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	<title>Cineresie.info &#187; avvocati</title>
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		<title>Nel pubblico interesse: una conversazione con Simona Novaretti</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 09:29:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivan Franceschini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Voci]]></category>
		<category><![CDATA[avvocati]]></category>
		<category><![CDATA[diritto]]></category>

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		<description><![CDATA[Nell’anno passato gli avvocati per l’interesse pubblico cinesi sono stati vittime di una serie di intimidazioni senza precedenti, con i media internazionali che per mesi hanno riportato storie di sparizioni e minacce ai danni di questi attivisti del diritto. Ma quali sono le ragioni di quest’ondata di repressione? Approfittando dell’uscita del libro “Le ragioni del pubblico: le ‘azioni nel pubblico interesse’ in Cina” di Simona Novaretti, abbiamo deciso di rivolgere alcune domande all’autrice.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2012/01/novaretti.jpg"><img class="alignleft" style="margin: 8px;" title="novaretti" src="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2012/01/novaretti.jpg" alt="" width="210" height="198" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">È uscito nei giorni scorsi nella collana dei Quaderni del Dipartimento di Scienze Giuridiche dell’Università di Torino il libro “<a href="http://www.edizioniesi.it/dettagli_articolo.php?id=3067&amp;tipologia=volumi_collane&amp;titolo=Le_ragioni_del_pubblico:_le_" target="_blank">Le ragioni del pubblico: le ‘azioni nel pubblico interesse’ in Cina</a>” di <strong>Simona Novaretti</strong>. Ne abbiamo approfittato per rivolgerle alcune domande sulla situazione degli avvocati per l’interesse pubblico in Cina.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #888888;"><span style="color: #000000;">In genere quando in Occidente si pensa alla figura professionale dell’avvocato, l’idea dominante è quella che si tratti di un burocrate. In Cina invece un certo tipo di avvocati ha assunto connotati molto differenti, per alcuni versi “eroici”. Penso ad esempio a avvocati/attivisti noti come Xu Zhiyong o Pu Zhiqiang. Esistono differenze sostanziali nelle cause per l’interesse pubblico come vengono intese in Cina e in Occidente?</span></span></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Se si pensa al modello classico di “cause nel pubblico interesse” (le <em>public interest litigation</em> statunitensi, sviluppatesi tra gli anni ’50 e i ’70 del XX secolo) è ovvio che le differenze non possano che essere importanti.</p>
<p style="text-align: justify;">Il contesto con il quale, oggi, si devono confrontare i gli “avvocati nel pubblico interesse” cinesi non potrebbe, infatti, essere più diverso da quello in cui operava la Corte Suprema USA nel 1954, quando – attraverso la decisione del caso <a title="wikipedia" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Brown_v._Board_of_Education" target="_blank"><em>Brown v. Board of Education</em></a> &#8211; ha posto fine per via giudiziale alla <strong>segregazione razziale nelle scuole americane</strong>. Il rigido controllo esercitato dal governo sul potere giudiziario e la tradizionale debolezza delle corti cinesi, l’inoperatività della regola del precedente, un’avvocatura che solo recentemente ha cominciato a svilupparsi come professione indipendente, la presenza di disposizioni processuali che <strong>limitano le azioni collettive</strong> e definiscono il diritto di azione in modo restrittivo e – ovviamente &#8211; i numerosi vincoli alla libertà di associazione rappresentano solo alcuni degli ostacoli posti dal sistema giuridico (e politico) cinese all’affermarsi di un modello di <em>public interest litigation</em> aderente a quello originale statunitense.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo, però, <strong>la Cina non è sola</strong>. Negli ultimi anni, con la diffusione a livello globale delle <em>public interest litigation</em> (nei Paesi dell’Europa dell’Est, ad esempio, ma anche in Sud America, a Taiwan, in altre zone dell’Asia e in Africa), si può dire che non esista più un unico modello di <em>pil</em>: con questa espressione, ormai, vengono indicate modalità di risoluzione dei conflitti differenti da Paese a Paese, perchè adattate al contesto giuridico-politico locale.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Che cosa ti ha spinto ad approfondire l&#8217;argomento delle cause per l&#8217;interesse pubblico in Cina?</span></p>
</blockquote>
<p align="JUSTIFY">Mi ha colpita da una parte, il nuovo modo di intendere l’interesse pubblico (<em>gongyi</em>) che queste azioni presuppongono, e dall’altra la complessa relazione che lega questi avvocati “eroici”, come dici tu, al potere costituito. Non si tratta, forse, di caratteristiche (esclusivamente) cinesi; tuttavia – almeno a mio avviso – sono soprattutto questi tratti a rendere particolari le “azioni nel pubblico interesse” della Repubblica Popolare.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #888888;"><span style="color: #000000;">Storicamente, quando sono cominciati ad emergere i primi casi per l’interesse pubblico in Cina? Secondo te è corretto parlare di “movimento per la tutela dei diritti” (<em>weiquan yundong</em>) o “movimento per l’interesse pubblico” (<em>gongyi yundong</em>) in Cina?</span><br />
</span></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Secondo la maggioranza degli autori, la prima “azione nel pubblico interesse” cinese <strong>risale al 1996</strong>: si tratta del “Caso da 1,20 yuan”, così ricordato perché a tale cifra ammontava il risarcimento chiesto da Qiu Jiandong, “operatore di base del diritto” (jiceng falü gongzuozhe) alla Amministrazione per le Poste e le Telecomunicazioni di Xinluo, colpevole di non aver applicato lo sconto sulla tariffa telefonica previsto durante le festività e le ore notturne.</p>
<p style="text-align: justify;">Tieni conto, però, che già <strong>a partire dai primi anni Novanta</strong> le Procure del Popolo hanno cominciato a promuovere (anche se in via sperimentale) vere e proprie “azioni nel pubblico interesse” civili, per porre rimedio a episodi di inquinamento ambientale, spoglio di beni di proprietà statale, concorrenza sleale ecc.. Si tratta di azioni di cui gli avvocati non amano molto parlare (le Procure restano, comunque, organi dello Stato, mentre si ritiene che l’aspetto innovativo delle gongyi susong risieda proprio nella scoperta dell’impegno civile da parte dei comuni cittadini cinesi) ma che sono sicuramente servite di ispirazione ai primi attivisti. È, comunque, negli anni Novanta che il diritto cessa, nella Repubblica Popolare, di essere visto come esclusivo <strong>appannaggio di chi detiene il potere</strong>, per divenire un mezzo (almeno teoricamente) alla portata di ogni singolo cittadino, che lo può impiegare per la difesa dei suoi interessi particolari tutelando, attraverso di essi, l’interesse pubblico sociale.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Secondo te è corretto parlare di “movimento per la tutela dei diritti” (<em>weiquan yundong</em>) o “movimento per l’interesse pubblico” (<em>gongyi yundong</em>) in Cina?</span></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Credo si possa certamente parlare dell’esistenza di un “movimento per i diritti”, in Cina. Si tratta, però di un “movimento” molto composito, e assolutamente poco organico. La sensazione che ho ricavato, parlando con gli avvocati nel pubblico interesse che ho avuto occasione di incontrare, è che essi siano piuttosto distanti dal costituire un vero e proprio network tra di loro e, in ogni caso, che preferiscano definirsi parte di un “<strong>movimento per la legalità</strong>”, o al limite di “movimento per il pubblico interesse”, piuttosto che di un “movimento per i diritti”. I <em>gongyi lüshi</em>, del resto, rappresentano <strong>la parte più moderata</strong> dei professionisti impegnati nella difesa dei diritti civili, in Cina, e ciò non solo per ragioni di opportunità politica, ma anche – e soprattutto &#8211; per una precisa scelta strategica.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Recentemente alcuni studiosi (<a href="http://www.huffingtonpost.com/john-wagner-givens/the-silent-majority-china_b_912135.html" target="_blank">John Givens</a> sull&#8217;Huffington Post e <a href="http://blogs.wsj.com/chinarealtime/2011/08/31/dont-overlook-chinas-ordinary-laywers/" target="_blank">Stanley Lubman</a> sul Wall Street Journal) hanno sostenuto la tesi secondo cui in Cina gli avvocati ordinari di fatto sarebbero molto più efficaci ai fini di un cambiamento politico di quanto non siano gli avvocati per l’interesse pubblico che in genere finiscono sulle prime pagine dei media internazionali.</span></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Sono d’accordo con John e con il prof. Lubman per quanto riguarda la maggiore efficacia dell’azione degli avvocati moderati, anche se non credo che gli avvocati a cui si riferisce John possano essere definiti “normali”. Non tutti i “normali” avvocati cinesi impiegano il loro tempo e le loro energie in <strong>cause spesso perse in partenza</strong>, per nulla (o molto poco) redditizie, e che – nella migliore delle ipotesi – non verranno neppure iscritte al ruolo del tribunale adito. Parlerei piuttosto, come Sida Liu e Terence Halliday, di “avvocati ordinari con valori politici”, definizione che, in generale, si addice agli “avvocati nel pubblico interesse” da me incontrati.</p>
<p style="text-align: justify;">I temi indicati da Givens (le espropriazioni forzate, ad esempio) sono tra quelli al momento più “caldi”, dal punto di vista politico, e mi stupisce che esistano – come lui sostiene basandosi su una ricerca del 2007 – diverse decine di migliaia di avvocati disposti ad occuparsene. In realtà, come mi hanno fatto notare alcuni dei professionisti con cui ho potuto parlare, salire agli onori della <strong>cronaca internazionale</strong> per aver toccato temi sensibili politicamente non è mai un bene, non solo per l’avvocato in questione, ma per la stessa causa: prendere “di punta” il governo, screditarlo all’estero non contribuisce che ad <strong>irrigidirne le posizioni</strong>, e rischia di diminuire, invece di aumentare, la visibilità e l’efficacia del movimento all’interno del Paese.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Dunque una strategia d’azione “moderata” sarebbe preferibile per l’avvocato che si occupa d’interesse pubblico?</span></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Esattamente. E&#8217; una posizione dettata non tanto da ragioni ideologiche, o (peggio) da mancanza di coraggio, quanto piuttosto, come dicevo prima, frutto di <strong>precisa scelta strategica</strong>. Mi pare che, alla luce di quanto sta accadendo oggi in Cina, questa si sia rivelata una scelta vincente: l’approccio <strong>moderato</strong> sembra al momento l’unico in grado di influenzare in qualche modo il cambiamento sociale, e consentire (pur se in modo limitato) ai cittadini di <strong>partecipare alle scelte</strong> che li coinvolgono. Vero è che, negli ultimi anni, l’atteggiamento del governo nei confronti degli avvocati è mutato, rendendo la sottile linea che divide, in Cina, ciò che è considerato “sensibile” da ciò che non lo è sempre più confusa. Per il momento, tuttavia, almeno gli avvocati con cui sono in contatto stanno continuando a lavorare, e ad ottenere qualche risultato.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Già dal 2009, con il <a href="http://www.cineresie.info/tempi-duri-ong-cinesi/" target="_blank">caso della Gongmeng</a> in Cina si sono avuti i primi sentori che il clima stava cambiando per un certo modo di intendere la professione di avvocato. Grande dibattito poi ha suscitato lo scorso anno la vicenda della lotta alla criminalità a Chongqing e l’annesso caso di Li Zhuang, l’avvocato di uno degli imputati a sua volta incarcerato per il crimine, vero o presunto, di aver istigato il proprio cliente a mentire e ad inquinare le prove. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Questi eventi, in aggiunta ai casi di arresti e sparizioni di avvocati e attivisti avvenuti nel 2011, hanno portato molti osservatori e specialisti a parlare di un arretramento del diritto in Cina o addirittura di un voltafaccia delle autorità nei confronti dello “stato di diritto”. Secondo te, è corretto porre la questione in questi termini? Secondo te queste vicende rappresentano una manifestazione di forza o debolezza da parte dello Stato?</span></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">La vicenda della Gongmeng, così come, ad esempio, la cancellazione, nel marzo del 2010, dell’affiliazione alla Università di Pechino del “Centro per i servizi e la ricerca sul diritto delle donne” – due ONG impegnate in ambiti piuttosto neutri dal punto di vista politico – hanno in effetti rappresentato chiari segnali della <strong>crescente preoccupazione della leadership</strong> per la stabilità sociale, e del desiderio, da parte di essa, di eliminare ogni elemento suscettibile di rendere, anche solo lontanamente, meno saldo il suo <strong>controllo sullo Stato</strong>. Non sono, però, stati i primi.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ a partire <strong>dal 2006</strong> che l’atteggiamento del governo nei confronti di un certo tipo di avvocatura (o, meglio: di un certo modo di esercitare un certo tipo di avvocatura) è cominciato a mutare, e che i leader cinesi hanno preso a ricordare agli avvocati di essere, innanzitutto “operatori del diritto socialista con caratteristiche cinesi”, invitandoli a non “usare la scusa dei diritti per sabotare il sistema”. Si tratta di temi che, a partire dalla primavera del 2009, sono stati – insieme al richiamo al rispetto dei Tre Supremi – integrati all’interno di vere e proprie <strong>campagne di (ri)educazione</strong> rivolte a tutti gli avvocati cinesi, mentre, in parallelo, agli avvocati ritenuti “scomodi” veniva, di fatto, impedito di lavorare, attraverso il rifiuto, da parte delle Amministrazioni giudiziarie preposte, del rinnovo annuale della licenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Non mi pare che uno Stato che si sente forte abbia bisogno di <strong>mostrare i muscoli</strong> in questo modo. Tuttavia, come al solito, la situazione cinese è molto più complessa di quanto non appaia in superficie. A questi gravi segnali di arresto – se non di arretramento – nel cammino verso la costruzione di un Paese di <em>Rule of Law</em> si sono accompagnati, ultimamente, nuovi richiami all’importanza dello stato di diritto, e questa volta non da parte di attivisti o riformatori, ma – come nota, ad esempio, ancora Stanley Lubman, in un <a href="http://blogs.wsj.com/chinarealtime/2012/01/07/the-wukan-protests-and-the-rule-of-law/">recente post</a> &#8211; direttamente dalle colonne di una rivista del partito, la Yanhuang Chunqiu. Credo si tratti di un aspetto da non sottovalutare, come da non sottovalutare sono anche le <strong>sperimentazioni a livello locale</strong> (in Guangdong, ma non solo), ad esempio nel settore delle ONG.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Tra i vari avvocati che hai intervistato per la tua ricerca, quale ti ha colpito di più?</span></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Sembra una risposta diplomatica, ma tutti gli avvocati di cui parlo nel libro mi hanno colpito allo stesso modo, anche se per ragioni differenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Hai detto che, in genere, gli avvocati in occidente vengono visti come dei burocrati, degli “Azzecca-garbugli” piuttosto che dei paladini della giustizia: questi avvocati, al contrario, sono quanto più lontano da un burocrate tu possa immaginare. “Ottenere il <strong>bene comune attraverso la protezione degli interessi individuali</strong>” è davvero quello che si propongono di fare: per loro il diritto può veramente contribuire a rendere la società più equa. Si tratta di un obiettivo che perseguono ogni giorno, sul campo, ciascuno a modo suo, approfittando di ogni minima apertura del sistema. L’impegno e la disponibilità di Huang Jinrong, l’altruismo di Wang Fang, la caparbietà di Hao Jinsong, l’estrema professionalità di Wang Zhenyu sono tutti al servizio del medesimo obiettivo: ricordare al governo cosa significhi, davvero, essere un Paese in cui vige la <em>Rule of Law</em> (non importa se “con caratteristiche cinesi”), utilizzando gli strumenti da esso stesso forniti e controllati per consentire ai cittadini di far sentire la loro voce.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Secondo te in futuro gli spazi in cui questi avvocati potranno muoversi sono destinati ad ampliarsi o a restringersi ulteriormente?</span></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Io credo che la leadership cinese sia perfettamente consapevole dei vantaggi che possono derivare, in generale, dall’”avvocatura per i diritti”, e che sia questa la ragione per la quale ai <em>gongyi lüshi</em> è stato concesso &#8211; e continua ad essere concesso &#8211; di operare, anche se con limiti sempre maggiori, e in una situazione sempre più precaria.</p>
<p style="text-align: justify;">In occasione delle <a href="http://www.cineresie.info/cosa-cinsegna-wukan-editoriale-quotidiano-del-popolo/" target="_blank">proteste di Wukan</a> molti studiosi hanno notato come le <strong>proteste di piazza</strong> siano, entro una certa misura, tollerate dal governo, perchè considerate un utile <strong>meccanismo di feedback</strong>, un modo per avere sotto controllo il “polso” della società, e comprendere per tempo quali siano i problemi più pressanti. Ecco: le <em>gongyi susong</em> possono servire al medesimo scopo, ma con rischi molto minori per la stabilità sociale e – dunque – per il mantenimento dello <em>status quo</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Impedire ai cittadini di avvalersi di questo (al momento praticamente unico) <strong>strumento di partecipazione civile</strong> potrebbe significare, per il governo, privarsi anche di una formidabile (e sicura) valvola di sfogo per il malcontento dovuto alle crescenti tensioni sociali. Non penso che si vorrà correre questo rischio; ma certo, in questo momento, è difficile fare previsioni.</p>
<p align="JUSTIFY">Simona Novaretti <span style="color: #888888;">è assegnista di ricerca presso la Facoltà di Giurisprudenza dell&#8217;Università degli Studi di Torino, dove collabora alle cattedre di Diritto Cinese e Sistemi Giuridici Comparati. Dottore di ricerca in diritto comparato, si è laureata in Lingue e Letterature orientali a Ca&#8217; Foscari, e in Giurisprudenza presso l&#8217;Università di Torino. E’ membro della European China Law Studies Association, e ha pubblicato saggi in materia di: diritto e lingua cinese, diritto contrattuale cinese, e “avvocatura per il pubblico interesse” in Cina.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2012/02/libro-novaretti.jpg"><img class="alignleft" style="margin: 6px;" title="libro-novaretti" src="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2012/02/libro-novaretti.jpg" alt="" width="173" height="246" /></a>titolo: Le ragioni del pubblico: le &#8220;azioni nel pubblico interesse&#8221; in Cina</p>
<p align="JUSTIFY">pubblicazione: dicembre 2011</p>
<p align="JUSTIFY">pagine: 306</p>
<p align="JUSTIFY">prezzo: 32 €</p>
<p align="JUSTIFY">
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		<title>I novant&#8217;anni del Partito // Gli ultimi giorni di Shi Yang, avvocato d&#8217;altri tempi</title>
		<link>http://www.cineresie.info/i-novantanni-del-partito-gli-ultimi-giorni-di-shi-yang-avvocato-daltri-tempi/</link>
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		<pubDate>Mon, 27 Jun 2011 08:25:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivan Franceschini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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		<category><![CDATA[partito]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo le memorie di Zhang Guotao, vi proponiamo il secondo post della trilogia sui personaggi "eretici" o dimenticati del Partito delle origini. In questo caso, ricostruiamo la storia degli ultimi giorni di Shi Yang, un avvocato per l’interesse pubblico degli anni Venti, ancora oggi commemorato come “martire della rivoluzione”. Gli eventi descritti non sono frutto di fantasia, ma sono ricostruiti fedelmente sulla base del diario dal carcere di Shi Yang. Ogni riferimento all’attualità è puramente casuale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><a href="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2011/06/Shi-Yang.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4049" title="Shi Yang" src="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2011/06/Shi-Yang.jpg" alt="" width="300" height="421" /></a>Dopo la recensione alle <a href="http://www.cineresie.info/i-novantanni-del-partito-zhang-guotao-un-racconto-eretico-della-nascita-del-partito/">memorie di Zhang Guotao</a>, ecco il secondo post della trilogia su personaggi &#8220;eretici&#8221; o dimenticati del Partito delle origini. In questo caso, ricostruiamo la storia degli ultimi giorni di vita di Shi Yang, un avvocato per l’interesse pubblico degli anni Venti ancora oggi commemorato come “martire della rivoluzione”. Gli eventi qui descritti sono </em><em>una rielaborazione del diario dal carcere di Shi Yang. </em><em>Ogni riferimento all’attualità è puramente casuale.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><br />
</em></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Quando avevano bussato alla sua porta quel fatidico pomeriggio del 7 febbraio 1923, Shi Yang era appena arrivato a casa dopo una giornata passata in tribunale. Aveva aperto e una decina di poliziotti in uniforme con le pistole in pugno si erano precipitati nella stanza, guidati da un investigatore in borghese. Era stato quest’ultimo a rivolgergli la parola: “Il direttore del nostro dipartimento la invita a fare quattro chiacchiere, si dia una mossa!” Shi Yang, avvocato forte di mille battaglie, non si lasciava intimidire facilmente: “Chi è il suo capo?” “Il capo della polizia di Hankou, non capisce ancora? Basta parlare, mi segua in fretta!” “Dato che il capo di un dipartimento così importante le ha ordinato di venire ad invitarmi di persona, naturalmente verrò con lei, la prego solo di non essere aggressivo, che non ce n’è bisogno”. Mentre si stavano già incamminando verso la stazione di polizia, sua moglie si era piazzata di fronte al corteo e, con voce carica di preoccupazione, aveva detto al marito: “Dove vai tu, vado anch’io”. “E che ci vieni a fare? Torna dentro. Non ho violato alcuna legge, ovunque mi portino non c’è niente di cui preoccuparsi”.</p>
<p style="text-align: justify;">In realtà Shi Yang sapeva che le cose non erano poi così semplici. Erano giorni che la tensione stava montando in città, da quando, la settimana prima, la polizia di Zhengzhou aveva bloccato il congresso fondativo di un <strong>sindacato generale</strong> dei ferrovieri della linea Pechino-Hankou. L’ordine, si diceva, era partito direttamente da <strong>Wu Peifu</strong>, il signore della guerra che controllava il governo di Pechino, un personaggio ambiguo e per molti versi ridicolo che amava atteggiarsi a poeta. Questa decisione era giunta inaspettata ai lavoratori e agli agitatori sindacali alle loro spalle, visto che fino al giorno precedente Wu Peifu si era atteggiato a protettore dei loro diritti e sostenitore di una politica favorevole al lavoro. Intenzionati a non mollare l’osso, i ferrovieri avevano deciso di tenere comunque il congresso come stabilito, cosa che si era tradotta in un’ondata di arresti. Ulteriormente inferociti, i leader operai allora avevano deciso di lanciare uno <strong>sciopero generale</strong> lungo tutta la linea ferroviaria, avanzando una serie di richieste, tra cui la rimozione del direttore generale della ferrovia, il rimborso di tutte le spese sostenute dai lavoratori per l’organizzazione dell’incontro, lo sgombero della polizia dagli spazi sindacali e – perché no già che c’erano? – persino un giorno di riposo pagato a settimana e una settimana di vacanza in occasione del capodanno lunare. Lo sciopero aveva avuto inizio allo scoccare di mezzogiorno del quattro febbraio.</p>
<p style="text-align: justify;">Come alcuni di loro avrebbero riconosciuto apertamente in seguito, i leader sindacali alla testa della mobilitazione non avevano alcuna esperienza nel gestire uno sciopero di queste dimensioni. Shi Yang era uno di questi. Trentaquattrenne, figlio di una famiglia povera della campagna dello Hubei, un padre insegnante deceduto quando era ancora piccolo, Shi Yang aveva studiato legge ed era diventato avvocato, riuscendo persino ad aprire un proprio studio legale. Membro del Partito comunista dal 1922, non aveva mai preso parte al lavoro segreto dell’organizzazione. La sua attività si svolgeva sempre ed esclusivamente alla luce del giorno. Vero e proprio<strong> avvocato “per l’interesse pubblico”</strong>, egli lavorava senza sosta per <strong>difendere i poveri e gli emarginati</strong>, per rappresentare lavoratori e sindacalisti, incurante delle minacce dei ricchi e dei potenti. In quanto consulente legale dell’associazione dei lavoratori della ferrovia Pechino-Hankou, Shi Yang aveva giocato un ruolo di primo piano nell’organizzazione della conferenza del primo febbraio, così come negli eventi successivi. Il giorno in cui erano iniziati gli scontri, Shi Yang aveva partecipato ad una riunione segreta in cui i leader sindacali avevano deciso il da farsi e, dopo essere stato designato insieme a Lin Xiangqian organizzatore dello sciopero per la zona di Hankou, la notte stessa aveva preso un treno per Wuhan.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo sciopero generale era durato appena tre giorni, poi era stato soffocato nel sangue per ordine dei signori della guerra. Trentacinque lavoratori erano morti. Lo stesso <strong>Lin Xiangqian era stato decapitato di fronte ai compagni</strong> su una piattaforma della stazione di Hankou quando si era rifiutato di dare loro l’ordine di riprendere il lavoro. Altri tre leader sindacali della zona avevano condiviso la sua sorte e le loro teste, con volti dai lineamenti orribilmente sfigurati, erano state appese ai pali del telegrafo come monito agli scioperanti. Non sappiamo se al momento dell’arresto Shi Yang fosse al corrente di tutto questo, ma visto che tutta la città ne stava parlando possiamo affermare con ragionevole certezza che egli era pienamente consapevole di star mentendo alla moglie mentre la rassicurava che il suo arresto non avrebbe avuto conseguenze. Era una persona orgogliosa, per questo anche quel giorno si era recato al tribunale, come se niente fosse.</p>
<p style="text-align: justify;">I poliziotti lo avevano afferrato per le braccia e lo stavano trascinando per la strada come un criminale qualunque. “Qualunque legge io abbia violato, sono disposto a venire con voi al tribunale locale per sottopormi ad un <strong>giudizio fondato su basi legali</strong>, non sono disposto invece a venire all’ufficio di polizia per vedere i miei diritti violati”, continuava a ripetere, ma la risposta era sempre la stessa: “Questi sono gli ordini, non dipende da noi”. Arrivati alla stazione di polizia, erano entrati da una porta laterale. Superata la soglia, egli era stato circondato da venti poliziotti armati di tutto punto. Dopo un po’ se ne erano andati ed una persona in abiti civili lo aveva portato in una stanzetta, dove lo aveva invitato a sedersi.</p>
<p style="text-align: justify;">Shi Yang aveva chiesto al suo nuovo interlocutore: “Che legge ho violato per essere trascinato fino a qui?”. “Ti abbiamo invitato per la questione dello sciopero, vogliamo discuterne con te e trovare una soluzione”. E lui sornione: “Il governo mi dà davvero troppa importanza! Chi sono io per pretendere di risolvere un’ondata di scioperi che si sta propagando al mondo intero? Eppure, c’è sempre una ragione per cui il vento soffia, se volete risolvere il problema dovete prima esaminare le sue cause fondamentali. Per quanto riguarda questi scioperi, le cause sono quattro: le <strong>terribili condizioni di lavoro </strong>nelle fabbriche; la <strong>mancanza di libertà associative</strong> per i lavoratori; i <strong>salari troppo bassi</strong>; gli <strong>orari troppo lunghi</strong>. Se volete risolvere il problema, migliorate le condizioni nelle fabbriche, permettete ai lavoratori di riunirsi in sindacati, aumentate i salari e riducete gli orari di lavoro. Che c’è di complicato? Che bisogno c’è di venire a chiedere consiglio a me”?</p>
<p style="text-align: justify;">Shi Yang aveva parlato per oltre un’ora e mezza e intanto era passata l’ora di cena. Dato che aveva saltato anche il pranzo, aveva cominciato a sentire i morsi della fame. Un funzionario era andato a prendergli del cibo, ma nel frattempo altri poliziotti erano arrivati per scortarlo ad un tribunale militare sull’altra sponda dello Yangtze. “Aspettate che mangi qualcosa prima di portarlo via”, qualcuno aveva detto. Ma Shi Yang si era opposto: “Attraversiamo il fiume immediatamente, a che serve mangiare se il momento della morte è arrivato”? Subito dopo erano usciti dal portone secondario della stazione di polizia e si erano trovati in un corridoio formato da oltre duecento poliziotti armati disposti in due file una di fronte all’altra. Non solo: nel mezzo altri trenta poliziotti aspettavano Shi Yang, mentre due investigatori in borghese lo tenevano per le braccia e le spalle.</p>
<p style="text-align: justify;">Lungo la strada che portava all’imbarcadero si era radunata <strong>una folla enorme</strong>, volti anonimi con sguardi tesi e severi. Gli uomini della scorta di Shi Yang sapevano bene che sarebbe bastata una scintilla per incendiare gli animi, già provati dal massacro di quel giorno e carichi di rabbia repressa. Lo avevano caricato su un piccolo battello a vapore che faceva la spola tra le due sponde del fiume. Shi Yang aveva salutato cordialmente i due poliziotti in borghese che lo avevano accompagnato ed era stato preso in consegna da altre due persone in abiti civili e sei in divisa che lo avevano fatto accomodare sulla barca. Lungo il breve tragitto si era lasciato andare ad infuocati proclami sulla situazione cinese, spingendo più di un membro della scorta ad abbassare lo sguardo. “Tanti poveri vivono in miseria, i lavoratori meritano compassione, tutti i cinesi – non importa se sono poveri, ricchi, nobili o umili – si trovano sotto il giogo dell’imperialismo internazionale. <strong>Tutti i cinesi dovrebbero unirsi</strong> per contrastare l’imperialismo internazionale, dovremmo smettere di ucciderci a vicenda e porre fine al nostro sfruttamento da parte degli stranieri”. Quando aveva finito di parlare, un membro della scorta piangeva a dirotto: “Se facessimo come dice questo signore, la Cina sarebbe ricca e pacifica nel giro di neanche tre anni”.</p>
<p style="text-align: justify;">Una volta sceso dalla barca, Shi Yang si era trovato di fronte ad altri poliziotti e ad una lunga fila di soldati, un’accoglienza che gli era sembrata degna di un capo di Stato. Lo avevano portato nella sala di un tribunale militare, dove lo avevano perquisito e costretto a spogliarsi Tra i funzionari aveva visto un volto familiare, una persona che conosceva da lungo tempo, la quale però aveva finto di non averlo mai visto in vita sua. Lo avevano fatto aspettare per qualche tempo in una sala d’attesa, dopodiché lo avevano portato nel carcere militare. I suoi carcerieri lo avevano ammanettato mani e piedi e lo avevano gettato in una cella per criminali comuni, in compagnia di altri prigionieri, uno dei quali era lì già da cinque anni. Era stato quest’ultimo ad aiutarlo ad infilarsi nel letto, ora che i ferri gli impedivano di muoversi liberamente. Erano già le undici, ma il sonno tardava ad arrivare: non era preoccupato per se stesso, ma il suo pensiero continuava ad andare alla sua famiglia, alla moglie, alla figlia e al fratello minore che senza di lui sarebbero rimasti senza sostentamento.</p>
<p style="text-align: justify;">La mattina dell’otto febbraio, subito dopo una spartana colazione che non era riuscito a digerire, Shi Yang era stato portato di fronte al tribunale militare. Qui si era presentato raccontando al giudice le proprie passate esperienze nel movimento patriottico, soprattutto le vicende successive all’accordo di Versailles del 1919, quando le grandi potenze avevano trasferito al Giappone quelle che prima della guerra erano le concessioni tedesche nello Shandong. Interrogato sui suoi legami sindacali, egli aveva affermato che come avvocato aveva sì prestato i propri servizi a lavoratori e sindacalisti, ma sempre e solo nel rispetto delle leggi allora in vigore, come la sua etica professionale gli imponeva. Il giudice allora gli aveva chiesto: “E’ vero che è legale per gli avvocati rappresentare lavoratori e sindacalisti, ma se a Wuhan ci sono così tanti avvocati, come mai queste persone vengono sempre a cercare te”? Shi Yang aveva risposto: “In realtà, non sono l’unico a fare questo lavoro, ci sono anche molti altri”. “Allora spiega la ragione per cui gli organi ufficiali di Wuhan presta attenzione solo a te!” “La ragione è che sin dal 1919 ho preso parte ad ogni <strong>movimento patriottico</strong>. L’ho fatto apertamente, ci ho messo la faccia e ho presentato innumerevoli lamentele e petizioni, tanto che ora <strong>funzionari e burocrati dei vari dipartimenti mi odiano profondamente</strong> e vogliono la mia fine”.</p>
<p style="text-align: justify;">Il giudice si era mostrato comprensivo: “Molte delle cose che dici non sono molto chiare, ma puoi rilasciare una testimonianza e noi vedremo di investigare. In ogni caso, anche se questo caso è stato aperto per iniziativa di vari organi della città di Wuhan, tu sei una persona di chiara fama, pertanto la società presterà grande attenzione al tuo processo. Inoltre, io stesso ho avuto una formazione giuridica, vengo dal tuo stesso settore: devi solo stare tranquillo, perché ti giudicherò con equanimità, non ti tratterò assolutamente in maniera ingiusta. Tieni però presente anche che questo è un <strong>tribunale militare</strong>, segue solo gli ordini e quindi è differente da un tribunale ordinario. Nel fornire la tua testimonianza, non c’è bisogno di esprimere lamentele: se in questo mondo una persona vuole realizzare grandi cose, deve essere disposta a soffrire, è un’esperienza necessaria. Fatti trattare ingiustamente per alcuni giorni, aspetta quietamente e la situazione si risolverà”. Ma Shi Yang, testardo com’era, non voleva saperne di seguire il consiglio del giudice, e non appena questo aveva finito di parlare si era lanciato in una <strong>filippica</strong> contro la tradizione cinese di tenere i prigionieri ammanettati mani e piedi dentro al carcere, a suo dire una punizione barbara che i paesi civilizzati avevano già eliminato da tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">La seduta era durata l’intera mattina e buona parte del pomeriggio. Intorno alle cinque, per Shi Yang era arrivato il momento di tornare nella sua cella. Gli avevano appena rimesso le manette ai polsi e alle caviglie, quando un giovane funzionario era sceso e aveva dato ordine di liberarlo: “Il signor Shi Yang è un uomo di cultura, toglietegli immediatamente le manette, prendetevi cura di lui. D’ora in poi non sarà più sottoposto a questi metodi”. Allo stesso tempo aveva sgomberato due dei suoi compagni di cella e aveva ordinato ai carcerieri di sostituire letti e coperte, non solo per lui, ma anche per gli altri prigionieri. Quella sera Shi Yang aveva scritto un paio di lettere, una alla famiglia, una ad un amico di Shanghai, arrestato senza una ragione conosciuta. Dopodiché, se ne era andato a dormire.</p>
<p style="text-align: justify;">Aveva passato la giornata successiva chiuso in cella ad abbozzare la sua testimonianza, ripercorrendo ancora una volta il proprio percorso di patriota e mantenendosi sulle posizioni assunte il giorno prima. La giornata era così volata via in un baleno e prima che potesse rendersene conto era già il dieci febbraio. Anche quel giorno Shi Yang aveva deciso di dedicarsi alla scrittura, redigendo una <strong>petizione per conto di tutti i detenuti</strong> per richiedere migliori condizioni di vita nel carcere. All’una del pomeriggio, aveva ricevuto un pacco di cibo mandato dalla famiglia e alle quattro erano venuti a consegnargli dei vestiti puliti e a cambiargli le coperte e lenzuola. La sera aveva scritto alcune lettere e poi era andato a dormire.</p>
<p style="text-align: justify;">Non ci sono testimonianze su come abbia trascorso i due giorni successivi. Gli ultimi pensieri che Shi Yang ha tramandato ai posteri sono contenuti nell’ultima pagina del suo diario dal carcere, in uno scritto datato tredici febbraio. Quel grigio giorno d’inverno Shi Yang si era svegliato alle sette del mattino, aveva fatto colazione e poi intorno alle nove era tornato a sdraiarsi sul suo letto. Non avendo niente da fare, ha preso in mano la penna e aveva iniziato a scrivere i primi versi di una poesia intitolata “<strong>La gioia del carcere</strong>” (监狱乐):</p>
<p style="text-align: justify;">Tutti dicono che il carcere è sofferenza,<br />
Io al contrario me ne sto qui seduto e sono felice.<br />
Ho cibo gratuito con cui mi riempiono la pancia,<br />
Ho vestiti gratuiti  che mi coprono a sufficienza.</p>
<p style="text-align: justify;">Non sapremo mai se Shi Yang avesse intenzione di completare questa poesia. Due giorni dopo, all’alba, egli sarebbe stato condotto nel cortile della prigione, dove un anonimo carceriere avrebbe eseguito la sua <strong>condanna a morte con un colpo di pistola</strong>. Nonostante il processo fosse ancora in corso, da Pechino era arrivato un telegramma segreto che richiedeva la sua esecuzione immediata. E gli ordini di Pechino non si potevano discutere. Almeno non quando facevano comodo.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
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		<title>Perse le tracce dell&#8217;avvocato Li Fangping</title>
		<link>http://www.cineresie.info/perse-tracce-avvocato-cinese-li-fangping/</link>
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		<pubDate>Fri, 29 Apr 2011 19:03:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cineresie</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[avvocati]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[processi]]></category>
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		<description><![CDATA[Riceviamo e pubblichiamo la traduzione di una lettera fatta circolare nel pomeriggio del 29 aprile del 2011 da Lu Jun, responsabile di Yirenping, una nota organizzazione della società civile di Pechino che si occupa di tutelare i diritti delle vittime di ogni tipo di discriminazione. In essa si denuncia la sparizione di Li Fangping, noto avvocato per l’interesse pubblico da anni attivo nel campo della lotta alla discriminazione, rapito da sconosciuti mentre usciva dall’ufficio di Yirenping.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2011/04/Li-Fangping_432.gif"><img class="size-full wp-image-3486" style="margin: 6px;" title="Li-Fangping_432" src="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2011/04/Li-Fangping_432.gif" alt="" width="420" height="283" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Riceviamo e pubblichiamo la traduzione di una lettera fatta circolare nel pomeriggio di oggi, 29 aprile 2011 da Lu Jun, responsabile di <strong>Yirenping</strong>, una nota organizzazione della società civile di Pechino che si occupa di tutelare i diritti delle vittime di ogni tipo di discriminazione. In essa si denuncia la sparizione di Li Fangping, noto avvocato per l’interesse pubblico da anni attivo nel campo della lotta alla discriminazione, rapito da sconosciuti mentre usciva dall’ufficio di Yirenping.</p>
<blockquote>
<h2 style="text-align: justify;"><strong>L&#8217;avvocato per l&#8217;interesse pubblico Li Fangping è irrintracciabile</strong></h2>
<p style="text-align: justify;">Gentili colleghi, volontari, collaboratori e amici:</p>
<p style="text-align: justify;">vi scriviamo per mettervi al corrente del fatto che da oggi si sono perse le tracce di Li Fangping, consulente legale dell’organizzazione anti discriminazione Yirenping di Pechino e noto avvocato per l’interesse pubblico.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel pomeriggio di oggi, 29 aprile, l’avvocato Li Fangping è arrivato nella sede di Yirenping di Pechino per discutere un caso di discriminazione ai danni di un portatore di epatite B verificatosi nell’azienda di taxi “Grande Muraglia” di Baoding. Alle ore 17:15 circa, conclusasi la discussione del caso, l’avvocato Li ha abbandonato l’ufficio. Circa quindici minuti dopo abbiamo ricevuto una telefonata dai suoi famigliari, i quali ci avvertivano di aver appena ricevuto una sua telefonata con cui li avvertiva di essere stato prelevato da alcune persone mentre si trovava sotto l’ufficio. Stando al racconto dei famigliari, emerge che Li al telefono era molto agitato e che dopo poche parole la telefonata è stata bruscamente interrotta. Con ogni probabilità si tratta di un rapimento. In seguito abbiamo provato ripetutamente a raggiungere telefonicamente l’avvocato, ma non siamo mai riusciti a prendere la linea. I famigliari hanno già denunciato l’accaduto alla polizia.</p>
<p style="text-align: justify;">Li Fangping è uno degli avvocati per l’interesse pubblico attivi nel campo della lotta alla discriminazione più famosi in Cina. Da lungo tempo si occupa del diritto all’uguaglianza dei portatori del virus dell’epatite B, dei sieropositivi, degli emofiliaci, così come di altri gruppi sociali svantaggiati. Recentemente ha portato in tribunale per la prima volta in Cina un caso giudiziario contro la discriminazione legata all’AIDS, assistendo un giovane sieropositivo della provincia dello Anhui che ha denunciato i dipartimenti amministrativi responsabili dell’educazione. Questi l’avevano scartato dall’esame pubblico per diventare insegnante a seguito di un prelievo di sangue dal quale emergeva che era infetto dal virus dell’HIV. Dopo aver perso il processo di primo e secondo grado, il 25 aprile l’avvocato aveva presentato un nuovo appello alla procura provinciale dell’Anhui.</p>
<p style="text-align: justify;">Oltre a questo, l’avvocato Li Fangping si è occupato del primo caso cinese di violazione della privacy legato all’epatite B, del primo caso di discriminazione su base genetica, del primo caso sulle infrastrutture accessibili ai disabili e della vicenda delle trasfusioni infette di Gengtai nello Hebei. Inoltre, ha avviato il primo caso cinese contro un monopolio e ha pubblicato molte “lettere aperte di suggerimento dai cittadini” in cui proponeva di eliminare la discriminazione dei malati di epatite B, le differenze di trattamento tra cittadini rurali e urbani e tutta un’altra serie di problemi. L’attività che ha condotto nei tribunali nel campo dell’interesse pubblico ha ricevuto ampie lodi da parte del pubblico e i media nazionali hanno pubblicato migliaia di articoli su di lui.</p>
<p style="text-align: justify;">Nei casi di interesse pubblico cui ha preso parte, l’avvocato Li Fangping ha spesso assistito i deboli e gli oppressi nel denunciare potenti unità di lavoro (ad esempio grandi imprese, enti statali, dipartimenti governativi, etc). Pertanto, dal momento che molte di queste forti unità di lavoro nutrono del risentimento nei suoi confronti, siamo estremamente preoccupati che egli sia finito vittima di una qualche vendetta e temiamo fortemente per la sua incolumità personale. Speriamo che la denuncia dei suoi famigliari sia sufficiente ad attirare l’attenzione degli organismi della pubblica sicurezza, facendo sì che possa tornare al più presto sano e salvo a casa.</p>
<p style="text-align: justify;">Firmato: Lu Jun<br />
29 Aprile 2011</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>UPDATE: </strong>La sera di mercoledì quattro maggio Li Fangping ha fatto ritorno a casa. Lo stesso giorno è scomparso Li Xiongbin, un altro avvocato per l&#8217;interesse pubblico a suo tempo attivo nella <a href="http://www.cineresie.info/tempi-duri-ong-cinesi/">Gongmeng</a>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Liu Xia e gli altri: quando lo Stato ti viene a cercare&#8230;</title>
		<link>http://www.cineresie.info/liu-xia-mogli-scomparsa-stato-viene-cercare/</link>
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		<pubDate>Mon, 11 Oct 2010 10:54:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivan Franceschini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[attivismo]]></category>
		<category><![CDATA[avvocati]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[società civile]]></category>

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		<description><![CDATA[Sui media internazionali negli ultimi giorni è stato tutto un susseguirsi di voci sulle sorti di Liu Xia, la moglie del premio Nobel Liu Xiaobo, apparentemente scomparsa nel nulla nelle ore successive all’annuncio della vittoria del marito. Casi del genere sono piuttosto frequenti in Cina, anche se quasi mai hanno una tale risonanza e spesso si risolvono nel giro di pochi giorni. Un commento su alcune delle prassi adottate dalle autorità cinesi per sorvegliare le persone “scomode”.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2010/10/China_Lawyers_Live_s640x394.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2861" style="margin: 5px 7px;" title="China_Lawyers_Live_s640x394" src="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2010/10/China_Lawyers_Live_s640x394.jpg" alt="" width="273" height="168" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Sarò sincero. Mentre leggevo della vicenda della temporanea “scomparsa” di <strong>Liu Xia</strong> nelle ore successive all’annuncio della vittoria del <strong>premio Nobel </strong>da parte del marito Liu Xiaobo,  non mi sono stupito né preoccupato più di tanto.</p>
<p style="text-align: justify;">Peccherò forse in cinismo, ma che cosa ci si aspettava che potesse succedere ad una persona catapultata all’improvviso al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica del mondo intero per i motivi che ben sappiamo? Aveva davvero senso pensare che le autorità cinesi potessero sbarazzarsene in sordina, magari gettandola per mesi o anni in qualche <strong>carcere sconosciuto</strong> senza neppure una scusa di facciata? Oppure, al contrario, ci si poteva forse illudere che l’avrebbero lasciata tranquilla di portare avanti la sua vita come se nulla fosse?</p>
<p style="text-align: justify;">Astenendomi da ulteriori commenti, questa storia mi ha fatto tornare in mente un altro episodio, apparentemente scollegato, avvenuto qualche settimana fa. La sera dello scorso 14 settembre, mentre mi trovavo sul treno rapido da Pechino a Shanghai ho ricevuto un messaggio da un amico cinese che lavorava in un’organizzazione della società civile della capitale: “Jiang Tianyong, avvocato per la tutela dei diritti da alcuni giorni subisce intimidazioni da parte di persone sconosciute. Oggi la serratura di casa sua è stata fracassata e lui e la sua famiglia non possano rientrare. Alle nove e mezza di sera sono ancora costretti a stare fuori”.</p>
<p style="text-align: justify;">
<h2 style="text-align: justify;">L&#8217;invadenza dello Stato</h2>
<p style="text-align: justify;">Avevo conosciuto <strong>Jiang Tianyong</strong> nell’estate del 2009, poche settimane dopo che la sua licenza di avvocato era stata <strong>revocata</strong> da un organismo corporativo di Pechino, formalmente per alcune irregolarità, in realtà a causa della sua attività su questioni politicamente “sensibili”, come ad esempio la difesa di seguaci del <strong>Falungong</strong>, la setta religiosa che da anni è nel mirino delle autorità di Pechino. In quell’occasione mi aveva espresso tutta la sua angoscia di fronte alla perdita del diritto di esercitare la propria professione, un fatto che metteva a rischio la sua stessa sussistenza, così come quella della sua famiglia. Poi per lui c’erano stati alcuni mesi di ricerca infruttuosa e infine l’approdo come consulente giuridico ad Aizhixing, nota organizzazione attiva nel campo della tutela dei malati di AIDS.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo post tuttavia non è su Jiang Tianyong, Liu Xia e le loro specifiche disgrazie. Riguarda bensì tutte quelle persone che, pur operando in campi che spesso con la politica hanno ben poco a che fare, si trovano a subire <strong>continue interferenze</strong> e attacchi da parte delle autorità.</p>
<p style="text-align: justify;">Quella della <strong>sorveglianza</strong> sui presunti “dissidenti” è una questione annosa in Cina, una storia che inevitabilmente emerge in occasione di ogni avvenimento o anniversario politicamente sensibile, quando le persone più attive nel criticare le autorità vengono avvertite di non alzare troppo la voce e, in più di un caso, addirittura portate fuori città per qualche giorno. Esiste un’indimenticabile <a href="http://globalvoicesonline.org/2008/08/14/china-citizen-reporter-zuola-carted-off/">serie di tweet</a> con cui nell’agosto del 2008 il <strong>blogger Zuola </strong>aveva documentato in tempo reale una di queste “<strong>gite fuori porta</strong>” attraverso il blackberry che i suoi distratti “accompagnatori” si erano dimenticati di sequestrare.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Prigionieri nella città della libertà</h2>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">La stessa questione era stata poi sollevata con una forza espressiva senza precedenti da <strong>Hu Jia</strong>, il versatile attivista condannato a tre anni e mezzo di carcere alla vigilia delle Olimpiadi del 2008, e da sua moglie Zeng Jinyan. Tra l’agosto del 2006 e il marzo del 2007, in occasione di un lungo periodo in cui Hu era costretto agli arresti domiciliari, essi hanno deciso di documentare e, in qualche modo, <strong>ridicolizzare il sistema</strong>, filmando giorni e giorni di sorveglianza e pedinamenti, mostrando la quotidianità del rapporto con i loro indiscreti “guardiani”. Il filmato, sarcasticamente intitolato “<a href="http://www.youtube.com/watch?v=l2zvJItBCN8&amp;feature=fvst">Prigionieri nella città della libertà</a>” (<em>ziyoucheng de qiutu</em>), dal nome del quartiere residenziale in cui la coppia risiedeva, ha fatto il giro del mondo, scatenando un’ondata d’indignazione – e di curiosità – con pochi precedenti.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Testimonianze del genere non sono rare, anche se difficilmente ottengono tanta visibilità. Appena poche settimane fa sul web ha fatto scalpore <a href="http://cmp.hku.hk/2010/08/16/6747/">uno scritto</a> di <strong>Yu Jie</strong>, autore di un volume molto critico nei confronti del primo ministro Wen Jiabao appena pubblicato a Hong Kong, in cui egli raccontava lo scambio di battute nella locale stazione di polizia con un ufficiale incaricato della sua sorveglianza.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco uno stralcio memorabile della conversazione tra i due. Ufficiale Zhu: “[…] Il mio cognome è Zhu e dovresti sapere chi sono. Conosco molti dei tuoi amici […]. Ho iniziato ad osservarti anni fa. Probabilmente in tutto il mondo ci sono più informazioni su di te qui con me che non in qualunque altro posto”. Yu Jie: “Capisco che lei mi consideri alla stregua di un tema di ricerca. Se quando sarò vecchio vorrò scrivere un libro di memorie, verrò e mi servirò dei materiali che avete raccolto. Ma sono sicuro che per allora quei materiali non saranno più nelle vostre mani, come nel caso della Germania dell’Est. Andrò a guardarmeli da solo liberamente”.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Inviti scomodi e relazioni pericolose</h2>
<p style="text-align: justify;">Nonostante Zuola, Zeng Jinyan e Yu Jie siano <strong>personaggi molto in vista</strong> a livello internazionale, non bisogna commettere l’errore di pensare che questo tipo di attività di sorveglianza e occasionale intimidazione sia riservata solamente alle “celebrità”. L’espressione “<strong>bere il tè</strong>” (<em>he cha</em>) in cinese ormai ha assunto un secondo significato: nel gergo degli attivisti – e non solo – essa sta ad indicare la convocazione da parte degli organismi della pubblica sicurezza, sempre curiosi di sapere cosa bolle in pentola.</p>
<p style="text-align: justify;">Fatta eccezione per alcuni casi dalla natura politica particolarmente pronunciata, per gli habitué queste convocazioni si traducono in chiacchierate più o meno tranquille davanti ad una tazza di tè, in qualche domanda indiscreta, in velate minacce mascherate da amichevoli consigli. La convocazione può scattare in qualsiasi momento per chiunque, come ha scoperto nel maggio di quest’anno <a href="http://chinadigitaltimes.net/2010/05/a-student%E2%80%99s-experience-of-being-invited-to-%E2%80%9Cdrink-tea%E2%80%9D/">un giovane blogger</a>, convocato dalle autorità scolastiche per un incontro con la pubblica sicurezza dopo aver pubblicato alcune considerazioni critiche nei confronti dell’<strong>Expo di Shanghai</strong>. Raramente si ha notizia di violenze avvenute durante questi incontri. Per l’attivista cinese medio si tratta quasi di <strong>attività “di routine”</strong>, un’inevitabile seccatura che a volte assume contorni paradossali.</p>
<p style="text-align: justify;">Volutamente o meno, tra i sorveglianti e i sorvegliati si viene a creare un <strong>legame particolare</strong>. Per citare un esempio, un amico che lavora in una nota organizzazione non governativa cinese (che per ovvie ragioni eviterò di nominare) recentemente ha dovuto sottoporsi ad un’operazione chirurgica che l’ha costretto a passare una settimana in ospedale. Tra le persone che l’hanno chiamato per informarsi della sua salute c’erano <strong>gli stessi funzionari</strong> della pubblica sicurezza incaricati di sorvegliarlo, i quali poi gli hanno persino spedito dei fiori e della frutta.</p>
<p style="text-align: justify;">L’amico in questione raccontava quest’esperienza ridendo, sottolineando il fatto che lui sa benissimo chi è la persona incaricata di tenerlo sott’occhio, tanto che si sono scambiati numeri di cellulare e si mandano regolarmente gli auguri. In un’altra occasione, questo stesso amico mi ha raccontato come, dopo una sua breve visita fuori dalla Cina, i funzionari della pubblica sicurezza lo avessero convocato per chiedergli conto del suo viaggio e lo avessero invitato calorosamente a fermarsi per un lungo periodo all’estero, magari per studiare presso qualche prestigiosa università straniera. Uno stato di polizia dal volto umano?</p>
<h2 style="text-align: justify;">Non è sempre un gioco</h2>
<p style="text-align: justify;">Se non fosse che a volte scatta la <strong>violenza</strong>, che persone innocenti rischiano il <strong>tracollo psicologico</strong> di fronte all’invadenza di questa costante sorveglianza, che in più di un’occasione le intimidazioni si sono tradotte in condanne a lunghi anni di carcere, verrebbe da sorridere.</p>
<p style="text-align: justify;">Sembrerebbe infatti quasi un gioco, una sorta di “<strong>guardie e ladri</strong>” su grande scala. Quali aguzzini infatti si sognerebbero di mandare dei fiori e della frutta al proprio “prigioniero” in ospedale? Oppure di lasciargli il numero di cellulare? O di consigliargli di prendersi una vacanza all’estero?  Eppure poi si viene a sapere dello Hu Jia, del Liu Xiaobo o del Tan Zuoren di turno, e all’improvviso ci si rende conto che c’è ben poco da ridere. Più d’un giornalista di lungo corso, riferendosi alle proprie attività in territorio cinese, ha scritto che questo paese negli ultimi trent’anni ha fatto straordinari progressi nel garantire le libertà individuali, che ora non c’è più quella sensazione di oppressione che si provava una volta, che è finito il tempo dei pedinamenti, delle intercettazioni e dello spionaggio. Evidentemente, non per tutti è così. Certamente non per persone come Liu Xia.</p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Xu Zhiyong lancia il Patto tra i Cittadini</title>
		<link>http://www.cineresie.info/xu-zhiyong-patto-cittadini-avvocati-cinesi/</link>
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		<pubDate>Wed, 23 Jun 2010 18:39:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flora Sapio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[attivismo]]></category>
		<category><![CDATA[avvocati]]></category>
		<category><![CDATA[società civile]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 17 giugno sul blog di Laohumiao (“Tempio della Tigre”) è comparso un documento intitolato “Patto tra i Cittadini”, redatto da avvocati e attivisti per i diritti umani ben noti tanto al pubblico, quanto agli organi di pubblica sicurezza dello Stato. Coloro che firmano il documento si impegnano a tenere una serie di condotte già prescritte dalla legge, dall’astenersi dal violare i relativi divieti e a difendere valori morali non incompatibili con quelli propugnati dal Partito. Eppure tra le righe si può leggere qualcosa di più.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2010/06/pledge2010b.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1438" src="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2010/06/pledge2010b-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Il 17 giugno sul blog di <em>Laohumiao</em> (“<a href="http://24hour.blogbus.com/logs/66342007.html" target="_blank">Tempio della Tigre</a>”) è comparso un documento intitolato “<strong>Patto tra i Cittadini</strong>” (<em>gongmin chengnuo</em>), già tradotto in Inglese su <a href="http://chinageeks.org/2010/06/xu-zhiyong-et-al-the-chinese-citizens-pledge/" target="_blank">China Geeks</a> .</p>
<p style="text-align: justify;">Il Patto tra i Cittadini è diviso in due parti. Nel Preambolo, il Patto richiama i valori di  <strong>Democrazia</strong> e <strong>Stato di Diritto</strong> già inseriti nella Costituzione della RPC dal Partito Comunista Cinese, e manifesta la volontà dei cittadini di rispettare tali principi, contribuire alla loro difesa ed alla loro attuazione, non senza un richiamo patriottico al futuro dell’etnia (<em>minzu</em>) Cinese. Negli articoli, i firmatari si impegnano a tenere una serie di condotte già prescritte dalla legge, ad astenersi dal violare i relativi divieti, ed a difendere <strong>valori morali</strong> non incompatibili con quelli propugnati dal PCC.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><em>Mi impegno a ….</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>4. mantenere i seguenti principi di deontologia professionale:</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>in quanto pubblico funzionario, servirò il popolo con diligenza, non commetterò atti di peculato e corruzione, non mi approprierò di fondi pubblici, né userò auto di stato a scopo privato;</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>in quanto giudice, sarò equo ed incorruttibile, coscienzioso e fedele alla legge, non manipolerò la legge per il mio potere o vantaggio personale; </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>in quanto agente di pubblica sicurezza, sarò imparziale nell’applicazione della legge, eliminerò tutto quanto è dannoso e proteggerò tutto ciò che è buono, non praticherò la tortura né colluderò con le mafie; </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>[…]</em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Il Patto tuttavia non è  una generica dichiarazione di intenti, ma contiene una norma tesa ad introdurre un <strong>meccanismo di attuazione</strong>:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><em>7. Per attuare in modo efficace il patto comune, ove il Patto dei Cittadini raggiunga il consenso di un certo numero di cittadini, essi stabiliranno di comune accordo un sistema di regolamentazione,  ed istituiranno un meccanismo di attuazione del Patto stesso. </em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Quanti condividono lo spirito del Patto, impegnandosi ad attuarlo, possono <strong>firmarlo online</strong> su questo <a href="http://survey.activepower.net/service/survey/survey.asp?survey_id=58235" target="_blank">sito</a>. Appreso della sua pubblicazione, ho fatto un balzo al di qua della Grande Muraglia di Internet grazie ad un proxy localizzato ad Hangzhou, scoprendo che il testo del Patto sarebbe disponibile in teoria su una decina di siti. Eppure, quando si tenta di caricare il documento, alcuni rinviano ad una schermata bianca, ove il lettore è informato che</p>
<p style="text-align: justify;">
<blockquote>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.my1510.cn/article.php?id=afc05bbc116c0359" target="_blank">没有文章或文章未审批</a>！</p>
<p style="text-align: center;"><em>Il documento non esiste oppure non è stato approvato!</em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Cercare di leggere <a href="http://wanggongquan.tianyablog.com/post_show.asp?BlogID=320819&amp;PostID=22561191&amp;idWriter=0&amp;Key=0" target="_blank">alcuni commenti</a> sui blog induce lo stesso risultato.</p>
<p style="text-align: justify;">In apparenza dietro il Patto dei Cittadini non vi è nulla di minaccioso o destabilizzante, ma, dietro il velo della legalità e della deontologia professionale, si cela ben altro.</p>
<p style="text-align: justify;">I redattori del documento sono <strong>avvocati per i diritti umani</strong> ben noti tanto al pubblico, quanto agli organi di pubblica sicurezza e di sicurezza di stato. <a href="../xu-zhiyong-multati-difesa-diritti/" target="_blank">Xu Zhiyong</a>, Teng Biao, Wang Gongquan e Li Xiongbing sono stati tra i fondatori o tra lo staff della <a href="http://www.cineresie.info/xu-zhiyong-multati-difesa-diritti/" target="_blank">Gongmeng</a>. <a href="http://www.hrichina.org/public/contents/press?revision_id=169854&amp;item_id=169851" target="_blank">Li Fangping</a> si è pubblicamente opposto ai tentativi di pre-installare il software <strong>Green Dam</strong> sui personal computer. Xu Youyu è un docente all’Istituto di Filosofia dell’Accademia Cinese di Scienze Sociali, <a href="http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2009/jun/02/tiananmen-china" target="_blank">notoriamente critico</a> del sistema politico della RPC. Zhang Shihe è l’autore del blog Tempio della Tigre, <a href="http://www.independent.co.uk/news/world/asia/the-big-question-is-google-right-to-abandon-its-search-engine-in-china-over-censorship-1926890.html?action=Popup" target="_blank">impegnato sul fronte della libertà di informazione</a>, e <a href="http://www.google.com/hostednews/afp/article/ALeqM5jtNY0yG3_nZLgR1L1Bsan_YJUQAQ" target="_blank">dell’attivismo sociale</a>. In vari momenti sono stati fatti sparire per brevi periodi di tempo, hanno assistito al sequestro dei propri computer, o sono stati accusati di evasione fiscale.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciononostante, sarebbe paranoico arginare la diffusione del Patto solo con questa motivazione. Il linguaggio utilizzato dai redattori contiene però una serie di significative omissioni. Si parla di legalità, ma di una <strong>legalità che non è mai socialista</strong>. Lo stato di diritto (<em>fazhi</em>) è citato in quanto valore assoluto, privo anche stavolta dell’attributo “socialista” (<em>shehuizhuyi fazhi guojia</em>). Il popolo, l’entità rappresentata dal PCC, è qualificato non come <em>renmin</em>, in senso politico-ideologico, ma come <em>minzu</em>, termine più neutrale.</p>
<p style="text-align: justify;">Il PCC è citato una sola volta come soggetto i cui membri promettono pragmatismo e sincerità; promessa che nel patto è compiuta non al PCC, ma ad un’entità diversa, cui Xu, Teng e gli altri stanno <strong>cercando di dare vita</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa entità dovrebbe consistere nei cittadini che costituiscono il Patto. Il Patto è un accordo sottoscritto da persone capaci di intendere e di volere, dotati di autonomia, ovvero del potere di compiere scelte per e su se stessi. Quanti firmano il Patto si accordano per  assoggettarsi ad un potere di tipo diverso da quello del PCC. Un potere basato sulla volontà e sul consenso dei contraenti, <strong>non sulla vittoria rivoluzionaria</strong> del PCC.  Questo <em>contratto</em> tra i cittadini è considerato vincolante. Il potere che ne emerge è visto come giusto e legittimo perché è un potere costituito autonomamente da una serie di contraenti, e non imposto mediante la vittoria militare sul Guomindang.</p>
<p style="text-align: justify;">Come in un gigantesco laboratorio, stiamo assistendo ad un tentativo di attuare idee e principi radicati nella filosofia politica e del <strong>diritto occidentale</strong>, che partono da Hobbes per giungere ai contemporanei <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/John_Rawls" target="_blank">Rawls</a> e <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ronald_Dworkin" target="_blank">Dworkin</a>. E’ un tentativo per certi versi più raffinato di quello compiuto dagli autori e dai firmatari di <a href="http://www.asianews.it/index.php?l=it&amp;art=14313" target="_blank">Carta 08</a>. Non si presenta come immediatamente destabilizzante, e potrebbe trovare una risposta tra le <strong>istanze pluraliste</strong> esistenti nella società cinese. I punti di appiglio che offre all’azione repressiva sono pochi o nulli, se si parte dall’assunto (opinabile) che gli alti dirigenti di partito/sicurezza siano dei quadri ignoranti ed intellettualmente rozzi.</p>
<p style="text-align: justify;">Nei prossimi giorni e mesi varrà la pena di osservare attentamente ciò che accadrà ad uno o più dei redattori. Le possibilità sono molteplici. Mi limito a citare quelle che si sono già verificate, anche se ovviamente altre forme di repressione che <strong>intenzionalmente non menziono</strong> sono possibili. Nessuna di esse deve necessariamente verificarsi nell’immediato.</p>
<p style="text-align: justify;">Una <em>prima possibilità</em> consiste nell’usare meccanismi e prassi “al di fuori del diritto”: sparizione, inviti a bere un tè presso gli uffici della sicurezza di stato, pestaggi ecc.</p>
<p style="text-align: justify;">Una <em>seconda possibilità</em> da tenere in conto è l’<strong>uso strumentale di norme incriminatrici</strong>, che condurrebbe all’accusa di incitamento alla sovversione, già  mossa a <a href="../liu-xiaobo-testo-della-sentenza/" target="_blank">Liu Xiaobo</a>, di evasione fiscale, come avvenuto nel caso della <a href="../xu-zhiyong-multati-difesa-diritti/" target="_blank">Gongmeng</a>, ecc.</p>
<p style="text-align: justify;">Una <em>terza possibilità</em> vedrebbe semplicemente cadere il <strong>silenzio</strong> sulla questione. In definitiva, il documento finora circola su pochi blog di intellettuali, che forse non sono la meta preferita del grande pubblico.</p>
<p style="text-align: justify;">La <em>quarta</em> ed ultima possibilità vedrebbe il sistema muovere una virulenta critica alle idee di Xu Zhiyong e degli altri. In questo caso si instaurerebbe un dialogo tra quanti contestano la base dell’autorità politica del PCC, e quanti la difendono. Ciò equivarrebbe al riconoscimento di Xu e degli altri come di un <strong>attore politico</strong>. Al di là dell’esito finale del dialogo, solo questo risultato testimonierebbe una notevole apertura ad autentiche istanze di <em><strong>pluralismo</strong> politico</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Flora Sapio</strong> <span style="color: #808080;">è affidataria del corso in Storia ed  Istituzioni della Cina all’Università degli Studi di Napoli  “L’Orientale”. Ricercatrice attiva in ambito italiano e internazionale,  membro della <em>European China Law Studies Association</em>, è autrice  per <em>Brill</em> del volume “Sovereign Power and the Law in China”, e  di articoli sul sistema di giustizia penale nella Repubblica Popolare  Cinese.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Tang Jitian e Liu Wei: l&#8217;emergenza e il lato oscuro della legge</title>
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		<pubDate>Mon, 17 May 2010 10:28:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flora Sapio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[avvocati]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[società civile]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo scorso 7 maggio a Tang Jitian e Liu Wei, avvocati per la difesa dei diritti civili, è stata revocata la licenza. Hanno difeso migranti, agricoltori espropriati della terra, persone sieropositive, le vittime dello scandalo del latte alla melamina e i membri del movimento Falungong. Se l'appello non verrà accolto entrambi rischiano di non poter più esercitare la professione. Flora Sapio analizza il loro caso, emblematico di quell'uso strumentale del diritto che finisce per limitare i diritti in nome di un più ampio e vago interesse comune. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.flickr.com/photos/andrewgcarter/"><img class="size-full wp-image-763    aligncenter" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px;" title="cittadini petizione" src="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2010/05/petitionieri-small1.jpg" alt="" width="500" height="333" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Tang  Jitian e Liu  Wei sono <strong>avvocati</strong>. Hanno difeso migranti, agricoltori privati della terra, persone sieropositive, le vittime dello scandalo del latte alla melamina – ed i membri del movimento <em>Falungong</em>. In Cina, la maggior parte degli avvocati non accetta di occuparsi di questi o simili casi. Sono casi considerati ‘sensibili’, in quanto potrebbero indurre il verificarsi di emergenze: proteste, cortei, dimostrazioni o altri comportamenti che sfidano apertamente la legittimità del governo e del partito. Tang e Liu fanno eccezione. Sono avvocati per la <strong>difesa dei diritti civili</strong> (<em>weiquan lüshi</em>): un piccolo gruppo di professionisti che accetta casi ‘difficili’, abbinando quest’attività alla normale professione forense o all’insegnamento del diritto.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">La loro storia ha seguito le ben note vicende di qualsiasi sfida che contrappone gli avvocati per la difesa dei diritti civili allo <strong>stato-partito</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">A dicembre del 2008, Tang Jitian firma la dichiarazione ‘<strong>Carta 08</strong>’, documento con cui 2.000 intellettuali richiedono la democratizzazione del regime politico Cinese.</p>
<p style="text-align: justify;">A marzo 2009, Tang e Liu sono tra quanti presentano una denuncia contro il capitolo di Pechino dell’Associazione Nazionale degli Avvocati Cinesi, sostenendo che l’istituzione di una tassa per la registrazione annuale della licenza costituisce, in realtà, un atto di <strong>estorsione</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">A fine maggio, Tang non supera la valutazione annuale per il <strong>rinnovo della licenza</strong> di avvocato. Il 4 giugno, nel cuore della notte Tang è svegliato dallo squillare del campanello di casa. Alla porta, vi sono quattro agenti che lo caricano malamente in un’auto e lo conducono in una stazione di polizia.  Tang è condotto nel seminterrato di un albergo, ove trascorre quattro giorni. ‘Qualcuno’ riesce inoltre a persuadere il suo padrone di casa a rescindere in anticipo il contratto di affitto, così Tang è costretto a traslocare. Il rinnovo della licenza è temporaneamente negato anche a Liu Wei.</p>
<p style="text-align: justify;">A questo punto, l’acuto osservatore ha colto i <strong>segni premonitori</strong>, e sa che è solo questione di tempo prima che a Tang e Liu accada qualcosa di irreparabile. Nella peggiore delle ipotesi, potrebbero sparire, oppure essere indagati con l’accusa di evasione fiscale, corruzione o reati contro la sicurezza di stato. Nel migliore dei casi potrebbero essere espulsi dall’ordine degli avvocati.</p>
<h2 style="text-align: justify;">E&#8217; solo questione di tempo</h2>
<p style="text-align: justify;">Per questo è importante che l’opinione pubblica internazionale sia attenta, pronta a far rimbalzare il messaggio da account Twitter ad account Twitter ed inviare lettere alle autorità. L’<strong>attenzione internazionale</strong> può fare qualcosa per Tang e Liu, perché se tutti guardano ai due avvocati, forse non saranno nuovamente spintonati entro un’auto dai vetri oscurati e su di loro si abbatterà la vendetta, pur sempre dura ma sopportabile, di una temporanea <strong>disoccupazione</strong>. In questo gioco del gatto e del topo è chiaro fin dall’inizio chi avrà la meglio.  Se qualcosa spinge Tang e Liu ad andare avanti, questa è solo la fiducia nella giustizia, una giustizia che dovrebbe essere garantita dal diritto.</p>
<p style="text-align: justify;">La Giustizia, in quanto valore morale, è però qualcosa di ben diverso dalle norme che è possibile utilizzare per avere ragione di Tang e Liu, al di là dei meriti specifici del caso e dell’opinione pubblica internazionale. Chi ha detto che Giustizia e diritto, Eguaglianza e diritto, Libertà e diritto debbano procedere di pari passo?  La norma giuridica può ben essere utilizzata per cercare di realizzare il valore della <strong>Libertà</strong>. Ma possiede anche la potenzialità – oscura ed angosciosa – di limitare le libertà in modo non troppo giustificato.</p>
<h2 style="text-align: justify;"><strong>Il lato oscuro della legge</strong></h2>
<p style="text-align: justify;">Il 27 aprile 2009, la Corte Popolare Intermedia della città di Luzhou (provincia del Sichuan) celebra il procedimento di secondo grado contro Yang Ming, un membro del movimento <em>Falungong</em>, accusato del delitto di ‘sabotaggio dell’attuazione delle leggi ad opera di setta eretica’. Tang e Liu sostengono l’innocenza di Yang, cosa che evidentemente non è gradita al giudice Li Xudong. Dimentico delle norme disciplinari, il giudice consente a ‘qualcuno’ di videoriprendere il processo. Inoltre, rispondendo ad un segnale convenzionale lanciato da un uomo di mezz’età seduto in prima fila, prende a battere freneticamente il martelletto ogni volta che Tang e Liu cercano di prendere la parola.</p>
<p style="text-align: justify;">I due avvocati comprendono di essere burattini in un <strong>processo fasullo</strong>, consegnano al giudice un documento contenente la difesa di Yang Ming, e si allontanano dall’aula mentre persone non identificate riprendono la scena.</p>
<p style="text-align: justify;">L’uscita di Tang e Liu dall’aula ha di fatto reso impossibile proseguire l’udienza. Si è quindi realizzata l’ipotesi di <strong>violazione disciplinare</strong> prevista dall’art. 40(8), Legge della RPC sull’Avvocatura,</p>
<p style="text-align: justify;">“Gli avvocati, nella loro pratica professionale non devono:</p>
<p style="text-align: justify;">(8) turbare l’ordine dei tribunali e delle corti arbitrali, disturbare la regolare celebrazione delle udienze processuali ed arbitrali.”</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo la Legge sull’Avvocatura, a Tang e Liu può applicarsi la <strong>sanzione della revoca</strong> (<em>diaoxiao</em>) della licenza, se la “turbativa dell’ordine del tribunale” o il “disturbo della regolare celebrazione dell’udienza processuale” sono stati commessi “in circostanze gravi” (art. 49 (6)). La corte Intermedia di Luzhou quindi, richiede all’Ufficio di Giustizia di Pechino l’adozione di provvedimenti disciplinari contro Tang e Liu. L’Ufficio della Giustizia di Pechino il 22 aprile 2010 tiene un’udienza, e decide di revocare la licenza a <a title="fonte in cinese" href="http://www.bjsf.gov.cn/sy/cxjl/cxjllsgl/201005/t20100507_1279438.html" target="_blank">Tang</a> e <a title="fonte in cinese" href="http://www.bjsf.gov.cn/sy/sytztg/201005/t20100507_1279393.html" target="_blank">Liu</a>. Entrambe le decisioni (<em>jueding</em>) sono pubblicate sul sito internet dell’Ufficio.</p>
<p style="text-align: justify;">La revoca della licenza a Tang e Liu può essere considerata un atto moralmente ingiusto, incompatibile con norme internazionali che – se violate dalla Cina – possono per loro stessa natura indurre la sola <strong>condanna morale</strong> del Paese, ma non l’adozione di sanzioni. Se si guarda al diritto interno, però, la decisione resa dall’Ufficio di Giustizia appare del tutto coerente. Le norme che rendono possibile punire Tang e Liu sono norme illiberali, moralmente ingiuste, e fortemente lesive dell’indipendenza dell’avvocatura. Questo  giudizio morale però non intacca la loro <strong>formale validità</strong> – la Legge sull’Avvocatura è stata approvata ad ampia maggioranza dal parlamento di uno stato sovrano, in conformità alle norme sulla produzione giuridica.</p>
<p style="text-align: justify;">L’uso strumentale del diritto può sembrarci aberrante, poiché immaginavamo che trent’anni di riforma giuridica avrebbero prodotto un risultato diverso, una transizione della Cina verso una forma di stato di diritto ricalcata sul prototipo ideale delle democrazie occidentali. Invece, ci confrontiamo con uno stato abile nell’<strong>usare il diritto per limitare i diritti</strong> in nome di un più ampio e vago interesse comune. Non è un caso, quindi, che Tang e Liu siano stati puniti. Così come non è un caso che le proteste dei lavoratori,  i cortei e le manifestazioni possano essere qualificate come <strong><em>emergenze</em></strong>, rendendo  possibile l’arresto dei manifestanti in deroga ad ogni garanzia della libertà della persona.</p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo forse peccato di ottimismo, quando credevamo che norme favorevoli agli investitori stranieri avrebbero prima o poi garantito al cittadino libertà diverse dallo scegliere cosa consumare, e come divertirsi? La sorte toccata a Tang e Liu lascia comprendere come il ricorso a <strong>stati di emergenza</strong>, reali o artefatti, ma sempre e comunque ampiamente intesi, sia ormai diventato uno strumento <strong>normale</strong> dell’arte di governo.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><a title="articoli di Flora Sapio" href="http://www.cineresie.info/author/flora-sapio/" target="_blank">Flora Sapio</a> <span style="color: #808080;">è affidataria del corso in Storia ed Istituzioni della Cina all&#8217;Università degli Studi di Napoli &#8220;L&#8217;Orientale&#8221;. Ricercatrice attiva in ambito italiano e internazionale, membro della <em>European China Law Studies Association</em>, è autrice per <em>Brill</em> del volume “Sovereign Power and the Law in China”, e di articoli sul sistema di giustizia penale nella Repubblica Popolare Cinese.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Tempi duri per le ong cinesi</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Apr 2010 17:01:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivan Franceschini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[attivismo]]></category>
		<category><![CDATA[avvocati]]></category>
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		<category><![CDATA[ong]]></category>
		<category><![CDATA[società civile]]></category>
		<category><![CDATA[stabilità sociale]]></category>

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		<description><![CDATA[A due anni dalle Olimpiadi di Pechino e dal terremoto del Sichuan, i rapporti tra Stato e società civile in Cina sono sempre più tesi. Dalla chiusura della Gongmeng nell’estate del 2009, i continui attacchi alle ong che si occupano dei diritti delle fasce emarginate della popolazione dimostrano come le autorità cinesi siano sempre meno disposte a tollerare associazioni di base in aree ritenute politicamente sensibili. La società civile cinese annaspa sotto la presa dello Stato: anche se si spera in tempi migliori, le prospettive rimangono grame.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>Gli ostacoli non finiscono mai per le organizzazioni che si occupano dei diritti degli emarginati in Cina.</h2>
<p><a href="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2010/04/2009317755461.jpg"><img class="size-medium wp-image-224    alignleft" src="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2010/04/2009317755461-300x213.jpg" alt="" width="377" height="267" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Qualche giorno fa, un’immagine ha attirato la mia attenzione mentre sfogliavo una rivista: la foto di una donna in lacrime che si copriva gli occhi con una mano davanti ad uno sfondo rosso su cui si intravvedeva la scritta sfocata “gruppo di <strong>avvocati per l’interesse pubblico</strong>” (<em>gongyi lüshi tuandui</em>).</p>
<p style="text-align: justify">Leggendo l’articolo, ho scoperto che si trattava di Guo Jianmei, la leader di una nota <strong>organizzazione non governativa</strong> di Pechino che fino a qualche settimana fa si occupava di tutelare i <strong>diritti delle donne</strong>. La notizia era che recentemente questa Ong è stata chiusa dopo che l’Università a cui era affiliata aveva deciso di rompere il legame.</p>
<p style="text-align: justify">A mio avviso, non c’è immagine migliore per descrivere lo stato della <strong>società civile</strong> nella Cina di oggi. Se ci si aspettava che le Olimpiadi di Pechino portassero a una nuova fase di apertura nella politica interna cinese, gli ultimi due anni sembrano aver dimostrato l’ingenuità di simili aspettative. Mentre il <a href="http://leviedellasia.corriere.it/2010/04/la_resurrezione_di_hu_yaobang.html"><span style="text-decoration: underline">recente omaggio</span></a> del premier Wen Jiabao al defunto leader riformista Hu Yaobang in occasione del ventunesimo anniversario della morte di quest’ultimo lancia una nuova tornata di speculazioni sul rafforzamento della <strong>corrente riformista</strong> ai vertici della piramide politica, alla base le prospettive per la società civile di questo paese non sono mai sembrate così sconfortanti.</p>
<p style="text-align: justify">Yu Fangqiang, responsabile di Yirenping, un’organizzazione della società civile cinese che si occupa della discriminazione nei confronti dei malati di epatite B, così legge l’evoluzione della società civile cinese nell’ultimo periodo: “Negli ultimi due anni abbiamo avuto modo di assistere a due fenomeni paralleli in seno alla società civile cinese: da un lato il numero complessivo delle organizzazioni non governative è aumentato, in particolare in seguito al terremoto del Sichuan e alle Olimpiadi di Pechino, due eventi che hanno messo in luce l’importanza del <strong>terzo settore</strong> nel garantire servizi là dove il governo non arriva; dall’altro, invece, si è avuto un notevole incremento del numero delle <strong>Ong supportate dalle autorità</strong>, mentre, al contrario, le <strong>organizzazioni autonome</strong> stabilite al livello di base sono progressivamente diminuite”. I dati più recenti sembrano supportare questa lettura, in particolare se si considera il fatto che alla fine del 2008 in Cina erano presenti 413.660 organizzazioni non governative, registrate rispettivamente come organizzazioni sociali (<em>shehui tuanti</em>), fondazioni (<em>jijinhui</em>) o unità private non aziendali (<em>minban feiqiye danwei</em>). Come ha affermato Jia Xijin, specialista dell’università Qinghua, tuttavia si stima che le organizzazioni della società civile prive di registrazione o registrate come entità commerciali siano molto più numerose, addirittura<strong> alcuni milioni</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Ciò che questi dati nascondono è il fatto che, a fronte di un crescente pluralismo nelle forme di associazionismo “autorizzato”, le autorità cinesi si sono mostrate sempre meno disposte a tollerare associazioni di base in <strong>aree politicamente sensibili</strong> quali quella della “tutela dei diritti” (<em>weiquan</em>) e quella del “pubblico interesse” (<em>gongyi</em>). Di fatto, non si tratta di un discorso di principio su una questione astratta come quella dei “<strong>diritti umani</strong>” (<em>renquan</em>), un termine che peraltro non ricorre spesso nella retorica adottata dalle Ong cinesi, quanto piuttosto di un ben più pragmatico discorso di opportunità politica. Le Ong, in Cina come altrove, fanno comodo quando assistono le autorità nel fornire servizi essenziali dai quali lo Stato si è ritirato, ad esempio nel caso di emergenze successive a catastrofi naturali, così come nei casi in cui fungono da ausiliari nel mantenimento di una <strong>stabilità sociale </strong>sempre più precaria di fronte agli squilibri derivanti dallo sviluppo economico; quando, invece, queste organizzazioni diventano troppo sicure di sé ed iniziano ad agire come dei <strong>cani da guardia</strong> nei confronti delle autorità, è il momento di lanciare un richiamo all’ordine.</p>
<h2 style="text-align: justify">Chiusure forzate e intimidazioni contro gli avvocati</h2>
<p style="text-align: justify">Il primo durissimo avvertimento è arrivato nell’estate del 2009, ad un anno esatto dalle Olimpiadi, con la <strong>chiusura forzata</strong> della <strong>Gongmeng</strong>, una nota <strong>lega di avvocati</strong> per la tutela dei diritti con base a Pechino, un argomento su cui ho avuto modo di soffermarmi già in più di una volta <a href="http://appunticinesi.blogspot.com/2009/12/alcune-riflessioni-sulla-dialettica-tra.html" target="_blank"><span style="text-decoration: underline">nei miei post</span></a>. In sostanza, quest’organizzazione contava su una folta schiera di giuristi che mettevano gratuitamente a disposizione le proprie competenze giuridiche in casi di interesse pubblico (uno per tutti, quello della melanina nel latte in polvere). Come un fulmine a ciel sereno, la mattina del 14 luglio 2009 i responsabili della Gongmeng hanno ricevuto un’ingiunzione da parte dell’Ufficio delle imposte della municipalità di Pechino in cui si richiedeva il pagamento di oltre 1.420.000 yuan (circa 140.000 euro) tra tasse non pagate e multe varie, una somma enorme per una struttura non finalizzata al profitto. Scrivendo da un punto di vista puramente personale, questa storia per me è stata uno shock, l’origine di una sensazione di smarrimento che poi non ha fatto altro che aggravarsi in seguito al successivo <strong>arresto</strong> di Xu Zhiyong, uno dei responsabili dell’organizzazione, un giurista noto al grande pubblico per essere al servizio delle fasce più deboli ed emarginate della popolazione. Se fino ad allora ero stato piuttosto ottimista nei confronti delle prospettive di sviluppo della società civile cinese (come ho cercato ad esempio di sostenere nella mia lettura dello <a href="http://www.unive.it/media/allegato/dep/n12-2010/Ricerche/02_Franceschini_c.pdf" target="_blank"><span style="text-decoration: underline">scandalo delle fornaci</span> </a>del 2007), da quel momento in poi la mia fiducia ha cominciato a vacillare. Come poi mi hanno confermato di persona diversi attivisti cinesi, si è trattato di una reazione piuttosto comune tra gli attivisti cinesi: come più d’uno mi ha confermato, l’incidente della Gongmeng ha segnato la definitiva <strong>perdita </strong>di qualsiasi <strong>senso di sicurezza</strong> (<em>anquangan</em>) da parte di coloro che lavorano nel terzo settore in Cina. Come ha affermato Zhang Zhiqiang, responsabile di un’Ong che si occupa di lavoratori migranti a Pechino: “Dopo l’incidente della Gongmeng non sento più nessun senso di sicurezza; d’altra parte questo ha anche i suoi lati positivi, visto che ora so che se deve succedere qualcosa, non posso farci proprio niente e mi metto il cuore in pace”.</p>
<p style="text-align: justify">Contestualmente alla chiusura della Gongmeng (che nel frattempo ha ripreso le proprie attività in sordina lo scorso ottobre), ha avuto luogo un’altra serie di <strong>intimidazioni ufficiali</strong> che si sono riverberate sull’intero tessuto della società civile cinese. Innanzitutto le autorità giudiziarie di Pechino hanno cancellato le licenze d’esercizio a 53 avvocati, alcuni dei quali erano noti attivisti per la tutela dei diritti. Quando si pensa alla dimensione politica di questo gesto, si tende a trascurare quello che è stato un profondo <strong>dramma personale</strong> per questi avvocati. Ricordo l’incertezza negli occhi e nelle parole di uno di loro, quando gli chiedevo come avrebbe fatto per il suo futuro, con una famiglia da mantenere, una figlia piccola da crescere e nessun lavoro. Successivamente, ho avuto modo di incontrare questa persona in più di un’occasione e una cosa che non credo dimenticherò facilmente è stato quando una nostra comune conoscenza mi ha chiesto se per caso avrei potuto aiutare costui a trovare un lavoro in qualche organizzazione straniera, visto che in Cina non trovava nessuna possibilità. È stato avvilente vedere come una persona dotata di un coraggio senza pari nello sfidare in pubblico corti popolari e funzionari corrotti fosse stata annichilita nella sua sfera privata, ridotta ad elemosinare un lavoro qualsiasi semplicemente per <strong>sopravvivere</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Mentre ci si stava ancora interrogando su che fine avesse fatto Xu Zhiyong, il leader della Gongmeng, prelevato dalla sua abitazione alle cinque di mattina del 29 luglio e poi scomparso senza lasciare traccia (sarebbe riapparso solamente il 23 agosto, dopo aver passato quasi un mese in custodia degli organi di pubblica sicurezza), le autorità non hanno perso tempo. Il bersaglio successivo è stato <strong>Yirenping</strong>, la già citata organizzazione attiva nel campo della discriminazione dei malati di epatite B. Al pari della Gongmeng, si tratta di una realtà estremamente visibile sui media cinesi, pertanto qualunque cosa le accada assume automaticamente un significato particolare. La mattina del 29 luglio, alcuni funzionari dell’Ufficio della pubblica sicurezza municipale e di un dipartimento del Ministero della cultura per la supervisione delle attività pubblicistiche hanno visitato l’ufficio di Pechino dell’organizzazione e, adducendo il pretesto di un’indagine su alcune “attività di stampa illegali”, hanno <strong>sequestrato</strong> una pubblicazione ad uso interno. Per cortesia degli attivisti di Yirenping, che sono al corrente del mio interesse nei confronti delle problematiche del lavoro in Cina, questa pubblicazione mi è capitata tra le mani più di una volta: in sostanza, non si trattava di nient’altro che una rassegna stampa in cui di mese in mese si raccoglievano i principali articoli apparsi sulla stampa cinese sul tema della discriminazione. Niente di sensibile, niente che in Cina non fosse già noto al grande pubblico, eppure, a quanto pareva, un pericolo <strong>strumento sovversivo</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Allo stesso tempo, un’altra organizzazione attiva nel campo della salute pubblica è finita nel mirino. Si tratta di <strong>Aizhixing</strong>, una struttura creata negli anni Novanta da un ex-funzionario del Ministero della Salute per far fronte alle <strong>problematiche dell’AIDS</strong>, delle malattie sessualmente trasmissibili e della diversità sessuale. In questo caso la strategia adottata dal governo cinese è stata quella di una lunga serie di <strong>controlli fiscali </strong>sulla contabilità dell’organizzazione. Quando nell’ottobre del 2009 ho intervistato Wan Yanhai, il fondatore e responsabile dell’organizzazione, egli ci ha tenuto a ribadire il fatto che i problemi incontrati dalla sua organizzazione erano del tutto relativi a confronto di quelli in cui erano finiti la Gongmeng e Yirenping, ma non ha mancato di sottolineare l’irragionevolezza della normativa in vigore, sottolineando come questa non solo non fornisse alle organizzazioni della società civile cinese un sostegno finanziario, ma anche costringesse buona parte di esse a pagare le tasse alla stregua di una comune impresa. Anche Wan Yanhai ha affermato di aver perso ogni senso di sicurezza durante l’attacco alla Gongmeng, ma ciononostante ha chiuso su una nota ottimistica: “Dopo l’incidente il nostro senso di sicurezza è addirittura aumentato, quando abbiamo capito che il peggio era passato e che le nostre paure peggiori non si erano avverate.  Tanto meglio non pensarci più”. Si tratta di parole che, simili a quelle di Zhang Zhiqiang, risultano straordinariamente efficaci nel descrivere il senso di<strong> rassegnazione ed impotenza</strong> nella società civile post-Gongmeng.</p>
<h2 style="text-align: justify">Contro Oxfam, federazione di ong internazionali</h2>
<p style="text-align: justify">Dopo qualche mese di relativa calma, lo scorso marzo è arrivato il nuovo subdolo attacco. Il sentore che una nuova ondata di tensione stava maturando si aveva già da qualche settimana, quando le autorità cinesi avevano iniziato una campagna denigratoria nei confronti di <strong>Oxfam</strong>, una nota federazione di Ong internazionali finalizzate alla <strong>lotta alla povertà e all’ingiustizia</strong>. In una <a href="http://chinadigitaltimes.net/2010/03/notice-from-the-education-bureau%E2%80%99s-party-organization/"><span style="text-decoration: underline">direttiva ufficiale</span></a> del Comitato di Partito del Ministero dell’educazione datata 4 febbraio 2010 si leggeva: “Sin dal 2005 l’ufficio di Oxfam International basato a Hong Kong ha collaborato in maniera continuativa con alcune organizzazioni domestiche per la ‘tutela dei diritti’ (<em>weiquan</em>) per lanciare dei progetti di addestramento per studenti universitari volontari. […] Oxfam di Hong Kong è una delle Ong che cercano di infiltrarsi nelle nostre regioni interne e i suoi leader sono la spina dorsale di alcune fazioni d’opposizione. Considerata la natura particolare del nostro sistema educativo, in particolare per quanto riguarda gli istituti superiori e le università, dobbiamo recidere e rimuovere ogni contatto con tale organizzazione e non avere alcuna forma di cooperazione con essa. I dipartimenti per l’educazione, le scuole superiori e le università in tutte le regioni devono avere un&#8217;unica linea di pensiero, stare all’erta, riconoscere le cattive intenzioni di Oxfam nel reclutare ‘studenti universitari volontari’ e adottare in maniera diligente delle misure di sorveglianza. […] Mentre ogni località e ogni istituzione per l’educazione superiore adotta queste misure, tutti devono mostrare una chiara posizione politica e un atteggiamento deciso. Inoltre, tutti devono essere rigidi all’interno e mostrarsi rilassati all’esterno, fare attenzione ai metodi adottati e prevenire le persone in malafede dall’approfittare di questa occasione per creare dei problemi”.</p>
<p style="text-align: justify">Dopo questo preludio, il vero attacco è giunto alla fine di febbraio, quando le autorità cinesi hanno reso pubblico un <a href="http://www.safe.gov.cn/model_safe_en/laws_en/laws_detail_en.jsp?ID=30600000000000000,58&amp;type=&amp;id=3" target="_blank"><span style="text-decoration: underline">nuovo regolamento</span></a> finalizzato a regolamentare alcune questioni tecniche relative ai<strong> trasferimenti bancari internazionali</strong> destinati alle “organizzazioni cinesi” (<em>jingnei jigou</em>). Se formalmente lo scopo della normativa risulta essere quello di prevenire il riciclaggio di denaro sporco, gli attivisti di molte Ong cinesi si sono resi conto che in questo modo qualsiasi somma di denaro proveniente dall’estero, compresi i finanziamenti loro destinati, si trovava ad essere oggetto di uno scrutinio senza precedenti. In particolare, il quinto articolo del regolamento imponeva una serie di vincoli molto rigidi ai trasferimenti di denaro da parte di entità no-profit straniere ad organizzazioni cinesi, obbligando queste l’ultime, tra l’altro, a presentare un atto di donazione autenticato in cui si specificava lo scopo del finanziamento e tutta la documentazione relativa alla registrazione ufficiale dell’organizzazione donatrice, documenti che in altri contesti sarebbero innocui, ma che nel caso cinese sarebbero potuti risultare politicamente molto sensibili. Se alcuni hanno salutato la nuova normativa come un passo avanti verso la trasparenza finanziaria delle Ong cinesi, il South China Morning Post in un articolo datato 12 marzo 2010 ha registrato la seguente dichiarazione di Wan Yanhai, il leader di Aizhixing: “Questo mi fa veramente arrabbiare… Sono pronto a chiudere in qualsiasi momento. Ho lavorato duramente per sedici anni in questo campo e ora mi rendo conto che non solo non mi mostrano gratitudine per questo, ma che vogliono pure <strong>farci fuori</strong>”. Questa preoccupazione di Wan, giustificata in parte dal fatto che Aizhixing notoriamente non versa in ottime condizioni finanziarie, rispecchia un <strong>malessere diffuso</strong> in seno alla società civile cinese. Alla metà di marzo, mentre Wan Yanhai mandava una richiesta ufficiale alle autorità cinesi per ottenere informazioni sulle basi giuridiche del regolamento, cinque Ong di primo piano hanno inviato una lettera congiunta all’Amministrazione statale della valuta estera, chiedendo chiarimenti interpretativi su alcuni punti del regolamento che avrebbero potuto essere strumentalizzati dalle autorità a scapito delle Ong. Ad oggi non è ancora pervenuta alcuna risposta.</p>
<h2 style="text-align: justify">L&#8217;ultimo attacco contro l&#8217;ong delle donne</h2>
<p style="text-align: justify">Infine, il 25 marzo 2010, prima che si esaurisse la polemica su questo regolamento, è giunta la notizia che un’altra nota organizzazione della società civile cinese, il <strong>Centro di servizio e studio legale per le donne</strong> (<em>funü falü yanjiu yu fuwu zhongxin</em>), è finita nelle maglie della burocrazia cinese. Fondata nel 1995 come primo centro cinese finalizzato alla tutela dei diritti delle donne, quest’organizzazione fino ad oggi è stata affiliata (<em>guakao</em>) all’<strong>Università di Pechino</strong>, la quale ha accettato di fungere da organismo supervisore per le sue attività. Già nel febbraio di quest’anno la direzione dell’Università aveva espresso la volontà di dissolvere il proprio legame con il Centro, di fatto condannando quest’ultimo a un’esistenza precaria e priva di qualsiasi tutela giuridica, al pari di molte altre ong cinesi che non godono di “ombrelli” ufficiali. Persone informate dei fatti che vengono citate in un articolo del Xin Shiji Zhoukan affermano che questa decisione sarebbe legata al fatto che l’organizzazione in questione ha ricevuto fondi dall’estero e si sarebbe immischiata in alcuni casi sensibili, al punto che nel 2009 dirigenti scolastici avrebbero ripetutamente avvertito il Centro di “fare più ricerca e occuparsi di meno casi”. In una <a href="http://www.woman-legalaid.org.cn/detail.asp?id=1090"><span style="text-decoration: underline">dichiarazione</span></a> pubblicata il 2 aprile sul sito dell’organizzazione si legge che la cancellazione dell’affiliazione con l’Università di Pechino è solamente una delle tante difficoltà che il Centro ha incontrato da quando è stato stabilito, mentre Guo Jianmei, la leader dell’organizzazione, ha dichiarato di voler tentare la strada della registrazione come “unità privata non aziendale” o, nel caso in cui questa non venga approvata, come semplice entità commerciale.</p>
<p style="text-align: justify">Sul numero della rivista Xin Shiji Zhoukan uscito nelle edicole cinesi il 15 aprile, Xiao Han, professore presso l’Università cinese di politica e diritto (<em>Zhongguo zhengfa daxue</em>) di Pechino, in <a href="http://www.chinaelections.org/newsinfo.asp?newsid=174241"><span style="text-decoration: underline">un commento</span></a> intitolato “Chi danneggia la stabilità sociale?” ha commentato così la chiusura del Centro di Guo Jianmei: “Attaccare, infastidire, punire le Ong in sostanza non significa altro che mandare in frantumi la <strong>forza di auto-organizzarsi di una società</strong>, far sì che i cittadini si trovino in una situazione di individualismo privo di vie d’uscita. Questa situazione fa sì che i diritti dei cittadini più deboli siano completamente esposti alla forza di un’autorità governativa che non è sottoposta ad alcuna supervisione, al punto che finiscono per trovarsi nella tragica posizione in cui essi non hanno alcun modo per tutelare i propri diritti. Cercando nella storia di tutti i paesi, non ci sono esempi in cui la polverizzazione dei diritti dei cittadini abbia portato a un lungo periodo di pace ed ordine. La storia ci ha insegnato proprio la lezione opposta: schiacciare senza scrupoli i diritti dei cittadini non solo non aiuta la stabilità sociale, ma la danneggia gravemente, un risultato che spesso porta a conseguenze che nessuno vorrebbe vedere”. Considerazioni amare che dovrebbero trovare eco in una dirigenza cinese da sempre ossessionata dallo spettro dell’<a href="http://appunticinesi.blog.unita.it//Contraddizioni_in_seno_al_popolo_868.shtml"><span style="text-decoration: underline">instabilità sociale</span></a>, ma che sembrano cadere nel vuoto. Quando si vede che tante organizzazioni che da anni lottano in prima linea per il benessere delle fasce discriminate ed emarginate della popolazione cinese vengono umiliate in questo modo, mentre allo stesso tempo molte altre realtà che hanno trasformato la beneficenza in un puro strumento di arricchimento personale dei propri dirigenti (e anche su questo ci sarebbe molto da scrivere) continuano a prosperare e a crescere con il sostegno delle autorità, non si può fare a meno di dubitare della bontà della direzione in cui si sta muovendo la società cinese. Come si diceva un tempo, <strong><em>mala tempora currunt</em></strong>. Peccato che ancora non si veda una via d’uscita.</p>
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		<title>&#8220;Quest&#8217;epoca mi commuove&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Jan 2010 09:58:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivan Franceschini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[attivismo]]></category>
		<category><![CDATA[avvocati]]></category>
		<category><![CDATA[società civile]]></category>
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		<description><![CDATA[Le interazioni su Twitter di alcuni tra i più noti attivisti cinesi sono lo spunto per un breve testo teatrale. Alla metà di gennaio del 2010, dopo aver ricevuto un avviso del governo locale con cui gli si comunica l’imminente abbattimento della sua abitazione di famiglia, Dai Jianming fa una telefonata per annunciare la sua intenzione di darsi fuoco in piazza Tiananmen. Grazie a Twitter, la rete si mobilita immediatamente e riesce a dissuaderlo, anche se, purtroppo, la forza dei netizen non è sufficiente per fermare la demolizione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><a href="http://www.flickr.com/photos/remkotanis/4410878356/sizes/l/" target="_blank"></a></h3>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.flickr.com/photos/remkotanis/4410878356/sizes/l/" target="_blank"><img class="aligncenter size-full wp-image-338" src="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2010/01/bleeding-wall.jpg" alt="" width="437" height="328" /></a></p>
<h3>Uno psicodramma in quattro atti liberamente tratto da fatti realmente accaduti sul web cinese</h3>
<p style="text-align: justify"><strong><em><span style="text-decoration: underline">Personaggi principali:</span></em></strong><em> </em></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Dai Jianming</strong><em>: cittadino la cui casa sta per essere demolita per ordine delle autorità locali.</em> <strong>Li Yan</strong><em>: sua moglie.</em> <strong>Xu Zhiyong</strong><em>: giurista ed attivista per i diritti civili.</em> <strong>Teng Biao</strong><em>: giurista ed attivista per i diritti civili.</em> <strong>Wang Lihong</strong><em>: blogger.</em> <strong>Ran Yunfei</strong><em> : blogger.</em> <strong>Yisuca</strong><em>: un netizen.</em> Ading<em>: un netizen.</em> <strong>Yang Licai</strong><em>: un netizen.</em></p>
<p style="text-align: justify"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify"><strong><em><span style="text-decoration: underline">Con la partecipazione speciale di:</span></em></strong><em> </em></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Ai Weiwei</strong><em>: artista e blogger.</em> <strong>Wen Yunchao</strong><em>: blogger.</em> <strong>Tiger Temple</strong><em>: blogger.</em> <strong>Isaac Mao</strong><em>: imprenditore e blogger.</em></p>
<p style="text-align: justify"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify"><strong><em><span style="text-decoration: underline">Ambientazione</span></em></strong><strong><em>:</em></strong><em> </em></p>
<p style="text-align: justify"><em>La rete cinese, gennaio 2010.</em></p>
<p style="text-align: justify"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify"><strong><span style="text-decoration: underline">Primo atto</span></strong></p>
<p style="text-align: justify"><em>Narratore:</em></p>
<p style="text-align: justify">Inizio di gennaio del 2010. Mentre gli occhi del mondo intero sono puntati sull&#8217;avventura cinese di Google, una storia di ordinaria resistenza e solidarietà coinvolge blogger e cittadini cinesi. La vicenda inizia così, il 13 gennaio, quando Xu Zhiyong riceve una telefonata da uno sconosciuto.</p>
<p style="text-align: justify"><em>Xu Zhiyong:</em></p>
<p style="text-align: justify">Mi ha telefonato un uomo di Changsha che mi ha raccontato di aver ricevuto una comunicazione da parte del governo locale. Gli hanno detto che il 15 gennaio abbatteranno la sua abitazione e lui per protesta quella mattina ha intenzione di darsi fuoco in piazza Tiananmen. Mi ha chiesto di andare a fotografarlo. Al telefono ho cercato di persuaderlo a non servirsi di una misura così estrema, gli ho detto che non è possibile che io vada laggiù a fotografarlo ma è stato tutto inutile. Sono riuscito solo a far sì che lui mi mandasse un messaggio con il suo nome e i suoi contatti. Tentate tutti quanti di fargli cambiare idea, oppure aiutarlo a trovare un modo per risolvere la situazione!</p>
<p style="text-align: justify"><em>Dai Jianming:</em></p>
<p style="text-align: justify">Mi chiamo Dai Jianming, abito al n.141 di Bianhebiangang nel distretto di Kaifu a Changsha, provincia dello Hunan. La superficie della mia casa è di 180 metri quadri, la compagnia di demolizioni paga solamente 320.000 yuan. La mia intera famiglia di quindici persone sopravvive solamente grazie al nostro negozio che dà sulla strada. Tra i membri della famiglia ci sono mia madre che ha 82 anni, una sorella maggiore che ha 52 anni, io che ho 42 anni, mia moglie che ha 40 anni e una figlia diciannovenne.</p>
<p style="text-align: justify"><strong><span style="text-decoration: underline">Secondo atto</span></strong></p>
<p style="text-align: justify"><em>Narratore:</em></p>
<p style="text-align: justify">Dai Jianming non risponde al cellulare, nessuno riesce a rintracciarlo. E&#8217; il 14 gennaio e sulla rete le voci si rincorrono e sovrappongono.</p>
<p style="text-align: justify"><em>Xu Zhiyong:</em></p>
<p style="text-align: justify">Ho insistito a lungo con Dai Jianming e alla fine lui ha accettato di venire ad incontrarmi. Gli ho dato alcuni consigli, dopodichè è arrivata la polizia a fare domande e non l&#8217;ho più visto. Lui sembra aver assolutamente perso la speranza. Alla fine ho dovuto dire alla polizia che domani prestino molta attenzione a Tiananmen. Si può solamente sperare che i netizen di Changsha possano aiutare la sua famiglia.</p>
<p style="text-align: justify"><em>Wang Lihong:</em></p>
<p style="text-align: justify">Scriviamo tutto questo sul forum Maoyan di Kdnet. Solamente se facciamo circolare la notizia sulla rete possiamo riuscire a fermare questo crimine. Su Tianya il controllo è molto rigido, lì è già tutto nelle mani del nemico. Ora solamente il forum Maoyan di Kdnet si salva.</p>
<p style="text-align: justify">(<em>pausa</em>)</p>
<p style="text-align: justify">Ho appena telefonato alla famiglia della sorella di Dai Jiaming, Dai Liqun. Ha risposto sua nipote e ha detto che Dai Liqun non più raggiungibile da quando è stata portata via dalla pubblica sicurezza. Suo marito e suo figlio si stanno recando alla stazione di polizia di Qingshuitang, hanno intenzione di riportarla a casa.</p>
<p style="text-align: justify">(<em>pausa</em>)</p>
<p style="text-align: justify">Ho appena telefonato all&#8217;ufficio di polizia di Qingshuitang per chiedere se Dai Liqun è già tornata a casa. Il poliziotto che mi ha risposto mi ha chiesto cosa volevo, dove mi trovavo, ha detto che non sapeva bene e poi ha riattaccato all&#8217;improvviso. Ho riprovato a chiamare ma non sono riuscita a riprendere la linea. Il numero della stazione di polizia di Qingshuitang è: 073184429503.</p>
<p style="text-align: justify">(<em>pausa</em>)</p>
<p style="text-align: justify">Accorrete, aiuto! In fretta! Ci sono giovani che vivono nei dintorni di piazza Tiananmen che domani possono andare a controllare? Se vedete Dai Jianming fermatelo immediatamente! Trasmettetegli la preoccupazione di tutti. E&#8217; meglio arrivare prima della polizia: se la polizia interferisce, lui verrà portato nella prigione in nero di Majialou e non si potrà far altro che rendere le autorità di Changsha ancora più prive di scrupoli! Nell&#8217;animo di Dai Jianming si accumulerà ancora più odio.</p>
<p style="text-align: justify">(<em>pausa</em>)</p>
<p style="text-align: justify">Quando ho telefonato a sua moglie, lei ha detto che il suo cellulare è sempre irraggiungibile e che è molto preoccupata. Se qualcuno di voi riesce a contattarlo di nuovo, per favore che gli dica che deve assolutamente chiamare sua moglie per dirle che sta bene, grazie infinitamente!</p>
<p style="text-align: justify"><em>Yisuca: </em></p>
<p style="text-align: justify">Grazie a Wen Yunchao! Tiger Temple sta preparando un filmato, per favore domani mattina promuovetelo! (<em>rivolto a Wen Yunchao</em>) I tuoi sostenitori sono più numerosi, lancia un appello a quelli che stanno a Changsha. Dai Jianming ha intenzione di andare domani in piazza Tiananmen a darsi fuoco. La sua casa è circondata da più di un centinaio di poliziotti e miliziani. Mi sono svegliato, non riesco più ad addormentarmi. Domani mattina alle sette avvieranno la demolizione!</p>
<p style="text-align: justify"><em>Ading:</em></p>
<p style="text-align: justify">Cinque minuti fa sono riuscito a prendere la linea, ma la persona che ha risposto ha riattaccato subito ridendo. E&#8217; evidente che le telefonate che ha ricevuto non sono ancora abbastanza numerose e pensa ancora che la famiglia di Dai Jianming sia sola. La casa di Dai Jianming a Changsha è circondata da oltre duecento poliziotti, alcuni stanno pure in piedi sul tetto. Tutti i mezzi sono pronti per l&#8217;abbattimento che inizierà domani mattina.</p>
<p style="text-align: justify"><em>Wang Lihong:</em></p>
<p style="text-align: justify">Non sapete dov&#8217;è Dai Jianming? Ieri ha passato la giornata con i suoi compaesani, ha pianto tutta la sera! I suoi compaesani hanno provato a persuaderlo, ma lui ha detto che non ce la fa veramente più a vivere. E&#8217; l&#8217;unico uomo della famiglia &#8211; una madre di 88 anni, tre sorelle, due delle quali sono disoccupate, più una moglie e una figlia. E&#8217; l&#8217;unico uomo, ma non ce la fa a proteggere la sua famiglia! Pensa di non avere più la faccia per rimanere al mondo.</p>
<p style="text-align: justify"><em>Ai Weiwei:</em></p>
<p style="text-align: justify">Un uomo dello Hunan di nome Dai Jianming ha telefonato a Xu Zhiyong per dirgli che la sua casa sta per essere abbattuta e che la mattina del 15 gennaio ha intenzione di darsi fuoco in piazza Tiananmen. Dopo aver incontrato Xu Zhiyong, Dai Jianming è sparito, Xu lo sta cercando. Per favore, netizen, prestate attenzione a questa storia. In particolare spero che ci siano dei netizen da Changsha che domani mattina vadano sul posto a scattare delle foto. Dai Jianming vive di fronte alle redazione del Quotidiano dello Hunan, Bianhelu n.141&#8230;</p>
<p style="text-align: justify"><strong><span style="text-decoration: underline">Terzo atto</span></strong></p>
<p style="text-align: justify"><em>Narratore:</em></p>
<p style="text-align: justify">E&#8217; la mattina del 15 gennaio. La casa di Dai Jianming sta per essere abbattuta.</p>
<p style="text-align: justify"><em>Ran Yunfei:</em></p>
<p style="text-align: justify">E&#8217; uno studente di Changsha, sta correndo sul posto e dovrebbe arrivare a momenti. <em>(rivolgendosi a Wen Yunchao) </em>Hai qualche contatto a Changsha che può andare sul luogo della demolizione per diventra una fonte di informazione su Twitter?</p>
<p style="text-align: justify"><em>Teng Biao:</em></p>
<p style="text-align: justify">I contatti che stanno a Changsha sono pregati di accorrere veloci come il fulmine! Di fronte alla redazione del Quotidiano dello Hunan, Bianhebiangang n. 141. La casa del cittadino Dai Jianming di Changsha stamattina alle sette affronterà la demolizione. Ora lui si trova a Pechino per presentare una petizione al governo e vuole darsi fuoco, la moglie è assediata nella casa pericolante, la sorella maggiore è stata portata d&#8217;urgenza all&#8217;ospedale.</p>
<p style="text-align: justify"><em>Wen Yunchao:</em></p>
<p style="text-align: justify">Maledizione! Sono arrivati un sacco di poliziotti. La prima squadra di demolizione è già entrata poco fa.</p>
<p style="text-align: justify"><em>Un netizen:</em></p>
<p style="text-align: justify">Signor Teng Biao, buongiorno. Per tutta la notte lei ha lanciato appelli su Twitter, dev&#8217;essere molto affaticato! Il fratello maggiore Yang Licai e la sorella maggiore Wang Lihong non hanno mai chiuso occhio, per aiutare la famiglia di Dai Jianming e sua moglie Li Yan. Vorrei solamente che il cielo potesse proteggere la pace della loro famiglia e preservare la casa da cui dipende la loro sopravvivenza!</p>
<p style="text-align: justify"><em>Teng Biao:</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>(rispondendo al netizen) </em>Compagni, vi state affaticando! (<em>pausa</em>) La moglie di Dai Jianming ha appena mandato un messaggio con solo due parole: &#8220;davvero spaventoso&#8221;. Due persone hanno attaccato uno striscione con l&#8217;ultimo appello di Li Yan, la cui casa sta per essere abbattuta: &#8220;Dobbiamo mangiare, dobbiamo sopravvivere&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify"><em>Isaac Mao:</em></p>
<p style="text-align: justify">Sul posto c&#8217;è troppa polizia, anche loro si guardano intorno come me. Me ne vado su e giù da solo, magari ci fosse un compagno con cui parlare! Se da solo tiro fuori il cellulare è facile che desti sospetti, per il momento me ne sto qui a comprare dei panini al vapore e a dare un&#8217;occhiata ai giornali.</p>
<p style="text-align: justify"><em>Wen Yunchao:</em></p>
<p style="text-align: justify">Non sono solo, poco fa c&#8217;è stato un altro contatto di Twitter, anche lui uno studente, che mi ha trovato. Si è allontanato con un Blackberry in mano.</p>
<p style="text-align: justify"><em>Ran Yunfei:</em></p>
<p style="text-align: justify">Li Yan ha chiamato piangendo: lì sul posto è davvero terribile. Le cose dentro casa sono già state portate fuori, dentro l&#8217;edificio rimangono solamente loro tre. Non appena inizieranno ad abbattere l&#8217;edificio le tre sorelle si butteranno giù dal tetto&#8230; Ha supplicato tutte le persone che si stanno preoccupando per loro di ricordarsi almeno dei loro nomi&#8230;</p>
<p style="text-align: justify"><em>Teng Biao:</em></p>
<p style="text-align: justify">Un compagno si occupa di fare le foto sul posto, io sono al computer per scrivere quanto succede in diretta. La folla che circonda il palazzo non è particolarmente numerosa. Sono arrivate altre famiglie di sfollati di Changsha, alcuni hanno dei volantini che vorrebbero distribuire, ma la polizia li ha fermati. Le persone che sono state arrestate appena fotografate probabilmente sono altre famiglie di sfollati giunte in supporto.</p>
<p style="text-align: justify"><em>Ran Yunfei:</em></p>
<p style="text-align: justify">Racconto dal posto: forse è stato grazie all&#8217;influenza delle altre famiglie sfollate dei dintorni arrivate in supporto, ma la probabilità che la demolizione avvenga oggi di giorno è piuttosto bassa. Ora la preoccupazione è che essi per demolire abbiano intenzione di approfittare della sera, quando ci sono poche persone. Alcuni del popolo qui intorno mi hanno detto che nei pressi del ponte Hongshan a Changsha una coppia di marito e moglie che non voleva abbandonare la propria casa è stata arrestata nel marzo dell&#8217;anno scorso e rilasciata solamente in dicembre.</p>
<p style="text-align: justify">(<em>pausa</em>)</p>
<p style="text-align: justify">Anche il compagno che è qui con me deve tornare a scuola per una riunione. Tornerò qui sul posto a dare un&#8217;occhiata intorno a mezzogiorno. Poco fa Li Yan urlava alla folla con un megafono dal tetto: &#8220;Per favore, prestate tutti quanti attenzione a quanto ci sta succedendo! Il nostro oggi è il vostro domani!&#8221;. Un vecchio lì vicino ha detto: &#8220;Il governo si serve della forza pubblica, le famiglie sfollate si servono della forza privata&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify">(<em>pausa</em>)</p>
<p style="text-align: justify">Telefonata di Li Yan: dal momento che le masse nei dintorni hanno sentito la notizia della demolizione forzata di oggi, stamattina un centinaio di persone si sono raccolte di fronte all&#8217;edificio per assistere, provocando la temporanea sospensione del lavoro di demolizione. La polizia si è ritirata nelle vicinanze.</p>
<p style="text-align: justify">(<em>pausa</em>)</p>
<p style="text-align: justify">I netizen stanno assistendo sulla rete, gli amici di Twitter stanno scrivendo su Twitter, le persone del luogo sono sul posto a vedere. Tutto ciò farà sì che quei distruttori senza cuore si ritirino, almeno per il momento. Spero solo che non succeda una nuova tragedia come quella di <a href="http://appunticinesi.blog.unita.it//Estremi_rimedi_874.shtml">Tang Fuzhen</a>: sebbene pensi che la probabilità che ciò accada sia molto ridotta, prego comunque.</p>
<p style="text-align: justify">(<em>pausa</em>)</p>
<p style="text-align: justify"><em>Wang Lihong:</em></p>
<p style="text-align: justify">Ho chiamato l&#8217;ufficio amministrativo del distretto di Kaifu. Ho detto loro che Dai Jianming ha intenzione di darsi fuoco a Pechino, che lo abbiamo visto ieri e abbiamo parlato un po&#8217;. Ho chiesto loro se è possibile sospendere la demolizione per il momento. La donna mi ha chiesto se sono un&#8217;amica in rete di Dai Jianming. Le ho detto che era così. Ha detto di essere già al corrente di tutta la faccenda.</p>
<p style="text-align: justify"><em>Teng Biao:</em></p>
<p style="text-align: justify">Le persone dell&#8217;ufficio per le demolizioni sono molte meno rispetto a prima, ma ci sono ancora alcuni addetti all&#8217;abbattimento e alcuni miliziani<em> </em>che rimangono sul posto in attesa di ordini. Parte dei residenti che stavano intorno e guardavano se ne sono andati, nel pomeriggio sicuramente torneranno a seguire questo gioco di scacchi. La situazione generale è un po&#8217; migliorata rispetto a stamattina&#8230;</p>
<p style="text-align: justify"><em>Xu Zhiyong:</em></p>
<p style="text-align: justify">Quest&#8217;epoca mi commuove.</p>
<p style="text-align: justify"><strong><span style="text-decoration: underline">Quarto atto: epilogo</span></strong></p>
<p style="text-align: justify"><em>Narratore:</em></p>
<p style="text-align: justify">Un paio di giorni dopo&#8230;</p>
<p style="text-align: justify"><em>Xu Zhiyong:</em></p>
<p style="text-align: justify">Purtroppo la casa di famiglia di Dai Jianming è stata abbattuta comunque. Quando è successo era pomeriggio, sul posto c&#8217;erano poche persone. Tuttavia c&#8217;è comunque qualcosa per cui essere grati: almeno gli sforzi comuni di tutti noi hanno fatto avvertire un minimo di calore umano alla famiglia di Dai Jianming, che così ha rinunciato a lottare a costo della vita. Forse da questo incidente possiamo trarre alcune lezioni: uno, sicuramente devono esserci molte persone che vanno sul posto a vedere e documentare; due, i cittadini sulla rete dovrebbero prestare maggior attenzione alle cose che succedono vicino a loro; tre, sosteniamoci tutti a vicenda!</p>
<p style="text-align: justify">_______________________________________________________</p>
<p style="text-align: justify"><em>PS: Pur con alcune omissioni finalizzate a rendere più agevole la lettura, i dialoghi riportati qui sopra riprendono in maniera fedele le interazioni su Twitter che Xu Zhiyong ha riproposto sul suo blog in un <a href="http://xuzhiyong.fyfz.cn/blog/xuzhiyong/index.aspx?blogid=571708">recente post</a>. Quante di queste persone erano realmente sul posto? Praticamente nessuna. Eppure, paradossalmente, esse erano più presenti di molte persone che vivono nei dintorni, riproponendo in diretta i tweet di alcuni netizen accorsi sul luogo della demolizione e spingendo la rete a mobilitarsi in soccorso della famiglia di Dai Jianming. E&#8217; una dinamica connaturata a Twitter quella che vede blogger e attivisti di primo piano riprendere ed appropriarsi delle voci di altri, dando loro credibilità e amplificandole sulla rete. In questo post mi sono volutamente limitato a riportare quanto loro hanno pubblicato sul proprio twitter, omettendo per una volta le citazioni incrociate e i riferimenti. L&#8217;idea è quella di delineare i meccanismi alla base della formazione di quella che alcuni hanno definito &#8220;consapevolezza condivisa&#8221;: in fondo, non importa l&#8217;origine della voce, ma chi la riporta. Di fatto, questa storia è un esempio prezioso che permette di illustrare il paradosso della mobilitazione sul web, in Cina come altrove: da un lato la rete è estremamente flessibile nel chiamare a raccolta le persone, dall&#8217;altro l&#8217;assenza di un&#8217;organizzazione formale che si estenda alla realtà ne limita l&#8217;efficacia.</em></p>
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		<title>Hao Jingsong: il combattente del diritto</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Oct 2009 09:24:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivan Franceschini</dc:creator>
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		<category><![CDATA[avvocati]]></category>
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		<category><![CDATA[popolo della rete]]></category>
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		<description><![CDATA[Hao Jingsong è un avvocato trentatreenne originario della provincia dello Shanxi. Dopo essersi laureato in chimica e aver lavorato in banca per oltre otto anni, ha deciso di dimettersi per dedicarsi allo studio del diritto, quello che ritiene uno strumento fondamentale per l&#8217;avanzamento della società cinese. Convinto dell&#8217;importanza del diritto nel porre un limite all&#8217;arbitrio del mondo politico, egli negli ultimi anni ha avviato diverse cause di pubblico interesse nei confronti di vari organi governativi, dal Ministero delle ferrovie, accusato di alzare arbitrariamente i prezzi dei biglietti ferroviari nel periodo ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><em>Hao Jingsong è un avvocato trentatreenne originario della provincia dello Shanxi. Dopo essersi laureato in chimica e aver lavorato in banca per oltre otto anni, ha deciso di dimettersi per dedicarsi allo studio del diritto, quello che ritiene uno strumento fondamentale per l&#8217;avanzamento della società cinese. Convinto dell&#8217;importanza del diritto nel porre un limite all&#8217;arbitrio del mondo politico, egli negli ultimi anni ha avviato diverse cause di pubblico interesse nei confronti di vari organi governativi, dal Ministero delle ferrovie, accusato di alzare arbitrariamente i prezzi dei biglietti ferroviari nel periodo della festa di primavera, quando centinaia di milioni di cinesi ritornano alle proprie case, alla metropolitana di Pechino, colpevole di non rilasciare le fatture ai passeggeri. </em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Hao Jingsong ha giocato un ruolo fondamentale in una serie di casi molto sensibili, dall&#8217;&#8221;incidente della tigre della Cina meridionale&#8221; (</em>Huananhu Shijian<em>) dell&#8217;estate 2007, in cui l&#8217;ufficio provinciale dell&#8217;ambiente dello Shaanxi ha cercato di ottenere un finanziamento nazionale di dieci milioni di yuan per la creazione di un&#8217;area protetta per la tigre della Cina meridionale (una specie estinta nell&#8217;area) adducendo come prova della presenza dell&#8217;animale la foto palesemente fasulla di un esemplare, al caso di Yang Jia, un giovane di Pechino che in un&#8217;ondata di furia di cui non sono mai state chiarite le ragioni ha assaltato un commissariato di polizia di Shanghai, uccidendo a coltellate sei poliziotti. </em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Hao Jinsong in definitiva rappresenta un certo modo di intendere la professione di avvocato che negli ultimi anni sta prendendo piedi in Cina. Professionisti del diritto che conducono attività di questo tipo in genere vengono definiti &#8220;avvocati per l&#8217;interesse pubblico&#8221; e &#8220;avvocati per la tutela dei diritti&#8221;, una categoria che fino ad un paio di mesi fa aveva come principale rappresentante la </em>Gongmeng<em>, l&#8217;organizzazione di avvocati che il governo cinese ha attaccato e chiuso la scorsa estate. In un periodo in cui questi avvocati sono perennemente sotto attacco, trovo opportuno iniziare con il riportare la voce di una persona che ama definirsi un &#8220;combattente del diritto&#8221;.</em></p>
<p style="text-align: justify"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Lo incontro poco lontano dal parco della collina di carbone, nei pressi della Città Proibita. È appena arrivato in treno da Shanghai dove sta occupandosi di un caso contro il dipartimento dei trasporti distrettuale. Mi racconta che nell&#8217;ambito di una campagna contro i taxi in nero, poliziotti in borghese, adducendo scuse come la malattia di un parente o qualche affare urgente, chiedono passaggi in auto ad ignari cittadini e quando questi mossi da compassione accettano, ecco che scatta la multa, la violenza e persino la detenzione. &#8220;Cose come queste non succedono in Italia, vero?&#8221;, mi chiede.</em></p>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2010/01/Hao-Jingsong1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-125" src="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2010/01/Hao-Jingsong1.jpg" alt="" width="300" height="436" /></a>Non mi interessava la chimica e il lavoro in banca era molto ripetitivo. Penso che il diritto sia uno strumento importante per avvicinarsi alla politica. La Cina ha una popolazione di un miliardo e trecento milioni di persone e finora essa è stata sottoposta al &#8220;governo dell&#8217;uomo&#8221;, non al &#8220;governo della legge&#8221; (1). Come possiamo arrivare al governo della legge? Sarà necessario che i cittadini si alzino in piedi perché sia possibile realizzare una società basata sul principio del &#8220;governo della legge&#8221;. Molti cinesi si trovano in una condizione di schiavitù. Essi vengono governati, controllati. Fin da quando sono piccoli gli viene insegnata una sola cosa: quando sono bambini devono obbedire ai genitori, quando vanno a scuola devono obbedire agli insegnanti, quando vanno a lavorare devono obbedire ai capi, quando entrano nella società devono obbedire al Partito Comunista. Dobbiamo cambiare questa situazione, siamo noi i padroni, no?</p>
<p style="text-align: justify">La Costituzione della Repubblica Popolare Cinese stabilisce che il popolo è il padrone dello Stato. Una persona come fa a diventare padrone? Non può far altro che basarsi sulla legge. Dal momento che il Partito afferma che quella cinese è una società basata sul diritto, anch&#8217;esso è tenuto a basarsi sul diritto e pertanto tu devi servirti del diritto per vincolarlo. All&#8217;inizio la legge è semplicemente scritta sulla carta, non ha alcuna forza, ma quando te ne servi essa costringe il governo ad abbassare la testa. &#8220;Abbassare la testa davanti alla verità&#8221; [indica il motto scritto sulla sua borsa], no? La legge così diventa davvero molto potente. Se hai successo, molti cinesi lo vedono e ti prenderanno ad esempio, cominciando a fare causa al governo, limitandolo. I cinesi sono molti, se anche solo un centinaio di milioni di persone denuncia il governo, quest&#8217;ultimo sarà costretto a cambiare.</p>
<p style="text-align: justify">Ho cominciato a pensarla in questo modo fin da quando ero in banca. Allora non obbedivo ai superiori. Neanche quando ero a scuola obbedivo agli ordini. Sono una specie di oppositore, da quando ero bambino ho una coscienza d&#8217;opposizione. Quando ero a scuola, avevo degli scontri con i dirigenti scolastici. La sera ti chiudevano nel dormitorio e non ti permettevano di uscire. Per me la scuola era simile ad una prigione e allora prendevo e me ne andavo. I dirigenti si riunivano, mi criticavano e non mi permettevano di vivere più a scuola: &#8220;Puoi andartene fuori a vivere!&#8221; &#8220;Non puoi stare nel dormitorio della scuola!&#8221; Tutto questo perché l&#8217;amministrazione dei dormitori della nostra scuola era unitaria e alle dieci di sera le porte venivano chiuse, costringendo tutti a rientrare prima di quell&#8217;ora. Se tornavi troppo tardi, dovevi passare per la finestra e c&#8217;era sempre qualcuno che ti acciuffava. Per questo ci opponevamo.</p>
<p style="text-align: justify">Quando ho iniziato a lavorare, mi sono reso conto che nelle unità di lavoro cinesi i dirigenti, piccoli o grandi che siano, sono come dei dittatori: non fanno altro che dare ordini. Dobbiamo cambiare questa situazione. Quando ti opponi a uno di loro, egli si vendicherà, ti farà perdere il posto di lavoro, ti criticherà. Per questa ragione dobbiamo andarcene, cercare uno spazio più ampio. In Cina a volte è necessario che tu diventi un esempio per gli altri. Molte persone ti vedono e dicono: &#8220;Hao Jingsong facendo così può cambiare le cose, può far sì che nel periodo della festa di primavera i prezzi dei biglietti ferroviari non salgano, può far sì che sui treni ti vengano rilasciate delle fatture, può far sì che la tigre della foto che il governo diceva essere vera diventi una tigre di carta&#8221; (2). Grazie a tutto questo le persone iniziano a pensare: &#8220;La legge nelle mani di Hao Jingsong è davvero utile, possiamo fare così anche noi? Possiamo imitarlo&#8221;. Dobbiamo stimolare una simile coscienza giuridica nei cittadini, la capacità di servirsi del diritto, perché ora molti cinesi ritengono che la legge sia inutile, impotente. &#8220;Nella Cina governata dal Partito Comunista, una singola persona cosa può cambiare?&#8221;, questo è il pensiero di molti. Noi dobbiamo cambiare proprio questo modo di pensare, far sì che la gente abbia fiducia nel fatto che in Cina una persona possa cambiare molte cose. Negli ultimi anni i cinesi si sono alzati in piedi, inclusi avvocati come Li Fangping, Zhang Tianyong, Xu Zhiyong, Teng Biao, o anche intellettuali come Xu Youyu, Qin Hui, Dai Qing e Ai Weiwei&#8230; Molte persone si sono alzate in piedi.</p>
<p style="text-align: justify">Ho iniziato a studiare legge nel 2002 all&#8217;Università di Pechino. Allora era come se il mio pensiero si stesse ricaricando. Il diritto è molto importante. Se in futuro si vorranno limitare i poteri del Partito Comunista oppure del governo, in primo luogo sarà necessario avere una coscienza giuridica. Non si potrà prescindere dal diritto per avvicinarsi un passo dopo l&#8217;altro alla politica. Se molti cinesi iniziano a servirsi del diritto alla stessa maniera in cui si servono delle bacchette, questo paese diventerà molto presto una società basata sul governo della legge.</p>
<p style="text-align: justify">Si può dire che il caso più grande che ho affrontato finora è quello di Yang Jia, il giovane che ha ucciso a coltellate sei poliziotti in un commissariato di Shanghai. Yang Jia era già stato arrestato, ma il governo allora ha fatto una cosa davvero stupida, vale a dire far scomparire Wang Jingmei, la madre del giovane. Di Wang Jingmei si sono perse le tracce per oltre tre mesi e noi ritenevamo che fosse stato il governo a portarla via, ma né l&#8217;Ufficio di pubblica sicurezza di Pechino, né quello di Shanghai erano disposti ad ammettere la propria responsabilità, continuando invece a ripetere che nessuno sapeva dove questa donna fosse finita. Basandomi su un regolamento approvato nel maggio del 2008 che vincola gli organi amministrativi a rendere pubbliche le informazioni, ho inviato una richiesta formale all&#8217;Ufficio della pubblica sicurezza di Shanghai, al distaccamento della pubblica sicurezza di Zhabei (il luogo in cui sono avvenuti gli omicidi) e al governo distrettuale affinchè questi rendessero pubbliche le informazioni a loro disposizione. Dovevano spiegare dove fosse finita la madre di Yang Jia e se fossero state adottate o meno misure di forza. L&#8217;Ufficio di pubblica sicurezza era tenuto a rispondere alla mia richiesta entro quindici giorni, ma mentre preparavano la risposta hanno inviato delle persone nel mio paese natale, nella provincia dello Shanxi, per controllare il mio <em>dang&#8217;an </em>(3). Quando me ne sono andato dalla banca però mi sono ripreso il mio dossier, così loro non riuscivano a trovarlo e si sono arrabbiati parecchio.</p>
<p style="text-align: justify">È andata così. Quando mi sono dimesso, il mio dossier avrebbe dovuto essere consegnato ad un qualsiasi dipartimento governativo, ma l&#8217;idea che il governo si appropriasse di questo documento mi infastidiva, così ho deciso di nasconderlo in casa. Quando la polizia non ha trovato il mio dossier si è arrabbiata tantissimo e ha ordinato ai poliziotti del mio paese di chiamarmi per dirmi che ai piani superiori c&#8217;erano persone che stavano investigando su di me, che la pubblica sicurezza nazionale stava investigando su di me, che dovevo fare attenzione, che dovevo andarci cauto su questo caso perché l&#8217;Ufficio della pubblica sicurezza di Shanghai era convinto che volessi creargli dei fastidi. Tutto questo perché la legge stabiliva che se essi non avessero risposto alla mia richiesta, oppure io non fossi stato soddisfatto della loro risposta, avrei potuto fargli causa, mettendoli così grandemente sotto pressione. Il risultato è stato che la madre di Yang Jia è stata rilasciata. L&#8217;avevano rinchiusa con il falso nome di Liu Yaling in un ospedale psichiatrico di Pechino, una struttura gestita direttamente dall&#8217;Ufficio della pubblica sicurezza. In seguito mi hanno anche inviato la risposta che avevo richiesto. Quando Ai Weiwei (4) ha visto questo documento è stato davvero molto felice, perché anche lui ha seguito molto da vicino la storia di Yang Jia. Abbiamo conservato la risposta, perché pensiamo si tratti di un materiale davvero pregiato.</p>
<p style="text-align: justify">La forza del &#8220;popolo della rete&#8221; è enorme, imprevedibile, probabilmente una delle forze più importanti che contribuiranno al cambiamento del paese. L&#8217;attivismo del popolo della rete e il suo spirito battagliero si sono temprati nel corso di alcuni incidenti pubblici. Il popolo della rete pubblica articoli su internet, ma noi dobbiamo concentrare le sue forse. Per fare un esempio, io sono come un coltello: quando mi conficco in un punto, il popolo della rete mi spinge all&#8217;interno della carne. Deve esserci un coltello o una pistola perché la forza del popolo della rete si concentri, se questo manca, la forza del popolo della rete non può manifestarsi ed ognuno va per la propria strada.</p>
<p style="text-align: justify">Non prendo un soldo per occuparmi di questi casi di interesse pubblico. Ci sono persone che ci aiutano, in Cina ci sono imprese che ci sostengono. Proprio per questo ho fondato un&#8217;organizzazione non governativa che si chiama &#8220;Centro di ricerca Jingsong sull&#8217;interesse pubblico e il diritto&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify">La società civile in Cina ora si trova in una fase di crescita, ma il governo sta in guardia, sotto pressione. Esso ritiene che queste organizzazioni non governative siano molto pericolose e possano influenzare il suo potere. Un passo importante nel cammino della Cina verso il governo della legge e la democrazia sta nel creare delle associazioni, stabilire delle organizzazioni non governative. Eppure una premessa importante per poter stabilire queste organizzazioni è quella di avere un buon numero di cittadini all&#8217;altezza, non comuni <em>laobaixing </em>(5). In primo luogo devi avere una coscienza giuridica, devi essere un cittadino che sta in piedi, non una persona in ginocchio. Se la Cina ora avesse cento milioni di Hao Jingsong, l&#8217;intero paese potrebbe cambiare già da domani. Per questa ragione ciò che facciamo è dare una coscienza giuridica ad un numero sempre maggiore di persone. Perché la democrazia ha bisogno di alcune fondamenta, è come un albero che deve crescere gradualmente, non è possibile diventare democratici in un giorno solo. Questo paese è composto da molte persone e sono queste persone a decidere lo stadio di sviluppo di questo stato e della democrazia. Se queste persone sono democratiche, rispettano l&#8217;ordine e la legge, allora va bene, allora sono cittadini all&#8217;altezza di questo nome. Se il governo commette un errore, devi andare a correggerlo. Sono convinto che questa sia la responsabilità di un cittadino. Questo paese è il mio paese, non è solo il paese del Partito Comunista. Il partito al governo è solamente un mio amministratore, un servo, se non mi piace lo posso cambiare, esattamente come avviene in Italia, Giappone. Potremmo cambiarlo, ma purtroppo questo in Cina oggi non è possibile Quello che oggi più ci manca sono cittadini all&#8217;altezza di questo nome.</p>
<p style="text-align: justify">Il caso della <em>Gongmeng </em>riflette la preoccupazione del governo (6). Il governo aveva paura, perché la <em>Gongmeng</em> si stava ampliando, sia come dimensioni che come influenza, pertanto ha dovuto eliminarla in quanto pericolosa. Tuttavia questo attacco avrà due tipi di conseguenze: da un lato sarà un deterrente, spaventerà molte persone; dall&#8217;altro non farà paura e produrrà una coscienza d&#8217;opposizione molto accesa. Dal momento che la Gongmeng era un&#8217;organizzazione pacifica e non violenta, se il governo non accetta neppure questo tipo di organizzazione, molte persone inizieranno a dire che in Cina un cambiamento pacifico non è possibile. Questo è molto pericoloso.</p>
<p style="text-align: justify">Per quanto riguarda il futuro della società cinese, sono ottimista. Questo perché è in corso un&#8217;ondata di democratizzazione a livello globale e nessuno può opporvisi. Attualmente i cosiddetti paesi socialisti sono pochi, per il resto per la maggior parte si tratta di paesi democratici in cui si svolgono elezioni democratiche. Per questa ragione affermo che nessuno può arrestare quest&#8217;ondata di democrazia. Si tratta di una tendenza dello sviluppo sociale e pertanto anche la Cina cambierà. Bisognerà vedere quante persone si alzeranno in piedi: se saranno molte, il processo di democratizzazione sarà più rapido. La democrazia cinese è come una pista: oggi molte persone si se ne stanno su questa pista, spingendo avanti la Cina. Se un domani ci fossero un centinaio di milioni di persone in piedi su questa pista, allora tutto cambierebbe in un attimo, la democrazia arriverebbe velocemente. Se invece su questa pista ci fossero solamente poche persone, allora il tutto sarebbe molto lento. Molti se ne stanno ai lati a guardare e solamente se tu hai successo, se riesci a non farti arrestare, ti prendono a modello e iniziano ad usare i tuoi stessi mezzi. Ciò è fondamentale per questo paese: abbiamo bisogno di molte persone.</p>
<p style="text-align: justify">Non sono un dissidente, sono un combattente del diritto e mi servo della legge per cambiare le cose. Quando in Cina saranno in molti a servirsi del diritto, l&#8217;intero paese cambierà in maniera naturale. Ogni persona può cambiare una parte: oggi si cambia la tigre della Cina meridionale, domani si cambia il Ministero delle ferrovie; alcune persone si occupano delle fornaci clandestine, altre si occupano delle miniere. Se persone diverse cambiano cose diverse, anche questo paese cambierà. La mia posizione è quella di un cittadino che si è alzato in piedi, non più di uno schiavo in ginocchio. Molti cinesi hanno ancora una mentalità da schiavo: questo è quello che dobbiamo cambiare.</p>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify"><em>(1)</em><em> </em><em>Il binomio di &#8220;governo dell&#8217;uomo&#8221; e &#8220;governo della legge&#8221; è presente nella tradizione cinese sin dall&#8217;antichità. Il &#8220;governo della legge&#8221; (fazhi), nucleo di una tradizione filosofica pre-imperiale chiamata &#8220;scuola legista&#8221; (</em>fajia<em>), pone l&#8217;enfasi sulla necessità di un diritto imparziale ed onnicomprensivo per garantire il funzionamento della società; il &#8220;governo dell&#8217;uomo&#8221; (</em>renzhi<em>) è invece un concetto centrale nella tradizione confuciana e pone l&#8217;accento sull&#8217;importanza dell&#8217;esempio del governante nei confronti dei governati e sulla discrezione del sovrano nell&#8217;esercizio del potere, pur all&#8217;interno di complessi rapporti gerarchici e personali. </em></p>
<p style="text-align: justify"><em>(2)</em><em> </em><em>Hao Jingsong fa riferimento ai già citati casi in cui si è confrontato con vari dipartimenti governativi.</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>(3)</em><em> </em><em>Il dang&#8217;an è un dossier personale in cui vengono annotati tutti i fatti riferite alla vita e alle attività di ogni cittadino cinese. In genere, una persona non ha idea di quale sia il contenuto del proprio dossier, che rimane nelle mani degli organi ufficiali, i quali se lo scambiano in occasione del passaggio da un&#8217;unità di lavoro all&#8217;altra. Una nota negativa sul dang&#8217;an può rovinare irrimediabilmente la vita di una persona. </em></p>
<p style="text-align: justify"><em>(4)</em><em> </em><em>Ai Weiwei è un noto artista cinese, famoso all&#8217;estero soprattutto per aver ideato il design dello stadio olimpico di Pechino, il Nido. Da sempre è attento alle tematiche sociali.  Nell&#8217;ultimo anno e mezzo ha condotto una continua campagna mediatica perchè il governo cinese rendesse pubblico il numero dei bambini morti nel terremoto del 2008 a causa della scarsa qualità degli edifici scolastici costruiti nella zona.</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>(5)</em><em> </em><em>Laobaixing è un termine tradizionale traducibile come &#8220;i vecchi cento cognomi&#8221; e sta ad indicare il popolo nella sua accezione più umile. In questo caso, potrebbe essere tradotto in italiano come &#8220;plebe&#8221;.</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>(6)</em><em> </em><em>Su quanto accaduto alla Gongmeng, si possono leggere i due post precedenti che ho pubblicato su questo blog.</em></p>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify">
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		<title>Xu Zhiyong: multati per aver difeso i diritti degli ultimi</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Jul 2009 21:11:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivan Franceschini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Bridge Blogging]]></category>
		<category><![CDATA[attivismo]]></category>
		<category><![CDATA[avvocati]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[sentenze]]></category>
		<category><![CDATA[società civile]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando nel luglio del 2009 la Gongmeng ha ricevuto la famigerata multa che ne ha decretato la chiusura, Xu Zhiyong, il più noto dei fondatori di quest’organizzazione di avvocati per la tutela dei diritti, si è abbandonato ad uno sfogo sul proprio blog. Questa è la traduzione integrale di questa preziosa testimonianza di impegno civile.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;"><a href="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2010/05/XuZhiyong.jpg"><img class="size-full wp-image-619 alignleft" style="margin-top: 0px; margin-bottom: 0px;" title="XuZhiyong" src="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2010/05/XuZhiyong.jpg" alt="" width="318" height="191" /></a>Quando nel luglio del 2009 la <strong>Gongmeng</strong> ha ricevuto la famigerata multa che ne ha decretato la chiusura, Xu Zhiyong, il più noto dei fondatori di quest’organizzazione di avvocati per la tutela dei diritti, si è abbandonato ad uno sfogo sul proprio blog.</p>
<p>Prima che gli amministratori del sito lo cancellassero, fortunatamente sono riuscito a salvarne una copia. Quella che segue è la traduzione integrale di questa preziosa testimonianza di impegno civile.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><strong><em><em>Cielo!  La Gongmeng deve pagare 1.420.000 yuan di multa</em></em></strong></p>
</div>
<div style="text-align: justify;">di<em> Xu Zhiyong</em></div>
<div style="text-align: justify;"><em><br />
</em></div>
<p style="text-align: justify;">Il 14 luglio 2009, la <strong>Gongmeng</strong> ha ricevuto una “Notifica di <strong>sanzione amministrativa</strong> per ragioni fiscali” inviata allo stesso tempo dall’Ufficio tributario locale e dall’Ufficio tributario nazionale di Pechino. In essa si notificava una sanzione amministrativa da applicare prima del 24 luglio, con 300.000 yuan di <strong>multa</strong> per le tasse locali, 180.000 yuan di tasse sul reddito e 930.000 yuan di multa per le tasse nazionali, per un totale complessivo di oltre 1.420.000 yuan.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Tra questi, i 300.000 yuan di multa per le tasse locali riguardano quattro finanziamenti ricevuti dal Dipartimento di scienze giuridiche dell’Università di Yale a partire dal 2006, così come un finanziamento ricevuto nell’aprile 2009 dal signor Wang Gongquan, ricercatore della Gongmeng. Abbiamo già pagato le tasse sul finanziamento di Yale nel maggio del 2009, mentre il finanziamento di Gongquan è stato appena riportato ai contabili ed è stato rilevato ancora prima che noi facessimo in tempo a versare le tasse. Anche la multa sulle imposte nazionali riguarda il progetto di cooperazione con Yale: ci siamo già impegnati a spiegare che il completamento del contratto di cooperazione del 2007 e del 2008 è stato confermato solamente all’inizio del 2009 e che pertanto tra il 2008 e il 2009 il progetto di cooperazione non è ancora stato completato e i soldi che ci sono stati dati possono essere considerati solo un anticipo. Inoltre, le donazioni ricevute dalla Gongmeng vengono interamente utilizzate per la ricerca giuridica e per garantire assistenza legale alle masse in difficoltà e pertanto non c’è nessuna eccedenza: da dove dovrebbero arrivare dunque quei 180.000 yuan di tasse sul reddito e quei 930.000 yuan di multa?</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">La Gongmeng è un’organizzazione votata all’<strong>interesse pubblico</strong>, registrata a malincuore come un’azienda mentre continuavamo a cercare di ottenere una registrazione civile. Ci siamo resi conto del fatto che l’amministrazione non è sufficientemente regolamentata, noi stessi non capiamo bene il fisco commerciale e industriale. Sebbene io abbia sempre enfatizzato l’importanza del fatto che nella nostra contabilità non ci fossero errori giuridici, i contabili specializzati che abbiamo coinvolto non sono stati in grado di darci un aiuto tempestivo. Nel momento dei controlli fiscali, siamo stati estremamente collaborativi, correggendo attivamente alcuni errori. Tuttavia, di fronte ad un’<strong>intenzione malvagia</strong>, tutti questi sforzi sono privi di significato. Anche la tassa sull’attività che abbiamo già pagato è stata inclusa nella multa e anche se non abbiamo alcuna eccedenza veniamo multati della tassa sul reddito. Inoltre, se la legge prevede che l’ammontare della multa debba essere compreso tra il 50% e il 500%, i dipartimenti tributari senza alcuna ragione ci hanno multati nella maniera più severa.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Una multa di 1.420.000 yuan forse per molte imprese non è niente, ma per la Gongmeng è crudele. Questa non è una multa per la Gongmeng, ma per i bambini vittime del latte in polvere adulterato, per i ragazzi che studiano nelle scuole per i figli dei lavoratori migranti, per i proprietari che sono stati ingannati dalle imprese immobiliari, per coloro che con la giustizia nel cuore lottano per presentare petizioni… è una multa per migliaia, decine di migliaia di quelle persone senza forze e <strong>senza diritti </strong>che hanno maggiormente bisogno di aiuto. Questa multa è davvero priva di coscienza!</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Eravamo già molto prudenti. Pensando ad alcune bestie prive di cuore con la lingua biforcuta, abbiamo rifiutato i finanziamenti di alcune fondazioni. Abbiamo scelto il Dipartimento di scienze giuridiche dell’Università di Yale perché loro hanno finanziato anche alcuni organi governativi, io li conosco e loro amano la Cina. Il progetto di cooperazione tra la Gongmeng e Yale include: lo studio della riforma del sistema della registrazione familiare a Pechino, che ha offerto alcuni suggerimenti sul sistema di inserimento dei nuovi immigrati; alcune discussioni pubbliche sul problema degli espropri forzati delle abitazioni, sul caso del segretario di Partito della contea di Xifeng che è venuto fino a Pechino per arrestare un giornalista; gli appelli per la tutela dei diritti di proprietari delle case; l’opposizione all’abbattimento forzato delle scuole per i figli dei lavoratori migranti; l’assistenza legale in alcuni casi estremi come quello del cittadino di Chengde nello Hebei condannato a morte cinque volte pur essendo innocente o di Du Xuelei picchiato a morte dalla polizia; diversi suggerimenti per la riforma del sistema giudiziario; l’invio di suggerimenti ogni anno all’Assemblea Nazionale Popolare e alla Conferenza Consultiva del Popolo Cinese; etc. Tutti i nostri sforzi sono ragionevoli e costruttivi. Con buona volontà, noi promuoviamo la <strong>democrazia</strong>, lo <strong>stato di diritto</strong>, l’<strong>equità</strong> e la <strong>giustizia</strong>. Abbiamo sempre avuto dentro di noi questo desiderio innocente.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">I soldi del progetto di cooperazione sono già finiti. La Gongmeng è un <strong>gruppo di volontari</strong>, tutti i nostri membri partecipano sulla base della loro coscienza e del loro senso di giustizia. A parte alcune persone impiegate a tempo pieno nell’ufficio, la maggior parte di noi membri non prende un salario, usiamo tutti i soldi per attività all’insegna della giustizia e della bontà. Non abbiamo alcun profitto e non abbiamo neppure mai avuto in programma di ottenere alcun guadagno, il nostro unico raccolto è la compassione. Se ora i dipartimenti tributari vogliono che la Gongmeng paghi 180.000 yuan di tasse sul reddito e 930.000 yuan di multa, questa somma enorme può venire solamente dai soldi ora in possesso dell’organizzazione: amici estranei l’uno all’altro che donano 100, 200 o persino 5 o 10 yuan.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo non è possibile! Essendo il rappresentante legale della Gongmeng, sono disposto ad accettare 7 anni di <strong>carcere</strong> pur di non dare questi 5, 10 yuan a bestie prive di cuore. Dire che Xu Zhiyong ha commesso il reato di frode fiscale è come quando la polizia di Linyi mi ha accusato di essere un ladro [<span style="color: #808080;">il riferimento è a un fatto accaduto qualche anno fa, quando Xu Zhiyong si è recato in questo villaggio della provincia dello Shandong per assistere un attivista locale allora sotto processo a causa delle sue azioni contro una campagna di aborti e sterilizzazioni forzate in atto nella zona; allora, proprio il giorno prima dell’inizio del processo, Xu fu fermato dalla polizia locale con l’accusa di essere un ladro</span>], ridicolo!</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Forse ci sono persone che alle spalle dicono con cattiveria che la Gongmeng ha <strong>obiettivi politici</strong>. A queste parole rispondo con compassione. I nostri obiettivi politici sono molto chiari: siamo per la democrazia, lo stato di diritto, la giustizia e l’equità in questo Stato, per la felicità e la <strong>libertà di ogni individuo</strong>, non solo per le singole persone che noi aiutiamo nel concreto, ma soprattutto per stabilire un sistema completo, basato sul diritto e democratico, per far sì che tutte le persone, inclusi quei compatrioti che fino ad oggi hanno continuato a nutrire ostilità nei nostri confronti, possano ottenere giustizia, libertà e rispetto.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Alcune persone affermano che la Gongmeng dà fastidio alla società. E’ come se io avessi visto una faccia distorta dal rancore che dice “alla fine ti abbiamo preso, sarai punito” e che poi mi punisce selvaggiamente, basta che io faccia una minima cosa perché mi punisca, “provateci ancora a darmi fastidio”! Non siamo noi che diamo fastidio: le decine di migliaia di <strong>incidenti di massa</strong> [<span style="color: #808080;">eufemismo cinese con cui ci si riferisce alle manifestazioni e alle contestazioni pubbliche</span>] che succedono ogni anno non sono causate da noi, <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Yang_Jia">Yang Jia</a> non lo abbiamo creato noi. Al contrario, noi ci siamo sempre sforzati di riportare nei <strong>binari della legge</strong> le contraddizioni create da <strong>funzionari corrotti</strong>, abbiamo promosso l’assoluta non violenza, speriamo che le contraddizioni e gli odi infiniti nella nostra società possano essere risolti attraverso l’amore. Noi non siamo solamente per quelle vittime della malvagità e dell’ingiustizia, siamo anche per i carnivori superiori, abbiamo un profondo senso di responsabilità nei confronti di questa nazione: non dobbiamo permettere che in questo Stato accada ancora una volta uno sconvolgimento tale che persino i potenti non abbiano più un posto dove seppellire i loro morti, non dobbiamo lasciare che la tragedia del nostro popolo si ripeta.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché, perché dobbiamo ricevere una simile punizione? E’ a causa della nostra temibile giustizia, perché noi promuoviamo una politica meravigliosa, perché i nostri ideali sono troppo belli, perché non abbiamo mai rinunciato alle nostre speranze nei confronti di questa nazione, perché nonostante tutto nei nostri cuori siamo sempre stati pieni della luce della speranza.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Sono felice di diventare ancora una volta un ladro. La prima volta è stato a Linyi: allora sono stato accusato di essere un ladro e sono stato portato alla stazione di polizia. In quell’occasione, senza alcun avvocato difensore, il mio amico [Chen Guangcheng] – un uomo cieco sin da ragazzo che combatteva con tutte le sue forze per il rispetto dei contadini locali – è stato condannato a quattro anni di carcere per il crimine di danno intenzionale alla proprietà. Questa volta è successo a Pechino, e io ruberei le tasse: hahaha! Io sono povero, ai poveri rimane solamente la fede. Grandi uomini, lasciate che vi dia anche solo un briciolo della mia bellissima fede, va bene? Voi dovreste aver bisogno di questa fede, dovreste avere la mia stessa capacità di provare misericordia, di guardare con compassione gli spiriti senza pace di demoni e mostri.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono un povero, siamo una massa di poveri, non potete derubarci dei nostri soldi e non potete nemmeno portarci via le nostre convinzioni. Non proviamo furore, né tantomeno odio, siamo pieni di compassione e continuiamo a camminare lungo la nostra strada. <strong>La Gongmeng non sarà distrutta</strong>, la speranza nella giustizia e nella bontà di questa nazione non sarà estirpata.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #808080;">pubblicato su</span> <a href="http://appunticinesi.blogspot.com/2009/07/repressione-silenziosa-pechino.html" target="_blank">appunti cinesi</a></p>
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