I microblog in Cina
Recenti sviluppi del microblogging in Cina, fra cloni, censure, spazi di manovra e una novità: ci sono anche i politici.
foto di iamsin
Il fenomeno del microblogging in Cina è emerso negli ultimi mesi coinvolgendo gente comune ma anche (e soprattutto) alte cariche dello Stato. Sebbene Twitter sia ancora accessibile solo grazie a Proxy Server o VPN o altre applicazioni come Brizzly, lo Stato di Mezzo ha ospitato negli ultimi anni non pochi servizi molto simili a quello americano. Alcuni di essi sono stati oscurati del tutto in seguito agli incidenti dello Xinjiang dello scorso luglio, altri hanno subito solo un blocco temporaneo, quelli invece ospitati da piattaforme Web vicine agli organi ufficiali sono sempre operativi.
Lo sviluppo delle piattaforme di microblog in Cina ha percorso tappe molto simili a quelle del videosharing: da una grande competizione iniziale si è passati ad una dozzina di servizi a disposizione di un notevole numero di iscritti.
Sina microblog rappresenta attualmente lo spazio più utilizzato nonostante sia uno degli ultimi ad essere stato introdotto. Il segreto del suo successo deriva dal blasonato Sina.com, il più grande portale d’informazione di lingua cinese (il 20° sito al mondo più visitato, secondo le classifiche Alexa) e già leader anche nel mercato dei blog grazie ai suoi 40 milioni di iscritti (47,5% del mercato dei blog). La modalità di utilizzo di Sina microblog differiscono da quelle di Twitter per le funzioni “commento” e “inoltro” al posto delle “risposte (o citazioni)” e retweet offerti dal servizio statunitense. Sina Microblog non dispone ancora di applicazioni desktop o web che possano supportarlo, ma in compenso si avvale di un altro sito web ottimizzato per i cellulari WAP (t.sina.cn) ma non per dispositivi 3G con browser più sofisticati.
Fanfou è invece considerato da molti esperti un vero e proprio clone di Twitter sia per l’aspetto grafico che per l’approccio decisamente più aperto ad altre applicazioni e compatibile con gli standard Web 2.0. Tale spazio è stato oscurato dopo gli incidenti dello Xinjiang del luglio 2009 per aver giocato un ruolo chiave nella diffusione di informazioni multimediali inerenti agli scontri. Una vera battuta d’arresto soprattutto se si considera che nel 2007 Fanfou vantava già un milione di utenti, molto prima che Twitter salisse alla ribalta. Come spiega il blogger Ran Yunfei, l’oscuramento di Fanfou ha dato la possibilità di aprire i loro spazi di microblog ad alcuni colossi del Web cinese che da sempre accondiscendono alle richieste del Governo come Sougou, Netease, Baidu Tieba, People’s Daily Online e la stessa Sina. La stessa sorte di di Fanfou è toccata a Jiwai, ancora “inaccessibile per motivi di manutenzione”. Altri servizi, come Digu, che vanta anche un mashup con GoogleMaps, e Zuosa, anch’esso molto simile a Twitter, sono invece tornati on line dopo qualche settimana; nessuna ripercussione per Taotao, il servizio di microblog offerto da Taobao, uno dei siti e-commerce più grandi al mondo.
Nonostante la pesante censura del Progetto Scudo d’Oro (il grande Firewall ribattezzato Grande Muraglia di fuoco), l’azione del così detto Partito dei 50 centesimi (commentatori on line assoldati dal Dipartimento di Propaganda per indirizzare le discussioni on line in ambito filogovernativo), o la recente vicenda Google e tanti altri episodi, va rilevato tuttavia come il mercato del Web cinese ospita diversi spazi di discussione. Maggiore disponibilità al dialogo on line è stata evidenziata nel corso dell’ultima Conferenza politica consultiva del popolo cinese tenutasi lo scorso marzo a Pechino. Hu Shuifa, giovane membro del corpo consultivo e forte dei suoi 26.000 fan su Sina Microblog, il 5 marzo scorso su China Daily metteva in evidenza come “più informazioni rilasciamo, più noi – membri della Conferenza Consultiva – riceviamo fiducia dalla gente”. Un approccio molto simile a quello di Wu Hao, governatore dello Yunnan, uno dei primi politici cinesi a twittare i propri pensieri sul Web.
Il nuovo atteggiamento della classe politica scaturisce dai sempre più numerosi scandali denunciati sulle piattaforme di microblog locali il cui flusso di informazioni i moderatori non riescono più a gestire. Proprio lo scorso mese, ad esempio, alcuni utenti hanno scoperto che tutti i post del noto artista Ai Weiwei relativi al terremoto di Wenchuan del 2008 e pubblicati su Sina Microblog venivano puntualmente oscurati. Le numerose proteste seguite hanno messo in forte difficoltà i moderatori del servizio. Episodi di questo tipo confermano le sensazioni di Ran Yunfei secondo cui “non è sbagliato credere che l’effetto di trasformazione apportato da Internet nella società cinese ha avuto inizio e che il bello deve ancora arrivare”.
Pubblicato su Nova 24 del 15 aprile 2010.









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