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	<title>Cineresie.info &#187; miniere</title>
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		<title>Pozzi ciechi</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Dec 2009 20:15:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivan Franceschini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[film]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.flickr.com/photos/26073312@N08/3404795767/" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-86" src="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2010/01/blind-shaft.jpg" alt="" width="327" height="445" /></a>&#8220;Pozzo cieco&#8221; (<em>mang jing</em>) è il titolo di uno dei film cinesi più belli degli ultimi anni, uno dei tanti capolavori del cinema orientale che purtroppo non sono mai arrivati al pubblico italiano. I protagonisti di questa sconvolgente storia, opera prima di Li Yang, sono due semplici lavoratori migranti, persone allo sbando che farebbero qualunque cosa pur di guadagnare qualche soldo. Sullo sfondo dell&#8217;industria mineraria della Cina settentrionale &#8211; gran parte del film è stata girata a settecento metri di profondità al confine tra Shanxi e Hebei &#8211; essi si aggirano tra i disperati appena arrivati dalla campagna alla ricerca di un lavoro, tra i mercati della manodopera improvvisati ai bordi delle strade, di fronte alle vetrine dei bordelli. Quando trovano qualche giovane sufficientemente solo e sperduto, si fanno avanti con la loro storia: raccontano di avere conoscenze in qualche miniera dove c&#8217;è lavoro da fare e, fingendo buon cuore, convincono lo sprovveduto a fingere di essere un loro parente per poter essere assunto. Solamente una volta nelle profondità della terra essi rivelano la loro vera natura, uccidendo i &#8220;parenti&#8221; in finti incidenti e richiedendo sostanziosi risarcimenti ai padroni delle miniere.</p>
<p style="text-align: justify;">Storie simili sembrano assurde, eppure nella Cina di oggi a volte capitano davvero. Proprio in questi giorni sui media cinesi si sta discutendo di quanto avvenuto a Daye, una remota contea della provincia dello Hubei. Stando a quanto riferito dal <a href="http://www.cqwb.com.cn/webnews/htm/2009/12/27/355175.shtml">Chongqing Wanbao</a>, lo scorso 21 novembre un uomo di nome Wu Guji aveva presentato un proprio compaesano di nome &#8220;Huang Suoge&#8221; per un lavoro in miniera ma, trascorsi appena due giorni, quest&#8217;ultimo era misteriosamente morto nelle profondità del pozzo. Qualche giorno dopo, tre persone erano arrivate nella miniera presentandosi come parenti del defunto e, dopo lunghe trattative, avevano raggiunto un accordo con il management della miniera per un risarcimento di duecentomila yuan (l&#8217;equivalente di circa ventimila euro). La dinamica dell&#8217;incidente tuttavia non aveva convinto la polizia locale e apposite indagini erano state avviate nella contea di Leibo nella provincia del Sichuan, il luogo d&#8217;origine delle persone coinvolte. Così si era scoperto che &#8220;Huang Suoge&#8221; effettivamente era una persona reale, ma era morto suicida più di due anni prima.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Questa storia ha scoperchiato un vaso di Pandora. I poliziotti di Daye inviati a Leibo infatti hanno scoperto dai propri omologhi locali che a partire dal 2007 le autorità di ben nove provincie erano arrivate sul posto per condurre indagini su almeno diciassette casi analoghi. A quanto pare, contadini provenienti da una contea dei dintorni avevano scoperto per primi l&#8217;efficacia di questo inganno sperimentandolo di persona in una miniera della provincia del Fujian e una volta rientrati nei loro villaggi natali ne avevano parlato con i compaesani. La voce era arrivata fino a Leibo, un&#8217;area di montagna povera ed arretrata, e alcuni avevano deciso di imitare i vicini per arricchirsi. Il punto in comune delle vittime, si è scoperto, stava nel fatto che in tutti i casi si trattava di disabili con problemi mentali, incapaci persino di ricordare il proprio nome, per non parlare del proprio luogo d&#8217;origine. Questi ultimi venivano &#8220;allevati&#8221; in appositi capanni, sfruttati all&#8217;occorrenza per i lavori più pesanti e umili, rivenduti per pochi spiccioli proprio come degli animali. I locali li chiamavano <em>wazi</em>, un termine traducibile come &#8220;infanti&#8221;. Adescare con il cibo i ritardati dei dintorni e poi rivenderli come schiavi era diventata una vera e propria professione per alcuni abitanti del posto.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo ha ricordato all&#8217;opinione pubblica cinese <a href="http://news.sina.com.cn/c/sd/2009-07-22/092818272706.shtml">un caso</a> successo qualche mese fa a Jieshou, nella provincia dello Anhui. Allora trentadue persone con problemi mentali erano state salvate da due fornaci di mattoni clandestine dove erano tenute in schiavitù. Come avevo già avuto occasione di scrivere in un <a href="http://appunticinesi.blogspot.com/2009/05/due-anni-dopo-la-stessa-storia.html">altro post</a>, questi schiavi di età compresa tra i venticinque e i quarantacinque anni vivevano rinchiusi in un cortile, sorvegliati a vista da guardiani che non esitavano a ricorrere alla violenza per costringerli a lavorare oltre dieci ore al giorno, senza alcun salario che non fosse quella decina di yuan che di tanto in tanto veniva loro concessa per le spese personali. Niente di nuovo rispetto a quanto emerso nel celebre scandalo delle fornaci di mattoni clandestine della provincia dello Shanxi, scoppiato nell&#8217;estate 2007. Allora nell&#8217;arco di pochi mesi si era scoperto che la schiavitù dei disabili era un fenomeno endemico nelle campagne dello Shanxi, e si era lanciata una grande <a href="http://live.people.com.cn/note.php?id=555070810141900_ctdzb_009">indagine ufficiale</a> che aveva portato al salvataggio di 359 schiavi. Centoventuno di questi erano persone con problemi mentali.</p>
<p style="text-align: justify;">Storie del genere scatenano l&#8217;indignazione dell&#8217;opinione pubblica cinese. Un <a href="http://epaper.bjnews.com.cn/html/2009-12/28/content_48687.htm?div=-1">commento</a> pubblicato sul Xinjingbao di ieri titolava &#8220;Il degrado collettivo dell&#8217;uccisione dei disabili per i finti incidenti in miniera&#8221;. L&#8217;autore così analizzava la situazione: &#8220;Non possiamo semplicemente condannare la malvagità della natura umana. È ovvio come il sistema dovrebbe fungere da strumento per limitare la cattiveria dell&#8217;uomo, ma se coloro che dovrebbero garantire l&#8217;applicazione di questo sistema abbandonano la pubblica supervisione, questo equivale ad un ammiccamento verso i sediziosi, è come dire che perpetrare il male non comporta il pagamento di alcun costo troppo elevato. Il degrado alle spalle dell&#8217;uccisione dei disabili nei finti incidenti in miniera sta proprio in questo: stiamo pagando un prezzo per questo, nella morale, nella vita, nei diritti. Siamo disposti a continuare a sopportarlo?&#8221;. Come ha commentato <span style="text-decoration: underline;">un <a href="http://blog.tianya.cn/blogger/post_show.asp?idWriter=0&amp;Key=0&amp;BlogID=1746774&amp;PostID=21141615">blogger</a></span> su Tianya: &#8220;Le persone non devono solamente chiedersi: chi sono quei disabili che sono stati colpiti? Dopo che questi sono scomparsi, perché tra i loro parenti e tra i loro vicini nessuno si è chiesto che fine avessero fatto? Non è possibile evitare la tragica ammissione che forse essi non sono morti in incidenti di miniera fasulli, ma che sono deceduti a causa di un destino deciso molto prima dall&#8217;abbandono da parte della società&#8221;. Una società che, nonostante gli enormi passi avanti degli ultimi anni, rimane largamente insensibile ai bisogni dei più deboli, a quei &#8220;pozzi ciechi&#8221; che rimangono una condizione dello spirito ancora prima che luoghi fisici.</p>
<p style="text-align: justify;">
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