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Sorella disgrazia, due volte terremotata

di | 28 April 2010 | No Comment |

Partono appelli in rete per trovare Li Jing, la donna dei due terremoti.

Il destino non è stato tenero con Li Jing, coinvolta in entrambi i terremoti che hanno colpito la Cina negli ultimi due anni. Ma è questione di prospettive e la fortuna, dice lei, è quella di esser sopravvissuta due volte e di aver così tanta gente che le vuole bene.

La storia inizia due anni fa, nella regione del Sichuan. È il 12 maggio 2008 e siamo a Qushan, villaggio montuoso nei pressi della città di Mianyang, 160 chilometri a nord est di Wenchuan, epicentro del terremoto. Le scosse producono effetti devastanti: crollano i palazzi, si squarciano le strade, si sbriciolano le scuole costruite senza criterio né responsabilità. Le vittime sono almeno 68 mila. Li Jing ha un negozio di ricambi per cellulari e piccole riparazioni. Perde tutto, casa e bottega.

Dopo tre mesi, alla fine di agosto, un amico la chiama dalla contea di Yushu, nel Qinghai sud occidentale, 750 chilometri a nord ovest di Mianyang: “potresti trasferire qui la tua attività”, le dice. Persa nel profondo ovest cinese, in una delle regioni più povere del paese, Yushu non è propriamente una Shanghai. Ma da quelle parti hanno appena costruito l’aeroporto, e l’Autostrada Nazionale 214 offre qualche prospettiva di crescita. Inoltre c’è qualche conoscente che potrebbe dare una mano nei primi tempi. D’altra parte difficile continuare a fare affari con una bottega di ricambi elettronici in una zona terremotata fra le montagne. Li Jing ci pensa su. A settembre decide di partire insieme al marito. Lasciano macerie e un mutuo da pagare per la risistemazione della loro vecchia casa e si dirigono verso il Qinghai.

Come la storia di tante persone trasferitesi altrove dopo il terremoto, quella di Li Jing sarebbe una vicenda triste ma anonima. Se non fosse che lei ha lasciato una piccola traccia di sé nella rete, una traccia che a distanza di tempo sarà testimone della sua  cattiva sorte. “Salve, sono una terremotata del Sichuan, qualcuno sa per caso se il mio certificato di persona colpita dal terremoto può darmi diritto a una qualche riduzione delle tasse a Yushu, nel Qinghai?”.

È il 9 luglio 2009, un anno e due mesi dopo il terremoto del Sichuan. Li Jing lascia questo messaggio nella sezione domande e risposte del sito Baidu.com. Spiega: “il terremoto ha distrutto il mio negozio che si trovava nel villaggio di Qushan, nella contea di Beichuan. Per continuare a lavorare mi sono trasferita a Yushu dove mi occupo di riparazioni di telefonini e vendita di pezzi di ricambio. Le tasse qui sono troppo alte. Spero che l’ufficio delle imposte possa concedermi qualche tipo di detrazione, non so se sia una domanda plausibile, vorrei sapere se ci sono disposizioni in proposito”.

Il messaggio è firmato con un nome di fantasia sufficientemente autobiografico: “Wang Chongchong senza casa”. Passano alcuni giorni, arriva qualche risposta. Le prime in ordine di tempo non sono molto soddisfacenti. Li Jing smette di ricontrollare quell’annuncio che sembra essere caduto nel vuoto e ritorna a pensare a come tirare avanti.

Passano nove mesi, storia di pochi giorni fa. Yushu, mercoledì 14 aprile 2010, ore 7:49: la terra trema più volte. La zona è meno popolata rispetto a quella coinvolta nel terremoto del 2008 ma i danni sono comunque ingenti. Fonti ufficiali parlano di più di 2200 vittime e oltre 12000 feriti.

I media cinesi in quei giorni sono pieni di messaggi di cordoglio, fotografie, storie tragiche che richiamano alla mente i giorni di lutto nazionale del maggio 2008. Anche in rete, come è ovvio, non si parla d’altro. Il 16 aprile, due giorni dopo le scosse, qualcuno scova quell’annuncio archiviato sui server di Baidu.com. Contiene le parole chiave “Yushu” e “terremoto” e inevitabilmente viene ripescato dai motori di ricerca. Subito viene aperta una discussione sul popolare forum Tianya dove l’annuncio è ripostato. In 24 ore la pagina è visitata da 280 mila persone, i commenti sono migliaia.

Quale sorte sarà toccata a Wang Chongchong? Sarà ancora viva? “Sorella disgrazia” – così viene sopprannominata –  avrà fatto in tempo a spostarsi altrove? I netizen eleggono Wang Chongchong, la “figura più tragica del terremoto” e si commuovono per la sua triste sorte. Il motore di ricerca di carne umana, intanto, s’è messo in moto. Partono gli appelli per rintracciarla. Tutti sperano si ricolleghi per controllare eventuali risposte al suo vecchio annuncio. Alcuni arrivano addirittura a individuare l’indirizzo IP mobile da cui si è connessa e le riservano un accesso privilegiato nel caso si riconnettesse utilizzando lo stesso nome utente.

Arriva il 22 aprile, è passata una settimana da quando è partito il motore di ricerca di carne umana. Qualcuno sul forum di Tianya si accorge in diretta che l’utente Wang Chongchong è on-line in quel preciso momento sul sito di Baidu. Passano alcuni minuti e arriva la risposta che tutti aspettavano: “Wang Chongchong sono io. Adesso mi trovo a Yushu, io e mio marito stiamo bene. Stavolta non abbiamo subito grossi danni nel terremoto ma non possiamo aprire il negozio, la situazione è difficile. Amici, vi ringrazio tutti per esservi preoccupati per me così in tanti, terrò duro. Ancora non abbiamo programmi precisi per il futuro, dobbiamo stare a Yushu per risolvere un po’ di cose.”

È stato il suo amico Qiang Jiliang (l’uomo al centro della foto) videoreporter per una società di Mianyang ad avvisarla con una telefonata: “Sei tu Wang Chongchong? Sappi  che in rete tutti ti stanno cercando!”. Li Jing dopo qualche giorno di titubanza, si è decisa a rispondere agli amici della rete. Dalle poche interviste rilasciate ai reporter che nel frattempo si erano messi sulle sue tracce è possibile ricavare altri dettagli sulla sua storia.

L’attività commerciale a Yushu si svolgeva in un negozio inizialmente dedicato ai telefoni cellulari e poi convertito in bottega d’abbigliamento femminile. Il locale, 45 metri quadri divisi su due piani, è stato danneggiato dal terremoto ma è rimasto in piedi e attualmente è chiuso con all’interno un capitale di articoli per qualche decina di migliaia di yuan. Ciò costrince Li Jing e il marito a non abbandonare Yushu – come si legge nel post di ringraziamento su baidu. Secondo fonti successive, tuttavia, è accertato che la coppia, assieme ad altri conterranei provenienti da Mianyang, abbia fatto ritorno in Sichuan per rimanerci fino a che la situazione a Yushu non sarà stabilizzata.

La situazione economica per lei e il marito attualmente non è facile, rimangono soltanto 3000 yuan e non pochi debiti legati all’attività, oltre al mutuo per la vecchia casa. In molti hanno offerto aiuto, anche economico. La coppia ringrazia ma assicura che per ora è decisa a ripartire con le proprie forze.  Li Jing, “sorella disgrazia” infine, tiene a precisare: “non mi sento sfortunata, ho voi, amici della rete ed è questa la mia grande fortuna”.

(Grazie a Xiwen e Ivan per la segnalazione.)

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