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	<title>Cineresie.info &#187; corruzione</title>
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		<title>Cosa ci insegna Wukan? Un editoriale dal Quotidiano del Popolo</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Dec 2011 09:10:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommaso Facchin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Bridge Blogging]]></category>
		<category><![CDATA[corruzione]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
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		<category><![CDATA[stabilità sociale]]></category>

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		<description><![CDATA[Nelle ultime settimane abbiamo seguito con attenzione l'evolversi della situazione a Wukan, il villaggio teatro di una ribellione contro i funzionari locali, protagonisti dell’ennesimo caso di abusi nella gestione di terreni collettivi. Ora che la situazione sta tornando alla normalità, è interessante osservare il discorso ufficiale sull’argomento. Dopo un lungo silenzio, sul Quotidiano del Popolo di ieri finalmente ha fatto capolino il nome del villaggio ribelle. Ma in quali termini? ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4 style="text-align: right;"><a href="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2011/12/wukan.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-5015" title="wukan" src="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2011/12/wukan.jpg" alt="" width="510" height="340" /></a></h4>
<h4 style="text-align: right;"><span style="color: #888888;">photo credits: associated press</span></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Nelle ultime settimane abbiamo tutti seguito con attenzione l&#8217;evolversi della situazione a <strong>Wukan</strong>, il villaggio della provincia del Guangdong teatro di una ribellione contro i funzionari locali, protagonisti dell’ennesimo caso di <strong>cessione di terreni collettivi</strong> a costruttori senza fornire adeguata compensazione ai contadini.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli scontri hanno raggiunto il culmine dopo la morte in carcere di uno dei leader della protesta, un macellaio locale di nome Xue Jinbo. Il fatto che ad oggi il suo corpo non sia ancora stato riconsegnato ai familiari non ha fatto altro che <strong>incendiare gli animi</strong> degli abitanti, barricati nel villaggio. I resoconti dei molti giornalisti internazionali, una volta tanto presenti sul posto, forniscono un quadro esauriente dell’evoluzione della situazione (su tutti si vedano i reportage del <a href="http://www.telegraph.co.uk/search/?queryText=wukan&amp;Search=">Telegraph </a>e del <a href="http://blogs.wsj.com/chinarealtime/tag/wukan/">Wall Street Journal</a>).</p>
<p style="text-align: justify;">In questi giorni, dopo lunghe settimane di assedio, la situazione sembra evolversi verso la normalità. Come spesso accade in questi casi la <strong>successione degli eventi</strong> ha seguito una prassi abbastanza consolidata nel caso degli <a href="http://www.cineresie.info/contraddizioni-in-seno-al-popolo/">incidenti di massa</a> (ogni anno in Cina ci sono almeno <strong>centomila proteste</strong> così classificate).</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo le barricate, la soppressione della notizia sui media tradizionali e il filtro dei contenuti sulla rete, è arrivato l&#8217;<strong>intervento risolutore</strong> delle autorità, in questo caso provinciali, che hanno provveduto a sospendere i funzionari locali – messi sotto inchiesta in <a href="http://cin.sagepub.com/cgi/content/abstract/22/1/7">regime extra giudiziario</a> (<em>shuanggui</em>) – e a negoziare con i manifestanti, promettendo loro un&#8217;equa compensazione e la liberazione dei loro leader ancora detenuti. Le mele marce verranno punite, l&#8217;armonia sociale sarà salva e il Partito ancora una volta avrà mantenuto intatta la propria legittimità <strong>ergendosi a paladino</strong> della gente comune. Poi in un secondo momento, quando i riflettori dei media internazionali si saranno spenti, i leader locali vedranno di <strong>regolare i conti</strong>, in modo da non dare un’immagine di eccessiva debolezza.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo che tanto è stato scritto su Wukan e sulla vera o presunta portata rivoluzionaria di questo evento, è interessante osservare le ultime evoluzioni del discorso ufficiale sull’argomento, finora puntualmente descritto dal <a href="cmp.hku.hk">China Media Project</a>. Dopo un lungo silenzio, a pagina nove del Quotidiano del Popolo di ieri, in una colonna non troppo appariscente, ha finalmente fatto capolino il nome del villaggio rivoltoso.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Gli interessi legittimi degli abitanti di Wukan</h2>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://theory.people.com.cn/GB/16678229.html">L&#8217;editoriale</a>, firmato da Zhang Tie, si intitola “Che cosa c&#8217;insegna la risoluzione della situazione a Wukan” e nel sommario enuncia un leitmotiv che verrà ripetuto per tutto l&#8217;articolo, ovvero che “la chiave per la soluzione dei problemi sta nel tenere in considerazione gli interessi legittimi delle masse”. Insomma, come al solito secondo la  <strong>narrazione ufficiale</strong> la responsabilità è tutta delle autorità locali e per fortuna che salendo di grado nelle gerarchie del Partito (e passando al livello Provinciale del Guangdong) si trovano persone che sanno come si governa la società. Dopo i preamboli iniziali infatti leggiamo:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">Osservando l&#8217;incidente di Wukan ci rendiamo conto che le richieste degli abitanti del villaggio coincidevano proprio con la soluzione del problema. Gli appelli che gli abitanti locali portavano avanti sin da settembre originavano dall’insoddisfazione nei confronti del modo in cui i quadri locali avevano gestito la terra, da questioni economiche e dal ricambio dei leader arrivati alla fine del mandato.</p>
<p style="text-align: justify;">Se solo gli interessi legittimi e le rimostranze della cittadinanza venissero ascoltate per tempo, se si giudicasse con imparzialità risolvendo prontamente le questioni senza procrastinare, allora non succederebbe che da piccole cose i problemi si ingrandiscano e si sommino l&#8217;uno all&#8217;altro, fino ad esplodere in conflitti sociali. Nel caso di Wukan ciò avrebbe portato i fatti a svilupparsi in una maniera differente. La situazione intricata che oggi si è determinata sta venendo risolta da un gruppo di lavoro provinciale che ha riconosciuto che “le richieste fondamentali della popolazione sono legittime”. Questo dimostra chiaramente che, nell&#8217;affrontare certi conflitti particolari, la chiave per la soluzione dei problemi sta nel considerare gli interessi delle masse.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Un&#8217;osservazione prima di proseguire nella lettura. L&#8217;<strong>interesse legittimo</strong> di cui si parla nel testo (<em>liyi</em>) rientra nel diritto soggettivo di ogni cittadino nei confronti della pubblica amministrazione. Gli abitanti di Wukan possono e devono reclamare il loro interesse privato nei confronti di un bene collettivo (la terra) su cui si fonda il loro sostentamento e per il quale hanno diritto ad un’equa compensazione nel caso in cui essa venga destinata ad altri usi.</p>
<p style="text-align: justify;">Nonostante i responsabili degli abusi siano quasi sempre <strong>funzionari</strong> locali del Partito, il garante di questi interessi legittimi è proprio il Partito stesso, una situazione che dà origine ad un cortocircuito istituzionale per moltio versi tipico di un contesto autoritario. Ciononostante, il Partito continua a fondare la propria legittimità su questo ruolo di <strong>garante degli interessi legittimi</strong> dei cittadini e della giustizia sociale e gioca sapientemente sulle divisioni tra i vari livelli della gerarchia per <strong>scaricare la responsabilità</strong> alla base e promuovere l’immagine delle alte sfere. Nel pezzo il concetto di <em>liyi</em> viene ripetuto per ben 26 volte!</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">La Cina odierna si trova ad affrontare un periodo di trasformazione sociale che inevitabilmente comporta dei conflitti, la moltiplicazione degli interessi, la diversificazione dei reclami, l&#8217;emergere di conflitti d’interesse.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò che è accaduto è particolarmente rappresentativo e preoccupante proprio perché coinvolge la provincia del Guangdong, un’area all&#8217;avanguardia nel processo di riforme ed apertura, che ha saputo imporsi per la sua crescita economica, per la sua elevata apertura, per la rapidità delle trasformazioni sociali […]</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;esplosione del conflitto legato alla terra è avvenuta a Wukan in un modo che raramente s&#8217;è visto in altre parti della Cina ed ha messo in evidenza un contrasto fra interessi personali legittimi e interessi della comunità, fra interessi e benefici di breve e di lungo periodo. Questo mostra come un conflitto apparentemente imponderabile avesse alle spalle le caratteristiche dell&#8217;inevitabilità.</p>
<p style="text-align: justify;">Che ci sia dietro una partita a scacchi fatta di interessi legittimi non deve spaventare. È proprio grazie a questo gioco di interessi legittimi che è possibile bilanciare meglio e armonizzare le dinamiche interne alla società.</p>
<p style="text-align: justify;">È ovvio che le masse non possono avere reazioni estreme non appena sentono di dover fare delle rimostranze, finendo così per infrangere la legge. Di fronte a richieste ragionevoli è possibile dare una risposta che sia conforme alle leggi. I governi locali d&#8217;altra parte non possono trasformare quelle che sono normali rivendicazioni in contrapposizioni radicali reagendo attraverso divieti e pressioni sulla popolazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell&#8217;incidente di Wukan, il primo errore commesso dal governo locale è stato quello di non confrontarsi immediatamente faccia a faccia con le richieste ragionevoli degli abitanti del villaggio, lasciando così che queste degenerassero in una contrapposizione radicale.</p>
<p style="text-align: justify;">Il gruppo di lavoro provinciale, con la più grande determinazione, la più grande sincerità e il più grande impegno ha dimostrato responsabilità e fermezza nel dare una risposta ai ragionevoli appelli della popolazione e ha creato le condizioni per una soluzione dei problemi, la stabilità e l&#8217;armonia nell&#8217;area.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa capacità di correggere un atteggiamento inizialmente sbagliato è l&#8217;espressione di un&#8217;aspirazione del nostro Partito, che vuol adottare un unico principio per gestire il tutto (<em>yiyi guanzhi</em>): responsabilità nei confronti degli interessi legittimi delle masse, ovvero responsabilità verso la causa del Partito stesso.</p>
<p style="text-align: justify;">Molti incidenti di massa di questi ultimi anni nella maggior parte dei casi hanno avuto origine in situazioni in cui gli interessi legittimi delle masse non venivano soddisfatti. Questo ci mostra che quando siamo di fronte a una rivendicazione dei propri interessi legittimi da parte delle masse, anche in situazioni conflittuali, i governi locali devono avere un&#8217;elevata consapevolezza della situazione generale.</p>
<p style="text-align: justify;">[...]</p>
<p style="text-align: justify;">In realtà, che la <em>governance</em> sociale sia buona o meno non si valuta dall&#8217;insorgenza dei conflitti, ma dalla capacità di risolverli.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel principio fondamentale del governo della legge (<em>fazhi</em>) come si attua una distribuzione equa degli interessi legittimi? Come si fa in modo che gli interessi legittimi si esprimano senza impedimenti? Come si garantisce la difesa di tali interessi?</p>
<p style="text-align: justify;">Se si risponde bene a queste domande, i conflitti verranno risolti come l&#8217;acqua che in un canale scorre verso una via d&#8217;uscita e non si scontra in prossimità di sbarramenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Lenin usava dire che l&#8217;indole di ogni uomo è mossa dall&#8217;interesse personale. Il cambiamento di situazione a Wukan ci insegna che per diminuire la conflittualità sociale è necessario dare maggiore importanza alla <em>governance </em>sociale e risolvere la questione degli interessi legittimi delle masse.</p>
<p style="text-align: justify;">Zhang Tie</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #888888;">Leggi l&#8217;articolo in cinese:</span> <a href="http://theory.people.com.cn/GB/16678229.html" target="_blank">乌坎转机提示我们什么</a></p>
<p style="text-align: justify;">
</blockquote>
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		<title>Vignetta: Miss Croce Rossa cinese</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Jul 2011 14:50:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommaso Facchin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Vignette]]></category>
		<category><![CDATA[corruzione]]></category>

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		<description><![CDATA[La settimana scorsa una giovane donna sconosciuta, inizia a postare sul suo microblog weibo fotografie in cui si vanta del suo tenore di vita decisamente al di sopra della media. Una lussuosa villa, auto sportive, indumenti griffati, un post dopo l’altro, la ragazza attira attenzioni e invidie, sembra ci tenga a farsi notare. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2011/06/28_06_011CroceRossa.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4063" title="28_06_011CroceRossa" src="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2011/06/28_06_011CroceRossa.jpg" alt="" width="424" height="556" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><em>- Anche noi siamo poveri, come te campiamo grazie ai soldi della Croce Rossa!</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>- &#8230;&#8230;</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Contesto</strong>: un “dirigente”, una bella donna, una macchina di lusso, un barbone e uno scandalo che coinvolge la Croce Rossa Cinese. La <a href="http://www.caing.com/2011-06-28/100273708.html" target="_blank">notizia </a>che fa da contesto è di qualche giorno fa, ma la discussione è tutt’ora accesa sul web cinese. In breve, un riassunto dei fatti. La settimana scorsa una giovane donna sconosciuta, inizia a postare sul suo microblog <a href="http://weibo.com/1741865482" target="_blank"><em>weibo</em></a> fotografie in cui si vanta del suo tenore di vita decisamente al di sopra della media. Una lussuosa villa, auto sportive, indumenti griffati, un post dopo l’altro, la ragazza attira attenzioni e invidie. Sembra ci tenga proprio a farsi notare, ma d’altronde su <em>weibo</em> lo fanno in molti.</p>
<p style="text-align: justify;">Passa qualche giorno e qualcuno nota sul profilo personale di <a href="http://weibo.com/1741865482" target="_blank"><em>Guo Meimei baby</em></a> – questo il <em>nickname</em> scelto dalla ragazza – la dicitura “Business General Manager della Croce Rossa Cinese”. Come conferma la “<strong>V</strong>” di fianco al nome, l’utente sembra essere verificato (ma la V adesso è stata tolta). Com&#8217;è possibile? Una dirigente della <strong>Croce Rossa </strong>che vive nel lusso e se ne vanta? Da dove prende i soldi? In poche ore parte il consueto baccano in rete. L’utente <em>Guo Meimei baby </em>in poche ore arriva a più <strong>280.000 contatti</strong>, il popolo della rete si scaglia contro di lei, contro la Croce Rossa cinese, contro il mondo delle organizzazioni di beneficienza, negli ultimi anni spesso criticate per una gestione delle donazioni poco trasparente.</p>
<p style="text-align: justify;">A oggi non si è ancora capito chi sia effettivamente questa <em>Guo Meimei</em>. La Croce Rossa ha smentito ufficialmente ogni relazione con la ragazza. Il portale <em>Sina</em> ha emesso un comunicato di scuse, spiegando che inizialmente l’utente si qualificava come attrice ma poi ha cambiato identità. La donna ha <strong>ritrattato tutto</strong> dicendo di essersi inventata ogni cosa. Ma le supposizioni in rete continuano ad inseguirsi – <a href="http://www.zonaeuropa.com/weblog.htm" target="_blank">molte ridicole</a> – e l’incidente è diventato l’ennesimo pretesto per criticare la gestione di queste organizzazioni e, più in generale, il malcostume e la corruzione nel Paese. <em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Guo Meimei baby</em> probilmente è solo un’attricetta di basso livello che ha escogitato un piano perfetto per guadagnarsi una fama/infamia già spendibile nel mondo dello spettacolo; ma i problemi che questo caso ha riportato sotto i riflettori <a href="http://china.globaltimes.cn/society/2011-04/645568.html" target="_blank">sono reali</a>. Non resta che continuare a seguire lo sviluppo del dibattito.</p>
<p><span style="color: #888888;">pubblicata su</span> <a href="http://t.qq.com/blogtd" target="_blank">t.qq.com/blogtd</a>, <span style="color: #888888;">leggi</span> <a href="../category/vignette/" target="_blank">tutte le vignette</a> <span style="color: #888888;">di Li Xiaoguai.</span></p>
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		<title>Vignetta: le tasche dei politici</title>
		<link>http://www.cineresie.info/vignetta-tasche-politici/</link>
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		<pubDate>Thu, 27 May 2010 21:10:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommaso Facchin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Vignette]]></category>
		<category><![CDATA[corruzione]]></category>
		<category><![CDATA[partito]]></category>

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		<description><![CDATA[Contesto: il 24 maggio scorso Zhu Yanlai è stata promossa vice direttore del Bank of China, sede di Hong Kong. Zhu Yanlai  non è una donna qualunque. Suo padre è Zhu Rongji (1928), politico di lungo corso membro del partito comunista cinese sin dal 1949. Già sindaco di Shanghai (1987-1991) è stato il predecessore di Wen Jiabao alla carica di Primo Ministro del Consiglio di Stato della RPC   (1998-2003). ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1019" title="Leader" src="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2010/05/2010.5.24@领袖.jpg" alt="" width="506" height="650" /></p>
<p style="text-align: center;"><em>Un leader politico* sarà anche una persona di prestigio, ma le tasche rimangono il posto dove mettere i soldi. </em></p>
<p style="text-align: center;"><em><br />
</em><em> </em></p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Contesto: </strong>il 24 maggio scorso Zhu Yanlai è stata promossa assistente del direttore della <a href="http://www.boc.cn/en/index.html" target="_blank"><em>Bank of China</em></a>, sede di Hong Kong. Zhu Yanlai  non è una donna qualunque. Suo padre è <strong>Zhu Rongji</strong> (1928), politico di lungo corso membro del partito comunista cinese sin dal 1949. Già sindaco di Shanghai (1987-1991) è stato il predecessore di Wen Jiabao alla carica di Primo Ministro del Consiglio di Stato della RPC   (1998-2003). Persona integerrima e stimata, ha ricoperto la carica di governatore della <a href="http://www.pbc.gov.cn/english/" target="_blank"><em>People&#8217;s Bank of China</em></a> (1993-1995) ed è noto per la sua abilità nelle politiche di programmazione macroeconomica. La sua condotta, ritenuta da molti esemplare, non è tuttavia riuscita a sottrarlo a tentazioni nepotistiche. Zhu Yanlai, d&#8217;altronde, non è l&#8217;unica fra i figli dei leader politici cinesi ad occupare cariche così importanti in ambito finanziario e industriale (altri esempi su<a title="articolo in inglese" href="http://www.businessweek.com/news/2010-05-24/boc-hong-kong-promotes-former-premier-zhu-s-daughter-correct-.html" target="_blank"> <em>Business Week</em></a>).</p>
<p style="text-align: justify;">Il personaggio della vignetta è uno di quelli ricorrenti nei disegni di Li Xiaoguai. Si tratta del &#8220;Direttore&#8221; (<em>juzhang)</em>, un quadro del Partito sempre pronto a difendere politiche, decisioni, errori della classe dirigente cinese.</p>
<p style="text-align: justify;">* c&#8217;è un sottile gioco di parole che il lettore cinese coglie in questo caso: la parola<em> lingxiu </em>&#8220;leader&#8221;,  è composta dai caratteri <em>ling </em>&#8220;colletto&#8221; e <em>xiu</em> &#8220;manica&#8221; che dovrebbero richiamare alle &#8220;tasche&#8221; che seguono.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #808080;">(pubblicata su</span> <a onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/outbound/article/blogtd.org');" href="http://blogtd.org/2010/05/25/%E9%A2%86%E8%A2%96/" target="_blank">blogtd.org</a> <span style="color: #808080;">il 25 maggio 2010)</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Li Xiaoguai</strong> (1974) è un <strong>disegnatore satirico</strong> che vive nel Guangdong. Nel suo <a title="Li Xiaoguai's blog" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/outbound/article/blogtd.net');" href="http://blogtd.net/" target="_blank">blog</a> commenta l’attualità attraverso vignette e      caricature. I suoi post sono spesso corredati da qualche link alla      notizia che fa da contesto. Li è ospite fisso di Cineresie.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Stato-ombra e corruzione degli autisti cinesi</title>
		<link>http://www.cineresie.info/stato-ombra-corruzione-autisti-cinesi/</link>
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		<pubDate>Thu, 22 Apr 2010 05:45:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivan Franceschini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[corruzione]]></category>
		<category><![CDATA[partito]]></category>

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		<description><![CDATA[Oltre al potere ufficiale, in Cina esiste un vero e proprio “Stato-ombra”, una rete di amici, parenti e assistenti personali che ruotano attorno ai funzionari locali e vivono del potere di questi ultimi. Alcuni recenti fatti di cronaca hanno messo in luce come gli autisti dei funzionari giochino un ruolo di primo piano in questa realtà. Ben lungi dall’essere una presenza invisibile e silenziosa, questi chauffeur infatti spesso agiscono da intermediari tra corruttori e corrotti, accumulando ingenti ricchezze e condividendo le sorti politiche dei propri datori di lavoro.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2010/04/black-taxi.jpg"></a><a href="http://www.flickr.com/photos/8575331@N07/522005038/" target="_blank"><img class="size-full wp-image-329 alignleft" title="taxi clandestini" src="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2010/04/black-taxi1.jpg" alt="" width="317" height="223" /></a></p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: justify;">Qualche settimana fa, mentre ero di passaggio nella provincia dello Henan, mi è capitato di parlare a lungo con un giovane del posto. Si trattava di un dipendente di un’azienda privata locale, il quale, per arrotondare il suo magro stipendio, approfittava delle vetture aziendali per lavorare part-time come autista. Trovandoci proprio nella regione al centro dello<a href="http://appunticinesi.blogspot.com/2009/07/cronache-dalle-fornaci-cinesi.html" target="_blank"> <span style="text-decoration: underline;">scandalo delle fornaci di mattoni clandestine</span></a>, a un certo punto il discorso è inevitabilmente caduto su questa storia.</p>
<p style="text-align: justify;">Mentre cercavo di argomentare sull’importanza dei media cinesi nel portare alla luce questo caso e spiegavo al mio interlocutore la mia stima per quei giornalisti cinesi che, a dispetto di tutti i limiti del sistema in cui si trovano ad operare, ancora riescono a portare avanti un <strong>giornalismo investigativo</strong> che non ha niente da invidiare al nostro, egli, dubbioso, mi ha riferito alcune sue esperienze personali. In particolare, mi ha raccontato come gli fosse capitato diverse volte di accompagnare giornalisti di piccoli media locali a visitare le <strong>miniere</strong> della zona. Per quanto ne sapeva, ogni volta che accadeva qualche <strong>incidente</strong> in miniera, la voce si spargeva a macchia d’olio nella zona e i giornalisti di piccole e misconosciute realtà mediatiche, anche a centinaia di chilometri di distanza, facevano a gara per recarsi sul posto. Il punto è che non lo facevano certo per indagare sulla situazione, quanto per reclamare dal padrone della miniera un pagamento per “tenere la bocca chiusa”.</p>
<p style="text-align: justify;">Più di una volta mi era capitato di leggere storie di questo tipo sui media nazionali cinesi e sapevo che in diverse occasioni le autorità erano intervenute nel tentativo di debellare il fenomeno, ma sentire una testimonianza di prima mano è stato completamente diverso, soprattutto considerato il fatto che questo autista descriveva in dettaglio il clima festoso di queste “gite”. Mi diceva di essere rimasto talmente disgustato dalla cosa che alla fine aveva rifiutato di accompagnare queste persone.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo aneddoto potrebbe essere lo spunto per un’analisi delle storture e dei meccanismi perversi che inficiano l’attività dei <strong>media cinesi</strong>, invece in questo caso me ne servirò come punto di partenza per una riflessione su tutt’altra questione, vale a dire il ruolo degli <strong>autisti</strong> in Cina. Come la storia che ho appena riportato dimostra, gli autisti sono una presenza invisibile e silenziosa nella società cinese, una categoria che spesso ha accesso ad alcuni dei lati più oscuri di questa realtà. Si pensi ad esempio ai vari <strong>traffici di esseri umani</strong> che attraversano la Cina di oggi: quante cose potrebbero raccontare gli autisti che accettano di accompagnare i trafficanti e le loro “merci”? Oppure si pensi agli autisti che accompagnano giorno e notte i <strong>funzionari</strong>: quanti aneddoti potrebbero riferire sulla corruzione e le abitudini dei loro datori di lavoro? In particolare, vale la pena soffermarsi su quest’ultima domanda, in quanto recenti studi e fatti di cronaca hanno messo in luce come l’intimità del rapporto tra gli autisti cinesi e i funzionari locali sia all’origine di tutta una serie di <strong>fenomeni corruttivi </strong>al livello di base.</p>
<p style="text-align: justify;">La prima volta che ho avuto notizia di questa questione è stato qualche settimana fa, quando mi è capitato di leggere <a href="http://findarticles.com/p/articles/mi_7499/is_200907/ai_n35628838/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">un mirabile saggio</span></a> di Graeme Smith pubblicato nel luglio 2009 sul China Journal, probabilmente la più importante rivista accademica al mondo nel campo degli studi sulla Cina (tra l’altro, uno degli editor è un italiano, Luigi Tomba). Tra il 2004 e il 2008, Smith ha condotto una <strong>ricerca sul campo</strong> in una contea della Cina centrale, intervistando quadri, funzionari governativi, uomini d’affari e contadini del posto. Ne ha tratto una formidabile analisi dei <strong>rapporti di potere</strong> e delle macchinazioni politiche nella Cina rurale, delineando un quadro drammatico in cui <strong>nepotismo</strong> e <strong>corruzione</strong> dominano incontrastati. Smith in particolare descrive il cosiddetto “Stato-ombra”, quello che, citando la definizione di Barbara Harriss-White, un’altra accademica, viene definito come “una serie di intermediari che si assicurano che l’economia informale si rifornisca a basso prezzo di beni, diritti o favori dallo Stato (o che semplicemente li rubano), e che possono vendere beni e servizi allo Stato a prezzi più elevati di quelli che si avrebbero in un ‘mercato aperto’”. Alle spalle di questo “Stato-ombra” c’è tutta una serie di attori che ruota attorno ai funzionari locali: la cerchia degli amici e parenti dei quadri, i loro assistenti personali e, ovviamente, gli autisti.</p>
<p style="text-align: justify;">Esordendo con la considerazione che “gli autisti affermano scherzando che trascorrono in compagnia dei quadri dirigenti più tempo di quanto non facciano le mogli di questi ultimi e che, di conseguenza, sanno <em>tutto</em>”, Graeme Smith, in uno stile incisivo e per alcuni versi ironico, riporta un paio di aneddoti riguardanti gli autisti degli ufficiali nella contea oggetto della sua indagine. Innanzitutto, riferisce di un autista di meno di quarant’anni che aveva già accumulato la proprietà di tre abitazioni nel capoluogo di contea. Poi, racconta di un altro autista oggetto di una petizione alle autorità di livello superiore. Un giorno, dopo aver partecipato a un banchetto con il suo segretario di Partito (ed ex-capo di polizia di contea), mentre tornava a casa nella tarda serata aveva investito ed ucciso un pedone senza neppure rendersene conto. Quando la cosa era venuta alla luce, il segretario di Partito aveva difeso il suo chauffeur, negando che costui avesse toccato anche una sola goccia d’alcol, e pertanto la questione era rimasta irrisolta, cosa che aveva fatto infuriare i famigliari della vittima, che avevano deciso di richiedere giustizia agli organi superiori.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa lettura mi è tornata alla mente qualche giorno fa, mentre stavo sfogliando il Global Times. Allora l’occhio mi è caduto su <a href="http://www.google.com/url?sa=t&amp;source=web&amp;ct=res&amp;cd=1&amp;ved=0CAYQFjAA&amp;url=http%3A%2F%2Fchina.globaltimes.cn%2Fsociety%2F2010-04%2F523441.html&amp;ei=FeLPS5PpEs-mOKGMhMEL&amp;usg=AFQjCNEJ9DrEIkR7IiuNJCfUUQq-9UpOIQ&amp;sig2=tWoUhsFDlCMqV7pP-LYdEQ" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">un articolo</span></a> firmato da Huang Jingjing in cui si annunciava il fatto che Banyuetan, una rivista edita dalla Xinhua, aveva pubblicato <a href="http://news.xinhuanet.com/banyt/2010-04/14/content_13352195.htm" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">un’indagine</span></a> sulla questione della corruzione degli autisti dei funzionari locali. Nel rapporto si citano alcuni <strong>casi giudiziari</strong> degli ultimi anni. Il primo di questi risale al 2007 e riguarda Wu Jun, l’autista di un ex-direttore dell’Ufficio per la terra e le risorse della città di Chenzhou nello Hunan, il quale avrebbe ricevuto 368.000 yuan in <strong>tangenti</strong> e avrebbe funto da prestanome per altri 100.000 yuan intascati dal suo datore di lavoro (niente in confronto alla mole di tangenti intascata da quest’ultimo, calcolata intorno ai due milioni di yuan). Nel luglio del 2008 poi il tribunale popolare del distretto di Changning a Shanghai ha riconosciuto l’autista di un dirigente di una grossa impresa di Stato colpevole di aver agito da intermediario tra i corruttori ed i corrotti, “fungendo da combustibile per il fenomeno della corruzione nella società”, condannandolo ad un anno di carcere. Infine, nel settembre 2009, Lü Weiqiang, autista di diversi funzionari locali della città di Lishui nel Zhejiang, è stato <strong>condannato a morte</strong> per aver raccolto illegalmente circa 260 milioni di yuan con il pretesto di investimenti e commerci con l’estero.</p>
<p style="text-align: justify;">Banyuetan riporta la testimonianza di Chen Yuejin, una persona che per tre anni ha lavorato come autista di un non precisato dirigente locale. Raccontando la propria esperienza, egli avrebbe rimarcato come questo lavoro, per quanto faticoso, gli desse accesso a non pochi “<strong>redditi nascosti</strong>”. Il punto focale però, a suo dire, era il fatto che lavorare come autista di un funzionario comporta un innalzamento non indifferente della propria <strong>posizione sociale</strong>. Secondo Chen, questo lavoro comporta principalmente tre tipi di compiti: accompagnare qua e là i famigliari del funzionario; fare da “ponte” tra il datore di lavoro e le persone che vogliono fargli dei “regali”; aiutarlo a mantenere le sue <em>guanxi</em>. Come rimarcano i giornalisti di Banyuetan, “avendo queste tre funzioni, egli naturalmente diventa un attendente del dirigente, proprio come un segretario. Molte persone che vogliono vedere il funzionario devono passare attraverso di lui e spesso gli fanno dei ‘regali’, tanto che a volte egli stesso si sente come un funzionario”. Chen Yuejin in particolare sottolinea che: “Molte volte potevo fare cose che neppure i segretari riuscivano a fare”. Un altro vantaggio minore che viene citato nell’articolo sarebbe poi quello di farsi rimborsare dalle amministrazioni locali fatture per spese gonfiate o inesistenti senza che nessuno batta ciglio.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Global Times riporta un’opinione di Chen Wentong, un docente della Scuola centrale del Partito, il quale riconosce che le radici della corruzione stanno in un’eccessiva centralizzazione del potere e in una supervisione troppo lasca, ma ritiene che non sia il caso di considerare gli autisti un nuovo gruppo sociale che alimenta i fenomeni corruttivi solamente basandosi su pochi casi. In una penetrante <a href="http://www.atimes.com/atimes/China/LD22Ad02.html" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">analisi</span></a> pubblicata qualche giorno fa su Asia Times, Francesco Sisci propone la propria lettura della realtà della corruzione in Cina. Per citare le sue parole: “L’ambiente generale è grigio, al meglio. Molti funzionari credono che le loro carriere non siano altro che delle opportunità per <strong>fare affari</strong>, mentre gli uomini d’affari s’aggirano alla ricerca del funzionario giusto per essere comprato”. Questo problema si presta a molteplici soluzioni, una delle quali è quella del <strong>disallineamento degli interessi</strong> di funzionari e imprenditori, cosa che peraltro sta già avvenendo attraverso l’introduzione di un sistema di incentivi positivi per i funzionari onesti. Eppure, l’evidenza dimostra che il problema permane. Come scrive Sisci, “in realtà, questo funziona per una minoranza di funzionari, quelli che vengono promossi. La maggioranza degli ufficiali, che se ne stanno al loro posto senza alcuna intenzione di salire la scala, hanno un interesse obiettivo nel contrario – fare soldi finché possono e finché sono ancora al potere, perché presto in ogni caso saranno cacciati”. Nel frattempo, un intero sistema vive e prospera all’ombra di questi funzionari corrotti, un <strong>sistema parassitario</strong> di cui gli autisti sono solamente l’ultima e originale manifestazione.</p>
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		<title>Una tigre di carta?</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Dec 2009 14:02:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivan Franceschini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Qualche settimana fa sono stato invitato a partecipare ad un ciclo di seminari sulla cultura pop cinese organizzato dai dottorandi del Dipartimento di Studi sull&#8217;Asia Orientale dell&#8217;Università di Venezia. Considerato il mio interesse verso le dinamiche sociali di contestazione all&#8217;interno della società cinese, ho deciso di concentrare il mio intervento su quello che, in maniera un po&#8217; criptica, ho definito come la questione de &#8220;Il popolo della rete e la mobilitazione sul web nella Repubblica Popolare Cinese&#8221;. È stata una buona occasione per riprendere il filo di alcuni post che ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a href="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2010/01/Shishou.jpg" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-99" src="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2010/01/Shishou-300x230.jpg" alt="" width="300" height="230" /></a>Qualche settimana fa sono stato invitato a partecipare ad un <a href="http://culturapop09.wordpress.com/" target="_blank">ciclo di seminari</a> sulla cultura pop cinese organizzato dai dottorandi del Dipartimento di Studi sull&#8217;Asia Orientale dell&#8217;Università di Venezia. Considerato il mio interesse verso le dinamiche sociali di contestazione all&#8217;interno della società cinese, ho deciso di concentrare il mio intervento su quello che, in maniera un po&#8217; criptica, ho definito come la questione de &#8220;Il <em>popolo della rete </em>e la mobilitazione sul web nella Repubblica Popolare Cinese&#8221;. È stata una buona occasione per riprendere il filo di alcuni post che in passato avevo già avuto modo di pubblicare su entrambi i miei blog e un pretesto per trarre alcune conclusioni di carattere generale su questo fenomeno.</p>
<p style="text-align: justify">Alla base del mio ragionamento sta la constatazione che negli ultimi anni si sono verificati innumerevoli casi in cui la società civile cinese si è servita della rete come strumento di lotta. Nel mio discorso, ho provato ad argomentare come il 2007 sia stato un anno di svolta per questo tipo di dinamiche, in quanto allora in pochi mesi si sono avuti ben tre casi di portata nazionale in cui il &#8220;<a href="http://appunticinesi.blogspot.com/2009/04/il-popolo-della-rete-e-le-nuove.html" target="_blank">popolo della rete</a>&#8221; ha avuto modo di scontrarsi direttamente con le autorità: in primo luogo c&#8217;è stato il caso dell&#8217;impianto chimico di Xiamen, un confronto tra gli abitanti della città, preoccupati per la propria salute in vista dell&#8217;imminente costruzione della fabbrica in un&#8217;area abitata, e le autorità locali e nazionali, interessate innanzitutto allo sviluppo economico dell&#8217;area; in secondo luogo l&#8217;incidente della tigre della Cina meridionale, quando una truffa ordita dalle autorità locali della provincia dello Shaanxi per ottenere finanziamenti per la creazione di un parco naturale protetto per una specie di tigre da tempo estinta è stata smascherata dai netizen; infine la storia delle fornaci di mattoni clandestine, quando il web è stato utilizzato per denunciare un traffico di esseri umani tra le provincie dello Henan e dello Shanxi, portando ad un deciso intervento da parte del governo centrale per stroncare il fenomeno.</p>
<p style="text-align: justify">Detto questo, la mia analisi si concentrava su alcuni casi in cui il &#8220;popolo della rete&#8221; è arrivato ad influenzare l&#8217;esito di alcuni casi giudiziari di primo piano. Gli esempi che portavo erano quello del caso di Deng Yujiao, la giovane pedicure di Badong che aveva ucciso a coltellate un funzionario che aveva cercato di violentarla, e il caso di Xu Ting, un ragazzo che aveva approfittato del malfunzionamento di un ATM per prelevare l&#8217;equivalente di oltre diciassettemila euro e per questo era stato condannato all&#8217;ergastolo. Per quanto riguarda Deng Yujiao, la mobilitazione della società civile, virtuale e reale, era riuscita a far sì che la ragazza fosse prontamente scarcerata sulla base di presunti disturbi della personalità; nel caso di Xu Ting invece l&#8217;esito era stata una revisione del processo che successivamente aveva portato ad una condanna, comunque severa, a cinque anni di carcere. Partendo da questi due casi, proponevo una duplice conclusione: da un lato esprimevo un certo pessimismo perché situazioni del genere dimostrano l&#8217;immaturità del sistema giuridico e, più in generale, della concezione dello stato di diritto in Cina; dall&#8217;altro mi dichiaravo ottimista, perché un sistema giuridico con evidenti problemi di mancanza di autonomia come quello cinese mostrava di essere sensibile anche a stimoli provenienti dal basso, non solo dall&#8217;alto.</p>
<p style="text-align: justify">Nella seconda parte del mio intervento affrontavo la questione del famigerato &#8220;<a href="http://appunticinesi.blogspot.com/2009/01/il-bene-e-il-male-nel-primo-processo-al.html" target="_blank">motore di ricerca di carne umana</a>&#8220;. Era un modo di bilanciare la visione positiva della rete come uno strumento di lotta sociale con la constatazione che, nel contesto cinese, questo mezzo viene  spesso piegato ai fini di una lotta più personale e privata. Senza dilungarmi troppo sull&#8217;argomento, su cui è già stato scritto in abbondanza, ricordo semplicemente che &#8220;motore di ricerca di carne umana&#8221; non è una definizione riferita ad un qualche particolare sito, ma a quel meccanismo in base al quale gli utenti del web cinese riescono a reperire nuove informazioni attraverso la condivisione delle informazioni a loro disposizione con altri utenti. In sostanza, se un utente ha in mano una fotografia, un nome oppure un qualsiasi altro elemento riferito ad una persona e da questo vuole risalire ad altri dati, pubblicherà quanto ha a disposizione su qualche forum o sito, chiedendo agli altri netizen di condividere quanto sanno in merito. Anche se le potenzialità di un simile strumento sono praticamente infinite (in fondo si tratta di una modalità innovativa di condivisione delle conoscenze), negli ultimi anni si è assistito ad una preoccupante tendenza che vede il motore di ricerca di carne umana utilizzato per pubblicare i dati personali di persone che l&#8217;opinione pubblica cinese considera moralmente riprovevoli, dagli adulteri ai responsabili di maltrattamenti nei confronti di animali, da ragazze ritratte in pose sexy a truffatori di ogni genere. In sostanza, attraverso il motore di ricerca di carne umana gli utenti si trasformano in una sorta di giustizieri, in grado di supplire alle carenze (o ai limiti naturali) del diritto.</p>
<p style="text-align: justify">Il dibattito sulla &#8220;bontà&#8221; o meno del motore di ricerca di carne umana rimane aperto. Da un lato i suoi sostenitori affermano che si tratta di uno strumento importante per rimediare alle ingiustizie sociali e per limitare lo strapotere dei funzionari corrotti. A sostegno di questa tesi portano diversi casi in cui nel tritacarne sono finiti ufficiali locali, da Lin Jiaxiang, funzionario delle dogane di Shenzhen, filmato in un ristorante dopo aver tentato di abusare di una bambina di undici anni, a Zhou Jiugeng, direttore del dipartimento immobiliare di un distretto di Nanchino, il cui lussuosissimo orologio al polso e la carissima marca di sigarette fumate hanno sollevato un&#8217;infinità di dubbi. D&#8217;altro canto invece i detrattori mettono in discussione la dubbia morale di quelli che sono visti alla stregua di veri processi sommari on-line, un&#8217;edizione moderna delle sessioni di critica della Rivoluzione Culturale, senza contare poi la problematicità dal punto di vista della privacy delle vittime. Dal mio personale punto di vista, come ho già avuto modo di scrivere, il motore di ricerca di carne umana non è altro che l&#8217;emanazione di un profondo (ed irrisolvibile) dilemma etico: agli occhi dell&#8217;opinione pubblica alcune persone meritano di essere punite, ma la giustizia ordinaria non è in grado di provvedere. L&#8217;unica via d&#8217;uscita da questa situazione potrebbe essere il completamento dell&#8217;apparato giuridico ed una legislazione più efficace per la tutela dei dati personali.</p>
<p style="text-align: justify">Ritornando alla questione del &#8220;popolo della rete&#8221;, devo dire che questo fenomeno mi affascina principalmente per le sue implicazioni politiche e sociali. A mio avviso, si tratta della chiara dimostrazione che anche in un sistema politico autoritario e repressivo come quello cinese esistono spazi di manovra che i comuni cittadini possono sfruttare per tutelare i propri diritti e promuovere i propri interessi. Questa non è una grande novità per chi segue con una certa attenzione e un minimo di costanza quanto avviene in Cina, eppure credo sia un aspetto che per anni è stato sottovalutato dai media di casa nostra. Nell&#8217;ultimo decennio ai lettori italiani la Cina è stata descritta come uno vero e proprio stato di polizia, una realtà in cui un governo repressivo e violento tiene sotto controllo ogni aspetto della vita dei cittadini, sudditi inermi e impauriti. Con questo si è mancato di cogliere uno dei fenomeni più significativi della Cina di oggi, vale a dire la rinascita della coscienza civile e lo sviluppo di nuove forze sociali dal basso.  Con questo non intendo certo negare gli aspetti più deleteri dell&#8217;esercizio del potere da parte delle autorità cinesi &#8211; si veda ad esempio quanto ho scritto la scorsa estate sulla <a href="http://appunticinesi.blog.unita.it//Repressione_silenziosa_531.shtml" target="_blank">campagna di intimidazioni</a> messa in atto dal governo cinese contro le organizzazioni della società civile -, vorrei semplicemente sottolineare come la società cinese sia molto più complessa ed articolata di come è stata descritta dai media nostrani negli ultimi anni.</p>
<p style="text-align: justify">Eppure non tutti condividono il mio ottimismo nei confronti del &#8220;popolo della rete&#8221;. Un paio di giorni prima del mio intervento a Venezia, ho avuto un&#8217;interessante discussione con <a href="http://www.livestream.com/oilproject/video?clipId=flv_515582b3-94f3-47dc-899c-cee999480413" target="_blank">Renzo Cavalieri</a>, docente di diritto dell&#8217;Asia orientale a Ca&#8217; Foscari e da anni analista di affari cinesi, in merito alla questione dell&#8217;influenza dell&#8217;opinione pubblica cinese sul funzionamento dell&#8217;apparato giudiziario. Se io in questo fenomeno leggevo soprattutto una funzione di bilanciamento &#8220;dal basso&#8221; nei confronti di un sistema giudiziario pesantemente condizionato dalle interferenze ufficiali, il professor Cavalieri mi faceva notare come la spontaneità di queste manifestazioni fosse quantomeno dubbia, in quanto in fin dei conti tutto potrebbe non essere nient&#8217;altro che l&#8217;ennesimo meccanismo di legittimazione del potere, una serie di concessioni mirate, finalizzate a convincere la società cinese della bontà della autorità e della loro disponibilità al dialogo. Uno spunto interessante per un&#8217;ulteriore riflessione sull&#8217;argomento.</p>
<p style="text-align: justify">Anche in Cina sono state sollevate diverse perplessità sulle potenzialità del popolo della rete. In un commento intitolato &#8220;La forza della volontà popolare sul web è solo una fantasia&#8221;, pubblicato in novembre sulla rivista <em>Phoenix Weekly</em>, l&#8217;editorialista Shi Yong sosteneva una tesi in controcorrente: anche se siamo entrati in un&#8217;epoca in cui il concetto di &#8220;popolo&#8221; (<em>renmin</em>) è passato di moda e in cui è il &#8220;popolo della rete&#8221; (<em>wangmin</em>) a mostrare appieno la propria forza, affermare che quest&#8217;ultimo è davvero potente è affrettato. &#8220;Per prendere in prestito una citazione del presidente Mao &#8211; scrive Shi Yong -, il popolo della rete è solo una tigre di carta&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify">Oltre a notare come il motore di ricerca di carne umana sia un deterrente alquanto efficace nei confronti dei funzionari corrotti (la burocrazia cinese sarebbe talmente ampia che un monitoraggio estensivo da parte dell&#8217;opinione pubblica si rivela sostanzialmente impossibile), Shi Yong esprimeva dubbi molto simili a quelli sollevati da Renzo Cavalieri. Per utilizzare le sue parole: &#8220;Di fatto, l&#8217;identità del ‘popolo della rete&#8217; ha ottenuto una certa connotazione politica ed ha attraversato un processo di trasformazione in cui è stata resa affascinante. Ciò è avvenuto solamente quando [le autorità] si sono rese conto di non essere in grado esercitare un controllo efficace sulla rete. Dato che non si poteva ignorare la voce che indicava la corruzione dell&#8217;intero sistema, per risolvere la ‘crisi di legittimazione&#8217; questa voce è stata resa affascinante attraverso l&#8217;etichetta di ‘volontà popolare&#8217;. Riportare alla luce il suo elemento più alla moda può servire a ricreare un senso di vicinanza tra il popolo della rete e i livelli più elevati del potere. Oggi quella del popolo della rete che chiede conto al governo è diventata una vera e propria marea e ciò implica che il sistema di potere è perfettamente consapevole dell&#8217;utilizzo della ‘forza della volontà popolare sul web&#8217; come confezione della legittimazione politica&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify">In definitiva, che dire del &#8220;popolo della rete&#8221;? Si tratta di un semplice strumento per la legittimazione del potere oppure dell&#8217;espressione spontanea di forze sviluppatesi in seno alla nascente società civile cinese? Nel primo caso, com&#8217;è riuscito il governo cinese a creare questa formidabile illusione di libertà? Nel secondo caso, come si spiega l&#8217;esistenza di forme virulente di contestazione su una delle reti più controllate al mondo? Tutti interrogativi a cui prima o poi bisognerà rispondere.</p>
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