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	<title>Cineresie.info &#187; diritti</title>
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		<title>Diritti umani in Cina: legge e ideologia</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 11:44:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa Nesossi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[attivismo]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
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		<category><![CDATA[leggi]]></category>

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		<description><![CDATA[È di qualche giorno fa la reazione furente dei media cinesi contro il rapporto annuale sui diritti umani pubblicato da Human Rights Watch. Che si tratti di vuota retorica, propaganda o reale indignazione, la risposta cinese offre alcuni spunti di riflessione interessanti anche per coloro che non seguono con particolare interesse il dibattito sui diritti umani in Cina o per coloro che lo osservano con distacco o scetticismo. Un'analisi di Elisa Nesossi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2012/02/WR2012-300.jpg"><img class="wp-image-5329 aligncenter" title="WR2012-300" src="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2012/02/WR2012-300.jpg" alt="" width="289" height="303" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">È della scorsa settimana la <a href="http://www.chinadaily.com.cn/china/2012-01/29/content_14498408.htm">reazione furente </a>dei media cinesi contro <a href="http://www.hrw.org/world-report-2012">il rapporto annuale </a>sui diritti umani pubblicato da Human Rights Watch (HRW). La risposta cinese offre spunti di riflessione interessanti anche per coloro che non seguono con particolare interesse il <strong>dibattito sui diritti umani</strong> in Cina o per coloro che lo osservano con distacco o scetticismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Stupirsi della reazione cinese sarebbe abbastanza singolare. Partiamo da un fattore molto semplice e immediato: l’aspetto pragmatico e <strong>ideologico</strong> della questione.</p>
<h2 style="text-align: justify;">HRW e PCC: ciascuno fa il suo lavoro</h2>
<p style="text-align: justify;">Stiamo analizzando la reazione del governo cinese al rapporto di un’organizzazione americana, che è nata e si è rafforzata significativamente durante la <strong>Guerra Fredda</strong> con un lavoro solerte di denuncia dei paesi del blocco sovietico. HRW oggi è ampiamente sostenuta e <strong>finanziata da George Soros</strong> proprio con lo scopo di scovare e denunciare abusi del genere: se non ci fossero violazioni dei diritti umani essa, al pari di altre organizzazioni internazionali, non avrebbe più ragione di esistere.</p>
<p style="text-align: justify;">Le dinamiche dei gioco-forza tra HRW e la Cina sono sempre state queste. Una volta sola, qualche anno fa, a seguito di una pubblicazione di HRW sul <a href="http://www.hrw.org/news/2009/11/02/china-secret-black-jails-hide-severe-rights-abuses">sistema delle “prigioni nere”</a>, le autorità cinesi hanno prima <a href="http://www.voanews.com/chinese/news/china-black-jail-20091112-69874022.html">rigettato a priori </a>il rapporto e poi &#8211; come se nulla fosse &#8211; qualche mese dopo hanno cominciato a <a href="http://www.voanews.com/chinese/news/china-black-jail-20091112-69874022.html" target="_blank">denunciare apertamente</a> questa piaga nel sistema di amministrazione della “giustizia”. Chi ha osservato queste dinamiche da vicino, ha potuto ampiamente apprezzare l’<strong>involontaria comicità</strong> di tanta ipocrisia.</p>
<p style="text-align: justify;">Qualsiasi analisi delle reazioni della scorsa settimana deve partire dal presupposto che in un’occasione come questa sia HRW che la stampa cinese hanno fatto adeguatamente il proprio lavoro, giocando il ruolo che ci si aspettava giocassero. Basandosi principalmente su dati empirici – fatti avvenuti durante l’anno, pubblicazioni e testi di legge vigenti – il rapporto di HRW sintetizza quelli che sono stati gli sviluppi, o l’assenza di sviluppi, nell’ambito della <strong>protezione dei diritti umani</strong> nel 2011, un anno in cui il governo cinese non si è certamente distinto in positivo. Francamente, a seguito di tutte <a href="http://www.nytimes.com/2011/03/12/world/asia/12china.html?_r=1">le sparizioni arbitrarie </a>di avvocati e attivisti, delle lacunose proposte per la<a href="http://dingjinkun.blog.caixin.com/archives/23918"> revisione del Codice di Procedura Penale</a>, della reclusione forzata di <a href="http://www.nytimes.com/2011/02/19/world/asia/19china.html">Chen Guancheng e di Liu Xia,</a> e di alcune ridicole forme di censura mediatica (guai a digitare il termine <a href="http://www.cpj.org/2011/02/china-detains-censors-bloggers-on-jasmine-revoluti.php">‘gelsomino’ </a>su Google!?), il governo cinese non poteva che aspettarsi qualche sferzata dall’occidente.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Cina/Occidente, scontro sui diritti umani</h2>
<p style="text-align: justify;">Per questa ragione, gli articoli usciti la scorsa settimana sul China Daily confermano piuttosto banalmente le nostre aspettative sull’approccio del governo cinese verso un<strong> concetto internazionalmente riconosciuto</strong> di diritti umani e più in generale di <strong>legalità</strong>, e la postura difensiva ottenuta in risposta ci indica che di recente non si è verificato alcun significativo cambiamento. L’opposizione Cina/Occidente è rimasta pressoché invariata nel tempo e la<strong> retorica nazionalista</strong> contro “l’imperialismo occidentale” pare acuirsi anziché smorzarsi, rinnovandosi in forme sempre alternative.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli articoli apparsi sul <em>China Daily</em> possono provocare reazioni differenti in un pubblico straniero, ma di sicuro non particolarmente positive. Può esserci sconforto: “Perché continuare a perdere tempo a leggere un’inutile propaganda che si ripete negli stessi termini da decenni?” Rabbioso sconforto: “Com’è possibile che ancora oggi influenti intellettuali ed accademici in Cina si prestino a dire fesserie del genere?” Oppure ironico sconforto: “Per fortuna c’e’ chi sa rettificare errori ad omissioni delle visioni imperialiste occidentali&#8230;”.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Le corti sono indipendenti e la tortura non esiste</h2>
<p style="text-align: justify;">Ma qualcosa di positivo possiamo sicuramente trarre e almeno noi ‘addetti ai lavori’ possiamo prenderci qualche minuto per riflettere sugli spunti che la reazione cinese ci offre.</p>
<p style="text-align: justify;">Lu Jie, autore del pezzo &#8220;<a href="http://www.chinadaily.com.cn/cndy/2012-01/30/content_14502312.htm" target="_blank">Una visione non obiettiva della Cina</a>&#8221; , smentisce con toni duri e definitivi il fatto che le <strong>corti non siano indipendenti</strong> in Cina, che la polizia abbia ancora un peso sostanziale nella gestione della giustizia e che faccia ricorso a metodi come la <strong>tortura</strong> per ottenere la confessione dell’imputato, che <a href="http://www.npc.gov.cn/npc/xinwen/lfgz/2011-08/30/content_1668503.htm">la proposta di revisione del Codice di Procedura Penale</a> contenga degli articoli vaghi e facilmente manipolabili dall’accusa.</p>
<p style="text-align: justify;">L’<strong>unico supporto</strong> alle sue argomentazioni viene fornito dalla Legge scritta: <a href="http://news.xinhuanet.com/legal/2003-01/21/content_699668.htm">la Legge</a> dice che <strong>la tortura e’ proibita</strong> e quindi ovviamente tutti rispettano queste clausole e la tortura in Cina non esiste più; la Legge dice che gli organi del <em>gonjianfa</em> (polizia, procura e corti) devono <strong>lavorare congiuntamente</strong> ma indipendentemente l’uno dall’altro e quindi, di conseguenza, la polizia ha esattamente lo stesso peso di un giudice ma solo un diverso potere decisionale; la Legge dice che la famiglia dell’imputato deve essere informata dell’arresto e detenzione del proprio caro, e di conseguenza tutte le famiglie verranno prontamente informate eccetto proprio in quelle circostanze eccezionali e rarissime in cui sia impossibile effettuare la notifica o la notifica possa ostruire l’indagine.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora vi rimando all’affascinante  <a href="http://www.brill.nl/sovereign-power-and-law-china" target="_blank">Sovereign Power and the Law in China</a> di Flora Sapio, un testo che ci fa profondamente riflettere sulla <strong>pericolosità di queste eccezioni</strong> quando nella realtà esse diventano parte della Legge e sono gradualmente accettate come corso normale delle procedure. Ciò evidenzia anche la pericolosità di un discorso che supporta una ‘<em>thin rule of law</em>’. Sono infatti abbastanza evidenti i rischi inerenti ad un approccio che si limita ad <strong>applaudire la legge come tale</strong> senza riflettere sull’ideologia e i motivi ulteriori che la sostanziano, così come sulla sua applicazione pratica.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Gli accademici e il sistema legale ideale</h2>
<p style="text-align: justify;">In chiusura, due ultime brevi considerazioni sull’editoriale del <em>China Daily </em>scritto da Lu Jie. Mi è capitato spesso di parlare con avvocati, procuratori o poliziotti cinesi che <strong>guardano con scetticismo</strong> a ciò che gli accademici dicono a riguardo del sistema legale cinese. Gli accademici spesso si riferiscono ad altri sistemi o ad un <strong>sistema legale ideale</strong>, un utopico modello al quale il diritto cinese dovrebbe tendere. Una delle critiche più frequenti che ho sentito punta l’indice contro l’ignoranza nell’applicazione pratica del diritto – gli accademici sono destinati a non capire e a rimanere ancorati alla teoria pura della legge scritta semplicemente perché non hanno quasi mai accesso ai luoghi fisici in cui l’imputato si trova a tu per tu con le istituzioni. Se spesso c’è l’impossibilità reale di essere presenti durante gli <strong>interrogatori</strong> nelle stazioni di polizia o nei centri di detenzione, in altri casi si tratta di pura mancanza di volontà.</p>
<p style="text-align: justify;">Come alcuni giuristi cinesi talvolta ammettono, è meglio scrivere dettagliati <strong>articoli teorici sui diritti umani</strong> o fare delle analisi comparate con altri sistemi giudiziari nell’isolata tranquillità del proprio studio. Non si corre nessun rischio e si pubblica in tempi brevi.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Elisa Nesossi</em> <span style="color: #888888;">è ricercatrice presso il Centre on China in the World (CIW) della Australian National University (ANU). Si interessa principalmente di diritto cinese, diritto penale comparato e diritti umani. È autrice del volume “China’s Pre-trial Justice. Criminal Justice, Human Rights and Legal Reforms in Contemporary China” (2012).</span></p>
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		<title>Cosa ci insegna Wukan? Un editoriale dal Quotidiano del Popolo</title>
		<link>http://www.cineresie.info/cosa-cinsegna-wukan-editoriale-quotidiano-del-popolo/</link>
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		<pubDate>Fri, 23 Dec 2011 09:10:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommaso Facchin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Bridge Blogging]]></category>
		<category><![CDATA[corruzione]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[incidenti di massa]]></category>
		<category><![CDATA[partito]]></category>
		<category><![CDATA[stabilità sociale]]></category>

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		<description><![CDATA[Nelle ultime settimane abbiamo seguito con attenzione l'evolversi della situazione a Wukan, il villaggio teatro di una ribellione contro i funzionari locali, protagonisti dell’ennesimo caso di abusi nella gestione di terreni collettivi. Ora che la situazione sta tornando alla normalità, è interessante osservare il discorso ufficiale sull’argomento. Dopo un lungo silenzio, sul Quotidiano del Popolo di ieri finalmente ha fatto capolino il nome del villaggio ribelle. Ma in quali termini? ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4 style="text-align: right;"><a href="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2011/12/wukan.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-5015" title="wukan" src="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2011/12/wukan.jpg" alt="" width="510" height="340" /></a></h4>
<h4 style="text-align: right;"><span style="color: #888888;">photo credits: associated press</span></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Nelle ultime settimane abbiamo tutti seguito con attenzione l&#8217;evolversi della situazione a <strong>Wukan</strong>, il villaggio della provincia del Guangdong teatro di una ribellione contro i funzionari locali, protagonisti dell’ennesimo caso di <strong>cessione di terreni collettivi</strong> a costruttori senza fornire adeguata compensazione ai contadini.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli scontri hanno raggiunto il culmine dopo la morte in carcere di uno dei leader della protesta, un macellaio locale di nome Xue Jinbo. Il fatto che ad oggi il suo corpo non sia ancora stato riconsegnato ai familiari non ha fatto altro che <strong>incendiare gli animi</strong> degli abitanti, barricati nel villaggio. I resoconti dei molti giornalisti internazionali, una volta tanto presenti sul posto, forniscono un quadro esauriente dell’evoluzione della situazione (su tutti si vedano i reportage del <a href="http://www.telegraph.co.uk/search/?queryText=wukan&amp;Search=">Telegraph </a>e del <a href="http://blogs.wsj.com/chinarealtime/tag/wukan/">Wall Street Journal</a>).</p>
<p style="text-align: justify;">In questi giorni, dopo lunghe settimane di assedio, la situazione sembra evolversi verso la normalità. Come spesso accade in questi casi la <strong>successione degli eventi</strong> ha seguito una prassi abbastanza consolidata nel caso degli <a href="http://www.cineresie.info/contraddizioni-in-seno-al-popolo/">incidenti di massa</a> (ogni anno in Cina ci sono almeno <strong>centomila proteste</strong> così classificate).</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo le barricate, la soppressione della notizia sui media tradizionali e il filtro dei contenuti sulla rete, è arrivato l&#8217;<strong>intervento risolutore</strong> delle autorità, in questo caso provinciali, che hanno provveduto a sospendere i funzionari locali – messi sotto inchiesta in <a href="http://cin.sagepub.com/cgi/content/abstract/22/1/7">regime extra giudiziario</a> (<em>shuanggui</em>) – e a negoziare con i manifestanti, promettendo loro un&#8217;equa compensazione e la liberazione dei loro leader ancora detenuti. Le mele marce verranno punite, l&#8217;armonia sociale sarà salva e il Partito ancora una volta avrà mantenuto intatta la propria legittimità <strong>ergendosi a paladino</strong> della gente comune. Poi in un secondo momento, quando i riflettori dei media internazionali si saranno spenti, i leader locali vedranno di <strong>regolare i conti</strong>, in modo da non dare un’immagine di eccessiva debolezza.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo che tanto è stato scritto su Wukan e sulla vera o presunta portata rivoluzionaria di questo evento, è interessante osservare le ultime evoluzioni del discorso ufficiale sull’argomento, finora puntualmente descritto dal <a href="cmp.hku.hk">China Media Project</a>. Dopo un lungo silenzio, a pagina nove del Quotidiano del Popolo di ieri, in una colonna non troppo appariscente, ha finalmente fatto capolino il nome del villaggio rivoltoso.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Gli interessi legittimi degli abitanti di Wukan</h2>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://theory.people.com.cn/GB/16678229.html">L&#8217;editoriale</a>, firmato da Zhang Tie, si intitola “Che cosa c&#8217;insegna la risoluzione della situazione a Wukan” e nel sommario enuncia un leitmotiv che verrà ripetuto per tutto l&#8217;articolo, ovvero che “la chiave per la soluzione dei problemi sta nel tenere in considerazione gli interessi legittimi delle masse”. Insomma, come al solito secondo la  <strong>narrazione ufficiale</strong> la responsabilità è tutta delle autorità locali e per fortuna che salendo di grado nelle gerarchie del Partito (e passando al livello Provinciale del Guangdong) si trovano persone che sanno come si governa la società. Dopo i preamboli iniziali infatti leggiamo:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">Osservando l&#8217;incidente di Wukan ci rendiamo conto che le richieste degli abitanti del villaggio coincidevano proprio con la soluzione del problema. Gli appelli che gli abitanti locali portavano avanti sin da settembre originavano dall’insoddisfazione nei confronti del modo in cui i quadri locali avevano gestito la terra, da questioni economiche e dal ricambio dei leader arrivati alla fine del mandato.</p>
<p style="text-align: justify;">Se solo gli interessi legittimi e le rimostranze della cittadinanza venissero ascoltate per tempo, se si giudicasse con imparzialità risolvendo prontamente le questioni senza procrastinare, allora non succederebbe che da piccole cose i problemi si ingrandiscano e si sommino l&#8217;uno all&#8217;altro, fino ad esplodere in conflitti sociali. Nel caso di Wukan ciò avrebbe portato i fatti a svilupparsi in una maniera differente. La situazione intricata che oggi si è determinata sta venendo risolta da un gruppo di lavoro provinciale che ha riconosciuto che “le richieste fondamentali della popolazione sono legittime”. Questo dimostra chiaramente che, nell&#8217;affrontare certi conflitti particolari, la chiave per la soluzione dei problemi sta nel considerare gli interessi delle masse.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Un&#8217;osservazione prima di proseguire nella lettura. L&#8217;<strong>interesse legittimo</strong> di cui si parla nel testo (<em>liyi</em>) rientra nel diritto soggettivo di ogni cittadino nei confronti della pubblica amministrazione. Gli abitanti di Wukan possono e devono reclamare il loro interesse privato nei confronti di un bene collettivo (la terra) su cui si fonda il loro sostentamento e per il quale hanno diritto ad un’equa compensazione nel caso in cui essa venga destinata ad altri usi.</p>
<p style="text-align: justify;">Nonostante i responsabili degli abusi siano quasi sempre <strong>funzionari</strong> locali del Partito, il garante di questi interessi legittimi è proprio il Partito stesso, una situazione che dà origine ad un cortocircuito istituzionale per moltio versi tipico di un contesto autoritario. Ciononostante, il Partito continua a fondare la propria legittimità su questo ruolo di <strong>garante degli interessi legittimi</strong> dei cittadini e della giustizia sociale e gioca sapientemente sulle divisioni tra i vari livelli della gerarchia per <strong>scaricare la responsabilità</strong> alla base e promuovere l’immagine delle alte sfere. Nel pezzo il concetto di <em>liyi</em> viene ripetuto per ben 26 volte!</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">La Cina odierna si trova ad affrontare un periodo di trasformazione sociale che inevitabilmente comporta dei conflitti, la moltiplicazione degli interessi, la diversificazione dei reclami, l&#8217;emergere di conflitti d’interesse.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò che è accaduto è particolarmente rappresentativo e preoccupante proprio perché coinvolge la provincia del Guangdong, un’area all&#8217;avanguardia nel processo di riforme ed apertura, che ha saputo imporsi per la sua crescita economica, per la sua elevata apertura, per la rapidità delle trasformazioni sociali […]</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;esplosione del conflitto legato alla terra è avvenuta a Wukan in un modo che raramente s&#8217;è visto in altre parti della Cina ed ha messo in evidenza un contrasto fra interessi personali legittimi e interessi della comunità, fra interessi e benefici di breve e di lungo periodo. Questo mostra come un conflitto apparentemente imponderabile avesse alle spalle le caratteristiche dell&#8217;inevitabilità.</p>
<p style="text-align: justify;">Che ci sia dietro una partita a scacchi fatta di interessi legittimi non deve spaventare. È proprio grazie a questo gioco di interessi legittimi che è possibile bilanciare meglio e armonizzare le dinamiche interne alla società.</p>
<p style="text-align: justify;">È ovvio che le masse non possono avere reazioni estreme non appena sentono di dover fare delle rimostranze, finendo così per infrangere la legge. Di fronte a richieste ragionevoli è possibile dare una risposta che sia conforme alle leggi. I governi locali d&#8217;altra parte non possono trasformare quelle che sono normali rivendicazioni in contrapposizioni radicali reagendo attraverso divieti e pressioni sulla popolazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell&#8217;incidente di Wukan, il primo errore commesso dal governo locale è stato quello di non confrontarsi immediatamente faccia a faccia con le richieste ragionevoli degli abitanti del villaggio, lasciando così che queste degenerassero in una contrapposizione radicale.</p>
<p style="text-align: justify;">Il gruppo di lavoro provinciale, con la più grande determinazione, la più grande sincerità e il più grande impegno ha dimostrato responsabilità e fermezza nel dare una risposta ai ragionevoli appelli della popolazione e ha creato le condizioni per una soluzione dei problemi, la stabilità e l&#8217;armonia nell&#8217;area.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa capacità di correggere un atteggiamento inizialmente sbagliato è l&#8217;espressione di un&#8217;aspirazione del nostro Partito, che vuol adottare un unico principio per gestire il tutto (<em>yiyi guanzhi</em>): responsabilità nei confronti degli interessi legittimi delle masse, ovvero responsabilità verso la causa del Partito stesso.</p>
<p style="text-align: justify;">Molti incidenti di massa di questi ultimi anni nella maggior parte dei casi hanno avuto origine in situazioni in cui gli interessi legittimi delle masse non venivano soddisfatti. Questo ci mostra che quando siamo di fronte a una rivendicazione dei propri interessi legittimi da parte delle masse, anche in situazioni conflittuali, i governi locali devono avere un&#8217;elevata consapevolezza della situazione generale.</p>
<p style="text-align: justify;">[...]</p>
<p style="text-align: justify;">In realtà, che la <em>governance</em> sociale sia buona o meno non si valuta dall&#8217;insorgenza dei conflitti, ma dalla capacità di risolverli.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel principio fondamentale del governo della legge (<em>fazhi</em>) come si attua una distribuzione equa degli interessi legittimi? Come si fa in modo che gli interessi legittimi si esprimano senza impedimenti? Come si garantisce la difesa di tali interessi?</p>
<p style="text-align: justify;">Se si risponde bene a queste domande, i conflitti verranno risolti come l&#8217;acqua che in un canale scorre verso una via d&#8217;uscita e non si scontra in prossimità di sbarramenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Lenin usava dire che l&#8217;indole di ogni uomo è mossa dall&#8217;interesse personale. Il cambiamento di situazione a Wukan ci insegna che per diminuire la conflittualità sociale è necessario dare maggiore importanza alla <em>governance </em>sociale e risolvere la questione degli interessi legittimi delle masse.</p>
<p style="text-align: justify;">Zhang Tie</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #888888;">Leggi l&#8217;articolo in cinese:</span> <a href="http://theory.people.com.cn/GB/16678229.html" target="_blank">乌坎转机提示我们什么</a></p>
<p style="text-align: justify;">
</blockquote>
]]></content:encoded>
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		<title>Hukou, esperimenti per una riforma della cittadinanza</title>
		<link>http://www.cineresie.info/hukou-esperimenti-per-una-riforma-della-cittadinanza/</link>
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		<pubDate>Fri, 25 Nov 2011 06:42:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivan Franceschini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[lavoratori migranti]]></category>
		<category><![CDATA[stabilità sociale]]></category>

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		<description><![CDATA[La questione del sistema di registrazione familiare, il cosiddetto hukou, è uno degli aspetti più complessi delle riforme cinesi. Se sono anni che la comunità internazionale critica questa forma di discriminazione istituzionale, non altrettanto evidenti sono gli esperimenti di riforma delle autorità cinesi. Di fatto, nell’ultimo biennio diverse località si sono lanciate in audaci sperimentazioni in materia, prime fra tutte Shanghai, Chongqing, Chengdu e il Guangdong.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2011/11/hukou.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4806" title="hukou" src="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2011/11/hukou.jpg" alt="" width="483" height="323" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Uno degli aspetti più spinosi e complessi delle riforme nella Cina contemporanea riguarda la questione del <strong>sistema di registrazione familiare</strong>, il cosiddetto <em>hukou</em>. Nato alla metà degli anni Cinquanta come strumento di controllo della popolazione, questo meccanismo ancora oggi vincola la popolazione cinese al proprio luogo d’origine, distinguendo tra una forma di cittadinanza “agricola” (<em>nongye hukou</em>) e “non agricola” (<em>fei nongye hukou</em>). Se i residenti delle aree urbane, in quanto portatori di <em>hukou</em> non rurale, possono godere di un <strong>trattamento preferenziale</strong> dal punto di vista della sanità, degli alloggi, dell’educazione e delle pensioni, i portatori di <em>hukou</em> rurale continuano ad avere un accesso molto limitato ai servizi pubblici, quasi come se si trattasse di cittadini di seconda classe. Se poi si considera che attualmente decine di milioni di contadini – le <a href="http://news.163.com/11/1009/19/7FURNSIO00014JB5.html">ultime cifre</a> parlano di oltre 220 milioni di individui – sono emigrati nelle città per lavorare, la portata di questo problema sociale appare evidente.</p>
<p style="text-align: justify;">Fin qui non c’è niente di nuovo. Da anni la comunità internazionale e i media cinesi e stranieri criticano costantemente la discriminazione istituzionale derivante da questo sistema. Non altrettanto evidenti sono però gli esperimenti con cui le autorità cinesi stanno cercando di cambiare la situazione. Di fatto, nell’ultimo biennio molto è stato fatto per gettare le basi di un futuro cambiamento e, come di consueto, si è deciso di partire da alcune specifici esperimenti su base locale in diverse <strong>aree “campione”</strong>. In particolare, nel solo 2010 ben quattro località sono finite sotto i riflettori per le proprie innovazioni in questo campo: Shanghai, Chongqing, Chengdu e l’intera provincia del Guangdong.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Quattro luoghi, quattro esperimenti</h2>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2011/11/hukou2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4807" style="margin: 5px;" title="hukou2" src="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2011/11/hukou2.jpg" alt="" width="180" height="280" /></a>Se <strong>Shanghai</strong> si è limitata ad adottare <a href="http://www.shanghai.gov.cn/shanghai/node2314/node2319/node12344/userobject26ai23100.html">nuove misure</a> finalizzate ad attrarre e trattenere manodopera qualificata, permettendo ad alcune categorie professionali di richiedere lo <em>hukou </em>urbano, decisamente più interessante è l’esperimento attuato dalla provincia del <strong>Guangdong</strong>, dove nel giugno del 2010 è stato adottato in via sperimentale uno “<a href="http://news.sina.com.cn/c/2010-06-07/195220428892.shtml">hukou a punti</a>”.</p>
<p style="text-align: justify;">In sostanza, il nuovo regolamento introduce un sistema in cui i lavoratori migranti, una volta raggiunto un determinato punteggio, possono richiedere lo <em>hukou </em>urbano. I criteri di valutazione comprendono un misto di indicatori decisi a livello provinciale e cittadino, pensati prendendo in considerazione la “qualità”, la partecipazione ai fondi previdenziali, il contributo alla società, la situazione occupazionale e fiscale dei singoli individui. Il tutto con l’obiettivo dichiarato di assorbire a pieno titolo nei centri urbani oltre 1,8 milioni di migranti entro la fine del 2012, una cifra non poi così notevole, se si considera che nell’intera provincia i lavoratori migranti sono quasi 30 milioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Una risonanza ancora maggiore hanno avuto gli esperimenti di riforma che stanno avendo luogo a Chongqing e Chengdu. Le autorità di <strong>Chongqing</strong> hanno deciso di adottare un <a href="http://baike.baidu.com/view/4272326.htm">approccio graduale</a> alla riforma, impegnandosi a creare nuovi alloggi, nuove scuole e nuovi posti di lavoro per accogliere la popolazione proveniente dalle campagne.</p>
<p style="text-align: justify;">I numeri ancora una volta sono massicci, tanto che si parla di 5-6 milioni di nuovi posti di lavoro nel giro di cinque anni, così come di oltre 30 milioni di metri quadri di nuove abitazioni e cento scuole medie ed elementari nello stesso arco di tempo. L’obiettivo è quello di avere 7 milioni di nuovi residenti urbani entro il 2020, il 60% della popolazione totale. Al contrario, <strong>Chengdu</strong> ha adottato un <a href="http://news.xinhuanet.com/politics/2010-11/28/c_12824443.htm">approccio più radicale</a>, attuando una serie di politiche mirate alla completa abolizione di ogni distinzione tra <em>hukou</em> rurale e urbano entro il 2012.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Cosa ne pensano i cittadini cinesi?</h2>
<p style="text-align: justify;">La società cinese segue con grande interesse e partecipazione questi tentativi di cambiamento. In un’iniziativa senza precedenti, il primo marzo del 2010 ben tredici differenti testate sparse in tutto il paese hanno pubblicato uno <a href="http://online.wsj.com/article/SB10001424052748703429304575095153343091306.html">stesso editoriale</a> richiedendo a gran voce un’<strong>accelerazione della riforma</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo <a href="http://baike.baidu.com/view/6232137.htm">uno studio</a> dell’Accademia Cinese delle Scienze Sociali, nel maggio del 2011 erano oltre 18mila gli articoli sulla riforma dello <em>hukou </em>disponibili su <em>Baidu News</em>, per la maggior parte focalizzati sulla descrizione delle nuove politiche, ma con una non trascurabile vena critica. Secondo un <a href="http://news.sohu.com/20100604/n272557326.shtml">sondaggio d’opinione</a> condotto nel giugno del 2010 dal portale web Sohu.com, su 47.932 rispondenti il 49% riteneva che fosse necessario abolire il sistema dello <em>hukou</em>, permettendo ai cittadini una totale libertà di movimento; il 39% si schierava a favore di un avanzamento delle riforme, al fine di separare i diritti e il welfare collegati al sistema della registrazione e trovando un sistema di gestione della popolazione alternativo in modo da garantire flussi migratori ordinati; il 9% era assolutamente contrario a qualsiasi riforma; il 3% semplicemente non era interessato al problema.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure, nonostante tutta quest’attenzione, nella società cinese rimangono <strong>notevoli resistenze</strong> ad una riforma radicale dello <em>hukou</em>. Da un lato, la popolazione urbana teme gli effetti che una mobilità incontrollata potrebbe avere sui servizi pubblici, dall’altro i migranti temono di perdere il <strong>diritto alla terra</strong>, quell’unica forma di sicurezza sociale che sostiene le loro famiglie in caso di crisi o disoccupazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Di fatto, la riforma dello <em>hukou </em>non è solamente una questione astratta di diritti, ma anche e soprattutto un processo strettamente legato alla questione della riforma della terra e alla disponibilità di risorse pubbliche da erogare nella forma di servizi. Si tratta di una complessità che a volte rischia di sfuggire all’osservatore straniero, ansioso com’è di articolare il discorso esclusivamente in termini di “diritti”. Il punto è che la situazione sta cambiando, lentamente ma sta cambiando. Sta a noi cogliere il significato e la portata di questo cambiamento.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #888888;">anche su</span> <a href="http://www.twai.it/article/153/pubblicato-il-n.-11/2011-di-%3Ci%3Eorizzontecina%3C/i%3E">Orizzonte Cina</a></p>
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		<title>Vignetta: Discriminazioni</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Aug 2011 21:36:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommaso Facchin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Vignette]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[internazionale]]></category>

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		<description><![CDATA[Contesto: se non fosse chiaro, Li Xiaoguai sottintende che in Cina i cinesi non verrebbero trattati come essere umani. Posizione estrema e discutibile, ma che purtroppo rimane valida in tutte le situazioni – e ne abbiamo dovuto parlare spesso in questo blog – in cui i più deboli subiscono sopprusi e vedono violati i loro diritti fondamentali. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2011/08/discriminazioni_1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4435" title="discriminazioni_1" src="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2011/08/discriminazioni_1.jpg" alt="" width="280" height="239" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><em>I cinesi che emigrano nei paesi occidentali, spesso raccontano di essere vittime di discriminazioni&#8230;</em></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2011/08/discriminazioni-2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4439" title="discriminazioni-2" src="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2011/08/discriminazioni-2.jpg" alt="" width="272" height="212" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><em>Ma insomma, sono veramente discriminati, oppure è solo un problema psicologico?</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>Abbiamo invitato un esperto ad analizzare la questione&#8230;</em></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2011/08/discriminazioni_2.jpg"><img title="discriminazioni_2" src="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2011/08/discriminazioni_2.jpg" alt="" width="265" height="205" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><em>La ragione è molto semplice. Queste persone, una volta arrivate in occidente&#8230;</em></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2011/08/discriminazioni_4.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4438" title="discriminazioni_4" src="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2011/08/discriminazioni_4.jpg" alt="" width="266" height="211" /></a></p>
<p style="text-align: center;">-<em> &#8230; subito iniziano a pretendere che gli altri li trattino come &#8220;persone&#8221;!</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>- &#8230;</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: left;"><strong>Contesto</strong>: se non fosse chiaro, Li Xiaoguai sottintende che in Cina i cinesi non verrebbero trattati come essere umani. Posizione estrema e discutibile, ma che purtroppo rimane valida in tutte le situazioni – e ne abbiamo dovuto parlare spesso in questo blog – in cui i più deboli subiscono soprusi e vedono violati i loro diritti fondamentali. A volte ciò accade in nome di un più urgente &#8220;bene comune&#8221; da preservare o per il mantenimento di una &#8220;società armoniosa&#8221;, altre volte a causa dell&#8217;incompetenza o della prepotenza di quadri e uomini di potere a tutti i livelli della società.</p>
<p style="text-align: left;">pubblicata su <a href="http://t.qq.com/blogtd" target="_blank">blogtd</a> il 16/08/2011, leggi <a href="http://www.cineresie.info/category/vignette/" target="_blank">tutte le vignette </a>di Li Xiaoguai.</p>
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		<title>Noi e Ai Weiwei: i diritti stancano chi ce li ha</title>
		<link>http://www.cineresie.info/noi-e-ai-weiwei-i-diritti-stancano-chi-ce-li-ha/</link>
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		<pubDate>Wed, 03 Aug 2011 07:02:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flora Sapio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[armonia]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[società civile]]></category>

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		<description><![CDATA[Recentemente in Europa sono emerse diverse voci critiche nei confronti del discorso sui diritti in Cina. Anche se molti pensano di muovere una critica sincera a dei pregiudizi, in realtà assumere queste posizioni significa restare prigionieri di una pratica discorsiva che finisce per giustificare le detenzioni arbitrarie. Senza considerare il fatto che, in fondo, più che le opinioni personali sulla Cina o su Ai Weiwei, queste discussioni rivelano l’idea di ognuno di noi sui diritti in generale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2011/08/ai_weiwei_1246315.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4346" title="ai_weiwei_1246315" src="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2011/08/ai_weiwei_1246315.jpg" alt="" width="353" height="500" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Ho notato come qui in Europa ultimamente sia emersa una sorta di <em>vox populi</em> che si fa portavoce di istanze critiche nei confronti del <strong>discorso sui diritti in Cina</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Non ho condotto ricerche sistematiche sull’argomento, quindi non so quanto siano diffuse queste opinioni, però negli ultimi due anni mi è capitato in più occasioni di sentire e risentire le medesime polemiche ed  argomentazioni nei gruppi sociali più diversi. Esistono delle posizioni critiche del discorso sui diritti in Cina  - e quindi anche di quanto viene riportato dai media occidentali – considerato poco più che una forma di <em>China-bashing </em>a buon prezzo.</p>
<p style="text-align: justify;">Quanti provano insoddisfazione verso il discorso sui diritti in Cina potrebbero attingere a tale personale scontento per comprendere meglio il mondo intorno a loro. Ma essi sembrano non essere interessati a <strong>capire il perché o il come</strong> i diritti possano essere violati. Confrontarsi con questioni del genere – in ogni circolo sociale o intellettuale, ad ogni livello di competenza o sofisticazione intellettuale – significherebbe quantomeno tentare di minimizzare l’impatto dei cliché o aggirare la dicotomia e mentalità del “noi contro di loro”.</p>
<p style="text-align: justify;">Al contrario, i critici del discorso sui diritti hanno deciso di seguire un percorso lungo il quale non è necessario porsi domande. La critica più frequentemente mossa al discorso sui diritti in Cina osserva come esso sia <strong>polarizzato e denso di cliché orientalisti</strong>. Non si tratta di una critica genuina, ma della mera constatazione di alcuni ben noti limiti del campo degli studi sulla Cina.</p>
<p style="text-align: justify;">A volte, le posizioni critiche si accompagnano ad un’eccessiva sicurezza. I critici sono più intelligenti di noi, e ne sanno anche molto più di noi. Ad esempio, per dirne una, i critici sanno che il vero motivo per cui una persona come <strong>Ai Weiwei</strong> è stata presa di mira non ha niente a che fare con le sue opinioni politiche.</p>
<p style="text-align: justify;">L’ultima argomentazione in cui mi sono imbattuta è che poiché in Cina molte persone evadono il fisco e Ai Weiwei è benestante, beh, allora è certo che Ai Weiwei non ha pagato le tasse! La questione non riguarda Ai il “dissidente”, ma solamente Ai il contribuente – questo afferma la <em>vox populi. </em>Chi difende Ai non fa altro che il solito <em>China-bashing</em>. Cosa direste se Ai fosse formalmente accusato e trovato colpevole? State prendendo le difese di un criminale? Non vi rendete conto di quanto debole sia la vostra posizione? Siete pro o contro la giustizia?</p>
<p style="text-align: justify;">Man mano che il discorso va avanti, vi è chi dimentica che Ai Weiwei è stato detenuto per un tempo superiore ai termini previsti per legge e <strong>senza un mandato</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Le accuse di evasione fiscale inevitabilmente risvegliano sensazioni forti, oscurando questo fatto basilare. Decidere di prestare attenzione alle accuse mosse contro Ai e dimenticare le violazioni procedurali è una questione di scelta personale. Tuttavia, alcune implicazioni di questa scelta dovrebbero essere quantomeno esplicitate.</p>
<p style="text-align: justify;">Se consideriamo le <em>accuse</em> più importanti del <em>fatto</em> della detenzione, implichiamo che la <strong>detenzione arbitraria</strong> può essere accettabile. Se si vuol rinchiudere qualcuno per un paio di mesi, basta pensare ad un’accusa che sembri plausibile al pubblico e poi sbandierarla ai quattro venti. La gente allora parlerà di Ai e dell’evasione fiscale e non mostrerà particolari preoccupazioni per la sua detenzione. L’indifferenza verso la detenzione di uno è pericolosa, perché può portare ad una tacita accettazione degli abusi di potere nei confronti di altri.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma agli occhi dei critici quest’implicazione non sembra essere un problema.</p>
<p style="text-align: justify;">Il “vero” problema è che <strong>stiamo criticando la Cina</strong> e che ignoriamo tutto quanto c’è di buono in quel paese (la sua crescita economica sostenuta, la sua cultura, la sua storia, etc). Il “vero” problema è che stiamo dando un’<strong>immagine parziale</strong> della Cina. Il “vero” problema è che queste critiche non aiutano i nostri investimenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Vi è chi crede di muovere una sincera critica al “ritrito” discorso sui diritti in Cina. In realtà, esprimere questo tipo di opinioni significa molto di più. Significa restare prigionieri di una pratica discorsiva, il cui ultimo risultato è chiudere un occhio sulle detenzioni arbitrarie. Più che le opinioni personali sulla Cina o su Ai Weiwei, le discussioni sul caso rivelano le idee di ognuno di noi sui diritti. I contendenti staranno anche parlando di Cina, ma il loro discorso in realtà si riferisce ai diritti in Europa.</p>
<p style="text-align: justify;">Coloro che portano avanti le opinioni che ho menzionato non sono sottoposti alla legge cinese. Sono sotto la legge dei paesi europei. E non è il potere della polizia cinese quello a cui sono esposti, ma il potere della polizia dei propri paesi. Affermare che possiamo chiudere un occhio sulla detenzione arbitraria significa affermare che la polizia può spogliare chiunque dei suoi diritti, a patto che il pubblico pensi che i sospetti della polizia potrebbero essere supportati da prove – prove che, per inciso, lo stesso pubblico potrebbe non vedere mai.</p>
<p style="text-align: justify;">Se la Repubblica Popolare Cinese in questo caso <strong>non sta alle proprie regole</strong>, anche coloro che sostengono questo punto di vista non stanno ragionando secondo le proprie regole.</p>
<p style="text-align: justify;">(La versione originale di questo post è comparsa sul mio blog in inglese <a href="http://florasapio.blogspot.com/2011/07/eu-vox-populi-on-rights-china-and-ai_30.html">Forgotten Archipelagoes</a>. Mi scuso con i lettori di Cineresie per alcune rigidità del linguaggio &#8211; FS)</p>
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		<title>Dreamwork China, una nuova generazione nella fabbrica del mondo</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Jul 2011 14:30:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cineresie</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gallerie]]></category>
		<category><![CDATA[Reportage]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[lavoratori migranti]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[società civile]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo una lunga attesa, siamo lieti di potervi presentare il progetto a cui abbiamo lavorato lo scorso inverno. Allora ci siamo trasferiti a Shenzhen per cercare di raccontare quei giovani operai nati negli anni Ottanta e Novanta che lo scorso anno sono stati protagonisti di tanti episodi di resistenza. Da questo viaggio è nato Dreamwork China: un documentario, innanzitutto, ma anche una raccolta di ritratti, un quaderno di appunti e uno spazio multimediale da ampliare, discutere e approfondire.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2011/07/home-dreamwork-china.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4284" title="home-dreamwork-china" src="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2011/07/home-dreamwork-china.jpg" alt="" width="577" height="337" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Cari amici di Cineresie, finalmente possiamo presentarvi il <strong>progetto multimediale</strong> di cui vi parlavamo qualche tempo fa, quando cercavamo di giustificare il lungo periodo di inattività dello scorso inverno: <a title="visita il progetto" href="http://www.dreamworkchina.tv" target="_blank">Dreamwork China</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Come ben sapete, il 2010 è stato un anno caldo per il lavoro in Cina. La vicenda dei suicidi alla Foxconn di Shenzhen, lo sciopero alla Honda di Foshan, l’ondata di scioperi, il risveglio dei lavoratori cinesi… tutte storie che hanno riportato all’attenzione dell’opinione pubblica cinese e internazionale la questione dello <strong>sfruttamento della forza lavoro migrante</strong> in Cina. Su Cineresie ne abbiamo scritto in più occasioni, spesso con toni critici, soprattutto per quanto riguarda quell’idea, accarezzata da molti giornalisti, che i lavoratori cinesi si siano improvvisamente “svegliati”.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra il novembre del 2010 e il marzo del 2011 abbiamo deciso di <strong>trasferirci a Shenzhen</strong> per documentare sul campo la realtà della nuova generazione di lavoratori migranti (<em>xin shengdai nongmingong</em>), quei giovani operai che sono nati negli anni Ottanta e Novanta e che generalmente vengono additati come il vero motore della mobilitazione operaia dello scorso anno. A noi si è unito <strong>Tommaso Bonaventura</strong>, un fotografo di Contrasto di cui in più di un’occasione abbiamo riproposto le gallerie.</p>
<p style="text-align: justify;">Da questo sforzo congiunto è nato Dreamwork China<em>. </em>Un documentario, innanzitutto, ma anche una raccolta di ritratti, un quaderno di appunti e uno spazio multimediale da ampliare, discutere e approfondire (lo trovate su <a href="http://www.dreamworkchina.tv/">www.dreamworkchina.tv</a>).</p>
<p style="text-align: justify;">Per giorni abbiamo occupato uno studio fotografico nei pressi dell’ingresso meridionale della <strong>Foxconn</strong> di Guanlan, cercando di convincere i giovani lavoratori di passaggio a farsi fotografare e intervistare. Siamo stati negli uffici delle <strong>organizzazioni della società civile</strong> del Delta del Fiume delle Perle, cercando di capire le ragioni per cui fanno quello che fanno e i rischi che si trovano ad affrontare. Abbiamo visitato fabbriche e assistito ad <strong>attività di addestramento</strong> in cui si spiegava ai lavoratori come stabilire le proprie priorità nella vita. Abbiamo intervistato attivisti maoisti, lavoratori che conoscono il diritto meglio di tanti avvocati, giovani che non hanno mai sentito nominare la parola “sindacato”, operai in fin di vita per malattie occupazionali o incidenti sul lavoro. Abbiamo seguito alcuni giovani fino al loro paese natale in occasione della Festa di primavera, girando un villaggio rurale casa per casa, chiedendo ai giovani migranti che vi abitavano cosa pensano e cosa sanno del diritto e <span style="color: #000000;">dei diritti</span>.</p>
<p style="text-align: justify;">Sul sito di <a href="http://www.dreamworkchina.tv/">Dreamwork China</a> troverete molte di queste storie, assieme a ritratti e a documenti che aggiungeremo nel tempo. Come vedrete, il nostro obiettivo non è mai stato quello di documentare le condizioni di lavoro nella fabbrica del mondo. Non solo, almeno. La nostra idea era quella di raccontare la vita quotidiana, i sogni, le aspirazioni di questi giovani, capire come la dimensione della fabbrica, nel bene e nel male, plasma le loro esistenze.</p>
<p style="text-align: justify;">Il progetto è aperto a ulteriori sviluppi e alla ricerca di una distribuzione. Fino a quando non avremo trovato un canale attraverso cui far circolare il video integrale non vi resta che seguire le proiezioni pubbliche in Italia e in Cina (chiunque fosse interessato a organizzare una proiezione può scrivere a <a href="mailto:info@dreamworkchina.tv">info@dreamworkchina.tv</a>) e i contenuti che via via verranno aggiunti.</p>
<p style="text-align: justify;">Grazie, fateci sapere che ne pensate!</p>
<p style="text-align: justify;">Ivan e Tommaso</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>La nuova Legge sulla previdenza sociale: innovazioni reali o aspettative eccessive?</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Jun 2011 12:59:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentina Bellomo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[lavoratori]]></category>
		<category><![CDATA[lavoratori migranti]]></category>
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		<category><![CDATA[leggi]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
		<category><![CDATA[partito]]></category>

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		<description><![CDATA[Domani entrerà in vigore la nuova Legge sulla previdenza sociale della Rpc, un testo destinato ad uniformare tutti i precedenti atti normativi in materia. Dal punto di vista delle autorità cinesi, questa Legge è funzionale al raggiungimento di un duplice obiettivo: da un lato, la stabilizzazione sociale e lo stimolo dei consumi interni; dall’altro, il rafforzamento della legittimità del Partito. Ma con quali conseguenze per il costo del lavoro? Un’analisi delle innovazioni della nuova normativa. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2011/06/shebaofa.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4115" title="shebaofa" src="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2011/06/shebaofa.jpg" alt="" width="298" height="350" /></a>Domani, 1 luglio 2011, entrerà in vigore la prima<strong> <a href="http://www.gov.cn/flfg/2010-10/28/content_1732964.htm">Legge sulla previdenza sociale</a></strong> (<em>shehui baoxianfa</em>)della Repubblica popolare cinese, un testo destinato ad uniformare definitivamente tutti i precedenti atti normativi in materia. Dopo quattro letture e altrettante revisioni della bozza iniziale, l’approvazione definitiva è sopraggiunta tenendo conto del <em>feedback</em> di commenti pubblici pervenuti su invito del legislatore stesso. Sono stati necessari <strong>tre anni di consultazioni</strong> per giungere all’emanazione di quello che, senza dubbio, può essere considerato l’atto normativo più rilevante dopo la Legge sui contratti di lavoro del 2008.  La normativa, infatti, pur non costituendo una vera novità dal punto di vista del riconoscimento e della classificazione delle <strong>cinque voci previdenziali obbligatorie</strong> (pensione, assicurazione medica, infortunio, disoccupazione e sussidio di maternità), riunisce per la prima volta in un testo unico tutti gli aspetti amministrativi ad esse collegati, come le modalità di versamento delle diverse forme di contribuzione e la vigilanza sull’adesione dei datori di lavoro agli obblighi previdenziali nei confronti dei propri impiegati.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel concreto, la nuova Legge introduce poche ma significative variazioni rispetto alla prassi in vigore, limitandosi più che altro ad uniformare e standardizzare un sistema disapplicato in molte sue parti e frammentato in una serie di regolamenti e disposizioni che hanno caratterizzato finora la condotta delle singole province.</p>
<h2 style="text-align: justify;"><strong>Un sistema nazionale unificato, ma rimane l’autonomia dei governi locali</strong></h2>
<p style="text-align: justify;">Innanzitutto, la nuova normativa non specifica le percentuali di contribuzione e la base di calcolo relative a ciascuna voce previdenziale, lasciando inalterato il sistema secondo cui <strong>saranno i governi locali a determinare annualmente l’ammontare dei contributi</strong> in considerazione della realtà economica delle diverse province. L’intento è piuttosto quello di attuare un rafforzamento legale dell’intero apparato, volto a promuovere una <strong>gestione più trasparente</strong> dei fondi e a stimolare un’adesione a tutti i livelli. Il sistema previdenziale cinese, infatti, si fonda già da decenni sulla combinazione di fondi pubblici e contributi individuali, ma numerosi limiti oggettivi, tra i quali una debole struttura giuridica, hanno reso le disposizioni facilmente aggirabili, tanto dalle autorità locali &#8211; spesso sorprese ad <a href="http://www.asianews.it/news-en/More-party-members-involved-in-the-Shanghai-pension-funds-scandal-7567.html">utilizzare in maniera impropria</a> i fondi previdenziali &#8211; quanto dai lavoratori stessi. Ne è conseguita la comparsa del fenomeno dei “<strong>conti vuoti</strong>” (<em>kong zhanghu </em>o <em>zhanghu xushe</em>): milioni di lavoratori registrati presso gli uffici della previdenza sociale, ma senza alcun accantonamento previdenziale o in possesso di contributi irrisori che non potrebbero mai garantire loro una pensione minima sufficiente per sopravvivere.</p>
<p style="text-align: justify;">Il nuovo atto normativo tenta concretamente di costruire un <strong>sistema previdenziale unificato a livello nazionale</strong>: è infatti indirizzato alle imprese di qualunque tipologia che impieghino lavoratori all’interno del territorio della Repubblica popolare, senza distinzione tra differenti status di dipendenti, siano essi residenti urbani, migranti, stranieri, lavoratori subordinati o titolari di attività commerciali individuali, impiegati con contratti regolari o secondo le nuove forme flessibili di impiego in costante espansione.</p>
<h2 style="text-align: justify;"><strong>Clausole favorevoli ai migranti e ai lavoratori </strong></h2>
<p style="text-align: justify;">Tra le principali novità introdotte dalla Legge viene finalmente prevista una <strong>clausola di trasferibilità geografica delle posizioni contributive individuali</strong>. In passato, infatti, se il lavoratore lasciava il proprio posto di lavoro per spostarsi in un’altra provincia, non era possibile trasferire il proprio fondo di contributi da un ufficio della previdenza sociale ad un altro. Tale restrizione ha spesso inibito i <strong>lavoratori migranti</strong> dal contribuire di tasca propria alla costruzione del proprio fondo previdenziale, nella consapevolezza che solo risiedendo per un lungo periodo nella stessa località avrebbero potuto beneficiarne. Riprendendo sperimentazioni già attuate negli anni passati, la nuova Legge pone fine a questo impedimento, prevedendo la possibilità di trasferimento della contribuzione accumulata ai fini pensionistici, dell’assicurazione medica di base e di disoccupazione, nel momento in cui il lavoratore si trovi a dare inizio ad un nuovo rapporto di lavoro in un’altra municipalità o provincia. Al datore di lavoro spetta il compito di facilitare tali operazioni di trasferimento, inviando o consegnando la relativa documentazione al termine del contratto di lavoro del proprio impiegato al fine di permettere un calcolo cumulativo.</p>
<p style="text-align: justify;">A tal proposito, tramite la Legge sulla previdenza sociale, sopraggiunge un importante chiarimento: <strong>la volontaria rinuncia ai contributi e il rifiuto alla firma di un contratto di impiego da parte dei lavoratori non potranno essere prese in considerazione</strong> al fine di rendere esenti da sanzioni i responsabili delle risorse umane e, di conseguenza, le imprese stesse colte in violazione degli obblighi relativi alla previdenza sociale.</p>
<h2 style="text-align: justify;"><strong>Pensioni e infortuni</strong></h2>
<p style="text-align: justify;">Per usufruire della pensione di anzianità mensile rimangono due le condizioni imprescindibili: l’aver contribuito integralmente e per almeno quindici anni agli accantonamenti previdenziali obbligatori e l’aver raggiunto l’età pensionabile. Sul luogo e sulle modalità con le quali i lavoratori beneficeranno del fondo pensionistico rimangono aperti molti spazi di evoluzione: la municipalità di Shanghai, ad esempio, ha già predisposto che i lavoratori migranti contribuenti per almeno quindici anni presso la città, al raggiungimento dell’età pensionabile, beneficeranno della pensione erogata dal fondo municipale, e non dalla propria località di origine.</p>
<p style="text-align: justify;">Un’altra importante innovazione è rappresentata dall’istituzione di un <strong>fondo nazionale per gli infortuni sul lavoro</strong>, che andrà a coprire le spese sanitarie successive al termine del rapporto o per il periodo di riabilitazione del lavoratore infortunato. Fino ad oggi, teoricamente, il datore di lavoro era obbligato a coprire le spese per il trasporto, il ricovero, i trattamenti medici e per il sussidio di sopravvivenza del lavoratore che avesse riportato un infortunio. L’istituzione di un fondo predisposto alla copertura di tali spese, anche se ancora non ben definito, costituirà sicuramente un incentivo per i datori di lavoro ad aderire al sistema previdenziale generico per gli infortuni, senza lo spettro di grandi esborsi, soprattutto per le categorie occupazionali ai livelli più alti della scala di rischio e malattia occupazionale.</p>
<h2 style="text-align: justify;"><strong>Aumenterà il costo del lavoro?</strong></h2>
<p style="text-align: justify;">Da ottobre, quando è stata approvata, ad oggi, questa nuova Legge non ha mancato di sollevare le <strong>solite preoccupazioni</strong> circa il possibile aumento del costo del lavoro derivante da una regolamentazione più vincolante. Questo nonostante fosse già ben chiaro che la normativa non avrebbe comportato cambiamenti in termini di costi per le imprese che già aderivano alle indicazioni e provinciali.</p>
<p style="text-align: justify;">Di sicuro la Legge interverrà nell’<a href="http://www.gdlaowei.com/a/news/zhnews/201105/4446.html"><strong>aumentare i costi di eventuali violazioni</strong></a>. Ciò avverrà tramite un rafforzamento generale dell’autorità dei dipartimenti locali della previdenza sociale, sia nel processo di riscossione dei contributi che nella vigilanza sul rispetto delle norme. I rischi derivanti dal tentativo di abbassare i costi di impiego tramite l’evasione parziale o totale del pagamento dei contributi obbligatori diventeranno più consistenti.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Nuovi provvedimenti e progetti pilota</h2>
<p style="text-align: justify;">A ridosso dell’entrata in vigore della Legge, il 10 giugno il Ministero delle risorse umane e della sicurezza sociale ha pubblicato le bozze di <a href="http://www.caijing.com.cn/2011-06-10/110742737.html"><strong>due ulteriori provvedimenti</strong></a> in materia: il “Metodo per la gestione dei registri dei diritti individuali per la previdenza sociale” (<em>shehui baoxian geren quanyi jilu guanli banfa</em>) e il “Metodo provvisorio per la partecipazione alla previdenza sociale degli stranieri occupati in Cina” (<em>zai zhongguo jingnei jiuye de waiguoren canjia shehui baoxian zanxing banfa</em>). Alla base del primo provvedimento ci sarebbe l’intento di stimolare un’applicazione uniforme della nuova Legge sulla Previdenza Sociale, di creare <strong>meccanismi standard per la raccolta dei contributi</strong> e, in generale, di difendere gli interessi dei contribuenti. Il secondo documento pubblicato si riferisce invece all’art. 97 della nuova Legge sulla Previdenza Sociale, in cui si definisce l’obbligo di aderire al <strong>sistema previdenziale nazionale anche per i cittadini stranieri</strong> occupati in Cina, in possesso di regolare permesso di soggiorno e che risiedano per almeno sei mesi nel Paese.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 13 giugno 2011 anche il Consiglio di Stato si è espresso tramite la promulgazione di alcune Opinioni guida per un <strong>progetto pilota di sviluppo del fondo pensionistico</strong> dei lavoratori urbani (<em>guowuyuan guanyu kaizhan chengzhen jumin shehui yanglao baoxian shidian de zhidao yijian</em>), formulato in linea con la nuova Legge sulla Previdenza Sociale e con le disposizioni incluse nel Dodicesimo Piano Quinquennale di recente approvazione. L’auspicio è quello di estendere le <a href="http://www.caijing.com.cn/2011-06-13/110744389.html ">disposizioni sulla raccolta e sulla gestione dei fondi pensionistici</a> a tutti i lavoratori urbani entro il 2012, così come confermato dal <a href="http://economy.caixun.com/content/20110621/NE02o2gv.html">recente intervento</a> di Wen Jiabao.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Un&#8217;arma a doppio taglio</h2>
<p style="text-align: justify;">Dal punto di vista delle autorità cinesi, questa Legge si rivela perfettamente funzionale al raggiungimento di un duplice obiettivo: da un lato, la <strong>stabilizzazione sociale</strong> e lo <strong>stimolo dei consumi interni</strong> già perseguiti tramite le riforme giuslavoristiche dell’ultimo triennio; dall’altro, il <strong>rafforzamento della legittimità </strong>del Partito come rappresentante degli interessi dei lavoratori e delle fasce più deboli della popolazione. Non è certo un caso se la Legge entra in vigore proprio il giorno del novantesimo anniversario della fondazione del Partito, una coincidenza che sembra essere sfuggita ai più. Eppure tali obiettivi, se non supportati da un adeguato stimolo all’applicazione e alla diffusione della normativa, potrebbero risultare ambiziosi e irrealistici, finendo per alimentare un <strong>senso di disillusione</strong> tra i lavoratori e la popolazione.  Ma questo è un rischio che il Partito ha deciso di correre.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cineresie.info/author/valentina-bellomo/">Valentina Bellomo</a> <span style="color: #888888;">nel 2011 si è laureata in Lingue e Istituzioni Economiche e Giuridiche dell&#8217;Asia Orientale a Ca&#8217; Foscari con una tesi sulle politiche salariali nella Repubblica popolare cinese.</span></p>
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		<title>I novant&#8217;anni del Partito // Gli ultimi giorni di Shi Yang, avvocato d&#8217;altri tempi</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Jun 2011 08:25:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivan Franceschini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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		<description><![CDATA[Dopo le memorie di Zhang Guotao, vi proponiamo il secondo post della trilogia sui personaggi "eretici" o dimenticati del Partito delle origini. In questo caso, ricostruiamo la storia degli ultimi giorni di Shi Yang, un avvocato per l’interesse pubblico degli anni Venti, ancora oggi commemorato come “martire della rivoluzione”. Gli eventi descritti non sono frutto di fantasia, ma sono ricostruiti fedelmente sulla base del diario dal carcere di Shi Yang. Ogni riferimento all’attualità è puramente casuale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><a href="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2011/06/Shi-Yang.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4049" title="Shi Yang" src="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2011/06/Shi-Yang.jpg" alt="" width="300" height="421" /></a>Dopo la recensione alle <a href="http://www.cineresie.info/i-novantanni-del-partito-zhang-guotao-un-racconto-eretico-della-nascita-del-partito/">memorie di Zhang Guotao</a>, ecco il secondo post della trilogia su personaggi &#8220;eretici&#8221; o dimenticati del Partito delle origini. In questo caso, ricostruiamo la storia degli ultimi giorni di vita di Shi Yang, un avvocato per l’interesse pubblico degli anni Venti ancora oggi commemorato come “martire della rivoluzione”. Gli eventi qui descritti sono </em><em>una rielaborazione del diario dal carcere di Shi Yang. </em><em>Ogni riferimento all’attualità è puramente casuale.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><br />
</em></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Quando avevano bussato alla sua porta quel fatidico pomeriggio del 7 febbraio 1923, Shi Yang era appena arrivato a casa dopo una giornata passata in tribunale. Aveva aperto e una decina di poliziotti in uniforme con le pistole in pugno si erano precipitati nella stanza, guidati da un investigatore in borghese. Era stato quest’ultimo a rivolgergli la parola: “Il direttore del nostro dipartimento la invita a fare quattro chiacchiere, si dia una mossa!” Shi Yang, avvocato forte di mille battaglie, non si lasciava intimidire facilmente: “Chi è il suo capo?” “Il capo della polizia di Hankou, non capisce ancora? Basta parlare, mi segua in fretta!” “Dato che il capo di un dipartimento così importante le ha ordinato di venire ad invitarmi di persona, naturalmente verrò con lei, la prego solo di non essere aggressivo, che non ce n’è bisogno”. Mentre si stavano già incamminando verso la stazione di polizia, sua moglie si era piazzata di fronte al corteo e, con voce carica di preoccupazione, aveva detto al marito: “Dove vai tu, vado anch’io”. “E che ci vieni a fare? Torna dentro. Non ho violato alcuna legge, ovunque mi portino non c’è niente di cui preoccuparsi”.</p>
<p style="text-align: justify;">In realtà Shi Yang sapeva che le cose non erano poi così semplici. Erano giorni che la tensione stava montando in città, da quando, la settimana prima, la polizia di Zhengzhou aveva bloccato il congresso fondativo di un <strong>sindacato generale</strong> dei ferrovieri della linea Pechino-Hankou. L’ordine, si diceva, era partito direttamente da <strong>Wu Peifu</strong>, il signore della guerra che controllava il governo di Pechino, un personaggio ambiguo e per molti versi ridicolo che amava atteggiarsi a poeta. Questa decisione era giunta inaspettata ai lavoratori e agli agitatori sindacali alle loro spalle, visto che fino al giorno precedente Wu Peifu si era atteggiato a protettore dei loro diritti e sostenitore di una politica favorevole al lavoro. Intenzionati a non mollare l’osso, i ferrovieri avevano deciso di tenere comunque il congresso come stabilito, cosa che si era tradotta in un’ondata di arresti. Ulteriormente inferociti, i leader operai allora avevano deciso di lanciare uno <strong>sciopero generale</strong> lungo tutta la linea ferroviaria, avanzando una serie di richieste, tra cui la rimozione del direttore generale della ferrovia, il rimborso di tutte le spese sostenute dai lavoratori per l’organizzazione dell’incontro, lo sgombero della polizia dagli spazi sindacali e – perché no già che c’erano? – persino un giorno di riposo pagato a settimana e una settimana di vacanza in occasione del capodanno lunare. Lo sciopero aveva avuto inizio allo scoccare di mezzogiorno del quattro febbraio.</p>
<p style="text-align: justify;">Come alcuni di loro avrebbero riconosciuto apertamente in seguito, i leader sindacali alla testa della mobilitazione non avevano alcuna esperienza nel gestire uno sciopero di queste dimensioni. Shi Yang era uno di questi. Trentaquattrenne, figlio di una famiglia povera della campagna dello Hubei, un padre insegnante deceduto quando era ancora piccolo, Shi Yang aveva studiato legge ed era diventato avvocato, riuscendo persino ad aprire un proprio studio legale. Membro del Partito comunista dal 1922, non aveva mai preso parte al lavoro segreto dell’organizzazione. La sua attività si svolgeva sempre ed esclusivamente alla luce del giorno. Vero e proprio<strong> avvocato “per l’interesse pubblico”</strong>, egli lavorava senza sosta per <strong>difendere i poveri e gli emarginati</strong>, per rappresentare lavoratori e sindacalisti, incurante delle minacce dei ricchi e dei potenti. In quanto consulente legale dell’associazione dei lavoratori della ferrovia Pechino-Hankou, Shi Yang aveva giocato un ruolo di primo piano nell’organizzazione della conferenza del primo febbraio, così come negli eventi successivi. Il giorno in cui erano iniziati gli scontri, Shi Yang aveva partecipato ad una riunione segreta in cui i leader sindacali avevano deciso il da farsi e, dopo essere stato designato insieme a Lin Xiangqian organizzatore dello sciopero per la zona di Hankou, la notte stessa aveva preso un treno per Wuhan.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo sciopero generale era durato appena tre giorni, poi era stato soffocato nel sangue per ordine dei signori della guerra. Trentacinque lavoratori erano morti. Lo stesso <strong>Lin Xiangqian era stato decapitato di fronte ai compagni</strong> su una piattaforma della stazione di Hankou quando si era rifiutato di dare loro l’ordine di riprendere il lavoro. Altri tre leader sindacali della zona avevano condiviso la sua sorte e le loro teste, con volti dai lineamenti orribilmente sfigurati, erano state appese ai pali del telegrafo come monito agli scioperanti. Non sappiamo se al momento dell’arresto Shi Yang fosse al corrente di tutto questo, ma visto che tutta la città ne stava parlando possiamo affermare con ragionevole certezza che egli era pienamente consapevole di star mentendo alla moglie mentre la rassicurava che il suo arresto non avrebbe avuto conseguenze. Era una persona orgogliosa, per questo anche quel giorno si era recato al tribunale, come se niente fosse.</p>
<p style="text-align: justify;">I poliziotti lo avevano afferrato per le braccia e lo stavano trascinando per la strada come un criminale qualunque. “Qualunque legge io abbia violato, sono disposto a venire con voi al tribunale locale per sottopormi ad un <strong>giudizio fondato su basi legali</strong>, non sono disposto invece a venire all’ufficio di polizia per vedere i miei diritti violati”, continuava a ripetere, ma la risposta era sempre la stessa: “Questi sono gli ordini, non dipende da noi”. Arrivati alla stazione di polizia, erano entrati da una porta laterale. Superata la soglia, egli era stato circondato da venti poliziotti armati di tutto punto. Dopo un po’ se ne erano andati ed una persona in abiti civili lo aveva portato in una stanzetta, dove lo aveva invitato a sedersi.</p>
<p style="text-align: justify;">Shi Yang aveva chiesto al suo nuovo interlocutore: “Che legge ho violato per essere trascinato fino a qui?”. “Ti abbiamo invitato per la questione dello sciopero, vogliamo discuterne con te e trovare una soluzione”. E lui sornione: “Il governo mi dà davvero troppa importanza! Chi sono io per pretendere di risolvere un’ondata di scioperi che si sta propagando al mondo intero? Eppure, c’è sempre una ragione per cui il vento soffia, se volete risolvere il problema dovete prima esaminare le sue cause fondamentali. Per quanto riguarda questi scioperi, le cause sono quattro: le <strong>terribili condizioni di lavoro </strong>nelle fabbriche; la <strong>mancanza di libertà associative</strong> per i lavoratori; i <strong>salari troppo bassi</strong>; gli <strong>orari troppo lunghi</strong>. Se volete risolvere il problema, migliorate le condizioni nelle fabbriche, permettete ai lavoratori di riunirsi in sindacati, aumentate i salari e riducete gli orari di lavoro. Che c’è di complicato? Che bisogno c’è di venire a chiedere consiglio a me”?</p>
<p style="text-align: justify;">Shi Yang aveva parlato per oltre un’ora e mezza e intanto era passata l’ora di cena. Dato che aveva saltato anche il pranzo, aveva cominciato a sentire i morsi della fame. Un funzionario era andato a prendergli del cibo, ma nel frattempo altri poliziotti erano arrivati per scortarlo ad un tribunale militare sull’altra sponda dello Yangtze. “Aspettate che mangi qualcosa prima di portarlo via”, qualcuno aveva detto. Ma Shi Yang si era opposto: “Attraversiamo il fiume immediatamente, a che serve mangiare se il momento della morte è arrivato”? Subito dopo erano usciti dal portone secondario della stazione di polizia e si erano trovati in un corridoio formato da oltre duecento poliziotti armati disposti in due file una di fronte all’altra. Non solo: nel mezzo altri trenta poliziotti aspettavano Shi Yang, mentre due investigatori in borghese lo tenevano per le braccia e le spalle.</p>
<p style="text-align: justify;">Lungo la strada che portava all’imbarcadero si era radunata <strong>una folla enorme</strong>, volti anonimi con sguardi tesi e severi. Gli uomini della scorta di Shi Yang sapevano bene che sarebbe bastata una scintilla per incendiare gli animi, già provati dal massacro di quel giorno e carichi di rabbia repressa. Lo avevano caricato su un piccolo battello a vapore che faceva la spola tra le due sponde del fiume. Shi Yang aveva salutato cordialmente i due poliziotti in borghese che lo avevano accompagnato ed era stato preso in consegna da altre due persone in abiti civili e sei in divisa che lo avevano fatto accomodare sulla barca. Lungo il breve tragitto si era lasciato andare ad infuocati proclami sulla situazione cinese, spingendo più di un membro della scorta ad abbassare lo sguardo. “Tanti poveri vivono in miseria, i lavoratori meritano compassione, tutti i cinesi – non importa se sono poveri, ricchi, nobili o umili – si trovano sotto il giogo dell’imperialismo internazionale. <strong>Tutti i cinesi dovrebbero unirsi</strong> per contrastare l’imperialismo internazionale, dovremmo smettere di ucciderci a vicenda e porre fine al nostro sfruttamento da parte degli stranieri”. Quando aveva finito di parlare, un membro della scorta piangeva a dirotto: “Se facessimo come dice questo signore, la Cina sarebbe ricca e pacifica nel giro di neanche tre anni”.</p>
<p style="text-align: justify;">Una volta sceso dalla barca, Shi Yang si era trovato di fronte ad altri poliziotti e ad una lunga fila di soldati, un’accoglienza che gli era sembrata degna di un capo di Stato. Lo avevano portato nella sala di un tribunale militare, dove lo avevano perquisito e costretto a spogliarsi Tra i funzionari aveva visto un volto familiare, una persona che conosceva da lungo tempo, la quale però aveva finto di non averlo mai visto in vita sua. Lo avevano fatto aspettare per qualche tempo in una sala d’attesa, dopodiché lo avevano portato nel carcere militare. I suoi carcerieri lo avevano ammanettato mani e piedi e lo avevano gettato in una cella per criminali comuni, in compagnia di altri prigionieri, uno dei quali era lì già da cinque anni. Era stato quest’ultimo ad aiutarlo ad infilarsi nel letto, ora che i ferri gli impedivano di muoversi liberamente. Erano già le undici, ma il sonno tardava ad arrivare: non era preoccupato per se stesso, ma il suo pensiero continuava ad andare alla sua famiglia, alla moglie, alla figlia e al fratello minore che senza di lui sarebbero rimasti senza sostentamento.</p>
<p style="text-align: justify;">La mattina dell’otto febbraio, subito dopo una spartana colazione che non era riuscito a digerire, Shi Yang era stato portato di fronte al tribunale militare. Qui si era presentato raccontando al giudice le proprie passate esperienze nel movimento patriottico, soprattutto le vicende successive all’accordo di Versailles del 1919, quando le grandi potenze avevano trasferito al Giappone quelle che prima della guerra erano le concessioni tedesche nello Shandong. Interrogato sui suoi legami sindacali, egli aveva affermato che come avvocato aveva sì prestato i propri servizi a lavoratori e sindacalisti, ma sempre e solo nel rispetto delle leggi allora in vigore, come la sua etica professionale gli imponeva. Il giudice allora gli aveva chiesto: “E’ vero che è legale per gli avvocati rappresentare lavoratori e sindacalisti, ma se a Wuhan ci sono così tanti avvocati, come mai queste persone vengono sempre a cercare te”? Shi Yang aveva risposto: “In realtà, non sono l’unico a fare questo lavoro, ci sono anche molti altri”. “Allora spiega la ragione per cui gli organi ufficiali di Wuhan presta attenzione solo a te!” “La ragione è che sin dal 1919 ho preso parte ad ogni <strong>movimento patriottico</strong>. L’ho fatto apertamente, ci ho messo la faccia e ho presentato innumerevoli lamentele e petizioni, tanto che ora <strong>funzionari e burocrati dei vari dipartimenti mi odiano profondamente</strong> e vogliono la mia fine”.</p>
<p style="text-align: justify;">Il giudice si era mostrato comprensivo: “Molte delle cose che dici non sono molto chiare, ma puoi rilasciare una testimonianza e noi vedremo di investigare. In ogni caso, anche se questo caso è stato aperto per iniziativa di vari organi della città di Wuhan, tu sei una persona di chiara fama, pertanto la società presterà grande attenzione al tuo processo. Inoltre, io stesso ho avuto una formazione giuridica, vengo dal tuo stesso settore: devi solo stare tranquillo, perché ti giudicherò con equanimità, non ti tratterò assolutamente in maniera ingiusta. Tieni però presente anche che questo è un <strong>tribunale militare</strong>, segue solo gli ordini e quindi è differente da un tribunale ordinario. Nel fornire la tua testimonianza, non c’è bisogno di esprimere lamentele: se in questo mondo una persona vuole realizzare grandi cose, deve essere disposta a soffrire, è un’esperienza necessaria. Fatti trattare ingiustamente per alcuni giorni, aspetta quietamente e la situazione si risolverà”. Ma Shi Yang, testardo com’era, non voleva saperne di seguire il consiglio del giudice, e non appena questo aveva finito di parlare si era lanciato in una <strong>filippica</strong> contro la tradizione cinese di tenere i prigionieri ammanettati mani e piedi dentro al carcere, a suo dire una punizione barbara che i paesi civilizzati avevano già eliminato da tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">La seduta era durata l’intera mattina e buona parte del pomeriggio. Intorno alle cinque, per Shi Yang era arrivato il momento di tornare nella sua cella. Gli avevano appena rimesso le manette ai polsi e alle caviglie, quando un giovane funzionario era sceso e aveva dato ordine di liberarlo: “Il signor Shi Yang è un uomo di cultura, toglietegli immediatamente le manette, prendetevi cura di lui. D’ora in poi non sarà più sottoposto a questi metodi”. Allo stesso tempo aveva sgomberato due dei suoi compagni di cella e aveva ordinato ai carcerieri di sostituire letti e coperte, non solo per lui, ma anche per gli altri prigionieri. Quella sera Shi Yang aveva scritto un paio di lettere, una alla famiglia, una ad un amico di Shanghai, arrestato senza una ragione conosciuta. Dopodiché, se ne era andato a dormire.</p>
<p style="text-align: justify;">Aveva passato la giornata successiva chiuso in cella ad abbozzare la sua testimonianza, ripercorrendo ancora una volta il proprio percorso di patriota e mantenendosi sulle posizioni assunte il giorno prima. La giornata era così volata via in un baleno e prima che potesse rendersene conto era già il dieci febbraio. Anche quel giorno Shi Yang aveva deciso di dedicarsi alla scrittura, redigendo una <strong>petizione per conto di tutti i detenuti</strong> per richiedere migliori condizioni di vita nel carcere. All’una del pomeriggio, aveva ricevuto un pacco di cibo mandato dalla famiglia e alle quattro erano venuti a consegnargli dei vestiti puliti e a cambiargli le coperte e lenzuola. La sera aveva scritto alcune lettere e poi era andato a dormire.</p>
<p style="text-align: justify;">Non ci sono testimonianze su come abbia trascorso i due giorni successivi. Gli ultimi pensieri che Shi Yang ha tramandato ai posteri sono contenuti nell’ultima pagina del suo diario dal carcere, in uno scritto datato tredici febbraio. Quel grigio giorno d’inverno Shi Yang si era svegliato alle sette del mattino, aveva fatto colazione e poi intorno alle nove era tornato a sdraiarsi sul suo letto. Non avendo niente da fare, ha preso in mano la penna e aveva iniziato a scrivere i primi versi di una poesia intitolata “<strong>La gioia del carcere</strong>” (监狱乐):</p>
<p style="text-align: justify;">Tutti dicono che il carcere è sofferenza,<br />
Io al contrario me ne sto qui seduto e sono felice.<br />
Ho cibo gratuito con cui mi riempiono la pancia,<br />
Ho vestiti gratuiti  che mi coprono a sufficienza.</p>
<p style="text-align: justify;">Non sapremo mai se Shi Yang avesse intenzione di completare questa poesia. Due giorni dopo, all’alba, egli sarebbe stato condotto nel cortile della prigione, dove un anonimo carceriere avrebbe eseguito la sua <strong>condanna a morte con un colpo di pistola</strong>. Nonostante il processo fosse ancora in corso, da Pechino era arrivato un telegramma segreto che richiedeva la sua esecuzione immediata. E gli ordini di Pechino non si potevano discutere. Almeno non quando facevano comodo.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
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		<title>Generazioni di migranti a confronto</title>
		<link>http://www.cineresie.info/generazioni-lavoratori-migranti-cinesi/</link>
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		<pubDate>Wed, 01 Jun 2011 08:44:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivan Franceschini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
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		<category><![CDATA[lavoratori migranti]]></category>

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		<description><![CDATA[Un paio di settimane fa una lavoratrice migrante sulla quarantina si è suicidata in una fabbrica di borse di Dongguan. Tra i clienti della fabbrica, grandi marchi occidentali. Invece di aprire un dibattito sulla questione morale dei grandi marchi stranieri, ci soffermiamo su un altro aspetto messo in luce da questa vicenda: la scomparsa dei migranti della prima generazione dal dibattito pubblico in Cina. Intenti a discutere della nuova generazione di lavoratori, non è che ci siamo dimenticati di loro?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2011/06/migranti.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3755" title="migranti" src="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2011/06/migranti.jpg" alt="" width="504" height="336" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Il lavoro di Peng Shuiyin, lavoratrice migrante di Dongguan, consisteva nel lucidare giorno dopo giorno le borse in pelle di marche come Gucci. Tuttavia Peng, così come la grande maggioranza delle lavoratrici migranti in Cina, non aveva idea di quale fosse il prezzo di una borsa di pelle del genere, una cifra probabilmente di gran lunga superiore ad un anno del suo salario.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Questo è il paragrafo d’apertura di un articolo pubblicato sul Nanfang Zhoumo della scorsa settimana. L’argomento? Il <strong>suicidio di Peng</strong>, una lavoratrice migrante quarantenne originaria della provincia Hubei che lo scorso quattordici maggio è saltata dal quinto piano del suo dormitorio con appena quattro banconote da uno yuan in tasca, un cellulare di bassa lega e la chiave della sua minuscola stanza in affitto per 170 yuan al mese. Semplicemente non ce la faceva più a tirare avanti, con una figlia diciottenne in una scuola superiore e un marito invalido a causa di un recente incidente stradale.</p>
<p>In linea con il dibattito che si sta sviluppando in questi giorni sul web e sui media cinesi, questa storia potrebbe servire ad aprire un dibattito sulla <strong>questione morale</strong> dei grandi marchi stranieri, i quali in Cina mantengono margini di profitto enormi a scapito dei fornitori e della forza lavoro locale. Eppure, in questo post mi limiterò a soffermarmi su un altro aspetto messo in luce da questa vicenda, vale a dire la scomparsa della questione dei migranti della prima generazione dal dibattito pubblico in Cina.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Nuova generazione, nuova retorica</h2>
<p style="text-align: justify;">A partire dal 2010 costoro sono stati ricacciati sempre più ai margini del dibattito pubblico, rimpiazzati da un’attenzione tutta nuova ai cosiddetti “migranti di nuova generazione” (<em>xinshengdai nongmingong</em>), quei giovani lavoratori migranti nati negli <strong>anni Ottanta e Novanta</strong>. Lo stesso Comitato centrale del Pcc nel suo documento n.1 del 2010 (il testo che tradizionalmente indirizza la politica di sviluppo rurale per l’anno a venire) sottolineava come fosse necessario “adottare misure specifiche per risolvere i problemi dei lavoratori migranti di nuova generazione”. Curiosamente, questa era la prima volta che tale categoria sociale veniva nominata in un documento ufficiale, una scelta che si sarebbe rivelata profetica alla luce dei successivi avvenimenti che hanno coinvolto giovani migranti nel 2010, dai già citati <a href="http://www.cineresie.info/abbandoni-i-la-foxconn-lascia-shenzhen/" target="_blank">suicidi alla Foxconn</a> allo <a href="http://www.cineresie.info/sciopero-lavoratori-honda/" target="_blank">sciopero dei lavoratori Honda</a> di Foshan.</p>
<p style="text-align: justify;">La retorica ufficiale, prontamente e acriticamente ripresa dai media, ha ritenuto opportuno sottolineare una frattura netta tra i lavoratori migranti di nuova generazione, che ormai sarebbero circa <strong>cento milioni</strong>, e i loro predecessori. In particolare, studi condotti dal sindacato ufficiale avrebbero evidenziato alcuni caratteri peculiari di questa nuova classe di lavoratori, in quanto questi ultimi: a) come obiettivo nel migrare, si proporrebbero non tanto “migliorare la propria esistenza”, quanto “fare esperienza di vita” e “inseguire i propri sogni”; b) non chiederebbero semplicemente il rispetto degli standard lavorativi minimi, quanto un lavoro dignitoso e delle opportunità di sviluppo; c) si vedrebbero come “lavoratori” più che “contadini”; d) non si sentirebbero “ospiti” in città, ma avrebbero il desiderio di una vita stabile nel contesto urbano; e) avrebbero una maggiore consapevolezza dei propri diritti e un atteggiamento più attivo nel perseguirli; f) attribuirebbero maggiore importanza ai bisogni psicologici e sentimentali, a dispetto di quelli materiali. Di fatto, sull’onda degli scioperi della primavera del 2010 una grande enfasi è stata posta sulla questione della crescente <strong>consapevolezza giuridica dei migranti </strong>di nuova generazione, così come sulla loro riluttanza a “mangiare amaro” (<em>chi ku</em>), due aspetti che sono stati presentati come una vera e propria rottura rispetto al passato.</p>
<p style="text-align: justify;">A fronte di questa nuova generazione di giovani, i “vecchi” lavoratori sono stati descritti come un caso clinico di <strong>apatia e passività</strong>, quasi si trattasse poco più che di animali da soma pronti a tutto per qualche centinaio di yuan. In realtà studi basati su criteri statistici più accurati hanno messo in discussione l’esistenza di una significativa frattura generazionale tra i lavoratori nati prima e dopo il 1980. In particolare, uno studio di <strong>Zhang Yi</strong>, specialista dell’Accademia delle scienze sociali, condotto sui dati dell’indagine sulla mobilità della popolazione fluttuante in Cina lanciata dall’Ufficio statistico nazionale nel 2010 riesce a sfatare tutta una serie di luoghi comuni.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Affinità e divergenze&#8230;</h2>
<p style="text-align: justify;">In primo luogo, stando a questo studio, se è indubbiamente vero che i lavoratori migranti di nuova generazione hanno un <strong>livello di educazione</strong> più elevato rispetto ai loro predecessori, dall’altro è difficile trovare dei dati che supportino l’affermazione che i giovani migranti non abbiano la stessa capacità di <strong>sopportare le durezze</strong> sul lavoro dei genitori. Al contrario, un’analisi degli orari di lavoro dimostra come i giovani migranti si trovino a lavorare <strong>orari ben più lunghi</strong> della generazione nata prima degli anni Ottanta. In particolare, i dati dimostrano come per ogni livello educativo i migranti di nuova generazione che lavorano otto ore al giorno siano meno numerosi rispetto ai migranti di vecchia generazione, mentre al contrario siano percentualmente più numerosi nel caso delle giornate lavorative che superano rispettivamente le nove e le undici ore.</p>
<p style="text-align: justify;">In secondo luogo, l’idea che i lavoratori di nuova generazione abbiano <strong>aspettative</strong> molto elevate nei confronti del proprio lavoro e siano disposti ad aspettare di trovare un lavoro di loro interesse piuttosto che accettare posizioni faticose e mal pagate – un atteggiamento che in cinese è stato definito <em>ningken daiye </em>– sarebbe difficilmente sostenibile. Zhang Yi analizzando i dati relativi all’occupazione e alla disoccupazione dei lavoratori migranti giunge alla conclusione che in realtà le differenze nella situazione occupazionale delle due generazioni sono assolutamente insignificanti. Non solo, anche dando un’occhiata ai <strong>livelli salariali medi</strong> si scopre che in realtà i lavoratori della vecchia generazione guadagnano di più. Ad esempio, i lavoratori migranti di sesso maschile della vecchia generazione se la passano meglio delle controparti più giovani, guadagnando una media di 2269,03 yuan al mese contro 1977,69 yuan al mese (i salari medi sono sbilanciati a favore della generazione più anziana per ogni livello di istruzione), mentre è vero l’inverso per le lavoratrici migranti, con le giovani al di sotto dei trent’anni che guadagnano una media di 1384,38 yuan contro 1250,01 yuan, un fatto giustificabile con la maggior competitività del mercato del lavoro delle migranti, dove l’età è un elemento determinante.</p>
<p style="text-align: justify;">Infine, Zhang Yi sfata il mito che i migranti vogliano a tutti costi <strong>ottenere uno <em>hukou </em>non rurale</strong>. In sostanza, i lavoratori migranti di vecchia e nuova generazione sono ben lungi dall’essere entusiasti all’idea di cambiare il loro <em>hukou </em>da rurale a urbano. Anche se sembra esserci una correlazione diretta tra il livello di istruzione e la volontà di cambiare la propria registrazione famigliare, di fatto appena il 33,9% dei lavoratori migranti della vecchia generazione con un livello di istruzione di scuola professionale o più elevato si è detto interessato a questo cambiamento, contro il 30,7% della nuova generazione – per coloro con un diploma di scuola superiore le percentuali erano rispettivamente 28,1% e 30,4%, per i diplomati di scuola media 24,9% e 27,3% e per i diplomati di scuola elementare 21,1% e 23,6%. Non solo, quando a questa frazione di persone interessate è stato chiesto se sarebbero ugualmente disponibili a cambiare di status qualora dovessero <strong>restituire il terreno</strong> rurale a loro appaltato (<em>chengbaodi</em>), nel caso dei lavoratori di vecchia generazione di scuola professionale o più elevato il 59,2% ha risposto affermativamente, contro il 50,3% della nuova generazione, cifre che risultano inferiori rispetto a coloro con un’istruzione di livello più basso.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Sfide comuni</h2>
<p style="text-align: justify;">Dati del genere sono ben lungi dall’essere conclusivi, ma se non altro dimostrano quanto poco sappiamo dei migranti della nuova generazione, a dispetto di tanta retorica sul loro <strong>presunto “risveglio”</strong>. Se per molti versi la frattura generazionale tra la vecchia e la nuova generazione rimane tutta da dimostrare, non si possono perdere di vista le <strong>sfide comuni</strong> che i lavoratori migranti di nuova e vecchia generazione si trovano ad affrontare. Storie come quella di Peng Shuiyin ci ricordano come i giovani lavoratori che con le loro <strong>proteste</strong> hanno fatto notizia sui media di tutto il mondo la scorsa estate siano solamente una faccia della medaglia. Di fatto, alle loro spalle esistono altrettanti lavoratori di età più avanzata che necessitano delle stesse tutele e della stessa attenzione. Da questo punto di vista, Peng rappresenta il <strong>disagio di un’intera generazione</strong> che ha sì beneficiato delle riforme, ma ad un prezzo enorme.</p>
<p style="text-align: justify;">Allo stesso modo, il tragico gesto di Peng ci porta ad una riflessione più ampia sulla questione delle condizioni di lavoro nella “fabbrica del mondo”. Mentre i media di tutto il mondo concentrano la propria attenzione sulla Foxconn, un’azienda indubbiamente criticabile per le sue politiche manageriali e le condizioni di lavoro nei suoi impianti – basta pensare alla recente esplosione nell’impianto di Chengdu e all’altrettanto recente denuncia da parte dei media cinesi dello sfruttamento di stagisti reclutati tramite scuole professionali – bisogna fare attenzione a non perdere di vista i problemi strutturali relativi alle <strong>relazioni industriali</strong> nel contesto cinese. Le autorità cinesi da qualche anno stanno cercando di correggere la rotta, ma si trovano a scontrarsi con difficoltà imponenti su più fronti. Nel frattempo, ci saranno sempre persone come Peng, “danni collaterali” sulla strada verso la ricchezza e lo sviluppo.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #888888;">photo credits:</span> <a href="http://www.flickr.com/photos/21953266@N00/3417370721/" target="_blank">hunxue-er</a></p>
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		<title>Perse le tracce dell&#8217;avvocato Li Fangping</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Apr 2011 19:03:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cineresie</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[avvocati]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2011/04/Li-Fangping_432.gif"><img class="size-full wp-image-3486" style="margin: 6px;" title="Li-Fangping_432" src="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2011/04/Li-Fangping_432.gif" alt="" width="420" height="283" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Riceviamo e pubblichiamo la traduzione di una lettera fatta circolare nel pomeriggio di oggi, 29 aprile 2011 da Lu Jun, responsabile di <strong>Yirenping</strong>, una nota organizzazione della società civile di Pechino che si occupa di tutelare i diritti delle vittime di ogni tipo di discriminazione. In essa si denuncia la sparizione di Li Fangping, noto avvocato per l’interesse pubblico da anni attivo nel campo della lotta alla discriminazione, rapito da sconosciuti mentre usciva dall’ufficio di Yirenping.</p>
<blockquote>
<h2 style="text-align: justify;"><strong>L&#8217;avvocato per l&#8217;interesse pubblico Li Fangping è irrintracciabile</strong></h2>
<p style="text-align: justify;">Gentili colleghi, volontari, collaboratori e amici:</p>
<p style="text-align: justify;">vi scriviamo per mettervi al corrente del fatto che da oggi si sono perse le tracce di Li Fangping, consulente legale dell’organizzazione anti discriminazione Yirenping di Pechino e noto avvocato per l’interesse pubblico.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel pomeriggio di oggi, 29 aprile, l’avvocato Li Fangping è arrivato nella sede di Yirenping di Pechino per discutere un caso di discriminazione ai danni di un portatore di epatite B verificatosi nell’azienda di taxi “Grande Muraglia” di Baoding. Alle ore 17:15 circa, conclusasi la discussione del caso, l’avvocato Li ha abbandonato l’ufficio. Circa quindici minuti dopo abbiamo ricevuto una telefonata dai suoi famigliari, i quali ci avvertivano di aver appena ricevuto una sua telefonata con cui li avvertiva di essere stato prelevato da alcune persone mentre si trovava sotto l’ufficio. Stando al racconto dei famigliari, emerge che Li al telefono era molto agitato e che dopo poche parole la telefonata è stata bruscamente interrotta. Con ogni probabilità si tratta di un rapimento. In seguito abbiamo provato ripetutamente a raggiungere telefonicamente l’avvocato, ma non siamo mai riusciti a prendere la linea. I famigliari hanno già denunciato l’accaduto alla polizia.</p>
<p style="text-align: justify;">Li Fangping è uno degli avvocati per l’interesse pubblico attivi nel campo della lotta alla discriminazione più famosi in Cina. Da lungo tempo si occupa del diritto all’uguaglianza dei portatori del virus dell’epatite B, dei sieropositivi, degli emofiliaci, così come di altri gruppi sociali svantaggiati. Recentemente ha portato in tribunale per la prima volta in Cina un caso giudiziario contro la discriminazione legata all’AIDS, assistendo un giovane sieropositivo della provincia dello Anhui che ha denunciato i dipartimenti amministrativi responsabili dell’educazione. Questi l’avevano scartato dall’esame pubblico per diventare insegnante a seguito di un prelievo di sangue dal quale emergeva che era infetto dal virus dell’HIV. Dopo aver perso il processo di primo e secondo grado, il 25 aprile l’avvocato aveva presentato un nuovo appello alla procura provinciale dell’Anhui.</p>
<p style="text-align: justify;">Oltre a questo, l’avvocato Li Fangping si è occupato del primo caso cinese di violazione della privacy legato all’epatite B, del primo caso di discriminazione su base genetica, del primo caso sulle infrastrutture accessibili ai disabili e della vicenda delle trasfusioni infette di Gengtai nello Hebei. Inoltre, ha avviato il primo caso cinese contro un monopolio e ha pubblicato molte “lettere aperte di suggerimento dai cittadini” in cui proponeva di eliminare la discriminazione dei malati di epatite B, le differenze di trattamento tra cittadini rurali e urbani e tutta un’altra serie di problemi. L’attività che ha condotto nei tribunali nel campo dell’interesse pubblico ha ricevuto ampie lodi da parte del pubblico e i media nazionali hanno pubblicato migliaia di articoli su di lui.</p>
<p style="text-align: justify;">Nei casi di interesse pubblico cui ha preso parte, l’avvocato Li Fangping ha spesso assistito i deboli e gli oppressi nel denunciare potenti unità di lavoro (ad esempio grandi imprese, enti statali, dipartimenti governativi, etc). Pertanto, dal momento che molte di queste forti unità di lavoro nutrono del risentimento nei suoi confronti, siamo estremamente preoccupati che egli sia finito vittima di una qualche vendetta e temiamo fortemente per la sua incolumità personale. Speriamo che la denuncia dei suoi famigliari sia sufficiente ad attirare l’attenzione degli organismi della pubblica sicurezza, facendo sì che possa tornare al più presto sano e salvo a casa.</p>
<p style="text-align: justify;">Firmato: Lu Jun<br />
29 Aprile 2011</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>UPDATE: </strong>La sera di mercoledì quattro maggio Li Fangping ha fatto ritorno a casa. Lo stesso giorno è scomparso Li Xiongbin, un altro avvocato per l&#8217;interesse pubblico a suo tempo attivo nella <a href="http://www.cineresie.info/tempi-duri-ong-cinesi/">Gongmeng</a>.</p>
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