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I novant’anni del Partito // Cinque ragioni per (non) vedere un cinepolpettone rivoluzionario

di | 24 giugno 2011 | One Comment |

Nelle ultime settimane sulla stampa internazionale sono apparsi diversi articoli su “La mastodontica impresa di fondare un Partito” (jiandang weiye), il colossal cinematografico celebrativo del novantesimo anniversario della fondazione del Partito.

Se molti giornalisti stranieri hanno deciso di non scriverne considerandolo poco più che una ripetizione di “La grande impresa di fondare uno Stato” (jianguo daye) del 2009, coloro che ne hanno scritto hanno usato toni per lo più irrisori, sottolineando l’ingenuità o la disperazione di una propaganda che è tornata a servirsi di patinati “polpettoni patriottici” per riattizzare l’interesse della popolazione per la storia di un Partito comunista che nell’immaginario collettivo è sempre meno rivoluzionario e sempre più smorto.

Alcuni poi hanno ridicolizzato il puritanesimo dei censori che hanno deciso di escludere dal cast Tang Wei, invisa per essere stata a suo tempo protagonista di un film con alcune scene piuttosto spinte; altri hanno banalmente ricollegato l’opera cinematografica alla rinascita del “maoismo” a Chongqing e nel resto della Cina. Anche in Cina il film ha suscitato non poche perplessità. I miei stessi conoscenti cinesi, molti dei quali giornalisti, quando chiedevo loro se avessero intenzione di andarlo a vedere, facevano facce sdegnate o divertite.

Sarò forse l’unico, ma personalmente non vedevo l’ora che uscisse “La mastodontica impresa di fondare un Partito”. Sarà perché in passato uno dei miei principali interessi era la storia del movimento dei lavoratori cinesi negli anni Venti, sarà perché la propaganda con un sapore vintage mi ha sempre affascinato, fatto sta che la mattina seguente all’uscita nelle sale mi sono precipitato al cinema, dove in una sala semivuota ho potuto assistere tra i primi al grande evento. Mi è piaciuto. Quasi per razionalizzare questa mia insana passione, qui di seguito propongo una serie di ragioni per cui questo film a mio avviso merita di essere visto, seguite da cinque ragioni per cui alcuni potrebbero voler lasciar perdere.

Cinque ragioni per vedere “La mastodontica impresa di fondare un Partito”

a) E’ un film di propaganda!

Se siete affascinati dai film di propaganda e, più in generale, dalla costruzione dell’immaginario collettivo legato al Partito in Cina, questo film fa assolutamente per voi. Ci sono alcune scene che rientrano nella migliore tradizione del genere, come ad esempio un’epica battaglia in cui un giovane Zhu De guida una carica di cavalleria contro le truppe di Wu Peifu e, disarcionato da un esplosione e armato solo di un fucile, riesce a sbaragliare l’esercito avversario praticamente da solo. Oppure la scena in cui Li Dazhao, in piedi su un risciò in movimento, tiene un discorso rivoluzionario tra due ali di studenti acclamanti, (come avranno fatto a sentirlo tra le urla della folla senza altoparlante rimane un mistero). O ancora quando i partecipanti al primo congresso intonano tutti insieme la versione cinese dell’Internazionale e, a differenza del film del 2009, questa volta non erano ubriachi. Tutto questo rende “La mastodontica impresa di fondare un Partito” un gran bel film di propaganda, kitsch ed esagerato al punto giusto.

b) Evoca sentimenti rivoluzionari.

Non mi crederete, ma “La mastodontica impresa di fondare un Partito” probabilmente è uno dei film più sovversivi che ho mai visto proiettati in un cinema cinese. Non per niente in rete molti netizen si chiedono: “Ma come? Nel periodo dei signori della guerra era possibile organizzare manifestazioni di protesta? Com’è che allora gli studenti potevano pubblicare i proprio giornali?” Effettivamente, la parte del film dedicata al movimento patriottico del quattro maggio 1919, con gli studenti che affollano la piazza di fronte alla Porta della pace celeste, non può non richiamare a quello che sarebbe successo in quello stesso luogo esattamente settant’anni dopo, tra gli studenti vestiti di bianco, gli slogan patriottici e gli striscioni di contestazione nei confronti del governo. Mancavano solamente i carri armati! Non posso esserne sicuro, ma credo che l’analogia non sia sfuggita neppure a molti spettatori cinesi. Senza contare la parte sul movimento dei lavoratori: nell’ascoltare un giovane rivoluzionario (non ricordo quale) che arringa i lavoratori e grida “Lunga vita ai lavoratori!”, come non pensare alla recente ondata di scioperi?

c) Ci sono un sacco di personaggi secondari interessanti.

Sarà perché sono appassionato di storia cinese dei primi anni Venti, ma il film mi sembra affascinante per il fatto di aver recuperato moltissimi personaggi secondari di quell’epoca, alcuni dei quali sconosciuti persino al pubblico cinese. Penso ad esempio a Zhang Guotao, il leader studentesco e fondatore del Partito di cui ho già scritto qui su Cineresie, e a Deng Zhongxia, uno dei primi leader sindacali; a Yuan Shikai, l’aspirante imperatore che ha preso il potere nel 1912 dopo il crollo dell’impero, e al signore della guerra Wu Peifu. Suscita invece una certa ilarità vedere un Chiang Kaishek sicario che cerca di uccidere il suo obiettivo con un improbabile travestimento da suora. Interessante pure la ricostruzione dei dibattiti ideologici tra gli esponenti della “nuova cultura”, Hu Shi in primis, e coloro che invece sostenevano un ritorno alle radici confuciane dell’impero.

d) Non è un film Mao-centrico.

Fortunatamente, Mao appare poco in questo film, come d’altra parte è giusto che sia, visto il ruolo limitato da lui giocato negli eventi che hanno portato alla fondazione del Partito.

e) Ci sono un sacco di star!

Questo punto non significa molto per me, ma probabilmente ci sarà qualcuno che sarà interessato a vedere alcune delle più grandi star del cinema cinese odierno recitare insieme in un unico film. Si va da Andy Lau a Zhou Xun, da Chou Yun-fat a Zhao Benshan, eccetera eccetera.

 

Cinque ragioni per non vedere “La mastodontica impresa di fondare un Partito”

a) E’ un film di propaganda.

Immagino che ci siano persone che non sopportino la visione del kitsch, del trash e della retorica che costituiscono buona parte di un film di propaganda. Se siete questo tipo di persone, meglio che non andiate a vedere questo film.

b) Tagliate la testa all’attrice che interpreta Yang Kaihui!

Li Qin, che nel film interpreta la giovane Yang Kaihui (la prima moglie di Mao), interpreta il proprio personaggio in una maniera talmente sdolcinata da far accapponare la pelle a chiunque. I suoi risolini, gli sguardi languidi, i continui epiteti “fratellone Mao” (Mao gege) fanno sì che lo spettatore che conosce un minimo di storia speri che la scena della morte di Yang arrivi al più presto. Purtroppo questa scena non c’è, visto che gli eventi narrati si fermano al 1921 e Yang muore nel 1930.

c) Non contiene riferimenti all’attualità.

Uno dei punti di forza del precedente “La grande impresa di fondare uno Stato” erano i riferimenti non troppo velati all’attualità, dai rapporti con Taiwan alla questione delle relazioni con i partiti democratici. Il nuovo film appare immune a qualsiasi lettura in chiave attuale. Sempre ammesso che non si voglia interpretarlo nella già citata chiave rivoluzionario-sovversiva, cosa che però chiaramente non era nelle intenzioni degli autori.

d) E’ difficile da seguire se non si conosce la storia degli anni Venti.

Se non si conoscono le linee generali della storia di quel periodo, è difficile districarsi tra i personaggi e gli eventi.

e) Non conosco le star cinesi e non me ne importa niente.

Se, come me, non avete familiarità con i nomi e i volti delle star cinesi, non sarà la fine del mondo, ma è pur sempre una ragione in meno per vedere questo film (o, a seconda dei punti di vista, una ragione in più per non vederlo).

 

Un Commento »

  • FSapio said:

    Fossi stata ancora a Pechino, sarei corsa a vederlo subito. Vi sono aspetti della politica che noi non abbiamo capito ancora bene, e che forse si possono capire un po’ meglio solo prestando attenzione ad elementi come questo film, marginali sono in apparenza.