Radio Rassegna: novità per la riforma dell’Hukou?
In evidenza nella rassegna di questa settimana l’annuncio del Concilio di Stato della Repubblica Popolare di mettere in atto alcune modifiche alle regole per l’hukou – il cosiddetto permesso di residenza in una determinata area – nelle città piccole e medie. Infatti, sebbene il sistema dell’obbligo della residenza si sia andato progressivamente rilassando, ancor oggi essere un lavoratore migrante in Cina produce un alto grado di ricattabilità: nel nuovo luogo di residenza i lavoratori migranti non hanno diritto ad alcune forme di welfare, come la sanità o l’istruzione. Insomma, il sistema dell’hukou rende di fatto 100-200 milioni di lavoratori cinesi dei clandestini all’interno del proprio stesso Paese e con grandi difficoltà nel cambiare il proprio permesso di residenza.
Già più volte in passato ci sono stati tentativi di riforma di questo sistema palesemente discriminatorio, anche se sullo sfondo c’è il solito scontro tra autorità centrali e autorità locali. Il primo vorrebbe usare l’urbanizzazione come un sistema per aumentare i consumi interni, mentre i secondi temono di dover investire risorse.
Vediamo cosa scrive il portale Wang Yi, su questa nuova proposta di riforma
Il 23 febbraio, il Concilio di Stato cinese ha rilasciato un avviso, nel quale si richiede di mettere in atto delle differenziazioni per quanto riguarda la politica conosciuta come Hukou: nelle città-contee coloro che hanno una professione e un domicilio legale, potranno ottenere subito un permesso di residenza; mentre nelle città di medie dimensioni, coloro che hanno già un lavoro potranno ottenere un permesso di residenza permanente entro tre anni. Si deve continuare a controllare l’estensione della popolazione nelle municipalità sotto diretto controllo del Governo, nelle capitali provinciali e nelle altre grandi città.
L’avviso evidenzia la necessità di risolvere il vero problema dei lavoratori agricoli e vanno adottate, inoltre, misure effettive a favore degli altri residenti provvisori che studiano, lavorano ed abitano in questi posti. Per queste misure politiche relative a chi studia, lavora ed abita provvisoriamente altrove, c’è il bisogno di portare avanti delle modifiche mirate, rivedere ciò che c’è da rivedere ed annullare ciò che c’è da annullare
Ecco cosa scrivono gli utenti nei commenti
Cancelliamo le differenziazione per carriera, benessere economico, protezione sociale , torniamo all’origine del sistema!!!
Quando si cucina si può raccogliere del legname, per l’acqua si può scavare un pozzo. Si possono allevare animali, mangiare uova. In città, se non c’è del buon lavoro, è difficile sbarcare il lunario.
Animalisti contro la Guizhentang
Cambiamo argomento e ci occupiamo dell’azienda farmaceutica Guizhentang, accusata dagli animalisti sia all’interno sia all’esterno della Repubblica Popolare di pratiche crudeli nei confronti di 420 orsi usati dall’azienda per l’estrazione della bile. Ne scrive la rivista Caixin:
La Guizhentang, tristemente famosa per aver allevato una grande quantità di orsi bruni ed averne estratto la bile mentre erano ancora in vita, ha chiesto di apparire sul mercato alla Commissione Regolatoria di Sicurezza cinese. Questa triste notizia ha provocato proteste insistenti da parte di gruppi animalisti e di personaggi pubblici. Il Presidente dell’Associazione cinese di medicina Tradizionale, Shu Ting, si è espresso così: “Il processo di estrazione della bile dagli orsi è semplice e comodo come aprire il rubinetto dell’acqua”, diventando così l’obiettivo mirato delle critiche aspre fra l’opinione pubblica.
L’estrazione della bile ha già violato i princìpi morali di base del consumo e della medicina, in più ha provocato aspri conflitti fra le parti interessate e la morale pubblica. Sebbene l’orso sia per natura molto forte, come potrebbe sopportare questo? Ed in questo clima di conflitti, ci siamo già accorti che l’etica del popolo cinese nei confronti degli animali si sta finalmente evolvendo.
E infatti questa vicenda sta provocando un vivace dibattito in Cina, in cui si contrappone una parte dell’opinione pubblica – sempre più attenta alla salvaguardia dei diritti degli animali – e coloro che difendono l’uso della bile di orsi come una antica pratica della medicina tradizionale cinese. Un dibattito che ovviamente si è sviluppato on line:
Anche se la bile dell’orso è un prodotto di cui noi uomini abbiamo bisogno essenziale, dobbiamo anche aderire a determinati princìpi di diminuzione, sostituzione ed ottimizzazione. Non c’è bisogno di dire che ora molti prodotti della bile degli orsi sono usati in prodotti farmaceutici, la bile appartiene a quelle richieste di lusso che dovrebbero essere controllate meglio.
Se vogliamo parlare di crudeltà, l’uccisione dei polli, l’uccisione dei bufali, ed il nutrimento forzato a cui sono sottoposte le anatre sono anch’esse pratiche davvero crudeli. Eppure non ho mai visto tutte queste persone dalla nobile etica evitare di mangiarle in un impeto di compassione. Nell’avere a cuore il benessere degli animali non si deve dimenticare di continuare a considerare l’ uomo al centro, non l’animale.
Negazionisti del massacro di Nanchino
Ci avviamo alla conclusione con una vicenda storica che continua a marcare le relazioni sino-giapponesi e cioè il massacro di Nanchino: quando più di 300.000 persone furono barbaramente uccise tra il ’37 e il ’38. Questa settimana c’è stato un nuovo aumento della tensione tra i due Paesi dopo che un altro politico giapponese ha negato il massacro. Scrive Jin Ying ricercatore di studi nipponici all’Accademia delle Scienze Sociali:
Il 21 febbraio, dopo che Takashi Kawamura, il sindaco di Nagoya, ha negato il Massacro di Nanchino del 1937, l’amministrazione di Nanchino ha annunciato una sospensione dei rapporti governativi con la città di Nagoya. Nel quarantesimo anniversario della normalizzazione dei rapporti Sino-Giapponesi e degli scambi amichevoli tra Cina e Giappone, l’insorgere di questo problema va senza dubbio contro le ragioni delle attività di commemorazione decise da entrambe le parti, e aggiunge alle relazioni fra Cina e Giappone un nuovo fattore di incertezza. Questo caso merita una riflessione bilaterale. “I cinesi dovrebbero rafforzare la fiducia in loro stessi. In questa sicurezza non ci si sentirà più offesi da delle poche parole che incitano alla forza. E non si arrivi al punto di abbandonare lo spirito che vede l’uomo al centro di tutto, tipico della tradizione cinese”. Questa è la richiesta ai cinesi. Per i giapponesi, si studi meglio il “Politically correct” dei tedeschi nelle città gemellate tedesco-francesi, e solo allora si potrà iniziare a parlare di onore e gloria.
Ma se Jin Ying prova a gettare acqua sul fuoco, commenti molto più duri si trovano su Internet. Scrive l’editore Hu Xijin – capo redattore del Huanqiu Shibao – su Weibo:
Il sindaco della città di Nagoya deve scusarsi. Non solo ha negato il Massacro, ma lo ha fatto davanti alla delegazione di rappresentanza di Nanchino, questo non è riconoscere l’errore, è umiliare doppiamente gli abitanti di Nanchino.
Se non chiede scusa, la Cina dovrebbe riconoscerlo ufficialmente come Persona non Grata, proibirgli di entrare nel territorio, punirlo in tutto e per tutto.
Allo stesso tempo chi dalla Cina va in viaggio in Giappone dovrebbe evitare Nagoya, esercitare pressione sulla città, scatenare una crisi. Con una tale determinazione da parte della Cina, non credo che Kawamura non si scuserà.








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