Cinesi all’Expo: è tempo di essere eleganti
Nanfang Zhoumo, 02.09.2010, Dopo il divertimento è ora di essere eleganti
Che molti cinesi abbiano alcune cattive abitudini, è risaputo: sputano, saltano la coda ovunque possono, se ne vanno in giro in pigiama o a pancia all’aria… Per le autorità questo è un incubo, specialmente nei casi in cui esse si trovano ad ospitare eventi di portata internazionale, occasioni nelle quali sarebbe opportuno dare al mondo un’immagine immacolata del paese. Sono anni che le campagne politiche per innalzare la “qualità” dei cittadini ed educare la popolazione alla “civiltà” – qualunque cosa questo significhi – si sprecano. Lo ha già fatto Pechino prima delle Olimpiadi del 2008 e lo sta facendo ora Shanghai in occasione dell’Expo. Senza troppo successo, almeno secondo il Nanfang Zhoumo, che questa settimana intitola a caratteri cubitali: “Dopo il divertimento, è il momento di essere eleganti: l’Expo fa maturare la qualità dei cittadini cinesi”. Un dato di fatto o un auspicio?
Il discorso del Nanfang Zhoumo è intriso di moralismo. Mentre tutto il mondo arriva in Cina per mostrare il meglio dei proprio paesi, i cinesi in visita all’Expo in molte occasioni non hanno dato il meglio di sè stessi, fomentando il caos, saltando le file, lasciando graffiti sui muri, rifiutandosi di seguire le regole. I giornalisti del settimanale raccontano come queste persone – che arrivano in massa in autobus dalle città e dalle campagne di tutto il paese – appena scese a terra inizino a correre da un padiglione all’altro, eccitati come dei bambini, telefonando a casa per dire a gran voce di essere arrivati “in un altro mondo”. Al momento di mettersi in coda, alcuni poi fingono di essere disabili per approfittare dei canali preferenziali e si racconta addirittura di una persona arrivata appositamente con una sedia a rotelle. C’è infine la cosiddetta “razza del timbro”, persone che tirano fuori una decina o addirittura un centinaio di pass per l’Expo e chiedono il timbro di ogni padiglione. Ben tre delle sei stanze del padiglione uruguaiano sono state trasformate in aree riservate ai timbri per visitatori ossessionati. Per un certo periodo, questi comportamenti hanno ricevuto una notevole attenzione da parte dei media sia cinesi che stranieri.
Non c’è dunque da stupirsi se in occasione del centesimo giorno dall’apertura dell’Esibizione, “civiltà”, “buone norme di comportamento”, “qualità” sono diventate le parole chiave dei discorsi celebrativi dei funzionari. “L’Expo non è una carnevalata, non ci si può divertire in maniera smodata e basta”, ha dichiarato Wu Jianmin, presidente dell’Ufficio internazionale dell’Expo. Negli ultimi giorni egli ha avuto modo di esprimere ai media il proprio punto di vista: “Quando noi parliamo di ‘civiltà’ e di ‘buone norme di comportamento’, in realtà parliamo della nostra via allo sviluppo e del modo con cui ci comportiamo col resto del mondo”. Secondo Wan Jifei, direttore del Comitato organizzatore dell’avvenimento, più che un progetto passeggero della durata di qualche mese, l’Expo è uno strumento con cui “ispirare il modo di pensare di un’intera generazione, ampliare gli orizzonti e i pensieri dei cittadini, elevare la qualità della popolazione”. Il tutto a partire da alcune elementari norme di comportamento.










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