Hao Jingsong: il combattente del diritto
Hao Jingsong è un avvocato trentatreenne originario della provincia dello Shanxi. Dopo essersi laureato in chimica e aver lavorato in banca per oltre otto anni, ha deciso di dimettersi per dedicarsi allo studio del diritto, quello che ritiene uno strumento fondamentale per l’avanzamento della società cinese. Convinto dell’importanza del diritto nel porre un limite all’arbitrio del mondo politico, egli negli ultimi anni ha avviato diverse cause di pubblico interesse nei confronti di vari organi governativi, dal Ministero delle ferrovie, accusato di alzare arbitrariamente i prezzi dei biglietti ferroviari nel periodo della festa di primavera, quando centinaia di milioni di cinesi ritornano alle proprie case, alla metropolitana di Pechino, colpevole di non rilasciare le fatture ai passeggeri.
Hao Jingsong ha giocato un ruolo fondamentale in una serie di casi molto sensibili, dall’”incidente della tigre della Cina meridionale” (Huananhu Shijian) dell’estate 2007, in cui l’ufficio provinciale dell’ambiente dello Shaanxi ha cercato di ottenere un finanziamento nazionale di dieci milioni di yuan per la creazione di un’area protetta per la tigre della Cina meridionale (una specie estinta nell’area) adducendo come prova della presenza dell’animale la foto palesemente fasulla di un esemplare, al caso di Yang Jia, un giovane di Pechino che in un’ondata di furia di cui non sono mai state chiarite le ragioni ha assaltato un commissariato di polizia di Shanghai, uccidendo a coltellate sei poliziotti.
Hao Jinsong in definitiva rappresenta un certo modo di intendere la professione di avvocato che negli ultimi anni sta prendendo piedi in Cina. Professionisti del diritto che conducono attività di questo tipo in genere vengono definiti “avvocati per l’interesse pubblico” e “avvocati per la tutela dei diritti”, una categoria che fino ad un paio di mesi fa aveva come principale rappresentante la Gongmeng, l’organizzazione di avvocati che il governo cinese ha attaccato e chiuso la scorsa estate. In un periodo in cui questi avvocati sono perennemente sotto attacco, trovo opportuno iniziare con il riportare la voce di una persona che ama definirsi un “combattente del diritto”.
Lo incontro poco lontano dal parco della collina di carbone, nei pressi della Città Proibita. È appena arrivato in treno da Shanghai dove sta occupandosi di un caso contro il dipartimento dei trasporti distrettuale. Mi racconta che nell’ambito di una campagna contro i taxi in nero, poliziotti in borghese, adducendo scuse come la malattia di un parente o qualche affare urgente, chiedono passaggi in auto ad ignari cittadini e quando questi mossi da compassione accettano, ecco che scatta la multa, la violenza e persino la detenzione. “Cose come queste non succedono in Italia, vero?”, mi chiede.
Non mi interessava la chimica e il lavoro in banca era molto ripetitivo. Penso che il diritto sia uno strumento importante per avvicinarsi alla politica. La Cina ha una popolazione di un miliardo e trecento milioni di persone e finora essa è stata sottoposta al “governo dell’uomo”, non al “governo della legge” (1). Come possiamo arrivare al governo della legge? Sarà necessario che i cittadini si alzino in piedi perché sia possibile realizzare una società basata sul principio del “governo della legge”. Molti cinesi si trovano in una condizione di schiavitù. Essi vengono governati, controllati. Fin da quando sono piccoli gli viene insegnata una sola cosa: quando sono bambini devono obbedire ai genitori, quando vanno a scuola devono obbedire agli insegnanti, quando vanno a lavorare devono obbedire ai capi, quando entrano nella società devono obbedire al Partito Comunista. Dobbiamo cambiare questa situazione, siamo noi i padroni, no?
La Costituzione della Repubblica Popolare Cinese stabilisce che il popolo è il padrone dello Stato. Una persona come fa a diventare padrone? Non può far altro che basarsi sulla legge. Dal momento che il Partito afferma che quella cinese è una società basata sul diritto, anch’esso è tenuto a basarsi sul diritto e pertanto tu devi servirti del diritto per vincolarlo. All’inizio la legge è semplicemente scritta sulla carta, non ha alcuna forza, ma quando te ne servi essa costringe il governo ad abbassare la testa. “Abbassare la testa davanti alla verità” [indica il motto scritto sulla sua borsa], no? La legge così diventa davvero molto potente. Se hai successo, molti cinesi lo vedono e ti prenderanno ad esempio, cominciando a fare causa al governo, limitandolo. I cinesi sono molti, se anche solo un centinaio di milioni di persone denuncia il governo, quest’ultimo sarà costretto a cambiare.
Ho cominciato a pensarla in questo modo fin da quando ero in banca. Allora non obbedivo ai superiori. Neanche quando ero a scuola obbedivo agli ordini. Sono una specie di oppositore, da quando ero bambino ho una coscienza d’opposizione. Quando ero a scuola, avevo degli scontri con i dirigenti scolastici. La sera ti chiudevano nel dormitorio e non ti permettevano di uscire. Per me la scuola era simile ad una prigione e allora prendevo e me ne andavo. I dirigenti si riunivano, mi criticavano e non mi permettevano di vivere più a scuola: “Puoi andartene fuori a vivere!” “Non puoi stare nel dormitorio della scuola!” Tutto questo perché l’amministrazione dei dormitori della nostra scuola era unitaria e alle dieci di sera le porte venivano chiuse, costringendo tutti a rientrare prima di quell’ora. Se tornavi troppo tardi, dovevi passare per la finestra e c’era sempre qualcuno che ti acciuffava. Per questo ci opponevamo.
Quando ho iniziato a lavorare, mi sono reso conto che nelle unità di lavoro cinesi i dirigenti, piccoli o grandi che siano, sono come dei dittatori: non fanno altro che dare ordini. Dobbiamo cambiare questa situazione. Quando ti opponi a uno di loro, egli si vendicherà, ti farà perdere il posto di lavoro, ti criticherà. Per questa ragione dobbiamo andarcene, cercare uno spazio più ampio. In Cina a volte è necessario che tu diventi un esempio per gli altri. Molte persone ti vedono e dicono: “Hao Jingsong facendo così può cambiare le cose, può far sì che nel periodo della festa di primavera i prezzi dei biglietti ferroviari non salgano, può far sì che sui treni ti vengano rilasciate delle fatture, può far sì che la tigre della foto che il governo diceva essere vera diventi una tigre di carta” (2). Grazie a tutto questo le persone iniziano a pensare: “La legge nelle mani di Hao Jingsong è davvero utile, possiamo fare così anche noi? Possiamo imitarlo”. Dobbiamo stimolare una simile coscienza giuridica nei cittadini, la capacità di servirsi del diritto, perché ora molti cinesi ritengono che la legge sia inutile, impotente. “Nella Cina governata dal Partito Comunista, una singola persona cosa può cambiare?”, questo è il pensiero di molti. Noi dobbiamo cambiare proprio questo modo di pensare, far sì che la gente abbia fiducia nel fatto che in Cina una persona possa cambiare molte cose. Negli ultimi anni i cinesi si sono alzati in piedi, inclusi avvocati come Li Fangping, Zhang Tianyong, Xu Zhiyong, Teng Biao, o anche intellettuali come Xu Youyu, Qin Hui, Dai Qing e Ai Weiwei… Molte persone si sono alzate in piedi.
Ho iniziato a studiare legge nel 2002 all’Università di Pechino. Allora era come se il mio pensiero si stesse ricaricando. Il diritto è molto importante. Se in futuro si vorranno limitare i poteri del Partito Comunista oppure del governo, in primo luogo sarà necessario avere una coscienza giuridica. Non si potrà prescindere dal diritto per avvicinarsi un passo dopo l’altro alla politica. Se molti cinesi iniziano a servirsi del diritto alla stessa maniera in cui si servono delle bacchette, questo paese diventerà molto presto una società basata sul governo della legge.
Si può dire che il caso più grande che ho affrontato finora è quello di Yang Jia, il giovane che ha ucciso a coltellate sei poliziotti in un commissariato di Shanghai. Yang Jia era già stato arrestato, ma il governo allora ha fatto una cosa davvero stupida, vale a dire far scomparire Wang Jingmei, la madre del giovane. Di Wang Jingmei si sono perse le tracce per oltre tre mesi e noi ritenevamo che fosse stato il governo a portarla via, ma né l’Ufficio di pubblica sicurezza di Pechino, né quello di Shanghai erano disposti ad ammettere la propria responsabilità, continuando invece a ripetere che nessuno sapeva dove questa donna fosse finita. Basandomi su un regolamento approvato nel maggio del 2008 che vincola gli organi amministrativi a rendere pubbliche le informazioni, ho inviato una richiesta formale all’Ufficio della pubblica sicurezza di Shanghai, al distaccamento della pubblica sicurezza di Zhabei (il luogo in cui sono avvenuti gli omicidi) e al governo distrettuale affinchè questi rendessero pubbliche le informazioni a loro disposizione. Dovevano spiegare dove fosse finita la madre di Yang Jia e se fossero state adottate o meno misure di forza. L’Ufficio di pubblica sicurezza era tenuto a rispondere alla mia richiesta entro quindici giorni, ma mentre preparavano la risposta hanno inviato delle persone nel mio paese natale, nella provincia dello Shanxi, per controllare il mio dang’an (3). Quando me ne sono andato dalla banca però mi sono ripreso il mio dossier, così loro non riuscivano a trovarlo e si sono arrabbiati parecchio.
È andata così. Quando mi sono dimesso, il mio dossier avrebbe dovuto essere consegnato ad un qualsiasi dipartimento governativo, ma l’idea che il governo si appropriasse di questo documento mi infastidiva, così ho deciso di nasconderlo in casa. Quando la polizia non ha trovato il mio dossier si è arrabbiata tantissimo e ha ordinato ai poliziotti del mio paese di chiamarmi per dirmi che ai piani superiori c’erano persone che stavano investigando su di me, che la pubblica sicurezza nazionale stava investigando su di me, che dovevo fare attenzione, che dovevo andarci cauto su questo caso perché l’Ufficio della pubblica sicurezza di Shanghai era convinto che volessi creargli dei fastidi. Tutto questo perché la legge stabiliva che se essi non avessero risposto alla mia richiesta, oppure io non fossi stato soddisfatto della loro risposta, avrei potuto fargli causa, mettendoli così grandemente sotto pressione. Il risultato è stato che la madre di Yang Jia è stata rilasciata. L’avevano rinchiusa con il falso nome di Liu Yaling in un ospedale psichiatrico di Pechino, una struttura gestita direttamente dall’Ufficio della pubblica sicurezza. In seguito mi hanno anche inviato la risposta che avevo richiesto. Quando Ai Weiwei (4) ha visto questo documento è stato davvero molto felice, perché anche lui ha seguito molto da vicino la storia di Yang Jia. Abbiamo conservato la risposta, perché pensiamo si tratti di un materiale davvero pregiato.
La forza del “popolo della rete” è enorme, imprevedibile, probabilmente una delle forze più importanti che contribuiranno al cambiamento del paese. L’attivismo del popolo della rete e il suo spirito battagliero si sono temprati nel corso di alcuni incidenti pubblici. Il popolo della rete pubblica articoli su internet, ma noi dobbiamo concentrare le sue forse. Per fare un esempio, io sono come un coltello: quando mi conficco in un punto, il popolo della rete mi spinge all’interno della carne. Deve esserci un coltello o una pistola perché la forza del popolo della rete si concentri, se questo manca, la forza del popolo della rete non può manifestarsi ed ognuno va per la propria strada.
Non prendo un soldo per occuparmi di questi casi di interesse pubblico. Ci sono persone che ci aiutano, in Cina ci sono imprese che ci sostengono. Proprio per questo ho fondato un’organizzazione non governativa che si chiama “Centro di ricerca Jingsong sull’interesse pubblico e il diritto”.
La società civile in Cina ora si trova in una fase di crescita, ma il governo sta in guardia, sotto pressione. Esso ritiene che queste organizzazioni non governative siano molto pericolose e possano influenzare il suo potere. Un passo importante nel cammino della Cina verso il governo della legge e la democrazia sta nel creare delle associazioni, stabilire delle organizzazioni non governative. Eppure una premessa importante per poter stabilire queste organizzazioni è quella di avere un buon numero di cittadini all’altezza, non comuni laobaixing (5). In primo luogo devi avere una coscienza giuridica, devi essere un cittadino che sta in piedi, non una persona in ginocchio. Se la Cina ora avesse cento milioni di Hao Jingsong, l’intero paese potrebbe cambiare già da domani. Per questa ragione ciò che facciamo è dare una coscienza giuridica ad un numero sempre maggiore di persone. Perché la democrazia ha bisogno di alcune fondamenta, è come un albero che deve crescere gradualmente, non è possibile diventare democratici in un giorno solo. Questo paese è composto da molte persone e sono queste persone a decidere lo stadio di sviluppo di questo stato e della democrazia. Se queste persone sono democratiche, rispettano l’ordine e la legge, allora va bene, allora sono cittadini all’altezza di questo nome. Se il governo commette un errore, devi andare a correggerlo. Sono convinto che questa sia la responsabilità di un cittadino. Questo paese è il mio paese, non è solo il paese del Partito Comunista. Il partito al governo è solamente un mio amministratore, un servo, se non mi piace lo posso cambiare, esattamente come avviene in Italia, Giappone. Potremmo cambiarlo, ma purtroppo questo in Cina oggi non è possibile Quello che oggi più ci manca sono cittadini all’altezza di questo nome.
Il caso della Gongmeng riflette la preoccupazione del governo (6). Il governo aveva paura, perché la Gongmeng si stava ampliando, sia come dimensioni che come influenza, pertanto ha dovuto eliminarla in quanto pericolosa. Tuttavia questo attacco avrà due tipi di conseguenze: da un lato sarà un deterrente, spaventerà molte persone; dall’altro non farà paura e produrrà una coscienza d’opposizione molto accesa. Dal momento che la Gongmeng era un’organizzazione pacifica e non violenta, se il governo non accetta neppure questo tipo di organizzazione, molte persone inizieranno a dire che in Cina un cambiamento pacifico non è possibile. Questo è molto pericoloso.
Per quanto riguarda il futuro della società cinese, sono ottimista. Questo perché è in corso un’ondata di democratizzazione a livello globale e nessuno può opporvisi. Attualmente i cosiddetti paesi socialisti sono pochi, per il resto per la maggior parte si tratta di paesi democratici in cui si svolgono elezioni democratiche. Per questa ragione affermo che nessuno può arrestare quest’ondata di democrazia. Si tratta di una tendenza dello sviluppo sociale e pertanto anche la Cina cambierà. Bisognerà vedere quante persone si alzeranno in piedi: se saranno molte, il processo di democratizzazione sarà più rapido. La democrazia cinese è come una pista: oggi molte persone si se ne stanno su questa pista, spingendo avanti la Cina. Se un domani ci fossero un centinaio di milioni di persone in piedi su questa pista, allora tutto cambierebbe in un attimo, la democrazia arriverebbe velocemente. Se invece su questa pista ci fossero solamente poche persone, allora il tutto sarebbe molto lento. Molti se ne stanno ai lati a guardare e solamente se tu hai successo, se riesci a non farti arrestare, ti prendono a modello e iniziano ad usare i tuoi stessi mezzi. Ciò è fondamentale per questo paese: abbiamo bisogno di molte persone.
Non sono un dissidente, sono un combattente del diritto e mi servo della legge per cambiare le cose. Quando in Cina saranno in molti a servirsi del diritto, l’intero paese cambierà in maniera naturale. Ogni persona può cambiare una parte: oggi si cambia la tigre della Cina meridionale, domani si cambia il Ministero delle ferrovie; alcune persone si occupano delle fornaci clandestine, altre si occupano delle miniere. Se persone diverse cambiano cose diverse, anche questo paese cambierà. La mia posizione è quella di un cittadino che si è alzato in piedi, non più di uno schiavo in ginocchio. Molti cinesi hanno ancora una mentalità da schiavo: questo è quello che dobbiamo cambiare.
(1) Il binomio di “governo dell’uomo” e “governo della legge” è presente nella tradizione cinese sin dall’antichità. Il “governo della legge” (fazhi), nucleo di una tradizione filosofica pre-imperiale chiamata “scuola legista” (fajia), pone l’enfasi sulla necessità di un diritto imparziale ed onnicomprensivo per garantire il funzionamento della società; il “governo dell’uomo” (renzhi) è invece un concetto centrale nella tradizione confuciana e pone l’accento sull’importanza dell’esempio del governante nei confronti dei governati e sulla discrezione del sovrano nell’esercizio del potere, pur all’interno di complessi rapporti gerarchici e personali.
(2) Hao Jingsong fa riferimento ai già citati casi in cui si è confrontato con vari dipartimenti governativi.
(3) Il dang’an è un dossier personale in cui vengono annotati tutti i fatti riferite alla vita e alle attività di ogni cittadino cinese. In genere, una persona non ha idea di quale sia il contenuto del proprio dossier, che rimane nelle mani degli organi ufficiali, i quali se lo scambiano in occasione del passaggio da un’unità di lavoro all’altra. Una nota negativa sul dang’an può rovinare irrimediabilmente la vita di una persona.
(4) Ai Weiwei è un noto artista cinese, famoso all’estero soprattutto per aver ideato il design dello stadio olimpico di Pechino, il Nido. Da sempre è attento alle tematiche sociali. Nell’ultimo anno e mezzo ha condotto una continua campagna mediatica perchè il governo cinese rendesse pubblico il numero dei bambini morti nel terremoto del 2008 a causa della scarsa qualità degli edifici scolastici costruiti nella zona.
(5) Laobaixing è un termine tradizionale traducibile come “i vecchi cento cognomi” e sta ad indicare il popolo nella sua accezione più umile. In questo caso, potrebbe essere tradotto in italiano come “plebe”.
(6) Su quanto accaduto alla Gongmeng, si possono leggere i due post precedenti che ho pubblicato su questo blog.









Lo sapevo. L’ho sempre saputo che ci sono dei cinesi con le palle in questo paese. Peccato che non ho ancora i mezzi per poterli conoscere.
Vivo da 10 mesi a Changzhou nella provincia del Jiangsu tra Nanchino e Shanghai, laureato in triennale a Ca’ Foscari insegno italiano in un istituto superiore (vocational school). La parte sulla scuola mi ha molto toccato perché oggi nel 2010 è quasi esattamente così. Vivo nel campus con altri 5000 ragazzi che, tutte le mattine, estate, inverno, pioggia, neve, si devono alzare alle 6.00 per andare a correre nel campo di atletica, per poi iniziare una giornata lunghissima costellata di companelle e lezioni, rimandendo in classe fino alle 20.45 di sera.
Lascia un commento!