<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Cineresie.info &#187; censura</title>
	<atom:link href="http://www.cineresie.info/tag/censura/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.cineresie.info</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Sat, 04 Feb 2012 10:14:50 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator>
		<item>
		<title>Essere giornalisti in Cina, una conversazione con Emma Lupano</title>
		<link>http://www.cineresie.info/intervista-emma-lupano-giornalisti-cinesi/</link>
		<comments>http://www.cineresie.info/intervista-emma-lupano-giornalisti-cinesi/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 23 Nov 2011 06:26:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cineresie</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Voci]]></category>
		<category><![CDATA[censura]]></category>
		<category><![CDATA[giornali]]></category>
		<category><![CDATA[propaganda]]></category>
		<category><![CDATA[web]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.cineresie.info/?p=4741</guid>
		<description><![CDATA[La settimana scorsa Emma Lupano ha ricevuto il premio internazionale di giornalismo Maria Grazia Cutuli per la sua tesi di dottorato sui giornalisti freelance cinesi. Emma, che è giornalista professionista e insegna Lingua e cultura cinese all’Università degli Studi di Milano, ha vissuto in Cina per diversi anni, lavorando per testate sia italiane che straniere. Vista la sua vasta esperienza sul campo, le abbiamo rivolto alcune domande sulla situazione attuale della stampa in Cina.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;" align="justify"><a href="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2011/11/emma.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4789" title="emma" src="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2011/11/emma.jpg" alt="" width="499" height="373" /></a></p>
<p style="text-align: justify;" align="justify">La settimana scorsa Emma Lupano ha ricevuto il premio internazionale di giornalismo Maria Grazia Cutuli grazie alla sua tesi di dottorato sui giornalisti freelance cinesi. Oltre ad aver ottenuto un dottorato di ricerca della Sapienza di Roma, Emma è giornalista professionista e docente a contratto di Lingua e cultura cinese all’Università degli Studi di Milano. Ha vissuto in Cina per diversi anni, lavorando come corrispondente freelance per testate stampa, radio e web italiane e straniere e, tra le altre cose, è stata anche visiting researcher al <a href="http://cmp.hku.hk/">China Media Project</a> della Hong Kong University e redattrice al <a href="http://english.peopledaily.com.cn/">People’s Daily Online</a><span>. In italiano, ha curato il volume “<a href="http://www.amazon.it/Media-oggi-Testimonianze-orientamenti-punto/dp/8856817489/ref=sr_1_1?ie=UTF8&amp;qid=1321902784&amp;sr=8-1">Media in Cina oggi</a>”, edito da Franco Angeli nel 2010. Vista la sua vasta esperienza sul campo, le abbiamo rivolto alcune domande sulla situazione attuale della stampa in Cina.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #808080;">L’anno scorso sui “<a href="http://www.cineresie.info/shop/">Germogli</a>” avevi scritto un pezzo in cui facevi il punto della situazione della stampa cinese “tra controllo e apertura”. Controllo e apertura in Cina sono come due piatti di una stessa bilancia: a volte la censura e il controllo si inaspriscono e tante voci vengono zittite, a volte invece ci sono periodi di relativo disgelo e la censura sembra arretrare, il tutto in un equilibrio precario a seconda delle esigenze politiche del momento. Secondo te, al momento attuale da che parte pende l’ago della bilancia?</span></p>
<p style="text-align: justify;">Vista la neo-annunciata <strong>riforma del “sistema” culturale</strong> e viste le modalità con cui le autorità hanno cercato di gestire l’<strong>incidente ferroviario a Wenzhou</strong> quest’estate, mi pare che l’ago della bilancia stia pendendo dalla parte del controllo.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi alcuni osservatori dicono, riferendosi alla riforma del sistema culturale, che l’ennesima stretta va inquadrata tra i preparativi per il prossimo congresso del PCC, nell’ottobre del 2012, quando verrà sancito il<strong> passaggio alla nuova “generazione” di leader</strong>. Non credo però si tratti (solo) di questo. Sarà che gli ultimi anni sono stati abbastanza impegnativi per la Cina e per la gestione della sua immagine interna e internazionale, ma mi sembra che si sia verificato un ripetersi di “emergenze” mediatiche che la leadership ha gestito con il pugno di ferro: a luglio c’è stato il novantesimo anniversario del PCC, prima dell’anniversario c’è stato il <strong>“movimento” dei gelsomini</strong>, prima dei gelsomini c’è stato il caso Liu Xiaobo, prima di Liu Xiaobo ci sono stati l’Expo, i sessant&#8217;anni della RPC e le Olimpiadi. E così via. Mi pare insomma che le autorità non vengano mai realmente meno al loro impegno nel controllare l’informazione dentro e fuori la Cina, e mi pare che sia andata sostanzialmente così dal 1978 a oggi, con momenti in cui la chiusura è stata particolarmente pesante, come dopo i fatti di Tian’anmen.</p>
<p style="text-align: justify;">Credo che questo sia in linea con il fatto che l’apertura della stampa e dei media non sia stata una svolta lucidamente pianificata, ma una <strong>inevitabile conseguenza</strong> delle riforme economiche. I vertici del Partito e del governo non hanno mai espresso la volontà di liberalizzare i contenuti dei media cinesi e ancora oggi fanno di tutto per evitare che esista una <strong>autonomia decisionale</strong> nell’area editoriale dei media. Sono stati alcuni direttori di testate, alcuni giornalisti, i blogger e i netizen a <strong>strappare spazi</strong> crescenti di libertà.</p>
<p style="text-align: justify;">L’hanno fatto in modo disorganizzato, sperimentale, senza avere mai la certezza di come sarebbe andata a finire per loro. Ma l’hanno fatto in modo tutto sommato costante, spesso usando la strategia del “segnare punti sulla linea di campo” (<em>ca bian qiu</em>), metafora tratta dal pingpong che allude all’arte di pubblicare servizi in perfetto equilibrio tra ciò che lecito e ciò che è illecito scrivere. Per questo sono d’accordo con chi descrive il rapporto tra censura e giornalisti come un inseguimento tra gatto e topo. Se la cronaca non ci riportasse casi drammatici, potrebbe quasi sembrare un gioco.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #888888;">Nell’ultimo anno si sono verificati tutta una serie di eventi che hanno messo sulla difensiva le autorità cinesi, penso in particolare al premio Nobel a Liu Xiaobo e ai “gelsomini”. Anche tu nell’ultimo periodo hai percepito quella che secondo alcuni è stata una notevole riduzione degli spazi di pluralismo sui media cinesi tradizionali, così come un affievolirsi del dibattito pubblico?</span></p>
<p style="text-align: justify;">Su alcuni temi non è permesso a nessuno esprimersi, né sui media tradizionali né sui blog (vedi ad esempio la “scomparsa” del post pubblicato pochi giorni fa da Han Han sul suo blog, in cui lo scrittore prendeva di mira proprio la riforma del “sistema” culturale). A me sembra che sui temi che non riguardano gli <strong>argomenti tabù</strong> (Tibet, Xinjiang, Taiwan, partito e di volta in volta eventuali casi specifici) ci sia ancora un buon margine di espressione sui media tradizionali e in particolare sulla stampa. Negli editoriali dei quotidiani capita di leggere critiche anche forti, riguardanti spesso casi locali e circoscritti, certo, ma che alludono chiaramente a questioni più ampie. È ovvio che autore e lettore devono essere in grado rispettivamente di codificare e <strong>decodificare questi rimandi</strong>, un aspetto di cui i giornalisti cinesi sono consapevoli e di cui parlano apertamente.</p>
<p style="text-align: justify;">In generale, mi sembra che chi osserva i media cinesi concordi sul fatto che in questi anni sia aumentata la <strong>tolleranza</strong> nei confronti dei “pesci piccoli”, cioè di giornalisti, commentatori e intellettuali che esprimono critiche moderate. Non c’è invece nessuna tolleranza nei confronti dei <strong>personaggi più noti e rumorosi</strong>, che si spingono in territori più sensibili degli altri e che magari sono anche famosi all’estero.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #888888;">Da due anni a questa parte non si fa altro che scrivere di Weibo come se fosse un nuovo messia in grado di <span style="color: #808080;">p</span>orre rimedio ai tanti problemi sociali che affliggono la Cina di oggi, corruzione e malversazioni ufficiali in primis. Lo si è visto all’inizio del 2011 con la campagna lanciata da Yu Jianrong per soccorrere i bambini costretti a mendicare, se ne è avuta una conferma con l’ondata di indignazione seguita all’incidente ferroviario di Wenzhou lo scorso luglio. A tuo avviso l’emergere dei microblog in Cina è quel fenomeno rivoluzionario che tanti dipingono? Che implicazioni avrà per il dibattito pubblico e per le riforme?</span></p>
<p style="text-align: justify;">A dire il vero, mi pare che si parli del “miracolo” microblog in ogni parte del mondo, voglio dire che anche in Europa si parla di Twitter come di uno strumento capace di rivoluzionare il nostro modo di esprimerci, comunicare e socializzare. La “febbre” per i microblog mi sembra insomma globale.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda la Cina, a questo si aggiunge la <strong>speranza</strong> che i microblog permettano ai cinesi di aggirare finalmente il sistema di controllo. Sul “potere” di Weibo io rimango incerta. Da una parte, è vero che, per la sua <strong>velocità</strong>, il microblog ha una capacità di sfuggire alla censura che è nettamente superiore a quella di stampa, tv, radio, blog e siti, e che lo ha dimostrato in più casi, permettendo ad attivisti e non di far circolare notizie scottanti e di dare sfogo alla propria rabbia per iscritto. Dall’altra, però, il governo cinese non è certo inerme e, come dicono anche alcuni intellettuali cinesi, non è da escludere che abbia voluto, almeno all’inizio, permettere una certa libertà sui microblog in modo da garantire una <strong>valvola di sfogo</strong> al malcontento.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora forse le autorità si sono accorte che gli “scontenti” sono in costante aumento e che forse la circolazione delle informazioni su Weibo non è così positiva per la stabilità del sistema. Ecco allora l’attacco, sferrato a partire dalla primavera e rilanciato a settembre, contro le notizie false e le “dicerie”. Per disincentivare l’uso “libero” di Weibo, del resto, basta imporre a tutti gli utenti di registrarsi con il proprio nome, misura di cui a Pechino si è parlato proprio di recente.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre, per Weibo come per siti e blog, c’è una sorta di<strong> filtro “sociale”</strong> che fa sì che solo un certo tipo di persone, con certi interessi, un certo background e certe capacità, abbia accesso a informazioni e opinioni indipendenti. All’indomani della notizia del Nobel a Liu Xiaobo, lo scrittore Yu Hua affermò che l’assegnazione del premio probabilmente non avrebbe cambiato nulla nell’opinione pubblica cinese, perché solo una piccola parte del paese sa chi è Liu Xiaobo. Allo stesso modo, <strong>solo una parte dei cinesi</strong> ha al momento la capacità, la possibilità e l’interesse a utilizzare i media (Weibo incluso) in modo socialmente e politicamente attivo.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #888888;">Qual è la tua lettura della “riforma del sistema culturale” decisa dal recente Plenum del Partito?</span></p>
<p style="text-align: justify;">Dal punto di vista dei contenuti, per quanto ho potuto vedere finora, mi sembra la reiterazione e la sistematizzazione di politiche e slogan già in circolazione da tempo. Nulla di realmente nuovo sotto il sole, dunque, anche se la sistematizzazione delle regole e delle direttive politiche dà il senso di una rinnovata e più <strong>consapevole “offensiva”</strong> della censura e della propaganda, dentro e fuori la Cina.</p>
<p style="text-align: justify;">In ambito giornalistico, bisognerebbe chiedere a chi sta nelle redazioni cinesi se qualcosa sta davvero cambiando in peggio, o se bene o male si rischia di andare avanti come prima, nel solito clima di incertezza su ciò che si può o non si può dire e scrivere. Di certo c’è che la riforma assegna ai giornalisti il compito di rappresentare gli interessi di due <strong>opposti poli, il Partito e il popolo</strong>. È dai tempi di Mao che i giornalisti cinesi si sentono attribuire questa missione contraddittoria, e che devono fare i conti con la tensione tra quello che dovrebbero scrivere, per obbedire alla propria professionalità e per parlare in nome della gente comune, e quello che devono scrivere, per tenersi alla larga dalla censura.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #888888;">Nel tuo articolo sui “Germogli” descrivevi il processo storico e politico che ha portato al declino dell’unità di lavoro e alla progressiva commercializzazione dei media, cosa che a sua volta ha portato all’emergere del fenomeno dei “liberi collaboratori editoriali” (<em>ziyou zhuangaoren</em>). La tua ricerca si è concentrata specificamente sull’aspetto dei giornalisti freelance. Tra i tanti personaggi che hai intervistato, quale ti ha lasciato un ricordo più vivido?</span></p>
<p style="text-align: justify;">Al di là dei nomi famosi che sono riuscita a incontrare &#8211; come Lian Yue, Zhang Ming o Micheal Anti &#8211; mi hanno colpito le storie “minime”, come quella di un freelance che si chiama Hu Chaoshe e che pubblica editoriali sul <em>Nanfang Dushi Bao</em>. Non è un freelance a tempo pieno, ma un esperto di IT che due o tre sere alla settimana, dopo il lavoro, si mette alla scrivania per scrivere commenti su temi di attualità sociale, criticando fatti di cronaca oppure esaminando problemi di cui viene a conoscenza attraverso il suo lavoro o attraverso i racconti di altre persone. Nel suo piccolo, Hu Chaoshe per me rappresenta un esempio edificante di come una persona normale, in Cina, può decidere di impegnarsi per <strong>tentare di cambiare il suo mondo</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">A spingere lui, come molti dei freelance che nella tesi ho definito “impegnati”, è il desiderio di migliorare la società cinese dall’interno, aiutando le persone comuni a <strong>prendere coscienza</strong> dei propri diritti, denunciando storture e problemi e suggerendo soluzioni ai governanti. Hu Chaoshe e gli altri credono fermamente nella loro “missione” e credono che possa davvero essere utile. Del resto quelle degli editoriali sembra siano tra le pagine dei giornali più lette e apprezzate dal pubblico. E ci sono stati casi negli anni passati, come quello dello studente “migrante” <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Custody_and_repatriation#Sun_Zhigang">Sun Zhigang</a>,  in cui le pressioni degli opinionisti hanno spinto le autorità a prendere in considerazione e ad affrontare un problema grave come quello della popolazione fluttuante.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #888888;">Pensi che nel prossimo futuro gli spazi di confronto e pluralismo sui media cinesi subiranno una riduzione o continueranno gradualmente a crescere?</span></p>
<p style="text-align: justify;">Non credo di avere gli strumenti per fare previsioni. Mi sembra che il Partito, nonostante le aspettative (occidentali) di una inarrestabile apertura in seguito alla crescita economica, abbia dimostrato di non avere alcuna intenzione di allentare la stretta. Vero è che tra un anno il testimone passerà alla nuova leadership, ma il controllo dei media è stato storicamente strategico per il PCC, già prima della fondazione della Repubblica Popolare Cinese, e credo che il vizio della <strong>“guida” dell’opinione pubblica</strong> sia trasversale alla dirigenza cinese. Però non sono pessimista sulla capacità e sulla voglia dei giornalisti cinesi di inventare sempre nuovi metodi per eludere la censura. Laggiù, nell’ombra, ci sono davvero tanti professionisti che credono in un <strong>giornalismo vero</strong> e che provano, nel loro piccolo, a realizzarlo.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.cineresie.info/intervista-emma-lupano-giornalisti-cinesi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Vignetta: Il menù (in bianco) di internet</title>
		<link>http://www.cineresie.info/vignetta-il-menu-in-bianco-di-internet/</link>
		<comments>http://www.cineresie.info/vignetta-il-menu-in-bianco-di-internet/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 16 May 2011 11:20:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommaso Facchin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Vignette]]></category>
		<category><![CDATA[censura]]></category>
		<category><![CDATA[web]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.cineresie.info/?p=3645</guid>
		<description><![CDATA[Contesto: ormai da qualche anno, il Ministero dell’industria e della tecnologia informatica preme affinchè venga attuata una rigida applicazione dei sistemi di registrazione e controllo dei domini internet. Si tratta della cosiddetta whitelist, “lista bianca” del web cinese, un ennesimo filtro attuato al momento della registrazione del dominio che rischia di rendere la rete cinese sempre più simile a una intranet chiusa e tagliata fuori dal resto del mondo. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2011/05/whitelist_1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3646" title="whitelist_1" src="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2011/05/whitelist_1.jpg" alt="" width="262" height="243" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><em>-       Su internet gira voce che nel web cinese verrà creata una lista bianca. Ma cosa significa?<br />
</em></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2011/05/whitelist_2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3648" title="whitelist_2" src="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2011/05/whitelist_2.jpg" alt="" width="268" height="204" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><em>-       E&#8217; una questione molto complicata! </em></p>
<p style="text-align: center;"><em>Facciamo così, usciamo a mangiare qualcosa così ne parliamo a tavola…</em></p>
<p style="text-align: center;">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2011/05/whitelist_3.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3649" title="whitelist_3" src="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2011/05/whitelist_3.jpg" alt="" width="266" height="203" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><em>- Questo ristorante non è per niente male. Tu cosa prendi?</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>- Nel menù ci sono solo alcune verdure! Io ho fame, vorrei mangiare qualcosa di meglio…</em></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2011/05/whitelist_4.jpg"><em><img class="aligncenter size-full wp-image-3650" title="whitelist_4" src="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2011/05/whitelist_4.jpg" alt="" width="266" height="223" /></em></a></p>
<p style="text-align: center;"><!-- @font-face {   font-family: "Arial"; }@font-face {   font-family: "Cambria"; }p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal { margin: 0cm 0cm 10pt; font-size: 12pt; font-family: "Times New Roman"; }div.Section1 { page: Section1; } --> <em>- <!-- @font-face {   font-family: "Arial"; }@font-face {   font-family: "Cambria"; }p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal { margin: 0cm 0cm 10pt; font-size: 12pt; font-family: "Times New Roman"; }div.Section1 { page: Section1; } --> Si possono mangiare solo le cose che stanno sul menù. Ecco, vedi, questo significa “lista bianca”.</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>- &#8230;</em></p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Contesto</strong><em>: </em><!-- @font-face {   font-family: "Arial"; }@font-face {   font-family: "Cambria"; }p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal { margin: 0cm 0cm 10pt; font-size: 12pt; font-family: "Times New Roman"; }div.Section1 { page: Section1; } --> ormai da qualche anno, il Ministero dell’industria e della tecnologia informatica preme affinchè venga attuata una rigida applicazione dei sistemi di registrazione e controllo dei domini internet. Si tratta della cosiddetta <em>whitelist</em> &#8211; “lista bianca” &#8211; del web cinese, un ennesimo filtro attuato al momento della registrazione del dominio che rischia di rendere la rete cinese sempre più simile a una intranet chiusa e tagliata fuori dal resto del mondo. Nell’immagine suggerita da Li Xiaoguai,  se le cose continuano in questo modo, per i <em>netizen</em> cinesi sarà sempre più come andare al ristorante e poter scegliere soltanto fra una lista ristretta di cibi.</p>
<p><span style="color: #888888;">Vignetta pubblicata su blogtd il <a href="http://t.qq.com/blogtd" target="_blank">11/05/2011</a></span></p>
<p><span style="color: #888888;"> Leggi <a href="http://www.cineresie.info/category/vignette/" target="_blank">tutte le vignette</a></span><span style="color: #888888;"> di Li Xiaoguai.</span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.cineresie.info/vignetta-il-menu-in-bianco-di-internet/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>I BBS in Cina, tra mercato, censura e partecipazione</title>
		<link>http://www.cineresie.info/bbs-cina-mercato-censura-partecipazione/</link>
		<comments>http://www.cineresie.info/bbs-cina-mercato-censura-partecipazione/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 22 Oct 2010 08:32:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianluigi Negro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[censura]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[web]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.cineresie.info/?p=2999</guid>
		<description><![CDATA[Negli ultimi giorni, ha suscitato un grande dibattito la chiusura del forum 1984 BBS, presumibilmente a causa del dibattito seguito all'assegnazione del premio nobel per la pace a Liu Xiaobo. Zhang Shiji, il webmaster del sito - fino a oggi una delle piazze virtuali più libere nel Web cinese - ha affermato che la chiusura è il risultato di forti pressioni esercitate del dipartimento di polizia della sicurezza nazionale di Pechino. A partire da questo fatto di cronaca, una riflessione sui BBS cinesi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="499" height="283" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowfullscreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=15761635&amp;server=vimeo.com&amp;show_title=1&amp;show_byline=0&amp;show_portrait=0&amp;color=00ADEF&amp;fullscreen=1&amp;autoplay=0&amp;loop=0" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="499" height="283" src="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=15761635&amp;server=vimeo.com&amp;show_title=1&amp;show_byline=0&amp;show_portrait=0&amp;color=00ADEF&amp;fullscreen=1&amp;autoplay=0&amp;loop=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<h3>Intervista a <strong>Secretary Zhang</strong>, webmaster di <em>1984 BBS</em>. <a href="http://chinageeks.org/2010/10/interview-series-episode-2-secretary-zhang/" target="_blank">Chinageeks</a>.</h3>
<p style="text-align: justify;">Negli ultimi giorni, ha suscitato un grande dibattito la<strong> chiusura del forum</strong><strong> <em>1984  BBS</em></strong> in seguito all&#8217;assegnazione del premio nobel per la pace a<strong> Liu  Xiaobo</strong>. Zhang Shiji (aka <a href="http://twitter.com/#!/SecretaryZhang" target="_blank">Secretary Zhang</a>), il webmaster del sito &#8211; fino a oggi una  delle piazze virtuali più libere nel Web cinese &#8211; , ha rilevato  che il motivo della chiusura è il risultato di<strong> forti pressioni</strong> esercitate del dipartimento di polizia della sicurezza nazionale di  Pechino che hanno costretto lo stesso Zhang Shiji di fatto agli  <strong>arresti domiciliari</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Sempre a causa del BBS da lui gestito,  Secretary  Zhang ha anche perso casa e lavoro, ciononostante non ha mai perso la  speranza per il futuro di una libertà di parola in Cina, una scelta che è  stata sostenuta da esponenti di spicco del Web cinese come Ai Weiwei.  Allo stato attuale 1984 BBS risulta ancora<strong> inaccessibile</strong>, ma l&#8217;auspicio  di Zhang Shiji è che si tratti di una soluzione temporanea, un augurio  che coinvolge altri 10.000 iscritti al BBS e che fino a qualche giorno  fa potevano disporre di uno spazio virtuale libero dalla censura .</p>
<p style="text-align: justify;">(per  conoscere meglio le dinamiche di 1984 BBS e del suo webmaster, consiglio la visione dell&#8217;<a href="http://vimeo.com/15761635" target="_blank">intervista video</a> a inizio pagina).</p>
<p style="text-align: justify;">In considerazione di questi fatti recenti e della grande diffusione dei forum on line in Cina (anche nell&#8217;era del Web 2.0!) è utile porsi alcune domande: che cos&#8217;è un BBS? Come funziona? Quanto vale? Che peso ha nella rete cinese?</p>
<h2 style="text-align: justify;"><strong>Che cosa sono e quanto valgono i BBS in Cina<br />
</strong></h2>
<p style="text-align: justify;"><strong>BBS</strong> è un acronimo che sta per <em>Bulletin Board System</em>,  un  termine che in italiano viene comunemente tradotto come &#8220;forum online&#8221;.  Si tratta di un sistema di comunicazione sviluppato negli anni Settanta e  considerato, non a torto, il <strong>precursore della telematica</strong> di base. Un  sistema il cui successo ha permesso una notevole diversificazione di  forme quali forum, guestbook e newsgroup su Internet. Tutti servizi che  potrebbero sembrare desueti alla luce del notevole successo dei <em>social  network</em>, soprattutto nei mercati occidentali, ma che costituiscono oggi  una piattaforma che accompagna la quotidianità di molti utenti cinesi.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ ormai noto che l’attività principale dei netizen cinesi (così come quella degli occidentali) si esplica in un approccio ludico ad internet. Le stime dell’ultimo <a href="http://www.cineresie.info/internet-cinese-26-rapporto-cnnic-2/" target="_blank">rapporto</a> CNNIC pubblicate nel luglio 2010 evidenziano come l’utilizzo dei BBS rappresenti l’<strong>undicesima attività</strong> prediletta dagli utenti cinesi, coinvolgendo<strong> il 31,5% dell’utenza</strong> totale. Secondo un recente studio di <a href="http://www.iresearch.com.cn/Report/View.aspx?Newsid=119563" target="_blank">iResearch</a>, i<strong> temi più dibattuti </strong>nei BBS cinesi (attraverso l’utilizzo della telefonia mobile) sono: l’intrattenimento (55,7%), la discussione di numeri inerenti l’IT (50,2%), la scienza e la tecnologia (48,2%). Tra le attività predilette, invece, spiccano la lettura (65,5%), la compilazione (59,3%) e infine la ricerca di post (58,5%).</p>
<p style="text-align: justify;">I servizi autoctoni sono quelli che possono contare su un bacino d’utenza abbastanza significativo. Già nel 2008 i BBS in Cina avevano avuto oltre <strong>3 miliardi di registrazioni</strong>, mentre il numero delle pagine visitate quotidianamente ammontava a 1,6 miliardi al giorno e ogni 24 ore venivano pubblicati 10 milioni di post. Sono cifre impressionanti, che rendono conto anche del livello dei possibili <strong>ricavi economici garantiti </strong>dall’imponente flusso di informazioni e dal numero dei fruitori delle stesse nelle varie piattaforme.</p>
<p style="text-align: justify;">D’altra parte, i BBS in Cina hanno sempre garantito ai loro utenti un ottimo espediente per trovare soluzioni a problemi di vario tipo , hanno ospitato discussioni, si sono trasformati in uno spazio utile per trovare delle informazioni e condividere esperienze di vita. Tutto ciò è stato possibile grazie alla <strong>capacità propositiva</strong> degli stessi utenti i quali hanno maturato una fiducia nel servizio tramite aggiornamenti continui, una comunità di contatti spesso accomodante e, non da ultima, una buona confidenza tecnica.</p>
<p style="text-align: justify;">L’importanza dei BBS è ancora più evidente per i risvolti che questi strumenti hanno anche <em>offline.</em> Basti pensare che secondo quanto riportato da <em><a href="http://www.readwriteweb.com/archives/bbs_china_social_networking.php" target="_blank">Read Write Web</a> </em>nel 2008, il 68% degli utenti aveva  partecipato ad <strong>eventi organizzati</strong> da amministratori o utenti di BBS, oltre l’80% degli utenti aveva usufruito di questa piattaforma per trovare delle informazioni circa <strong>prodotti da acquistare </strong>e che oltre il 40,3% dei frequentatori aveva addirittura messo in vendita proprio nei BBS alcuni prodotti.</p>
<p style="text-align: justify;">Il successo dei BBS è da considerarsi attualmente maturo a fronte di un sistema concorrenziale che ha mosso i suoi<strong> primi passi già nel 1997</strong>. Tra i leader del settore ancora una volta <strong>Tencent</strong>, già creatore del famoso programma di messaggeria istantanea QQ, che proprio lo scorso <a href="http://www.them.pro/Tencent-Acquires-Comsenz-and-Becomes-Leader-Chinese-BBS" target="_blank">agosto</a> ha rilevato per 10 milioni di dollari cosmenz.com e discuz.net, le due piattaforme di BBS più grandi del mercato cinese. Operazione di non poco conto, se si tiene presente che quasi l’80% dei siti Internet in Cina ospita BBS sviluppati da discuz.net e che quasi il 70% dei BBS si basano sul suo sistema. Tra gli altri operatori di spicco, ma con quote di mercato più modeste, si possono citare Tianya, MOP (la fonte principale di numerosi bridge blog come China Smack e China Hush), KDnet. Tra le piattaforme da considerarsi più monitorate e controllate dallo stato si trovano Sina Forum, Sohu Forum, Phoenix Forum, Qiangguo forum e Baidu Post.</p>
<h2 style="text-align: justify;"><strong> Piazze virtuali significative<br />
</strong></h2>
<p style="text-align: justify;">Uscendo dalla prospettiva commerciale, è possibile asserire che i BBS costituiscono un’ottima finestra sul Web cinese dalla quale è possibile avere un’idea dei temi più dibattuti dall’utenza. Se, infatti, capita spesso che i BBS ospitino argomenti politici, capita altrettanto spesso che i toni del dibattito siano troppo <strong>accesi</strong> o molto più verosimilmente <strong>avversi</strong> ad un quadro governativo che limita in maniera non del tutto chiara la libertà d’espressione anche negli spazi virtuali.</p>
<p style="text-align: justify;">Un caso che ha colto la mia attenzione da quando ho iniziato ad interessarmi del Web in Cina si riferisce all’apertura di un BBS da parte del <strong>Quotidiano del Popolo</strong>, creato in seguito al bombardamento dell’ambasciata cinese in Jugoslavia nel <strong>maggio del 1999</strong>. All’epoca, il Quotidiano del Popolo on line non solo ospitò diversi editoriali caratterizzati da una forte componente nazionalistica, ma decise di aprire un BBS in modo da poter permettere ai propri di lettori di entrare in merito alla vicenda dando loro 48 ore di tempo. Tale BBS fu successivamente denominato <em><a href="http://bbs1.people.com.cn/" target="_blank">Qiangguo</a></em> &#8220;Paese forte&#8221;. Ovviamente la partecipazione dell’utente è sempre stata vincolata al rispetto di determinate regole, garantite da un webmaster. Questa figura ha la possibilità di comminare tre tipologie di punizioni: un richiamo pubblico in caso di infrazione degli standard regolamentari più leggeri; la rimozione del post e, in ultima istanza, il blocco dell’indirizzo IP, dello user name e della password del trasgressore.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa politica di controllo fu criticata fin dai primi tempi da non pochi utenti, i quali mossero delle perplessità di trasferire nell’ambito digitale la<strong> limitazione del diritto costituzionale</strong> del godimento della libertà di espressione già operante di fatto nella vita quotidiana.</p>
<p style="text-align: justify;">Era proprio in quel periodo che i BBS destinati a diventare famosi registravano i loro primi iscritti. Fra questi, uno dei più importanti è <em>Shuimu Tsinghua</em>, il<strong> BBS dell’università Tsinghua</strong> aperto nell’agosto del 1995 e vittima di numerosi, numerosissimi, oscuramenti fino ai giorni nostri.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure, nel corso degli ultimi quindici anni, i BBS cinesi sono stati la <strong>piazza virtuale </strong>in cui molti utenti hanno avuto la possibilità di commentare diversi casi ritenuti politicamente <em>sensibili</em>. Va comunque sottolineato come siano stati proprio quegli spazi più <strong>liberali</strong> e con le politiche censorie meno rigide a pagare dazio: si pensi a <em><a href="http://www.tianya.cn/" target="_blank">Tianya</a></em>, il 12° sito più visitato in Cina, famoso per aver attivato il <a href="http://appunticinesi.blogspot.com/2009/01/il-bene-e-il-male-nel-primo-processo-al.html" target="_blank">motore di ricerca di carne umana</a>; si pensi a <em><a href="http://www.bullogger.com/" target="_blank">Bullog</a></em> creato da <a href="http://baike.baidu.com/view/4468.htm" target="_blank">Luo Yonghao</a> e oscurato il 9 gennaio 2009 perché caratterizzato da “commenti nocivi inerenti ad affari interni” e attualmente operativo solo perché ospitato su un server oltre la Grande Muraglia; e infine il già menzionato <em><a href="https://1984bbs.com/" target="_blank">1984bbs</a></em> .</p>
<h2 style="text-align: justify;">I forum delle Università</h2>
<p style="text-align: justify;">Nonostante tali difficoltà, oscuramenti e disservizi imposti dalla macchina censoria, non pochi utenti, soprattutto i più giovani, hanno iniziato a dimostrare un’innegabile <strong>consapevolezza</strong> nei confronti del mezzo, per certi versi uno spazio in cui è consentito loro scambiare delle opinioni e far valere il loro sentire sociale. In tal senso è opportuno ricordare quanto si verificò nel 2005, quando le autorità di partito dell’ufficio di Propaganda, in collaborazione con il Ministero dell’Educazione, avviarono una campagna per potenziare ciò che venne denominata “educazione ideologica” nei campus universitari. Nel marzo di quell’anno molte università furono costrette a <strong>bloccare l’accesso</strong> ai BBS universitari (da sempre fra i più sensibili a trattare di temi politici) a tutti gli utenti non iscritti. Oltre a soggetti estranei, venne <strong>negato l’accesso</strong> anche a studenti e professori di altre università; non solo, si cercò anche di perfezionare un meccanismo di registrazione con il nome reale, reso obbligatoria al fine di evitare l’anonimato. Una simile pratica <a href="http://www.ibtimes.com/articles/39950/20100731/china-pushes-real-name-system-for-online-games.htm" target="_blank">trova seguito</a> ancora oggi, non senza difficoltà, anche fuori dal contesto dei BBS universitari: in questa direzione vanno i recenti casi di gaming on line o la regolamentazione prevista per l’apertura di un blog.</p>
<p style="text-align: justify;">La reazione di molti studenti non si è fatta attendere come dimostrano le proteste e gli slogan di dissenso che iniziarono a circolare presso alcune università, come la  Tsinghua, la Beijing University e la Nanjing University Il risultato tuttavia non  è stato dei più esaltanti. Ad oggi lo Shuimu Qinghua (il BBS dell’università Qinghua), pur non precludendo la possibilità di accedere a studenti e professori di altri atenei (con una registrazione sorvegliata), rimane uno degli spazi virtuali più monitorati.</p>
<p style="text-align: justify;">La campagna di “educazione ideologica” è solo una delle tante pagine di storia di<strong> partecipazione sociale</strong> attraverso il Web, e ci aiuta a capire a capire, da una parte, l’esigenza delle autorità di controllare i contenuti di spazi virtuali e, dall’altra, la consapevolezza da parte di molti netizen dell’importanza di avere spazi in cui è possibile promuovere un dibattito civile. L’ulteriore sviluppo dei BBS oggi in Cina è chiamato a confrontarsi con altre piattaforme come il blog, i SNS e i microblog. A tal proposito è interessante <a href="http://gcontent.oeeee.com/8/01/801272ee79cfde7f/Blog/590/1e9558.html" target="_blank">l’opinione</a> dell’autorevole professor Hu Yong secondo cui uno strumento non esclude l’altro, anzi, per quanto sia difficile prevedere il futuro nell’Internet cinese è verosimile che ci sia un <strong>mix di servizi</strong>. Ovviamente, <em>condicio sine qua non</em> per la sostenibilità dei BBS sarà la capacità di garantire un’interfaccia semplice ed intuitiva, così come un sistema che consenta agli utenti un flusso di informazioni in <strong>tempo reale</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.cineresie.info/bbs-cina-mercato-censura-partecipazione/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>I retroscena della pornografia su internet</title>
		<link>http://www.cineresie.info/pornografia-su-internet-cina/</link>
		<comments>http://www.cineresie.info/pornografia-su-internet-cina/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 13 Sep 2010 10:40:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Beatrice He</dc:creator>
				<category><![CDATA[Copertine]]></category>
		<category><![CDATA[censura]]></category>
		<category><![CDATA[pornografia]]></category>
		<category><![CDATA[web]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.cineresie.info/?p=2371</guid>
		<description><![CDATA[Lo scorso aprile, decine di migliaia di netizen cinesi hanno scavalcato la Grande Muraglia di Fuoco per seguire su Twitter Aoi Sora, una star del  cinema hard giapponese. Il Phoenix Weekly riporta questo fatto nel proprio speciale sulla pornografia sul web cinese, sottolineando come negli ultimi anni anche uno degli spazi virtuali più controllati al mondo abbia registrato una proliferazione dei contenuti erotici. E come ancora oggi lo Stato non sia disposto a lasciare del tutto la presa su uno degli aspetti più intimi della vita delle persone: la sessualità.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2010/09/phoen_week_10092010.jpg"><img class="size-full wp-image-2376  aligncenter" title="phoenix weekly" src="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2010/09/phoen_week_10092010.jpg" alt="" width="400" height="507" /></a></p>
<h3 style="text-align: center;"><em>Phoneix Weekly</em>, <a href="http://blog.sina.com.cn/phoenixweekly" target="_blank">03.09.2010</a>, <em>I retroscena della pornografia su internet</em></h3>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<h2 style="text-align: justify;">La notte che apparve Aoi Sora&#8230;</h2>
<p style="text-align: justify;">“Aoi Sora ha iniziato a usare Twitter!” Era l’undici aprile di quest’anno, quando questo messaggio postato da un utente del popolare servizio di microblogging ha scatenato l’euforia dei netizen cinesi. Per chi non lo sapesse, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sora_Aoi" target="_blank">Aoi Sora</a> è una delle <strong>pornostar giapponesi</strong> più popolari in Cina, una vera e propria star sul web al di là della Grande Muraglia di Fuoco. Per capire la portata della fama di questa giovane attrice, basta considerare il fatto che, nonostante Twitter sia da tempo bloccato in Cina, intorno alla mezzanotte di quello stesso giorno il suo account contava già oltre diecimila <em>followers</em>, una cifra destinata a crescere ad oltre sessantacinquemila entro la fine del mese. Per la maggior parte erano cinesi, tanto che l’attrice ha pensato bene di usare un traduttore automatico per interagire con loro e ringraziarli.</p>
<p style="text-align: justify;">Il <em>Phoenix Weekly</em> dedica la sua ultima copertina ai “retroscena oscuri del sesso su internet” e prende spunto proprio dall’evento dello scorso undici aprile – diventato famoso come la “Notte di Aoi Sora – per illustrare la grande disponibilità di contenuti pornografici sul web cinese. Secondo i giornalisti della rivista, questo <strong>proliferare della pornografia</strong> potrebbe essere dovuto ai decenni di rigido controllo sulla vita sessuale che i cittadini cinesi hanno dovuto subire da parte delle autorità.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Phoenix Weekly si sofferma in particolare sulla catena di interessi alle spalle della pornografia sul web cinese, interrogandosi sulle ragioni per cui, nonostante la rete cinese sia sottoposta ad un controllo molto rigido, la pornografia è riuscita a sopravvivere alle innumerevoli campagne di “pulizia”. Nel 2002, alcuni rapporti pubblicati dalla compagnia statunitense Forrester avrebbero rivelato che gli utenti (non solo cinesi) passano molto più tempo sui siti porno che non sugli altri siti e che di solito il profitto dei siti a luci rosse si aggira attorno al 20%, arrivando addirittura a toccare picchi dell’80% nel caso di aggiornamenti frequenti. Secondo i giornalisti della rivista, proprio questo forte interesse economico è la causa principale della sopravvivenza della pornografia online, in Cina come all’estero.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Un decennio di campagne contro la pornografia sul web</h2>
<p style="text-align: justify;">Il settimanale dedica ampio spazio alla ricostruzione di un decennio di campagne cinesi contro la pornografia sul web. Dopo alcuni primi tentativi di pulire lo spazio virtuale mirati esclusivamente ai siti, le autorità cinesi hanno allargato il controllo sulla pornografia agli operatori della telecomunicazione, ai fornitori di servizi mail, ai gestori delle piattaforme virtuali e persino ai blog privati e ai programmi di messaggistica istantanea. Il 10 giugno del 2004, il governo ha aperto il “Centro per la denuncia delle informazioni illegali e insane”, lanciando contemporaneamente una serie di <strong>campagne nazionali </strong>contro la pornografia. Nei primi anni, quest’organo pubblicava quasi ogni giorno una lista di “siti illegali”, che venivano prontamente chiusi d’autorità. Inizialmente la maggior parte dei siti cancellati erano erotici, ma gradualmente anche alcuni siti politicamente sensibili hanno iniziato ad apparire sulle liste.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 2006, l’ufficio di polizia di Shenzhen ha lanciato per primo l’iniziativa dei “<strong>poliziotti virtuali</strong>”, pubblicizzandola attraverso alcune immagini di ufficiali di polizia in stile manga. Da allora, l’idea si è diffusa rapidamente, tanto che nel settembre del 2007 ben 18 città cinesi l’avevano adottata. Non appena un cittadino scopriva in rete dei contenuti erotici, poteva denunciarli direttamente ai poliziotti virtuali della propria amministrazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Infine, c’è stato il 2009, definito l’”anno della sorveglianza” (<em>jiandunian</em>) del web cinese, quando le autorità hanno lanciato una campagna di una durezza senza precedenti contro la pornografia in rete, con la scusa di &#8220;porre un freno ai <strong>contenuti triviali</strong>&#8221; e &#8220;colpire le informazioni erotiche e volgari su Internet e sui cellulari&#8221;. I tre principali operatori cinesi delle telecomunicazioni in quell’occasione hanno collaborato attivamente con le campagne ufficiali, tanto che in alcune città i numeri cellulari che risultavano aver mandato dei messaggi erotici venivano annullati e mandare una battuta un po’ spinta agli amici poteva causare la chiusura della funzione di messaggistica istantanea.</p>
<h2>Invasioni nella vita privata</h2>
<p style="text-align: justify;">Il <em>Phoenix Weekly</em> non manca poi di descrivere alcuni casi “caldi” degli ultimi anni e il dibattito che questi hanno scatenato. Ad esempio, il caso di <a href="http://www.zonaeuropa.com/20080929_1.htm" target="_blank">Ren Chaoqi</a>, un giovane dello Henan che si è visto piombare tre poliziotti in casa mentre stava <strong>scaricando un film porno</strong> e si è trovato con una multa da 1900 yuan e il mainframe del computer sequestrato come prova. Oppure, il caso di un controllore su un treno che ha preso il cellulare di un passeggero e, dopo aver scoperto un filmato erotico al suo interno, gli ha dato duecento yuan di multa. O, ancora, il caso della signora Li, arrestata nel settembre del 2005 per aver chattato nuda con un amico e poi prontamente rilasciata quando i poliziotti si sono resi conto di non riuscire a definire il reato da lei commesso.</p>
<p style="text-align: justify;">A quanto pare, dopo trent’anni di riforme, lo Stato non è ancora disposto a mollare completamente la presa sulla vita privata dei cittadini.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.cineresie.info/pornografia-su-internet-cina/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Vignetta: Quanto sono volgare!</title>
		<link>http://www.cineresie.info/vignetta-hu-jintaovolgare/</link>
		<comments>http://www.cineresie.info/vignetta-hu-jintaovolgare/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 14 Aug 2010 14:35:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommaso Facchin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Vignette]]></category>
		<category><![CDATA[censura]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.cineresie.info/?p=1925</guid>
		<description><![CDATA[Contesto: nell’immaginazione di Li Xiaoguai, Hu Jintao annuncia la nuova campagna anti-volgarità prendendo di mira innanzitutto se stesso. Il riferimento va alla parata militare per la celebrazione del 60esimo anniversario della Repubblica Popolare lo scorso 1 ottobre. In quell’occasione il presidente Hu aveva mostrato una certa ilarità nel volto al passaggio delle truppe femminili in uniforme a mezzagamba…]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2010/08/深刻檢討.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1926" title="深刻檢討" src="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2010/08/深刻檢討.jpg" alt="" width="500" height="646" /></a><em> </em></p>
<p style="text-align: center;"><em>Non devo sorridere quando passo in rassegna le truppe femminili. </em></p>
<p style="text-align: center;"><em>Quanto sono volgare&#8230;</em></p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Contesto</strong>: nell’immaginazione di Li Xiaoguai, Hu Jintao annuncia la nuova <a href="http://advocacy.globalvoicesonline.org/2010/08/10/china-anti-three-vulgarities-campaign/" target="_blank">campagna anti-volgarità</a> prendendo di mira innanzitutto se stesso. Il riferimento va alla <strong>parata militare</strong> per la celebrazione del 60esimo anniversario della Repubblica Popolare lo scorso 1 ottobre. In quell’occasione il presidente Hu aveva mostrato <a href="http://v.youku.com/v_show/id_XMTIzMDE0MDc2.html" target="_blank">una certa ilarità</a> nel volto al passaggio delle truppe femminili in uniforme a gonna corta…</p>
<p style="text-align: justify;">Al di là degli scherzi, la dichiarazione ufficiale risale allo scorso 23 luglio, quando Hu, nel corso di un incontro con il Comitato Permanente ha parlato della necessità di porre un freno ai <strong>contenuti triviali </strong>che spopolano nei media commerciali cinesi, come ad esempio negli show tv dedicati alla ricerca dell’anima gemella, già bersaglio di critiche nei mesi scorsi. La campagna ricorda quella contro i siti internet considerati diseducativi lanciata nel <a href="http://www.danwei.org/internet/websites_accused_of_being_vulg.php" target="_blank">gennaio 2009</a>. Stavolta però è stato Hu Jintao in prima persona a lanciare l’appello.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #888888;">pubblicata su <a href="http://blogtd.org/2010/08/08/%E6%B7%B1%E5%88%BB%E6%AA%A2%E8%A8%8E/" target="_blank">blogtd.org</a> l&#8217; 8/8/2010</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Li Xiaoguai</strong> (1974) è un <strong>disegnatore satirico</strong> che vive nel Guangdong. Nel suo <a href="http://blogtd.net/">blog</a> commenta l’attualità attraverso vignette e caricature. I suoi post sono   spesso corredati da qualche link alla notizia che fa da contesto. Li è   ospite fisso di Cineresie.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.cineresie.info/vignetta-hu-jintaovolgare/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Chi ti ha autorizzato a trasmettere in diretta?</title>
		<link>http://www.cineresie.info/chi-ti-ha-autorizzato-a-trasmettere-in-diretta/</link>
		<comments>http://www.cineresie.info/chi-ti-ha-autorizzato-a-trasmettere-in-diretta/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 05 Aug 2010 13:07:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommaso Facchin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Bridge Blogging]]></category>
		<category><![CDATA[censura]]></category>
		<category><![CDATA[giornalisti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.cineresie.info/?p=1861</guid>
		<description><![CDATA["Chi ti ha autorizzato a trasmettere in diretta?" è la nuova buzz word emersa nei giorni scorsi sul web cinese, una frase che continua a ronzare attraverso forum, social network e giornali on-line. L'ha strillata un funzionario cinese a un giornalista dell'emittente Jiangsu Chengshi Pindao in collegamento in diretta dal luogo del devastante incendio che ha colpito Nanchino nei giorni scorsi. Alcune reazioni dalla rete.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2010/08/zhibo.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1864" style="margin: 6px;" title="zhibo" src="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2010/08/zhibo-300x227.jpg" alt="" width="300" height="227" /></a><em><em>Shei rang ni zhibo de? &#8211; </em></em>chi ti ha autorizzato a trasmettere in diretta? -, è la <em>buzz word</em> dei giorni scorsi sul web cinese, una frase che continua a ronzare attraverso forum, social network e giornali on line. L&#8217;ha strillata un funzionario cinese a un giornalista della emittente <em>Jiangsu Chengshi Pindao</em> che era in collegamento in diretta con il tg dal luogo dell&#8217;incendio che ha devastato edifici per una raggio di cento metri nella zona nord di Nanchino.</p>
<p style="text-align: justify;">La cronaca è della settimana scorsa ed è stata già <a href="http://www.danwei.org/internet/nanjing_plastics_factory_explo.php" target="_blank">ampiamente riportata dai media</a> in lingua inglese. Mercoledì 28 luglio, Nanchino: un&#8217;<strong>esplosione devastante</strong> distrugge uno stabilimento chimico caduto in disuso a nord della città. Ingenti i danni e numerose e persone colpite in tutta l&#8217;area circostante. Un <strong>disastro annunciato</strong> che poteva essere evitato se le autorità competenti avessero vigilato sullo stabilimento, definito &#8220;una bomba a orologeria&#8221; da giornali come il <em><a href="http://www.infzm.com/content/48254" target="_blank">Nanfang Zhoumo</a>.<br />
</em></p>
<p style="text-align: justify;">Dietro alla sciagura c&#8217;è una <strong>verità da ricostruire</strong>, responsabilità che vanno accertate. Fra i primi ad accorrere sul posto dopo l&#8217;esplosione,  una troupe della Tv <em>Jiangsu Chengshi Pindao</em>. Ye Hao, dirigente locale del dipartimento di propaganda, infastidito dai giornalisti <strong>blocca il cronista</strong> interrogandolo su quale sia la sua emittente e su chi l&#8217;abbia autorizzato a trasmettere da quel luogo. Situazione piuttosto concitata, lo dimostra anche il <a href="http://www.youtube.com/watch?v=WoNulaR29bc&amp;feature=related" target="_blank">video andato in onda</a>. Il giornalista, per tutta risposta replica al burocrate di Partito: &#8220;qui ci sono anche i reporter di<em> Xinhua </em>[agenzia di stampa governativa, ndt], perchè non va a chiedere a loro?!&#8221;. La linea è poi tornata allo studio e il collegamento si è interrotto.</p>
<p style="text-align: justify;">In molti hanno seguito i <strong>report in diretta</strong> della situazione attraverso i microblog. Nonostante molto materiale sia stato &#8220;armonizzato&#8221; dai censori, girando per i forum, nei giorni successivi, capita di imbattersi in lunghe serie di <strong>commenti indignati</strong> come quelli tradotti qui sotto, provenienti da <a href="http://tieba.baidu.com/f?kz=842424634" target="_blank"><em>baidu tieba</em></a>:</p>
<blockquote style="text-align: justify;"><p>(<span style="color: #888888;">il primo post riporta l&#8217;evento e l&#8217;espressione usata dal funzionario, poi seguono i vari commenti. Non ho tradotto i nickname degli autori dei vari commenti</span>)</p>
<p>-       Di quale <em><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Work_unit" target="_blank">danwei</a> </em>sei? Chi è che ti lascia scrivere? Hahahahahahahha!</p>
<p>-       Di quale <em>danwei </em>sei? Chi è che ti lascia postare?</p>
<p>-       Di quale <em>danwei</em> sei? Chi è che ti lascia rispondere ai commenti?</p>
<p>-       Di che #Y% sei? Chi è che ti lascia #Y? Questa frase diventerà un tormentone!</p>
<p>-       Chi sono i tuoi genitori? Chi è che ha lasciato che ti mettessero al mondo?!</p>
<p>-       Ringraziamenti alla nazione…</p>
<p>-       Tanta sfiga per questo funzionario!</p>
<p>-       Che ritorni a casa a fare il contadino!</p>
<p>-       Di quale <em>danwei </em>sei? Chi è che ti lascia andare in internet?</p>
<p>-       Che Impero ridicolo…</p>
<p>-       Da quale nazione provieni? Hai caratteristiche molto cinesi…</p>
<p>-       Ma dove ti sei reincarnato? Chi è che ti ha concesso di essere cinese?</p>
<p>-       Somiglia a quel “bambini non muovetevi, lasciate che escano prima i leader” di quell’anno… [rif. <a href="http://wapedia.mobi/en/1994_Karamay_fire">Incendio del 1994</a> a Kelamayi, Xinjiang ndt]</p>
<p>-       Mettiamo in moto il <em>renrou</em> [<a href="http://appunticinesi.blogspot.com/2009/01/il-bene-e-il-male-nel-primo-processo-al.html" target="_blank">motore di ricerca di carne umana</a>, ndt]! E’ illegale? Ah, già, dimenticavo.</p>
<p>-       La diretta è stata censurata.</p>
<p>-       Muori! Muori! Muori!</p>
<p>-       Di che pianeta sei? Chi è che ti ha fatto venire sulla terra?</p>
<p>-       Di che <em>danwei</em> siete? Dell’agenzia Xinhua…</p>
<p>-       Occultare la verità, la solita vecchia tecnica!</p>
<p>-       Sempre a fare i burocrati! Funzionario idiota. Licenziatelo e processatelo…</p>
<p>-       A fare i funzionari ci si riduce così, che poveretto.</p>
<p>-       Cercare la verità a partire dai fatti (<em><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Seek_truth_from_facts">shishi qiushi</a></em>) è il fondamento della Nazione….</p>
<p>-       Capo sezione Ye Hao, dipartimento della propaganda della municipalità di Nanjing, maschio, nato nel settembre del 1957, originario di Huaian, Jiangsu</p>
<p>-       Vuoi chiudere gli occhi dei <em>cento cognomi</em>? Vuoi tappar la bocca ai <em>cento cognomi</em>?</p>
<p>-       Gran parte della diretta è stata armonizzata, vi passo un link nuovo: …</p>
<p>-       Chi ti ha lasciato esplodere?</p>
<p>-       Governo! Odiosi! Bloccate e cancellate, forza! Non so niente! Non ho visto niente! Contenti?!</p></blockquote>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.cineresie.info/chi-ti-ha-autorizzato-a-trasmettere-in-diretta/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Vignetta: Microblog, versione beta</title>
		<link>http://www.cineresie.info/vignetta-microblog-cinesiversione-beta/</link>
		<comments>http://www.cineresie.info/vignetta-microblog-cinesiversione-beta/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 18 Jul 2010 13:57:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommaso Facchin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Vignette]]></category>
		<category><![CDATA[censura]]></category>
		<category><![CDATA[web]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.cineresie.info/?p=1605</guid>
		<description><![CDATA[Contesto: questa vignetta è stata pubblicata lo scorso 14 luglio nello Yunnnan Xinxibao, quotidiano di Kunming, a margine di un articolo intitolato “I microblog sono argomento sensibile, versioni beta in tutto il paese” (pdf). L’ironia di Li Xiaoguai in questo caso commenta contemporaneamente due argomenti di attualità. Da una parte le demolizioni dei vecchi edifici nelle città, dall'altra i recenti malfunzionamenti di molte piattaforme di microblog cinesi che hanno insospettito molti netizen.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2010/07/2010.7.11@不写拆字.jpg"><img class="size-full wp-image-1616 aligncenter" title="2010.7.11@不写拆字" src="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2010/07/2010.7.11@不写拆字.jpg" alt="" width="523" height="741" /></a></p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: center;"><span style="color: #993300;"><em>Versione Beta</em></span></p>
<p style="text-align: center;"><em>Il direttore ha detto che adesso non si deve più scrivere direttamente “</em><span style="color: #ff0000;">demolizione</span><em>”</em></p>
<p style="text-align: center;"><em><br />
</em><!-- br--></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Contesto</strong>: questa vignetta è stata pubblicata lo scorso 14 luglio nello <em>Yunnnan Xinxibao</em>, quotidiano di Kunming, a margine di un articolo intitolato “I microblog sono argomento sensibile, <em>versioni beta </em>in tutto il paese” (<a href="file:///wp-content/uploads/2010/07/A23_92351130811.pdf">pdf</a>). L’ironia di Li Xiaoguai in questo caso commenta contemporaneamente due argomenti di attualità. Da una parte le <strong>demolizioni </strong>dei vecchi edifici nelle città cinesi – praticate con metodi e tempistiche non sempre ortodossi e spesso motivo di scontri fra sfrattati e autorità locali. Il carattere <em>chai</em> “demolire” dipinto in rosso sui muri esterni di molte vecchie abitazioni è un chiaro segnale per i bulldozer ed è anche una delle fotografie più scattate dai turisti occidentali a caccia di vedute alternative.</p>
<p style="text-align: justify;">L’altro elemento oggetto della satira è una notizia di attualità: la settimana scorsa, nei maggiori portali di <strong>microblogging cinesi</strong> è comparso il cartello “versione beta” (<em>ceshi ban</em>). Altri servizi risultavano “in manutenzione” (<em>weihu</em>). A prima vista nulla di strano, se non fosse che tali piattaforme sono in piedi già da parecchi mesi – <em><a href="http://t.sina.com.cn/">Sina weibo</a></em>, il servizio più usato nel paese compirà a breve un anno di vita. Molti utenti, inoltre, hanno segnalato l’impossibilità di aggiornare i propri account. La paura, nonostante le smentite, è che la comparsa dell’avviso in contemporanea su più portali non sia che il primo passo di un cammino a ritroso che potrebbe portare a <strong>limitazioni</strong> definitive nell’uso di tali servizi. Una preoccupazione ben riassunta nel commento di un <em>netizen </em>che chiude proprio l’articolo del <em>Yunnan Xinxibao</em>: “nel giorno x di un mese x di un anno x, alcuni portali internet presentano alla rete le loro nuove piattaforme di <em>microblogging</em>. Inizialmente come ‘versione interna’ poi come ‘versione beta’ e infine come ‘versione definitiva’. Poi ritornato alla ‘versione beta’, poi alla ‘versione interna’ e infine… tanti saluti!”</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Approfondimenti</strong>:</p>
<p><em>Danwei</em>:<strong> </strong><a href="http://www.danwei.org/blogs/stuff_you_cant_microblog_about.php">Stuff you can&#8217;t microblog about</a><br />
<em>ChinaGeeks</em>: <a href="http://chinageeks.org/2010/07/domestic-microblogs-cut-off-from-the-outside-world">Domestic microblogs cut off from the outside world</a><br />
<em>WSJ China Real Time Report</em>: <a href="http://blogs.wsj.com/chinarealtime/2010/07/13/twitter-jitters-in-china/">Twitter Jitters in China</a></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #888888;">pubblicata il 16/7/2010 su <a href="http://blogtd.org/2010/07/16/%E6%B5%8B%E8%AF%95%E7%89%88/" target="_blank">blogtd.org</a></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Li Xiaoguai</strong> (1974) è un <strong>disegnatore satirico</strong> che vive nel Guangdong. Nel suo <a href="http://blogtd.net/">blog</a> commenta l’attualità attraverso vignette e caricature. I suoi post sono spesso corredati da qualche link alla notizia che fa da contesto. Li è ospite fisso di Cineresie.</p>
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.cineresie.info/vignetta-microblog-cinesiversione-beta/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Sovranità virtuale: il Libro Bianco su Internet in Cina</title>
		<link>http://www.cineresie.info/libro-bianco-internet-cinese/</link>
		<comments>http://www.cineresie.info/libro-bianco-internet-cinese/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 10 Jun 2010 13:43:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flora Sapio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[censura]]></category>
		<category><![CDATA[leggi]]></category>
		<category><![CDATA[web]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.cineresie.info/?p=1255</guid>
		<description><![CDATA[L’8 giugno scorso le autorità cinesi hanno reso pubblico un Libro bianco su Internet in Cina, un documento programmatico che dovrebbe delineare gli sviluppi della rete cinese nel prossimo futuro. Se molti commentatori si sono soffermati sul fatto che l’edizione inglese del testo contiene un encomio a Twitter, il microblog bloccato in Cina, la gran parte del testo è volta in un’unica direzione: riaffermare la sovranità della RPC sul proprio spazio web. Una riflessione di Flora Sapio.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a href="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2010/06/wang2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1263" src="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2010/06/wang2-297x300.jpg" alt="" width="297" height="300" /></a>Se siete in Cina e non riuscite ad accedere a Facebook, le mail che spedite spariscono nello spazio profondo del web e su Amazon vi sono alcuni libri che non è possibile ordinare, da oggi in poi non dovrete più prendervela con il governo di Pechino.</p>
<p style="text-align: justify">La colpa, piuttosto, è degli squilibrati che usano Facebook per incitare al reato, dei <strong>sovversivi come voi</strong> che complottano nascosti dietro lo schermo di un pc e dei ricercatori che riempiono i loro libri di falsità tese a rovinare l’immagine della Cina. Sono loro, e non la Cina, a limitare la vostra <strong>libertà di espressione</strong> ed il vostro diritto di informazione. In realtà tutti godono del diritto di usare internet, della libertà di espressione e della libertà di informazione. I diritti e le libertà però non sono illimitati, e non possono essere goduti a proprio piacimento. Non è possibile usare Facebook, i blog o i quotidiani online per incitare all’odio tra le etnie, al cambiamento del sistema politico o al sovvertimento del socialismo. L’esercizio dei propri diritti deve avvenire nel rispetto dei diritti degli altri membri della società, e della sovranità della Repubblica Popolare Cinese.</p>
<p style="text-align: justify">Questi i concetti fondamentali del nuovo <strong>Libro Bianco su Internet in Cina</strong> (<a href="http://www.chinadaily.com.cn/china/2010-06/08/content_9950198.htm">Inglese</a> &#8211; <a href="http://www.chinadaily.com.cn/china/2010-06/08/content_9950198_4.htm">Cinese</a>).</p>
<p style="text-align: justify">Quanti pensavano che il minimo comune denominatore della sovranità interna di uno stato fosse la somma dei poteri di governo su tutto il suo territorio sono – pare – ancorati ad una concezione di sovranità ormai superata. La <strong>sovranità</strong>, secondo i teorici Cinesi, si estende bensì su tutto il territorio della Cina – sulle acque territoriali, sullo spazio aereo e sul sottosuolo. Ma va ben oltre, e copre anche lo <strong>spazio virtuale</strong> di internet.</p>
<p style="text-align: justify">Secondo il Libro Bianco, internet è un’importante infrastruttura. I server internet, e gli spazi virtuali esistenti all’interno dei confini della Repubblica Popolare sono posti sotto la sovranità Cinese. Quindi, la sovranità della RPC su internet va rispettata e salvaguardata. L’utilizzo di internet deve avere luogo entro i <strong>limiti posti dalla legge</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Ergo, tutto quanto viene scritto o detto su internet è come se fosse scritto o detto in un luogo pubblico, un luogo fisico – come una grande piazza dove si possono affiggere manifesti, parlare ad alta voce ed esser visti ed ascoltati da tutti. E come in pubblico ci si contiene e comporta educatamente, autocontrollo ed educazione vanno esercitati anche su internet. Come non è opportuno frequentare i luoghi pubblici mascherati, così non è opportuno postare <a href="http://blogs.wsj.com/digits/2010/03/22/does-anonymity-matter-in-internet-comments/">commenti anonimi</a>, registrare account usando pseudonimi o tenere comportamenti lesivi della <strong><em>sovranità virtuale</em> </strong>della RPC.</p>
<p style="text-align: justify">I comportamenti che potrebbero ledere la sovranità al punto da indurre uno stato di emergenza non possono essere previsti. Minacce al potere statale ed al sistema socialista possono sorgere in qualsiasi momento. Il rifiuto dei valori fondanti del mantenimento della via socialista, della dittatura democratica popolare, della guida del PCC, e della fedeltà ideologica di volta in volta assume forme diverse. E’ possibile definire che chi causa volontariamente la morte di una persona commette un omicidio, e punire l’atto nelle forme previste dalla legge. La sovversione o il semplice<strong> tentativo di sovversione</strong> però va ben oltre la lesione di un interesse individuale – si rivolge al potere sovrano, negandone la legittimità e le fondamenta, si muove al di fuori da tutte le regole ed è difficile da anticipare.</p>
<p style="text-align: justify">Preservare delle definizioni vaghe che consentono di punire ciò che è imprevedibile è uno dei pochi modi per neutralizzare queste ed altre minacce: “<em>Chiunque diffonde voci false e calunnie tese a sovvertire il potere dello Stato…</em>”</p>
<p style="text-align: justify">Cosa sono, di grazia, le voci false e le <strong>calunnie</strong>?</p>
<p style="text-align: justify">Dire che le case a <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/2008_Sichuan_earthquake">Wenchuan</a> sono crollate alla prima scossa di terremoto perché costruite male potrebbe essere una calunnia. Calunnia potrebbe essere anche documentare la <strong>corruzione dei quadri</strong> del Partito Comunista Cinese, che hanno acquistato enormi appartamenti nel centro di Hangzhou a prezzi irrisori. Per non parlare, poi, di quanti <strong>sfruttano il lavoro</strong> a buon mercato nelle miniere di carbone. Gettiamo davvero fango sulla RPC, se sosteniamo che <em>non tutti</em> i Cinesi sono onesti, ricchi e felici?</p>
<p style="text-align: justify">Non è possibile fornire una risposta certa a queste domande. Né norme vaghe ed aree grigie del diritto aiutano a risolvere simili questioni, nel caso si venga accusati di sovversione. E’ più facile che il giudice adotti interpretazioni diverse – più o meno restrittive – seguendo la direzione dei venti politici, ed ascoltando le “opinioni” delle commissioni politico-giuridiche.</p>
<p style="text-align: justify">Se i <strong>limiti</strong> ai comportamenti leciti sono incerti – e se riguardano solo noi e  non il potere politico, cosa possiamo scrivere, e cosa faremmo meglio a tenere per noi stessi? Fin dove arrivano i nostri diritti alla libertà di espressione e di informazione, e quando si scontrano  con la necessità di <strong><em>mantenere l’armonia</em></strong>?</p>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify"><a title="articoli di Flora Sapio" href="../author/flora-sapio/" target="_blank">Flora  Sapio</a> <span style="color: #808080">è affidataria del  corso in Storia ed Istituzioni della Cina all’Università degli Studi di  Napoli “L’Orientale”. Ricercatrice attiva in ambito italiano e  internazionale, membro della <em>European China Law Studies Association</em>,  è autrice per <em>Brill</em> del volume “Sovereign Power and the Law in  China”, e di articoli sul sistema di giustizia penale nella Repubblica  Popolare Cinese.</span></p>
<p style="text-align: justify">
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.cineresie.info/libro-bianco-internet-cinese/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>17</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Internet in Cina: una storia di regole</title>
		<link>http://www.cineresie.info/internet-cina-storia-regole/</link>
		<comments>http://www.cineresie.info/internet-cina-storia-regole/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 20 May 2010 13:36:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianluigi Negro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[censura]]></category>
		<category><![CDATA[leggi]]></category>
		<category><![CDATA[web]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.cineresie.info/?p=568</guid>
		<description><![CDATA[La regolamentazione di Internet in Cina ha conosciuto tre tappe fondamentali: nella prima si è cercato di individuare soggetti e strutture di riferimento, nella seconda l’obiettivo è stato quello di coinvolgere gli attori economici, l’ultima fase ha invece condotto a ciò che molti osservatori chiamano fase dell’autoregolamentazione. Nonostante il Web cinese sia il più popoloso al mondo, aspetti strutturali e inerenti ad una regolamentazione trasparente sono ancora lontani da definizione chiara. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2010/05/internet.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-840" title="internet" src="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2010/05/internet.jpg" alt="" width="584" height="328" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Analizzare le dinamiche storiche di Internet nella Repubblica Popolare Cinese non è impresa facile principalmente a causa di due fattori: la prima criticità è costituita da una prospettiva temporale, la seconda da una quantitativa. Per quanto lo sviluppo di Internet in Cina sia iniziato nei circuiti accademici, è altrettanto vero che la costruzione di un <em>network</em> che permetta l’accesso al pubblico si è avviato solo intorno alla metà degli anni Novanta.</p>
<h2 style="text-align: justify;">1986: i primi passi, senza regole</h2>
<p style="text-align: justify;">Il primo passo fu mosso il 20 settembre<strong> </strong>del 1987. Nella circostanza, il Prof. Qian Tianbai, all’epoca in carica presso il Progetto CANET (<em>Chinese Academic Network</em>) per la promozione di Internet in Cina, inviò la <strong>prima email</strong> con oggetto “Scavalcare la Grande Muraglia per entrare nel Mondo”. Il progetto fu realizzato anche grazie al prezioso contributo dell’Università Karlsruhe della Germania Ovest. Un altro passaggio molto importante in termini di regolamentazione, fu l’individuazione del <strong>dominio .cn</strong> nell’ottobre del 1990 riconosciuto nell’aprile del 1994 dal National Science Fund (NSF), un passaggio questo che avrebbe permesso alla Cina di connettersi a Internet. Per il riconoscimento ufficiale bisogna però attendere il 20 aprile del 1994, anno in cui Sprint Co. realizzò il primo “linkaggio” effettivamente operativo: da allora si è registrata una crescita impressionante sia in termini di strutture che di numero di utenti. Uno sviluppo che rende oggi la Cina il primo paese al mondo in numero di utenti Internet, forte dei suoi <strong>384 milioni</strong> di utenti (statistiche CNNIC dicembre 2009). Un risultato ancora più sorprendente se si considera che nel primo rapporto CNNIC del 1997 si contavano solo <strong>620mila utenti</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Naturalmente lo sviluppo di Internet in Cina può essere letto come una rivoluzione che coinvolge fortemente forme di comunicazione e interazione di molti cittadini, con la conseguente necessità &#8211; sempre più sentita da parte delle autorità &#8211; di formulare una regolamentazione ed avviare una forma di monitoraggio. Nonostante ciò, il periodo che va dal 1987 al 1996 può definirsi <strong>privo di regolamentazione</strong> sia dal punto di vista infrastrutturale che giuridico.</p>
<h2 style="text-align: justify;"><strong>1995: internet si fa commerciale</strong>, nuove regole</h2>
<p style="text-align: justify;">Fu la <strong>commercializzazione </strong>di Internet nel <strong>1995 </strong>a spianare il terreno per la promulgazione della <em>Temporary Regulation for the Management of Computer Information Network International Connection</em> siglata l’11 febbraio del 1996 e rivisitata il 20 maggio del 1997. Questo può essere considerato il primo set di regolamentazioni orientato a definire/rafforzare il <strong>controllo governativo</strong> su Internet. Un secondo set inclusivo di sei regolamentazioni fu promulgato nel 2000 con l’intento di definire la forma giuridica degli Internet Service Provider nei confronti dei siti Internet cinesi, così come le modalità di investimento previste per le aziende straniere intenzionate ad investire nell’Internet cinese. Tra le due regolamentazioni più importanti incluse in questo nuovo set ricordiamo <em>The Measures for Managing Internet Information Services </em>e <em>The Interim Procedures on Registering</em> and <em>Filing of Online Business Operations. </em>La maggior parte di questi regolamenti fu promulgata direttamente dal Congresso Nazionale del Popolo, dal Consiglio di Stato e dal Ministero dell’Industria e dell’Informazione (MII). Vennero inoltre annunciati altri decreti da governi locali e da altre unità ministeriali.</p>
<h2 style="text-align: justify;">2000: inizia l&#8217;era dell&#8217;auto-regolamentazione</h2>
<p style="text-align: justify;">Un nuovo tipo di regolamentazione iniziò a svilupparsi intorno agli anni 2000. La diffusione dei punti di accesso al Web, in particolare gli Internet Cafè (<em>wangba</em>), così come il proliferare di strumenti comunicativi come BBS, forum e chat condussero ad una nuova forma di controllo che potrebbe essere definita come <strong>autoregolamentazione</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 2001 ad esempio, gli Internet Cafè iniziarono a essere regolamentati da <em>The Measures for Managing Internet Information Services and the Interim Procedures on Registering</em> che, in seguito ad una decisione del Consiglio di Stato nel settembre del 2002, divennero <em>The Regulations for Managing Internet Information Services and the Interim Procedures on Registering. </em>Stando a questo tipo di regolamentazioni, i gestori di un <em>wangba</em> hanno il dovere di istallare del software di monitoraggio, assumere misure di <strong>sorveglianza </strong>e di <strong>monitoraggio</strong>, riferire alle autorità competenti .</p>
<p style="text-align: justify;">Tra i soggetti chiamati a monitorare le attività degli utenti cinesi vi sono anche gli Internet <em>publisher</em> e i gestori di siti e portali. Il 27 aprile 2002 il MII promulgò<em> The Interim Provisions on the Administration of Internet Publication </em>definendo gli editori come responsabili circa la “<strong>legalità </strong>dei <strong>contenuti</strong>” presenti nei propri spazi, di conseguenza spettava loro il dovere di rivedere ed esaminare tutti i contenuti pubblicati dagli utenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Riassumendo, è possibile sostenere che la regolamentazione di Internet in Cina ha conosciuto <strong>tre fasi</strong>.</p>
<ul>
<li>La prima va dal 1993 al 1999: durante questo periodo, nè la regolamentazione nè l’attività di monitoraggio erano state ancora indirizzate con precisione da nessuna istituzione.</li>
</ul>
<ul>
<li>La seconda fase si focalizza intorno ai primi anni 2000: nel corso di questa fase si è manifestata un’azione più collaborativa nella regolamentazione in cui gli agenti del business – in particolare gli ISP &#8211;  iniziarono ad essere particolarmente coinvolti anche nell&#8217;auto-regolamentarsi.</li>
</ul>
<ul>
<li>L’ultima fase va dal 2002 ai giorni nostri e può essere considerata l’ultimo livello nella legislazione dell’Internet cinese anche perché è maggiormente orientata agli utenti finali che rischiano sanzioni pesanti se navigano in maniera illecita.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Alcuni ricercatori sono del parare che il mantenimento di questo sistema sia garantito anche dalla <strong>vaghezza </strong>con cui vengono definiti illegali determinati comportamenti che coinvolgono la proliferazione di notizie, atti sovversivi rivolti al rovesciamento dello Stato, divulgazione di <strong>segreti di stato</strong>. I diversi metodi con cui i regolamenti sono interpretati così come gli elementi aggiuntivi introdotti prima che i regolamenti venissero promulgati ufficialmente, inducono l’utente cinese a <strong>desistere</strong> dal gestire un certo tipo di contenuto.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Uno scudo d&#8217;oro per il web cinese</h2>
<p style="text-align: justify;">Da una prospettiva storica, l’approccio alla regolamentazione può dirsi cambiato rispetto ai primi tempi; nel corso dei primi cinque anni il governo cinese ha segnato la distinzione tra “cyberspazio globale” e “cyberspazio domestico”. Questo tipo di distinzione si realizzò anche grazie alla costruzione del più grande firewall al mondo, un’infrastruttura imponente anche in termini di spese con lo scopo di filtrare e censurare le attività on line degli utenti e bloccando l’accesso ad alcuni indirizzi IP. Il<em> <strong>Progetto Scudo d’oro</strong></em><strong> </strong>(<em>jindun gongcheng</em>), il cui nome fu assegnato del Ministero della Pubblica Sicurezza, ha avuto inizio nel 1998. Le operazioni ebbero invece inizio nel 2003 con dei costi decisamente elevati sia per la produzione &#8211; secondo la CCTV,<strong> 6,4 milioni</strong> di RMB (650 milioni di euro) – che per la gestione, come dimostrano i 30.000 poliziotti coinvolti nel progetto.</p>
<p style="text-align: justify;">Se il <em>Progetto Scudo d’Oro</em> può essere considerato un espediente per contrastare la proliferazione di contenuti illegali nell’Internet cinese provenienti sia dall’esterno che dall’interno del Paese, è altrettanto importante sottoliniere il fatto che in Cina esistono solo <strong>nove agenzie</strong> riconosciute dal governo cui è permesso di stabilire un <em>Interconnecting network</em> e di erogare le licenze operative ai <em>provider</em> (ISP). Tra queste il CSTNET di proprietà dell’Accademia delle Scienze, UNINET, di proprietà di <em>Unicom</em>, CNCNET di proprietà del <em>ChinaSat</em>, CIETNET di proprietà della<em> China International E-Trade Commission</em> e il CGWNET di proprietà del gruppo <em>China Great Wall</em>. Secondo la struttura gerarchica questi network necessitano di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Gateway" target="_blank"><em>gateways</em></a> internazionali che sono controllati dal Ministero dell’Industria e dell’Informazione con sede a Pechino, Shanghai e Canton.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Telecomunicazioni: ministeri in conflitto</h2>
<p style="text-align: justify;">Al vertice della struttura dell’Internet Cinese vi è il Ministero dell’<strong>Industria e dell’Informazione</strong>: ha il compito di gestire i <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Gateway" target="_blank">gateway</a> governativi al livello più alto. Al secondo livello ci sono gli <em>Internet Service Provider </em>(ISP) con l’obiettivo di gestire gli <em>interconnecting network</em> ed installare filtri per prevenire contenuti <em>nocivi</em>. In questo modo l’Internet cinese potrà contare sia su una cornice giuridica che su una struttura imponente che dovrebbe garantire una sostenibilità del sistema.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure permangono alcune criticità<strong> </strong>abbastanza rilevanti per i due maggiori organi che gestiscono struttura e contenuto dell’Internet cinese. Fino al 1998 i Ministeri incaricati della <strong>gestione delle telecomunicazioni </strong>erano due: il Ministero delle Poste e delle Telecom (MOT) e il Ministero dell’Industria Elettronica (MEI). Mentre il primo aveva un controllo sostanziale sulle telecomunicazioni, al secondo spettava prendere decisioni inerenti alla manifattura di prodotti rivolti all’informazione tecnologica (oltre a ciò il MEI era il più grande manifatturiere di settore in Cina). Nel 1998 i due Ministeri vennero uniti dando così vita al Ministero dell’Industria e dell’Informazione (MII) che rappresenta oggi il maggiore regolatore delle telecomunicazioni e di Internet in Cina, assumendosi la responsabilità sull’amministrazione generale ed erogando le licenze necessarie agli operatori delle telecomunicazioni e agli ISP.</p>
<p style="text-align: justify;">La creazione del MII non è stata impresa facile anche perché avrebbe dovuto includere il Ministero della Radio, Film e Televisione (MRFT). L’opposizione di molti burocrati, così come la pressione del dipartimento di Propaganda, i quali credevano che la creazione di un unico Ministero avrebbe danneggiato il ruolo dell’autorità di trasmissione, hanno fatto sì che il MRFT venisse rinominato in SARFT (Amministrazione Statale Radio Film e Televisione) tutelando così il suo precedente potere amministrativo sulle operazioni di trasmissione e cablaggio. Naturalmente il ruolo del SARFT risulta oggi decisivo per il contenuto generato su Internet che negli ultimi anni è cresciuto a dismisura anche a causa della crescita del Web 2.0. Esempi di contrasto tra i due Ministeri furono registrati già nel 1998 quando la SARFT decise di implementare il suo piano di costruire un suo <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Backbone_network" target="_blank">backbone network</a> indipendente. Durante lo stesso periodo alcuni network municipali si connessero al backbone della SARFT dal momento che un “acquisto” da parte del MII sarebbe stato letto come un prendere il controllo sulla loro infrastruttura.</p>
<p style="text-align: justify;">Negli ultimi anni sono stati registrati molti conflitti tra MII e SARFT tanto che il Consiglio di Stato ha dovuto emanare diverse <strong>circolari congiunte</strong> tre i due enti al fine di evitare una politica “anti – convergente”. La diatriba è ancora lungi dall’essere sedata, anche perché potrebbe essere letta come un conflitto tra il Consiglio di Stato e il Dipartimento di Propaganda del Partito. Le scelte del primo derivano da <strong>logiche prevalentemente economiche</strong> e sono rappresentate dal MII, mentre gli atteggiamenti del Dipartimento di Propaganda scaturiscono da <strong>imperativi ideologici</strong> rappresentati dal SARFT.</p>
<p style="text-align: justify;">Contrasti tra le istituzioni e disordine nella cornice giuridica denotano come l’Internet Cinese sia da definirsi ancora in uno stato di <strong>maturazione</strong>. Per quanto sia considerato lo spazio virtuale più popoloso al mondo molti obiettivi necessitano ancora di essere conseguiti nel prossimo futuro prestando particolare attenzione alla regolamentazione e ad una più trasparente<strong> </strong>gestione interna.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #808080;"><em>Pubblicato in inglese sulla Newsletter del China Media Observatory, Università di Lugano, marzo 2010. L&#8217;autore è a disposizione per fornire le note bibliografiche.</em></span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.cineresie.info/internet-cina-storia-regole/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>10</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Vignetta: Filtri&#8230;</title>
		<link>http://www.cineresie.info/filtri-google-baidu/</link>
		<comments>http://www.cineresie.info/filtri-google-baidu/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 17 May 2010 14:35:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommaso Facchin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Vignette]]></category>
		<category><![CDATA[censura]]></category>
		<category><![CDATA[web]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.cineresie.info/?p=797</guid>
		<description><![CDATA[Contesto: google ha abbandonato il mercato cinese nel gennaio 2010 dopo essersi rifiutata di continuare a filtrare i risultati delle ricerche come previsto nel contratto sottoscritto con le autorità cinesi nel 2005 al momento del suo ingresso in Cina.  Baidu è il motore di ricerca cinese più usato e ha sicuramente beneficiato del ritiro del concorrente americano anche se occupava già un posizione dominante sul mercato (circa 60%). I risultati delle ricerche nella home page di Baidu sono ovviamente filtrati.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2010/05/2010.5.16@干凈.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-798" title="Filtri" src="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2010/05/2010.5.16@干凈.jpg" alt="" width="506" height="650" /></a><em> </em></p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;"><em>(google)                                   (baidu)</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>Come filtri questa marca è sicuramente la migliore. Filtra a fondo e in modo efficace.</em></p>
<p style="text-align: center;"><em><br />
</em></p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Contesto: </strong>Il commesso vende dei filtri per l&#8217;acqua. Uno di marca &#8220;google&#8221; (a sx in secondo piano) e uno di marca &#8220;baidu&#8221; (a dx in primo piano). Google ha abbandonato il mercato cinese nel gennaio 2010 dopo essersi rifiutata di continuare a filtrare i risultati delle ricerche come previsto nel contratto sottoscritto con le autorità cinesi nel 2005 al momento del suo ingresso in Cina.  <a title="homepage di baidu" href="http://www.baidu.com/" target="_blank">Baidu</a> è il motore di ricerca cinese più usato e ha sicuramente beneficiato del ritiro del concorrente americano anche se occupava già una posizione dominante sul mercato (circa 60%). I risultati delle ricerche nella home page di Baidu sono ovviamente filtrati.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #808080;">(Pubblicata su <a title="Li Xiaoguai's blog" href="http://blogtd.org/2010/05/16/%E5%B9%B2%E5%87%88/" target="_blank">blogtd.org</a> il 16 maggio 2010).</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Li Xiaoguai</strong> (1974) è un <strong>disegnatore satirico</strong> che vive nel Guangdong. Nel suo <a title="Li Xiaoguai's blog" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/outbound/article/blogtd.net');" href="http://blogtd.net/" target="_blank">blog</a> commenta l’attualità attraverso vignette e    caricature. I suoi post sono spesso corredati da qualche link alla    notizia che fa da contesto. Li è ospite fisso di Cineresie.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2010/05/2010.5.16@干凈.jpg"><br />
</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.cineresie.info/filtri-google-baidu/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

