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	<title>Cineresie.info &#187; hacker</title>
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		<title>Genesi della crociata 69</title>
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		<comments>http://www.cineresie.info/genesi-crociata-69/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 03 Jul 2010 10:17:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianluigi Negro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[hacker]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo scorso 30 maggio, il centro culturale dall’Expo di Shanghai 2010 è stato il teatro di alcuni scontri molto violenti che, oltre a infortuni tra alcuni turisti coreani e le stesse forze di polizia cinese, pare abbiano provocato anche un morto. Il motivo di tensione è legato ad un evento musicale malamente organizzato che ha avuto come protagonista una nota pop band coreana. Anche in questo caso sulla Rete ci sono stati degli strascichi rilevanti, come testimoniano le schermaglie tra hacker cinesi e coreani nei giorni successivi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2010/07/kpop_crowd_expo.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1522" title="kpop_crowd_expo" src="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2010/07/kpop_crowd_expo.jpg" alt="" width="585" height="390" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Lo scorso 30 maggio, il centro culturale dall’Expo di Shanghai 2010 è stato il teatro di alcuni <strong>scontri </strong>molto violenti che, oltre a infortuni tra alcuni turisti coreani e le stesse forze di polizia cinese, pare abbiano provocato anche un morto.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci si creda o no, il <em>casus belli</em> è stato scatenato da un concerto dei <strong>Super Junior</strong>, una delle pop band coreane più popolari in Asia che si è esibita durante l’Expo. Stando a quanto riportato da Baidu Baike (il corrispettivo di Wikipedia in Cina), gli organizzatori del concerto, tra cui anche il manager della band coreana, avrebbero promesso la vendita di <strong>5.000 biglietti</strong> la metà dei quali sarebbe stata riservata ai turisti coreani. Il giorno del concerto quasi 5.000 fan, la maggior parte dei quali coreani, si sono recati in biglietteria scoprendo che in realtà i tagliandi a disposizione erano poco più di <a href="http://www.thestandard.com.hk/news_detail.asp?pp_cat=10&amp;art_id=98794&amp;sid=28424926&amp;con_type=3" target="_blank">500</a>. Il sospetto che si sia trattato di una bufala studiata solo per attrarre turisti ha scatenato un vero e proprio putiferio. Dal blog <a href="http://shanghaiist.com/2010/05/31/korean_pop_group_super_juniors_conc.php" target="_blank">Shanghaiist</a>.com si viene a sapere che in un post sul popolare forum Tianya si è accennato anche alla morte di una ragazza, notizia smentita dal quotidiano <em><a href="http://www.zaobao.com/wencui/2010/05/hongkong100531f.shtml" target="_blank">Lianhe Zaobao</a></em> ma riportata come vera del quotidiano Apple Daily, anche attraverso <a href="http://www.thestandard.com.hk/news_detail.asp?pp_cat=10&amp;art_id=98794&amp;sid=28424926&amp;con_type=3" target="_blank">questo video</a>. Altre fonti sostengono che le persone ferite superino il centinaio. Ulteriori episodi incresciosi e incidenti sono stati puntualmente riportati da <a href="http://globalvoicesonline.org/2010/06/09/china-ongoing-online-jihad-against-korean-pop-fans/">Global Voices</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">La diatriba ha avuto, e continua ad avere, degli strascichi, tant’è che, nonostante il silenzio dei media cinesi, si è scatenata una vera e propria <strong>diatriba </strong>sul Web, partita da un altro post sullo stesso forum Tianya. Vi si legge:</p>
<blockquote><p>“[fan coreani], credete che volontari [dell’Expo] e forze dell’ordine non abbiano anche loro dei fan dalla loro parte?! vi permettete di sputare ma io avrei voglia di ripulirvi dal kimchi presente nel vostro cervello”.</p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">La stessa notte del 31 maggio, il sito web della pop band è stato colpito da un attacco hacker proveniente dalla Cina. Tra le altre cose, il manager dei Super Junior è stato accusato di calunnia. La tensione è ulteriormente cresciuta in seguito alla riapertura del sito del gruppo coreano, e in particolar modo, dopo la pubblicazione di messaggi di fan coreani e cinesi che si scusavano con i loro beniamini per lo spiacevole episodio dell’Expo.</p>
<p style="text-align: justify;">Proprio da quest’ultimo episodio è nata la così detta <strong>Crociata 69</strong>, iniziativa promossa da un gruppo di hacker cinesi che hanno  come finestra di comunicazione due siti di gaming on line molto popolari in Cina e che sta lievitando a vista d’occhio sul Web:</p>
<blockquote><p>“Alle 7 del mattino del 9 giugno, riuniremo tutti gli utenti patriottici di Baidu, MOP, Tianya, Sohu, Sina, Tencent, Renren, dell’Associazione degli Haker, degli Haker Rossi e dei vari forum militari combattenti… per farli partecipare alla nostra lotta!!! Abbiamo bisogno di questo tipo di persone al nostro fianco. Speriamo di vederti con noi. La così detta guerra consiste nel creare post e commenti che possano ostruire i normali servizi dei siti prescelti”.</p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">Come riportato da <a href="http://zonaeuropa.com/201006a.brief.htm#022" target="_blank">Zonaeuropa</a> e <a href="http://www.chinahush.com/2010/06/11/69-jihad-incident-chinese-internet-users-holy-war-against-korean-pop-fans/" target="_blank">China Hush</a>, la cyber guerriglia è stata molto intensa sia sul fronte coreano che su quello cinese. La situazione è ulteriormente degenerata nel momento in cui il motore di ricerca cinese Baidu ha iniziato ad “armonizzare” tutti i risultati delle ricerche che indirizzavano a siti solidali o vicini alla Crociata 69.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra le azioni più eclatanti, possiamo citare l’identificazione del webmaster del sito dei Super Junior attraverso l’orami utilizzassimo<a href="http://appunticinesi.blogspot.com/2009/01/il-bene-e-il-male-nel-primo-processo-al.html" target="_blank"> motore di ricerca di carne umana</a> sul forum MOP; l’instabilità di molti forum ospitati da Baidu; l’attacco hacker al più grande sito di e-commerce coreano; l’inaccessibilità di Baidu e, addirittura, il<strong> reindirizzamento</strong> di Baidu su Google!</p>
<p style="text-align: justify;">Trattandosi di scontri virtuali c’è anche spazio per fomentare delle <strong>speculazioni </strong>e <strong>simbolismi</strong>: ad esempio, la crociata virtuale ha avuto inizio sul sito web del noto video game War of Warcraft che già qualche mese fa è stato utilizzato come <a href="../world-warcraft-virtuale-reale/" target="_blank">esempio</a> di libertà da parte del popolo della Rete cinese. La scelta del giorno 9 si riferisce invece agli oltre 9 milioni e mezzo di ragazzi che hanno sostenuto il <strong>goakao </strong>(l’esame di ammissione all’università) proprio in quel giorno.</p>
<p style="text-align: justify;">La scelta del sito ak588.org  utilizzato come spazio di comunicazione dagli hacker e attualmente oscurato, nasconde poi qualcosa di più sinistro dal momento che il sito web appartiene alla compagnia di gaming on line 178.com che, proprio in quel sito ha inserito tutte le istruzioni per effettuare il download di un suo prodotto. Non sarebbe la prima volta che in Cina dietro casi di hackeraggio si nascondano vere e proprie <strong>campagne </strong>di <strong>marketing</strong>, e il caso di<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Jia_Junpeng"> Jia Junpeng</a> dello scorso anno ne è la riprova.</p>
<p style="text-align: justify;">Sfortunatamente, non è nemmeno la prima volta che il Web cinese è teatro di azioni violente di hackeraggio promosse da una forte componente nazionalistica. Ironia della sorte, nel <a href="http://www.globaltimes.cn/www/english/features/metroshanghai/topnews/2010-06/540159.html">2008</a> fu un’altra band Coreana, i <em>Tohoshinki</em>, a scatenare un caso simile: i musicisti avevano inserito un video clip in cui veniva spinto a terra un fan cinese. Anche in quel caso i forum di Baidu furono presi d’assalto sia da giovani nazionalisti che da fan della pop band, arrivando a registrare 200 post al secondo per la durata di due ore.</p>
<p style="text-align: justify;">A distanza di due anni, ecco due episodi di un Web cinese ancora poco “armonioso”, anche se, forse, la mancata armonia dipende da chi e da come si legge.</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Google non ci sta (in Cina)</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Jan 2010 17:07:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianluigi Negro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[censura]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>
		<category><![CDATA[hacker]]></category>
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		<description><![CDATA[
Solidarietà di fronte agli uffici di Google Cn
Foto di  						Junyu Wang &#124; 王俊煜 

L’annuncio di Google di sospendere l’attività di filtraggio nella Repubblica Popolare Cinese ha scatenato una reazione davvero impressionante che si è sviluppata sui blog, sulle piattaforme di microblog e anche su molti siti internet di giornali nostrani.
Il motivo che ha spinto i quadri del motore di ricerca statunitense è da identificarsi in un attacco hacker proveniente dalla Cina e che aveva come obiettivo gli account di posta elettronica appartenenti ad esponenti di OGN, promotori dei diritti ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2010/01/google-solidarietà.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-161" title="google solidarietà" src="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2010/01/google-solidarietà.jpg" alt="" width="485" height="485" /></a></p>
<p style="text-align: right;"><span style="color: #808080;">Solidarietà di fronte agli uffici di Google Cn<br />
Foto di  						<a href="http://www.flickr.com/photos/wangjy/">Junyu Wang | 王俊煜 </a></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">L’annuncio di Google di sospendere l’attività di filtraggio nella Repubblica Popolare Cinese ha scatenato una reazione davvero impressionante che si è sviluppata sui blog, sulle piattaforme di microblog e anche su molti siti internet di giornali nostrani.</p>
<p style="text-align: justify;">Il motivo che ha spinto i quadri del motore di ricerca statunitense è da identificarsi in un attacco hacker proveniente dalla Cina e che aveva come obiettivo gli account di posta elettronica appartenenti ad esponenti di OGN, promotori dei diritti umani nello Stato di Mezzo e altre figure avverse alla propaganda di Pechino.</p>
<p style="text-align: justify;">La reazione è stata annunciata sul blog ufficiale dell’azienda di Mountain View ed ha sorpreso molti esperti di settore anche per i toni di certo molto accessi e, almeno ad una prima impressione, molto chiusi al dialogo.</p>
<p style="text-align: justify;">L’attacco hacker nei confronti di Google, così come la sua decisione, andrebbero tuttavia contestualizzati. Nei giorni scorsi, ad esempio, Baidu, il motore di ricerca più utilizzato in Cina, è stato anch’esso vittima di un duplice attacco hacker di cui uno generato nella stessa <a href="http://www.chinainternetwatch.com/531/chinese-hackers-retaliate-and-hacked-iran-website/">Cina continentale</a>, l’altro organizzato da hacker <a href="http://www.chinainternetwatch.com/523/baidu-hacked-by-iranian-cyber-army/">iraniani</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Coincidenze a parte, va sottolineato come la storia di Google in Cina abbia vissuto negli ultimi tempi dei forti contrasti con le autorità governative che hanno implicitamente agevolato il consolidamento di Baidu nel mercato cinese. Lo scorso luglio, il motore di ricerca statunitense è stato oscurato anche perché accusato di non soddisfare le richieste della così dette campagna <em>anti volgarità</em> e considerato colpevole per agevolare le ricerche di pagine web contenenti materiale pornografico. Alcune ricerche incrociate hanno successivamente messo in evidenza come Baidu sia molto meno affidabile nel contrastare la segnalazione di siti erotici on line.</p>
<p style="text-align: justify;">L’azione dei media ufficiali (la CTTV dedicò una puntata del programma 1+1 per analizzare l’evento) provocò un danno d’immagine all’azienda nonostante i numerosi post solidali di blogger cinesi. A distanza di pochi mesi un altro episodio chiave: le dimissioni del direttore di Google China: <a href="http://ingigi.blogspot.com/2009/09/li-kaifu.html">Li Kaifu</a>, a detta di alcuni, maturate dalla poca predisposizione della dirigenza dell’azienda statunitense a trattare circa le richieste del Governo Cinese.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure Google, proprio ieri, aveva pubblicamente formulato le <a href="http://ow.ly/VgCx">proprie scuse</a> nei confronti degli scrittori cinesi in merito ad un’altra vicenda molto dibattuta, quella di Google Books in Cina, un’iniziativa che ha portato alla scansione di oltre 8000 opere letterarie appartenenti a più di 2600 scrittori cinesi. Proprio ieri, insomma, i dirigenti del famoso motore di ricerca avevano dato un’altra dimostrazione di saper scendere a compromessi nel mercato cinese.</p>
<p style="text-align: justify;">Forse anche tenendo conto di questo episodio molti cittadini cinesi sono rimasti profondamente colpiti. Attesati di solidarietà verso Google sono stati espressi su Twitter (nonostante il servizio sia oscurato in Cina, tuttavia sono stati identificati grazie all’hashtag <a href="http://search.twitter.com/search?q=%23GoogleCN">#googlecn</a>). Manifestazioni di affetto si sono registrate anche a Pechino nei pressi della sede del motore di ricerca dove alcuni studenti universitari hanno celebrato una sorta di funerale spargendo dei fiori. Singolare anche la reazione del dipartimento di Scienza e Teconologia dell’Università Tsinghua il quale <a href="http://twitter.com/zhiweimao/statuses/7698224986">dispone</a> un’autorizzazione ufficiale rilasciata dalla stessa università a tutti gli studenti che intendono portare dei fiori nei pressi dei quartieri generali di Google Cina, senza la quale si andrebbe incontro ad atto illegale.</p>
<p style="text-align: justify;">Accanto ai molti cittadini cinesi che manifestano la loro solidarietà occorre registrare che anche alcuni autorevoli osservatori occidentali, come Rebecca <a href="http://online.wsj.com/article/SB10001424052748704362004575000442815795122.html?mod=article-outset-box">MacKinnon</a> dalle pagine del WSJ e Geremy Goldkorn dalle pagine del <a href="http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2010/jan/13/google-china-censorship-firewall">Guardian</a>, apprezzano la coraggiosa scelta di Google.</p>
<p style="text-align: justify;">Etica a parte, non bisogna nemmeno dimenticare che dal 2006, anno in cui è entrato nel mercato cinese, Google è riuscito ad ottenere solo un terzo del mercato dei motori di ricerca. La concorrenza di Baidu è così marcata che i ricavi del motore di ricerca cinese sono il doppio di quelli ottenuti dal colosso di Mountain View che annovera tra i suoi consumatori principalmente un’utenza istruita composta solo da studenti e colletti bianchi, limite che deriva da un marchio non del tutto affermato. Eppure i margini di crescita sembravano comunque garantiti da un parco ingegneri molto valido e dal sempre più promettente mercato della telefonia mobile.</p>
<p style="text-align: justify;">L’impressione è che la scelta di Google derivi anche (forse saprebbe più opportuno dire soprattutto) da interessi economici e strategici come fanno notare <a href="http://www.techcrunch.com/2010/01/12/google%E2%80%99s-china-stance-more-about-business-than-thwarting-evil/?utm_source=twitterfeed&amp;utm_medium=twitter&amp;utm_campaign=Feed%3A+Techcrunch+%28TechCrunch%29&amp;utm_content=Twitter">Sarah Lacy su TechCrunch</a> e <a href="http://neteffect.foreignpolicy.com/posts/2010/01/13/doubting_the_sincerity_of_googles_threat">Evgeny Morozov su Foreign Policy</a> (link suggerito da <a href="http://twitter.com/caracina">Tommaso Facchin</a>).</p>
<p style="text-align: justify;">A tal proposito sarà interessante vedere la ricaduta di questa scelta sulle decisioni di altri colossi del Web (ma non solo, e conseguentemente il rapporto tra OGN, promotori di diritti umani e altre figure “ostili” a Pechino) in relazione alla disponibilità a scendere a compromessi con le autorità. A tal proposito è forse un caso che lo scorso 26 dicembre Bing abbia usato una foto del mausoleo di Mao come sfondo della sua home page?</p>
<p style="text-align: justify;">Tra le varie considerazioni, vale la pena riproporre un tweet di <a href="http://twitter.com/kaifulee">Li Kaifu</a> che lamenta come “un capitano non può abbandonare i suoi impegni, nemmeno se la nave sta affondando”, e quello di <a href="http://twitter.com/KaiserKuo">Kaiser Kuo</a>, secondo il musicista dei Tang Dynasty, i media occidentali sostenitori pur sostenendo di Google nell’abbandonare la Cina dovrebbero considerare anche la situazione degli utenti cinesi.</p>
<p style="text-align: justify;">Intanto diverse fonti sostengono che da oggi, grazie a Google, è possibile visualizzare siti internet inerenti agli scontri di Tiananmen, al movimento religioso del Fanlungong così come ai siti web vicini al Dalai Lama. Sarà interessante conoscere come reagiranno a questa drastica decisione gli organi ufficiali; al momento molti siti d’informazione ufficiali tacciono, anche se l’agenzia di Stampa Nuova Cina sembra aver riconosciuto ufficialmente l’entità dell’evento.</p>
<p style="text-align: justify;">In ogni caso gli sviluppi avranno conseguenze di storico rilievo.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #808080;">Fonti e approfondimenti</span></p>
<ul style="text-align: justify;">
<li><span style="color: #808080;">Il post ufficiale di Google. <a href="http://googleblog.blogspot.com/2010/01/new-approach-to-china.html">A new approach to China</a></span></li>
<li><span style="color: #808080;"><a href="http://www.cinaoggi.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=2061:sulla-chiusura-di-google-in-cina-le-prime-reazioni-la-diretta&amp;catid=2:attualita-in-cina&amp;Itemid=2">Google vs Cina le prime reazioni</a> (Cina Oggi)</span></li>
<li><span style="color: #808080;"><a href="http://www.googlebacktochina.com/">Googlebacktochina </a>(un sito creato per l’occasione con alcuni commenti illustri tra cui quello del famoso blogger Keso)</span></li>
<li><span style="color: #808080;"><a href="http://www.chinahush.com/2010/01/13/gmail-security-breach-want-some-proof/">Gmail security brach, want some proof?</a> (China Hush)</span></li>
<li style="text-align: justify;"><span style="color: #808080;">Altro <a href="http://chinadigitaltimes.net/2010/01/e-mail-breach-has-google-threatening-to-leave-china/">insieme di link</a> sull’argomento proposti dall’autorevole CDT</span></li>
</ul>
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