<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Cineresie.info</title>
	<atom:link href="http://www.cineresie.info/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.cineresie.info</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Wed, 16 May 2012 15:06:22 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator>
		<item>
		<title>Una conversazione con Anita Chan</title>
		<link>http://www.cineresie.info/un-conversazione-con-anita-chan/</link>
		<comments>http://www.cineresie.info/un-conversazione-con-anita-chan/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 16 May 2012 14:14:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivan Franceschini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[Voci]]></category>
		<category><![CDATA[lavoratori migranti]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.cineresie.info/?p=5662</guid>
		<description><![CDATA[Anita Chan, visiting fellow dell'Australian National University, è un'autorità indiscussa sulle questioni del lavoro in Cina. Dopo aver iniziato la sua carriera accademica occupandosi della generazione delle guardie rosse, della società rurale cinese e dei movimenti di massa in Cina, da quasi due decenni si occupa di lavoratori cinesi. L'abbiamo incontrata in marzo e abbiamo discusso con lei alcuni degli ultimi sviluppi nella situazione del lavoro in Cina.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Anita Chan, visiting fellow dell&#8217;Australian National University, è un&#8217;autorità indiscussa sulle questioni del lavoro in Cina. Dopo aver iniziato la sua carriera accademica occupandosi della generazione delle guardie rosse, della società rurale cinese e dei movimenti di massa in Cina, da quasi due decenni si occupa di lavoratori cinesi. L&#8217;abbiamo incontrata in marzo e abbiamo discusso con lei alcuni degli ultimi sviluppi nella situazione del lavoro in Cina.</p>
<p lang="en-GB" align="JUSTIFY"><strong><a href="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2012/05/anita.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-5685" style="margin: 8px;" title="anita" src="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2012/05/anita.jpg" alt="" width="150" height="224" /></a></strong></p>
<p lang="en-GB" align="JUSTIFY"><strong>Gli ultimi anni in Cina sono stati dominati da un acceso dibattito sulle politiche da adottare nel campo del lavoro. In particolare, molto si è discusso sulla Legge sui contratti di lavoro entrata in vigore all&#8217;inizio del 2008. Secondo lei, le leggi che sono state approvate in questi ultimi anni hanno avuto qualche impatto significativo sulle condizioni di lavoro in Cina? </strong></p>
<p align="JUSTIFY">La Legge sui contratti di lavoro è molto controversa. Ci sono state più cause, la Legge è piuttosto favorevole ai lavoratori, ma, così come accade con ogni altra legge, i datori di lavoro la possono scavalcare o addirittura evitare direttamente. Per scavalcarla, negli ultimi anni le imprese hanno iniziato a reclutare lavoratori <strong>attraverso agenzie</strong> invece che assumerli direttamente. In questo modo, sono le agenzie ad essere responsabili per questi lavoratori e le imprese possono mantenere la propria flessibilità. Un altro nuovo sviluppo è che si è affermata la prassi di <strong>assumere stagisti</strong> tra gli studenti. Moltissimi studenti stanno lavorando in fabbriche cinesi nell&#8217;ambito di &#8220;stage&#8221; che possono durare fino ad un anno. In teoria, sono lì per imparare qualcosa, nella pratica invece si tratta solamente di un altro modo attraverso cui le imprese possono procacciarsi forza lavoro davvero economica. Dunque, al momento attuale i problemi principali in Cina sono il <strong>sistema della somministrazione di manodopera</strong> e gli stagisti. E si tratta di problemi davvero seri.</p>
<p lang="en-GB" align="JUSTIFY"><strong lang="en-GB">Sull&#8217;onda dello sciopero della Honda della primavera del 2010, i media cinesi e stranieri hanno iniziato a parlare di un &#8220;risveglio&#8221; dei lavoratori cinesi, soprattutto per quanto riguarda i giovani lavoratori migranti. Qual è la sua opinione sulle questioni della consapevolezza giuridica e della coscienza di classe di questi lavoratori? Pensa che lo sciopero della Honda abbia rappresentato un punto di svolta?</strong></p>
<p lang="en-GB" align="JUSTIFY">Non credo che lo sciopero della Honda sia stato davvero un punto di svolta. Forse, se si pensa che sia stato un punto di svolta, è perchè il governo cinese erroneamente lo ha preso per tale e ha cominciato a parlare un sacco su come fare qualcosa a riguardo. Tuttavia, il governo non ha mai detto che è necessario dare ai lavoratori un peso maggiore sul posto di lavoro. Si è parlato tanto di<strong> contrattazione collettiv</strong>a, ma non si è mai sottolineato come questa contrattazione collettiva non possa avere luogo a meno che i lavoratori non abbiano la possibilità di dire la loro.</p>
<p lang="en-GB" align="JUSTIFY">Non penso che i lavoratori migranti abbiano una <strong>coscienza di classe</strong> molto elevata, almeno per il momento. Di fatto, contrariamente a quanto si pensa, la consapevolezza del diritto può diventare un fattore che ostacola lo sviluppo di una coscienza di classe tra i lavoratori. Negli ultimi anni, il governo ha avuto molto successo nel promuovere il sistema legale attraverso il sistema educativo ed altri canali e così ora i lavoratori hanno cominciato a credere in esso.</p>
<p lang="en-GB" align="JUSTIFY">Essi pensano che la Legge sia la norma e che se affrontano i datori di lavoro in accordo con le leggi vigenti tutto andrà a buon fine. In questo modo, i lavoratori non chiedono nulla che vada oltre quanto previsto dalla Legge e, nel caso di una violazione dei loro diritti, non chiedono niente più che una compesazione in accordo con gli standard giuridici. Penso che questo sia una sorta di limite, un vincolo allo sviluppo di una coscienza di classe.</p>
<p lang="en-GB" align="JUSTIFY"><strong>Oltre all&#8217;eccezionale copertura mediatica dello sciopero Honda, nell&#8217;ultimo paio d&#8217;anni i media internazionali (e cinesi) hanno prestato un&#8217;attenzione quasi ossessiva alla questione delle condizioni di lavoro alla Foxconn.</strong></p>
<p align="JUSTIFY">La Foxconn è così grande! Voglio dire, le dimensioni davvero contano in questo caso. E&#8217; il maggior produttore di componentistica elettronica al mondo e in quanto tale sta assumendo moltissime persone in Cina e in molte altre parti del mondo, attirando un sacco di attenzione da parte dei media. Secondo me, ciò è inevitabile, visto che un&#8217;impresa del genere finisce per stabilire degli standard, tuttavia rimane il fatto che, in termine di fornitori in Cina, la Foxconn sicuramente non è la peggiore.</p>
<p lang="en-GB" align="JUSTIFY">Eppure, anche se la Foxconn sembra davvero moderna, la definirei comunque una fabbrica del sudore per quanto riguarda le condizioni di lavoro. Alla catena di montaggio, i tempi sono calcolati in maniera estremamente precisa, al minuto, al secondo, nei singoli movimenti. Il processo produttivo viene spezzato in frammenti davvero minimi. I fornitori in altri settori industriali non possono ricorrere a misure del genere, perchè ciò richiede un livello tecnologico molto elevato e delle strategie di management sofisticate.</p>
<p lang="en-GB" align="JUSTIFY">Perchè i lavoratori vogliono ancora andare alla Foxconn nonostante la sua pessima reputazione? E&#8217; perchè alla Foxconn almeno <strong>hanno la garanzia di essere pagati</strong>. E&#8217; terribile, ma dal momento che le imprese più piccole spesso non pagano i lavoratori o li imbrogliano sui salari, lavorare alla Foxconn è davvero meglio per un lavoratore. Inoltre, dal momento che i salari sono così bassi, lavorare alla Foxconn è un vantaggio, visto che almeno in quel caso gli straordinari sono garantiti.</p>
<p lang="en-GB" align="JUSTIFY">Il fatto che i lavoratori non si rendano conto che dovrebbero chiedere salari più alti e meno straordinari è un altro grave problema. Non fanno altro che chiedere salari più elevati, ma allo stesso tempo anche più ore di straordinario. Questo mostra come la loro coscienza non sia ancora così sviluppata. Moltissimi anni fa, i lavoratori in Inghilterra e in Europa chiedevano orari di lavoro più brevi e salari più elevati.</p>
<p lang="en-GB" align="JUSTIFY"><strong>Sull&#8217;onda della nuova legislazione sul lavoro e dei vari sviluppi, veri o presunti, del movimento dei lavoratori cinesi, si parla tanto di una fuga degli investimenti dalla Cina ad altri paesi in via di sviluppo, in particolare il Vietnam. Uno dei suoi ultimi libri riguarda proprio la questione del lavoro in questo paese: quali elementi emergono da un confronto tra Cina e Vietnam?</strong></p>
<p align="JUSTIFY">Innanzitutto, il Vietnam è un paese povero. Quindi, il costo della vita è più basso che in Cina e i salari sono circa la metà. Tuttavia, negli ultimi cinque anni l&#8217;inflazione in Vietnam è stata molto elevata, la più alta in tutta l&#8217;Asia, intorno al 20-30% su base annuale. Per questa ragione il governo vietnamita ha iniziato ad elevare i salari minimi.</p>
<p align="JUSTIFY">Hanno innalzato i salari minimi, ma dal momento che non potevano controllare l&#8217;inflazione non riuscivano a <strong>stare al passo</strong>. Di conseguenza, negli ultimi cinque o sei anni ci sono stati moltissimi scioperi in Vietnam, con un picco prima nel 2008 e poi nel 2011, quando ufficialmente si sono registrati quasi cento scioperi. Contrariamente a quanto avviene in Cina, il governo vietnamita tiene conto degli scioperi e pubblica i dati relativi.</p>
<p align="JUSTIFY">I media vietnamiti sono molto diversi dalle loro controparti cinesi. In Vietnam è possibile assistere ad un dibattito sulle politiche del lavoro in cui sono coinvolte diverse parti dello stesso governo. Lo stesso sindacato e il Ministero del lavoro hanno posizioni molto differenti. Ad esempio, il sindacato vietnamita recentemente<strong> ha fatto pressioni</strong> per un massiccio innalzamento dei salari minimi per contrastare l&#8217;inflazione, ma il Ministero del lavoro si è opposto e ha ribattuto che avrebbe dovuto essere il sindacato ad aiutare i lavoratori a contrattare collettivamente gli aumenti salariali.</p>
<p align="JUSTIFY">In seguito, vari governi locali a livello cittadino sono intervenuti, affermando che se i lavoratori scendono in sciopero è perchè le imprese straniere stanno violando la legge. Tutti loro sostengono che la responsabilità è delle <strong>imprese straniere</strong> che non pagano abbastanza i propri lavoratori: non ho mai sentito il governo o il sindacato cinese dire niente del genere, almeno non in pubblico.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.cineresie.info/un-conversazione-con-anita-chan/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Lavoratori cercansi: una lettura della carestia di migranti</title>
		<link>http://www.cineresie.info/lavoratori-cercansi-una-lettura-della-carestia-di-migranti/</link>
		<comments>http://www.cineresie.info/lavoratori-cercansi-una-lettura-della-carestia-di-migranti/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 10 May 2012 05:19:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivan Franceschini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[lavoratori migranti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.cineresie.info/?p=5601</guid>
		<description><![CDATA[All'inizio di marzo 2012, il comune di Xintang a Guangzhou, un luogo conosciuto come la "capitale dei jeans", si è trovato paralizzato a causa dall'assenza di lavoratori migranti. Nello stesso periodo, si stimava che nella provincia dello Hubei fossero circa seicentomila i posti di lavoro rimasti vacanti, contro circa un milione di lavoratori mancanti all’appello nel Guangdong. Tutto questo si è trasformato nell’ennesimo dibattito sulla questione della “carestia” di lavoratori migranti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;" align="JUSTIFY"><a href="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2012/05/empty.jpg"><img class="wp-image-5670 aligncenter" style="margin: 7px;" title="empty" src="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2012/05/empty.jpg" alt="" width="468" height="375" /></a></p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">All&#8217;inizio di marzo del 2012 il &#8220;<span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.infzm.com/content/70242"><span style="color: #000000;">Nanfang Zhoumo</span></a></span></span>&#8221; riportava come il comune di Xintang a Guangzhou, un luogo che alcuni conoscono come la &#8220;capitale dei jeans&#8221; (<em>niuzaifu zhi du</em>), ma che è noto ai più in quanto teatro di <span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/2011_Zengcheng_riot"><span style="color: #000000;">violenti scontri</span></a></span></span> tra lavoratori migranti e forze di pubblica sicurezza, fosse paralizzato a causa dall&#8217;<strong>assenza di lavoratori migranti</strong>. Alla fine di febbraio, quasi un mese dopo il capodanno lunare, le oltre quattromila aziende di abbigliamento e prodotti complementari che costituivano la spina dorsale di questa comunità erano in ginocchio, piegate da una <strong>scarsità di forza lavoro</strong> che arrivava fino al <strong>70% della domanda</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">Non solo le fabbriche di Xintang, già provate da un crollo del 30% negli ordini causato dalla crisi europea e da una contrazione dei margini di profitto a meno del 5%, avevano dovuto rinunciare a far fronte ai propri ordini, ma i commercianti avevano dovuto fermare i propri affari per l&#8217;assenza di merci da vendere e gli alberghi e i ristoranti avevano dovuto chiudere per <strong>mancanza di clienti e di personale</strong>. La gente del posto dichiarava che anche negli anni precedenti c&#8217;erano stati problemi del genere nel periodo successivo alle feste, ma che la situazione non era mai stata così grave. La domanda sorgeva inevitabile: che la riluttanza dei lavoratori migranti a tornare a lavorare a Xintang fosse una <strong>strategia di resistenza</strong> di fronte alle violenze dell&#8217;anno precedente?</p>
<h2 style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">Un milione di lavoratori manca all&#8217;appello</h2>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">In realtà, la vicenda di Xintang si inserisce nel contesto di un problema sociale più ampio, quello della &#8220;carestia di migranti&#8221; (<em>mingonghuang</em>), un fenomeno che ogni anno, da quasi un decennio, occupa regolarmente le pagine dei media cinesi. Il 2012 in questo non fa eccezione. Stando ad una articolo pubblicato sul &#8220;<span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.21cbh.com/HTML/2012-2-4/5NMDY5XzM5OTE5Ng.html"><span style="color: #000000;">21st Century Business Herald</span></a></span></span>&#8220;, nel periodo successivo alla Festa di primavera, l&#8217;Ufficio per l&#8217;occupazione dello Hubei stimava che i posti di lavoro rimasti vacanti nella provincia fossero <strong>circa cinque o seicentomila</strong>; nello stesso periodo, secondo l&#8217;Ufficio delle risorse umane e della previdenza sociale della provincia del Guangdong, nell&#8217;area del Delta del Fiume delle Perle mancava all&#8217;appello circa un milione di lavoratori, il 5% della forza lavoro totale.</p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">Dati del genere non sono certo giunti inaspettati. Stando ad <span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ztzl.net.cn/hr/Class_Template.asp?Newid=1779"><span style="color: #000000;">un&#8217;indagine</span></a></span></span> condotta nel quarto trimestre del 2011 su 91 strutture pubbliche di servizio all&#8217;occupazione: a fronte di 4.486.000 posti di lavoro offerti, si erano fatti avanti solamente 4.298.000 persone alla ricerca di un&#8217;occupazione, con un rapporto di 1,04 tra la domanda e l&#8217;offerta. Al contempo, negli ultimi anni sono emersi diversi segnali che dimostrano come nel Paese si stia rafforzando la tendenza alle <strong>migrazioni intra-provinciali</strong>, con un conseguente inasprimento della competizione tra aree centrali e le aree costiere per la manodopera. Questa dinamica risulta particolarmente evidente se si considera il fatto che nei tre anni compresi tra il 2009 e il 2011 la percentuale di lavoratori migranti dello Hubei che ha trovato lavoro all&#8217;interno della provincia è stata rispettivamente del 40%, 43% e 47%.</p>
<h2 style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">Le ragioni della carestia di manodopera</h2>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">La &#8220;carestia di manodopera&#8221; ha fatto la sua comparsa <strong>per la prima volta in Cina nel 2003</strong>, scardinando la pluri-decennale convinzione che le campagne cinesi costituissero un bacino pressochè illimitato di forza lavoro a basso costo, in grado di sostenere la crescita economica per ancora molti anni a venire. Se fino a quel momento il problema principale per i datori di lavoro, cinesi e stranieri, era stato quello di trovare della manodopera qualificata, dopo il 2003 anche solamente trovare un numero sufficiente di lavoratori per azionare le catene di montaggio e manovrare i macchinari è <strong>diventato un problema</strong>, soprattutto nei periodi che precedono e seguono le festività.</p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">In molti si sono interrogati sulle ragioni di questa scarsità. Zhang Yi dell&#8217;Accademia Cinese delle Scienze Sociali in <span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.amazon.cn/%E7%A4%BE%E4%BC%9A%E8%93%9D%E7%9A%AE%E4%B9%A6-2012%E5%B9%B4%E4%B8%AD%E5%9B%BD%E7%A4%BE%E4%BC%9A%E5%BD%A2%E5%8A%BF%E5%88%86%E6%9E%90%E4%B8%8E%E9%A2%84%E6%B5%8B/dp/B006OILKOM/ref=sr_1_1?ie=UTF8&amp;qid=1332668820&amp;sr=8-1"><span style="color: #000000;">uno studio</span></a></span></span> pubblicato nel &#8220;Libro blu sulla società cinese nel 2012&#8243; ha elencato sei cause: l&#8217;evoluzione della <strong>struttura demografica</strong> causata dalla politica del figlio unico; il cambiamento strutturale nell&#8217;offerta di lavoro, con il numero di lavoratori con diploma di scuola media che sta progressivamente scendendo a fronte di un mercato che continua ad aver bisogno di manodopera con un livello culturale basso; la crescente domanda di manodopera nelle aree meno sviluppate, trainata dalla crescita economica delle aree centrali ed occidentali del Paese; il livello eccessivamente basso dei salari, che non è più in grado di attrarre la forza lavoro come un tempo, soprattutto a fronte di un crescente costo della vita; la progressiva riduzione del divario tra i salari nelle aree costiere e nelle zone dell&#8217;interno; la breve durata dei contratti di lavoro.</p>
<h2 style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">Un&#8217;arma in più nelle mani dei lavoratori</h2>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">Se da un lato questa &#8220;carestia&#8221; costituisce l&#8217;ennesima sfida per chi vuole fare impresa in Cina, dall&#8217;altro la scarsità di manodopera aumenta notevolmente la <strong>forza contrattuale</strong> dei lavoratori migranti, i quali di fronte a salari e condizioni di lavoro insoddisfacenti possono sempre scegliere di &#8220;votare con i piedi&#8221; (<em>yijiao toupiao</em>). Inoltre, la <strong>competizione</strong> tra le aree costiere e le aree dell&#8217;interno per<strong> attrarre la forza lavoro</strong> si traduce in altre dinamiche favorevoli ai lavoratori, quali ad esempio innalzamenti generali dei salari minimi e l&#8217;adozione di nuove norme per tutelare il lavoro: stando a <span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://money.163.com/11/1025/13/7H7E4HEI00253B0H.html"><span style="color: #000000;">dati</span></a></span></span> del Ministero del Personale e della Sicurezza Sociale, alla fine di settembre del 2011 ventuno città e province avevano innalzato il proprio salario minimo, un aumento medio del 21,7%. Un ulteriore <span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.51labour.com/zhuanti/0613/"><span style="color: #000000;">giro di aumenti</span></a></span></span> è poi previsto per i primi mesi del 2012.</p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">In questa situazione, quale via d&#8217;uscita per l&#8217;impresa? Come ha scritto di recente il &#8220;<span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://paper.people.com.cn/rmrb/html/2012-02/23/nw.D110000renmrb_20120223_2-23.htm?div=-1"><span style="color: #000000;">Quotidiano del Popolo</span></a></span></span>&#8220;, rispondere alla &#8220;carestia&#8221; semplicemente assumendo nuovi lavoratori rappresenta uno spreco di risorse umane e di soldi per l&#8217;impresa. Se da un lato, come ha evidenziato Zhang Yi, le autorità cinesi hanno la responsabilità di innalzare il livello di integrazione dei migranti nelle città, rafforzare l&#8217;applicazione della legislazione esistente, coordinare lo sviluppo delle varie aree e perfezionare l&#8217;incontro tra la domanda e l&#8217;offerta di lavoro, dall&#8217;altro le aziende possono reagire investendo parte dei profitti nella formazione dei dipendenti, garantendo loro un lavoro dignitoso e facendo sì che i lavoratori si sentano parte dell&#8217;impresa. Questo a sua volta dovrebbe ottenere un sostegno da parte delle autorità nella forma di aiuti ed esenzioni fiscali, come ha sostenuto Zhang Feng dell&#8217;Università di Pechino intervistato dai giornalisti del &#8220;<span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.21cbh.com/HTML/2012-2-1/yNMDY5XzM5ODIyNw.html"><span style="color: #000000;">Diyi Caijing Ribao</span></a></span></span>&#8220;. Solamente a queste condizioni sarà possibile accogliere l&#8217;appello del &#8220;<span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://paper.people.com.cn/rmrb/html/2012-02/23/nw.D110000renmrb_20120223_2-23.htm?div=-1"><span style="color: #000000;">Quotidiano del Popolo</span></a></span></span>&#8221; a &#8220;servirsi del domani per trattenere i lavoratori&#8221; (<em>yong mingtian liuzhu nongmingong</em>).</p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY"><span style="color: #888888;">(anche su <a href="http://www.twai.it/article/179/pubblicato-%3Ci%3Eorizzontecina%3C/i%3E,-aprile-2012">Orizzonte Cina</a> di aprile 2012)</span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.cineresie.info/lavoratori-cercansi-una-lettura-della-carestia-di-migranti/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Ricchi, poveri e scarsa affidabilità: ecco a voi il &#8220;modello Cina&#8221;</title>
		<link>http://www.cineresie.info/ricchi-poveri-e-scarsa-affidabilita-ecco-a-voi-il-modello-cina/</link>
		<comments>http://www.cineresie.info/ricchi-poveri-e-scarsa-affidabilita-ecco-a-voi-il-modello-cina/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 07 May 2012 15:37:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Enrico Pia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[modello cinese]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.cineresie.info/?p=5649</guid>
		<description><![CDATA[Nelle voci di funzionari statali e membri del Partito a livello locale, ecco a voi un "modello Cina" differente da quello che viene usualmente glorificato sui giornali e descritto in pile di pdf accademici che escono fumanti dalle stampanti delle università dell'emisfero occidentale. Un’analisi che sottolinea come l'idea stessa che esista un "modello Cinese", presunta espressione diretta della cultura millenaria di questo paese, rischi di essere intellettualmente compromettente.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;" lang="it-IT">Mi ritrovo su un rangerover bianco ad avanzare a passo d&#8217;uomo lungo una strada ben asfaltata ma senza guardrail, che si getta direttamente nei campi di fagioli persi nello Yunnan. Dobbiamo suonare a lungo per, nell&#8217;ordine: far spostare una intera scolaresca che ha deciso di scoppiare in fragorose risate giusto in mezzo alla strada per motivi a noi sconosciuti; evitare di investire una signora facilmente più anziana di me e del conducente messi insieme; convincere un cane che non è il momento di importunare il gallo che canticchia tronfio sul ciglio della strada.</p>
<p style="text-align: justify;" lang="it-IT">Siamo in cinque in macchina e dobbiamo recarci alla latitudine/longitudine che biancheggia su un piccolo led all&#8217;altezza del gomito sinistro del conducente per poter installare un giroscopio. Un <strong>nuovo canale per l&#8217;irrigazione</strong> verrà realizzato a breve e i tecnici devono determinare la pendenza e l&#8217;orientamento delle colline, completamente disboscate e terrazzate, che si rincorrono a qualche kilometro da noi.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Ti dico io qual è il problema, è che voi occidentali ci capite troppo poco (<em>liaojie</em><em> </em><em>tai</em><em> </em><em>shao</em><em> </em><em>le</em>). La Cina e la gente comune intendo. Qui c&#8217;è un enorme problema di mentalità: o la gente<strong> si vende per i soldi</strong>, fa le cose solo se pagato, <strong>o non fa nulla</strong> e si fa schiacciare&#8221;. A parlare è un funzionario di medio livello di un <strong>Ufficio delle risorse idriche</strong> (<em>shuiwuju</em>) gerarchicamente sovraordinato all&#8217;ufficio presso il quale risiedo. Il conducente interviene: &#8220;E poi c&#8217;è questo enorme problema della povertà: con i soldi con cui noi andiamo qui al karaoke (80 yuan), a Chediao non si va da nessuna parte, ne servono duemila. Questa macchina qui, me la pago con lo stipendio di tre anni, tu (riferendosi al funzionario di poco fa) col tuo stipendio te ne compri quattro in un anno e viviamo a trenta kilometri di distanza! Ognuno di noi è povero in misura relativa al cinese che gli sta a fianco&#8221;. Parole sante, sotto-segretario. Rivolto a me: &#8220;Prima dicevi che l&#8217;America non è un modello (<em>mofan</em>) da seguire. Ma il nostro che modello (<em>moshi</em>) è?&#8221;</p>
<h2 style="text-align: justify;" lang="it-IT">Parola di funzionario</h2>
<p style="text-align: justify;" lang="it-IT">Ecco a voi il &#8220;Modello Cina&#8221;. O meglio, non quello che si glorifica sui giornali e in pile di .pdf accademici che escono fumanti dalle stampanti di numerose università dell&#8217;emisfero occidentale, ma l&#8217;<strong>idea di Cina</strong> proposta da molti funzionari statali e membri del Partito che sto avendo la fortuna di incontrare nelle campagne del sud della Cina. Grande disparità di reddito e pochissima affidabilità.</p>
<p style="text-align: justify;">Che altro? In un ufficio governativo discuto con un ingegnere idraulico, funzionario statale, in attesa del solito sproporzionato (e assolutamente fuori contesto) banchetto serale. &#8220;Il nostro è un sistema che non tutela la proprietà privata (<em>siren</em><em> </em><em>caichan</em>), vedi? La terra è dello Stato. Per esempio se hai i genitori contadini e tu,come me, hai un lavoro nel governo, quella terra non è già più tua, verrà ricollocata. Per i contadini questo è un tipo di insicurezza che non ti permette di cooperare (<em>tuanjie</em>), e così i contadini non fanno che pensare al loro, e non vedono che potrebbero arricchirsi se solo<strong> unissero le forze</strong>. I vostri paesi (occidentali) sono l&#8217;opposto vero? Le persone partecipano attivamente per regolare (<em>tiaozheng</em>) i propri affari. Qui no. I contadini non si fidano. Devi capire una cosa. Voi dividete fra potere esecutivo (<em>zuo</em><em> </em><em>zhengce</em>) e legislativo (<em>xie</em><em> </em><em>falü</em>), ma noi no. Noi siamo un paese dove un superiore può<strong> decidere arbitrariamente</strong> (<em>manheng</em>) di prendere quello che hai fatto e gettarlo nel cesso (<em>wang</em><em> </em><em>cesuoli</em><em> </em><em>reng</em>). Il governo centrale detiene potere assoluto e noi, qui in periferia (<em>xiao</em><em> </em><em>difang</em>), <strong>non abbiamo leggi</strong> a proteggerci&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;" lang="it-IT">Ma almeno è una economia in <strong>perenne crescita</strong> no? &#8220;Non esiste crescita economica senza stato qui in Cina&#8221;, un giovane membro del Partito, raro caso di lavoratore migrante à rebours, da una grande città alla campagna per lavorare in una cooperativa agricola che sta avendo grande successo. &#8220;Le vedi tutte queste case belle bianche? Il governo è arrivato qui e le ha dipinte lui, con i suoi soldi, come ha fatto tutto il resto&#8221;. E non che questo sia una brutta cosa.</p>
<h2 style="text-align: justify;" lang="it-IT">Il &#8220;nostro&#8221; modello Cina</h2>
<p style="text-align: justify;" lang="it-IT"><a href="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2012/05/modellocina.jpg"><img class="alignleft  wp-image-5654" style="margin: 7px;" title="copertina MODELLO CINA" src="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2012/05/modellocina.jpg" alt="" width="218" height="305" /></a>Dopo questa lunga premessa, vorrei cercare di far fruttare quanto piccoli funzionari dello stato Cinese mi hanno riferito a proposito del &#8220;modello&#8221; di società nel quale vivono, contrapponendolo a quanto comunemente leggiamo e ascoltiamo.</p>
<p style="text-align: justify;">Recentemente per i tipi de <em>l&#8217;Asino</em><em> </em><em>d&#8217;Oro</em> è uscito un volume dal titolo piuttosto esplicativo: <a href="http://www.lasinodoroedizioni.it/catalogo/marina-miranda-e-alessandra-spalletta/il-modello-cina"><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;">Il Modello</span></span><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"> Cina</span></span></a>. Il testo, curato da Marina Miranda e Alessandra Spalletta, è una collezione di saggi scritti da alcuni fra i massimi esperti mondiali di relazioni internazionali, scienze politiche ed economia, tutti incentrati sulla Repubblica Popolare e sul <strong>modello di società</strong> che questa oggi proporrebbe al mondo. Il libro è stato già recensito <span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.agichina24.it/modello-cina-il-libro/">altrove</a></span></span> e non mi ritengo capace di condensare in un breve post il contenuto di un testo eterogeneo e poliedrico come il suddetto. Marina Miranda ha già provveduto e la sua introduzione è disponibile <span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.10righedailibri.it/sites/default/files/primapagine_pdf/ModelloCina10rdl.pdf">online</a></span></span>. Preciso fin da subito che il modo in cui in <em>Il Modello</em><em> </em><em>Cina</em><em> </em>si discute, appunto, di “modello cinese” è estremamente articolato e difficilmente riconducibile ad una semplice ricetta facile da digerire per il lettore. Ed è così che deve essere. Questo post, dunque, non è una critica al taglio del volume.</p>
<p style="text-align: justify;">Da <em>Il Modello</em><em> </em><em>Cina</em> vorrei invece prendere alcune idee contenute nella Prefazione a cura di Federico Masini. Per semplicità potete ascoltare questa breve <span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://archive.org/details/FedericoMasini5Ottobre2011IlModelloCina">intervista</a></span></span> o leggere l&#8217;interessante scambio di <span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/05/la-cina-dei-sinologi/162222/">battute</a></span></span> pubblicato qualche tempo fa sul sito del Fatto Quotidiano per farvi un&#8217;idea della posizione di Masini sul suddetto “modello cinese”. Federcio Masini è una istituzione della sinologia italiana e non siamo qui per fargli le pulci. Ma ci sono due affermazioni che Masini fa nella sua intervista, e che ripropone nella prefazione del suddetto libro, che vorrei commentare. Per motivi di spazio e di coerenza non posso dilungarmi sull&#8217;affermazione &#8220;è un modello fondato sull&#8217;ateismo, sull&#8217;assenza di religione&#8221; che ritengo come minimo da chiarire e spero in futuro di poterci tornare. Passo dunque alla seconda:&#8221;il modello del comunismo cinese è molto legato alla propria tradizione, un modello statalista che ha oltre duemila anni di storia&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;" lang="it-IT">L&#8217;idea che il &#8220;Modello Cinese&#8221; esista e sia <strong>espressione diretta della sua cultura millenaria</strong> è secondo me intellettualmente compromettente, nella misura in cui si ritiene che l&#8217;eredità storica cinese sia, per qualche motivo, maggiormente vincolante, di quella che ad esempio connota i paesi occidentali.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; evidente che la potenza economica cinese abbia oggigiorno bisogno di una<strong> grande narrazione</strong> e, Marina Miranda lo riconosce nella sua introduzione, che dia legittimità alla propria ascesa sul teatro internazionale. Su Cineresie abbiamo parlato di <span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.cineresie.info/una-proposta-di-modello-cinese-minbenismo-contro-democrazia/">Minbenismo</a></span></span> e abbiamo commentato come, ad una analisi approfondita, l&#8217;equazione <strong>Cina Moderna = Cina Imperiale</strong> appaia per quello che è: retorica. Quando si tenta di legittimare un determinato ordine sociale, la Storia e la Cultura sono cadetti ben disposti ad essere <span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://books.google.com/books?id=sfvnNdVY3KIC&amp;printsec=frontcover&amp;source=gbs_ge_summary_r&amp;cad=0">arruolati</a></span></span>. Il &#8220;Modello Cinese&#8221; sembra dire: vedete è sempre stato così, c&#8217;è sempre stato uno Stato come metafora della famiglia patriarcale e noi facciamo <strong>le cose ancora così</strong>. Sembra quasi che la storia e la cultura cinese debbano determinare necessariamente la struttura politica dello Stato cinese contemporaneo. Ma allora perché tutti quei funzionari si lamentano? Dormivano durante le lezioni di Storia a scuola?</p>
<p style="text-align: justify;" lang="it-IT">Appare chiaro che, per chi governa la Cina in questo momento, una simile argomentazione non è altro che uno strumento di validazione di un <strong>privilegio ottenuto in tempi storici</strong> (appena sessant&#8217;anni fa). Il comunismo, in questo modello, sarebbe solo una deviazione da questa, altrimenti inarrestabile, cavalcata storica del &#8220;Modello Cinese&#8221;. Eppure solo quarant&#8217;anni fa avevamo la Rivoluzione Culturale e la critica alla mentalità “feudale” cinese.</p>
<p style="text-align: justify;" lang="it-IT">Il punto è però piuttosto un altro: come ci lascia basiti sentire parlar di democrazia come di quel “Modello Occidentale” <strong>tramandatoci dai greci</strong>, in tutta la sua purezza, dovremmo mantenerci scettici sul fatto che la Cina imperiale abbia trasmesso, intatto, questo fantomatico &#8220;modello&#8221; ai cinesi. O se proprio non riusciamo a metterci d&#8217;accordo sull&#8217;esistenza o meno di questo &#8220;Modello&#8221;, si dia almeno credito a quanto ci dice un piccolo funzionario di provincia: &#8220;voi occidentali ci capite troppo poco&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;" lang="it-IT">
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.cineresie.info/ricchi-poveri-e-scarsa-affidabilita-ecco-a-voi-il-modello-cina/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Vignetta: Un invito speciale&#8230;</title>
		<link>http://www.cineresie.info/vignetta-un-invito-speciale/</link>
		<comments>http://www.cineresie.info/vignetta-un-invito-speciale/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 27 Apr 2012 08:34:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommaso Facchin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Vignette]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.cineresie.info/?p=5617</guid>
		<description><![CDATA[Contesto: il mese scorso, a conclusione della sessione annuale del Parlamento cinese, in conferenza stampa il premier Wen Jiabao – recitando il solito copione del leader vicino alla gente – si è detto convinto che il governo dovrebbe essere in grado di ascoltare le critiche che arrivano dall’opinione pubblica, in particolare dai detrattori più convinti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2012/04/invito-1.jpg"><br />
</a><a href="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2012/04/invito-11.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-5637" title="invito-1" src="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2012/04/invito-11.jpg" alt="" width="391" height="401" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><em>-       A volte considero addirittura la possibilità di invitare a Zhongnanhai qualcuno di quelli che spesso criticano il governo, in modo da ascoltare di persona i loro punti di vista</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>-       Io voglio andarci!</em></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2012/04/invito-21.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-5638" title="invito-2" src="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2012/04/invito-21.jpg" alt="" width="405" height="293" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><em>-       E’ arrivato l’invito! (invito del Presidente)</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>-       !!!</em></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2012/04/invito-31.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-5639" title="invito-3" src="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2012/04/invito-31.jpg" alt="" width="392" height="293" /></a><a href="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2012/04/invito-3.jpg"><br />
</a></p>
<p style="text-align: center;"><em>-       E’ proprio vero, allora posso andare a Zhongnanhai! Aspetta che prima lo dico a mia moglie…</em></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2012/04/invito-41.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-5640" title="invito-4" src="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2012/04/invito-41.jpg" alt="" width="399" height="337" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><em>-       Per questo genere di cose non serve informare i famigliari…</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>-       Ahi…</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Contesto</strong>: il mese scorso, a conclusione della sessione annuale del Parlamento cinese, in <a href="http://news.xinhuanet.com/politics/2012lh/2012-03/14/c_111652920.htm" target="_blank">conferenza stampa</a> il premier Wen Jiabao – recitando il solito copione del leader vicino alla gente – si è detto convinto che il governo dovrebbe essere in grado di <strong>ascoltare le critiche che arrivano dall’opinione pubblica</strong>, in particolare dai detrattori più convinti.</p>
<p style="text-align: justify;">Per fare in modo che le sue parole non passassero inosservate Wen ha parlato addirittura di un “invito a Zhongnanhai”, l’impenetrabile quartier generale del Partito nel cuore di Pechino. Non è la prima volta che si cerca di “aprire” Zhongnanhai, ne <a href="http://www.cineresie.info/un-filo-diretto-con-zhongnanhai/" target="_blank">parlavamo proprio qui</a> su Cineresie nel 2010, in occasione dell’apertura del portale web <em>Un filo diretto con Zhongnanhai </em>(per la cronaca, il sito non esiste più)<em>. </em>La dubbia utilità di iniziative di questo tipo è evidente, soprattutto in un Paese dove i <strong>contestatori</strong> più convinti continuano purtroppo a sparire o non se la passano troppo bene (Ai Weiwei segregato in casa ne è un esempio recente).</p>
<p style="text-align: justify;">In questa vignetta Li Xiaoguai ha scelto il vecchio Na come protagonista; un rappresentante delle <strong>fasce più basse</strong> della popolazione urbana, i lavoratori rimasti in mezzo a una strada, i petitioner, i piccoli venditori, i migranti: tutte categorie che, pur non essendo bollabili come “dissidenti” hanno subito spesso trattamenti poco gentili da parte delle forze di polizia o dei funzionari locali che dovrebbero rispondere alle loro richieste. Anche per loro, un invito a Zhongnanhai è da prendere con cautela… potrebbe essere un <strong>viaggio di sola andata</strong>!</p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">pubblicata su<a href="http://t.qq.com/blogtd" target="_blank"> blogtd</a> il 14/03/2012, leggi <a href="../category/vignette/" target="_blank">tutte le vignette</a> di Li Xiaoguai</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.cineresie.info/vignetta-un-invito-speciale/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Crisi Cina-Filippine: reazioni sui media cinesi</title>
		<link>http://www.cineresie.info/crisi-cina-filippine-reazioni-sui-media-cinesi/</link>
		<comments>http://www.cineresie.info/crisi-cina-filippine-reazioni-sui-media-cinesi/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 23 Apr 2012 13:52:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone Dossi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[nazionalismo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.cineresie.info/?p=5604</guid>
		<description><![CDATA[Da due settimane la Cina è alle prese con un incidente diplomatico con le Filippine. Eppure, nell’attuale contesto politico i margini per posizioni nazionaliste estreme sembrano essere ben più stretti di qualche mese fa. Il ricompattarsi del vertice del Partito in seguito alla rimozione di Bo Xilai, i pressanti inviti a non deviare dal “pensiero unitario”, così come la martellante campagna contro le “voci” su Internet sembrano aver drasticamente ridotto lo spazio politico per ogni estremismo. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2012/04/ScarboroughShoal.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-5621" title="ScarboroughShoal" src="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2012/04/ScarboroughShoal.jpg" alt="" width="556" height="383" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Da due settimane la Cina è alle prese con un grave <strong>incidente diplomatico</strong> con le Filippine. Al centro della controversia è ancora una volta Scarborough Shoal, uno scoglio rivendicato tanto da Pechino (con il nome di “Isola di Huangyan”, 黄岩岛) quanto da Manila (come “Bajo de Masinloc”).</p>
<h2 style="text-align: justify;">I fatti</h2>
<p style="text-align: justify;">Incrociando le ricostruzioni <a href="http://world.people.com.cn/GB/17670208.html">cinesi</a> e <a href="http://dfa.gov.ph/main/index.php/newsroom/dfa-releases">filippine</a>, la dinamica dei fatti sembra essere la seguente. L’8 aprile un aereo militare filippino individua otto pescherecci cinesi nei pressi di Scarborough Shoal. Due giorni dopo, il 10 aprile, una nave della Marina militare filippina ferma i pescherecci e procede con un&#8217;ispezione. Seguono le proteste diplomatiche di Pechino, che riafferma la propria sovranità sullo scoglio e invia nell’area due imbarcazioni dell’Amministrazione marittima (海监). Si crea a questo punto una <strong>situazione di stallo</strong>, in cui sia la nave militare filippina sia le due imbarcazioni dell’Amministrazione marittima cinese rifiutano di abbandonare l’area. Per allentare la tensione, il 12 aprile Manila ritira la nave militare e la sostituisce con un’imbarcazione della propria Guardia costiera. In aggiunta, però, il governo filippino invia un’imbarcazione per rilevazioni archeologiche, che viene fermata dall’Amministrazione marittima cinese suscitando le proteste diplomatiche di Manila. Il 17 aprile il Segretario degli Esteri filippino, Albert del Rosario, <a href="http://www.gov.ph/2012/04/17/statement-of-the-secretary-of-foreign-affairs-on-the-scarborough-shoal-issue-april-17-2012/">propone</a> la sottoposizione della controversia territoriale al Tribunale Internazionale del Diritto del Mare, proposta seccamente respinta da parte cinese. Il 19 aprile le Filippine ritirano l’imbarcazione per rilevazioni archeologiche e la sostituiscono con una nave della Guardia costiera, mentre il 20 arriva a Scarborough Shoal la più avanzata tra le navi dell’Amministrazione della Pesca (渔政) cinese.</p>
<h2 style="text-align: justify;">La posizione ufficiale cinese</h2>
<p style="text-align: justify;">La posizione ufficiale della Cina sulla vicenda è stata espressa da Liu Weimin (刘为民), portavoce del Ministero degli Affari Esteri, durante ripetute conferenze stampa (<a href="http://www.fmprc.gov.cn/chn/gxh/tyb/fyrbt/jzhsl/t922051.htm">11</a>, <a href="http://www.fmprc.gov.cn/chn/gxh/tyb/fyrbt/t922354.htm">12</a>, <a href="http://www.fmprc.gov.cn/chn/gxh/tyb/fyrbt/t922698.htm">13</a>, <a href="http://www.fmprc.gov.cn/chn/gxh/tyb/fyrbt/t923279.htm">16</a> e <a href="http://www.fmprc.gov.cn/chn/gxh/tyb/fyrbt/t924078.htm">18</a> aprile). Per Pechino l’intervento delle autorità filippine rappresenta una violazione della sovranità cinese e contraddice il comune impegno di Cina e Filippine per la pace e la stabilità nel Mar Cinese Meridionale.</p>
<p style="text-align: justify;">A integrazione di queste dichiarazioni vanno considerati due importanti commenti pubblicati nei giorni scorsi sulla stampa e chiaramente indirizzati agli osservatori stranieri. Il <a href="http://paper.people.com.cn/rmrbhwb/html/2012-04/13/content_1035033.htm">primo</a> è comparso sulla prima pagina del <em>Renmin Ribao</em> (edizione estera) del 13 aprile, a firma di Ding Gang (丁刚). Vi si afferma che l’annoso problema del Mar Cinese Meridionale è ora <strong>entrato in una nuova fase</strong>, in cui la Cina deve saper utilizzare entrambe le proprie “mani”. “Una mano consiste nel promuovere la cooperazione e la consultazione politica; l’altra mano consiste nell’assicurarsi che la sovranità non venga violata”. Ciò nella consapevolezza che dalla soluzione del problema del Mar Cinese Meridionale non deriva solo il tracciato dei confini marittimi, ma anche la definizione dei<strong> futuri equilibri</strong> della sicurezza regionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Il punto viene convogliato in modo ancor più chiaro in un <a href="http://www.chinamil.com.cn/jfjbmap/content/2012-04/14/node_5.htm">secondo</a> commento, pubblicato 14 aprile sul <em>Jiefangjun Bao</em> a firma di Wang Xinjun (王新俊), dell’Accademia delle Scienze Militari. Nonostante il proprio “vantaggio militare relativo” – scrive Wang –, la Cina ha volontariamente deciso di non inviare navi militari, impiegando piuttosto navi dell’Amministrazione marittima. Questa scelta non va però intesa come una manifestazione di debolezza, bensì come una dimostrazione di auto-controllo (克制). La Cina “avverte gli altri paesi [coinvolti]: cercare di perseguire i propri interessi attraverso l’opposizione militare è estremamente pericoloso oltre che poco saggio”.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo messaggio non pare diretto alle sole Filippine. Lo <strong>stallo diplomatico</strong> tra i due paesi cade infatti in un momento particolare, in contemporanea con un’imponente <a href="http://www.nytimes.com/2012/04/17/world/asia/amid-standoff-with-china-philippines-holds-war-games-with-us.html?_r=1">esercitazione navale</a> congiunta Filippine-Stati Uniti. Per quanto le autorità filippine abbiano ripetutamente dichiarato che l’esercitazione fosse programmata da tempo, è innegabile che essa assuma in questo momento un <strong>valore politico</strong> particolare.</p>
<p style="text-align: justify;">Accanto ai messaggi rivolti agli osservatori esterni, vanno però seguiti con attenzione anche i messaggi rivolti all’opinione pubblica interna. In Cina come altrove, infatti, incidenti diplomatici che toccano la sovranità e l’integrità territoriale comportano sempre delicate ricadute di politica interna.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Il Partito, i media, l&#8217;opinione pubblica</h2>
<p style="text-align: justify;">Sin dalla guerra anti-giapponese il Partito Comunista ha sempre fatto delle proprie credenziali nazionali un forte elemento di legittimazione. Nel <a href="http://www.chnmuseum.cn/tabid/236/Default.aspx?ExhibitionLanguageID=82">discorso ufficiale</a> il Partito Comunista ha guidato il paese fuori dal “secolo di umiliazione” (百年国耻), e continua oggi a guidarlo verso la “grande rinascita della nazione cinese” (中华民族伟大复兴). Dagli anni Novanta, tuttavia, si è radicato nella società quello che <a href="http://www.amazon.com/Chinas-New-Nationalism-Diplomacy-Lilienthal/dp/0520244826">Peter Gries</a> ha definito un “nuovo nazionalismo”: un nazionalismo che non è diretto dal Partito a fini di auto-legittimazione, ma nasce spontaneamente nella società e pone anzi domande e rivendicazioni alle autorità. Di questo nuovo nazionalismo le autorità cinesi tengono conto nel discorso pubblico, attraverso una tipica divisione del lavoro tra media diversi. Mentre i media che potremmo definire “dell’ufficialità” mantengono una <strong>linea più cauta</strong> e moderata, i media “nazional-popolari” assumono invece toni di maggior intransigenza, che accomodano (almeno in parte) le posizioni nazionaliste.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche nel caso dell’incidente di Scarborough Shoal questa divisione del lavoro è ben evidente. I media dell’ufficialità hanno mantenuto nel complesso un basso profilo. Oltre ai due commenti pubblicati sopra, il <em>Renmin Ribao</em> e il <em>Jiefangjun Bao</em> si sono limitati a riportare poco più che le dichiarazioni ufficiali del Ministero degli Affari Esteri. Ancor più circospetto <a href="http://cctv.cntv.cn/lm/xinwenlianbo/20120418.shtml">Xinwen Lianbo</a>, l’ufficialissimo notiziario delle 19 di CCTV1, che per tutta settimana è sembrato voler scrupolosamente evitare l’incidente, non riportando neppure le dichiarazioni provenienti dal Ministero.</p>
<p style="text-align: justify;">Al contrario, i media meno ingessati hanno proposto una <strong>linea più intransigente</strong> ad uso e consumo dei settori nazionalisti dell’opinione pubblica. Così <a href="http://www.people.com.cn/">Renmin Wang</a> – che pur essendo il sito web del <em>Renmin Ribao</em> ha un profilo (e un pubblico) del tutto diverso dal giornale cartaceo – ha dedicato alla vicenda di Scarborough Shoal un’apposita <a href="http://military.people.com.cn/GB/8221/72028/242209/index.html">pagina speciale</a>. Più sensazionalistici – come di consueto – i toni di <em><a href="http://www.huanqiu.com/">Huanqiu Shibao</a></em>, il cui sito web riporta per esempio la <a href="http://world.huanqiu.com/roll/2012-04/2629746.html">testimonianza</a> di alcuni pescatori cinesi coinvolti nell’incidente, “costretti a firmare documenti in lingua straniera”. Come sempre in questi casi, il sito di <em>Huanqiu Shibao</em> ospita i commenti dei lettori sul proprio <a href="http://bbs.huanqiu.com/thread-1322109-1-1.html">forum</a>, che diventa spesso sfogatoio di giudizi estremi se non paranoici. <a href="http://www.chinamil.com.cn/">Zhongguo Junwang</a>, sito web collegato al <em>Jiefangjun Bao</em> – ma, di nuovo, con una linea editoriale ben meno istituzionale – dà <a href="http://chn.chinamil.com.cn/title/2012-04/20/content_4840562.htm">ampio risalto</a> alle ricostruzioni della stampa di Hong Kong secondo cui un sottomarino nucleare cinese sarebbe stato inviato in pattugliamento nella regione.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Meno spazio per l&#8217;estremismo</h2>
<p style="text-align: justify;">Va notato, tuttavia, che nell’attuale contesto politico i margini per posizioni di nazionalismo spinto sono ben più stretti di qualche mese fa. Il ricompattarsi del vertice del Partito in seguito alla rimozione di Bo Xilai, i pressanti e ripetuti inviti a non deviare dal <a href="http://paper.people.com.cn/rmrb/html/2012-03/29/nbs.D110000renmrb_01.htm">“pensiero unitario”</a> (统一思想), così come la martellante campagna contro le “<a href="http://paper.people.com.cn/rmrb/html/2012-04/07/nbs.D110000renmrb_04.htm">voci</a>” (谣言) diffuse via internet hanno drasticamente ridotto lo spazio politico per posizioni che, su qualsivoglia tema, intendano differenziarsi dalla linea del Centro. La chiusura (per quanto temporanea) di siti web come <em>Utopia</em> sottrae alle posizioni di nazionalismo spinto un’importante piattaforma di propaganda. Ciò che più conta, la ricomposizione dell’unità del Partito lascia i sostenitori di tali posizioni privi di una solida copertura politica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #888888;"><span style="color: #000000;"><strong>Simone Dossi</strong></span> è research assistant presso T.wai – Torino World Affairs Institute. Dottore di ricerca in Scienza Politica, si occupa principalmente di politica estera e di sicurezza della Cina. È stato visiting phd student presso la Scuola di Relazioni Internazionali dell’Università di Pechino.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.cineresie.info/crisi-cina-filippine-reazioni-sui-media-cinesi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Liu Kaiming: di cosa hanno bisogno i lavoratori cinesi</title>
		<link>http://www.cineresie.info/intervista-a-liu-kaiming-lavoratori-cinesi/</link>
		<comments>http://www.cineresie.info/intervista-a-liu-kaiming-lavoratori-cinesi/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 18 Apr 2012 14:27:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cineresie</dc:creator>
				<category><![CDATA[Voci]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[lavoratori migranti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.cineresie.info/?p=5594</guid>
		<description><![CDATA[Liu Kaiming è il fondatore dell’Institute of Contemporary Observation, un'ONG del lavoro di Shenzhen. In questa video-intervista, Liu spiega il suo punto di vista sulla nuova generazione di lavoratori migranti, soffermandosi in particolare sull’idea che essi siano portatori di una nuova consapevolezza giuridica. L’intervista è stata realizzata lo scorso anno, durante le riprese per Dreamwork China.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><iframe src="http://player.vimeo.com/video/40410664?title=0&amp;byline=0&amp;portrait=0&amp;color=ffffff" frameborder="0" width="549" height="309"></iframe></p>
<p style="text-align: justify;">Liu Kaiming è il fondatore dell’<a href="http://www.ico-china.org/guwm1/Einglish/Eksy.asp" target="_blank">Institute of Contemporary Observation di Shenzhen</a>, una delle ONG attive nel campo del lavoro e della responsabilità sociale dell&#8217;impresa più note in Cina. In questa video-intervista Liu spiega il suo punto di vista sulla <strong>nuova generazione di lavoratori migranti</strong>, soffermandosi in particolare sull&#8217;idea che essi siano portatori di una rinnovata consapevolezza giuridica. Nel farlo, egli sottolinea alcune priorità da tener presente nelle attività di assistenza e formazione rivolte ai migranti in Cina. L&#8217;intervista è stata realizzata lo scorso anno, durante le riprese per <a href="http://www.dreamworkchina.tv" target="_blank">Dreamwork China</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.cineresie.info/intervista-a-liu-kaiming-lavoratori-cinesi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Vignetta: Cliccare piano&#8230;</title>
		<link>http://www.cineresie.info/vignetta-cliccare-piano/</link>
		<comments>http://www.cineresie.info/vignetta-cliccare-piano/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 18 Apr 2012 14:02:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommaso Facchin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Vignette]]></category>
		<category><![CDATA[censura]]></category>
		<category><![CDATA[popolo della rete]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.cineresie.info/?p=5576</guid>
		<description><![CDATA[Contesto: Le dichiarazioni rilasciate dal professor Han Yusheng, docente di diritto all’Università del Popolo di Pechino, sono soltanto le ultime di una lunga serie di prese di posizione da parte ufficiale sulla necessità di regolare in qualche modo il contenuto e i modi di espressione on line.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2012/04/cliccare-1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-5582" title="cliccare-1" src="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2012/04/cliccare-1.jpg" alt="" width="381" height="370" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><em>-       Un po’ più piano…</em></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2012/04/cliccare-2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-5583" title="cliccare-2" src="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2012/04/cliccare-2.jpg" alt="" width="343" height="253" /></a><em></em></p>
<p style="text-align: center;"><em>-       Un po’ più piano…</em></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2012/04/cliccare-3.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-5584" title="cliccare-3" src="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2012/04/cliccare-3.jpg" alt="" width="349" height="254" /></a><em></em></p>
<p style="text-align: center;"><em>-       Un po’ più piano…</em></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2012/04/cliccare-4.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-5585" title="cliccare-4" src="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2012/04/cliccare-4.jpg" alt="" width="351" height="288" /></a><em></em></p>
<p style="text-align: center;"><em>-       Alcune persone dovrebbero badare a come cliccano quando si tratta di diffamare il buon nome di qualcuno, perturbare la stabilità sociale o addirittura mettere in pericolo la sicurezza della Nazione…</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Contesto</strong>: Le <a href="http://news.cntv.cn/program/xwlb/20120408/115300.shtml" target="_blank">dichiarazioni rilasciate</a> dal professor Han Yusheng, docente di diritto all’Università del Popolo di Pechino, sono soltanto le ultime di una lunga serie di prese di posizione da parte ufficiale sulla <strong>necessità di regolare</strong> in qualche modo il contenuto e i modi di espressione on line. Al centro dell’attenzione sono le chiacchiere, i <em>rumors</em> (<em>yaoyan</em>), che si diffondono fra il popolo della rete riguardo a notizie o casi scottanti e finiscono poi per <strong>creare tensione nell’opinione pubblica</strong> (Hu Yong quasi un anno fa rifletteva proprio su questo argomento in un bel post intitolato <a href="http://cmp.hku.hk/2011/08/15/14870/">Control, the soil that nurtures rumor</a>). Da un po&#8217; di tempo a questa parte sembra effettivamente che le chiacchiere abbiano acquistato sempre più peso in Cina, basti pensare alla <strong>recente vicenda di Bo Xilai</strong> e famiglia.</p>
<p style="text-align: justify;">In <a href="http://news.cntv.cn/program/xwlb/20120408/115300.shtml" target="_blank">un’intervista alla CCTV</a>, il professor Han Yusheng si è espresso esattamente nei termini riportati nella vignetta da Li Xiaoguai, che lo ha citato “alla lettera”. L&#8217;eminente giurista ha detto chiaramente che coloro che fanno circolare in rete pettegolezzi o chiacchiere maliziose andrebbero <strong>puniti a norma di legge</strong>, in quanto la loro condotta oltre a guastare la “moralità pubblica” (<em>gongde</em>) rischia di portare disordine nella società. Il professor Han ha portato ad esempio alcuni <strong>casi eclatanti</strong> del 2011, come “l’incidente del sale” verificatosi nei giorni successivi al terremoto in Giappone, quando a causa di voci circolate su internet molti cinesi presi dal panico avevano assaltato i supermercati convinti che lo iodio li avrebbe protetti dalle radiazioni, oppure il caso delle voci diffuse via SMS o QQ secondo cui il virus dell’HIV si poteva diffondere anche attraverso il cibo.</p>
<p style="text-align: justify;">Proprio questa settimana il Quotidiano del Popolo, in un articolo intitolato “Le chiacchiere su internet fanno male al popolo e alla società” ha pubblicato una lista (<a href="http://www.danwei.com/internet-rumors-that-harm-people-and-society/">tradotta su <em>Danwei</em></a>) delle chiacchiere diffuse in rete negli ultimi anni che avrebbero effettivamente danneggiato la società cinese, riportando in alcuni casi le <strong>annesse condanne dei responsabili</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta di un discorso evidentemente molto delicato, dato che è in gioco la libertà d’espressione e il <strong>diritto del pubblico ad essere informato</strong> in uno spazio già molto controllato e manipolato come la rete cinese. Molto dipende da come viene interpretata la legge e da chi decide il confine fra la &#8220;chiacchiera&#8221; e l’espressione legittima di un punto di vista. Liu Xiaobo, per citarne uno su tutti, è sì in carcere per avere <a href="../liu-xiaobo-testo-della-sentenza/">incitato alla sovversione dell’ordine statale</a>, ma anche per aver “fabbricato e diffuso voci calunniose”, appunto. E che dire poi dei commenti del Partito dei 50 centesimi? Forse ai piani alti si fa distinzione fra chiacchiere buone e chiacchiere cattive? <em></em></p>
<p style="text-align: justify;">Nell’attesa di capire meglio come comportarsi, suggerisce Li Xiaoguai, cercate di cliccare piano, ancora un po’ più piano…</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #888888;">pubblicata su</span><a href="http://t.qq.com/blogtd" target="_blank"> blogtd</a> <span style="color: #888888;">il 16/04/2012, leggi</span> <a href="../category/vignette/" target="_blank">tutte le vignette</a> <span style="color: #888888;">di Li Xiaoguai</span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.cineresie.info/vignetta-cliccare-piano/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Quanto sono soddisfatti i cittadini cinesi?</title>
		<link>http://www.cineresie.info/sondaggio-soddisfazione-cittadini-cinesi/</link>
		<comments>http://www.cineresie.info/sondaggio-soddisfazione-cittadini-cinesi/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 16 Apr 2012 06:03:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cineresie</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[opinione pubblica]]></category>
		<category><![CDATA[stabilità sociale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.cineresie.info/?p=5544</guid>
		<description><![CDATA[La ricerca sul livello di soddisfazione dei cittadini cinesi condotta da Antony Saich dell’Università di Harvard offre dati interessanti sul livello di approvazione riscosso dal governo cinese. Lo studio, svolto su un campione di quattromila cittadini, fotografa i risultati ottenuti dalla della leadership cinese nell’affrontare le nuove sfide economico sociali. Un post di Enrico Fardella, Valentina Vignoli e Nathan Beauchamp-Mustafag.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2012/04/china_crowd.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-5550" title="china_crowd" src="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2012/04/china_crowd.jpg" alt="" width="567" height="380" /></a></p>
<h3 style="text-align: right;"><span style="color: #888888;">photo credits: <a href="http://www.flickr.com/photos/andricongirl/5430491231/" target="_blank"><span style="color: #888888;">jellybat</span></a></span></h3>
<p style="text-align: justify;">a cura di Enrico Fardella, Valentina Vignoli e Nathan Beauchamp-Mustafag</p>
<p style="text-align: justify;">La ricerca sul livello di soddisfazione dei cittadini cinesi condotta da Antony Saich, Professore presso la Kennedy School of Government dell’Università di Harvard,  fornisce dati interessanti sul <strong>livello di approvazione verso il governo cinese</strong>. Lo studio, svolto su un campione di 4000 cittadini, fotografa i risultati ottenuti dalla della leadership cinese nell’affrontare le nuove sfide economico-sociali presenti nel Paese.</p>
<p style="text-align: justify;">Da quando hanno assunto il potere nel 2002-2003, Hu Jintao e il premier Wen Jiabao si sono impegnati nel migliorare l&#8217;amministrazione e la qualità della<em> governance</em>, con particolare attenzione verso quella parte di popolazione che ancora oggi vive in condizioni precarie ed ha scarsamente beneficiato delle riforme economiche. L’azione del governo si è concentrata sul miglioramento della <strong>qualità dei funzionari locali</strong> nel tentativo di diffondere l’idea dell’alto <strong>valore morale</strong> della professione pubblica puntando, inoltre, sulla trasparenza degli amministratori ad ogni livello di governo.</p>
<p style="text-align: justify;">L’indagine di Saich pone il quesito centrale sul livello di soddisfazione dei cittadini cinesi rispetto all’operato del governo, da quello centrale fino alle amministrazioni locali: il gradimento nei riguardi delle istituzioni rimane nel corso degli anni <strong>molto elevato</strong>, pur registrando, nell’arco temporale analizzato (2003 – 2011), una preoccupante flessione.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Il centro e la periferia</h2>
<p style="text-align: justify;">Scendendo nel dettaglio della ricerca si nota come gli intervistati tendano a “disaggregare” la struttura statale, esprimendo livelli di gradimento leggermente differenti rispetto ad amministrazione centrale e amministrazione locale. Vengono espressi alti livelli di soddisfazione per il governo centrale, che toccano il 92%, in flessione di tre punti percentuali rispetto all’anno 2009, e il livello di gradimento tende a diminuire anche rispetto ai gradi inferiori di governo: -2% per le amministrazioni provinciali rispetto al 2009 e -1% per le amministrazioni comunali. Unico trend in controtendenza è quello verso <strong>l’operato dei dirigenti nelle zone rurali del Paese</strong> che, sempre rispetto all’anno di riferimento 2009, riscontrano un livello di gradimento che sale di due punti percentuali.</p>
<p style="text-align: justify;">In Cina, le amministrazioni locali forniscono quasi tutti i servizi pubblici e il fatto che il livello di soddisfazione sia in declino specialmente verso gli strati dell’amministrazione che dovrebbero essere <strong>più vicini al cittadino</strong>, è sicuramente un segnale non incoraggiante.</p>
<p style="text-align: justify;">Dalle domande rivolte al campione sul livello di soddisfazione verso l’operato governativo (“molto soddisfatto”, “abbastanza soddisfatto”, “non molto soddisfatto”, “per niente soddisfatto”), il 45% degli abitanti delle zone rurali ha dichiarato di essere “estremamente soddisfatto” dell’azione del governo centrale, mentre solo il 27% degli intervistati nelle zone urbane ha espresso lo stesso grado di soddisfazione. Anche il livello di educazione incide sulle risposte degli intervistati, tendendo a seguire parallelamente le differenze nel grado di apprezzamento tra gli abitanti delle zone rurali e urbane: il 7% degli intervistati con un livello di <strong>istruzione universitaria</strong> ha espresso un <strong>minor grado di soddisfazione</strong> verso il governo centrale di Pechino rispetto a quelli con un livello di istruzione di <strong>scuola media superiore</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">I dati positivi riguardanti le amministrazioni delle zone agricole, le uniche in trend di apprezzamento crescente, potrebbero essere dovuti alle recenti campagne congiunte, governo centrale-amministrazioni locali rurali, nelle quali si tendono ad enfatizzare le riforme ed i successi raggiunti nel settore agricolo, nell’assistenza sanitaria e nel welfare nelle zone meno urbanizzate del Paese.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Contro l&#8217;odiata burocrazia</h2>
<p style="text-align: justify;">L’indagine statistica mostra come i cittadini intervistati percepiscano una <strong>bassa capacità di gestione</strong> nei vari livelli di governo, dalle autorità centrali a quelle locali: sul totale degli intervistati, rispetto all’anno 2009, si nota un calo di otto punti percentuali riguardo alla percezione dell’abilità di gestione dei funzionari governativi, lo scontento registrato è specialmente alto nelle piccole zone urbane, dove il livello di soddisfazione cala drasticamente del 25%. I dati richiamano la crescente sensazione, testimoniata dalle risposte raccolte durante l’indagine, di un eccessivo livello di burocrazia all’interno del sistema governativo con una crescita del 4% del numero di intervistati che ritengono che l’azione dei funzionari non sia strettamente diretta ad aver cura dell’<strong>interesse generale</strong>. I dirigenti governativi sembrerebbero quindi più interessati a favorire gli interessi economici dei cittadini abbienti senza mostrare, invece, un reale interesse nel risolvere i problemi di tutta la collettività.</p>
<p style="text-align: justify;">Le speculazioni, già in corso nel 2011, sullo scoppio della “bolla” del mercato immobiliare cinese hanno portato all’attenzione dell’opinione pubblica il problema dell’effettiva capacità e trasparenza delle amministrazioni locali: eccesso di liquidità e tassi d&#8217;interesse bassi hanno avuto come conseguenza diretta un&#8217;impennata dei prezzi soprattutto nel settore abitativo. A nulla sono valsi, per ora, i tentativi di rendere più rigorose le regole sul <em>real estate</em>, il governo cinese ha imposto forti limitazioni sui mutui (la cui concessione era aumentata del 30% solo nel 2009) e sui prezzi degli acquisti immobiliari, apprestandosi ora a ulteriori restrizioni sui mutui volti a finanziare acquisti di case nel Paese da parte di cittadini stranieri.</p>
<h2 style="text-align: justify;">I servizi ai cittadini</h2>
<p style="text-align: justify;">L’analisi di Saich continua ponendo domande sulla qualità dei servizi offerti ai cittadini.</p>
<p style="text-align: justify;">I servizi che ottengono il più alto livello di gradimento sono quelli di approvvigionamento idrico ed elettrico, le politiche per le famiglie e i servizi scolastici, mentre quelli che ricevono un minor livello di apprezzamento riguardano la lotta alla corruzione, gli aiuti alla disoccupazione e la creazione di nuovi posti di lavoro. I dati sulla disoccupazione riflettono la crescente preoccupazione della popolazione rispetto alla scarsa capacità del governo di fronteggiare la crescente<strong> ondata di licenziamenti</strong>, come dimostrano le proteste degli ultimi mesi del 2011 che hanno interessato varie aziende come la “Hi-P International”, fabbrica in subappalto per Apple e Hewlett Packard, specialmente nelle regioni meridionali della Cina. Sempre nell’ambito delle domande sui servizi, appaiono diffusi i timori rispetto alla <strong>sicurezza alimentare e dei medicinali</strong>, con il 91% degli abitanti delle città, il 90 % degli abitanti di piccoli centri e l’83% del campione delle zone rurali che dichiara come la sicurezza dei cibi sia diventato una delle maggiori preoccupazioni: il 59% si dichiara più attento negli acquisti alimentari e un altro 53% afferma di mangiare meno fuori casa nell’onda degli ormai frequenti scandali sulla sicurezza alimentare.</p>
<h2 style="text-align: justify;">La lotta alla corruzione</h2>
<p style="text-align: justify;">Il problema della <strong>lotta alla corruzione</strong>, questione portata all’interesse della cronaca nazionale dalle campagne condotte dal governatore della municipalità di Chongqing Bo Xilai, viene analizzato in una specifica sezione della ricerca.</p>
<p style="text-align: justify;">Dai riscontri, l’azione di governo appare ancora insufficiente a risolvere il problema, i cittadini intervistati mostrano infatti una scarsa fiducia nell’onestà dei funzionari governativi e solo il 3% dichiara di ritenerli “estremamente onesti”. Sia i cittadini delle zone rurali sia quelli delle zone urbane dichiarano di percepire una minore efficienza nell’azione di lotta alla corruzione rispetto al 2009, e la maggior parte degli intervistati ha poche speranze che queste campagne porteranno ad effettivi risultati in futuro.</p>
<p style="text-align: justify;">Il problema della lotta alla corruzione viene inoltre collegato al crescente ruolo di Internet e dei social networks all’interno dell’opinione pubblica cinese. Weibo, il più famoso microblog cinese simile a Twitter, viene ritenuto dall’83% degli intervistati come piattaforma utile per la <strong>denuncia della corruzione</strong> all’interno della pubblica amministrazione, il 69% considera il microblog come fattore positivo nelle campagne anti-corruzione e il 57% pensa che il socia network dovrebbe diventare uno dei futuri mezzi governativi per combattere il problema.</p>
<h2 style="text-align: justify;">La sfida del consenso</h2>
<p style="text-align: justify;">La leadership centrale sembra essere ben consapevole dei problemi da affrontare nell’immediato e nel lungo periodo per migliorare l’effettività e la trasparenza della governance ed aumentare anche il controllo sulle azioni interne al Partito.</p>
<p style="text-align: justify;">La sfida principale sarà quella di sviluppare una <strong>capacità di governo</strong> tale da rendere il Paese in grado di affrontare le molteplici sfide future, dalle disuguaglianze economiche alle tensioni sociali, dalla disoccupazione alla lotta alla corruzione, dai vari problemi legati all&#8217;urbanizzazione fino al degrado ambientale prima che questi problemi arrivino a sopraffare la capacità amministrativa stessa.</p>
<p style="text-align: justify;">La ricerca di Saich mostra dunque come, dall’anno di riferimento 2009, il livello di soddisfazione dei cittadini verso l’operato del governo, soprattutto a livello di amministrazioni locali, <span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">abbia iniziato a diminuire</span></span>. Questa flessione tuttavia muove da livelli di apprezzamento nei confronti delle istituzioni sorprendentemente elevati &#8211; 61% nei confronti delle amministrazioni locali e 95% per quella centrale – livelli sorprendenti persino per la maggior parte delle democrazie occidentali. La stessa flessione peraltro ha una sua genetica specifica: le risposte dei cittadini intervistati infatti tendono a <strong>concentrare i problemi a livello locale</strong> e non suggeriscono un fermento corposo di dissenso nei confronti del governo centrale. Le lacune amministrative dei più bassi gradi di governo, la scarsa efficienza e incompetenza degli addetti, lo scarso interesse per l’interesse delle collettività e il livello di corruzione sembrano essere la spiegazione del crescente malcontento registrato, in gran parte, a livello regionale e provinciale, lasciando pressoché intanto il livello di fiducia verso il governo centrale.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #888888;">Anche su <a href="http://www.iai.it/content.asp?langid=1&amp;contentid=575" target="_blank">Orizzonte Cina</a> di marzo 2012.</span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.cineresie.info/sondaggio-soddisfazione-cittadini-cinesi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Mao, l&#8217;eterno ritorno</title>
		<link>http://www.cineresie.info/mao-revival-ritorno/</link>
		<comments>http://www.cineresie.info/mao-revival-ritorno/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 04 Apr 2012 15:00:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivan Franceschini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[disagio]]></category>
		<category><![CDATA[Mao]]></category>
		<category><![CDATA[partito]]></category>
		<category><![CDATA[propaganda]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.cineresie.info/?p=5467</guid>
		<description><![CDATA[Nell’ultimo biennio sui media cinesi ed internazionali molto si è scritto in merito al revival maoista in Cina. Dai “messaggi rossi” inviati ai cellulari della popolazione di Chongqing nel 2009 alla campagna sulle “canzoni rosse” del 2011, la figura di Mao, con tutto l’immaginario che vi ruota attorno, è tornata con prepotenza sulla scena pubblica cinese. Ma siamo sicuri che si tratti di un ritorno? O forse l’ombra di Mao non ha mai abbandonato la scena cinese? ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2012/04/shades_mao.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-5559" title="shades_mao" src="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2012/04/shades_mao.jpg" alt="" width="500" height="500" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Nell’ultimo biennio sui media cinesi ed internazionali molto si è scritto in merito al “revival maoista” in Cina, soprattutto in relazione alle varie <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Bo_Xilai#Red_culture_movement">campagne politiche</a> promosse dalle autorità di Chongqing, Bo Xilai in primis. Dai “messaggi rossi” inviati ai cellulari della popolazione di Chongqing nel 2009 per festeggiare il sessantesimo anniversario della fondazione della Repubblica alla campagna sulle “canzoni rosse” del 2011, la figura di Mao, con tutto <strong>l’immaginario che vi ruota attorno</strong>, è tornata con prepotenza sulla scena pubblica cinese, scatenando una serie di speculazioni sul futuro politico del Paese una volta che la quinta generazione di leader sarà salita al potere. Ma siamo sicuri che si tratti di un ritorno? O forse l’ombra di Mao non ha mai abbandonato la scena cinese?</p>
<p style="text-align: justify;">Negli ultimi anni su Cineresie ci siamo occupati spesso di storie che in un modo o nell’altro parlavano della <strong>riappropriazione popolare</strong> dell’immaginario legato al vecchio presidente. Le vicende che abbiamo raccontato spaziano dal “<a href="../turismo-cinese-rosso/">turismo rosso</a>” agli <a href="../in-auto-con-il-presidente-mao/">attori specializzati</a> nell’interpretare il ruolo del grande timoniere, da <a href="../nanjiecun-isola-maoista/">un villaggio</a> dove ancora si vive come negli anni Sessanta alle avventure di <a href="../cheng-wenjun-fotografo-mao-zedong/">un fotografo</a> che da quindici anni gira il paese alla ricerca delle ultime statue di Mao, dall’eredità storica del Grande balzo in avanti in un <a href="../i-dannati-di-jiabiangou/">ex-campo di lavoro</a> nel Gansu alla manipolazione del discorso maoista nelle proteste operaie. Di fatto, l’immagine di Mao, ancora prima che tra le autorità, rimane ben presente tra la gente comune, non solo le persone più anziane che hanno avuto modo di sperimentare in prima persona la vita nella “vecchia società” – un termine che sempre più spesso viene utilizzato in riferimento al periodo precedente il 1978, non più il 1949 – ma anche tra i giovani delle nuove generazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure, a guardare bene, il revival maoista non è certo una <strong>novità di questi ultimi anni</strong>. Come Geremie Barmé scriveva nel lontano 1996 nell’introduzione al volume <em><a href="http://www.amazon.it/Shades-Mao-Posthumous-Great-Leader/dp/1563246791/ref=sr_1_1?ie=UTF8&amp;qid=1330063195&amp;sr=8-1">Shades of Mao</a>, </em>il primo recupero dell’immagine di Mao Zedong ebbe luogo già alla fine degli anni Ottanta, dopo una decade di semi-oblio in cui il culto della personalità ereditato dai decenni precedenti era stato sistematicamente smantellato. Allora il <strong>rinnovato interesse</strong> della popolazione cinese nei confronti della figura del vecchio presidente si era tradotto in una vera e propria “ricerca di Mao Zedong” (<em>xunzhao Mao Zedong</em>), un fenomeno che ben presto era stato ribattezzato dai media ufficiali “febbre maoista” (<em>Maore</em>). E di una vera e propria febbre si trattò, se si pensa al fatto che a fronte delle appena 370.000 copie del ritratto di Mao stampate nel 1989, nel 1990 il numero era salito a 22,95 milioni di copie, di cui 19,93 erano state vendute.</p>
<p style="text-align: justify;">Nelle pagine del libro di Barmé si riconoscono chiaramente le radici di tanti fenomeni che poi hanno avuto seguito negli anni successivi. E non si tratta solamente di rielaborazioni dell’immagine di Mao da parte di elite artistiche e culturali, quanto piuttosto di un processo di progressiva penetrazione nell’immaginario popolare. Come, ad esempio, quando tra gli autisti cinesi si affermò per la prima volta l’abitudine di appendere<strong> un “santino” di Mao</strong> allo specchietto retrovisore delle proprie automobili, il tutto in seguito al diffondersi di una leggenda metropolitana che voleva che a Shenzhen una persona coinvolta in un gravissimo incidente stradale fosse sopravvissuta grazie ad un immagine di Mao sul cruscotto. O, ancora, con la riscoperta delle “canzoni rosse” nei primi anni Novanta, quando tutta una serie di inni fondanti del Partito – da “<a href="http://www.youtube.com/watch?v=fyVzHJUu9h8">Il socialismo è grande</a>” all’”<a href="http://www.youtube.com/watch?v=k8BjeBvzw9w">Internazionale</a>” – furono rielaborati in chiave rock. Si parla tanto di canzoni rosse oggi, ma non sono in molti coloro che ricordano come nell’inverno del 1991-92 un album pop intitolato “<a href="http://www.xiami.com/album/393640">Il sole rosso – Odi a Mao Zedong cantate in un nuovo ritmo</a>” abbia ottenuto un successo strepitoso, vendendo quattordici milioni di copie nel giro di pochi mesi.</p>
<p style="text-align: justify;">Quali furono le ragioni alla base di questo ritorno di fiamma del popolo cinese per il vecchio presidente? L’interpretazione più semplice ed immediata vuole che dopo gli eventi del Quattro giugno le autorità fossero alla ricerca di una nuova legittimazione e che il recupero dell’immagine di Mao sia stata una strategia orchestrata dall’alto. Eppure, questa spiegazione appare ben lontana dall’essere esauriente. Come scrive Barmé, attribuire questo fenomeno ad una <strong>strategia politica</strong> elaborata a tavolino dalle autorità oppure al consumismo derivante dal “socialismo di mercato” è discutibile. Piuttosto, a suo avviso, la chiave di lettura più appropriata va individuata nell’abitudine umana di aggrapparsi a pratiche e discorsi familiari in un periodo di crisi. In particolare, in un momento di grandi incertezze economiche, sociali e politiche qual era la Cina dei tardi anni Ottanta, <strong>vecchi simboli culturali</strong>, culti, pratiche e credi sarebbero stati spontaneamente ravvivati dalla popolazione al fine di garantire una cornice di coesione e significato ad un mondo sempre più minaccioso.</p>
<p style="text-align: justify;">Come interpretare invece la “febbre maoista” di questi ultimi anni? La sensazione è che in Cina oggi siamo di fronte a due fenomeni molto differenti. Da un lato, vi è la manipolazione politica della figura di Mao da parte delle autorità. Questo avviene non solo attraverso campagne “rosse” come quelle di Chongqing, ma anche attraverso messaggi velati come il recente richiamo di Hu Jintao alla necessità di far sì che “cento fiori sboccino e cento scuole di pensiero dibattano”, pronunciato di fronte alla platea dell’ultimo congresso nazionale dell’Associazione degli Scrittori Cinesi. Dall’altro invece vi è una <strong>riappropriazione popolare</strong> dell’immagine del vecchio presidente, un discorso che, fenomeni di costume a parte, spesso si articola in tutt’altri termini rispetto a quella che è l’interpretazione ufficiale. Per citare le parole conclusive del documentario “<a href="http://www.morningsun.org/index.html">Morning Sun</a>”, uno straordinario sguardo sulla Rivoluzione culturale: “Per molti la Rivoluzione è morta. Le promesse utopistiche ora si presentano sotto diverse spoglie, ma lo spettro di Mao non è mai lontano. Quando le persone si sentono represse e impotenti, quando il sistema non permette forme legittime di protesta o difesa, Mao emerge come una possibilità, un campione del diritto a ribellarsi.”</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #888888;">(anche su <a href="http://www.twai.it/upload/pdf/oc-marzo.pdf">Orizzonte Cina</a> di Marzo 2012)</span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.cineresie.info/mao-revival-ritorno/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Zhang Lin e il salario dei migranti</title>
		<link>http://www.cineresie.info/zhang-lin-lavoratore-salario-cinese/</link>
		<comments>http://www.cineresie.info/zhang-lin-lavoratore-salario-cinese/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 13 Mar 2012 06:24:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivan Franceschini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[lavoratori migranti]]></category>
		<category><![CDATA[propaganda]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.cineresie.info/?p=5198</guid>
		<description><![CDATA[Ogni anno nelle settimane che precedono il capodanno lunare i lavoratori migranti tornano immancabilmente ad occupare le prime pagine dei giornali cinesi. A parte le difficoltà che essi incontrano nel trovare un mezzo di trasporto per tornare alle proprie case, a far discutere è soprattutto la questione del mancato pagamento dei salari, un problema che però le autorità riescono   invariabilmente a trasformare in un'occasione per far sfoggio delle proprie doti "taumaturgiche".]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong><a href="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2012/03/fa-gongzi.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-5534" title="fa-gongzi" src="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2012/03/fa-gongzi.jpg" alt="" width="463" height="334" /></a></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Zhang Lin</strong> è un lavoratore migrante come tanti altri. Dopo aver seguito un corso di addestramento professionale, nel febbraio del 2009 è stato assunto da un’azienda privata a Shenzhen. Gli avevano promesso un <strong>salario mensile</strong> di base di 1.400 yuan (170 €). La sua giornata lavorativa era di otto ore, a cui si aggiungevano altre tre ore di straordinari, più un’ora “rubata” durante la pausa pranzo. In aprile, con la busta paga però è arrivata una sorpresa: lo stipendio era di <strong>appena duemila yuan</strong> (240 €), molto meno di quanto si aspettava. La sua prima reazione è stata quella di andarsene immediatamente, ma questo non era possibile, visto che se avesse abbandonato il posto di lavoro senza l’autorizzazione avrebbe rischiato di perdere il salario degli ultimi due mesi.</p>
<p style="text-align: justify;">In novembre la seconda sorpresa: dopo che, con nove mesi di ritardo, l’azienda gli aveva consegnato una copia del contratto di lavoro, il salario di base risultava essere di appena novecento yuan (110 €) Ai piedi della pagina una firma falsa. A differenza di tanti altri, invece di abbandonare il posto di lavoro seduta stante e rinunciare ai propri diritti, Zhang Lin ha deciso di rimanere e lottare. Ha iniziato a <strong>documentarsi sulla legislazione sul lavoro</strong> e per sette mesi, fino al giugno del 2010, è rimasto nell’azienda per raccogliere prove, arrivando persino a comprare un cellulare con macchina fotografica incorporata per documentare ogni giorno la timbratura del cartellino. Dopo aver raccolto cento pagine di foto e documenti, ha finalmente <strong>rassegnato le dimissioni</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell’ottobre del 2010, il comitato arbitrale locale ha rifiutato la sua istanza a causa dell’incompletezza della documentazione. Non solo egli non aveva prodotto una costosissima perizia calligrafica giudiziaria per attestare il fatto che la firma sul contratto fosse falsa, ma aveva anche deciso di non consegnare tutti i documenti relativi alle presenza sul lavoro – le foto scattate al cellulare – per paura di “giocarsi tutte le carte in una sola volta”. Solamente nel novembre del 2011 Zhang Lin <strong>ha fatto ricorso al tribunale popolare</strong> presentando la perizia calligrafica e la documentazione completa, ottenendo<strong> finalmente giustizia</strong>. Dal momento in cui aveva scoperto che il suo contratto era stato falsificato erano passati due anni.</p>
<h2 style="text-align: justify;">A capodanno niente paura, ti aiuta lo Stato</h2>
<p style="text-align: justify;">Ciò che distingue la vicenda di Zhang Lin da quella di innumerevoli altri migranti è solamente il fatto che egli ha trovato un giornalista disposto a raccogliere <a href="http://www.gdlaowei.com/a/news/ssnews/201201/5879.html">la sua testimonianza</a>. In genere in Cina – come altrove – storie di salari non pagati, orari di lavoro eccessivi, rischi per la salute e la sicurezza sul posto di lavoro in genere passano sotto silenzio, tanto sono banali.</p>
<p style="text-align: justify;">Non sempre, però. Ogni anno nelle settimane che precedono il capodanno lunare i lavoratori migranti tornano immancabilmente ad occupare le prime pagine dei giornali cinesi. Se da un lato a far discutere sono <a href="http://finance.sina.com.cn/roll/20110122/15279295875.shtml">le difficoltà</a> che essi incontrano a trovare un mezzo di trasporto per tornare alle proprie famiglie, un problema condiviso da centinaia di milioni di persone di tutte le estrazioni sociali, dall’altro c’è proprio la questione del mancato pagamento dei salari. Per dare un’idea della <a href="http://www.globaltimes.cn/NEWS/tabid/99/ID/690512/New-campaign-to-ensure-workers-wages.aspx">portata del fenomeno</a>, basta pensare che nell’anno appena concluso le autorità avrebbero aiutato 1.292.000 migranti a recuperare quasi tre miliardi di yuan di arretrati e questo a dispetto del fatto che dallo scorso febbraio non pagare i salari sia diventato un <a href="http://news.hexun.com/2011-02-23/127511615.html">reato punibile</a> con il carcere fino a sette anni.</p>
<p style="text-align: justify;">Dal punto di vista delle autorità cinesi, <strong>ossessionate</strong> come sono dal “mantenimento della stabilità” (<em>weiwen</em>), il problema dei salari non pagati diventa particolarmente allarmante a ridosso delle festività, quando i lavoratori necessitano di soldi per tornare alle proprie famiglie e comprare i doni di rito. Ecco allora che in questo periodo dell’anno ministeri, organi di polizia e ispettorati del lavoro lanciano operazioni dimostrative, in genere ampliamente pubblicizzate dai media, in cui alcuni datori di lavoro vengono messi alla gogna, come si è visto di recente <a href="http://www.xinhuanet.com/chinanews/2012-01/06/content_24491354.htm">ad Hainan</a>, dove un immobiliarista è stato costretto a versare oltre tredici milioni di yuan di salari non pagati a circa 280 migranti, e <a href="http://www.globaltimes.cn/NEWS/tabid/99/ID/690336/9-arrested-over-wages.aspx">a Shenzhen</a>, dove nove imprenditori sono stati arrestati per non aver pagato oltre otto milioni di salari.</p>
<p style="text-align: justify;">E, di fatto, sembrerebbe che queste operazioni “mirate” dimostrino una certa efficacia nel rafforzare l’<strong>immagine paternalistica</strong> dello Stato centrale, se si considera che in <a href="http://v.youku.com/v_show/id_XMzQwNTA2OTA0.html">un video</a> recentemente circolato sul web cinese, diversi migranti, intervistati nella sala d’attesa di una stazione in procinto di rientrare a casa, si sono sentiti in dovere di ringraziare i propri datori di lavoro e lo Stato per aver ricevuto le proprie paghe in tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma, in attesa che lo Stato manifesti le proprie “doti taumaturgiche”, cosa può fare un comune lavoratore migrante per far fronte ad un problema di salari non pagati? Di fronte all&#8217;inefficacia dei canali ufficiali nel soddisfare la domanda di giustizia proveniente dai lavoratori, il migrante spesso sente di non avere altra scelta che adottare strategie alternative di rivendicazione oppure rinunciare.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Mali comuni, estremi rimedi</h2>
<p style="text-align: justify;">Negli ultimi mesi i media cinesi hanno riportato spesso vicende di lavoratori che hanno deciso di ricorrere a <a href="http://www.ministryoftofu.com/2011/12/the-plight-of-chinas-migrant-workers/?utm_source=feedburner&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=Feed:+MiniTofublog+%28Ministry+of+Tofu+-+Featured+Articles%29&amp;utm_content=Google+Reader">misure estreme</a> per <strong>rivendicare i propri diritti</strong>, dall’arrampicarsi su gru e ponti allo spogliarsi in pubblico, dal farsi seppellire vivi al mendicare. E non mancano neppure le vicende di lavoratori che hanno cercato in tutti i modi di <a href="http://www.gdlaowei.com/a/news/review/201201/5887.html">ingraziarsi</a> i “padroni”, nella speranza che questi pagassero loro i salari arretrati, come ad esempio è accaduto a decine di dipendenti di un mercato ortofrutticolo nei pressi di Xi’an, che per quasi cinque ore hanno aspettato il proprio datore di lavoro all’aeroporto, mazzi di fiori e striscione di accoglienza in mano.</p>
<p style="text-align: justify;">Di fatto, non sono poi tanti i lavoratori migranti che hanno la perseveranza di Zhang Lin. Nonostante negli ultimi anni ci siano stati non pochi <a href="http://www.clb.org.hk/en/node/101194">miglioramenti</a> nel panorama giuridico relativo alla risoluzione delle dispute sul lavoro, ancora oggi di fronte a situazioni del genere sono moltissimi i lavoratori che decidono di abdicare ai propri diritti o di lanciarsi in forme di protesta più o meno estreme. Non è dunque il caso di farsi ingannare dalle <a href="http://www.labournet.com.cn/ldzy/ckzl/t21.htm">cifre roboanti</a> degli annuari ufficiali, dagli oltre 634.000 casi di arbitrati sul lavoro risolti nel solo 2010: di fatto, non abbiamo la minima idea di quale sia il numero reale delle dispute che non sono mai entrate nei canali di risoluzione formali perché le vittime, i lavoratori, hanno rinunciato a far sentire la propria voce. Da questo la necessità per lo Stato di mostrare ancora una volta al mondo le proprie doti taumaturgiche.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.cineresie.info/zhang-lin-lavoratore-salario-cinese/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

