la sensazione appunto di estraniamento che una grande città, in particolare cinese, trasmette. Riprendendo un concetto di musica dalla tradizione cinese, riportato nel volume a cura di Silvia Pozzi “Confucio re senza corona” citato in questo blog:

    L’influenza dei suoni poteva dare effetti negativi o positivi conformemente alle sonorità prodotte e, al contempo, le sonorità erano l’esternazione delle emozioni umane generate in reazione alle realtà circostanti.

    Con la consapevolezza che questo lavoro rappresenti solo una delle tante facce della città di Chongqing, mi permetto di fare i complimenti anche per l’idea circolare” della slideshow, il cui inizio, sia nelle sonorità che nel tipo di immagini, richiama il finale.
    Personalmente, sempre dal mio piccolo punto di vista di studiosa di antropologia, ritengo molto interessante la parte numero 2 e chiedo invece spiegazioni agli autori per la parte 6, di cui non ho afferrato il senso.
    Se poi posso continuare nel dialogo con gli autori ho un’altra domanda: perchè la scelta di non intitolare le sezioni?

    Ringrazio

  • Paola Paderni said:

    Mi piace sapere che Han Han ama Chongqing. Io ne sono rimasta affascinata quando l’ho vista per la prima volta l’anno scorso. Le foto di Daniele e Francesco ne restituiscono tutta la forza: umana, naturale, artificiale. Lavoro splendido anche nella presentazione. Bravi.

  • Marco said:

    Ottimo lavoro! Se devo trovare un difetto è nel mancato confronto tra la persone e la città. Le foto che ritraggono soggetti li vedono isolati, non inseriti in nessun contesto, al contrario le foto della città sono desolate, senza persone. Forse il segno pessimista di questo lavoro nasce proprio da qui, la crescita di una città produce contraddizioni, bene e male, e come disse Hegel “bisogna saper trovare la rosa del bene nella croce del presente”.
    Comunque bellissime! Complimenti

  • Giovanna said:

    Complimenti! un lavoro d’arte.
    Io l’ho vissuta Chongqing,(baishan) cosi’ come Chengdu e Wuhan e Shijiazhuang e Houjie (shenzhen)…devo dire che le foto non alterano la realta’..e’ proprio cosi come e’ descritta.Ci sono dei luoghi in Cina angoscianti..

  • Daniele Dainelli said:

    @jan,
    grazie per i complimenti. Mi sembra che tu abbia centrato appieno il messaggio che volevamo trasmettere con il nostro lavoro.

    @Beatrice
    grazie dei complimenti assolutamente è importante avere riscontri positivi da chi la fotografia la guarda in maniera più diretta e spontanea. Certo, questo lavoro non ha la presunzione di descrivere la città né di fare un ritratto del luogo. Si tratta di una raffigurazione di un nostro stato d’animo, dell nostro confrontarsi con quel posto con quella gente, con la luce con la spazio. Non ci siamo posti nessun limite né abbiamo fatto particolari ricerche documentarie.
    il nostro approccio è questo da anni, lavoriamo sulla strada, a contatto con il flusso umano e con i chilometri di cemento e di spazio da edificare o edificato, tutto qui. Fungiamo da filtro e ovviamente usiamo dei codici che poi sta all’osservatore decodificare.
    La parte numero sei?… vediamo… non so come spiegare alcune scelte, dovrei cominciare a spiegare capitolo per capitolo, ma in fondo arriveremmo alla conclusione che in realtà tutto è allo stesso tempo legato ed indipendente..Forse certe scelte non si spiegano perché sono semplicemente il frutto di sensazioni, spinte creative avute in quel momento e basta.
    idem per i titoli, i titoli aiutano avvolte a decodificare meglio ma in questo caso oltre alla musica, che già di per sé è un linguaggio molto diverso, non ce la siamo sentita di interagire anche con le parole.
    Abbiamo voluto fin dall’inizio che questo lavoro restasse un linguaggio il più possibile visivo, fotografico.

    @Paola Paderni
    Grazie Paola per le tue parole, anche perché vengono da una persona come te che la Cina l’ha studiata e l’ha conosciuta come pochi altri. Non può essere che un onore avere i tuo apprezzamento.

    @Marco
    Non so, forse non sono difetti, ma solamente una diversità di decodificazione? Ovviamente mi stimoli a ritornare indietro a quando io e Francesco eravamo li a Chongqing, chiusi la sera in terrazza per difenderci dalle zanzare, a riflettere e studiare il lavoro fatto e da fare. Ricordo che per noi c’è stata sempre questa necessità di separare nettamente le cose, soggetti umani e altro, come se in realtà gli oggetti fossero completamente staccati tra loro e ancor più lontani dalla dimensione umana. Tieni conto che comunque io e Francesco, pur avendo lavorato per la maggior parte insieme come se fossimo un unico autore, abbiamo mantenuto ognuno le proprie caratteristiche di visione di linguaggio, com’era inevitabile.

  • Tommaso Tucci said:

    Molto intenso, da amante dei documentari di Wang Bing posso solo complimentarmi! “We wanted to create a world, but in the end this world collapsed”..

  • make said:

    Non riesco a vedere il vostro lavoro mi dispiace. Leggendo però l’articolo e i commenti una cosa la chiedo:
    perchè avete scelto proprio la Cina per descrivere una megalopoli? Non esiste solo in Cina questa realtà, non è che trattare di Cina, soprattutto a livello fotografico attirà di più? Sicuri che sia solo un motivo ideologico e non di mercato?
    Appena riuscirò a vedere il lavoro magari cambierò idea non lo so e potrò, essendo fotografo anche io e vivendo Cina, avere un’opinione sul lavoro artistico.
    Scusate se faccio l’avvocato del diavolo, ma mi interessa sapere il motivo della scelta Chongqing.

  • Ivan Franceschini said:

    @marco: Mi permetto di risponderti in vece dei due fotografi interessati. Mi scuso se non l’abbiamo scritto chiaramente nel post, ma questo lavoro su Chongqing è parte di un progetto più ampio – tuttora in corso – sulla vita nelle megalopoli, asiatiche e non solo. Seguiranno altre parti, realizzate in luoghi completamente differenti. Dalle mie conversazioni con i fotografi, posso dirti che la scelta di Chongqing non è stata dettata da ragioni “ideologiche” o “di mercato”, ma semplicemente dalle dimensioni della città e dall’immaginario ad essa legato. Per ulteriori chiarimenti, lascio comunque la parola agli autori.

  • make said:

    Grazie Ivan, ora mi è chiaro, e ti ringrazio per l’informazione che è utile per comprendere il progetto. Ora che ho capito penso sia un ottimo lavoro, molto interessante e lo seguirò di certo. Mi scuso con gli autori se sono sembrato polemico, non era mia intenzione.
    Sono in Cina e spero di riuscire prima o poi a vedere le foto…

  • Daniele Dainelli said:

    @Make
    ciao e grazie per il tuo interesse, Ivan Ha anticipato con precisione anche perche ha capito bene nelle varie conversazioni avuto con noi lo spirito e le motivazioni di questo lavoro quindi non mi ripeto, aggiungo solamente alcune precisazioni che possono far comodo a chiunque non solo per la domanda in questione. La Cina non è più un mercato che tira, almeno dal punto di vista editoriale fotografico e se posso dire neppure giornalistico, oramai dalla fine delle olimpiadi ha perso interesse nella maggior parte dei mass midia mondiali.
    Altrettanto vale per “l’interesse” in generale andando oltre il semplice mercato, anche a livello “autoriale” o di ricerca fotografica, dove questo lavoro ha le pretese di posizionarsi.
    Questo paese contrariamente a quello che pensi non è un argomento più semplice da piazzare almeno per il solo fatto di chiamarsi Cina, ma il contrario spesso viene rifiutato a prescindere da la storia in questione.
    Poi per fortuna questo non toglie il fatto che alcuni fotografi, giornalisti o artisti continuino ad dedicare gran parte del proprio lavoro qui, come anche io con grande fatica sto facendo da anni, cercando di realizzare in maniera più profonda e viscerale alcuni progetti a lunga scadenza, perche comunque a mio avviso questo luogo è al momento, una delle parti più interessanti del pianeta, dove in questo momento bisogna stare.

  • make said:

    Sono pienamente d’accordo con te. Sarò felice di vedere il lavoro finale.

  • Tom said:

    @make in che senso non vedi le foto? Vpn, proxy,….?

  • make said:

    Non ho nè VPN nè proxy…ma vedrò le foto prima o poi. Già che non riesco a vederle mi incuriosisce ancora di più! Ahahahahahah, il lavoro sarà sicuramente interessante.

  • Laura said:

    Io ho vissuto a Chongqing per circa 8 mesi, e sinceramente trovo che queste foto siano fuorvianti. Sicuramente Chongqing è una città con molti problemi: speculazione edilizia, infrastrutture di dimesioni esagerate, inquinamento e distruzione di monumenti storici. Ma nella galleria e anche nei commenti vengono reiterati una serie di luoghi comuni spesso associati a Chongqing. Personalmente ritengo che la città sia estremamente interessante. Alcuni luoghi andrebbero davvero visitati: il parco di Nanshan sulle colline della città; il monte Geleshan;molte dimore storiche ben conservate; lo Huguanhuiguan (ristrutturato da un prof. Italiano), etc. Non metto in dubbio la qualità delle foto, ma temo che sottolineino solo i lati negativi di una città che invece andrebbe studiata e rivalutata, anche per salvarla dallo sviluppo selvaggio.

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