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Un paio di settimane fa una lavoratrice migrante sulla quarantina si è suicidata in una fabbrica di borse di Dongguan. Tra i clienti della fabbrica, grandi marchi occidentali. Invece di aprire un dibattito sulla questione morale dei grandi marchi stranieri, ci soffermiamo su un altro aspetto messo in luce da questa vicenda: la scomparsa dei migranti della prima generazione dal dibattito pubblico in Cina. Intenti a discutere della nuova generazione di lavoratori, non è che ci siamo dimenticati di loro?
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Riceviamo e pubblichiamo la traduzione di una lettera fatta circolare nel pomeriggio del 29 aprile del 2011 da Lu Jun, responsabile di Yirenping, una nota organizzazione della società civile di Pechino che si occupa di tutelare i diritti delle vittime di ogni tipo di discriminazione. In essa si denuncia la sparizione di Li Fangping, noto avvocato per l’interesse pubblico da anni attivo nel campo della lotta alla discriminazione, rapito da sconosciuti mentre usciva dall’ufficio di Yirenping.
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Forse non è proprio il momento migliore per mettersi a difendere i diritti degli animali in Cina. Anzi, sembra quasi che con la crescita del benessere e l’enorme diffusione degli animali da compagnia nelle città cinesi, il numero dei difensori dei diritti degli animali stia sorpassando quello dei difensori dei diritti della persona (specie fra i membri della classe medio alta che abita le grandi aree metropolitane del Paese).
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In Cina sono sempre più numerosi i lavoratori che decidono di ricorrere alla legge e allo sciopero per risolvere le proprie controversie, tanto che diversi commentatori hanno parlato di un vero e proprio “risveglio” operaio. Eppure, ridurre il tutto ad una pura “epifania” dei diritti è semplicistico, oltre che discutibile, visto che dinamiche ben più complesse sono all’opera nel plasmare la direzione dello sviluppo cinese. Ma cosa significa tutto questo per noi?
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Mentre l’Italia ha i suoi Marchionne a cui pensare, anche in Cina ci si interroga se i diritti dei lavoratori siano sacrificabili in nome del profitto dell’impresa. Merito tra l’altro della Huawei, un colosso globale dell’elettronica che recentemente ha fatto discutere per una nuova politica aziendale con cui ai dipendenti è stato chiesto di firmare un accordo in cui rinunciano “spontaneamente” ad alcuni diritti riconosciuti per legge. Il ritratto di una cultura aziendale “da lupi”.
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Negli ultimi giorni, ha suscitato un grande dibattito la chiusura del forum 1984 BBS, presumibilmente a causa del dibattito seguito all’assegnazione del premio nobel per la pace a Liu Xiaobo. Zhang Shiji, il webmaster del sito – fino a oggi una delle piazze virtuali più libere nel Web cinese – ha affermato che la chiusura è il risultato di forti pressioni esercitate del dipartimento di polizia della sicurezza nazionale di Pechino. A partire da questo fatto di cronaca, una riflessione sui BBS cinesi.
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Negli ultimi giorni due organizzazioni non governative basate a Shenzhen hanno pubblicato un rapporto sulla situazione degli internamenti psichiatrici in Cina. L’esame di un centinaio di casi accaduti negli ultimi anni sembra portare ad un’unica agghiacciante conclusione: se il sistema non cambia, chiunque può essere portato in manicomio con la forza. Perchè in Cina quello della tutela dei diritti dei malati mentali non è solo un problema medico, ma anche politico e giuridico.
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Il nuovo Xin Shiji Zhoukan si interroga sull’importanza delle demolizioni forzate. Lo spunto sono due episodi recenti: prima, la morte di un cittadino, immolatosi per difendere un edificio nella contea di Yihuang nel Jiangxi; poi, la sospensione degli abbattimenti nel villaggio di Baihutou nel Guangxi. Dopo che un funzionario di Yihuang ha dichiarato che senza gli abbattimenti forzati non esisterebbe la nuova Cina, ancora una volta divampa la polemica: alla fine prevarrà la logica dell’interesse pubblico o quella dei diritti individuali?
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Sui media internazionali negli ultimi giorni è stato tutto un susseguirsi di voci sulle sorti di Liu Xia, la moglie del premio Nobel Liu Xiaobo, apparentemente scomparsa nel nulla nelle ore successive all’annuncio della vittoria del marito. Casi del genere sono piuttosto frequenti in Cina, anche se quasi mai hanno una tale risonanza e spesso si risolvono nel giro di pochi giorni. Un commento su alcune delle prassi adottate dalle autorità cinesi per sorvegliare le persone “scomode”.
Attualità, Vignette »
Il No..Nobel? Io.. Io..non posso uscire per prendere il pre.. premio, non è che potreste versarmelo nel mio a… alipay? Il numero di conto è L.. L.. Liu Xiaobo, no no no, con un “L” soltanto…
Contesto: ne abbiamo sentito parlare tutti, Liu Xiaobo ha vinto il Nobel per la pace. Il nostro Li Xiaoguai lo immagina balbuziente per l’emozione mentre dal carcere chiede che il premio in denaro gli venga versato nel suo conto alipay (una sorta di paypal cinese). Sulla schiena, nella tuta da carcerato, il numero 1949, anno …







