<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Cineresie.info &#187; società civile</title>
	<atom:link href="http://www.cineresie.info/tag/societa-civile/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.cineresie.info</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Sat, 04 Feb 2012 10:14:50 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator>
		<item>
		<title>Movimenti ambientalisti: uno sguardo incrociato fra Cina e Occidente</title>
		<link>http://www.cineresie.info/movimenti-ambientalisti-uno-sguardo-incrociato-fra-cina-e-occidente/</link>
		<comments>http://www.cineresie.info/movimenti-ambientalisti-uno-sguardo-incrociato-fra-cina-e-occidente/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 14 Dec 2011 02:44:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivan Franceschini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[armonia]]></category>
		<category><![CDATA[attivismo]]></category>
		<category><![CDATA[incidenti di massa]]></category>
		<category><![CDATA[ong]]></category>
		<category><![CDATA[partito]]></category>
		<category><![CDATA[società civile]]></category>
		<category><![CDATA[stabilità sociale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.cineresie.info/?p=4916</guid>
		<description><![CDATA[Dagli Stati Uniti alla Cina, succede sempre più spesso che la società civile si opponga a scelte progettuali non condivise in nome della difesa dell’ambiente. Diversi sono però i processi che hanno portato alla nascita di questi movimenti in Cina e in Occidente. Questi due scenari rivelano punti in comune e divergenze non solo nelle poste in gioco, ma anche nel recepimento delle tematiche ambientali da parte del mondo politico e nelle modalità di mobilitazione. Un post scritto con Marco Tonino.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">I <strong>conflitti ambientali locali</strong> sono un fenomeno comune in tutto il mondo. Dagli Stati Uniti alla Cina, succede sempre più spesso che la società civile si opponga a scelte progettuali non condivise in nome della difesa della salute, dell’ambiente e, a volte, addirittura della stessa democrazia.</p>
<p style="text-align: justify;">Diversi sono però i processi che hanno portato alla nascita di movimenti locali in campo ambientale <strong>in Occidente e in Cina</strong>. Si tratta di due scenari che rivelano punti in comune e divergenze non solo nelle poste in gioco da difendere, ma anche nel recepimento delle tematiche ambientali da parte del mondo politico e nelle modalità di mobilitazione. Uno sguardo comparato è necessario per meglio comprendere le dinamiche in gioco e azzardare alcune ipotesi su quello che sarà <strong style="text-align: justify;">il futuro</strong> della Cina se si manterrà sul presente corso di sviluppo</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2011/12/China-Pollution-Problem.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4959" title="China-Pollution-Problem" src="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2011/12/China-Pollution-Problem.jpg" alt="" width="521" height="694" /></a></p>
<h2 style="text-align: justify;">Ambientalismo &#8220;giovane&#8221; sul versante cinese</h2>
<p style="text-align: justify;"><strong>NIMBY</strong>. “<em>Not In My Backyard</em>”, non nel mio cortile. Questo acronimo, noto in Italia grazie a decenni di lotte contro opere che lo Stato ritiene di interesse pubblico ma che i cittadini osteggiano per timore di possibili <strong>ricadute su ambiente e salute</strong>, da qualche mese è un termine di uso corrente anche in Cina. Questo da quando, lo scorso 14 agosto, i <a href="http://globalvoicesonline.org/2011/08/14/china-large-nimby-protest-erupts-in-dalian/">cittadini di Dalian</a>, un centro urbano nel nordest del Paese, sono scesi in piazza a migliaia per chiedere la <strong>rilocazione di un impianto chimico</strong> per la produzione di parasilene, strappando alle autorità locali la promessa che la loro richiesta sarebbe stata esaudita. La mobilitazione era nata sulla scia dell’allarme scattato la settimana precedente a causa del cedimento di una diga protettiva della fabbrica durante un tifone e la voce si era poi diffusa a macchia d’olio attraverso il web e i cellulari.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto ampliamente pubblicizzato sui media internazionali, il caso di Dalian non è certo il primo esempio di protesta NIMBY in Cina. Già quattro anni prima, nel giugno del 2007, i <a href="http://www.zonaeuropa.com/20070601_1.htm">cittadini di Xiamen</a> si erano mobilitati a migliaia contro il progetto di aprire un altro impianto per la produzione del parasilene non lontano da una zona residenziale. La fabbrica in questione, che aveva ottenuto il supporto dei vertici dello Stato e aveva già attratto quasi 11 miliardi di yuan di investimenti, avrebbe arricchito enormemente le casse cittadine, tanto che si calcolava che il nuovo impianto avrebbe portato al prodotto interno lordo cittadino oltre 80 miliardi di yuan, un quarto del totale di allora. Anche in quel caso però <strong>migliaia di persone</strong> si erano date appuntamento nel centro cittadino per “fare una passeggiata” e protestare pacificamente contro il piano del governo locale. Non appena i cittadini erano scesi in piazza, il <strong>web si era mobilitato</strong> per coprire la protesta e i media nazionali avevano seguito a ruota, spingendo le autorità di Xiamen a fare un clamoroso passo indietro.</p>
<p style="text-align: justify;">Guardando ancora più in là nel tempo, molti specialisti sono concordi nell’indicare come prima grande mobilitazione ambientale in Cina il caso della resistenza contro la costruzione di una serie di <a href="http://books.google.it/books?id=mdlSyAHSHrQC&amp;lpg=PA152&amp;ots=jzVo8RuVAo&amp;dq=nujiang%20protest&amp;hl=it&amp;pg=PA143#v=onepage&amp;q&amp;f=false" target="_blank">dighe sul fiume Nujiang</a>, nella provincia dello Yunnan, tra il 2003 e il 2004.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo evento, che giustamente viene descritto come un punto di svolta per la società civile cinese, sia per il ruolo giocato in quell’occasione dalle ONG ambientali, sia per la (temporanea) capitolazione delle autorità centrali, tuttavia non è rappresentativo di quella che è la tendenza generale nelle proteste ambientali in Cina. Mobilitazioni per la preservazione dell’ambiente naturale, del paesaggio o dell’identità culturale, rimangono eventi molto rari. Anche casi di proteste NIMBY come quelle di Xiamen e Dalian – ma si potrebbero citare anche la lotta dei <a href="http://www.zonaeuropa.com/20091123_1.htm">cittadini di Panyu</a> contro l’apertura di un inceneritore nel 2009 o la resistenza dei <a href="http://www.reuters.com/article/2008/01/12/us-china-maglev-protest-idUSPEK32757920080112">cittadini di Shanghai</a> contro l’espansione del Maglev nel 2008 – per quanto significativi, <strong>rimangono un’eccezione</strong> più che la regola.</p>
<p style="text-align: justify;">Di fatto, al giorno d’oggi le mobilitazioni ambientali dei cittadini cinesi si configurano come lotte “a posteriori” per la salute o, addirittura, per la sopravvivenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Come ha riconosciuto nel febbraio del 2009 <a href="http://www.hnhbjn.com/newsshow.asp?id=2214">Chen Xiwen</a>, un importante funzionario del governo centrale, “il problema dell’inquinamento ambientale è ormai diventato una delle cause principali che portano allo scoppio di incidenti di massa tra i contadini”. Timothy Hildebrandt e Jennifer Turner in <a href="http://books.google.it/books?hl=it&amp;lr=&amp;id=SDaEslFSP4oC&amp;oi=fnd&amp;pg=PA89&amp;dq=Timothy+Hildebrandt+green+activism&amp;ots=B-Dq2LqSLp&amp;sig=DWLpKdwfhEdxaH6X2SL0sQsRxwI#v=onepage&amp;q=Timothy%20Hildebrandt%20green%20activism&amp;f=false">uno studio</a> pubblicato nel 2009 hanno riportato alcuni indicatori particolarmente significativi: stando a dati diffusi dall&#8217;Amministrazione statale per la protezione dell&#8217;ambiente  (oggi Ministero della protezione ambientale), nel 2005 nell’intero paese avrebbero avuto luogo oltre <strong>51.000 proteste</strong> dovute all’inquinamento, molte delle quali dovute alle crescenti perdite economiche da parte di contadini impossibilitati a vendere i propri raccolti “tossici”; nel 2007, inoltre, il Ministero della salute avrebbe riportato che tra il 2005 e il 2007 il numero di coloro che hanno contratto il cancro a causa dell’inquinamento sarebbe cresciuto del 19% nelle aree urbane e del 23% in quelle rurali. Di fatto, <a href="http://news.163.com/11/0314/13/6V42PS5100014JB6.html">indagini ufficiali</a> condotte di recente su 7.555 progetti chimici di grandi dimensioni hanno dimostrato come ancora oggi l’81% degli impianti chimici si trovino in aree fluviali, zone densamente popolate e altri <strong>luoghi “sensibili” dal punto di vista ambientale</strong>, mentre il 45% sarebbero addirittura considerati “fonte di elevato rischio”.</p>
<p style="text-align: justify;">Non c’è dunque da stupirsi se nell’aprile del 2009, <a href="http://bbs.ccvic.com/thread-120-1-1.html">uno speciale</a> sui cosiddetti “villaggi del cancro” (<em>aizhengcun</em>), pubblicato dalla rivista <em>Fenghuang Zhoukan</em>, riportava <a href="http://wx.house365.com/bbs/showthread.php?threadid=58338">una mappa</a> della Cina con ben 110 villaggi finiti nel mirino dei media cinesi nel decennio precedente a causa dell’elevato tasso di mortalità legato all’inquinamento. A margine della mappa si notava che “questi ‘villaggi del cancro’ per la maggior parte si trovano nelle cinture territoriali intorno ai parchi industriali delle città, a valle lungo il corso dei fiumi oppure nei pressi di miniere, e subiscono così l’inquinamento delle acque reflue industriali, dei gas di scarico, dei residui, dei rifiuti della vita quotidiana, così come dei metalli pesanti e di altre cause molteplici e combinate”. I giornalisti raccoglievano testimonianze drammatiche di genitori che avevano visto i propri figli morire di leucemia uno dopo l’altro, senza poter garantire loro alcuna cura medica, né ottenere alcuna forma di assistenza dallo Stato. Il tutto, a volte, a due passi dalla capitale.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo un <a href="http://www.ndcnc.gov.cn/datalib/NewBook/2011/2011_09/newbook.2011-07-28.7817892265/">recente studio</a> dell’Accademia delle scienze sociali, nel biennio 2009-2010 in Cina avrebbero avuto luogo ventidue <strong>incidenti ambientali gravi</strong> – o, per usare l’eufemismo ufficiale, “con impatto elevato” (<em>yingxiang jiaoda</em>) – che in un modo o nell’altro hanno smosso l’opinione pubblica cinese. Di fronte a una situazione così drammatica, le proteste ambientali non possono che registrare una continua crescita.</p>
<p style="text-align: justify;">Già nel 2009, presentando l’edizione del Libro Blu sulla Società Cinese per l’anno successivo, <a href="http://news.qq.com/a/20091221/001334_1.htm">Li Peilin</a> rilevava come delle dieci grandi proteste per l’ambiente accadute nel decennio precedente, ben sei avessero avuto luogo nell’anno appena concluso. Stando a <a href="http://www.cass.net.cn/file/20101102286576.html">più recenti stime</a> della stessa Accademia delle Scienze Sociali, gli incidenti di massa causati dall’inquinamento ambientale stanno crescendo del 29% all’anno, una velocità ben superiore a quella degli incidenti dovuti ad altre cause. Inoltre tali incidenti sarebbero classificabili come “<a href="../contraddizioni-in-seno-al-popolo/">non di classe e non riconducibili ad interessi diretti</a>”, dunque si tratterebbe di situazioni repentine ed altamente imprevedibili, il genere di incidente che le autorità cinesi considerano più rischioso per la stabilità  sociale.</p>
<p style="text-align: justify;">In <a href="http://news.163.com/11/0314/13/6V42PS5100014JB6.html">un sondaggio</a> condotto dal <em>Quotidiano del Popolo</em> nel febbraio del 2011, tra i “dieci problemi caldi del nuovo anno secondo i netizen”, l’inquinamento ambientale figurava al quinto posto, con 7.583 voti. Tra i 3.207 partecipanti ad un ulteriore sondaggio più specifico sulle questioni ambientali, il 93% riteneva che “in Cina i problemi ambientali fossero molto gravi” e, per quanto riguardava le cause di questa situazione, il 75% sosteneva  che “i governi locali hanno sacrificato l’ambiente per il profitto economico”, contro un 11% che riteneva che “la gestione non è all’altezza degli standard”. Dati simili, per quanto basati su un campione decisamente non scientifico, dimostrano come in Cina l’ambiente possa facilmente trasformarsi da questione di salute pubblica a <strong>problema politico</strong>, un fatto di cui il Partito è ben consapevole.</p>
<h2 style="text-align: justify;">L&#8217;esperienza occidentale</h2>
<p style="text-align: justify;">In Occidente, le prime forme di movimento in campo ambientale sono nate nella seconda metà del secolo scorso grazie ad una presa di coscienza da parte dell’opinione pubblica degli effetti spesso devastanti delle attività economiche sull’ambiente.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1962 viene pubblicato il libro  “<a href="http://www.google.it/url?sa=t&amp;rct=j&amp;q=primavera%20silenziosa&amp;source=web&amp;cd=4&amp;ved=0CDYQFjAD&amp;url=http://books.google.com/books/about/Primavera_silenziosa.html?id=xsfa6U1O4M4C&amp;ei=X1beTqiBCoWB4gTE3eSLBw&amp;usg=AFQjCNELDWwyR4R-bdnsfdLU5nVjJFFbcA&amp;sig2=8l36_W9OsVJBw8GsxzWHpg&amp;cad=rja">Primavera Silenziosa</a>”, una denuncia alla distruzione di interi ecosistemi causati dall’uso indiscriminato dei pesticidi: scritto dalla biologa <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Rachel_Carson">Rachel Carson</a>, questo libro segna convenzionalmente l’inizio del movimento ambientalista. Durante gli <strong>anni Sessanta</strong> il movimento ambientalista vive un periodo di forte crescita in seguito all’acuirsi dei problemi di inquinamento, traffico, smaltimento dei rifiuti. L’interesse verso la questione ambientale subisce però un ridimensionamento a seguito della <strong>crisi energetica del 1973</strong>, quando i problemi dell’ambiente tornano in secondo piano, cedendo il passo alle questioni della ripresa e della crescita economica.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche l’Italia negli anni Settanta vive un’eclissi dei movimenti ambientali causata anche da contingenze storiche interne come i gravi problemi di ordine pubblico (agitazione studentesca, scioperi, criminalità organizzata, terrorismo). Di fatto, gli anni Settanta sono caratterizzati in generale da una lenta istituzionalizzazione dei valori ambientalisti nelle politiche pubbliche: vengono approvate leggi di tutela di aria, acqua, suolo, natura; inoltre si inseriscono criteri ecologici nella progettazione di opere destinate a modificare l’ambiente, cresce la ricerca e l’educazione ambientale. Questo è anche il decennio della nascita dell’<a href="http://www.exibart.com/Libri/dettaglio_libro.asp?IDLibro=1142872">ecologia politica</a>, che si sviluppa in due modalità: la prima riguarda l’adozione di temi ecologici nelle ideologie e nelle forze politiche tradizionali, la seconda riguarda la trasformazione dei movimenti ambientalisti in partiti definiti “Verdi”. Tale fenomeno ha avuto maggiori sviluppi in Europa dove, a differenza degli Stati Uniti, c’è la possibilità di presentare liste politiche monotematiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli anni Ottanta vedono una ripresa ed espansione del movimento ambientalista in tutto il mondo mentre si susseguono e moltiplicano le conferenze su temi ambientali a livello internazionale. Gli anni successivi vedono infine la progressiva istituzione di Ministeri dell’ambiente nei governi di tutto il mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Contrariamente alla Cina, i paesi occidentali hanno una <strong>lunga tradizione</strong> di proteste per l’ambiente. Considerando i soli conflitti ambientali locali, diverse sono le poste in gioco che vengono messe in discussione da chi si oppone ad un progetto: la salute, il reddito, una specifica componente ambientale (e.g. l’aria, l’acqua, il suolo, una  particolare specie animale); più recenti sono le poste in gioco riguardanti il paesaggio (sia come parte di un ecosistema sia come rappresentazione dell’identità culturale), l’ambiente in senso più ampio e l’idea di uno sviluppo diverso del territorio. Quando una protesta sposta la sua attenzione dalla locazione del progetto alla tipologia di progetto allora non si parla più di protesta NIMBY (<em>Not in My Back Yard</em>) ma di <strong>NIABY</strong> (<em>Not in Anyone’s Back Yard</em>). Non vi è più dunque un atteggiamento di rifiuto spontaneo, “epidermico” ed egoistico ma si passa ad un’opposizione più consapevole, sostenuta da una conoscenza più specifica. Stando ad <a href="http://books.google.com.co/books?id=TcmKDsRLhbMC&amp;printsec=frontcover&amp;hl=it#v=onepage&amp;q&amp;f=false">una ricerca</a> su sei città italiane, degli ottantanove comitati di cittadini censiti in uno studio del 2004, solo poco più di un quarto si mobilita secondo logiche NIMBY, mentre i restanti  tre quarti tendono ad ampliare il loro raggio territoriale e/o tematico della loro protesta.</p>
<p style="text-align: justify;">La vicenda della <strong>protesta “NO TAV”</strong> della Val di Susa in Piemonte è un caso di opposizione ad un’opera infrastrutturale cominciato nel 1990 e da allora periodicamente all’attenzione dell’opinione pubblica. La Val di Susa rappresenta una situazione d’incontro di fattori predisponenti alla manifestazione del conflitto quali la bassa qualità ambientale e l’alto grado di coinvolgimento dei cittadini nelle scelte territoriali. La valle, in cui è prevista la  costruzione di una linea ferroviaria ad alta velocità, è infatti già sottoposta ad alto <strong>stress ambientale</strong> a causa dell’inquinamento dovuto ai viadotti ed alle aree industriali presenti; il degrado della zona interessata dal progetto e la partecipazione inadeguata alle procedure prevista dalla legge obiettivo 121/2001 hanno portato alla degenerazione in protesta del conflitto. Il difetto di partecipazione all’interno della procedura di valutazione del progetto è confermato dall’<a href="http://temi.repubblica.it/limes/litalia-presa-sul-serio">assenza degli stessi conflitti</a> nei cantieri sul versante francese: grazie al lavoro di ricerca del consenso compiuto in Francia i valligiani locali sembrano essere consapevoli dei benefici che l’opera potrà apportare al loro territorio.</p>
<p style="text-align: justify;">Nata come fenomeno locale, la protesta della Val di Susa è cresciuta diventando un movimento coordinato ed organizzato  sin a livello sovranazionale che ha elaborato <strong>proposte progettuali alternative</strong>. Se all’inizio del conflitto ambientale i valori da difendere erano la salute ed un’<strong>idea diversa di sviluppo</strong>, ora – soprattutto dopo il ricorso alle forza del governo nel presidiare e difendere i cantieri nella valle &#8211; la  posta in gioco è diventata la democrazia, così come la giustizia.</p>
<p style="text-align: justify;">Di fatto, nonostante l’esistenza di procedure che prevedono la <strong>partecipazione</strong> come strumento chiave per la pianificazione territoriale (VIA, VAS, Agenda 21 Locale) in Italia le situazioni di conflittualità ambientale sono in crescita, grazie anche alla facilità di creare reti e condividere esperienze offerte da internet e nuovi media. Nel solo Veneto, i conflitti ambientali identificati all’interno dell’<a href="http://www.veronainblog.it/wp/2011/11/10/legambiente-veneto-e-universita-iuav-di-venezia-redigono-l%D5-atlante-dei-conflitti-territoriali/">atlante del “malessere territoriale”</a> (redatto nel 2011 da Legambiente ed Università IUAV di Venezia) sono 49 e, di questi, 41 sono ancora in atto. La maggior parte dei conflitti riguarda progetti che minacciano il paesaggio.</p>
<h2 style="text-align: justify;"><strong>Affinità, differenze e scenari futuri<br />
</strong></h2>
<p style="text-align: justify;">Quali conclusioni possiamo trarre da questa breve e incompleta panoramica?</p>
<p style="text-align: justify;">Innanzitutto, possiamo notare alcune differenze sostanziali tra quello che sono le proteste ambientali in Cina e ciò che sono stati e sono ancora oggi i movimenti ambientalisti in Europa e negli Stati Uniti. Se in Occidente, questi movimenti si sono rapidamente <strong>evoluti in partiti</strong> (e poi come tali sono entrati in crisi), in Cina questa evoluzione al momento non è possibile a causa del monopolio politico da parte del Partito comunista. Per questa ragione la forma organizzativa più comune rimane quella della <em>grassroots organization</em>, ciò che in genere gli osservatori definiscono “ONG ambientale”.</p>
<p style="text-align: justify;">In secondo luogo, se in Occidente l’<strong>impianto normativo</strong> in campo ambientale è nato nel tempo come risposta a pressioni della società civile e del mondo accademico, in Cina questo è stato introdotto d’autorità dall’alto, senza un reale coinvolgimento dei cittadini. Infine, se in Occidente sempre più spesso le proteste ambientali sono riconducibili alla <strong>difesa di  valori profondi</strong> –la cultura e l’identità territoriale, una certa concezione di sviluppo, l’idea stessa della democrazia partecipativa – in Cina, nonostante si siano verificate mobilitazioni classificabili come NIABY, rimangono prevalenti le proteste legate a questioni ben più concrete come l’<strong>interesse economico</strong> o la <strong>salute</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure, queste differenze non possono e non devono oscurare quelli che sono i <strong>punti in comune</strong> tra Cina e Occidente quando si tratta di proteste ambientali.</p>
<p style="text-align: justify;">Innanzitutto, in Cina come nel resto del mondo un ruolo sempre più importante nelle mobilitazioni dal basso stanno assumendo i <strong>nuovi media</strong>, come si è visto nel caso della TAV in Italia e nei casi di Dalian e Xiamen in Cina. In secondo luogo, in entrambi i contesti si è assistito e si sta assistendo allo sviluppo di movimenti a-partitici e a-politici che ruotano attorno ai principi della tutela dell’ambiente e dello <strong>sviluppo sostenibile</strong>. Infine, sia in Occidente che in Cina si è avuta una graduale <strong>assimilazione</strong> del discorso ambientalista da parte delle autorità. In Cina questo si è visto soprattutto nell’ultimo decennio, dopo l’ascesa al potere di Hu Jintao e Wen Jiabao e l’affermarsi di una nuova <strong>retorica ufficiale</strong> basata sull’idea di “società armoniosa” (<em>hexie shehui</em>). Non si può infatti dimenticare che una delle componenti fondamentali di questa &#8220;armonia&#8221; sta nel <strong>rapporto tra uomo e natura</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">L’esperienza dei movimenti ambientali occidentali si dimostra particolarmente significativa per le autorità cinesi. A dispetto delle mille leggi adottate in materia, in assenza di canali di <strong>partecipazione democratica</strong> alla vita politica, in Cina esiste un rischio concreto che le varie istanze in campo ambientale evolvano in direzione di un movimento politico “verde” più o meno radicale. Se al momento questa eventualità sembra ancora lontana, resta da vedere se le autorità di Pechino riusciranno ad andare oltre la pura retorica e ad imprimere una <strong>nuova direzione</strong> al modello di sviluppo del paese, accogliendo gli stimoli provenienti dalla base e prevenendo che l’instabilità sociale degeneri. In fondo, lo aveva teorizzato per primo <strong>Mencio</strong> oltre duemila anni fa: le catastrofi naturali non sarebbero altro che un segnale divino secondo cui una dinastia ha perso il proprio “mandato del Cielo”, la propria legittimità a governare. Secondo questo antico ma mai dimenticato filosofo, in presenza di terremoti, inondazioni, raccolti tossici ed altre calamità, il popolo ha non solo il diritto, ma anche il dovere di ribellarsi e mettere sul trono una nuova dinastia. Parole che, dopo millenni, suonano ancora minacciose alle orecchie di coloro che siedono ai vertici del potere a Pechino.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #888888;">Scritto in collaborazione con </span><strong>Marco Tonino</strong><span style="color: #888888;">, dottorando in Scienze ambientali presso l&#8217;Università Ca&#8217; Foscari di Venezia. Si occupa principalmente di gestione integrata delle zone costiere e di processi partecipativi.</span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.cineresie.info/movimenti-ambientalisti-uno-sguardo-incrociato-fra-cina-e-occidente/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Noi e Ai Weiwei: i diritti stancano chi ce li ha</title>
		<link>http://www.cineresie.info/noi-e-ai-weiwei-i-diritti-stancano-chi-ce-li-ha/</link>
		<comments>http://www.cineresie.info/noi-e-ai-weiwei-i-diritti-stancano-chi-ce-li-ha/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 03 Aug 2011 07:02:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flora Sapio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[armonia]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[società civile]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.cineresie.info/?p=4301</guid>
		<description><![CDATA[Recentemente in Europa sono emerse diverse voci critiche nei confronti del discorso sui diritti in Cina. Anche se molti pensano di muovere una critica sincera a dei pregiudizi, in realtà assumere queste posizioni significa restare prigionieri di una pratica discorsiva che finisce per giustificare le detenzioni arbitrarie. Senza considerare il fatto che, in fondo, più che le opinioni personali sulla Cina o su Ai Weiwei, queste discussioni rivelano l’idea di ognuno di noi sui diritti in generale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2011/08/ai_weiwei_1246315.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4346" title="ai_weiwei_1246315" src="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2011/08/ai_weiwei_1246315.jpg" alt="" width="353" height="500" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Ho notato come qui in Europa ultimamente sia emersa una sorta di <em>vox populi</em> che si fa portavoce di istanze critiche nei confronti del <strong>discorso sui diritti in Cina</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Non ho condotto ricerche sistematiche sull’argomento, quindi non so quanto siano diffuse queste opinioni, però negli ultimi due anni mi è capitato in più occasioni di sentire e risentire le medesime polemiche ed  argomentazioni nei gruppi sociali più diversi. Esistono delle posizioni critiche del discorso sui diritti in Cina  - e quindi anche di quanto viene riportato dai media occidentali – considerato poco più che una forma di <em>China-bashing </em>a buon prezzo.</p>
<p style="text-align: justify;">Quanti provano insoddisfazione verso il discorso sui diritti in Cina potrebbero attingere a tale personale scontento per comprendere meglio il mondo intorno a loro. Ma essi sembrano non essere interessati a <strong>capire il perché o il come</strong> i diritti possano essere violati. Confrontarsi con questioni del genere – in ogni circolo sociale o intellettuale, ad ogni livello di competenza o sofisticazione intellettuale – significherebbe quantomeno tentare di minimizzare l’impatto dei cliché o aggirare la dicotomia e mentalità del “noi contro di loro”.</p>
<p style="text-align: justify;">Al contrario, i critici del discorso sui diritti hanno deciso di seguire un percorso lungo il quale non è necessario porsi domande. La critica più frequentemente mossa al discorso sui diritti in Cina osserva come esso sia <strong>polarizzato e denso di cliché orientalisti</strong>. Non si tratta di una critica genuina, ma della mera constatazione di alcuni ben noti limiti del campo degli studi sulla Cina.</p>
<p style="text-align: justify;">A volte, le posizioni critiche si accompagnano ad un’eccessiva sicurezza. I critici sono più intelligenti di noi, e ne sanno anche molto più di noi. Ad esempio, per dirne una, i critici sanno che il vero motivo per cui una persona come <strong>Ai Weiwei</strong> è stata presa di mira non ha niente a che fare con le sue opinioni politiche.</p>
<p style="text-align: justify;">L’ultima argomentazione in cui mi sono imbattuta è che poiché in Cina molte persone evadono il fisco e Ai Weiwei è benestante, beh, allora è certo che Ai Weiwei non ha pagato le tasse! La questione non riguarda Ai il “dissidente”, ma solamente Ai il contribuente – questo afferma la <em>vox populi. </em>Chi difende Ai non fa altro che il solito <em>China-bashing</em>. Cosa direste se Ai fosse formalmente accusato e trovato colpevole? State prendendo le difese di un criminale? Non vi rendete conto di quanto debole sia la vostra posizione? Siete pro o contro la giustizia?</p>
<p style="text-align: justify;">Man mano che il discorso va avanti, vi è chi dimentica che Ai Weiwei è stato detenuto per un tempo superiore ai termini previsti per legge e <strong>senza un mandato</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Le accuse di evasione fiscale inevitabilmente risvegliano sensazioni forti, oscurando questo fatto basilare. Decidere di prestare attenzione alle accuse mosse contro Ai e dimenticare le violazioni procedurali è una questione di scelta personale. Tuttavia, alcune implicazioni di questa scelta dovrebbero essere quantomeno esplicitate.</p>
<p style="text-align: justify;">Se consideriamo le <em>accuse</em> più importanti del <em>fatto</em> della detenzione, implichiamo che la <strong>detenzione arbitraria</strong> può essere accettabile. Se si vuol rinchiudere qualcuno per un paio di mesi, basta pensare ad un’accusa che sembri plausibile al pubblico e poi sbandierarla ai quattro venti. La gente allora parlerà di Ai e dell’evasione fiscale e non mostrerà particolari preoccupazioni per la sua detenzione. L’indifferenza verso la detenzione di uno è pericolosa, perché può portare ad una tacita accettazione degli abusi di potere nei confronti di altri.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma agli occhi dei critici quest’implicazione non sembra essere un problema.</p>
<p style="text-align: justify;">Il “vero” problema è che <strong>stiamo criticando la Cina</strong> e che ignoriamo tutto quanto c’è di buono in quel paese (la sua crescita economica sostenuta, la sua cultura, la sua storia, etc). Il “vero” problema è che stiamo dando un’<strong>immagine parziale</strong> della Cina. Il “vero” problema è che queste critiche non aiutano i nostri investimenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Vi è chi crede di muovere una sincera critica al “ritrito” discorso sui diritti in Cina. In realtà, esprimere questo tipo di opinioni significa molto di più. Significa restare prigionieri di una pratica discorsiva, il cui ultimo risultato è chiudere un occhio sulle detenzioni arbitrarie. Più che le opinioni personali sulla Cina o su Ai Weiwei, le discussioni sul caso rivelano le idee di ognuno di noi sui diritti. I contendenti staranno anche parlando di Cina, ma il loro discorso in realtà si riferisce ai diritti in Europa.</p>
<p style="text-align: justify;">Coloro che portano avanti le opinioni che ho menzionato non sono sottoposti alla legge cinese. Sono sotto la legge dei paesi europei. E non è il potere della polizia cinese quello a cui sono esposti, ma il potere della polizia dei propri paesi. Affermare che possiamo chiudere un occhio sulla detenzione arbitraria significa affermare che la polizia può spogliare chiunque dei suoi diritti, a patto che il pubblico pensi che i sospetti della polizia potrebbero essere supportati da prove – prove che, per inciso, lo stesso pubblico potrebbe non vedere mai.</p>
<p style="text-align: justify;">Se la Repubblica Popolare Cinese in questo caso <strong>non sta alle proprie regole</strong>, anche coloro che sostengono questo punto di vista non stanno ragionando secondo le proprie regole.</p>
<p style="text-align: justify;">(La versione originale di questo post è comparsa sul mio blog in inglese <a href="http://florasapio.blogspot.com/2011/07/eu-vox-populi-on-rights-china-and-ai_30.html">Forgotten Archipelagoes</a>. Mi scuso con i lettori di Cineresie per alcune rigidità del linguaggio &#8211; FS)</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.cineresie.info/noi-e-ai-weiwei-i-diritti-stancano-chi-ce-li-ha/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>7</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Dreamwork China, una nuova generazione nella fabbrica del mondo</title>
		<link>http://www.cineresie.info/dreamwork-china-documentario-lavoratori-cinesi/</link>
		<comments>http://www.cineresie.info/dreamwork-china-documentario-lavoratori-cinesi/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 28 Jul 2011 14:30:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cineresie</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gallerie]]></category>
		<category><![CDATA[Reportage]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[lavoratori migranti]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[società civile]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.cineresie.info/?p=4249</guid>
		<description><![CDATA[Dopo una lunga attesa, siamo lieti di potervi presentare il progetto a cui abbiamo lavorato lo scorso inverno. Allora ci siamo trasferiti a Shenzhen per cercare di raccontare quei giovani operai nati negli anni Ottanta e Novanta che lo scorso anno sono stati protagonisti di tanti episodi di resistenza. Da questo viaggio è nato Dreamwork China: un documentario, innanzitutto, ma anche una raccolta di ritratti, un quaderno di appunti e uno spazio multimediale da ampliare, discutere e approfondire.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2011/07/home-dreamwork-china.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4284" title="home-dreamwork-china" src="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2011/07/home-dreamwork-china.jpg" alt="" width="577" height="337" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Cari amici di Cineresie, finalmente possiamo presentarvi il <strong>progetto multimediale</strong> di cui vi parlavamo qualche tempo fa, quando cercavamo di giustificare il lungo periodo di inattività dello scorso inverno: <a title="visita il progetto" href="http://www.dreamworkchina.tv" target="_blank">Dreamwork China</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Come ben sapete, il 2010 è stato un anno caldo per il lavoro in Cina. La vicenda dei suicidi alla Foxconn di Shenzhen, lo sciopero alla Honda di Foshan, l’ondata di scioperi, il risveglio dei lavoratori cinesi… tutte storie che hanno riportato all’attenzione dell’opinione pubblica cinese e internazionale la questione dello <strong>sfruttamento della forza lavoro migrante</strong> in Cina. Su Cineresie ne abbiamo scritto in più occasioni, spesso con toni critici, soprattutto per quanto riguarda quell’idea, accarezzata da molti giornalisti, che i lavoratori cinesi si siano improvvisamente “svegliati”.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra il novembre del 2010 e il marzo del 2011 abbiamo deciso di <strong>trasferirci a Shenzhen</strong> per documentare sul campo la realtà della nuova generazione di lavoratori migranti (<em>xin shengdai nongmingong</em>), quei giovani operai che sono nati negli anni Ottanta e Novanta e che generalmente vengono additati come il vero motore della mobilitazione operaia dello scorso anno. A noi si è unito <strong>Tommaso Bonaventura</strong>, un fotografo di Contrasto di cui in più di un’occasione abbiamo riproposto le gallerie.</p>
<p style="text-align: justify;">Da questo sforzo congiunto è nato Dreamwork China<em>. </em>Un documentario, innanzitutto, ma anche una raccolta di ritratti, un quaderno di appunti e uno spazio multimediale da ampliare, discutere e approfondire (lo trovate su <a href="http://www.dreamworkchina.tv/">www.dreamworkchina.tv</a>).</p>
<p style="text-align: justify;">Per giorni abbiamo occupato uno studio fotografico nei pressi dell’ingresso meridionale della <strong>Foxconn</strong> di Guanlan, cercando di convincere i giovani lavoratori di passaggio a farsi fotografare e intervistare. Siamo stati negli uffici delle <strong>organizzazioni della società civile</strong> del Delta del Fiume delle Perle, cercando di capire le ragioni per cui fanno quello che fanno e i rischi che si trovano ad affrontare. Abbiamo visitato fabbriche e assistito ad <strong>attività di addestramento</strong> in cui si spiegava ai lavoratori come stabilire le proprie priorità nella vita. Abbiamo intervistato attivisti maoisti, lavoratori che conoscono il diritto meglio di tanti avvocati, giovani che non hanno mai sentito nominare la parola “sindacato”, operai in fin di vita per malattie occupazionali o incidenti sul lavoro. Abbiamo seguito alcuni giovani fino al loro paese natale in occasione della Festa di primavera, girando un villaggio rurale casa per casa, chiedendo ai giovani migranti che vi abitavano cosa pensano e cosa sanno del diritto e <span style="color: #000000;">dei diritti</span>.</p>
<p style="text-align: justify;">Sul sito di <a href="http://www.dreamworkchina.tv/">Dreamwork China</a> troverete molte di queste storie, assieme a ritratti e a documenti che aggiungeremo nel tempo. Come vedrete, il nostro obiettivo non è mai stato quello di documentare le condizioni di lavoro nella fabbrica del mondo. Non solo, almeno. La nostra idea era quella di raccontare la vita quotidiana, i sogni, le aspirazioni di questi giovani, capire come la dimensione della fabbrica, nel bene e nel male, plasma le loro esistenze.</p>
<p style="text-align: justify;">Il progetto è aperto a ulteriori sviluppi e alla ricerca di una distribuzione. Fino a quando non avremo trovato un canale attraverso cui far circolare il video integrale non vi resta che seguire le proiezioni pubbliche in Italia e in Cina (chiunque fosse interessato a organizzare una proiezione può scrivere a <a href="mailto:info@dreamworkchina.tv">info@dreamworkchina.tv</a>) e i contenuti che via via verranno aggiunti.</p>
<p style="text-align: justify;">Grazie, fateci sapere che ne pensate!</p>
<p style="text-align: justify;">Ivan e Tommaso</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.cineresie.info/dreamwork-china-documentario-lavoratori-cinesi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>5</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>I nuovi giovani di Canton</title>
		<link>http://www.cineresie.info/i-nuovi-giovani-di-canton/</link>
		<comments>http://www.cineresie.info/i-nuovi-giovani-di-canton/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 09 Jun 2011 03:21:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommaso Facchin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Copertine]]></category>
		<category><![CDATA[attivismo]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[società civile]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.cineresie.info/?p=3822</guid>
		<description><![CDATA[Il Nandu Zhoukan dedica la copertina dell’ultimo numero ai giovani cantonesi, interrogandosi sulle aspirazioni di questa nuova generazione di ragazzi cresciuti all’ombra della metropoli meridionale. Nella loro vita prevarranno gli ideali o la carriera? Una serie ritratti di giovani nati negli anni Ottanta e Novanta che, grazie alla loro voglia di impegnarsi, informare, dialogare con le autorità e farsi notare dai media, sono ormai diventati delle celebrità.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: center;"><a href="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2011/06/NDZK-giovani-canton.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3823" title="NDZK-giovani-canton" src="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2011/06/NDZK-giovani-canton.jpg" alt="" width="468" height="600" /></a><em></em></h3>
<p style="text-align: justify;">Il <a href="http://www.nbweekly.com/" target="_blank"><em>Nandu Zhoukan</em></a> della scorsa settimana dedica la storia di copertina ai giovani di Guangzhou (Canton), titolando “Sulla giovane Canton”. Il titolo riprende un celebre saggio scritto agli inizi del Novecento da <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Liang_Qichao" target="_blank">Liang Qichao</a> – nato pure lui nel Guangdong – uno dei padri riformatori della Cina. In quel testo poi passato alla storia, lo scrittore si rivolgeva ai giovani rivoluzionari cinesi, indicandoli come il futuro del Paese. Nell’editoriale Xu Shiwen introduce il ricco reportage che poi si trova nelle pagine interne e si chiede chi, in questi ultimi mesi, sia più rappresentativo della Cina del futuro: il bambino prodigio e aspirante quadro di partito <a href="http://appunticinesi.blog.unita.it/piccoli-comunisti-crescono-1.288954" target="_blank">Huang Yibo</a> o il “ragazzo che regge il cartello”, un giovane manifestante per le strade di Canton che nel mese di maggio si è fatto conoscere a tutti i cantonesi?</p>
<blockquote>
<h2 style="text-align: justify;">Venite avanti e dite la vostra a voce alta!</h2>
<p style="text-align: justify;">di Xu Shiwen</p>
<p style="text-align: justify;">Nel mese di maggio due sono stati i simboli della gioventù cinese al centro dell’attenzione dei media. Anche in rete si è dibattuto su chi fra i due rappresenti la società futura: “Wudaogang” [Huang Yibo, il bambino prodigio che aspira ad una carriera nel Partito] o “Jupainan” [il ragazzo con il cartello in mano]? La risposta la darà la gente, ma la domanda è perenne. Già nel 1900, un giovane ventisettenne di Canton di nome Liang Qichao […] nel suo saggio “Sulla giovane Cina” (<em>shaonian zhongguo shuo</em>) lanciava un grido che avrebbe scosso le coscienze di molti: i giovani che stiamo educando oggi saranno la Cina di domani.</p>
<p style="text-align: justify;">“La saggezza dei giovani è la saggezza della nazione, la ricchezza dei giovani è la ricchezza della nazione, la solitudine dei giovani è la solitudine della nazione, la libertà dei giovani è la libertà della nazione”. Parole che risuonano ancora fresche nelle nostre menti. Ma come sono i giovani cinesi oggi? Finiti i compiti non si occupano delle vicende umane e abbracciati i loro idoli sui giornali se ne vanno quieti a dormire?</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi a Canton si sta facendo strada una gioventù che osa “parlare”, che osa esprimersi. Le cose che stanno loro a cuore sono moltissime, ben al di là di libri di scuola e fumetti. Essi comprendono la cultura della città, i diritti individuali, la protezione dell’ambiente di tutti e molti aspetti che riguardano il bene pubblico. Diversamente dai giovani di altre città, quelli di Canton non solo osano “parlare”, ma sanno anche intraprendere in modo originale azioni di cittadinanza attiva per far sì che i loro sogni si realizzino. E in questo senso i giovani di Canton appartengono non solo a questa città, ma a tutte le città della Cina. O in altre parole, tutte le città cinesi attendono i giovani di questa generazione.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Il servizio del <em>Nandu Zhoukan</em> pone sotto i riflettori la <strong>parte migliore della gioventù cinese</strong>, composta di cittadini consapevoli, studenti impegnati nella difesa dell’ambiente, persone che hanno a cuore il luogo in cui abitano. Ecco allora che la rivista presenta uno dopo l’altro una serie di giovani che, grazie alla loro voglia di impegnarsi, informare, dialogare con le autorità e, soprattutto, farsi notare dai media, sono diventati delle celebrità nella megalopoli del Guangdong. Nel percorso di tutti loro il <strong>passaparola in rete</strong> &#8211; i microblog come <em>sina weibo</em> sono ormai strumento imprescindibile &#8211; e l’aiuto da parte dei <strong>media locali</strong> sono stati elementi fondamentali per farsi conoscere.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2011/06/Canton-Chen-Yihua1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3829" title="Canton-Chen-Yihua" src="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2011/06/Canton-Chen-Yihua1.jpg" alt="" width="576" height="397" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Chen Yihua</strong>, ad esempio, ha sedici anni, ed è proprio quel “ragazzo che regge il cartello” di cui si parlava all’inizio di questo post. Lo scorso maggio, dopo alcuni reclami all’ufficio della metropolitana, è <strong>sceso in strada </strong>scrivendo su un cartello la sua protesta: a suo avviso, le stazioni della linea 1 della metro di Canton non dovevano essere risistemate e ritinteggiate. Ha fermato i passanti, ha raccolto firme, la rete ha parlato di lui, in molti si sono indignati per la quantità di denaro pubblico prevista dal progetto. E così dopo una settimana il responsabile  della metro di Canton l’ha ricevuto assieme ad alcuni ingegneri incaricati del progetto di ristrutturazione delle stazioni. Chen si è presentato assieme a Zeng Baoxian, colui che in precedenza aveva curato la caratteristica decorazione delle fermate che adesso avrebbero dovuto essere ritinteggiate di grigio. Uno spreco inutile di denaro, oltre che un <strong>danno estetico</strong> alla linea storica della metro cittadina. Gli argomenti di Chen, uniti all’indignazione che nel frattempo era montata on line hanno fatto sì che il progetto venisse bloccato.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lei Chuang</strong> ha ventiquattro anni e da quando ne aveva venti lotta contro la <strong>discriminazione</strong> nei confronti dei portatori del virus dell’epatite B. Come ci ha raccontato lo scorso gennaio a Shenzhen, Lei Chuang ha imparato a farsi notare seguendo l&#8217;esempio di un suo grande maestro, <strong>Ai Weiwei</strong>. Ed è proprio con delle <strong>performance artistiche</strong> di protesta che egli ha dato visibilità alla sua battaglia che riguarda un tema, quello della discriminazione, molto delicato nella Cina di oggi. “A Canton mi sento uno come tanti” spiega il giovane Lei al giornalista del <em>Nandu Zhoukan</em>, “qui molti giovani tengono alla loro città e sono più propensi a prendere iniziativa”. L’ultima trovata di Lei Chuang in realtà non ha niente a che vedere con la lotta alla discriminazione. Lo scorso aprile, sfruttando la sua relativa notorietà, ha sostenuto la battaglia di <strong>Peng Yanhui</strong>, un altro “rompiscatole” di Canton, che ha lanciato l’iniziativa “Mille calvi per illuminare la città” in segno di protesta contro gli sprechi nell’illuminazione pubblica cittadina legati all&#8217;ultima edizione dei Giochi Asiatici.</p>
<p style="text-align: justify;">La rassegna di giovani continua con <strong>Deng Chenyuan</strong>, studentessa di soli quindici anni soprannominata “Sorella degli squali” per la sua protesta contro il consumo sfrenato di pinne di squalo da parte dei suoi concittadini cantonesi. La foto di lei per strada con un enorme cartello dipinto ha fatto il giro del web in marzo venendo condivisa ventimila volte nel giro di pochi giorni.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2011/06/sorella-squali.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3831" title="sorella-squali" src="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2011/06/sorella-squali.jpg" alt="" width="419" height="539" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Ma la rassegna di &#8220;bella gente&#8221; non finisce qui. Dagli animalisti in erba si passa ai difensori degli spazi urbani, come il gruppo di giovani graffitari mobilitati in difesa di <em>Ening lu, </em><strong>via storica di Canton</strong> finita al centro di un progetto di demolizione e ricostruzione urbana. In questo caso i giovani si sono uniti ai più anziani residenti che già nel 2007 avevano firmato una petizione per tentare di sospendere il progetto. Anche se questa battaglia non ha ottenuto i risultati sperati, la mobilitazione è stata comunque significativa, in quanto ha sensibilizzato la cittadinanza sul tema della difesa del patrimonio storico della città e ha permesso di realizzare alcune opere artistiche per ricordare il quartiere in demolizione.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci sono poi gli &#8220;oppositori intelligenti&#8221;, così come vengono definiti i membri di <strong>Bike-Guangzhou</strong> (<em>baike Guangzhou</em>), un&#8217;associazione nata appena nel 2009 ma già molto famosa in città. La loro scommessa? Promuovere bici e metro contro l’automobile, per <strong>abbattere l&#8217;inquinamento</strong> e riappropiarsi delle vie cittadine. Il loro segreto, come dice il fondatore, è procedere adagio e stimolare il governo locale passo dopo passo con proposte concrete. Nata dall’incontro di studenti universitari che avevano a cuore la difesa dell’ambiente, l&#8217;associazione ha anche lanciato una celebre campagna on line con il motto: “Sindaco, noi ti regaliamo una bicicletta, tu regalaci un posteggio!”. L&#8217;obiettivo era incrementare gli spazi per le bici e i punti di noleggio in città. Dopo circa un mese e mezzo il post era stato condiviso da circa trentamila persone e aveva ricevuto più di mille commenti. Alla fine sono stati ricevuti dal sindaco e il 13 gennaio scorso, nella sala del  municipio, hanno consegnato al primo cittadino una bicicletta. Anche grazie al loro impegno, a marzo 2010 Canton aveva inaugurato un nuovo progetto di <strong>trasporto pulito</strong> collegando bus veloci e metro con stazioni per il <em>bike sharing.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><a href="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2011/06/canton-bike.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3833" title="canton-bike" src="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2011/06/canton-bike.jpg" alt="" width="576" height="291" /></a> </em></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;elenco continua con tutta una serie di storie che meriterebbero di essere approfondite, come ad esempio la celebre <a href="http://www.timesonline.co.uk/tol/news/world/asia/article6929194.ece" target="_blank">protesta del 2009 contro l&#8217;inceneritore del distretto di Panyu</a> in cui vediamo riflesse dinamiche molto simili a quelle che osserviamo anche dalle nostre parti.</p>
<p style="text-align: justify;">Come osserva Xu Shiwen nel suo editoriale, Canton risente indubbiamente dell&#8217;<strong>influsso di Hong Kong</strong>, dove esiste una lunga tradizione di <strong>apertura al dibattito</strong> politico, ai valori democratici, al dialogo fra i cittadini e le istituzioni. Un dialogo supportato dai media e dalle star del cinema che nel tempo hanno creato un <strong>suolo fecondo</strong> che ha fatto sì che anche nella vicina Canton emergessero giovani come questi. E sembra proprio che i vari gruppi cittadini, pur occupandosi di ambiti differenti, siano legati da una sensibilità comune nata in questi ultimi anni in città. Xu indica il 2008 come anno fondamentale per l&#8217;esplosione dell&#8217;attivismo cittadino.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">Il “movimento in difesa di Canton” è databile alla primavera del 2008. All’epoca il governo locale aveva deciso di demolire l’antico porto commerciale, vecchio di trecento anni. Allora più di <strong>diecimila giovani</strong> si erano radunati in vari portali on line legati alla città e avevano cominciato a raccogliere firme in opposizione al progetto fino a quando il governo cittadino non si era ricreduto. Da quel momento sono stati moltissimi i movimenti di cittadini nati in difesa della’identità urbana, una tendenza che ha raggiunto l&#8217;apice con la <a href="http://www.economist.com/blogs/banyan/2010/07/protest_guangzhou" target="_blank">protesta in difesa del dialetto cantonese</a> esplosa lo scorso anno . […] Giovani come questi si sono già visti anche in altre città come Nanchino o Shanghai. Si può dire che tutti questi giovani abbiano un sentimento comune che li unisce, ovvero l’amore per la propria città. A Canton, qualunque evento ricreativo o culturale, compresi i movimenti che uniscono una massa di giovani cittadini, può essere riassunto sotto l’etichetta “Supporta Canton” o “ Io amo Canton”. In questa modo tutti si sostengono a vicenda, competono nel dare vita a nuove forme di creatività, dai video ai graffiti, dalla recitazione al documentario. […]</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Il <em>Nandu Zhoukan</em> dedica molte pagine a questo servizio, soffermandosi sui dettagli di ogni storia. E la visione di una gioventù così attiva non può che riempirci di speranze e ottimismo, tanto più che molte battaglie somigliano a quelle che vedono protagonisti i giovani di molte città occidentali. Sarebbe interessante però misurare il peso effettivo di questi movimenti, analizzare i modi in cui le istituzioni locali hanno imparato ad appropriarsene anzichè reprimerli, comprendere fino a che punto essi abbiano reale presa su una società che appare per lo più distratta e passiva. Siamo insomma di fronte a un reale &#8220;risveglio&#8221; della cittadinanza più giovane a partire da Canton o alla semplice espressione di un auspicio dei redattori?</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.cineresie.info/i-nuovi-giovani-di-canton/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Zhou Benshun, un breviario per la governance sociale</title>
		<link>http://www.cineresie.info/zhou-benshun-un-breviario-per-la-governance-sociale/</link>
		<comments>http://www.cineresie.info/zhou-benshun-un-breviario-per-la-governance-sociale/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 26 May 2011 11:51:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommaso Facchin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Bridge Blogging]]></category>
		<category><![CDATA[modello cinese]]></category>
		<category><![CDATA[partito]]></category>
		<category><![CDATA[società civile]]></category>
		<category><![CDATA[stabilità sociale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.cineresie.info/?p=3704</guid>
		<description><![CDATA[Traduciamo integralmente un articolo di Zhou Benshun, segretario generale della Commissione Affari Politici e Legislativi del Partito Comunista Cinese, pubblicato la scorsa settimana su Qiushi, rivista di teoria politica del Partito. L’autore, figura prominente fra gli alti quadri dell’oligarchia comunista, in questo breve saggio indica la strada per rinnovare le strategie di “governance sociale” (shehui guanli) e adattare ai tempi il controllo e la supervisione del Partito sulla società contemporanea.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2011/05/Zhou-Benshun.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3707" title="Zhou-Benshun" src="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2011/05/Zhou-Benshun.jpg" alt="" width="403" height="286" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Il testo che segue è la traduzione di un articolo firmato da <a href="http://www.chinavitae.com/biography/Zhou_Benshun|4421" target="_blank">Zhou Benshun</a>, segretario generale della Commissione Affari Politici e Legislativi del Partito Comunista Cinese e pubblicato la scorsa settimana su <a href="http://www.qstheory.cn/" target="_blank">Qiushi</a>, rivista di teoria politica del Partito. L’autore, figura prominente fra gli alti quadri dell’oligarchia comunista, in questo breve saggio indica la strada per rinnovare le strategie di “governance sociale” (<a href="http://baike.baidu.com/view/1763642.htm" target="_blank"><em>shehui guanli</em></a>) e adattare ai tempi il controllo e la supervisione del Partito sulla società contemporanea. Il pezzo ha fatto scalpore anche a livello internazionale per i passaggi in cui l’autore mette in guardia contro l&#8217;emergere della <strong>società civile,</strong> giudicata un vero e proprio “tranello senza scampo” preparato <em>ad hoc</em> dalle potenze occidentali contro la Cina. In realtà tutto il testo risulta interessante e va letto come una sorta di breviario che riassume l’approccio dirigista del partito alla società. Un miscuglio di teoria socialista sul “lavoro con le masse” (<em>qunzhong gongzuo</em>), princìpi morali pescati dalla tradizione Confuciana e pratiche occidentali adattate alla realtà cinese. Questo tipo di approccio – che, considerando i recenti sviluppi, sembra essere maggioritario all&#8217;interno del Partito – lascia davvero poche speranze a chi vorrebbe intravedere spiragli di luce per le organizzazioni di base in Cina.</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote>
<h2>La strada di rinnovamento per una governance sociale con caratteristiche cinesi</h2>
<p>Zhou Benshun</p>
<p style="text-align: justify;">Rafforzare e rinnovare la <strong>governance sociale</strong> (<em>shehui guanli</em>), innalzare il livello scientifico delle discipline deputate alla governance sociale, garantire una società forte e vitale oltre che armoniosa e stabile sono questioni estremamente dense di significato.</p>
<p style="text-align: justify;">La Cina e l’Occidente hanno due sistemi di governo e di gestione della società completamente differenti, così come sono differenti le condizioni in cui si trovano i vari stati e il loro livello di sviluppo. Questi fattori fanno sì che la governance sociale in Cina sia ciò che deve tenere alta la bandiera del socialismo cinese. Affrontare i problemi che riguardano la supervisione della società, nonché le ragioni profonde alla base di questi problemi, rinnovare la teoria, l’organizzazione del sistema, i metodi e mezzi, condurrà la governance sociale su un nuovo cammino, un cammino <strong>con caratteristiche tutte cinesi</strong> […].</p>
<p style="text-align: justify;">Per rinnovare la governance sociale il nostro governo e le nostre istituzioni devono essere mantenuti come <strong>elementi fondamentali</strong>. I leader del Partito, le persone che ricoprono ruoli nel governo, coloro che lavorano in coordinamento con la società, le strutture di controllo a partecipazione pubblica sono i nostri <strong>punti saldi </strong>sul piano politico. […]</p>
<p style="text-align: justify;">E’ necessario mantenere salda la <strong>posizione dominante del Partito</strong>, a difesa di un lungo periodo di buon governo e pace nella Nazione. Bisogna inoltre garantire al popolo la possibilità di vivere e lavorare in tranquillità, affrontando e risolvendo in modo pragmatico tutti quegli aspetti del management sociale inadatti allo stato attuale delle cose. Per fare tutto questo vanno combattute le false credenze (<em>wuxin</em>) e le <strong>mistificazioni</strong> (<em>wuchuan</em>), onde evitare di finire nel <strong>tranello senza scampo</strong> che alcune nazioni occidentali hanno preparato per noi, ovvero la cosiddetta “società civile” (<em>gongmin shehui</em>).</p>
<p style="text-align: justify;">Rafforzare e rinnovare la governance sociale non significa delegare eccessivamente alla società le questioni di competenza del Governo. Piuttosto significa garantire al Comitato Centrale del Partito e al Governo il ruolo preminente di direzione della società e servizio per il popolo. Non significa nemmeno lasciare che le organizzazioni della società civile si diffondano in proporzione alla popolazione, significa altresì incentivare una riforma delle organizzazioni di massa, delle organizzazioni di autogoverno di base, delle imprese e degli enti statali. Non significa incentivare l’indipendenza delle organizzazioni sociali, quanto piuttosto la regolamentazione e la guida di queste affinché possano ben inserirsi nel sistema sociale governato dal Comitato Centrale e dal Governo. In questo modo verrà ad esse garantito uno sviluppo sano e ordinato così da poter fornire il loro importante <strong>contributo alla governance sociale</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">In passato alcuni commettevano due errori fondamentali nello studiare i processi di governance sociale fuori dalla Cina: il primo è riassunto nel <strong>motto “piccolo governo, grande società”</strong> (<em>xiao zhengfu da shehui</em>), come se il grosso del lavoro di supervisione della società dovesse essere affidato alla società stessa. In realtà, fra i paesi sviluppati, pochissimi applicano questo motto, anzi, in molti grandi paesi è attuato un “grande governo”, ossia è il governo ad assumere un ruolo primario per quanto riguarda la supervisione della società. Il secondo errore è <strong>considerare le organizzazioni sociali come “parti terze” </strong>(<em>di san bumen</em>), come fossero qualcosa di indipendente rispetto al sistema governativo di supervisione della società. In realtà, fuori dalla Cina, la maggior parte delle organizzazioni non governative ha radici legate in qualche modo ai governi e opera con l’autorizzazione dei governi stessi. In Cina, le organizzazioni che si occupano di formazione (<em>peiyu</em>) e sviluppo (<em>fazhan</em>), devono rispettare alcune regole di comportamento, stabilire in anticipo delle “valvole di sicurezza”, per prevenire che fioriscano e si diffondano organizzazioni con secondi fini.</p>
<p style="text-align: justify;">Per rinnovare le strategie di governance sociale è necessario affidarsi con convinzione alla migliore tradizione del Partito. E la migliore tradizione del nostro Partito è proprio il <strong>lavoro con le masse</strong> (<em>qunzhong gongzuo</em>). Il lavoro con le masse ha gli stessi caratteri fondativi e di continuità propri del lavoro di governance sociale.</p>
<p style="text-align: justify;">[…] Prendiamo la numerosissima “popolazione fluttuante” (<em>liudong renkou</em>) e agiamo rispetto ad essa attenendoci all’essenza del servizio pubblico (<em>gonggong fuwu</em>). Rendiamo migliori le loro vite, diamo loro speranza per il futuro, ed ecco che essi cammineranno senza esitazioni al fianco del Partito, abbracceranno e sosterranno le politiche del Comitato Centrale e del Governo, abbracceranno e sosterranno la governance sociale. Il 70% delle persone che lavorano in imprese private si trova nelle città. Ora, si prenda l’esperienza dei servizi al personale manageriale nelle imprese statali e la si estenda alle imprese private, facendo in modo che queste si facciano realmente carico della responsabilità sociale per quanto riguarda il loro personale manageriale,  in questo modo i rapporti di lavoro sarebbero molto più armoniosi.</p>
<p style="text-align: justify;">Consideriamo i 457 milioni di <em>netizen</em>, e gli 859 milioni di utenti di telefonia mobile. Mentre gli organi competenti mettono in atto le funzioni di controllo in accordo con la legge, al contempo si faccia sì che l’entusiasmo e lo spirito d’iniziativa dell’immenso “popolo della rete” venga convogliato in un’azione di pulizia della rete, in funzione di <strong>mutua supervisione e controllo sulla società</strong>. In questo modo anche la società virtuale potrà svilupparsi in modo sano e ordinato.</p>
<p style="text-align: justify;">In una società come quella odierna, in cui pressione e competizione sono sempre più grandi e i disagi psicologici sempre più diffusi, noi dobbiamo promuovere la sollecitudine nei confronti degli altri (<em>guan’ai</em>) e i servizi di sostegno psicologico. In questo modo gli incidenti di massa vedranno una notevole diminuzione. Basta soltanto che la migliore tradizione del lavoro con le masse venga fatta penetrare in tutte le iniziative di governance sociale per far sì che quest’ultima ne esca rinnovata.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel processo di rinnovamento delle strategie di governance sociale bisogna tener conto anche dei notevoli conseguimenti ottenuti nella <strong>storia della Civiltà Cinese</strong> in questo campo.  La Civiltà Cinese è fra le più grandi dell’umanità, con migliaia di anni di esperienza nel governo della società. Essa ci può offrire importanti insegnamenti per almeno due aspetti: il primo è l’insegnamento etico-morale riassunto nel sistema di valori come “benevolenza” (<em>ren</em>), “senso di giustizia” (<em>yi</em>), “norme rituali”(<em>li</em>), “rapporto di fiducia”(<em>xin</em>) oltre che nell’insegnamento di classici come il “Classico dei tre caratteri” (<em>sanzi jing</em>) o il “Norme per il buon figlio e studente” (<em>dizi gui</em>). Molti di questi insegnamenti sono ormai entrati nel sangue che scorre nelle vene del popolo di questa Nazione e possono essere utili nel guidare la condotta umana così come nel fissare le norme che devono garantire l’ordine sociale.</p>
<p style="text-align: justify;">Un secondo aspetto è l’importanza accordata all’<strong>autogoverno di base</strong>.  Nella società tradizionale, una volta al di sotto del livello di contea, non esistevano organi amministrativi e tutto si basava sui gentiluomini di villaggio, sulla struttura sociale <em>lijia </em>e sull’autogoverno. Al di fuori degli omicidi e dei crimini gravi, tutte le controversie venivano risolte autonomamente dal popolo. Nella Cina odierna, con l’enorme sviluppo economico, è facile che le persone abbiano grosse aspettative nei confronti della vita, ma se in assenza di una guida etica e morale permettiamo che gli appetiti e i desideri puntino sempre più in alto, finiremo per rendere difficile l’attuazione della pace sociale.</p>
<p style="text-align: justify;">Venendo alla politica, sta aumentando sempre più la <strong>consapevolezza</strong> che la gente ha dell’imparzialità, della democrazia, dei diritti, del governo della legge e della supervisione (da parte dell’opinione pubblica, <em>ndt</em>). Se nel salvaguardare diritti e interessi delle persone così come sono garantiti dalla legge allo stesso tempo non limitiamo l’influenza delle opinioni individuali più estremiste,  sarà ben difficile mettere in pratica l’armonia e la stabilità sociale. Nella società, le <strong>contraddizioni in seno al popolo</strong> (<em>renmin neibu maodun</em>) sono molteplici e di varia natura, se nell’affrontarle in modo equo e in accordo con la legge noi non cerchiamo al contempo di diffondere uno spirito tollerante e armonioso, non facciamo si che i problemi vengano risolti autonomamente alla base, consentendo invece che venga scelta sempre più la strada dei tribunali, avremo, oltre che un aumento del costo della giustizia, una inevitabile alterazione della società stabile e armoniosa.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel processo di rinnovamento e consolidamento delle strategie di governance sociale, possiamo scegliere, adattandoli ai tempi, i valori morali tradizionali come “per il bene pubblico” (<em>weigong</em>), “a fin di bene” (<em>weishan</em>), “armonia” (<em>hemu</em>), “pietà filiale” (<em>xiaoti</em>) […].</p>
<p style="text-align: justify;">Prendendo a prestito gli <strong>insegnamenti etici e morali degli antichi </strong>è possibile raffinare ulteriormente il sistema di valori del socialismo e trasformarlo in qualcosa in cui tutti potranno facilmente identificarsi. Sarebbe un valore inestimabile avere un sistema di valori fondato su pochi semplici caratteri cui tutti possano conformarsi, dai bambini cresciuti secondo questi principi fino ad arrivare […] a tutta la società. Dobbiamo analizzare a fondo il modo in cui le controversie venivano risolte autonomamente in seno al popolo così come avveniva nella tradizione di autogoverno propria dei villaggi rurali […] e, partendo da questi metodi, dobbiamo riuscire a implementarne ancora di migliori. Ciò sarebbe di grande utilità per dare un fondamento all’armonia e alla stabilità sociale.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche i buoni <strong>esempi che vengono dall’estero</strong> possono essere d’aiuto al rinnovamento delle pratiche di governance sociale. Ogni tradizione, nei vari paesi, ha seguito un suo sviluppo storico anche in virtù di caratteristiche acquisite attraverso gli scambi e i contatti reciproci. […] Per esempio in alcuni paesi esiste un sistema per raccogliere […] su un carta magnetica tutti i dati relativi a professione, reddito, affidabilità, fedina penale e in questo modo si attua un maggiore controllo sul rispetto delle leggi. In alcuni Paesi l’identificazione avviene attraverso sistemi di lettura dell’iride, le impronte digitali, il DNA, in modo da garantire ai cittadini nazionali ed esteri diritti e interessi e al contempo attuare un controllo efficace su di essi. In alcuni Paesi, ogni anno in primavera o autunno si tiene una consultazione che vede coinvolti rappresentanti del governo, dell’impresa e dei sindacati nella definizione dei salari degli operai. Ciò aiuta a diminuire notevolmente le tensioni fra impresa e lavoratori per quanto riguarda i salari.</p>
<p style="text-align: justify;">In alcuni Paesi i rappresentanti del governo partecipano ad attività di servizio per le comunità locali in modo da innalzare la capacità di influenza del partito di governo fra le persone comuni. In alcuni Paesi la tassa sugli immobili viene ridistribuita fra le comunità in modo da garantire un’entrata fissa che possa consentire alle comunità locali di garantire dei piccoli servizi a coloro che le abitano. In alcuni Paesi autorità viene accordata allo stato di diritto, che è ciò su cui il sistema sociale viene fondato; in questo caso le controversie non si risolvono al prezzo del sacrificio dei singoli. Anche questo è un esempio cui ci si può ispirare, purchè venga adattato alla situazione del nostro Paese. Da questo punto di vista, ci opponiamo fermamente a questa sorta di “ideologia del trasloco” (<em>banlai zhuyi</em>) secondo cui ogni cosa va copiata, indipendentemente dalla sua utilità,  mentre al contrario approviamo un <strong>assorbimento ed un’assimilazione</strong> che si integri con la nostra situazione nazionale.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #888888;">testo originale:</span> <a href="http://news.ifeng.com/mainland/detail_2011_05/16/6422514_0.shtml" target="_blank"><em>Zou zhongguo tese shehui guanli chuangxin zhi lu</em></a></p>
</blockquote>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.cineresie.info/zhou-benshun-un-breviario-per-la-governance-sociale/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Perse le tracce dell&#8217;avvocato Li Fangping</title>
		<link>http://www.cineresie.info/perse-tracce-avvocato-cinese-li-fangping/</link>
		<comments>http://www.cineresie.info/perse-tracce-avvocato-cinese-li-fangping/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 29 Apr 2011 19:03:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cineresie</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[avvocati]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[processi]]></category>
		<category><![CDATA[società civile]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.cineresie.info/?p=3484</guid>
		<description><![CDATA[Riceviamo e pubblichiamo la traduzione di una lettera fatta circolare nel pomeriggio del 29 aprile del 2011 da Lu Jun, responsabile di Yirenping, una nota organizzazione della società civile di Pechino che si occupa di tutelare i diritti delle vittime di ogni tipo di discriminazione. In essa si denuncia la sparizione di Li Fangping, noto avvocato per l’interesse pubblico da anni attivo nel campo della lotta alla discriminazione, rapito da sconosciuti mentre usciva dall’ufficio di Yirenping.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2011/04/Li-Fangping_432.gif"><img class="size-full wp-image-3486" style="margin: 6px;" title="Li-Fangping_432" src="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2011/04/Li-Fangping_432.gif" alt="" width="420" height="283" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Riceviamo e pubblichiamo la traduzione di una lettera fatta circolare nel pomeriggio di oggi, 29 aprile 2011 da Lu Jun, responsabile di <strong>Yirenping</strong>, una nota organizzazione della società civile di Pechino che si occupa di tutelare i diritti delle vittime di ogni tipo di discriminazione. In essa si denuncia la sparizione di Li Fangping, noto avvocato per l’interesse pubblico da anni attivo nel campo della lotta alla discriminazione, rapito da sconosciuti mentre usciva dall’ufficio di Yirenping.</p>
<blockquote>
<h2 style="text-align: justify;"><strong>L&#8217;avvocato per l&#8217;interesse pubblico Li Fangping è irrintracciabile</strong></h2>
<p style="text-align: justify;">Gentili colleghi, volontari, collaboratori e amici:</p>
<p style="text-align: justify;">vi scriviamo per mettervi al corrente del fatto che da oggi si sono perse le tracce di Li Fangping, consulente legale dell’organizzazione anti discriminazione Yirenping di Pechino e noto avvocato per l’interesse pubblico.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel pomeriggio di oggi, 29 aprile, l’avvocato Li Fangping è arrivato nella sede di Yirenping di Pechino per discutere un caso di discriminazione ai danni di un portatore di epatite B verificatosi nell’azienda di taxi “Grande Muraglia” di Baoding. Alle ore 17:15 circa, conclusasi la discussione del caso, l’avvocato Li ha abbandonato l’ufficio. Circa quindici minuti dopo abbiamo ricevuto una telefonata dai suoi famigliari, i quali ci avvertivano di aver appena ricevuto una sua telefonata con cui li avvertiva di essere stato prelevato da alcune persone mentre si trovava sotto l’ufficio. Stando al racconto dei famigliari, emerge che Li al telefono era molto agitato e che dopo poche parole la telefonata è stata bruscamente interrotta. Con ogni probabilità si tratta di un rapimento. In seguito abbiamo provato ripetutamente a raggiungere telefonicamente l’avvocato, ma non siamo mai riusciti a prendere la linea. I famigliari hanno già denunciato l’accaduto alla polizia.</p>
<p style="text-align: justify;">Li Fangping è uno degli avvocati per l’interesse pubblico attivi nel campo della lotta alla discriminazione più famosi in Cina. Da lungo tempo si occupa del diritto all’uguaglianza dei portatori del virus dell’epatite B, dei sieropositivi, degli emofiliaci, così come di altri gruppi sociali svantaggiati. Recentemente ha portato in tribunale per la prima volta in Cina un caso giudiziario contro la discriminazione legata all’AIDS, assistendo un giovane sieropositivo della provincia dello Anhui che ha denunciato i dipartimenti amministrativi responsabili dell’educazione. Questi l’avevano scartato dall’esame pubblico per diventare insegnante a seguito di un prelievo di sangue dal quale emergeva che era infetto dal virus dell’HIV. Dopo aver perso il processo di primo e secondo grado, il 25 aprile l’avvocato aveva presentato un nuovo appello alla procura provinciale dell’Anhui.</p>
<p style="text-align: justify;">Oltre a questo, l’avvocato Li Fangping si è occupato del primo caso cinese di violazione della privacy legato all’epatite B, del primo caso di discriminazione su base genetica, del primo caso sulle infrastrutture accessibili ai disabili e della vicenda delle trasfusioni infette di Gengtai nello Hebei. Inoltre, ha avviato il primo caso cinese contro un monopolio e ha pubblicato molte “lettere aperte di suggerimento dai cittadini” in cui proponeva di eliminare la discriminazione dei malati di epatite B, le differenze di trattamento tra cittadini rurali e urbani e tutta un’altra serie di problemi. L’attività che ha condotto nei tribunali nel campo dell’interesse pubblico ha ricevuto ampie lodi da parte del pubblico e i media nazionali hanno pubblicato migliaia di articoli su di lui.</p>
<p style="text-align: justify;">Nei casi di interesse pubblico cui ha preso parte, l’avvocato Li Fangping ha spesso assistito i deboli e gli oppressi nel denunciare potenti unità di lavoro (ad esempio grandi imprese, enti statali, dipartimenti governativi, etc). Pertanto, dal momento che molte di queste forti unità di lavoro nutrono del risentimento nei suoi confronti, siamo estremamente preoccupati che egli sia finito vittima di una qualche vendetta e temiamo fortemente per la sua incolumità personale. Speriamo che la denuncia dei suoi famigliari sia sufficiente ad attirare l’attenzione degli organismi della pubblica sicurezza, facendo sì che possa tornare al più presto sano e salvo a casa.</p>
<p style="text-align: justify;">Firmato: Lu Jun<br />
29 Aprile 2011</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>UPDATE: </strong>La sera di mercoledì quattro maggio Li Fangping ha fatto ritorno a casa. Lo stesso giorno è scomparso Li Xiongbin, un altro avvocato per l&#8217;interesse pubblico a suo tempo attivo nella <a href="http://www.cineresie.info/tempi-duri-ong-cinesi/">Gongmeng</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.cineresie.info/perse-tracce-avvocato-cinese-li-fangping/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Liu Xia e gli altri: quando lo Stato ti viene a cercare&#8230;</title>
		<link>http://www.cineresie.info/liu-xia-mogli-scomparsa-stato-viene-cercare/</link>
		<comments>http://www.cineresie.info/liu-xia-mogli-scomparsa-stato-viene-cercare/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 11 Oct 2010 10:54:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivan Franceschini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[attivismo]]></category>
		<category><![CDATA[avvocati]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[società civile]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.cineresie.info/?p=2541</guid>
		<description><![CDATA[Sui media internazionali negli ultimi giorni è stato tutto un susseguirsi di voci sulle sorti di Liu Xia, la moglie del premio Nobel Liu Xiaobo, apparentemente scomparsa nel nulla nelle ore successive all’annuncio della vittoria del marito. Casi del genere sono piuttosto frequenti in Cina, anche se quasi mai hanno una tale risonanza e spesso si risolvono nel giro di pochi giorni. Un commento su alcune delle prassi adottate dalle autorità cinesi per sorvegliare le persone “scomode”.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2010/10/China_Lawyers_Live_s640x394.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2861" style="margin: 5px 7px;" title="China_Lawyers_Live_s640x394" src="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2010/10/China_Lawyers_Live_s640x394.jpg" alt="" width="273" height="168" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Sarò sincero. Mentre leggevo della vicenda della temporanea “scomparsa” di <strong>Liu Xia</strong> nelle ore successive all’annuncio della vittoria del <strong>premio Nobel </strong>da parte del marito Liu Xiaobo,  non mi sono stupito né preoccupato più di tanto.</p>
<p style="text-align: justify;">Peccherò forse in cinismo, ma che cosa ci si aspettava che potesse succedere ad una persona catapultata all’improvviso al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica del mondo intero per i motivi che ben sappiamo? Aveva davvero senso pensare che le autorità cinesi potessero sbarazzarsene in sordina, magari gettandola per mesi o anni in qualche <strong>carcere sconosciuto</strong> senza neppure una scusa di facciata? Oppure, al contrario, ci si poteva forse illudere che l’avrebbero lasciata tranquilla di portare avanti la sua vita come se nulla fosse?</p>
<p style="text-align: justify;">Astenendomi da ulteriori commenti, questa storia mi ha fatto tornare in mente un altro episodio, apparentemente scollegato, avvenuto qualche settimana fa. La sera dello scorso 14 settembre, mentre mi trovavo sul treno rapido da Pechino a Shanghai ho ricevuto un messaggio da un amico cinese che lavorava in un’organizzazione della società civile della capitale: “Jiang Tianyong, avvocato per la tutela dei diritti da alcuni giorni subisce intimidazioni da parte di persone sconosciute. Oggi la serratura di casa sua è stata fracassata e lui e la sua famiglia non possano rientrare. Alle nove e mezza di sera sono ancora costretti a stare fuori”.</p>
<p style="text-align: justify;">
<h2 style="text-align: justify;">L&#8217;invadenza dello Stato</h2>
<p style="text-align: justify;">Avevo conosciuto <strong>Jiang Tianyong</strong> nell’estate del 2009, poche settimane dopo che la sua licenza di avvocato era stata <strong>revocata</strong> da un organismo corporativo di Pechino, formalmente per alcune irregolarità, in realtà a causa della sua attività su questioni politicamente “sensibili”, come ad esempio la difesa di seguaci del <strong>Falungong</strong>, la setta religiosa che da anni è nel mirino delle autorità di Pechino. In quell’occasione mi aveva espresso tutta la sua angoscia di fronte alla perdita del diritto di esercitare la propria professione, un fatto che metteva a rischio la sua stessa sussistenza, così come quella della sua famiglia. Poi per lui c’erano stati alcuni mesi di ricerca infruttuosa e infine l’approdo come consulente giuridico ad Aizhixing, nota organizzazione attiva nel campo della tutela dei malati di AIDS.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo post tuttavia non è su Jiang Tianyong, Liu Xia e le loro specifiche disgrazie. Riguarda bensì tutte quelle persone che, pur operando in campi che spesso con la politica hanno ben poco a che fare, si trovano a subire <strong>continue interferenze</strong> e attacchi da parte delle autorità.</p>
<p style="text-align: justify;">Quella della <strong>sorveglianza</strong> sui presunti “dissidenti” è una questione annosa in Cina, una storia che inevitabilmente emerge in occasione di ogni avvenimento o anniversario politicamente sensibile, quando le persone più attive nel criticare le autorità vengono avvertite di non alzare troppo la voce e, in più di un caso, addirittura portate fuori città per qualche giorno. Esiste un’indimenticabile <a href="http://globalvoicesonline.org/2008/08/14/china-citizen-reporter-zuola-carted-off/">serie di tweet</a> con cui nell’agosto del 2008 il <strong>blogger Zuola </strong>aveva documentato in tempo reale una di queste “<strong>gite fuori porta</strong>” attraverso il blackberry che i suoi distratti “accompagnatori” si erano dimenticati di sequestrare.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Prigionieri nella città della libertà</h2>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">La stessa questione era stata poi sollevata con una forza espressiva senza precedenti da <strong>Hu Jia</strong>, il versatile attivista condannato a tre anni e mezzo di carcere alla vigilia delle Olimpiadi del 2008, e da sua moglie Zeng Jinyan. Tra l’agosto del 2006 e il marzo del 2007, in occasione di un lungo periodo in cui Hu era costretto agli arresti domiciliari, essi hanno deciso di documentare e, in qualche modo, <strong>ridicolizzare il sistema</strong>, filmando giorni e giorni di sorveglianza e pedinamenti, mostrando la quotidianità del rapporto con i loro indiscreti “guardiani”. Il filmato, sarcasticamente intitolato “<a href="http://www.youtube.com/watch?v=l2zvJItBCN8&amp;feature=fvst">Prigionieri nella città della libertà</a>” (<em>ziyoucheng de qiutu</em>), dal nome del quartiere residenziale in cui la coppia risiedeva, ha fatto il giro del mondo, scatenando un’ondata d’indignazione – e di curiosità – con pochi precedenti.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Testimonianze del genere non sono rare, anche se difficilmente ottengono tanta visibilità. Appena poche settimane fa sul web ha fatto scalpore <a href="http://cmp.hku.hk/2010/08/16/6747/">uno scritto</a> di <strong>Yu Jie</strong>, autore di un volume molto critico nei confronti del primo ministro Wen Jiabao appena pubblicato a Hong Kong, in cui egli raccontava lo scambio di battute nella locale stazione di polizia con un ufficiale incaricato della sua sorveglianza.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco uno stralcio memorabile della conversazione tra i due. Ufficiale Zhu: “[…] Il mio cognome è Zhu e dovresti sapere chi sono. Conosco molti dei tuoi amici […]. Ho iniziato ad osservarti anni fa. Probabilmente in tutto il mondo ci sono più informazioni su di te qui con me che non in qualunque altro posto”. Yu Jie: “Capisco che lei mi consideri alla stregua di un tema di ricerca. Se quando sarò vecchio vorrò scrivere un libro di memorie, verrò e mi servirò dei materiali che avete raccolto. Ma sono sicuro che per allora quei materiali non saranno più nelle vostre mani, come nel caso della Germania dell’Est. Andrò a guardarmeli da solo liberamente”.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Inviti scomodi e relazioni pericolose</h2>
<p style="text-align: justify;">Nonostante Zuola, Zeng Jinyan e Yu Jie siano <strong>personaggi molto in vista</strong> a livello internazionale, non bisogna commettere l’errore di pensare che questo tipo di attività di sorveglianza e occasionale intimidazione sia riservata solamente alle “celebrità”. L’espressione “<strong>bere il tè</strong>” (<em>he cha</em>) in cinese ormai ha assunto un secondo significato: nel gergo degli attivisti – e non solo – essa sta ad indicare la convocazione da parte degli organismi della pubblica sicurezza, sempre curiosi di sapere cosa bolle in pentola.</p>
<p style="text-align: justify;">Fatta eccezione per alcuni casi dalla natura politica particolarmente pronunciata, per gli habitué queste convocazioni si traducono in chiacchierate più o meno tranquille davanti ad una tazza di tè, in qualche domanda indiscreta, in velate minacce mascherate da amichevoli consigli. La convocazione può scattare in qualsiasi momento per chiunque, come ha scoperto nel maggio di quest’anno <a href="http://chinadigitaltimes.net/2010/05/a-student%E2%80%99s-experience-of-being-invited-to-%E2%80%9Cdrink-tea%E2%80%9D/">un giovane blogger</a>, convocato dalle autorità scolastiche per un incontro con la pubblica sicurezza dopo aver pubblicato alcune considerazioni critiche nei confronti dell’<strong>Expo di Shanghai</strong>. Raramente si ha notizia di violenze avvenute durante questi incontri. Per l’attivista cinese medio si tratta quasi di <strong>attività “di routine”</strong>, un’inevitabile seccatura che a volte assume contorni paradossali.</p>
<p style="text-align: justify;">Volutamente o meno, tra i sorveglianti e i sorvegliati si viene a creare un <strong>legame particolare</strong>. Per citare un esempio, un amico che lavora in una nota organizzazione non governativa cinese (che per ovvie ragioni eviterò di nominare) recentemente ha dovuto sottoporsi ad un’operazione chirurgica che l’ha costretto a passare una settimana in ospedale. Tra le persone che l’hanno chiamato per informarsi della sua salute c’erano <strong>gli stessi funzionari</strong> della pubblica sicurezza incaricati di sorvegliarlo, i quali poi gli hanno persino spedito dei fiori e della frutta.</p>
<p style="text-align: justify;">L’amico in questione raccontava quest’esperienza ridendo, sottolineando il fatto che lui sa benissimo chi è la persona incaricata di tenerlo sott’occhio, tanto che si sono scambiati numeri di cellulare e si mandano regolarmente gli auguri. In un’altra occasione, questo stesso amico mi ha raccontato come, dopo una sua breve visita fuori dalla Cina, i funzionari della pubblica sicurezza lo avessero convocato per chiedergli conto del suo viaggio e lo avessero invitato calorosamente a fermarsi per un lungo periodo all’estero, magari per studiare presso qualche prestigiosa università straniera. Uno stato di polizia dal volto umano?</p>
<h2 style="text-align: justify;">Non è sempre un gioco</h2>
<p style="text-align: justify;">Se non fosse che a volte scatta la <strong>violenza</strong>, che persone innocenti rischiano il <strong>tracollo psicologico</strong> di fronte all’invadenza di questa costante sorveglianza, che in più di un’occasione le intimidazioni si sono tradotte in condanne a lunghi anni di carcere, verrebbe da sorridere.</p>
<p style="text-align: justify;">Sembrerebbe infatti quasi un gioco, una sorta di “<strong>guardie e ladri</strong>” su grande scala. Quali aguzzini infatti si sognerebbero di mandare dei fiori e della frutta al proprio “prigioniero” in ospedale? Oppure di lasciargli il numero di cellulare? O di consigliargli di prendersi una vacanza all’estero?  Eppure poi si viene a sapere dello Hu Jia, del Liu Xiaobo o del Tan Zuoren di turno, e all’improvviso ci si rende conto che c’è ben poco da ridere. Più d’un giornalista di lungo corso, riferendosi alle proprie attività in territorio cinese, ha scritto che questo paese negli ultimi trent’anni ha fatto straordinari progressi nel garantire le libertà individuali, che ora non c’è più quella sensazione di oppressione che si provava una volta, che è finito il tempo dei pedinamenti, delle intercettazioni e dello spionaggio. Evidentemente, non per tutti è così. Certamente non per persone come Liu Xia.</p>
<p><strong> </strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.cineresie.info/liu-xia-mogli-scomparsa-stato-viene-cercare/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Foto: Non chiamateci dissidenti</title>
		<link>http://www.cineresie.info/foto-non-dissidenti-cinesi/</link>
		<comments>http://www.cineresie.info/foto-non-dissidenti-cinesi/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 16 Sep 2010 20:14:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cineresie</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gallerie]]></category>
		<category><![CDATA[attivismo]]></category>
		<category><![CDATA[ong]]></category>
		<category><![CDATA[società civile]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.cineresie.info/?p=2404</guid>
		<description><![CDATA[Contrariamente a ciò che molti credono, la società civile cinese non è una realtà passiva, completamente assoggettata  ad un governo autoritario. Al contrario, essa è percorsa da una vena critica molto forte e, quando necessario, non esita a mobilitarsi per tutelare i diritti e gli interessi delle fasce più deboli. A promuovere la mobilitazione non sono i cosiddetti “dissidenti”, ma persone comuni – giornalisti, scrittori, blogger, avvocati, ambientalisti e semplici cittadini. Una galleria fotografica di Tommaso Bonaventura di Contrasto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="color: #888888;"><span style="color: #000000;">Come abbiamo avuto modo di scrivere più di una volta, la <strong>società civile cinese </strong>non è una realtà passiva, completamente assoggettata  ad un governo autoritario che non esita a ricorrere a misure repressive. </span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #888888;"><span style="color: #000000;">Al contrario, essa è percorsa da una <strong>vena critica</strong> molto forte e, quando necessario, non esita a mobilitarsi per tutelare i diritti e gli interessi delle fasce più deboli. A promuovere la mobilitazione non sono i cosiddetti “<strong>dissidenti</strong>”, ma persone comuni – giornalisti, scrittori, blogger, avvocati, ambientalisti e semplici cittadini – che nel loro piccolo credono di poter far qualcosa per migliorare la società in cui vivono. Costoro costituiscono la <strong>coscienza civile</strong> della Cina di oggi. I ritratti che seguono sono stati scattati da <a href="http://www.tommasobonaventura.com/">Tommaso Bonaventura</a>, fotografo di</span> <a href="http://www.contrasto.it/">Contrasto</a><span style="color: #000000;">; organizzazione a cura di Ivan Franceschini.</span><em><br />
</em></span></p>
<p><em><br />
</em></p>
<h3 style="text-align: center;"><img class="ngg-singlepic ngg-center aligncenter" src="http://www.cineresie.info/wp-content/gallery/attivisti/BOT09013_001.jpg" alt="BOT09013" width="550" height="550" /><strong>Zhang Shihe </strong>(alias &#8220;Tiger Temple), blogger e citizen journalist<strong><br />
</strong></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong>Tiger Temple</strong>, blogger e pioniere del <em>citizen journalism</em> in Cina, da anni dedica le sue energie a raccontare le storie degli ultimi e degli strati più bassi della società cinese.  Alla vigilia delle Olimpiadi del 2008 hanno fatto sensazione i suoi reportage da Qianmen, la zona immediatamente a sud di piazza Tiananmen, in cui egli raccontava la vita dei senzatetto che nell’area trovavano rifugio, prima che la zona fosse sgombrata dalle autorità, preoccupate per l’immagine della città durante il periodo olimpico.</span></p>
<h3 style="text-align: center;"><img class="ngg-singlepic ngg-center aligncenter" src="http://www.cineresie.info/wp-content/gallery/attivisti/BOT09013_015.jpg" alt="BOT09013" width="550" height="550" /><strong>Zhou Yunpeng</strong>, cantautore</h3>
<p style="text-align: justify;"><strong>Zhou Yunpeng</strong>, canta la sofferenza degli oppressi e degli emarginati, criticando una società sempre più prospera ma anche sempre più indifferente ai problemi dei deboli. Nella sua canzone più celebre, <a title="video e traduzione" href="http://appunticinesi.blogspot.com/2009/01/meglio-non-essere-bambini-cinesi.html" target="_blank"><em>Bambini cinesi</em></a>, denuncia diversi episodi di infanzia violata, arrivando ad affermare che  “è meglio non essere bambini cinesi”. Non vedente dall&#8217;età di nove anni, con la sua musica e la sua immagine, Zhou Yunpeng ha contribuito a lanciare un programma di assistenza a bambini ciechi.<em> </em></p>
<h3 style="text-align: center;"><img class="ngg-singlepic ngg-center aligncenter" src="http://www.cineresie.info/wp-content/gallery/attivisti/BOT09013_016.jpg" alt="BOT09013" width="550" height="550" /><strong>Wang Yiou</strong><strong>, </strong>attivista ong<strong><br />
</strong></h3>
<p style="text-align: justify;"><strong>Wang Yiou</strong>, responsabile di <em>China Dolls</em>, un’organizzazione della società civile che si occupa delle persone con problemi ossei. Affetta da una malattia che rende fragilissime le sue ossa, dopo essersi laureata in legge in un’università della capitale, Wang Yiou ha fondato quest’organizzazione per fornire assistenza alle persone con la sua stessa patologia.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="ngg-singlepic ngg-center aligncenter" src="http://www.cineresie.info/wp-content/gallery/attivisti/BOT09013_011.jpg" alt="BOT09013" width="550" height="550" /></p>
<h3 style="text-align: center;"><img class="ngg-singlepic ngg-center aligncenter" src="http://www.cineresie.info/wp-content/gallery/attivisti/BOT09013_017.jpg" alt="BOT09013" width="550" height="550" /><strong>Hao Jingsong</strong>, avvocato</h3>
<p style="text-align: justify;">Dopo essersi laureato in chimica ed aver lavorato per otto anni in una banca, <strong>Hao Jingsong</strong> ha deciso di abbandonare la stabilità della sua posizione per dedicarsi agli studi giuridici. Oggi è avvocato. Si definisce un “combattente del diritto” e ha fondato una propria organizzazione per la difesa dell’interesse pubblico. Negli ultimi anni ha fatto causa a diversi dipartimenti governativi, tra cui il Ministero delle ferrovie, ritenuto responsabile di aumenti ingiustificati del prezzo dei biglietti ferroviari nel periodo del capodanno lunare, e l’amministrazione della metropolitana di Pechino, per il suo rifiuto di emettere regolari fatture.  <a href="http://www.cineresie.info/hao-jingsong-il-combattente-del-diritto-2/">Qui</a> il testo di una sua intervista per Cineresie.</p>
<h3 style="text-align: center;"><img class="ngg-singlepic ngg-center aligncenter" src="http://www.cineresie.info/wp-content/gallery/attivisti/BOT09013_020.jpg" alt="BOT09013" width="550" height="550" /><strong>Wu Rongrong, </strong>attivista per i diritti delle donne<strong><br />
</strong></h3>
<p style="text-align: justify;"><strong>Wu Rongrong</strong>, attivista per i diritti delle donne. Impegnata in diverse organizzazioni della società civile di Pechino, il filo conduttore delle sue attività è la promozione dei diritti femminili. Quando nel maggio del 2009 è scoppiato il caso di Deng Yujiao, la pedicure di un albergo di provincia che, nel tentativo di difendersi da un tentativo di violenza sessuale, ha ucciso a coltellate un funzionario locale e ne ha ferito gravemente un altro, Wu Rongrong è stata una delle tante voci che si sono alzate in difesa della giovane. In quell’occasione ha organizzato un controverso spettacolo di <em>performative art</em>, in cui si vedeva una ragazza legata ed imbavagliata sul pavimento, sotto la scritta “chiunque può essere la prossima Deng Yujiao”.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="ngg-singlepic ngg-center aligncenter" src="http://www.cineresie.info/wp-content/gallery/attivisti/BOT09013_004.jpg" alt="BOT09013" width="550" height="550" /></p>
<h3 style="text-align: center;"><img class="ngg-singlepic ngg-center aligncenter" src="http://www.cineresie.info/wp-content/gallery/attivisti/BOT09013_012.jpg" alt="BOT09013" width="550" height="550" /><strong>Yang Xianhui</strong>, scrittore</h3>
<p style="text-align: justify;"><strong>Yang Xianhui</strong>, autore del libro <em>Addio Jiabiangou</em> (recentemente tradotto e riadattato in inglese con il titolo <em>Woman from Shanghai</em>). Ha passato anni a raccogliere le testimonianze dei sopravvissuti di Jiabiangou, un campo di lavoro nella provincia del Gansu in cui negli anni Cinquanta venivano mandati gli “elementi di destra”. Successivamente ha rielaborato queste storie in forma letteraria, in modo da garantirne la pubblicazione in Cina. Oltre a questo, Yang Xianhui ha pubblicato anche un volume sulla storia dei ragazzi rimasti orfani in una contea del Gansu durante la gravissima carestia successiva al “Grande Balzo in Avanti”. Attualmente sta documentando le condizioni di vita delle comunità di tibetani nelle campagne della regione del Qinghai.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="ngg-singlepic ngg-center aligncenter" src="http://www.cineresie.info/wp-content/gallery/attivisti/BOT09013_010.jpg" alt="BOT09013" width="550" height="550" /></p>
<h3 style="text-align: center;"><img class="ngg-singlepic ngg-center aligncenter" src="http://www.cineresie.info/wp-content/gallery/attivisti/BOT09013_013.jpg" alt="BOT09013" width="550" height="550" /><strong>Dou Jiangming</strong>, giornalista</h3>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dou Jiangming</strong>, caporedattore dell’edizione cinese di <em>Esquire</em>.  Nell’estate del 2007, sconvolto nel leggere le storie di ragazzi rapiti e rivenduti come schiavi alle fornaci di mattoni clandestine, ha aperto una serie di blog in cui con lo pseudonimo di IamV pubblicava annunci per le persone scomparse, lanciava raccolte di fondi per aiutare i genitori nelle loro ricerche e cercava di tenere viva l’attenzione dell’opinione pubblica. Ex-redattore delle pagine della cultura e degli spettacoli di un importante quotidiano della Cina meridionale, è approdato a <em>Esquire</em> nell’estate del 2008 con il dichiarato obiettivo di trasformare la rivista in un punto di riferimento per la società civile in Cina.</p>
<h3 style="text-align: center;"><img class="ngg-singlepic ngg-center aligncenter" src="http://www.cineresie.info/wp-content/gallery/attivisti/BOT09013_014.jpg" alt="BOT09013" width="550" height="550" /><strong>Lu Jun</strong>, attivista ong</h3>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lu Jun</strong>, responsabile di <em>Yirenping</em>, un’organizzazione della società civile che si occupa di tutelare i diritti dei malati di epatite B. In Cina questa malattia è endemica, con quasi cento milioni di portatori. Nonostante il contagio avvenga solamente attraverso il sangue o da madre a figlio, i portatori del virus sono comunemente discriminati, sia sul posto di lavoro che nel sistema scolastico. Lu Jun, lui stesso un portatore del virus, ha iniziato ad occuparsi del problema nel 2003, dopo che un giovane malato a cui era stato negato un lavoro in un impeto d’ira aveva ucciso un funzionario, finendo per essere condannato a morte.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="ngg-singlepic ngg-center aligncenter" src="http://www.cineresie.info/wp-content/gallery/attivisti/BOT09013_024.jpg" alt="BOT09013" width="550" height="550" /></p>
<h3 style="text-align: center;"><img class="ngg-singlepic ngg-center aligncenter" src="http://www.cineresie.info/wp-content/gallery/attivisti/BOT09013_002.jpg" alt="BOT09013" width="550" height="550" /><strong>Wan Yanhai</strong>, attivista per i diritti dei malati d&#8217;AIDS</h3>
<p style="text-align: justify;"><strong>Wan Yanhai</strong>, direttore di <em>Aizhixing</em>, la più famosa organizzazione della società civile cinese nel campo dell’AIDS. Funzionario del Ministero della Salute, nel 1994 egli è stato licenziato dopo aver creato la prima <em>hotline</em> in cui i cittadini cinesi potevano avere informazioni dettagliate riguardo al virus dell’HIV, quando questo era ancora un argomento assolutamente off-limits. Da allora è stato arrestato tre volte, una delle quali è stato accusato di aver fatto trapelare un rapporto ufficiale riservato sullo scandalo delle trasfusioni infette nella provincia dello Henan. Nel maggio 2010 <a href="http://www.cineresie.info/wan-yanhai-aids-lascia-cina/" target="_blank">ha lasciato la Cina </a>trasferendosi stabilmente negli Stati Uniti.</p>
<h3 style="text-align: center;"><img class="ngg-singlepic ngg-center aligncenter" src="http://www.cineresie.info/wp-content/gallery/attivisti/BOT09013_005.jpg" alt="BOT09013" width="550" height="550" /><strong>Lu Guang</strong>, fotografo</h3>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lu Guang</strong>, fotografo, vincitore del premio Eugene Smith per il 2009. Ex-operaio in una fabbrica della provincia dello Zhejiang, Lu Guang ha cominciato a fotografare come hobby negli anni Ottanta. Dopo essere giunto a Pechino nel 1995 per studiare fotografia, egli ha iniziato ad occuparsi di tematiche sociali, dalla prostituzione all’AIDS. È diventato noto al grande pubblico solamente nell’ultimo decennio, soprattutto grazie ai suoi<a title="intervista" href="http://www.cineresie.info/lu-guang-il-fotografo-dellinquinamento-2/" target="_blank"> lavori sull’inquinamento</a>.</p>
<h3 style="text-align: center;"><img class="ngg-singlepic ngg-center aligncenter" src="http://www.cineresie.info/wp-content/gallery/attivisti/BOT09013_006.jpg" alt="BOT09013" width="550" height="550" /></h3>
<h3 style="text-align: center;"><img class="ngg-singlepic ngg-center aligncenter" src="http://www.cineresie.info/wp-content/gallery/attivisti/BOT09013_019.jpg" alt="BOT09013" width="550" height="550" /><strong>Zhang Zhiqiang, </strong>attivista ong<strong><br />
</strong></h3>
<p style="text-align: justify;"><strong>Zhang Zhiqiang</strong>, fondatore di un’organizzazione della società civile che a Pechino si occupa della tutela dei lavoratori migranti. Migrante originario della provincia del Sichuan, dopo aver sperimentato le ingiustizie della vita del comune lavoratore, egli ha deciso di creare un’organizzazione in grado di fornire consulenza legale gratuita sui problemi del lavoro. La sua organizzazione contribuisce anche alla gestione di diverse scuole per i figli dei lavoratori migranti, ragazzi che ancora oggi non godono del diritto di frequentare gli istituti pubblici urbani. Qui è fotografato in una di queste scuole nella periferia meridionale di Pechino.</p>
<h3 style="text-align: center;"><img class="ngg-singlepic ngg-center aligncenter" src="http://www.cineresie.info/wp-content/gallery/attivisti/BOT09013_007.jpg" alt="BOT09013" width="550" height="550" /><strong>Yan Lianke</strong>, scrittore</h3>
<p style="text-align: justify;"><strong>Yan Lianke</strong>, autore di <em>Servire il popolo </em>(pubblicato in Italia da Einaudi). Scrittore tradotto in decine di lingue, con le sue opere lancia una critica corrosiva al potere e ai suoi meccanismi. In  <em>Servire il popolo</em>, la sua opera più celebre, Yan racconta una storia d’amore adulterina tra la moglie di un generale ed un soldato sullo sfondo della Rivoluzione Culturale. Nel corso della narrazione i due scoprono che sfasciare i busti di Mao permette loro di arrivare ad inaspettati crescendo sessuali. In un altro romanzo, <em>Il sogno del villaggio di Ding</em>, ha denunciato lo scandalo dell’AIDS nella sua provincia natale, lo Henan.</p>
<h3 style="text-align: center;"><img class="ngg-singlepic ngg-center aligncenter" src="http://www.cineresie.info/wp-content/gallery/attivisti/BOT09013_008.jpg" alt="BOT09013" width="550" height="550" /><strong>Zhou Shuguang</strong><strong>,</strong> blogger e citizen journalist<strong><br />
</strong></h3>
<p style="text-align: justify;"><strong>Zhou Shuguang</strong>, alias Zola, blogger e <em>citizen journalist</em>. Nato nei pressi del villaggio natale di Mao, nella provincia dello Hunan, dal 2004  tiene un blog in cui fino ad oggi ha avuto modo di occuparsi di diverse questioni politicamente sensibili, dai disordini tibetani del 2008 al problema della censura e della libertà di stampa. In più di un’occasione, ha cercato di portare alla luce verità alternative a quelle ufficiali. All’estero è considerato uno dei blogger cinesi più importanti ed influenti.</p>
<h3 style="text-align: center;"><img class="ngg-singlepic ngg-center aligncenter" src="http://www.cineresie.info/wp-content/gallery/attivisti/BOT09013_009.jpg" alt="BOT09013" width="550" height="550" /><strong>Deng Yi</strong><strong>, </strong>ambientalista<strong><br />
</strong></h3>
<p><strong>Deng Yi</strong>, ambientalista. Dagli anni Ottanta si occupa di protezione ambientale. È stato uno dei primi in Cina ad adottare un approccio alla tutela dell’ambiente che tiene in considerazione le esigenze delle comunità locali, coinvolgendole nel processo decisionale e nell’amministrazione dei fondi.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.cineresie.info/foto-non-dissidenti-cinesi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>16</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Xu Zhiyong lancia il Patto tra i Cittadini</title>
		<link>http://www.cineresie.info/xu-zhiyong-patto-cittadini-avvocati-cinesi/</link>
		<comments>http://www.cineresie.info/xu-zhiyong-patto-cittadini-avvocati-cinesi/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 23 Jun 2010 18:39:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flora Sapio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[attivismo]]></category>
		<category><![CDATA[avvocati]]></category>
		<category><![CDATA[società civile]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.cineresie.info/?p=1437</guid>
		<description><![CDATA[Il 17 giugno sul blog di Laohumiao (“Tempio della Tigre”) è comparso un documento intitolato “Patto tra i Cittadini”, redatto da avvocati e attivisti per i diritti umani ben noti tanto al pubblico, quanto agli organi di pubblica sicurezza dello Stato. Coloro che firmano il documento si impegnano a tenere una serie di condotte già prescritte dalla legge, dall’astenersi dal violare i relativi divieti e a difendere valori morali non incompatibili con quelli propugnati dal Partito. Eppure tra le righe si può leggere qualcosa di più.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2010/06/pledge2010b.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1438" src="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2010/06/pledge2010b-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Il 17 giugno sul blog di <em>Laohumiao</em> (“<a href="http://24hour.blogbus.com/logs/66342007.html" target="_blank">Tempio della Tigre</a>”) è comparso un documento intitolato “<strong>Patto tra i Cittadini</strong>” (<em>gongmin chengnuo</em>), già tradotto in Inglese su <a href="http://chinageeks.org/2010/06/xu-zhiyong-et-al-the-chinese-citizens-pledge/" target="_blank">China Geeks</a> .</p>
<p style="text-align: justify;">Il Patto tra i Cittadini è diviso in due parti. Nel Preambolo, il Patto richiama i valori di  <strong>Democrazia</strong> e <strong>Stato di Diritto</strong> già inseriti nella Costituzione della RPC dal Partito Comunista Cinese, e manifesta la volontà dei cittadini di rispettare tali principi, contribuire alla loro difesa ed alla loro attuazione, non senza un richiamo patriottico al futuro dell’etnia (<em>minzu</em>) Cinese. Negli articoli, i firmatari si impegnano a tenere una serie di condotte già prescritte dalla legge, ad astenersi dal violare i relativi divieti, ed a difendere <strong>valori morali</strong> non incompatibili con quelli propugnati dal PCC.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><em>Mi impegno a ….</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>4. mantenere i seguenti principi di deontologia professionale:</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>in quanto pubblico funzionario, servirò il popolo con diligenza, non commetterò atti di peculato e corruzione, non mi approprierò di fondi pubblici, né userò auto di stato a scopo privato;</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>in quanto giudice, sarò equo ed incorruttibile, coscienzioso e fedele alla legge, non manipolerò la legge per il mio potere o vantaggio personale; </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>in quanto agente di pubblica sicurezza, sarò imparziale nell’applicazione della legge, eliminerò tutto quanto è dannoso e proteggerò tutto ciò che è buono, non praticherò la tortura né colluderò con le mafie; </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>[…]</em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Il Patto tuttavia non è  una generica dichiarazione di intenti, ma contiene una norma tesa ad introdurre un <strong>meccanismo di attuazione</strong>:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><em>7. Per attuare in modo efficace il patto comune, ove il Patto dei Cittadini raggiunga il consenso di un certo numero di cittadini, essi stabiliranno di comune accordo un sistema di regolamentazione,  ed istituiranno un meccanismo di attuazione del Patto stesso. </em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Quanti condividono lo spirito del Patto, impegnandosi ad attuarlo, possono <strong>firmarlo online</strong> su questo <a href="http://survey.activepower.net/service/survey/survey.asp?survey_id=58235" target="_blank">sito</a>. Appreso della sua pubblicazione, ho fatto un balzo al di qua della Grande Muraglia di Internet grazie ad un proxy localizzato ad Hangzhou, scoprendo che il testo del Patto sarebbe disponibile in teoria su una decina di siti. Eppure, quando si tenta di caricare il documento, alcuni rinviano ad una schermata bianca, ove il lettore è informato che</p>
<p style="text-align: justify;">
<blockquote>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.my1510.cn/article.php?id=afc05bbc116c0359" target="_blank">没有文章或文章未审批</a>！</p>
<p style="text-align: center;"><em>Il documento non esiste oppure non è stato approvato!</em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Cercare di leggere <a href="http://wanggongquan.tianyablog.com/post_show.asp?BlogID=320819&amp;PostID=22561191&amp;idWriter=0&amp;Key=0" target="_blank">alcuni commenti</a> sui blog induce lo stesso risultato.</p>
<p style="text-align: justify;">In apparenza dietro il Patto dei Cittadini non vi è nulla di minaccioso o destabilizzante, ma, dietro il velo della legalità e della deontologia professionale, si cela ben altro.</p>
<p style="text-align: justify;">I redattori del documento sono <strong>avvocati per i diritti umani</strong> ben noti tanto al pubblico, quanto agli organi di pubblica sicurezza e di sicurezza di stato. <a href="../xu-zhiyong-multati-difesa-diritti/" target="_blank">Xu Zhiyong</a>, Teng Biao, Wang Gongquan e Li Xiongbing sono stati tra i fondatori o tra lo staff della <a href="http://www.cineresie.info/xu-zhiyong-multati-difesa-diritti/" target="_blank">Gongmeng</a>. <a href="http://www.hrichina.org/public/contents/press?revision_id=169854&amp;item_id=169851" target="_blank">Li Fangping</a> si è pubblicamente opposto ai tentativi di pre-installare il software <strong>Green Dam</strong> sui personal computer. Xu Youyu è un docente all’Istituto di Filosofia dell’Accademia Cinese di Scienze Sociali, <a href="http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2009/jun/02/tiananmen-china" target="_blank">notoriamente critico</a> del sistema politico della RPC. Zhang Shihe è l’autore del blog Tempio della Tigre, <a href="http://www.independent.co.uk/news/world/asia/the-big-question-is-google-right-to-abandon-its-search-engine-in-china-over-censorship-1926890.html?action=Popup" target="_blank">impegnato sul fronte della libertà di informazione</a>, e <a href="http://www.google.com/hostednews/afp/article/ALeqM5jtNY0yG3_nZLgR1L1Bsan_YJUQAQ" target="_blank">dell’attivismo sociale</a>. In vari momenti sono stati fatti sparire per brevi periodi di tempo, hanno assistito al sequestro dei propri computer, o sono stati accusati di evasione fiscale.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciononostante, sarebbe paranoico arginare la diffusione del Patto solo con questa motivazione. Il linguaggio utilizzato dai redattori contiene però una serie di significative omissioni. Si parla di legalità, ma di una <strong>legalità che non è mai socialista</strong>. Lo stato di diritto (<em>fazhi</em>) è citato in quanto valore assoluto, privo anche stavolta dell’attributo “socialista” (<em>shehuizhuyi fazhi guojia</em>). Il popolo, l’entità rappresentata dal PCC, è qualificato non come <em>renmin</em>, in senso politico-ideologico, ma come <em>minzu</em>, termine più neutrale.</p>
<p style="text-align: justify;">Il PCC è citato una sola volta come soggetto i cui membri promettono pragmatismo e sincerità; promessa che nel patto è compiuta non al PCC, ma ad un’entità diversa, cui Xu, Teng e gli altri stanno <strong>cercando di dare vita</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa entità dovrebbe consistere nei cittadini che costituiscono il Patto. Il Patto è un accordo sottoscritto da persone capaci di intendere e di volere, dotati di autonomia, ovvero del potere di compiere scelte per e su se stessi. Quanti firmano il Patto si accordano per  assoggettarsi ad un potere di tipo diverso da quello del PCC. Un potere basato sulla volontà e sul consenso dei contraenti, <strong>non sulla vittoria rivoluzionaria</strong> del PCC.  Questo <em>contratto</em> tra i cittadini è considerato vincolante. Il potere che ne emerge è visto come giusto e legittimo perché è un potere costituito autonomamente da una serie di contraenti, e non imposto mediante la vittoria militare sul Guomindang.</p>
<p style="text-align: justify;">Come in un gigantesco laboratorio, stiamo assistendo ad un tentativo di attuare idee e principi radicati nella filosofia politica e del <strong>diritto occidentale</strong>, che partono da Hobbes per giungere ai contemporanei <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/John_Rawls" target="_blank">Rawls</a> e <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ronald_Dworkin" target="_blank">Dworkin</a>. E’ un tentativo per certi versi più raffinato di quello compiuto dagli autori e dai firmatari di <a href="http://www.asianews.it/index.php?l=it&amp;art=14313" target="_blank">Carta 08</a>. Non si presenta come immediatamente destabilizzante, e potrebbe trovare una risposta tra le <strong>istanze pluraliste</strong> esistenti nella società cinese. I punti di appiglio che offre all’azione repressiva sono pochi o nulli, se si parte dall’assunto (opinabile) che gli alti dirigenti di partito/sicurezza siano dei quadri ignoranti ed intellettualmente rozzi.</p>
<p style="text-align: justify;">Nei prossimi giorni e mesi varrà la pena di osservare attentamente ciò che accadrà ad uno o più dei redattori. Le possibilità sono molteplici. Mi limito a citare quelle che si sono già verificate, anche se ovviamente altre forme di repressione che <strong>intenzionalmente non menziono</strong> sono possibili. Nessuna di esse deve necessariamente verificarsi nell’immediato.</p>
<p style="text-align: justify;">Una <em>prima possibilità</em> consiste nell’usare meccanismi e prassi “al di fuori del diritto”: sparizione, inviti a bere un tè presso gli uffici della sicurezza di stato, pestaggi ecc.</p>
<p style="text-align: justify;">Una <em>seconda possibilità</em> da tenere in conto è l’<strong>uso strumentale di norme incriminatrici</strong>, che condurrebbe all’accusa di incitamento alla sovversione, già  mossa a <a href="../liu-xiaobo-testo-della-sentenza/" target="_blank">Liu Xiaobo</a>, di evasione fiscale, come avvenuto nel caso della <a href="../xu-zhiyong-multati-difesa-diritti/" target="_blank">Gongmeng</a>, ecc.</p>
<p style="text-align: justify;">Una <em>terza possibilità</em> vedrebbe semplicemente cadere il <strong>silenzio</strong> sulla questione. In definitiva, il documento finora circola su pochi blog di intellettuali, che forse non sono la meta preferita del grande pubblico.</p>
<p style="text-align: justify;">La <em>quarta</em> ed ultima possibilità vedrebbe il sistema muovere una virulenta critica alle idee di Xu Zhiyong e degli altri. In questo caso si instaurerebbe un dialogo tra quanti contestano la base dell’autorità politica del PCC, e quanti la difendono. Ciò equivarrebbe al riconoscimento di Xu e degli altri come di un <strong>attore politico</strong>. Al di là dell’esito finale del dialogo, solo questo risultato testimonierebbe una notevole apertura ad autentiche istanze di <em><strong>pluralismo</strong> politico</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Flora Sapio</strong> <span style="color: #808080;">è affidataria del corso in Storia ed  Istituzioni della Cina all’Università degli Studi di Napoli  “L’Orientale”. Ricercatrice attiva in ambito italiano e internazionale,  membro della <em>European China Law Studies Association</em>, è autrice  per <em>Brill</em> del volume “Sovereign Power and the Law in China”, e  di articoli sul sistema di giustizia penale nella Repubblica Popolare  Cinese.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.cineresie.info/xu-zhiyong-patto-cittadini-avvocati-cinesi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Germogli di società civile in Cina</title>
		<link>http://www.cineresie.info/germogli-societa-civile-cina/</link>
		<comments>http://www.cineresie.info/germogli-societa-civile-cina/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 14 Jun 2010 12:50:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivan Franceschini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[società civile]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.cineresie.info/?p=1294</guid>
		<description><![CDATA[In questi giorni esce nelle librerie italiane “Germogli di società civile in Cina” (Editore Brioschi), un volume curato da Ivan Franceschini e Renzo Cavalieri. In esso sono raccolti undici contributi di specialisti italiani che raccontano le trasformazioni avvenute in seno alla società cinese negli ultimi decenni, spaziando su temi che vanno dal dibattito politico alla riforma del sistema giudiziario, dall’emergere dei nuovi media alla trasformazione del mondo del lavoro, dalla nascita di un terzo settore alle lotte per l’ambiente.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2010/06/germogli.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1313" title="germogli di società civile in cina" src="http://www.cineresie.info/wp-content/uploads/2010/06/germogli-209x300.jpg" alt="" width="209" height="300" /></a>Dopo che su questo e altri blog si è tanto scritto di società civile, finalmente in questi giorni esce nelle librerie italiane <a href="http://www.ibs.it/code/9788895399331/cavalieri-renzo/germogli-di-societ-agrave-civile.html">“Germogli di società civile in Cina”</a>, un volume che io e Renzo Cavalieri abbiamo avuto modo di curare per l’editore Brioschi. In esso abbiamo raccolto undici contributi di specialisti italiani che raccontano le trasformazioni avvenute in seno alla società cinese negli ultimi decenni, spaziando su temi che vanno dal dibattito politico alla riforma del sistema giudiziario, dall’emergere dei nuovi media alla trasformazione del mondo del lavoro, dalla nascita di un terzo settore alle lotte per l’ambiente. Il filo conduttore è sempre lo stesso: evidenziare come anche in Cina, in un contesto ancora fortemente autoritario, esistano delle forme di <strong>pluralismo</strong> e <strong>partecipazione dei cittadini</strong> alla vita pubblica.</p>
<p style="text-align: justify;">In sostanza, la premessa da cui siamo partiti è la seguente. Contrariamente a quello che comunemente si pensa, nell’ultimo trentennio di riforme si è assistito a una serie di <strong>cambiamenti</strong> che hanno a dir poco stravolto il panorama sociale cinese. Da questo punto di vista, l’assunto in base al quale in Cina alle riforme economiche non si è accompagnata alcuna riforma politica e, dunque, i meccanismi deliberativi e applicativi delle scelte politiche sono rimasti invariati, appare riduttivo,<span style="color: #ff0000;"> <span style="color: #000000;">una semplificazione che non rende minimamente giustizia alla complessità della Cina di oggi</span></span>. Di fatto, per quanto la presenza del Partito comunista nella società e nella vita dei cittadini cinesi rimanga tuttora pervasiva, con l’adozione delle politiche di riforma ed apertura si è assistito all’emergere di nuovi spazi di partecipazione e pluralismo, realtà in cui potremmo facilmente leggere degli embrioni di una <strong>società civile</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Quale società civile? Nella nostra interpretazione non si tratta tanto di una nuova forza sociale favorevole ad un’eventuale transizione democratica, quanto piuttosto di prime <strong>embrionali forme di pluralismo</strong>, diversificazione e destrutturazione sociale in un sistema politico che, nonostante i grandi passi mossi verso la valorizzazione dei diritti individuali, rimane fondamentalmente autoritario. Non democrazia, dunque, ma semplicemente partecipazione, nonché una crescente tutela degli <strong>spazi di autonomia</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell’introduzione al volume abbiamo cercato di spiegare le dinamiche storiche e sociali alla base della profonda <strong>trasformazione</strong> degli ultimi decenni. Se la ragione principale del mutamento indubbiamente va individuata nel cambiamento della struttura economica del paese, a nostro avviso sono almeno tre le ragioni “empiriche” che, dopo tre decenni in cui, pur con qualche distinguo, qualsiasi forma associativa e partecipativa al di fuori del Partito-Stato era al bando, hanno permesso lo sviluppo dei germogli che danno il titolo al libro. Queste tre ragioni sono: lo <strong>smantellamento</strong> del sistema delle unità di lavoro (<em>danwei</em>); il graduale <strong>ritiro dello Stato</strong> da alcuni settori della vita pubblica (con la conseguente estensione delle libertà, delle autonomie e dei diritti individuali); l’emergere di <strong>nuove tecnologie </strong>che facilitano la comunicazione tra i cittadini. Si tratta di tre fattori convergenti ed in parte sovrapposti che, congiuntamente, hanno creato e stanno creando le condizioni necessarie all’apertura di nuovi spazi per la partecipazione dei cittadini.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel libro, questi tre temi vengono declinati da differenti prospettive. <span style="color: #000000;">Ecco</span> dunque che lo smantellamento del sistema delle unità di lavoro viene raccontato da <strong>Luigi Tomba</strong> attraverso l’analisi delle forme di governo delle comunità di disoccupati nel nord-est della Cina, oppure da me dal punto di vista nuove strategie per la tutela dei diritti dei lavoratori sperimentate in campo sindacale; il ritiro dello Stato si traduce nelle analisi di <strong>Valeria Zanier</strong> sull’emergere dell’imprenditoria privata a Wenzhou, di <strong>Simona Grano</strong> sulla nascita dell’attivismo ambientale e di <strong>Flora Sapio</strong> sulle organizzazioni di avvocati finalizzate alla tutela dei diritti; infine la trasformazione nella comunicazione e nei media viene raccontata nei suoi vari aspetti da <strong>Emma Lupano</strong>, che si concentra sulla nascita del giornalismo freelance in Cina, da <strong>Gianluigi Negro</strong> che delinea le strategie di mobilitazione dei netizen cinesi, e da <strong>Silvia Pozzi</strong>, che descrive un sistema televisivo sempre più combattuto tra intrattenimento e creazione del consenso. Il tutto nel contesto generale del dibattito politico sull’idea di democrazia con caratteristiche cinesi, descritto da <strong>Marina Miranda</strong> e <strong>Guido Samarani</strong>, e sullo sfondo dell’evoluzione del sistema giudiziario verso un regime di legalità raccontata da <strong>Renzo Cavalieri</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">A quale scopo pubblicare una simile collettanea? Indubbiamente, uno degli obiettivi principali è quello di sfatare alcuni dei luoghi comuni che da anni determinano la percezione degli italiani nei confronti della Cina. Come scriviamo nell’introduzione al libro, nell’immaginario dell’italiano medio, quello cinese è un regime in cui tutte le scelte politiche vengono compiute da una dirigenza comunista centrale numericamente ridottissima e autoreferenziale, un sistema in cui non è prevista alcuna forma di <strong>consultazione popolare</strong>, né di dibattito pubblico.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo questa lettura, la dirigenza pianifica le sue politiche, le trasforma in leggi e le applica senza dover tener minimamente conto degli ostacoli che deriverebbero da un’opposizione parlamentare, dal confronto con la pubblica opinione, o da un sistema di reale <strong>tutela dei diritti </strong>soggettivi. Allo stesso modo, è forte nel sentire comune l’idea che in Cina <em>lavoro</em> significhi esclusivamente sfruttamento e <em>media</em> semplicemente censura, una visione in bianco e nero della società cinese perpetuata negli anni attraverso un’informazione largamente superficiale ed approssimativa. Se attraverso questo libro saremo riusciti ad aprire una piccola crepa nelle convinzioni del lettore medio sulla Cina di oggi, il nostro obiettivo potrà considerarsi raggiunto.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.cineresie.info/germogli-societa-civile-cina/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>4</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

