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Germogli di società civile in Cina

di | 14 June 2010 | 4 Comments |

Dopo che su questo e altri blog si è tanto scritto di società civile, finalmente in questi giorni esce nelle librerie italiane “Germogli di società civile in Cina”, un volume che io e Renzo Cavalieri abbiamo avuto modo di curare per l’editore Brioschi. In esso abbiamo raccolto undici contributi di specialisti italiani che raccontano le trasformazioni avvenute in seno alla società cinese negli ultimi decenni, spaziando su temi che vanno dal dibattito politico alla riforma del sistema giudiziario, dall’emergere dei nuovi media alla trasformazione del mondo del lavoro, dalla nascita di un terzo settore alle lotte per l’ambiente. Il filo conduttore è sempre lo stesso: evidenziare come anche in Cina, in un contesto ancora fortemente autoritario, esistano delle forme di pluralismo e partecipazione dei cittadini alla vita pubblica.

In sostanza, la premessa da cui siamo partiti è la seguente. Contrariamente a quello che comunemente si pensa, nell’ultimo trentennio di riforme si è assistito a una serie di cambiamenti che hanno a dir poco stravolto il panorama sociale cinese. Da questo punto di vista, l’assunto in base al quale in Cina alle riforme economiche non si è accompagnata alcuna riforma politica e, dunque, i meccanismi deliberativi e applicativi delle scelte politiche sono rimasti invariati, appare riduttivo, una semplificazione che non rende minimamente giustizia alla complessità della Cina di oggi. Di fatto, per quanto la presenza del Partito comunista nella società e nella vita dei cittadini cinesi rimanga tuttora pervasiva, con l’adozione delle politiche di riforma ed apertura si è assistito all’emergere di nuovi spazi di partecipazione e pluralismo, realtà in cui potremmo facilmente leggere degli embrioni di una società civile.

Quale società civile? Nella nostra interpretazione non si tratta tanto di una nuova forza sociale favorevole ad un’eventuale transizione democratica, quanto piuttosto di prime embrionali forme di pluralismo, diversificazione e destrutturazione sociale in un sistema politico che, nonostante i grandi passi mossi verso la valorizzazione dei diritti individuali, rimane fondamentalmente autoritario. Non democrazia, dunque, ma semplicemente partecipazione, nonché una crescente tutela degli spazi di autonomia.

Nell’introduzione al volume abbiamo cercato di spiegare le dinamiche storiche e sociali alla base della profonda trasformazione degli ultimi decenni. Se la ragione principale del mutamento indubbiamente va individuata nel cambiamento della struttura economica del paese, a nostro avviso sono almeno tre le ragioni “empiriche” che, dopo tre decenni in cui, pur con qualche distinguo, qualsiasi forma associativa e partecipativa al di fuori del Partito-Stato era al bando, hanno permesso lo sviluppo dei germogli che danno il titolo al libro. Queste tre ragioni sono: lo smantellamento del sistema delle unità di lavoro (danwei); il graduale ritiro dello Stato da alcuni settori della vita pubblica (con la conseguente estensione delle libertà, delle autonomie e dei diritti individuali); l’emergere di nuove tecnologie che facilitano la comunicazione tra i cittadini. Si tratta di tre fattori convergenti ed in parte sovrapposti che, congiuntamente, hanno creato e stanno creando le condizioni necessarie all’apertura di nuovi spazi per la partecipazione dei cittadini.

Nel libro, questi tre temi vengono declinati da differenti prospettive. Ecco dunque che lo smantellamento del sistema delle unità di lavoro viene raccontato da Luigi Tomba attraverso l’analisi delle forme di governo delle comunità di disoccupati nel nord-est della Cina, oppure da me dal punto di vista nuove strategie per la tutela dei diritti dei lavoratori sperimentate in campo sindacale; il ritiro dello Stato si traduce nelle analisi di Valeria Zanier sull’emergere dell’imprenditoria privata a Wenzhou, di Simona Grano sulla nascita dell’attivismo ambientale e di Flora Sapio sulle organizzazioni di avvocati finalizzate alla tutela dei diritti; infine la trasformazione nella comunicazione e nei media viene raccontata nei suoi vari aspetti da Emma Lupano, che si concentra sulla nascita del giornalismo freelance in Cina, da Gianluigi Negro che delinea le strategie di mobilitazione dei netizen cinesi, e da Silvia Pozzi, che descrive un sistema televisivo sempre più combattuto tra intrattenimento e creazione del consenso. Il tutto nel contesto generale del dibattito politico sull’idea di democrazia con caratteristiche cinesi, descritto da Marina Miranda e Guido Samarani, e sullo sfondo dell’evoluzione del sistema giudiziario verso un regime di legalità raccontata da Renzo Cavalieri.

A quale scopo pubblicare una simile collettanea? Indubbiamente, uno degli obiettivi principali è quello di sfatare alcuni dei luoghi comuni che da anni determinano la percezione degli italiani nei confronti della Cina. Come scriviamo nell’introduzione al libro, nell’immaginario dell’italiano medio, quello cinese è un regime in cui tutte le scelte politiche vengono compiute da una dirigenza comunista centrale numericamente ridottissima e autoreferenziale, un sistema in cui non è prevista alcuna forma di consultazione popolare, né di dibattito pubblico.

Secondo questa lettura, la dirigenza pianifica le sue politiche, le trasforma in leggi e le applica senza dover tener minimamente conto degli ostacoli che deriverebbero da un’opposizione parlamentare, dal confronto con la pubblica opinione, o da un sistema di reale tutela dei diritti soggettivi. Allo stesso modo, è forte nel sentire comune l’idea che in Cina lavoro significhi esclusivamente sfruttamento e media semplicemente censura, una visione in bianco e nero della società cinese perpetuata negli anni attraverso un’informazione largamente superficiale ed approssimativa. Se attraverso questo libro saremo riusciti ad aprire una piccola crepa nelle convinzioni del lettore medio sulla Cina di oggi, il nostro obiettivo potrà considerarsi raggiunto.

4 Commenti »

  • yilian said:

    Molto interessante, non vedo l’ora di leggere il testo, certo, l’argomento e’ complesso e porge il fianco ad innumerevoli domande: partecipazione di quali soggetti? In quali ambiti della societa’? Si sta formando una classe media che, visti potenzialmente lesi i propri diritti si comincia a muovere per far si’ che vengano rispettati? Il sistema Cina potrebbe funzionare con la partecipazione?
    In quanto sicieta’ civile non necessariamente significa “contro il governo”per essere attivi in una societa’l'individuo deve essere adulto, in una societa’ paternalista come la Cina come si armonizza tutto cio’ :)

    Spero di trovarlo anche a Pechino il libro in questione.

    A presto.

  • luigi fontanella said:

    Bella li Ivan! sai che ti dico? che lo compro, son curioso :)

  • Andra said:

    interessante.. finalmente qualcuno che scrive sull’evoluzione del sistema sociale in Cina. Forse è ora di far capire che la Cina non è più quella di 20 anni fa!
    Mi associo alla ragazza che ha scritto sopra… ma qua in Cina potremmo trovarlo?

  • Ivan Franceschini (author) said:

    Grazie a tutti per gli apprezzamenti!

    @Andra: il 13 settembre alle 18.30 io e Renzo Cavalieri dovremmo presentare il libro qui a Pechino all’Istituto Italiano di Cultura. Nella libreria dell’Istituto dovrebbe esserci già qualche copia disponibile. Se non c’è arriverà nei prossimi giorni…

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