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	<title>Comments on: Il miracoloso &#8220;risveglio&#8221; dei lavoratori cinesi e la curiosa baldanza dei media</title>
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		<title>By: La Foxconn lascia Shenzhen? Macchè, secondo il Corriere &#8220;Raddoppia&#8221;!</title>
		<link>http://www.cineresie.info/risveglio-lavoratori-cinesi-scioperi/comment-page-1/#comment-194</link>
		<dc:creator>La Foxconn lascia Shenzhen? Macchè, secondo il Corriere &#8220;Raddoppia&#8221;!</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Aug 2010 14:53:21 +0000</pubDate>
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		<description>[...] tempo hanno fatto questo accostamento, ma in ben altri termini. Ho già avuto modo di sostenere su questo stesso blog la mia tesi riguardo al ruolo del governo cinese e dei media ufficiali nella strumentalizzazione di [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] tempo hanno fatto questo accostamento, ma in ben altri termini. Ho già avuto modo di sostenere su questo stesso blog la mia tesi riguardo al ruolo del governo cinese e dei media ufficiali nella strumentalizzazione di [...]</p>
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		<title>By: Andrea</title>
		<link>http://www.cineresie.info/risveglio-lavoratori-cinesi-scioperi/comment-page-1/#comment-183</link>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Aug 2010 00:16:48 +0000</pubDate>
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		<description>Con l&#039;entrata in vigore della Labor Law nel Gennaio del 2008 molte cose sono cambiate nel panorama delle aziende produttive in Cina. Pur rimanendo grosse differenze aziende straniere localizzate in Cina (WOFE) e imprese a toale proprieta&#039; cinese (con le seconde decisamente meno puntuali nel rispettare le leggi) i diritti dei lavoratori sono notevolmente aumentati e lo e&#039; ancora di piu&#039; la consapevolezza da parte dei lavoratori di averne. Anche per quanto riguarda i salari minimi non c&#039;e&#039; niente da inventare. Esistono gia&#039; e sono stati aumentati piu&#039; volte negli ultimi anni. La Cina non e&#039; piu&#039; un paese low cost (in prospettiva almeno). Oggi le aziende che decidono di localizzarsi in Cina lo fanno perche&#039; interessate al mercato locale e piu&#039; in generale Asiatico.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Con l&#8217;entrata in vigore della Labor Law nel Gennaio del 2008 molte cose sono cambiate nel panorama delle aziende produttive in Cina. Pur rimanendo grosse differenze aziende straniere localizzate in Cina (WOFE) e imprese a toale proprieta&#8217; cinese (con le seconde decisamente meno puntuali nel rispettare le leggi) i diritti dei lavoratori sono notevolmente aumentati e lo e&#8217; ancora di piu&#8217; la consapevolezza da parte dei lavoratori di averne. Anche per quanto riguarda i salari minimi non c&#8217;e&#8217; niente da inventare. Esistono gia&#8217; e sono stati aumentati piu&#8217; volte negli ultimi anni. La Cina non e&#8217; piu&#8217; un paese low cost (in prospettiva almeno). Oggi le aziende che decidono di localizzarsi in Cina lo fanno perche&#8217; interessate al mercato locale e piu&#8217; in generale Asiatico.</p>
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		<title>By: Abbandoni (I): la Foxconn lascia Shenzhen</title>
		<link>http://www.cineresie.info/risveglio-lavoratori-cinesi-scioperi/comment-page-1/#comment-179</link>
		<dc:creator>Abbandoni (I): la Foxconn lascia Shenzhen</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Aug 2010 22:02:40 +0000</pubDate>
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		<description>[...] scandalo – che i media cinesi e internazionali spesso e volentieri hanno accostato alla presunta ondata di scioperi nelle imprese straniere in Cina – si è gradualmente [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] scandalo – che i media cinesi e internazionali spesso e volentieri hanno accostato alla presunta ondata di scioperi nelle imprese straniere in Cina – si è gradualmente [...]</p>
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		<title>By: Stambo</title>
		<link>http://www.cineresie.info/risveglio-lavoratori-cinesi-scioperi/comment-page-1/#comment-113</link>
		<dc:creator>Stambo</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Jun 2010 09:17:22 +0000</pubDate>
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		<description>Hai ragione. 
A me ha insospettito in particolar modo quando i media cinesi hanno diffuso la notizia degli scioperi nello stabilimento cinese della Honda un paio di settimane fa e che poi ha fatto in giro tra le maggiori testate di tutto il mondo.

Dato che non è un avvenimento casuale, ho pensato subito che si trattasse di un attacco alla concorrenza giapponese o per trasformarla in una forma inversa di pressione politica (del tipo, è vero che noi cinesi vendiamo a prezzi molto competitivi nei vostri mercati, ma è anche vero che voi ci pagate pochissimo). Insomma uno dei metodi di Pechino per rispondere alle pressioni della comunità internazionale, e non si tratterebbe neppure del primo esempio.

Successivamente, il 19 giugno, quando il Governo in vista del G20 ha dichiarato di voler rivalutare la flessibilità  del tasso di cambio yuan-dollaro, ho letto un articolo interessante de Il Sole 24 Ore nel quale si prendeva in esame la questione del cambio. Ciò che mi ha colpito di questo articolo è il fatto che avesse, forse per comodità, citato proprio la Honda come una delle imprese che ha deciso di aumentare gli stipendi dei lavoratori del 30%.
A quel punto mi è sembrato chiaro che gli scioperi, in parte, abbiano assunto una funzione precisa: la Cina nei prossimi anni si spingerà ad innalzare gli stipendi medi e a rivalutare lo yuan.  E&#039; un&#039;operazione che deve avvenire contemporaneamente e gradualmente, e se avrà successo verrà stimolata positivamente la crescita del mercato interno.

Dall&#039;altra, mi ero domandato quali conseguenze avrebbe avuto una pubblicità così grande di quello sciopero, che ovviamente non è che uno degli ultimi di una lunga lista, ma che a mio parere è stato il più significativo. 
Le risposte che mi do sono due:
-Così facendo si dimostra che in Cina c&#039;è tolleranza verso la libertà di fare sciopero;
-Durante il G20 è probabile che ci saranno meno critiche con una Cina di questo genere. Alcune democrazie occidentali hanno ridimensionato le proprie priorità avvicinandosi, in piccole dosi, in situazioni simili a quella cinese.

Infine, penso che il Partito abbia raggiunto una fase critica di stallo, per rimanere ancorato alla propria tradizione politica e contemporaneamente sviluppare alcune forme di welfare si trova costretta a promettere cose che potrà realizzare solo a seguito di un lungo processo di riforme legislative. Gli scioperi avrebbero perciò una funzione strategica politica, oltretutto, attraverso l&#039;innalzamento dei salari da parte dei privati il governo non avrebbe bisogno di mobilitarsi di persona accontentando temporaneamente i desideri dei lavoratori.

Dovrei rileggere la tesi e invece mi leggo il vostro splendido sito! Complimenti!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Hai ragione.<br />
A me ha insospettito in particolar modo quando i media cinesi hanno diffuso la notizia degli scioperi nello stabilimento cinese della Honda un paio di settimane fa e che poi ha fatto in giro tra le maggiori testate di tutto il mondo.</p>
<p>Dato che non è un avvenimento casuale, ho pensato subito che si trattasse di un attacco alla concorrenza giapponese o per trasformarla in una forma inversa di pressione politica (del tipo, è vero che noi cinesi vendiamo a prezzi molto competitivi nei vostri mercati, ma è anche vero che voi ci pagate pochissimo). Insomma uno dei metodi di Pechino per rispondere alle pressioni della comunità internazionale, e non si tratterebbe neppure del primo esempio.</p>
<p>Successivamente, il 19 giugno, quando il Governo in vista del G20 ha dichiarato di voler rivalutare la flessibilità  del tasso di cambio yuan-dollaro, ho letto un articolo interessante de Il Sole 24 Ore nel quale si prendeva in esame la questione del cambio. Ciò che mi ha colpito di questo articolo è il fatto che avesse, forse per comodità, citato proprio la Honda come una delle imprese che ha deciso di aumentare gli stipendi dei lavoratori del 30%.<br />
A quel punto mi è sembrato chiaro che gli scioperi, in parte, abbiano assunto una funzione precisa: la Cina nei prossimi anni si spingerà ad innalzare gli stipendi medi e a rivalutare lo yuan.  E&#8217; un&#8217;operazione che deve avvenire contemporaneamente e gradualmente, e se avrà successo verrà stimolata positivamente la crescita del mercato interno.</p>
<p>Dall&#8217;altra, mi ero domandato quali conseguenze avrebbe avuto una pubblicità così grande di quello sciopero, che ovviamente non è che uno degli ultimi di una lunga lista, ma che a mio parere è stato il più significativo.<br />
Le risposte che mi do sono due:<br />
-Così facendo si dimostra che in Cina c&#8217;è tolleranza verso la libertà di fare sciopero;<br />
-Durante il G20 è probabile che ci saranno meno critiche con una Cina di questo genere. Alcune democrazie occidentali hanno ridimensionato le proprie priorità avvicinandosi, in piccole dosi, in situazioni simili a quella cinese.</p>
<p>Infine, penso che il Partito abbia raggiunto una fase critica di stallo, per rimanere ancorato alla propria tradizione politica e contemporaneamente sviluppare alcune forme di welfare si trova costretta a promettere cose che potrà realizzare solo a seguito di un lungo processo di riforme legislative. Gli scioperi avrebbero perciò una funzione strategica politica, oltretutto, attraverso l&#8217;innalzamento dei salari da parte dei privati il governo non avrebbe bisogno di mobilitarsi di persona accontentando temporaneamente i desideri dei lavoratori.</p>
<p>Dovrei rileggere la tesi e invece mi leggo il vostro splendido sito! Complimenti!</p>
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		<title>By: itariajin</title>
		<link>http://www.cineresie.info/risveglio-lavoratori-cinesi-scioperi/comment-page-1/#comment-106</link>
		<dc:creator>itariajin</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Jun 2010 02:19:58 +0000</pubDate>
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		<description>Giulia: penso che non sia solo la manodopera a basso costo ad attirare gli investimenti.  In fondo il globo terracqueo offre svariati esempi di stati ben più economici della Cina, ma che sono accuratamente evitati dagli investitori.  
Perché?  Io penso che il fattore decisivo sia la stabilità.  La Cina offre garanzie di stabilità tali da garantire che i soldi investiti abbiano il tempo di fruttare.
Altrimenti tutti andrebbero ad investire in Burundi, Congo o Zimbabwe.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Giulia: penso che non sia solo la manodopera a basso costo ad attirare gli investimenti.  In fondo il globo terracqueo offre svariati esempi di stati ben più economici della Cina, ma che sono accuratamente evitati dagli investitori.<br />
Perché?  Io penso che il fattore decisivo sia la stabilità.  La Cina offre garanzie di stabilità tali da garantire che i soldi investiti abbiano il tempo di fruttare.<br />
Altrimenti tutti andrebbero ad investire in Burundi, Congo o Zimbabwe.</p>
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	<item>
		<title>By: Andrea</title>
		<link>http://www.cineresie.info/risveglio-lavoratori-cinesi-scioperi/comment-page-1/#comment-101</link>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Jun 2010 18:10:29 +0000</pubDate>
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		<description>Un&#039;altra chiave di lettura può essere quella, come dice Ivan, di stimolo della domanda interna, ovvero del percorso guidato verso una società dei consumi.In Cina questo percorso sembra essere stato particolarmente tortuoso (forse però non così diverso da quanto avvenuto il altri contesti,http://socserv2.mcmaster.ca/~econ/ugcm/3ll3/veblen/leisure/index.html).

A riguardo il bell&#039;articolo di Yan Yunxiang.

http://books.google.it/books?id=jDfWGvyYOE0C&amp;pg=PA159&amp;lpg=PA159&amp;dq=yan+yunxiang+the+politics+of+consumerism&amp;source=bl&amp;ots=W5KRnZmchc&amp;sig=v6vNxGX8Ev_P2sOag8r1Pn8pdyg&amp;hl=it&amp;ei=ZlkeTNvfBuOjsQb669iWDg&amp;sa=X&amp;oi=book_result&amp;ct=result&amp;resnum=2&amp;ved=0CB4Q6AEwAQ#v=onepage&amp;q=yan%20yunxiang%20the%20politics%20of%20consumerism&amp;f=false</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Un&#8217;altra chiave di lettura può essere quella, come dice Ivan, di stimolo della domanda interna, ovvero del percorso guidato verso una società dei consumi.In Cina questo percorso sembra essere stato particolarmente tortuoso (forse però non così diverso da quanto avvenuto il altri contesti,<a href="http://socserv2.mcmaster.ca/~econ/ugcm/3ll3/veblen/leisure/index.html" rel="nofollow">http://socserv2.mcmaster.ca/~econ/ugcm/3ll3/veblen/leisure/index.html</a>).</p>
<p>A riguardo il bell&#8217;articolo di Yan Yunxiang.</p>
<p><a href="http://books.google.it/books?id=jDfWGvyYOE0C&#038;pg=PA159&#038;lpg=PA159&#038;dq=yan+yunxiang+the+politics+of+consumerism&#038;source=bl&#038;ots=W5KRnZmchc&#038;sig=v6vNxGX8Ev_P2sOag8r1Pn8pdyg&#038;hl=it&#038;ei=ZlkeTNvfBuOjsQb669iWDg&#038;sa=X&#038;oi=book_result&#038;ct=result&#038;resnum=2&#038;ved=0CB4Q6AEwAQ#v=onepage&#038;q=yan%20yunxiang%20the%20politics%20of%20consumerism&#038;f=false" rel="nofollow">http://books.google.it/books?id=jDfWGvyYOE0C&#038;pg=PA159&#038;lpg=PA159&#038;dq=yan+yunxiang+the+politics+of+consumerism&#038;source=bl&#038;ots=W5KRnZmchc&#038;sig=v6vNxGX8Ev_P2sOag8r1Pn8pdyg&#038;hl=it&#038;ei=ZlkeTNvfBuOjsQb669iWDg&#038;sa=X&#038;oi=book_result&#038;ct=result&#038;resnum=2&#038;ved=0CB4Q6AEwAQ#v=onepage&#038;q=yan%20yunxiang%20the%20politics%20of%20consumerism&#038;f=false</a></p>
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	<item>
		<title>By: Ivan Franceschini</title>
		<link>http://www.cineresie.info/risveglio-lavoratori-cinesi-scioperi/comment-page-1/#comment-97</link>
		<dc:creator>Ivan Franceschini</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Jun 2010 09:10:22 +0000</pubDate>
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		<description>@Giulia: credo che questo sia il dilemma di fondo in cui la leadership cinese si sta dibattendo da anni: aumentare gli standard del lavoro rischiando di rallentare la crescita economica e alimentando l&#039;instabilità, oppure comprimere gli standard in modo da attirare investimenti ma rischiando ugualmente l&#039;instabilità anche se per altre ragioni? Ricordo che qualche tempo fa ho letto un&#039;analisi in cui si sosteneva che anche se il costo del lavoro in Cina salisse del 30% nei prossimi cinque anni la Cina manterrebbe ugualmente intatta la propria competitività. Purtroppo non sono la persona più indicata per esprimere valutazioni in questo senso, penso che le persone che lavorano in ambito commerciale abbiano il polso della situazione molto più di quanto possa fare io con le mie ricerche. Rimanendo sull&#039;argomento, nei giorni scorsi mi è capitato di leggere un post che trovo molto interessante, mi farebbe piacere sapere cosa ne pensano gli addetti ai lavori: http://www.chinalawblog.com/2010/06/on_the_demise_of_china_manufacturingkidding_part_ii.html</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Giulia: credo che questo sia il dilemma di fondo in cui la leadership cinese si sta dibattendo da anni: aumentare gli standard del lavoro rischiando di rallentare la crescita economica e alimentando l&#8217;instabilità, oppure comprimere gli standard in modo da attirare investimenti ma rischiando ugualmente l&#8217;instabilità anche se per altre ragioni? Ricordo che qualche tempo fa ho letto un&#8217;analisi in cui si sosteneva che anche se il costo del lavoro in Cina salisse del 30% nei prossimi cinque anni la Cina manterrebbe ugualmente intatta la propria competitività. Purtroppo non sono la persona più indicata per esprimere valutazioni in questo senso, penso che le persone che lavorano in ambito commerciale abbiano il polso della situazione molto più di quanto possa fare io con le mie ricerche. Rimanendo sull&#8217;argomento, nei giorni scorsi mi è capitato di leggere un post che trovo molto interessante, mi farebbe piacere sapere cosa ne pensano gli addetti ai lavori: <a href="http://www.chinalawblog.com/2010/06/on_the_demise_of_china_manufacturingkidding_part_ii.html" rel="nofollow">http://www.chinalawblog.com/2010/06/on_the_demise_of_china_manufacturingkidding_part_ii.html</a></p>
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	<item>
		<title>By: Giulia</title>
		<link>http://www.cineresie.info/risveglio-lavoratori-cinesi-scioperi/comment-page-1/#comment-96</link>
		<dc:creator>Giulia</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Jun 2010 08:47:43 +0000</pubDate>
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		<description>Ottimo articolo Ivan, concordo pienamente con la tua analisi della situazione.

Mi domando solo se questa graduale concessione di diritti ai lavoratori e di aumento dei salari non finisca per indebolire, e a lungo andare frenare drasticamente l&#039;attuale crescita economica cinese. 
Mi spiego meglio: ora tutte le grandi e piccole aziende occidentali (e non) delocalizzano in Cina perché la manodopera costa poco e non occorre preoccuparsi di diritti e scioperi. Ma se un giorno non troppo lontano lì non ci fossero più tali condizioni favorevoli per le aziende, non potrebbe esserci una fuga degli investimenti verso altri Paesi - magari il sud-est asiatico - dove queste condizioni si ripropongano?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ottimo articolo Ivan, concordo pienamente con la tua analisi della situazione.</p>
<p>Mi domando solo se questa graduale concessione di diritti ai lavoratori e di aumento dei salari non finisca per indebolire, e a lungo andare frenare drasticamente l&#8217;attuale crescita economica cinese.<br />
Mi spiego meglio: ora tutte le grandi e piccole aziende occidentali (e non) delocalizzano in Cina perché la manodopera costa poco e non occorre preoccuparsi di diritti e scioperi. Ma se un giorno non troppo lontano lì non ci fossero più tali condizioni favorevoli per le aziende, non potrebbe esserci una fuga degli investimenti verso altri Paesi &#8211; magari il sud-est asiatico &#8211; dove queste condizioni si ripropongano?</p>
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	</item>
	<item>
		<title>By: itariajin</title>
		<link>http://www.cineresie.info/risveglio-lavoratori-cinesi-scioperi/comment-page-1/#comment-95</link>
		<dc:creator>itariajin</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Jun 2010 05:39:49 +0000</pubDate>
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		<description>Grande articolo!
Aggiungo che dove lavoro io, gli operai incrociano le braccia ogni due per tre ad ogni minima sensazione di conflitto con l&#039;azienda.
Si tratta però di casi ristretti a particolari gruppi o linee di produzione, niente affatto organizzati, però sintomatici di una indole particolarmente preposta al conflitto e alla ripicca.
La recente &quot;carestia di lavoratori&quot; ha poi dato loro ancora più potere contrattuale (traduzione: minacciano di andarsene sui due piedi e sanno che non puoi permettertelo perché si fatica a trovare sostituti).
Concordo quindi pienamente con l&#039;analisi presentata nell&#039;articolo: nel mio piccolo ho sempre pensato che le priorità dei pragmatici operai cinesi siano più rivolte alle necessità materiali, e che le ondate di notizie presentate dagli impastoiati media cinesi rappresentino solo strumentalizzazioni volte a spianare la strada a qualche linea guida del governo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Grande articolo!<br />
Aggiungo che dove lavoro io, gli operai incrociano le braccia ogni due per tre ad ogni minima sensazione di conflitto con l&#8217;azienda.<br />
Si tratta però di casi ristretti a particolari gruppi o linee di produzione, niente affatto organizzati, però sintomatici di una indole particolarmente preposta al conflitto e alla ripicca.<br />
La recente &#8220;carestia di lavoratori&#8221; ha poi dato loro ancora più potere contrattuale (traduzione: minacciano di andarsene sui due piedi e sanno che non puoi permettertelo perché si fatica a trovare sostituti).<br />
Concordo quindi pienamente con l&#8217;analisi presentata nell&#8217;articolo: nel mio piccolo ho sempre pensato che le priorità dei pragmatici operai cinesi siano più rivolte alle necessità materiali, e che le ondate di notizie presentate dagli impastoiati media cinesi rappresentino solo strumentalizzazioni volte a spianare la strada a qualche linea guida del governo.</p>
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	<item>
		<title>By: Ivan Franceschini</title>
		<link>http://www.cineresie.info/risveglio-lavoratori-cinesi-scioperi/comment-page-1/#comment-93</link>
		<dc:creator>Ivan Franceschini</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Jun 2010 16:52:18 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.cineresie.info/?p=1359#comment-93</guid>
		<description>Francamente, non me la sento di azzardare previsioni su come andrà a finire questa storia. Non escludo che a questo punto il governo cinese non faccia qualche mossa in direzione del riconoscimento del diritto di sciopero. Le basi giuridiche per questo riconoscimento esistono già, dal momento che la Cina ha ratificato il Patto sui diritti economici, sociali e culturali delle Nazioni Unite che all&#039;articolo 8 prevede il diritto di sciopero. Da anni poi il mondo accademico cinese dibatte sulle modalità con cui il diritto di sciopero potrebbe essere reinserito nella legislazione cinese, alcuni sostengono l&#039;opportunità di approvare un emendamento costituzionale, altri di approvare leggi specifiche, altri ancora di passare prima per sperimentazioni su base locale. Non mi stupirei se la questione venisse messa all&#039;ordine del giorno in una prossima ANP: in fondo il reinserimento del diritto di sciopero nella Costituzione sarebbe una grande vittoria d&#039;immagine (a mio avviso, a costo &quot;politico&quot; quasi nullo) per il governo cinese, un po&#039; come lo è stata l&#039;emendamento del 2004 sulla questione dei diritti umani... E&#039; innegabile il fatto il governo cinese abbia una grande capacità: quella di riuscire ad alimentare la propria legittimazione anche a partire da quelli che potenzialmente sarebbero dei disastri d&#039;immagine, penso ad esempio al caso di Sun Zhigang del 2003 o al caso delle fornaci di mattoni clandestine del 2007. Tutto a causa di quell&#039;apparente divisione tra amministrazioni locali e governo centrale, che porta i cittadini cinesi a considerare i funzionari locali la fonte di tutti i mali. 

@Andrea: Per quanto riguarda la questione della ridefinizione dei termini contrattuali, credo che il governo in questo caso abbia voluto lanciare un forte segnale sia alle imprese che ai lavoratori. In base ad una tattica consolidata in decenni d&#039;esperienza, a concessioni sul piano salariale si sono accompagnate rappresaglie nei confronti degli improvvisati leader operai. Utilizzando questo metodo, sembra che si sia voluto lanciare un duplice segnale: da un lato alle imprese si è detto &quot;cominciate a trattare meglio i lavoratori, in fondo basta poco a prevenire incidenti di questo tipo&quot;; dall&#039;altro ai lavoratori &quot;vi capiamo, vi siamo vicini, ma non crediate per questo di fare quello che vi pare, i paletti li mettiamo sempre noi&quot;. Probabilmente la ridefinizione dei rapporti di lavoro passerà attraverso una commistione di intervento statale, tramite appositi regolamenti come quello sui salari citato da Flora, e misure adottate dalle singole imprese, le quali, sottoposte ad una sempre maggiore pressione da parte dell&#039;opinione pubblica, dei media e dei lavoratori, non potranno fare a meno di adattarsi, innalzando i propri standard lavorativi. 

@Matteo: Grazie dell&#039;apprezzamento!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Francamente, non me la sento di azzardare previsioni su come andrà a finire questa storia. Non escludo che a questo punto il governo cinese non faccia qualche mossa in direzione del riconoscimento del diritto di sciopero. Le basi giuridiche per questo riconoscimento esistono già, dal momento che la Cina ha ratificato il Patto sui diritti economici, sociali e culturali delle Nazioni Unite che all&#8217;articolo 8 prevede il diritto di sciopero. Da anni poi il mondo accademico cinese dibatte sulle modalità con cui il diritto di sciopero potrebbe essere reinserito nella legislazione cinese, alcuni sostengono l&#8217;opportunità di approvare un emendamento costituzionale, altri di approvare leggi specifiche, altri ancora di passare prima per sperimentazioni su base locale. Non mi stupirei se la questione venisse messa all&#8217;ordine del giorno in una prossima ANP: in fondo il reinserimento del diritto di sciopero nella Costituzione sarebbe una grande vittoria d&#8217;immagine (a mio avviso, a costo &#8220;politico&#8221; quasi nullo) per il governo cinese, un po&#8217; come lo è stata l&#8217;emendamento del 2004 sulla questione dei diritti umani&#8230; E&#8217; innegabile il fatto il governo cinese abbia una grande capacità: quella di riuscire ad alimentare la propria legittimazione anche a partire da quelli che potenzialmente sarebbero dei disastri d&#8217;immagine, penso ad esempio al caso di Sun Zhigang del 2003 o al caso delle fornaci di mattoni clandestine del 2007. Tutto a causa di quell&#8217;apparente divisione tra amministrazioni locali e governo centrale, che porta i cittadini cinesi a considerare i funzionari locali la fonte di tutti i mali. </p>
<p>@Andrea: Per quanto riguarda la questione della ridefinizione dei termini contrattuali, credo che il governo in questo caso abbia voluto lanciare un forte segnale sia alle imprese che ai lavoratori. In base ad una tattica consolidata in decenni d&#8217;esperienza, a concessioni sul piano salariale si sono accompagnate rappresaglie nei confronti degli improvvisati leader operai. Utilizzando questo metodo, sembra che si sia voluto lanciare un duplice segnale: da un lato alle imprese si è detto &#8220;cominciate a trattare meglio i lavoratori, in fondo basta poco a prevenire incidenti di questo tipo&#8221;; dall&#8217;altro ai lavoratori &#8220;vi capiamo, vi siamo vicini, ma non crediate per questo di fare quello che vi pare, i paletti li mettiamo sempre noi&#8221;. Probabilmente la ridefinizione dei rapporti di lavoro passerà attraverso una commistione di intervento statale, tramite appositi regolamenti come quello sui salari citato da Flora, e misure adottate dalle singole imprese, le quali, sottoposte ad una sempre maggiore pressione da parte dell&#8217;opinione pubblica, dei media e dei lavoratori, non potranno fare a meno di adattarsi, innalzando i propri standard lavorativi. </p>
<p>@Matteo: Grazie dell&#8217;apprezzamento!</p>
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