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	<title>Cineresie.info &#187; popolo della rete</title>
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		<title>Tutti parlano di Sina Weibo</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Dec 2011 08:28:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianluigi Negro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[popolo della rete]]></category>
		<category><![CDATA[web]]></category>
		<category><![CDATA[weibo]]></category>

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		<description><![CDATA[Si è già scritto molto sull’importanza di Sina Weibo, la piattaforma di microblog più popolare in Cina, vera e propria arena in cui si sono sviluppati i più importanti casi mediatici degli ultimi anni. Ma quali sono le ragioni alle spalle della straordinaria crescita di un servizio che poco più di due anni fa stava muovendo i suoi primi passi? Cosa possiamo aspettarci per il prossimo futuro? Il ritratto di uno strumento che sta rivoluzionando il modo di intendere la comunicazione in Cina.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2011/12/weibo_cloud.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4899" title="weibo_cloud" src="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2011/12/weibo_cloud.jpg" alt="" width="571" height="452" /></a></p>
<p style="text-align: right;">photo credits: <a href="http://www.flickr.com/photos/anxiaostudio/5865152751/sizes/z/in/photostream/" target="_blank">anxiaostudio</a></p>
<p style="text-align: justify;">Si è già scritto molto circa l’importanza di <a href="http://www.weibo.com/" target="_blank">Sina Weibo</a>, la piattaforma di microblog più popolare in Cina, vera e propria arena in cui si sono sviluppati i più importanti <strong>casi mediatici</strong> degli ultimi anni. L’importanza di Sina Weibo, che recentemente ha festeggiato il traguardo dei <strong>250 milioni di utenti</strong>, è tale da far pensare che questo servizio presto supererà Twitter in termini di bacino di utenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure il successo di Sina Weibo è il frutto di un percorso avviatosi durante le celebrazione del <strong>ventesimo anniversario</strong> delle proteste di piazza Tiananmen. All’epoca si registrò una serie di <strong>oscuramenti temporanei</strong> che coinvolse la prima generazione di “cloni” cinesi di Twitter. Alcuni di essi tornarono ad essere accessibili dopo diversi mesi, altri, come lo stesso Twitter, ancora oggi rimangono inutilizzabili.</p>
<p style="text-align: justify;">Una seconda ondata censoria si è scatenata nell’estate del 2009 durante gli <strong>scontri nello Xinjiang</strong> quando tutti i servizi di microblog furono chiusi. Ironia della sorte, in quel periodo lo scenario appariva molto vivace e competitivo, lo stesso Twitter infatti iniziava a confrontarsi con servizi locali quali <strong>Fanfou</strong>, servizio bloccato una settimana dopo gli scontri di Urumqi, e <strong>Digu</strong>, il sostituto di Fanfou nei novantanove giorni in cui quest’ultimo non è stato accessibile per “aggiornamento dei server”. Da annotare anche il temporaneo oscuramento di <strong>Zousa</strong>, probabilmente il sito graficamente più simile a Twitter, così come la definitiva chiusura di <strong>Jiwai.de</strong> il primo servizio di microblog in Cina.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Charles Chao e la sua creatura</h2>
<p style="text-align: justify;">Fu proprio in questo vuoto, nel luglio del 2009 che Charles Chao, presidente di Sina confermò la fine dei lavori per <a href="http://www.forbes.com/global/2011/0314/features-charles-chao-twitter-fanfou-china-sina-weibo.html" target="_blank">Pengyou</a> una piattaforma social, per far spazio a un nuovo progetto, un nuovo servizio di microblog da lanciare proprio nel momento in cui le autorità sembravano preoccupate più che mai per i rischi politici che sarebbero potuti scaturire da realtà del genere.</p>
<p style="text-align: justify;">Fu così che, nell’agosto del 2009, <strong>Sina Weibo</strong> fu inaugurato. Dopo pochi mesi, il nuovo servizio veniva identificato come nuovo fenomeno dell’internet cinese dal “<a href="http://english.peopledaily.com.cn/90001/90776/90882/7246031.html" target="_blank">2010 Annual Report on China Microblogging</a>” pubblicato dal Public Opinion Research Laboratory dell’Università Jiaotong di Shanghai. A parte Sina Weibo, il <strong>fenomeno dei microblog</strong> in Cina attirò l’attenzione dei media ufficiali tanto che, secondo un altro rapporto pubblicato nel 2010 dal China Youth Daily, il 93,3% dei soggetti intervistati aveva indicato che i microblog avevano cambiato loro la vita; l’87% aveva rilevato che accedeva al servizio solo per sapere cosa la gente pensava circa eventi o notizie di dominio pubblico e per poterle poi commentare; il 62,5% infine lo utilizzava esclusivamente per ritrovare persone scomparse e attività pubbliche simili lanciate dagli stessi servizi di microblog.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Una crescita inarrestabile</h2>
<p style="text-align: justify;">Ad appena due mesi dalla sua inaugurazione ufficiale, Sina Weibo contava già un milione di utenti. Dopo otto mesi, nell’aprile del 2010, i suoi utenti erano dieci milioni, mentre nell’ottobre dello stesso anno il numero sarebbe schizzato a cento milioni di utenti. La crescita della piattaforma continua incessante ancora oggi tanto che Ali Yong, un manager dell’area marketing, ha rilevato che la media è di dieci milioni di nuovi utenti al mese. Al momento, i cosiddetti “<strong>account certificati</strong>” sono sessantamila, un dato particolarmente significativo poiché indicativo di una delle strategie portanti di Sina Weibo, che fin dai primi mesi ha cercato di <strong>coinvolgere star</strong>, celebrità, cantanti, personaggi famosi nel mondo dei media e dell’economia in modo da attirare l’attenzione di milioni di utenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Il vuoto lasciato da potenziali competitor ha costituito un vantaggio non da poco nella fase di lancio del servizio. A distanza di mesi è possibile sostenere che Sina Weibo è senza ombra di dubbio il leader di settore. Secondo <a href="http://www.slideshare.net/sinocismblog/way-of-the-weibo" target="_blank">un rapporto</a> pubblicato dall’agenzia di consulenza RedTech Advisors, Sina Weibo è usato dal 57% dei microblogger in Cina e sulla sua piattaforma si sviluppa l’87% dell’attività di microblog dell’intero paese. L’unico competitor credibile è <strong>Tencent Weibo</strong> con un 21% di microblogger cinesi e un 9% di utenti attivi. Fra gli altri servizi è tuttavia opportuno ricordare quelli offerti da grandi portali come Sohu e Netease, così come quello di Baidu, il motore di ricerca più utilizzato in Cina, che ha provato con scarsi risultati a sviluppare la propria piattaforma di microblog, come dimostra l’esperienza di <strong>Baidu Shuoba</strong>, chiuso l’8 agosto 2011. Altre interessanti esperimenti sono quelli condotti dai media ufficiali: nell’aprile 2011 Xinhua ha inaugurato <strong>Xinhua Weibo</strong> mentre il Weibo del Quotidiano del popolo, il <strong>Renmin Weibo</strong> è operativo dal 1 febbraio 2010.</p>
<p style="text-align: justify;">Sebbene il numero di competitor continui ad aumentare, la crescita di Sina Weibo sembra inarrestabile. Nell’annunciare <a href="http://news.imeigu.com/a/1303874200787.html" target="_blank">i risultati finanziari</a> del secondo quadrimestre del 2011, l’amministratore delegato di Sina, Charles Chao, ha confermato che “Weibo.com è riconosciuto come un fenomeno online anche grazie ai suoi contatti online che hanno recentemente superato i duecento milioni”. Al fine di celebrare questo sorprendente successo, Sina ha deciso di far proiettare il <a href="http://technode.com/2011/08/23/2-years-old-200-millions-users-and-sina-weibo-is-on-nasdaq/" target="_blank">proprio logo</a> sullo <strong>schermo del NASDAQ</strong> allegando un saluto “condividi la felicità con duecento milioni di persone qui”, come a dire che il soft power tanto citato dai discorsi e dalle direttive ufficiali trova seguito anche nelle dinamiche meno istituzionali (e talvolta pure fuori confine).</p>
<p style="text-align: justify;">Il 19 settembre 2011 Charles Chao ha dichiarato che gli utenti di Sina Weibo supereranno presto quelli del portale Sina. Secondo <a href="http://news.ichinastock.com/2011/09/sina-weibo-beats-netease-in-alexa-traffic-rank/" target="_blank">le statistiche</a> proiettate da Alexa, Sina Weibo è il settimo sito internet più visitato in Cina. L’importanza di Sina Weibo come media mainstream è poi confermata da un <strong>flusso di informazioni</strong> che equivale a 750 milioni di news al giorno, dato che, sempre secondo Charles Chao, è destinato a crescere nei prossimi mesi.</p>
<h2 style="text-align: justify;">I microblogger cinesi, un ritratto</h2>
<p style="text-align: justify;">Un rapporto pubblicato dalla Beijing Association of Online Media nell’agosto 2010 ha fornito un <strong>identikit degli utenti</strong> di Sina Weibo: la categoria più seguita è quella degli amici reali o dei compagni di classe (61,5%), seguita dagli amici conosciuti online (49,2%), dalle celebrità (48,4%) e dai professionisti (35,7%). Gli utenti di Sina Weibo sono giovani: il 36,4% ha un’età che va dai 18 ai 25 anni; il 30,2% dai 26 ai 30 anni. Interessante notare anche il livello d’istruzione: il 24,4% è composto da studenti iscritti al corso di laurea triennale, il 23,5% da studenti del college, l’11,4% ha una formazione tecnica, l’8,3% sono studenti iscritti a master o con un livello di istruzione superiore. Per quanto concerne il potere d’acquisto, va rilevato come esso sia abbastanza contenuto: il 36,1% dispone di un salario dai 3.000 ai 4.900 yuan; il 21,9% dispone dai 1.000 ai 2.999 yuan mensili, mentre il 15,3% può spendere meno di 1.000 yuan al mese.</p>
<h2 style="text-align: justify;"><strong>Dal computer ai cellulari</strong></h2>
<p style="text-align: justify;">Come già accennato, lo sviluppo di Sina Weibo dipende da diversi fattori, uno dei quali è lo stato dello sviluppo del mercato della <strong>telefonia mobile</strong>. Attualmente, il PC è considerato il mezzo più popolare per accedere alle piattaforme di microblog (69,1%), mentre la telefonia mobile si attesta appena al 7%, ma vi è anche un 23,4% che usa entrambi i mezzi. Durante un’intervista rilasciata lo scorso aprile durante la Global Internet Conference a Pechino, il presidente di Sina si è soffermato sull’importanza del mercato della telefonia mobile: “Nel 2010 la vendita degli smartphone e dei tablet in Cina supererà i 200 milioni di pezzi. Le <a href="http://tech.gmw.cn/2011-05/07/content_1931378.htm" target="_blank">nostre previsioni</a> suggeriscono che alla fine del 2012 ci saranno 600 milioni di dispositivi con accesso mobile ad Internet e che entro il 2013 ci saranno più utenti di internet mobile che di PC”.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Malumori e perplessità</h2>
<p style="text-align: justify;">Ovviamente Sina Weibo ha le caratteristiche principali proprie di una piattaforma di microblog. Si tratta infatti un <strong>sistema ibrido</strong> in cui è possibile sviluppare sia una trasmissione di informazioni che una comunicazione interattiva. Tali caratteristiche hanno permesso a Sina Weibo di diventare una delle più attendibili fonti di informazione per molti utenti cinesi. Secondo il rapporto <a href="http://www.chinadaily.com.cn/china/2011-03/26/content_12230674.htm" target="_blank">Internet Real Time Public Opinion</a> pubblicato dalla Communication University di Pechino nel marzo del 2011, le piattaforme di microblog come Sina Weibo sono la terza risorsa di informazione più importante in Cina. Nel frattempo alcuni media ufficiali hanno iniziato a valutare i possibili <strong>usi impropri</strong> del microblog, mettendo in luce il rischio che i questi strumenti favoriscano la diffusione di notizie infondate sul web. Il 14 agosto del 2011 dalle pagine del <a href="http://www.globaltimes.cn/NEWS/tabid/99/ID/670846/Crusade-against-rumor-marred-by-cyber-polarization.aspx" target="_blank">Global Times</a> l’editorialista Wu Danhong ammoniva: “Forse sarebbe il caso che il governo si mobilitasse per evitare le voci infondate. La sicurezza di un’informazione attendibile è responsabilità del governo, sfortunatamente però le precisazioni fornite dal governo sono in ritardo e negligenti. La gente non ha più fiducia nel governo che tratta di questioni legate ad errori o alla stessa incompetenza delle autorità”.</p>
<p style="text-align: justify;">Oltre ai media ufficiali, malumori nei confronti di Weibo sono da individuare anche in <strong>gruppi “spontanei”</strong> (almeno all’apparenza) che denunciano la pericolosità della piattaforma di microblogging più popolare in Cina. Tra questi il più popolare è probabilmente l’Anti-rumor league (<em>piyao lanmeng,</em> di cui ha già scritto <a href="http://www.agichina24.it/repository/canali/ritagli-di-emma-lupano/notizie/il-39virus39-del-microblog-nasce-la-ldquolega-contro-i-rumorirdquo" target="_blank">Emma Lupano</a>), un movimento che, curiosamente, è attivo sullo stesso Sina Weibo con un proprio account e che si presenta come un “vigilante in cerca di verità con l’obiettivo di identificare e neutralizzare le bugie che si sviluppano nella sfera del microblog cinese”.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure secondo alcuni esperti di settore, la chiusura di Sina Weibo sembra essere poco realistica. Dalle pagine del suo <a href="http://blog.donews.com/keso/archive/2011/03/03/1583655.aspx" target="_blank">blog</a>, il noto esperto Keso (il cui vero nome è Hong Bo) sostiene che Sina Weibo rappresenta uno sbocco utile a tutti i cinesi che hanno bisogno di esternare i propri punti di vista ed emozioni. Uno sbocco visibile è sicuramente più sicuro di uno invisibile. Inoltre, non bisogna dimenticare che Sina Weibo è un servizio gestito da gente di fiducia agli occhi del Partito e che, aspetto da non sottovalutare, un blocco dello stesso potrebbe avere conseguenze notevoli per la <strong>stabilità sociale</strong>. Di fatto, il governo potrebbe usare Sina Weibo a proprio vantaggio, come si è avuto modo di constatare in occasione della <a href="http://online.wsj.com/article/SB10001424053111904279004576526293276595886.html" target="_blank">visita di Liu Qi</a>, membro del Politburo del PCC, lo scorso agosto ai quartieri generali di Sina Weibo. In quell’occasione egli aveva sostenuto che la piattaforma di microblog dovrebbe “implementare l’applicazione e la gestione di nuove tecnologie, così come mettere fine al proliferare di informazioni false”.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Quali prospettive?</h2>
<p style="text-align: justify;">Ad ogni modo Sina Webo continuerà a crescere anche nei prossimi mesi, cercando di focalizzare la propria strategia sulla telefonia mobile, ma non solo. Nell’aprile 2011, durante la terza Global Mobile Internet Conference tenutasi a Pechino, Chales Chao ha annunciato che Sina Weibo si svilupperà attraverso le tre direzioni del così detto<strong> “SOLOMO”</strong>, acronimo di <em>social</em>, <em>local</em> and <em>mobile</em>. In merito a questa evoluzione, è importante sottolineare che se il microblog inteso secondo gli standard occidentali rappresenta una piattaforma che si basa su relazioni deboli, Sina Weibo sembra differire da questo schema, in quanto mira a riflettere le relazioni che esistono nella vita reale.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella stessa circostanza, sempre Charles Chao ha rilevato che “piuttosto che uno scambio di informazioni, il microblog è da considerarsi relativamente debole nell’ambiente della comunicazione sociale, e il microblog sociale passa attraverso <a href="http://tech.gmw.cn/2011-05/07/content_1931378.htm" target="_blank">tre punti di snodo</a> che includono: il nodo della <strong>creatività</strong>, il nodo di <strong>collegamento</strong> tra utenti e in ultima istanza il nodo della <strong>&#8216;coda lunga&#8217;</strong>. Attraverso questi tre punti di snodo l’informazione ha la possibilità di agire come un’eccezionale comunicazione dalla copertura estesa. In virtù della sua capacità nel diffondere informazione, sarà il servizio più efficiente in termini di comunicazione di notizie”. Anche se, numeri alla mano, almeno in Cina, sembra già esserlo.</p>
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		<title>La morte di Jiang Zemin e il gatto di Schrödinger</title>
		<link>http://www.cineresie.info/la-morte-di-jiang-zemin-e-il-gatto-di-schrodinger/</link>
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		<pubDate>Thu, 07 Jul 2011 04:11:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivan Franceschini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[partito]]></category>
		<category><![CDATA[popolo della rete]]></category>

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		<description><![CDATA[Ormai è già qualche giorno che sul web cinese circola la voce della morte dell’ex presidente, l’ottantaquattrenne Jiang Zemin. La notizia non è confermata, ma il fatto che sui microblog cinesi il suo nome risulti “armonizzato” lascia supporre che la notizia abbia un fondo di verità, tanto che alcuni media di Hong Kong hanno già dato per certo il decesso. Uno sguardo ad alcune delle voci che in queste ore si rincorrono sul web in Cina, tra nostalgia, ricordi, ma soprattutto tanta ironia.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2011/07/poster-jiang-deng.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4133" title="poster jiang deng" src="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2011/07/poster-jiang-deng.jpg" alt="" width="580" height="407" /></a>Ormai è qualche giorno che sul web cinese circola la voce della <strong>morte dell’ex presidente</strong>, l’ottantaquattrenne <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Jiang_Zemin">Jiang Zemin</a>. Già lo scorso primo luglio, l’<a href="http://cmp.hku.hk/2011/07/02/13543/">assenza dell’anziano leader</a> in occasione della cerimonia per la celebrazione del novantesimo anniversario della fondazione del Partito aveva sollevato non pochi interrogativi sulle sue reali condizioni di salute, ma è stato solamente da martedì che in rete hanno cominciato a rincorrersi le voci secondo cui Jiang sarebbe <strong>deceduto in un ospedale militare</strong> della capitale. Il fatto che sui microblog cinesi il suo nome risulti “armonizzato” sicuramente lascia supporre il peggio, tanto che alcuni media di Hong Kong hanno già dato per certa la notizia della morte.</p>
<p style="text-align: justify;">Ansiosi di ricevere notizie ufficiali e impossibilitati a digitare i caratteri che compongono il nome dell’ex-presidente, i netizen stanno dando dimostrazione della loro consueta creatività, assegnando al “grande vecchio” una serie di <strong>soprannomi</strong>. Ecco allora che Jiang Zemin diventa “Hunan Lameizi” (湖南辣妹子), “<strong>ragazza piccante dello Hunan</strong>”, in riferimento ad una sua vecchia relazione extra-coniugale con una giovane cantante folk molto popolare negli anni Novanta. Oppure “<a href="http://www.youtube.com/watch?v=S01eyYGkKdo">too simple, sometimes too naive</a>”, citazione riferita ad una vecchia polemica in lingua inglese del 2000 che aveva visto Jiang <strong>dare in escandescenze</strong> di fronte ad una giovane giornalista di Hong Kong che gli aveva fatto una domanda molto critica sulle interferenze del governo centrale sulla situazione politica nell’ex colonia. Tuttavia, anche questi nomi stanno venendo bloccati uno dopo l’altro.</p>
<p style="text-align: justify;">Diversi netizen hanno deciso di ironizzare su questa nuova frontiera della censura. Molti hanno sollevato il paradosso del “<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Schr%C3%B6dinger%27s_cat_in_popular_culture">gatto di Schr<em>ö</em>dinger</a>”, reso popolare in Cina come nel resto del mondo dalla serie televisiva “<a href="http://www.google.it/url?sa=t&amp;source=video&amp;cd=3&amp;ved=0CDoQtwIwAg&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.youtube.com%2Fwatch%3Fv%3DHCOE__N6v4o&amp;rct=j&amp;q=schrodinger%20cat&amp;tbm=vid&amp;ei=gKkUTuOqH4TF8QO2hcD7Bw&amp;usg=AFQjCNGsFP4XQIIudkivlKUlqYlZ8OKdEA&amp;sig2=6b7LrqmpwiTl0OuJaXamLA&amp;cad=rja">The Big Bang Theory</a>”: in sostanza, come il <strong>gatto di Schrödinger</strong>, Jiang sarebbe allo stesso tempo vivo e morto.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2011/07/Schrodinger.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4127" title="Schrodinger" src="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2011/07/Schrodinger.jpg" alt="" width="214" height="312" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Su questa ambiguità giocano anche innumerevoli altri commenti. Riprendendo un’altra serie televisiva estremamente popolare, qualcuno commenta: “Come si spiega nell&#8217;ultima stagione di <strong>Lost</strong>, in due <strong>universi paralleli</strong> una persona può avere due status: da una parte può essere viva, dall&#8217;altra morta”. Altri invece ironizzano sulla formula ufficiale di “<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Una_Cina_due_sistemi">un paese, due sistemi</a>” (<em>yiguo, liangzhi</em>), coniata per descrivere lo status amministrativo particolare di Hong Kong: “Un paese, due sistemi: ci sono alcune persone che a Hong Kong sono morte, sul continente sono ancora vive”. Oppure, altri ancora citano un celebre verso di una poesia di <a href="http://baike.baidu.com/view/4045.htm">Zang Kejia</a>:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">E’ già morto a Hong Kong, ma non è ancora morto sul continente; è già morto su Twitter, ma non è ancora morto su Weibo. “Alcune persone sono già morte mentre vivono, alcune persone continuano a vivere anche quando sono morte”. Per quanto mi sforzassi, non sono mai riuscito a comprendere veramente questa poesia che ho studiato quando ero ancora a scuola. Oggi finalmente ho capito.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Alcuni scelgono di rievocare episodi topici della leadership del vecchio presidente, come ad esempio quando, alle Hawaii nel 1997, in occasione della <a href="http://archives.starbulletin.com/97/10/27/news/story1.html">cena di chiusura</a> della prima visita ufficiale negli Stati Uniti dai tempi di Tiananmen, aveva improvvisato un’<a href="http://v.youku.com/v_show/id_XMzYzMDg3ODg=.html">esibizione alla chitarra hawaiana</a> sulle note di “<strong>Aloha Oe</strong>”. Molti netizen ricordano con nostalgia questo episodio: “D&#8217;ora in poi a corte non ci sarà più nessuno che saprà suonare la chitarra. Per di più si trattava di una <strong>fottuta chitarra hawaiana</strong>, che tristezza”. Reazioni come la seguente non sono rare:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">Non conosco bene la situazione dietro alle quinte, ma mi pare che a parte le azioni eccessive nei confronti di quegli idioti del Falungong (cosa che comporta una discriminazione religiosa), per il resto era una persona abbastanza carina. Ad esempio, suonava la chitarra hawaiana, il pianoforte automatico, cantava l&#8217;opera di Pechino, metteva in mostra il suo inglese, si pettinava, esprimeva la sua rabbia, si fingeva autorevole, ma almeno era una persona con difetti, viva, sempre meglio di alcuni altri che hanno una faccia immobile.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">O ancora:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">Leader della moda degli occhiali dalla grande montatura nera, famoso amatore dell&#8217;opera di Pechino e delle canzoni folk, suonatore di pianoforte e cantante di canzoni russe e italiane, uno dei pochi chitarristi cinesi con chitarra hawaiana, amava viaggiare, intagliare timbri, praticava l&#8217;inglese e conosceva tante lingue, era uno degli inventori delle caramelle del marchio &#8220;coniglio bianco&#8221;. In questa giornata piovosa, la gente prova una grande nostalgia.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Questi elogi della sua spontaneità vanno letti in rapporto all’<strong>aspetto ingessato dell’attuale leadership</strong>, come si può intuire dall’immagine che segue:</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2011/07/Jiang-e-hu.jpg"><img class="size-full wp-image-4128 aligncenter" title="Jiang e hu" src="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2011/07/Jiang-e-hu.jpg" alt="" width="332" height="425" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Solamente domani o nei prossimi giorni sapremo se il gatto di Schr<em>ö</em>dinger uscirà o meno dalla scatola. Nel frattempo, il campo rimane aperto ad ogni speculazione sulla sorte di Jiang Zemin e su questo <strong>bizzarro silenzio</strong> che circonda la sua per ora presunta fine.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #888888;">Photo credits immagine iniziale: </span><a href="http://chineseposters.net/">Chineseposters.net</a></p>
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		<title>Lavoratori cinesi 2.0: un&#8217;intervista con Jack Linchuan Qiu</title>
		<link>http://www.cineresie.info/lavoratori-cinesi-2-0-unintervista-con-jack-linchuan-qiu/</link>
		<comments>http://www.cineresie.info/lavoratori-cinesi-2-0-unintervista-con-jack-linchuan-qiu/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 21 Mar 2011 03:37:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivan Franceschini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Voci]]></category>
		<category><![CDATA[lavoratori]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[popolo della rete]]></category>
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		<description><![CDATA[Dopo che la vicenda della “rivoluzione dei gelsomini” ha portato la stampa internazionale a versare fiumi d’inchiostro sulla presunta portata rivoluzionaria del web in Cina, vi proponiamo un’intervista a Jack Linchuan Qiu, docente dell’Università Cinese di Hong Kong e autore del volume “Working-Class Network Society” (The MIT Press, 2009). Una prospettiva originale sul potenziale della rete quale strumento di mobilitazione e aggregazione dei deboli e degli emarginati.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nell’ultimo periodo la vicenda della “rivoluzione dei gelsomini” ha portato la stampa internazionale a versare il consueto fiume d’inchiostro sulla presunta <strong>portata rivoluzionaria del web in Cina</strong>, una tesi che la reazione scomposta delle autorità cinesi non ha fatto altro che rafforzare. In maniera piuttosto curiosa, in quest’occasione il dibattito è ruotato non tanto attorno ai contenuti della mobilitazione – c&#8217;erano? qualcuno ne ha sentito parlare? – quanto piuttosto agli strumenti: prima ancora che i cittadini cinesi e il loro scontento, il grande protagonista di queste discutibili proteste è stato il web. Per cercare di comprendere da una prospettiva differente il potenziale della rete in termini di mobilitazione e organizzazione sociale dei deboli e degli emarginati, abbiamo rivolto alcune domande a Jack Linchuan Qiu, docente dell’Università Cinese di Hong Kong e autore del volume “Working-Class Network Society” (The MIT Press, 2009), uno studio sul rapporto tra i lavoratori cinesi e le nuove tecnologie per l&#8217;informazione e la comunicazione.</p>
<p style="text-align: center;"><em><a href="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2011/03/Linchuan_Qiu.png"><img class="size-full wp-image-3386 aligncenter" title="Linchuan_Qiu" src="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2011/03/Linchuan_Qiu.png" alt="" width="399" height="280" /></a><br />
</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Il suo libro si intitola “Working-Class Network Society”: cosa intende con questa definizione?</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;">La “working-class network society” è un’estensione dell’idea originale di “network society” elaborata da Manuel Castells. La “network society” si definisce come una forma di organizzazione sociale successiva al capitalismo o al mercato da un lato e al comunismo istituzionalizzato dell’Unione Sovietica dall’altro. Quando Castells ha iniziato a parlare di “network society” a metà degli anni Novanta, questo concetto era collegato soprattutto all’idea della “fine della storia”. Egli cercava infatti di concettualizzare il “network” come una nuova via al di là del conflitto istituzionalizzato tra capitalismo e comunismo. Tuttavia, poiché questa teorizzazione mancava di integrare l’aspetto del lavoro, ho pensato fosse necessario aggiungervi una componente di “network labour”. Castells originariamente parlava di una “network society” basata istituzionalmente su due pilastri: il “network State”, come l’Unione Europea, e la “network enterprise”, l’impresa transnazionale che supera i confini statali tradizionali.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>In Cina, come altrove, Internet è nato come un servizio d’elite, riservato ad una classe sociale “superiore”. Quando si è trasformato in uno strumento per la classe operaia?</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;">Nel mio libro descrivo l’evoluzione di Internet in Cina, soprattutto per quanto riguarda gli <strong>Internet bar</strong>. Se prendiamo in considerazione quello che erano gli Internet bar una decina di anni fa, ad esempio, ci rendiamo conto che allora questi luoghi erano pieni di persone con una laurea, un gruppo sociale con un reddito ben al di sopra della media. Se invece andiamo in un Internet bar oggi, sarà molto difficile incontrare persone di questo tipo, perché ora il locale sarà pieno di operai o lavoratori migranti. Questo cambiamento di Internet <strong>da tecnologia d’elite a tecnologia operaia </strong>è ancor più evidente se guardiamo ai telefoni cellulari. Tuttavia non si tratta solamente di una questione di diffusione delle tecnologie per l’informazione e le comunicazioni, non riguarda solo il fatto che Internet e i cellulari stanno diventando i primi mezzi di comunicazione personali a disposizione di queste persone. Le implicazioni sociali e politiche vanno ben oltre questo. Quando i lavoratori hanno accesso ad Internet, la maniera in cui si servono di questo strumento è molto particolare. Probabilmente essi non avranno un indirizzo e-mail, ma sicuramente avranno QQ. Se esaminiamo le statistiche ufficiali in materia di telefoni cellulari, scopriamo che i colletti blu hanno un tasso di penetrazione maggiore per quanto riguarda l’utilizzo di Internet su dispositivi mobili. Ma se facciamo un confronto con i manager che navigano in rete, questi probabilmente useranno Baidu e Google, mentre i loro dipendenti useranno quasi esclusivamente QQ. Per fare un altro esempio, alcuni giovani in aree remote usano il proprio cellulare soprattutto come lettore MP3. Queste sono alcune modalità di utilizzo di Internet e dei cellulari che non possono neanche essere immaginate dal tipo convenzionale di utenti della classe media. Quindi non si tratta solamente di diffusione tecnologica, quanto piuttosto di una vera e propria <strong>riappropriazione</strong> di queste tecnologie per adattarle allo stile di vita e ai bisogni informativi dei lavoratori cinesi.<em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Il mio fieldwork tra i lavoratori migranti ha confermato ancora una volta che pochi di questi giovani navigano su Internet per informarsi sull’attualità e, anche nei rari casi in cui lo fanno, leggono soprattutto notizie su celebrità e gossip. Nel suo libro lei cita un lavoratore migrante che dice: “Vorrei leggere più notizie, ma è difficile trovarne sui siti che conosco. Questi siti sono pieni di pubblicità e cose commerciali”. Perché è così?</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;">Indubbiamente i lavoratori vanno on line soprattutto per divertirsi o chiacchierare con gli amici. Eppure, è molto facile per la classe media, la classe superiore e il mainstream dire: “Guarda quei lavoratori migranti, navigano su Internet solo per divertirsi, non lo usano per informarsi perché la loro <em>suzhi </em>è troppo bassa, non sono abbastanza acculturati da riuscire a servirsene in una maniera realmente produttiva”. Questa è una visione molto distorta e piena di pregiudizio della maniera in cui i lavoratori usano le tecnologie per l’informazione e le comunicazioni. Dico questo per svariate ragioni, la più importante delle quali sta nel fatto che questa scelta di usare il web quasi esclusivamente per divertimento non è una decisione presa al livello “micro”, ove per “micro” intendo gli individui, i lavoratori migranti stessi.</p>
<p style="text-align: justify;">Non sono loro a determinare quali informazioni vengono messe a disposizione negli Internet bar che frequentano. Ci sono anche diversi macro-fattori da prendere in considerazione. Ad esempio, prima del 2002 gli Internet bar in Cina erano sottoposti al controllo del Ministero della pubblica sicurezza, la polizia, che aveva il potere di decidere cosa si poteva vedere e cosa invece doveva essere vietato. Oggi invece il principale decision-maker a livello nazionale è il Ministero della cultura. Oltre a questi regolamenti governativi, c’è poi il livello organizzativo intermedio dei manager degli Internet bar, che devono immaginarsi che cosa può garantire loro maggiori profitti. Ad esempio, prima del 1999 in Cina c’erano molti Internet bar i cui computer avevano <em>Anonymizer </em>come homepage iniziale. Non bisogna commettere l’errore di trascurare questo tipo di considerazioni politiche.</p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Come mai questa situazione è cambiata?</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;">Ciò che ha cambiato le dinamiche del web da un “chiunque voglia usare Internet è benvenuto” alla situazione attuale è il <strong>Falungong</strong>. Per ragioni come questa, non è possibile biasimare gli individui se poi vogliono solamente divertirsi. Certo, ci sono persone che vogliono altri tipi di notizie, specialmente in materia di occupazione, ma quando scoprono che queste informazioni sono insufficienti, inaccurate o persino false, anche loro finiscono per perdere interesse. Questo non è altro che un ulteriore modo per intrappolare gli utenti nella modalità d’uso di Internet e dei cellulare finalizzata al divertimento. Nelle prime fasi dello sviluppo di molte tecnologie per l’informazione e le comunicazioni della classe operaia, oltre al divertimento esistevano molti altri modi per usare Internet, ma queste possibilità sono state fatte fuori molto tempo fa.</p>
<p style="text-align: justify;">Per un esempio, basta pensare al <a href="http://www.nytimes.com/2004/12/16/international/asia/16china.html?ex=1103778000&amp;en=60c8d7cf37aa9969&amp;ei=5006&amp;partner=ALTAVISTA1">caso della UNIDEN</a>. Poche persone ne parlano ora, ma nel dicembre del 2004 in questa fabbrica giapponese di apparecchiature elettroniche che produceva soprattutto per Wal Mart ebbe luogo uno sciopero. Ciò che rende questo sciopero differente dagli altri è il fatto che allora i lavoratori si sono serviti ogni giorno dei blog per raccontare cosa stava accadendo. Scrivevano ogni giorno sui loro blog e alla fine lo sciopero si è trasformato in un vero e proprio evento. Tuttavia, dopo che il New York Times ha riportato quell’incidente, la polizia locale ha iniziato a chiudere tutti gli Internet bar nei dintorni e ad adottare sforzi sistematici per impedire ai lavoratori di utilizzare i blog. Questo è avvenuto ancora prima che la classe media iniziasse ad interessarsi dei blog – la maggior parte di loro iniziò ad aprire blog sul portale Sina VIP solamente nel 2005. Ciò dimostra che, anche prima di allora, i lavoratori si stavano già servendo attivamente di Internet per fini sociali e politici e che questa possibilità è stata istituzionalmente bloccata. Pertanto, per tornare alla tua domanda, sì, questi lavoratori navigano in rete soprattutto per divertirsi, ma questa non è una decisione che prendono esclusivamente da soli.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>C’è una certa letteratura che enfatizza il “potere di Internet in Cina”, per citare il titolo del <a href="http://www.amazon.it/Power-Internet-China-Activism-University/dp/0231144210/ref=sr_1_2?ie=UTF8&amp;qid=1300677677&amp;sr=8-2">libro di Yang Guobin</a> pubblicato un paio d’anni fa. Cosa pensa di Internet in quanto strumento per la tutela dei diritti dei lavoratori? È utile? È efficace? Può risolvere i problemi dei lavoratori?</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;">Sono d’accordo sul fatto che Internet ha un potere unico, ma non sono sicuro se questo potere sia efficace oppure no. Con “potere unico”, intendo che Internet e i telefoni cellulari stanno <strong>riempiendo un vuoto</strong>. Se guardiamo alle strategie tradizionali di <strong>mobilitazione</strong> operaia, i lavoratori o si possono appoggiare ai mass media oppure a forze politiche istituzionali come il Partito comunista e i sindacati. In Cina però questi attori sono inadeguati a ricoprire questo ruolo. Quindi chi organizzerà questo movimento operaio? Internet e i telefoni cellulari possono farlo in maniera quasi naturale. Tuttavia, non sono sicuro che si tratti di un potere efficace. Non penso che neppure Yang Guobin si spingerebbe al punto di affermare che qualunque cosa avvenga su Internet possa cambiare in maniera concreta la politica cinese. La maggior parte dei movimenti che egli descrive nel suo libro sono ciò che definirei incidenti “di classe media”, non hanno particolari caratteristiche “operaie”.</p>
<p style="text-align: justify;">Di fatto, la maggior parte dei casi che dimostrerebbero l’effettivo potere di Internet sono – o sono successivamente diventati – di <strong>classe media</strong>, come ad esempio i movimenti dei proprietari delle case, i movimenti ambientalisti e i movimenti contro la corruzione. Dobbiamo riconoscere che, poiché la sfida della classe operaia è notevolmente più grande di quella della classe media, i movimenti operai sono di gran lunga più dannosi ai fini di quella stabilità sociale che le autorità stanno cercando di mantenere. Di conseguenza, i lavoratori incontrano ostacoli maggiori a tradurre questo potere unico in un potere effettivo. Per la classe operaia, Internet è una forma unica di potere che solamente in determinate circostanze diventa effettiva, in particolare quando le loro rivendicazioni si trovano a <strong>coincidere</strong> con quelle della classe media e riescono ad ottenere il supporto di quest’ultima. Ma neppure in questo caso il successo è garantito.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Che ruolo ha giocato Internet nei disordini operai dello scorso anno?</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;">I media di Hong Kong hanno enfatizzato moltissimo il fatto che uno dei principali organizzatori dello <strong>sciopero della Honda</strong> si trovava nello Hunan, a centinaia di chilometri di distanza da Nanhai, ed è riuscito a coordinare la mobilitazione a distanza. Inizialmente questi lavoratori usavano QQ, ma in seguito si sono spostati su altri tipi di forum in rete, incluso cnworkers.org, un sito gestito dal sindacato ufficiale.</p>
<p style="text-align: justify;">In ogni caso, sono convinto che quest’enfasi mediatica in realtà sia ancora poco più che un pensiero speranzoso. In primo luogo, i media hanno descritto la maniera in cui i lavoratori erano costretti a spostarsi da un sito all’altro per riuscire a parlarsi, dal momento che i siti venivano chiusi uno dopo l’altro o monitorati, cosa di cui loro erano perfettamente consapevoli. Da ciò si può vedere chiaramente che usare Internet è come giocare a nascondino: essi dovevano scappare e in ogni caso non erano mai al di fuori della sfera controllata dalle autorità. Alla fine, se i lavoratori hanno avuto successo nell’organizzare lo sciopero alla Honda, questo è potuto avvenire perché <strong>gli è stato permesso di avere successo</strong>. È come la “rivoluzione di Twitter” in Iran due anni fa o questa “rivoluzione dei gelsomini” ora. La gente pensa “Oh, funziona!” e poi si dimentica che Internet e i cellulari – che certamente hanno giocato un determinato ruolo in questi eventi – sono solamente alcuni tra tanti fattori che hanno reso possibili i risultati finali.</p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>In seguito ai recenti eventi in Iran, Egitto, Tunisia ed anche in Cina, si è ravvivato il dibattito tra i cosiddetti “cyber-utopisti” (come <a href="http://www.shirky.com/">Clay Shirky</a>) e “cyber-realisti” (come <a href="http://neteffect.foreignpolicy.com/">Evgenij Morozov</a>). Cosa pensa del web come uno strumento “rivoluzionario” di cambiamento politico?</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;">Questo dibattito è stato al centro della ricerca sull’Internet cinese sin dall’inizio. Dipende tutto da come definiamo un <strong>movimento</strong> su Internet. Se usiamo una definizione più ampia, si può iniziare già con i fatti di Tiananmen del 1989. All’epoca la gente parlava di come queste nuove tecnologie, che allora includevano i fax e i nuovi network computerizzati, sarebbero state in grado di cambiare immediatamente la Cina. Nella prima generazione di persone che osservavano l’impatto politico di Internet in Cina, il <strong>cyber-utopismo</strong> era la scuola di pensiero nettamente dominante. Tuttavia intorno al 1999 sono emerse delle persone che hanno iniziato ad argomentare a favore del <strong>cyber-realismo</strong>. Quando guardiamo alla formazione dei forum on line cinesi, la discussione ruota attorno al nazionalismo &#8211; o patriottismo, a seconda dei punti di vista – contrariamente a quanto avrebbero previsto i cyber-utopisti. Tuttavia, nel caso cinese la tensione tra cyber-utopisti e cyber-realisti è antica. All’inizio stavo dalla parte dei realisti, ma rimango convinto del fatto che questa sia una tensione produttiva da mantenere in Cina. Se sei troppo utopista, non sarai mai in grado di realizzare alcun cambiamento sociale. Se sei troppo realista, otterrai il medesimo risultato. La strategia più efficace per garantire un cambiamento sociale sarebbe un utopismo radicato nella realtà, altrimenti non sarà mai possibile avere una qualche forma significativa e sostenibile di cambiamento. Per me questo rimane un dibattito ancora in corso.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2011/03/working_class_network.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-3394" style="margin-left: 8px; margin-right: 8px;" title="working_class_network" src="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2011/03/working_class_network.jpeg" alt="" width="199" height="295" /></a></p>
<p>Titolo: <strong>Working-Class Network Society</strong></p>
<p>Autore:  Jack Linchuan Qiu<br />
Editore: The Mit Press<br />
Pagine: 320<br />
Data pubbl.: 2009</p>
<p>Acquista su: <a href="http://www.amazon.com/Working-Class-Network-Society-Communication-Information/dp/026217006X" target="_blank">Amazon</a></p>
<p><em> </em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Chi ha paura della Rete?</title>
		<link>http://www.cineresie.info/funzionari-paura-rete-cinese/</link>
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		<pubDate>Thu, 17 Jun 2010 08:48:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianluigi Negro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[leggi]]></category>
		<category><![CDATA[popolo della rete]]></category>
		<category><![CDATA[web]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel corso degli ultimi giorni sono stati registrati alcuni episodi che hanno indotto ad individuare un certo stato di distensione nel controllo del Web cinese. Alcuni servizi come il sito di video sharing Vimeo, l’applicazione Hootsuite, così come il ripristino della connettività nello Xinjiang. Segnali di alleggerimento riscontrabili anche in un articolo pubblicato lo scorso 5 maggio dall’Agenzia di Stampa Nuova Cina in cui si faceva riferimento all’Internet fobia dei funzionari di Partito.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2010/06/party_officials.jpg"><img class="size-full wp-image-1326  aligncenter" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px;" title="IMG_9421" src="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2010/06/party_officials.jpg" alt="" width="500" height="337" /></a></p>
<h2><strong>Segnali di apertura nel web cinese? </strong></h2>
<p style="text-align: justify;">Negli ultimi giorni nel popolo della rete  si è registrato un certo stupore alla notizia che <a href="http://www.vimeo.com/" target="_blank">Vimeo</a>, il noto sito di video sharing, è nuovamente accessibile dalla Cina. Stessa reazione per <a href="http://hootsuite.com/" target="_blank">HootSuite</a> , altra applicazione che consente l’accesso a diversi social network, tra cui Twitter. Ed ancora, un ulteriore segno di distensione nel controllo del Web cinese va riscontrato nel pieno ripristino dei servizi Internet nello Xinjiang lo scorso 14 maggio, provincia in cui l’accesso alla Rete era stato totalmente bloccato in seguito agli ormai noti scontri dello scorso luglio. Anche qui la navigazione on line ha iniziato a tornare  verso gli standard nazionali a partire dallo scorso dicembre  seppur con un accesso limitato solo ad alcuni siti web come <em>Xinhua</em>, <em>Peolple’s Daily</em>, <em>Sina</em> e <em>Sohu</em>.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Una preoccupazione ufficiale</h2>
<p style="text-align: justify;">Forse siamo di fronte a una serie di <span style="color: #000000;">piccoli ma significativi segnali di alleggerimento della censura informatica</span>. Indizi che ho percepiti anche  da voci ufficiali che in teoria dovrebbero cercare di non palesare le criticità del partito.  Ad esempio lo scorso 5 maggio l’agenzia di stampa <span style="color: #ff6600;"><span style="color: #000000;"><em>Xinhua</em></span> <span style="color: #000000;">ha pubblicato un articolo</span> <span style="color: #000000;">dal titolo </span><em><span style="color: #000000;"> </span><span style="color: #000000;"><a href="http://news.xinhuanet.com/politics/2010-05/09/c_1281781.htm" target="_blank">Il 70% degli intervistati ritiene che i funzionari soffrano di “internet fobia”.</a></span></em></span><a href="http://news.xinhuanet.com/politics/2010-05/09/c_1281781.htm" target="_blank"><span style="color: #ff6600;"><span style="color: #000000;"> </span></span></a></p>
<p style="text-align: justify;">Il questionario intitolato &#8220;<em>L’internet fobia dei funzionari nella Cina Contemporanea&#8221;</em> è stato ospitato nei forum on line più importati del Paese, tra cui <em>Renminwang</em> e <em>Tencentwang</em>. Notevole è stato il riscontro da parte dei netizen: basti pensare che solo in tre giorni ben 5.943 utenti hanno partecipato al sondaggio. Il risultato del questionario on line è stato poi rinforzato da una analoga indagine dei giornalisti del <em>People’s Daily</em> che hanno intervistato altri 300 lettori tra politici e quadri di partito, permettendo così di ottenere un campione di <strong>6.243 intervistati</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco i dati più rilevanti del sondaggio:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Il <strong>70%</strong> degli intervistati ritiene che gli ufficiali della RPC soffrano di “Internet fobia”.</li>
<li>Il <strong>68%</strong> degli intervistati ritiene “la preoccupazione di esporre la negligenza lavorativa o cattive azioni può influenzare il lavoro futuro”; il <strong>28%</strong> è dell’idea che “la preoccupazione di esporre informazioni sulla vita privata possa condizionare la vita lavorativa quotidiana”</li>
<li>Un buon <strong>88%</strong> è convinto che l’internet fobia degli ufficiali governativi sia una “buona cosa” poiché in linea con lo sviluppo della società.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">L’articolo si sviluppa analizzando nel dettaglio questi tre dati e rilevando, ad esempio, come i funzionari che temono maggiormente la Rete sono quelli operanti a livello più basso, <strong>nelle contee</strong>, come dimostra il 47% dei trecento funzionari governativi intervistati. (Una panoramica più articolata la offrono le <a href="http://www.slideshare.net/cineresie/chi-ha-paura-di-internet" target="_blank">slides</a> a fondo pagina).</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò che ha maggiormente colpito la mia attenzione è <span style="color: #000000;">l’orientamento n</span>ei  confronti della regolamentazione della Rete<span style="color: #000000;"> espresso dai 300 funzionari intervistati. </span><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">Interrogati sulla via migliore per regolamentare il web,</span> </span>le risposte più frequenti  sono state:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>“creare      un meccanismo d’espressione libero garantendo il controllo tradizionale      sui canali aperti” (43%);</li>
<li>“rafforzare      un sistema giuridico che permetta alla Rete di monitorare quelle leggi che      gli utenti devono seguire e quelle regole che devono rispettare” (40%);</li>
<li>“implementare      il sistema della navigazione con i nomi reali” (10%);</li>
<li>“rafforzare      il controllo e il monitoraggio degli amministratori della Rete” (3%).</li>
</ul>
<h2>Legislazione surreale per giochi  on line e e-commerce</h2>
<p style="text-align: justify;">Come si può notare, vi è una forte richiesta di rafforzare il sistema legale atto a <strong>monitorare </strong>e regolamentare la Rete, una necessità che si consolida con il passare dei mesi ma che non riesce a trovare una posizione univoca e chiara. Alcune testimonianze di tale ambiguità sono state riscontrare proprio negli ultimi giorni.</p>
<p style="text-align: justify;">Ad esempio, lo scorso 31 maggio il Ministero della Cultura ha promulgato una nuova misura da inserire nel <em>Sistema di monitoraggio famigliare</em>: una regolamentazione che incoraggia i genitori a controllare le abitudini dei loro figli in relazione al gaming on line. La rivisitazione dello scorso 31 maggio impone alle aziende del gaming on line cinese di attenersi agli standard della legge entro la fine del 2010. Una disposizione che non farebbe certo scalpore se non fosse associata al così detto “<a href="http://www.ccnt.gov.cn/xxfb/xwzx/whxw/201005/t20100531_79731.html" target="_blank">Richiamo per l’appropriato gaming degli adolescenti</a>”, un testo siglato dalla Commissione di Supervisione dei Contenuti dei Giochi on line facente riferimento allo stesso Ministero della Cultura insieme ad altre due organizzazioni quali l’ &#8220;Associazione Web per gli adolescenti cinesi&#8221; (<em>zhongguo qingxiaonian wangluo xiehui</em>) e la <span style="color: #ff6600;"><span style="color: #000000;">&#8220;Commissione per l’Informazione Tecnologica nella Scuola Inferiore della Società Cinese dell’Istruzione</span><span style="color: #000000;">&#8220;</span></span> (z<em>hongguo jiaoyu xuehui zhongxiaoxue xinxi jishu jiaoyu xuehui</em>) con lo scopo specifico di ribadire il limite di <strong>20 ore settimanali</strong> di navigazione per gli adolescenti, il <strong>divieto </strong>di dedicarsi a giochi on line a <strong>contenuto violento</strong> e ai giochi di ruolo, (Massive(ly) Multiplayer Online Role-Playing Game). Il <em>Richiamo</em> è indirizzato anche alla navigazione dei bambini il cui tetto massimo di gaming on line è fissato a <strong>due ore settimanali</strong>, con una spesa di <strong>10 RMB</strong> al mese.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ evidente che si tratta di disposizioni assolutamente in contrasto con l’ormai consolidata industria del gaming on line cinese e decisamente <strong>inattuabili </strong>per la stragrande maggioranza di giovani netizen cinesi. Una ambiguità che renderà impossibile un’implementazione chiara ed efficace.</p>
<p style="text-align: justify;">Un altro settore che evidenzia una forte difficoltà di regolamentazione è quello dell’<strong>e-commerce</strong>. Dal prossimo primo luglio infatti entrerà in vigore la “<a href="http://politics.people.com.cn/GB/11754879.html" target="_blank">Regolamentazione </a>di gestione temporanea sul commercio di prodotti su Internet e le correlata Guida Linea al servizio” promulgata dall’Amministrazione Statale per l’Industria e il Commercio. L’effetto sarà quello di imporre una licenza che richiede una preventiva registrazione nominale a tutti gli utenti intenzionati a vendere dei prodotti on line. Pene dai <strong>10.000 ai 30.000 RMB</strong> sono previste per i trasgressori.</p>
<p style="text-align: justify;">La mole di burocrazia e annesse contraddizioni è ancora più rilevante se si pensa che l’utente sarà tenuto a conservare tutte le fatture più vecchie di due anni. Richieste a dir poco surreali per un settore, quello dell’e-commerce cinese, che ha raggiunto un giro d’affari pari ai 38,5 miliardi di US dollari.</p>
<h2 style="text-align: justify;"><strong>Leggi non scritte</strong></h2>
<p style="text-align: justify;">Sono consapevole che sarà pressoché impossibile testare con mano la veridicità della paura cui si riferiscono gli organi di stampa governativi, <span style="color: #000000;">tuttavia è interessante rilevare alcuni recenti fatti di cronaca, in particolare l&#8217;evento che si è tenuto lo scorso 26 maggio a Chongqing,  quando in città si sono riunite 42 aziende cinesi impegnate nel settore dei media on line</span>. Tra gli ospiti di spessore emergevano i quadri dirigenti di Sina, Sohu, Wangyi, Baidu, etc., che per l’occasione hanno firmato il cosiddetto <a href="http://news.sina.com.cn/c/2010-05-26/164420351417.shtml" target="_blank">Manifesto Rosso</a>, una dichiarazione congiunta rivolta alla <strong>promozione a livello mediatico di Internet</strong>, alla diffusione di prodotti dal contenuto eccellente e al miglioramento delle capacità creative individuali. Il tutto sottolineando il ruolo di una città come Chongqing e facendo riferimento allo <a href="http://baike.baidu.com/view/327183.htm" target="_blank">scoglio rosso</a>, simbolo distintivo della liberazione dai nazionalisti ad opera dell’Esercito Popolare di Liberazione nel 1949.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra le frasi pregne di <strong>retorica </strong>mi ha colpito quella di Li Shanyou, amministratore delegato del noto sito di video sharing <em>Ku6</em>, il quale, dopo aver speso delle parole in ricordo del martire comunista Liu Guozhi,<a href="http://news.sina.com.cn/c/2010-05-26/164420351417.shtml" target="_blank"> ammonisce</a> come “durante il periodo rivoluzionario le squadre che non avevano delle ferme convinzioni non potevano combattere, allo stesso modo oggigiorno chi non ha cultura, così come una squadra priva di valori, non può conseguire un successo”.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: line-through;"> </span><span style="color: #ff0000;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ciononostante, i</span> segnali di apertura di cui si scriveva all’inizio sono forse da leggere come un contentino agli attori del Web stranieri che dovranno iniziare a confrontarsi con una controparte autoctona più forte, anche fuori da confini nazionali, rispetto a qualche mese fa.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma c’è di più. Nell’ultimo<a href="http://www.cineresie.info/libro-bianco-internet-cinese/" target="_blank"> <strong>libro bianco</strong> </a>sulla situazione di Internet in Cina, pubblicato l’8 giugno dall’Ufficio d’Informazione del Consiglio di Stato, si legge questa dichiarazione:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">«proteggere la sicurezza di Internet è una parte importante della gestione di Internet in Cina, un requisito indispensabile per proteggere gli interessi dello Stato e del pubblico. Il Governo Cinese crede che Internet sia un’infrastruttura utile alla nazione. All’interno del territorio cinese Internet è regolamentata dalla giurisdizione della sovranità cinese».</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Come dire che l<em>’Internet fobia</em> di cui sopra sembra proprio essere un atteggiamento<strong> molto virtuale</strong> e basta.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: center;"><object id="__sse4524250" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="355" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowScriptAccess" value="always" /><param name="src" value="http://static.slidesharecdn.com/swf/ssplayer2.swf?doc=060610chihapauradiinternet2-100617043701-phpapp02&amp;stripped_title=chi-ha-paura-di-internet" /><param name="name" value="__sse4524250" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed id="__sse4524250" type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="355" src="http://static.slidesharecdn.com/swf/ssplayer2.swf?doc=060610chihapauradiinternet2-100617043701-phpapp02&amp;stripped_title=chi-ha-paura-di-internet" name="__sse4524250" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p style="text-align: left;"><em><span style="color: #808080;">foto credits:</span></em> <a href="http://www.flickr.com/photos/gozilla/4424825944/in/set-72157623474389119/" target="_blank">gozilla</a></p>
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		<title>Sorella disgrazia, due volte terremotata</title>
		<link>http://www.cineresie.info/sorella-disgrazia-terremotata/</link>
		<comments>http://www.cineresie.info/sorella-disgrazia-terremotata/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 28 Apr 2010 08:43:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommaso Facchin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[motore ricerca di carne umana]]></category>
		<category><![CDATA[popolo della rete]]></category>
		<category><![CDATA[terremoti]]></category>

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		<description><![CDATA[Li Jing è stata eletta dalla rete cinese la “figura più tragica” del terremoto che recentemente ha colpito la zona di Yushu, nel Qinghai. La donna, 35 anni, originaria del Sichuan aveva già perso la casa e il negozio nel sisma che interessò la provincia del Sichuan nel maggio 2008 causando 68 mila vittime. Commossi dalla sua storia i netizen cinesi le hanno espresso solidarietà nei forum on line e hanno messo in moto un motore di ricerca di carne umana per arrivare a rintracciarla.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><strong><span style="color: #000000;">Partono appelli in rete per trovare Li Jing, la donna dei due terremoti.<br />
</span></strong></p>
<p><a href="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2010/04/Wang-Chongchong_2.jpg"><img class="size-full wp-image-399  alignleft" title="Wang Chongchong" src="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2010/04/Wang-Chongchong_2.jpg" alt="" width="370" height="281" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Il destino non è stato tenero con Li Jing, coinvolta in entrambi i <strong>terremoti</strong> che hanno colpito la Cina negli ultimi due anni. Ma è questione di prospettive e la fortuna, dice lei, è quella di esser sopravvissuta due volte e di aver così tanta gente che le vuole bene.</p>
<p style="text-align: justify;">La storia inizia due anni fa, nella regione del <strong>Sichuan</strong>. È il 12 maggio 2008 e siamo a Qushan, villaggio montuoso nei pressi della città di <strong>Mianyang</strong>, 160 chilometri a nord est di Wenchuan, epicentro del terremoto. Le scosse producono <strong>effetti devastanti</strong>: crollano i palazzi, si squarciano le strade, si sbriciolano le scuole costruite senza criterio né responsabilità. Le vittime sono almeno 68 mila. Li Jing ha un negozio di ricambi per cellulari e piccole riparazioni. <strong>Perde tutto</strong>, casa e bottega.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo tre mesi, alla fine di agosto, un amico la chiama dalla contea di <strong>Yushu</strong>, nel <strong>Qinghai sud occidentale</strong>, 750 chilometri a nord ovest di Mianyang: “potresti trasferire qui la tua attività”, le dice. Persa nel profondo ovest cinese, in una delle regioni più povere del paese, Yushu non è propriamente una Shanghai. Ma da quelle parti hanno appena costruito l’aeroporto, e l’Autostrada Nazionale 214 offre qualche <strong>prospettiva di crescita</strong>. Inoltre c’è qualche conoscente che potrebbe dare una mano nei primi tempi. D’altra parte difficile continuare a fare affari con una bottega di ricambi elettronici in una zona terremotata fra le montagne. Li Jing ci pensa su. A settembre decide di partire insieme al marito. Lasciano macerie e un mutuo da pagare per la risistemazione della loro vecchia casa e si dirigono verso il Qinghai.</p>
<p style="text-align: justify;">Come la storia di tante persone trasferitesi altrove dopo il terremoto, quella di Li Jing sarebbe una vicenda triste ma anonima. Se non fosse che lei ha lasciato una <strong>piccola traccia</strong> di sé nella rete, una traccia che a distanza di tempo sarà testimone della sua  cattiva sorte. “Salve, sono una terremotata del Sichuan, qualcuno sa per caso se il mio certificato di persona colpita dal terremoto può darmi diritto a una qualche riduzione delle tasse a Yushu, nel Qinghai?”.</p>
<p style="text-align: justify;">È il 9 luglio 2009, un anno e due mesi dopo il terremoto del Sichuan. Li Jing lascia <a title="Baidu.com" href="http://baike.baidu.com/image/346bd85c343c7b7bfbf2c019" target="_blank">questo messaggio</a> nella sezione <strong>domande e risposte</strong> del sito <em>Baidu.com</em>. Spiega: “il terremoto ha distrutto il mio negozio che si trovava nel villaggio di Qushan, nella contea di Beichuan. Per continuare a lavorare mi sono trasferita a Yushu dove mi occupo di riparazioni di telefonini e vendita di pezzi di ricambio. Le tasse qui sono troppo alte. Spero che l’ufficio delle imposte possa concedermi qualche tipo di detrazione, non so se sia una domanda plausibile, vorrei sapere se ci sono disposizioni in proposito”.</p>
<p style="text-align: justify;">Il messaggio è firmato con un nome di fantasia sufficientemente autobiografico: “<strong>Wang Chongchong senza casa</strong>”. Passano alcuni giorni, arriva qualche risposta. Le prime in ordine di tempo non sono molto soddisfacenti. Li Jing smette di ricontrollare quell’annuncio che sembra essere caduto nel vuoto e ritorna a pensare a come tirare avanti.</p>
<p style="text-align: justify;">Passano nove mesi, storia di pochi giorni fa. <strong>Yushu</strong>, mercoledì 14 aprile 2010, ore 7:49: la <strong>terra trema</strong> più volte. La zona è meno popolata rispetto a quella coinvolta nel terremoto del 2008 ma i danni sono comunque ingenti. Fonti ufficiali parlano di più di 2200 vittime e oltre 12000 feriti.</p>
<p style="text-align: justify;">I media cinesi in quei giorni sono pieni di messaggi di cordoglio, fotografie, storie tragiche che richiamano alla mente i giorni di lutto nazionale del maggio 2008. Anche in rete, come è ovvio, non si parla d’altro. Il 16 aprile, due giorni dopo le scosse, qualcuno <strong>scova quell’annuncio</strong> archiviato sui server di <em>Baidu.com.</em> Contiene le parole chiave “<strong>Yushu</strong>” e “<strong>terremoto</strong>” e inevitabilmente viene ripescato dai motori di ricerca. Subito viene aperta una <a title="forum Tianya" href="http://www.tianya.cn/publicforum/content/funinfo/1/1942299.shtml" target="_blank"><strong>discussione</strong></a> sul popolare forum <em>Tianya</em> dove l’annuncio è ripostato. In 24 ore la pagina è visitata da <strong>280 mila persone</strong>, i commenti sono migliaia.</p>
<p style="text-align: justify;">Quale sorte sarà toccata a Wang Chongchong? Sarà ancora viva? “<strong>Sorella disgrazia</strong>” – così viene sopprannominata –  avrà fatto in tempo a spostarsi altrove? I netizen eleggono Wang Chongchong, la “figura più tragica del terremoto” e si commuovono per la sua triste sorte. Il <strong>motore di ricerca di carne umana</strong>, intanto, s’è messo in moto. Partono gli appelli per <strong>rintracciarla</strong>. Tutti sperano si ricolleghi per controllare eventuali risposte al suo vecchio annuncio. Alcuni arrivano addirittura a individuare l’indirizzo IP mobile da cui si è connessa e le riservano un accesso privilegiato nel caso si riconnettesse utilizzando lo stesso nome utente.</p>
<p style="text-align: justify;">Arriva il 22 aprile, è passata una settimana da quando è partito il motore di ricerca di carne umana. Qualcuno sul forum di <em>Tianya</em> si accorge in diretta che l’utente <a href="http://www.tianya.cn/publicforum/content/funinfo/1/1950105.shtml" target="_blank"><strong>Wang Chongchong è on-line</strong> </a>in quel preciso momento sul sito di <em>Baidu</em><em>.</em> Passano alcuni minuti e<strong> arriva la risposta</strong> che tutti aspettavano: “Wang Chongchong sono io. Adesso mi trovo a Yushu, io e mio marito stiamo bene. Stavolta non abbiamo subito grossi danni nel terremoto ma non possiamo aprire il negozio, la situazione è difficile. Amici, vi ringrazio tutti per esservi preoccupati per me così in tanti, terrò duro. Ancora non abbiamo programmi precisi per il futuro, dobbiamo stare a Yushu per risolvere un po’ di cose.”<em> </em></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2010/04/Wang-Chongchong_3.jpg"><img class="size-full wp-image-407 aligncenter" title="Wang Chongchong ritrovata" src="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2010/04/Wang-Chongchong_3.jpg" alt="" width="445" height="296" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">È stato il suo amico <strong>Qiang Jiliang</strong> (l’uomo al centro della foto) videoreporter per una società di Mianyang ad <strong>avvisarla con una telefonata</strong>: “Sei tu Wang Chongchong? Sappi  che in rete tutti ti stanno cercando!”. Li Jing dopo qualche giorno di titubanza, si è decisa a <strong>rispondere agli amici della rete</strong>. Dalle poche interviste rilasciate ai reporter che nel frattempo si erano messi sulle sue tracce è possibile ricavare altri dettagli sulla sua storia.</p>
<p style="text-align: justify;">L’attività commerciale a Yushu si svolgeva in un negozio inizialmente dedicato ai telefoni cellulari e poi convertito in bottega d’abbigliamento femminile. Il locale, 45 metri quadri divisi su due piani, è stato danneggiato dal terremoto ma è rimasto in piedi e attualmente è chiuso con all’interno un capitale di articoli per qualche decina di migliaia di <em>yuan</em>. Ciò costrince Li Jing e il marito a non abbandonare Yushu – come si legge nel post di ringraziamento su <em>baidu</em>. Secondo fonti successive, tuttavia, è accertato che la coppia, assieme ad altri conterranei provenienti da Mianyang, abbia f<strong>atto ritorno in Sichuan</strong> per rimanerci fino a che la situazione a Yushu non sarà stabilizzata.</p>
<p style="text-align: justify;">La situazione economica per lei e il marito attualmente non è facile, rimangono soltanto 3000 <em>yuan</em> e non pochi <strong>debiti </strong>legati all’attività, oltre al <strong>mutuo</strong> per la vecchia casa. In molti hanno offerto aiuto, anche economico. La coppia ringrazia ma assicura che per ora è decisa a ripartire con le proprie forze.  Li Jing, “sorella disgrazia” infine, tiene a precisare: “non mi sento sfortunata, ho voi, amici della rete ed è questa la mia grande fortuna”.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #808080;"><em>(Grazie a Xiwen e Ivan per la segnalazione.)</em></span></p>
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		<title>World of Warcraft, il virtuale incontra il reale</title>
		<link>http://www.cineresie.info/world-warcraft-virtuale-reale/</link>
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		<pubDate>Mon, 19 Apr 2010 09:45:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommaso Facchin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[censura]]></category>
		<category><![CDATA[film]]></category>
		<category><![CDATA[popolo della rete]]></category>
		<category><![CDATA[videogiochi]]></category>
		<category><![CDATA[web]]></category>

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		<description><![CDATA[Giovani internauti cinesi realizzano un film contro la censura sul web. In breve tempo diventa un caso nazionale. Il film, intitolato War of Internet Addiction è stato recentemente premiato al Tudou Video Festival a Pechino. L’hanno realizzato, praticamente a costo zero, un gruppo di cento giovani patiti della saga di World of Warcraft, gioco on line diffusissimo in Cina. Proprio nei numeri e nella tipologia sociale dei produttori-fruitori, per lo più ventenni, si nasconde l’efficacia contestatrice del prodotto. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2010/05/wow.jpg"><img class="size-full wp-image-524 aligncenter" title="wow" src="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2010/05/wow.jpg" alt="" width="512" height="288" /></a></p>
<p style="text-align: right;"><span style="color: #808080;">foto di <a title="internet addiction" href="http://cybershack.com/img/2008/News/november/intenet_addiction512x288.jpg" target="_blank">cybershack</a></span></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2010/05/wow.jpg"></a>“O voi tutti giocatori di <strong><em>World of Warcraft</em></strong>, levate in alto le braccia, ora serve il vostro aiuto!”. Un grido di ribellione esce dalla bocca dell’eroe Kan Ni Mei e si sparge per la rete cinese come un virus, nella scena finale di <em><a href="http://www.youtube.com/watch?v=cCgwV8RDklg">War of internet addiciton</a></em>, il film cinese che <strong>in rete</strong>, nonostante le censure, ha rubato la scena al colossal su Confucio. 64 minuti di video realizzati interamente con il software di gioco su cui si basa <em>World of Warcraft</em> (WoW), il <strong>videogioco</strong> fantasy tridimensionale che conta 11 milioni di giocatori nel mondo, metà dei quali in Cina. L’hanno realizzato, praticamente a costo zero, un gruppo di cento giovani patiti di giochi on line, guidati dal regista che risponde al nome di fantasia Xinggan Baomi (trad. Sexy Granturco). La diffusione in rete è stata fulminea e si stima che sia stato visto e scaricato già da circa dieci milioni di persone. Ed è proprio nei numeri e nella tipologia sociale dei produttori-fruitori, per lo più ventenni, che si nasconde l’efficacia contestatrice del prodotto.</p>
<p style="text-align: justify;">Negli stessi giorni in cui molti commentatori occidentali esultavano per le intenzioni ribelli di Google China, la stragrande maggioranza dei teenagers cinesi poltriva, ignara, in un qualunque internet bar alle prese con una nuova missione <em>World of Warcraft</em>, probabilmente dannandosi per le mille <strong>difficoltà tecniche</strong> subentrate negli ultimi tempi. Perché, come si racconta con ironia nel film, il gioco americano sviluppato dalla <em>Blizzard</em> ha avuto <a href="http://www.businessinsider.com/new-world-of-warcraft-banned-in-china-2009-3">non pochi ostacoli in Cina</a>, specie nell’ultimo anno. Molti giovani cinesi hanno seguito con apprensione lo scontro fra la società cinese distributrice del gioco e gli enti governativi preposti a concedere i <strong>permessi</strong>. Molti altri si sono visti costretti a “emigrare” su server stranieri per riuscire ad accedere ai livelli successivi della saga e godersi il gioco in un “mondo virtuale più libero” come si legge in molti forum. La  rabbia dei giocatori, presenze silenziose e invisibili nelle città, monta ormai da anni. Da quando il gioco è divenuto celebre nella Repubblica Popolare, molti genitori disperati hanno denunciato la <strong>dipendenza</strong> dei loro figli dalla tastiera e dalla rete. E così i giovani giocatori si sono sentiti prima etichettare in massa come dei drogati del gioco, e poi si sono visti spedire nei sempre più numerosi <strong>campi di rieducazione</strong> per malati da internet. Poi è arrivato lo scandalo delle case di cura in cui veniva <a href="http://www.wired.it/news/archivio/2009-07/16/cina-vietato-l%27-electroshock-per-curare-presunti-casi-di-dipendenza-dal-web.aspx">praticato l’elettroshock</a> a scopo terapeutico (vietato nel 2009) e infine le notizie di adolescenti ammazzati di botte che hanno sconvolto molte famiglie cinesi. Ora finalmente alcuni di loro, cresciuti e diventati fratelli e amici proprio grazie al gioco, hanno deciso di farsi sentire. “Difendiamo questo <strong>mondo virtuale </strong>che è la casa delle nostre anime!”, si sente nell’amaro epilogo del film che contiene anche un appello rivolto alla moltitudine dei più pigri e rassegnati: “si sono presi youtube, twitter, fanfou e non avete fatto niente, perché non vi riguardava, ma adesso sono venuti per prendersi anche <em>WoW</em>, facciamo giungere la nostra voce <strong>attraverso la rete</strong>!”.</p>
<p style="text-align: justify;">Il film ha colpito molti, anche fra i non appassionati. Ne ha parlato persino il <a href="http://media.people.com.cn/GB/40606/10851211.html">Quotidiano del Popolo</a> – organo di stampa del partito – nel suo sito web. Southern Weekly, il giornale riformista più letto nel Paese, ha dedicato ai giovani autori del film un lungo <a href="http://caracina.wordpress.com/2010/02/09/generazione-80-sono-arrivati/">editoriale</a> intitolato “Generazione ’80, sono arrivati!”. Anche Michael Anti, celebre blogger già censurato da Microsoft nel 2005, dal suo twitter ha commentato “non sono mai stato un patito di giochi on line, ma questo film mi ha commosso profondamente”. D’altra parte come ha commentato il regista stesso in un’intervista: “Se questo film colpisce anche chi non gioca è perché i problemi della rete cinese si assomigliano un po’ in ogni ambito”. La lotta per una <strong>rete più libera</strong> non conosce pause e come è già successo in passato la <strong>mobilitazione</strong> può passare dal virtuale al reale in breve tempo. A Pechino i censori sono avvertiti.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #333333;">pubblicato su Giornalettismo.com</span></p>
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		<title>Una tigre di carta?</title>
		<link>http://www.cineresie.info/una-tigre-di-carta/</link>
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		<pubDate>Sun, 13 Dec 2009 14:02:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivan Franceschini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[attivismo]]></category>
		<category><![CDATA[corruzione]]></category>
		<category><![CDATA[incidenti di massa]]></category>
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		<category><![CDATA[società civile]]></category>

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		<description><![CDATA[Qualche settimana fa sono stato invitato a partecipare ad un ciclo di seminari sulla cultura pop cinese organizzato dai dottorandi del Dipartimento di Studi sull&#8217;Asia Orientale dell&#8217;Università di Venezia. Considerato il mio interesse verso le dinamiche sociali di contestazione all&#8217;interno della società cinese, ho deciso di concentrare il mio intervento su quello che, in maniera un po&#8217; criptica, ho definito come la questione de &#8220;Il popolo della rete e la mobilitazione sul web nella Repubblica Popolare Cinese&#8221;. È stata una buona occasione per riprendere il filo di alcuni post che ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a href="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2010/01/Shishou.jpg" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-99" src="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2010/01/Shishou-300x230.jpg" alt="" width="300" height="230" /></a>Qualche settimana fa sono stato invitato a partecipare ad un <a href="http://culturapop09.wordpress.com/" target="_blank">ciclo di seminari</a> sulla cultura pop cinese organizzato dai dottorandi del Dipartimento di Studi sull&#8217;Asia Orientale dell&#8217;Università di Venezia. Considerato il mio interesse verso le dinamiche sociali di contestazione all&#8217;interno della società cinese, ho deciso di concentrare il mio intervento su quello che, in maniera un po&#8217; criptica, ho definito come la questione de &#8220;Il <em>popolo della rete </em>e la mobilitazione sul web nella Repubblica Popolare Cinese&#8221;. È stata una buona occasione per riprendere il filo di alcuni post che in passato avevo già avuto modo di pubblicare su entrambi i miei blog e un pretesto per trarre alcune conclusioni di carattere generale su questo fenomeno.</p>
<p style="text-align: justify">Alla base del mio ragionamento sta la constatazione che negli ultimi anni si sono verificati innumerevoli casi in cui la società civile cinese si è servita della rete come strumento di lotta. Nel mio discorso, ho provato ad argomentare come il 2007 sia stato un anno di svolta per questo tipo di dinamiche, in quanto allora in pochi mesi si sono avuti ben tre casi di portata nazionale in cui il &#8220;<a href="http://appunticinesi.blogspot.com/2009/04/il-popolo-della-rete-e-le-nuove.html" target="_blank">popolo della rete</a>&#8221; ha avuto modo di scontrarsi direttamente con le autorità: in primo luogo c&#8217;è stato il caso dell&#8217;impianto chimico di Xiamen, un confronto tra gli abitanti della città, preoccupati per la propria salute in vista dell&#8217;imminente costruzione della fabbrica in un&#8217;area abitata, e le autorità locali e nazionali, interessate innanzitutto allo sviluppo economico dell&#8217;area; in secondo luogo l&#8217;incidente della tigre della Cina meridionale, quando una truffa ordita dalle autorità locali della provincia dello Shaanxi per ottenere finanziamenti per la creazione di un parco naturale protetto per una specie di tigre da tempo estinta è stata smascherata dai netizen; infine la storia delle fornaci di mattoni clandestine, quando il web è stato utilizzato per denunciare un traffico di esseri umani tra le provincie dello Henan e dello Shanxi, portando ad un deciso intervento da parte del governo centrale per stroncare il fenomeno.</p>
<p style="text-align: justify">Detto questo, la mia analisi si concentrava su alcuni casi in cui il &#8220;popolo della rete&#8221; è arrivato ad influenzare l&#8217;esito di alcuni casi giudiziari di primo piano. Gli esempi che portavo erano quello del caso di Deng Yujiao, la giovane pedicure di Badong che aveva ucciso a coltellate un funzionario che aveva cercato di violentarla, e il caso di Xu Ting, un ragazzo che aveva approfittato del malfunzionamento di un ATM per prelevare l&#8217;equivalente di oltre diciassettemila euro e per questo era stato condannato all&#8217;ergastolo. Per quanto riguarda Deng Yujiao, la mobilitazione della società civile, virtuale e reale, era riuscita a far sì che la ragazza fosse prontamente scarcerata sulla base di presunti disturbi della personalità; nel caso di Xu Ting invece l&#8217;esito era stata una revisione del processo che successivamente aveva portato ad una condanna, comunque severa, a cinque anni di carcere. Partendo da questi due casi, proponevo una duplice conclusione: da un lato esprimevo un certo pessimismo perché situazioni del genere dimostrano l&#8217;immaturità del sistema giuridico e, più in generale, della concezione dello stato di diritto in Cina; dall&#8217;altro mi dichiaravo ottimista, perché un sistema giuridico con evidenti problemi di mancanza di autonomia come quello cinese mostrava di essere sensibile anche a stimoli provenienti dal basso, non solo dall&#8217;alto.</p>
<p style="text-align: justify">Nella seconda parte del mio intervento affrontavo la questione del famigerato &#8220;<a href="http://appunticinesi.blogspot.com/2009/01/il-bene-e-il-male-nel-primo-processo-al.html" target="_blank">motore di ricerca di carne umana</a>&#8220;. Era un modo di bilanciare la visione positiva della rete come uno strumento di lotta sociale con la constatazione che, nel contesto cinese, questo mezzo viene  spesso piegato ai fini di una lotta più personale e privata. Senza dilungarmi troppo sull&#8217;argomento, su cui è già stato scritto in abbondanza, ricordo semplicemente che &#8220;motore di ricerca di carne umana&#8221; non è una definizione riferita ad un qualche particolare sito, ma a quel meccanismo in base al quale gli utenti del web cinese riescono a reperire nuove informazioni attraverso la condivisione delle informazioni a loro disposizione con altri utenti. In sostanza, se un utente ha in mano una fotografia, un nome oppure un qualsiasi altro elemento riferito ad una persona e da questo vuole risalire ad altri dati, pubblicherà quanto ha a disposizione su qualche forum o sito, chiedendo agli altri netizen di condividere quanto sanno in merito. Anche se le potenzialità di un simile strumento sono praticamente infinite (in fondo si tratta di una modalità innovativa di condivisione delle conoscenze), negli ultimi anni si è assistito ad una preoccupante tendenza che vede il motore di ricerca di carne umana utilizzato per pubblicare i dati personali di persone che l&#8217;opinione pubblica cinese considera moralmente riprovevoli, dagli adulteri ai responsabili di maltrattamenti nei confronti di animali, da ragazze ritratte in pose sexy a truffatori di ogni genere. In sostanza, attraverso il motore di ricerca di carne umana gli utenti si trasformano in una sorta di giustizieri, in grado di supplire alle carenze (o ai limiti naturali) del diritto.</p>
<p style="text-align: justify">Il dibattito sulla &#8220;bontà&#8221; o meno del motore di ricerca di carne umana rimane aperto. Da un lato i suoi sostenitori affermano che si tratta di uno strumento importante per rimediare alle ingiustizie sociali e per limitare lo strapotere dei funzionari corrotti. A sostegno di questa tesi portano diversi casi in cui nel tritacarne sono finiti ufficiali locali, da Lin Jiaxiang, funzionario delle dogane di Shenzhen, filmato in un ristorante dopo aver tentato di abusare di una bambina di undici anni, a Zhou Jiugeng, direttore del dipartimento immobiliare di un distretto di Nanchino, il cui lussuosissimo orologio al polso e la carissima marca di sigarette fumate hanno sollevato un&#8217;infinità di dubbi. D&#8217;altro canto invece i detrattori mettono in discussione la dubbia morale di quelli che sono visti alla stregua di veri processi sommari on-line, un&#8217;edizione moderna delle sessioni di critica della Rivoluzione Culturale, senza contare poi la problematicità dal punto di vista della privacy delle vittime. Dal mio personale punto di vista, come ho già avuto modo di scrivere, il motore di ricerca di carne umana non è altro che l&#8217;emanazione di un profondo (ed irrisolvibile) dilemma etico: agli occhi dell&#8217;opinione pubblica alcune persone meritano di essere punite, ma la giustizia ordinaria non è in grado di provvedere. L&#8217;unica via d&#8217;uscita da questa situazione potrebbe essere il completamento dell&#8217;apparato giuridico ed una legislazione più efficace per la tutela dei dati personali.</p>
<p style="text-align: justify">Ritornando alla questione del &#8220;popolo della rete&#8221;, devo dire che questo fenomeno mi affascina principalmente per le sue implicazioni politiche e sociali. A mio avviso, si tratta della chiara dimostrazione che anche in un sistema politico autoritario e repressivo come quello cinese esistono spazi di manovra che i comuni cittadini possono sfruttare per tutelare i propri diritti e promuovere i propri interessi. Questa non è una grande novità per chi segue con una certa attenzione e un minimo di costanza quanto avviene in Cina, eppure credo sia un aspetto che per anni è stato sottovalutato dai media di casa nostra. Nell&#8217;ultimo decennio ai lettori italiani la Cina è stata descritta come uno vero e proprio stato di polizia, una realtà in cui un governo repressivo e violento tiene sotto controllo ogni aspetto della vita dei cittadini, sudditi inermi e impauriti. Con questo si è mancato di cogliere uno dei fenomeni più significativi della Cina di oggi, vale a dire la rinascita della coscienza civile e lo sviluppo di nuove forze sociali dal basso.  Con questo non intendo certo negare gli aspetti più deleteri dell&#8217;esercizio del potere da parte delle autorità cinesi &#8211; si veda ad esempio quanto ho scritto la scorsa estate sulla <a href="http://appunticinesi.blog.unita.it//Repressione_silenziosa_531.shtml" target="_blank">campagna di intimidazioni</a> messa in atto dal governo cinese contro le organizzazioni della società civile -, vorrei semplicemente sottolineare come la società cinese sia molto più complessa ed articolata di come è stata descritta dai media nostrani negli ultimi anni.</p>
<p style="text-align: justify">Eppure non tutti condividono il mio ottimismo nei confronti del &#8220;popolo della rete&#8221;. Un paio di giorni prima del mio intervento a Venezia, ho avuto un&#8217;interessante discussione con <a href="http://www.livestream.com/oilproject/video?clipId=flv_515582b3-94f3-47dc-899c-cee999480413" target="_blank">Renzo Cavalieri</a>, docente di diritto dell&#8217;Asia orientale a Ca&#8217; Foscari e da anni analista di affari cinesi, in merito alla questione dell&#8217;influenza dell&#8217;opinione pubblica cinese sul funzionamento dell&#8217;apparato giudiziario. Se io in questo fenomeno leggevo soprattutto una funzione di bilanciamento &#8220;dal basso&#8221; nei confronti di un sistema giudiziario pesantemente condizionato dalle interferenze ufficiali, il professor Cavalieri mi faceva notare come la spontaneità di queste manifestazioni fosse quantomeno dubbia, in quanto in fin dei conti tutto potrebbe non essere nient&#8217;altro che l&#8217;ennesimo meccanismo di legittimazione del potere, una serie di concessioni mirate, finalizzate a convincere la società cinese della bontà della autorità e della loro disponibilità al dialogo. Uno spunto interessante per un&#8217;ulteriore riflessione sull&#8217;argomento.</p>
<p style="text-align: justify">Anche in Cina sono state sollevate diverse perplessità sulle potenzialità del popolo della rete. In un commento intitolato &#8220;La forza della volontà popolare sul web è solo una fantasia&#8221;, pubblicato in novembre sulla rivista <em>Phoenix Weekly</em>, l&#8217;editorialista Shi Yong sosteneva una tesi in controcorrente: anche se siamo entrati in un&#8217;epoca in cui il concetto di &#8220;popolo&#8221; (<em>renmin</em>) è passato di moda e in cui è il &#8220;popolo della rete&#8221; (<em>wangmin</em>) a mostrare appieno la propria forza, affermare che quest&#8217;ultimo è davvero potente è affrettato. &#8220;Per prendere in prestito una citazione del presidente Mao &#8211; scrive Shi Yong -, il popolo della rete è solo una tigre di carta&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify">Oltre a notare come il motore di ricerca di carne umana sia un deterrente alquanto efficace nei confronti dei funzionari corrotti (la burocrazia cinese sarebbe talmente ampia che un monitoraggio estensivo da parte dell&#8217;opinione pubblica si rivela sostanzialmente impossibile), Shi Yong esprimeva dubbi molto simili a quelli sollevati da Renzo Cavalieri. Per utilizzare le sue parole: &#8220;Di fatto, l&#8217;identità del ‘popolo della rete&#8217; ha ottenuto una certa connotazione politica ed ha attraversato un processo di trasformazione in cui è stata resa affascinante. Ciò è avvenuto solamente quando [le autorità] si sono rese conto di non essere in grado esercitare un controllo efficace sulla rete. Dato che non si poteva ignorare la voce che indicava la corruzione dell&#8217;intero sistema, per risolvere la ‘crisi di legittimazione&#8217; questa voce è stata resa affascinante attraverso l&#8217;etichetta di ‘volontà popolare&#8217;. Riportare alla luce il suo elemento più alla moda può servire a ricreare un senso di vicinanza tra il popolo della rete e i livelli più elevati del potere. Oggi quella del popolo della rete che chiede conto al governo è diventata una vera e propria marea e ciò implica che il sistema di potere è perfettamente consapevole dell&#8217;utilizzo della ‘forza della volontà popolare sul web&#8217; come confezione della legittimazione politica&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify">In definitiva, che dire del &#8220;popolo della rete&#8221;? Si tratta di un semplice strumento per la legittimazione del potere oppure dell&#8217;espressione spontanea di forze sviluppatesi in seno alla nascente società civile cinese? Nel primo caso, com&#8217;è riuscito il governo cinese a creare questa formidabile illusione di libertà? Nel secondo caso, come si spiega l&#8217;esistenza di forme virulente di contestazione su una delle reti più controllate al mondo? Tutti interrogativi a cui prima o poi bisognerà rispondere.</p>
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		<title>Hao Jingsong: il combattente del diritto</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Oct 2009 09:24:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivan Franceschini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Hao Jingsong è un avvocato trentatreenne originario della provincia dello Shanxi. Dopo essersi laureato in chimica e aver lavorato in banca per oltre otto anni, ha deciso di dimettersi per dedicarsi allo studio del diritto, quello che ritiene uno strumento fondamentale per l&#8217;avanzamento della società cinese. Convinto dell&#8217;importanza del diritto nel porre un limite all&#8217;arbitrio del mondo politico, egli negli ultimi anni ha avviato diverse cause di pubblico interesse nei confronti di vari organi governativi, dal Ministero delle ferrovie, accusato di alzare arbitrariamente i prezzi dei biglietti ferroviari nel periodo ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><em>Hao Jingsong è un avvocato trentatreenne originario della provincia dello Shanxi. Dopo essersi laureato in chimica e aver lavorato in banca per oltre otto anni, ha deciso di dimettersi per dedicarsi allo studio del diritto, quello che ritiene uno strumento fondamentale per l&#8217;avanzamento della società cinese. Convinto dell&#8217;importanza del diritto nel porre un limite all&#8217;arbitrio del mondo politico, egli negli ultimi anni ha avviato diverse cause di pubblico interesse nei confronti di vari organi governativi, dal Ministero delle ferrovie, accusato di alzare arbitrariamente i prezzi dei biglietti ferroviari nel periodo della festa di primavera, quando centinaia di milioni di cinesi ritornano alle proprie case, alla metropolitana di Pechino, colpevole di non rilasciare le fatture ai passeggeri. </em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Hao Jingsong ha giocato un ruolo fondamentale in una serie di casi molto sensibili, dall&#8217;&#8221;incidente della tigre della Cina meridionale&#8221; (</em>Huananhu Shijian<em>) dell&#8217;estate 2007, in cui l&#8217;ufficio provinciale dell&#8217;ambiente dello Shaanxi ha cercato di ottenere un finanziamento nazionale di dieci milioni di yuan per la creazione di un&#8217;area protetta per la tigre della Cina meridionale (una specie estinta nell&#8217;area) adducendo come prova della presenza dell&#8217;animale la foto palesemente fasulla di un esemplare, al caso di Yang Jia, un giovane di Pechino che in un&#8217;ondata di furia di cui non sono mai state chiarite le ragioni ha assaltato un commissariato di polizia di Shanghai, uccidendo a coltellate sei poliziotti. </em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Hao Jinsong in definitiva rappresenta un certo modo di intendere la professione di avvocato che negli ultimi anni sta prendendo piedi in Cina. Professionisti del diritto che conducono attività di questo tipo in genere vengono definiti &#8220;avvocati per l&#8217;interesse pubblico&#8221; e &#8220;avvocati per la tutela dei diritti&#8221;, una categoria che fino ad un paio di mesi fa aveva come principale rappresentante la </em>Gongmeng<em>, l&#8217;organizzazione di avvocati che il governo cinese ha attaccato e chiuso la scorsa estate. In un periodo in cui questi avvocati sono perennemente sotto attacco, trovo opportuno iniziare con il riportare la voce di una persona che ama definirsi un &#8220;combattente del diritto&#8221;.</em></p>
<p style="text-align: justify"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Lo incontro poco lontano dal parco della collina di carbone, nei pressi della Città Proibita. È appena arrivato in treno da Shanghai dove sta occupandosi di un caso contro il dipartimento dei trasporti distrettuale. Mi racconta che nell&#8217;ambito di una campagna contro i taxi in nero, poliziotti in borghese, adducendo scuse come la malattia di un parente o qualche affare urgente, chiedono passaggi in auto ad ignari cittadini e quando questi mossi da compassione accettano, ecco che scatta la multa, la violenza e persino la detenzione. &#8220;Cose come queste non succedono in Italia, vero?&#8221;, mi chiede.</em></p>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2010/01/Hao-Jingsong1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-125" src="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2010/01/Hao-Jingsong1.jpg" alt="" width="300" height="436" /></a>Non mi interessava la chimica e il lavoro in banca era molto ripetitivo. Penso che il diritto sia uno strumento importante per avvicinarsi alla politica. La Cina ha una popolazione di un miliardo e trecento milioni di persone e finora essa è stata sottoposta al &#8220;governo dell&#8217;uomo&#8221;, non al &#8220;governo della legge&#8221; (1). Come possiamo arrivare al governo della legge? Sarà necessario che i cittadini si alzino in piedi perché sia possibile realizzare una società basata sul principio del &#8220;governo della legge&#8221;. Molti cinesi si trovano in una condizione di schiavitù. Essi vengono governati, controllati. Fin da quando sono piccoli gli viene insegnata una sola cosa: quando sono bambini devono obbedire ai genitori, quando vanno a scuola devono obbedire agli insegnanti, quando vanno a lavorare devono obbedire ai capi, quando entrano nella società devono obbedire al Partito Comunista. Dobbiamo cambiare questa situazione, siamo noi i padroni, no?</p>
<p style="text-align: justify">La Costituzione della Repubblica Popolare Cinese stabilisce che il popolo è il padrone dello Stato. Una persona come fa a diventare padrone? Non può far altro che basarsi sulla legge. Dal momento che il Partito afferma che quella cinese è una società basata sul diritto, anch&#8217;esso è tenuto a basarsi sul diritto e pertanto tu devi servirti del diritto per vincolarlo. All&#8217;inizio la legge è semplicemente scritta sulla carta, non ha alcuna forza, ma quando te ne servi essa costringe il governo ad abbassare la testa. &#8220;Abbassare la testa davanti alla verità&#8221; [indica il motto scritto sulla sua borsa], no? La legge così diventa davvero molto potente. Se hai successo, molti cinesi lo vedono e ti prenderanno ad esempio, cominciando a fare causa al governo, limitandolo. I cinesi sono molti, se anche solo un centinaio di milioni di persone denuncia il governo, quest&#8217;ultimo sarà costretto a cambiare.</p>
<p style="text-align: justify">Ho cominciato a pensarla in questo modo fin da quando ero in banca. Allora non obbedivo ai superiori. Neanche quando ero a scuola obbedivo agli ordini. Sono una specie di oppositore, da quando ero bambino ho una coscienza d&#8217;opposizione. Quando ero a scuola, avevo degli scontri con i dirigenti scolastici. La sera ti chiudevano nel dormitorio e non ti permettevano di uscire. Per me la scuola era simile ad una prigione e allora prendevo e me ne andavo. I dirigenti si riunivano, mi criticavano e non mi permettevano di vivere più a scuola: &#8220;Puoi andartene fuori a vivere!&#8221; &#8220;Non puoi stare nel dormitorio della scuola!&#8221; Tutto questo perché l&#8217;amministrazione dei dormitori della nostra scuola era unitaria e alle dieci di sera le porte venivano chiuse, costringendo tutti a rientrare prima di quell&#8217;ora. Se tornavi troppo tardi, dovevi passare per la finestra e c&#8217;era sempre qualcuno che ti acciuffava. Per questo ci opponevamo.</p>
<p style="text-align: justify">Quando ho iniziato a lavorare, mi sono reso conto che nelle unità di lavoro cinesi i dirigenti, piccoli o grandi che siano, sono come dei dittatori: non fanno altro che dare ordini. Dobbiamo cambiare questa situazione. Quando ti opponi a uno di loro, egli si vendicherà, ti farà perdere il posto di lavoro, ti criticherà. Per questa ragione dobbiamo andarcene, cercare uno spazio più ampio. In Cina a volte è necessario che tu diventi un esempio per gli altri. Molte persone ti vedono e dicono: &#8220;Hao Jingsong facendo così può cambiare le cose, può far sì che nel periodo della festa di primavera i prezzi dei biglietti ferroviari non salgano, può far sì che sui treni ti vengano rilasciate delle fatture, può far sì che la tigre della foto che il governo diceva essere vera diventi una tigre di carta&#8221; (2). Grazie a tutto questo le persone iniziano a pensare: &#8220;La legge nelle mani di Hao Jingsong è davvero utile, possiamo fare così anche noi? Possiamo imitarlo&#8221;. Dobbiamo stimolare una simile coscienza giuridica nei cittadini, la capacità di servirsi del diritto, perché ora molti cinesi ritengono che la legge sia inutile, impotente. &#8220;Nella Cina governata dal Partito Comunista, una singola persona cosa può cambiare?&#8221;, questo è il pensiero di molti. Noi dobbiamo cambiare proprio questo modo di pensare, far sì che la gente abbia fiducia nel fatto che in Cina una persona possa cambiare molte cose. Negli ultimi anni i cinesi si sono alzati in piedi, inclusi avvocati come Li Fangping, Zhang Tianyong, Xu Zhiyong, Teng Biao, o anche intellettuali come Xu Youyu, Qin Hui, Dai Qing e Ai Weiwei&#8230; Molte persone si sono alzate in piedi.</p>
<p style="text-align: justify">Ho iniziato a studiare legge nel 2002 all&#8217;Università di Pechino. Allora era come se il mio pensiero si stesse ricaricando. Il diritto è molto importante. Se in futuro si vorranno limitare i poteri del Partito Comunista oppure del governo, in primo luogo sarà necessario avere una coscienza giuridica. Non si potrà prescindere dal diritto per avvicinarsi un passo dopo l&#8217;altro alla politica. Se molti cinesi iniziano a servirsi del diritto alla stessa maniera in cui si servono delle bacchette, questo paese diventerà molto presto una società basata sul governo della legge.</p>
<p style="text-align: justify">Si può dire che il caso più grande che ho affrontato finora è quello di Yang Jia, il giovane che ha ucciso a coltellate sei poliziotti in un commissariato di Shanghai. Yang Jia era già stato arrestato, ma il governo allora ha fatto una cosa davvero stupida, vale a dire far scomparire Wang Jingmei, la madre del giovane. Di Wang Jingmei si sono perse le tracce per oltre tre mesi e noi ritenevamo che fosse stato il governo a portarla via, ma né l&#8217;Ufficio di pubblica sicurezza di Pechino, né quello di Shanghai erano disposti ad ammettere la propria responsabilità, continuando invece a ripetere che nessuno sapeva dove questa donna fosse finita. Basandomi su un regolamento approvato nel maggio del 2008 che vincola gli organi amministrativi a rendere pubbliche le informazioni, ho inviato una richiesta formale all&#8217;Ufficio della pubblica sicurezza di Shanghai, al distaccamento della pubblica sicurezza di Zhabei (il luogo in cui sono avvenuti gli omicidi) e al governo distrettuale affinchè questi rendessero pubbliche le informazioni a loro disposizione. Dovevano spiegare dove fosse finita la madre di Yang Jia e se fossero state adottate o meno misure di forza. L&#8217;Ufficio di pubblica sicurezza era tenuto a rispondere alla mia richiesta entro quindici giorni, ma mentre preparavano la risposta hanno inviato delle persone nel mio paese natale, nella provincia dello Shanxi, per controllare il mio <em>dang&#8217;an </em>(3). Quando me ne sono andato dalla banca però mi sono ripreso il mio dossier, così loro non riuscivano a trovarlo e si sono arrabbiati parecchio.</p>
<p style="text-align: justify">È andata così. Quando mi sono dimesso, il mio dossier avrebbe dovuto essere consegnato ad un qualsiasi dipartimento governativo, ma l&#8217;idea che il governo si appropriasse di questo documento mi infastidiva, così ho deciso di nasconderlo in casa. Quando la polizia non ha trovato il mio dossier si è arrabbiata tantissimo e ha ordinato ai poliziotti del mio paese di chiamarmi per dirmi che ai piani superiori c&#8217;erano persone che stavano investigando su di me, che la pubblica sicurezza nazionale stava investigando su di me, che dovevo fare attenzione, che dovevo andarci cauto su questo caso perché l&#8217;Ufficio della pubblica sicurezza di Shanghai era convinto che volessi creargli dei fastidi. Tutto questo perché la legge stabiliva che se essi non avessero risposto alla mia richiesta, oppure io non fossi stato soddisfatto della loro risposta, avrei potuto fargli causa, mettendoli così grandemente sotto pressione. Il risultato è stato che la madre di Yang Jia è stata rilasciata. L&#8217;avevano rinchiusa con il falso nome di Liu Yaling in un ospedale psichiatrico di Pechino, una struttura gestita direttamente dall&#8217;Ufficio della pubblica sicurezza. In seguito mi hanno anche inviato la risposta che avevo richiesto. Quando Ai Weiwei (4) ha visto questo documento è stato davvero molto felice, perché anche lui ha seguito molto da vicino la storia di Yang Jia. Abbiamo conservato la risposta, perché pensiamo si tratti di un materiale davvero pregiato.</p>
<p style="text-align: justify">La forza del &#8220;popolo della rete&#8221; è enorme, imprevedibile, probabilmente una delle forze più importanti che contribuiranno al cambiamento del paese. L&#8217;attivismo del popolo della rete e il suo spirito battagliero si sono temprati nel corso di alcuni incidenti pubblici. Il popolo della rete pubblica articoli su internet, ma noi dobbiamo concentrare le sue forse. Per fare un esempio, io sono come un coltello: quando mi conficco in un punto, il popolo della rete mi spinge all&#8217;interno della carne. Deve esserci un coltello o una pistola perché la forza del popolo della rete si concentri, se questo manca, la forza del popolo della rete non può manifestarsi ed ognuno va per la propria strada.</p>
<p style="text-align: justify">Non prendo un soldo per occuparmi di questi casi di interesse pubblico. Ci sono persone che ci aiutano, in Cina ci sono imprese che ci sostengono. Proprio per questo ho fondato un&#8217;organizzazione non governativa che si chiama &#8220;Centro di ricerca Jingsong sull&#8217;interesse pubblico e il diritto&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify">La società civile in Cina ora si trova in una fase di crescita, ma il governo sta in guardia, sotto pressione. Esso ritiene che queste organizzazioni non governative siano molto pericolose e possano influenzare il suo potere. Un passo importante nel cammino della Cina verso il governo della legge e la democrazia sta nel creare delle associazioni, stabilire delle organizzazioni non governative. Eppure una premessa importante per poter stabilire queste organizzazioni è quella di avere un buon numero di cittadini all&#8217;altezza, non comuni <em>laobaixing </em>(5). In primo luogo devi avere una coscienza giuridica, devi essere un cittadino che sta in piedi, non una persona in ginocchio. Se la Cina ora avesse cento milioni di Hao Jingsong, l&#8217;intero paese potrebbe cambiare già da domani. Per questa ragione ciò che facciamo è dare una coscienza giuridica ad un numero sempre maggiore di persone. Perché la democrazia ha bisogno di alcune fondamenta, è come un albero che deve crescere gradualmente, non è possibile diventare democratici in un giorno solo. Questo paese è composto da molte persone e sono queste persone a decidere lo stadio di sviluppo di questo stato e della democrazia. Se queste persone sono democratiche, rispettano l&#8217;ordine e la legge, allora va bene, allora sono cittadini all&#8217;altezza di questo nome. Se il governo commette un errore, devi andare a correggerlo. Sono convinto che questa sia la responsabilità di un cittadino. Questo paese è il mio paese, non è solo il paese del Partito Comunista. Il partito al governo è solamente un mio amministratore, un servo, se non mi piace lo posso cambiare, esattamente come avviene in Italia, Giappone. Potremmo cambiarlo, ma purtroppo questo in Cina oggi non è possibile Quello che oggi più ci manca sono cittadini all&#8217;altezza di questo nome.</p>
<p style="text-align: justify">Il caso della <em>Gongmeng </em>riflette la preoccupazione del governo (6). Il governo aveva paura, perché la <em>Gongmeng</em> si stava ampliando, sia come dimensioni che come influenza, pertanto ha dovuto eliminarla in quanto pericolosa. Tuttavia questo attacco avrà due tipi di conseguenze: da un lato sarà un deterrente, spaventerà molte persone; dall&#8217;altro non farà paura e produrrà una coscienza d&#8217;opposizione molto accesa. Dal momento che la Gongmeng era un&#8217;organizzazione pacifica e non violenta, se il governo non accetta neppure questo tipo di organizzazione, molte persone inizieranno a dire che in Cina un cambiamento pacifico non è possibile. Questo è molto pericoloso.</p>
<p style="text-align: justify">Per quanto riguarda il futuro della società cinese, sono ottimista. Questo perché è in corso un&#8217;ondata di democratizzazione a livello globale e nessuno può opporvisi. Attualmente i cosiddetti paesi socialisti sono pochi, per il resto per la maggior parte si tratta di paesi democratici in cui si svolgono elezioni democratiche. Per questa ragione affermo che nessuno può arrestare quest&#8217;ondata di democrazia. Si tratta di una tendenza dello sviluppo sociale e pertanto anche la Cina cambierà. Bisognerà vedere quante persone si alzeranno in piedi: se saranno molte, il processo di democratizzazione sarà più rapido. La democrazia cinese è come una pista: oggi molte persone si se ne stanno su questa pista, spingendo avanti la Cina. Se un domani ci fossero un centinaio di milioni di persone in piedi su questa pista, allora tutto cambierebbe in un attimo, la democrazia arriverebbe velocemente. Se invece su questa pista ci fossero solamente poche persone, allora il tutto sarebbe molto lento. Molti se ne stanno ai lati a guardare e solamente se tu hai successo, se riesci a non farti arrestare, ti prendono a modello e iniziano ad usare i tuoi stessi mezzi. Ciò è fondamentale per questo paese: abbiamo bisogno di molte persone.</p>
<p style="text-align: justify">Non sono un dissidente, sono un combattente del diritto e mi servo della legge per cambiare le cose. Quando in Cina saranno in molti a servirsi del diritto, l&#8217;intero paese cambierà in maniera naturale. Ogni persona può cambiare una parte: oggi si cambia la tigre della Cina meridionale, domani si cambia il Ministero delle ferrovie; alcune persone si occupano delle fornaci clandestine, altre si occupano delle miniere. Se persone diverse cambiano cose diverse, anche questo paese cambierà. La mia posizione è quella di un cittadino che si è alzato in piedi, non più di uno schiavo in ginocchio. Molti cinesi hanno ancora una mentalità da schiavo: questo è quello che dobbiamo cambiare.</p>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify"><em>(1)</em><em> </em><em>Il binomio di &#8220;governo dell&#8217;uomo&#8221; e &#8220;governo della legge&#8221; è presente nella tradizione cinese sin dall&#8217;antichità. Il &#8220;governo della legge&#8221; (fazhi), nucleo di una tradizione filosofica pre-imperiale chiamata &#8220;scuola legista&#8221; (</em>fajia<em>), pone l&#8217;enfasi sulla necessità di un diritto imparziale ed onnicomprensivo per garantire il funzionamento della società; il &#8220;governo dell&#8217;uomo&#8221; (</em>renzhi<em>) è invece un concetto centrale nella tradizione confuciana e pone l&#8217;accento sull&#8217;importanza dell&#8217;esempio del governante nei confronti dei governati e sulla discrezione del sovrano nell&#8217;esercizio del potere, pur all&#8217;interno di complessi rapporti gerarchici e personali. </em></p>
<p style="text-align: justify"><em>(2)</em><em> </em><em>Hao Jingsong fa riferimento ai già citati casi in cui si è confrontato con vari dipartimenti governativi.</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>(3)</em><em> </em><em>Il dang&#8217;an è un dossier personale in cui vengono annotati tutti i fatti riferite alla vita e alle attività di ogni cittadino cinese. In genere, una persona non ha idea di quale sia il contenuto del proprio dossier, che rimane nelle mani degli organi ufficiali, i quali se lo scambiano in occasione del passaggio da un&#8217;unità di lavoro all&#8217;altra. Una nota negativa sul dang&#8217;an può rovinare irrimediabilmente la vita di una persona. </em></p>
<p style="text-align: justify"><em>(4)</em><em> </em><em>Ai Weiwei è un noto artista cinese, famoso all&#8217;estero soprattutto per aver ideato il design dello stadio olimpico di Pechino, il Nido. Da sempre è attento alle tematiche sociali.  Nell&#8217;ultimo anno e mezzo ha condotto una continua campagna mediatica perchè il governo cinese rendesse pubblico il numero dei bambini morti nel terremoto del 2008 a causa della scarsa qualità degli edifici scolastici costruiti nella zona.</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>(5)</em><em> </em><em>Laobaixing è un termine tradizionale traducibile come &#8220;i vecchi cento cognomi&#8221; e sta ad indicare il popolo nella sua accezione più umile. In questo caso, potrebbe essere tradotto in italiano come &#8220;plebe&#8221;.</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>(6)</em><em> </em><em>Su quanto accaduto alla Gongmeng, si possono leggere i due post precedenti che ho pubblicato su questo blog.</em></p>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify">
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