Home » Recensioni

Libri | Cina.net

di | 25 January 2012 | No Comment |

Da oggi è disponibile in libreria Cina.net – Post dalla Cina del nuovo millennio, il nuovo libro di Ivan Franceschini. Grazie alla disponibilità dell’editore e del prefatore, qui di seguito vi proponiamo la prefazione di Marco Del Corona, dal 2008 corrispondente da Pechino del Corriere della sera e curatore del blog Le vie dell’Asia.

Cina.net. O forse Cine.net. Perché dedicare l’occhio e l’attenzione alla Repubblica Popolare di oggi, soprattutto a quelli che in apparenza possono apparire come fenomeni minori o minimi, mostra una stratificazione di realtà che fanno della Cina una moltitudine di Cine. Spesso in contrasto con la narrativa usuale.

Esiste, infatti, una Pechino che parla e si esprime attraverso la sua leadership, che dispiega le sue scelte economiche e geopolitiche e che ha preso atto di come un certo grado di trasparenza e di condivisione appartenga agli oneri e agli onori di essere la seconda potenza mondiale. Ma sotto il livello di quanto usualmente rientra nel radar dei media internazionali (e anche qui non è detto che tutto sia come appaia, il gioco delle interpretazioni incrociate resta vivacissimo), comincia la vera pluralità contraddittoria della Cina.

Non che anche i media cosiddetti mainstream non tentino sondaggi e carotaggi di queste realtà profonde. Ma è comunque indispensabile un passo diverso, un intreccio di pazienza da studioso e prontezza da cronista, per quanto possano significare queste definizioni. Il libro che state per leggere esibisce un .net nel titolo che da solo è una dichiarazione di intenti, un annuncio programmatico. L’osservazione della Cina (delle Cine) passa attraverso il web. La Rete non tanto come destinazione originaria degli scritti qui riorganizzati, che effettivamente nascevano come post di blog, ma come coordinate necessarie, cornice di fenomeni, arena privilegiata.

E però si va oltre. Il web cinese, con i suoi 500 milioni e passa di utenti non è – non è più – un ambito delimitato o un contropiano del mondo reale. Da qualche anno, come mostra nel dettaglio Franceschini, il web si è trasformato in un elemento di contrasto delle pulsioni e delle dinamiche che attraversano la società. Le contrapposizioni, su questo sfondo, risaltano meglio. Si può dire che non esista presa di posizione politica (anche da parte dei vertici), movimento artistico, dibattito sociale, scandalo, incidente, nulla che non si manifesti, non si espanda, non trovi sfogo in una Rete pervasiva e tentata dalla lusinga dell’onniscienza.

Esiste un meccanismo di doppia legittimazione – leggerete – che si consuma on line. Un doppio rispecchiamento. Le élite cercano nel web un riscontro e un appoggio e la Rete esercita una funzione quasi di controllo e verifica, pronta a andare più in là. I cortocircuiti sono frequenti e comunque non esauriscono la faccenda. Perché prima della Rete esistono le persone, la Cina fatta di carne, e le pagine che affronterete lì scavano, tenendo il web come una sorta di corda fissa. Cina.net dà conto della doppia spinta centrifuga che il Paese post-olimpico sta sperimentando: via dalle coste sviluppatissime, dove il costo del lavoro riduce i margini di profitto delle aziende che hanno cavalcato il boom, e via dalle città, nel senso non della distribuzione della popolazione nel Paese ma di una marginalizzazione progressiva di coloro – migranti ma non solo – che hanno messo insieme la formidabile crescita cinese. E’ anche sul web, non soltanto sul web, che i lavoratori cinesi assumono consapevolezza di essere “non più semplicemente la manodopera di oggi, quanto piuttosto i consumatori di domani”, una sottolineatura che i leader di Pechino forse stanno facendo propria, con mille contraddizioni, quando vagliano storture e limiti della crescita.

Emergono icone della nuovissima Cina fotografate con spietato nitore. Le cosiddette formiche, ovvero i laureati o comunque coloro che hanno studiato e non riescono a venire incorporati nei trionfali meccanismi della crescita. L’attaccabrighe, l’operaio che ha studiato da solo e si mette al servizio dei compagni che chiedono lumi sui propri diritti, ma soprattutto si mette al servizio di se stesso e dei propri bisogni. O gli autisti, ubiqui facilitatori, “presenza invisibile e silenziosa nella società cinese, una categoria che spesso ha accesso ad alcuni dei lati più oscuri di questa realtà”. E tuttavia non c’è piattaforma tecnologica, non c’è tessuto di contatti in grado di scalzare ingombranti eredità di una Cina che pare eterna. Il “sistema dei tiranni locali”, un reticolo asfissiante e – si vedrà – letteralmente letale che castra sul nascere ogni possibilità di funzionamento normale del sistema amministrativo e politico cinese: una prevalenza del locale, del particolare, dell’arbitrario che si fa gioco di ogni ambizione centralizzatrice e pianificatrice. O, ancora, la pratica d’origine imperiale delle petizioni, riesumata in un neonato Stato comunista e relegata oggi al confine tra irrilevanza (beffarda) e pericolo, visti le vessazioni e gli abusi patiti dai questuanti.

La Rete in Cina consente di registrare questa costellazione di eventi. Tutto lascia traccia sul web, anche dopo i tentativi di censura, di “armonizzazione”, di raschiatura e ripulitura dei forum e dei microblog, operazione peraltro impossibile.

Franceschini si è appostato come su un punto sopraelevato e ha annotato con scrupolo dettagli e fatti (mostrando ad esempio come l’eccezionale ondata di scioperi della primavera 2010 non fosse né eccezionale né tantomeno un’ondata), per poi passare a interrogare alcune delle vicende riportate, rintracciando le persone, si direbbe, informate dei fatti. Il quadro che alla fine emerge pare la dilatazione di una delle categorie fattuali e di analisi che l’autore stesso ha impiegato, quella dello “Stato ombra”, ovvero una “serie di intermediari che si assicurano che l’economia informale si rifornisca a basso prezzo di beni, diritti e favori dallo Stato (o che semplicemente si rubano)”. La Cina come intersecarsi di Stati ombra, di interessi in contrasto gli uni con gli altri, di prodigiose aperture e misere arretratezze. La Cina è una rete, appunto: net. Cina.net è un titolo esatto.

Marco Del Corona

Pechino, ottobre 2011

Marco Del Corona dal 2008 ricopre l’incarico corrispondente da Pechino del Corriere della Sera. Ha cominciato a viaggiare in Asia nel 1986 e pubblicato i volumi “Strade di bambù” (EDT, 1999), “Cattedrali di cenere” (EDT, 2005) e “L’impero del mai” (con Giuseppina De Nicola, O Barra O, 2006). Sul sito del Corriere della Sera tiene il blog “Le vie dell’Asia

Lascia un commento!

Per avere il tuo avatar registrati su Gravatar.

Spam Protection by WP-SpamFree