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Tempo di esami per gli studenti cinesi

di | 7 June 2010 | No Comment |

Per nove milioni e mezzo di giovani studenti cinesi questi sono i giorni del gaokao, la prova che decide, in base al punteggio, l’accesso alle migliori università del Paese. I posti disponibili quest’anno sono 6.570.000. Chi rimarrà fuori si metterà molto probabilmente alla ricerca di un lavoro, cosa non così facile di questi tempi visto l’elevato numero di laureati cinesi ancora disoccupati.

Intorno alle scuole dove si svolgono gli esami la trepidazione è evidente. Molti blog cinesi già dai ieri documentano con fotografie la ressa di genitori preoccupati davanti ai cancelli, studenti alle prese con l’ultimo ripasso, professori stressati dagli ultimi mesi di intensa preparazione e poliziotti che fanno strada ai ragazzi, talvolta addirittura dando loro uno strappo in moto.

Come accade per gli esami di maturità nostrani, stamattina in rete sono usciti i titoli delle tracce. Due uguali per tutto il paese e le altre differenziate a seconda delle province (Danwei.org ha già tradotto celermente).

La notizia in evidenza è il calo del numero di studenti iscritti. Già dall’anno scorso il trend si è fatto discendente, dopo esser cresciuto ininterrottamente fra il 2002 e il 2008. Quest’anno fonti ufficiali riportate dalla stampa cinese parlano di circa 650 mila studenti in meno. E’ molto probabile che l’aumento della disoccupazione dei laureati abbia spinto molte famiglie a rivedere i progetti per i loro figli unici – “unica speranza” come li ha definiti in un bel libro Vanessa L. Fong.

Fra i molti commentatori, dal suo blog personale Xiong Bingqi – professore alla Shanghai Jiaotong University – ha espresso non poche preoccupazioni sui dati che descrivono il calo dei participanti agli esami: “nel 2020 i giovani di età compresa fra i 18 e i 22 anni saranno 38 milioni in meno rispetto a oggi; se non si prendono provvedimenti e non si avvia un processo di riforma del sistema di educazione superiore, nei prossimi dieci anni le università rischiano il collasso”. Il suo post, è fra i trenta più letti del giorno nella classifica del portale Sina.com.

Come è consuetudine, molte personalità in questi giorni continueranno a esprimere le loro impressioni sui titoli e si cimenteranno in prima persona svolgendo qualche tema. Yang Hengjun ha appena pubblicato il suo “compito” in un post e ha espresso l’intenzione di iscriversi per partecipare all’esame il prossimo anno, per rivedere, a trent’anni di distanza quelle stanze d’esame che continuano ad affollare i suoi incubi.

Anche Wang Xiaofeng, celebre giornalista e blogger satirico pechinese, si è esercitato su una delle tracce con una storiella di sua invenzione. Il titolo originale proponeva una riflessione fra idealismo e pragmatismo partendo dalla frase: “Guardare le stelle con i piedi ben piantati al suolo”. Ecco come Wang ha svolto il compito:

In una sera con luna chiara e poche stelle me ne stavo ai piedi di un monte di ceneri a contemplare il cielo. Con lo sguardo rivolto al cosmo infinito il mio pensiero iniziò a scorrere liberamente, come in un sogno a occhi aperti. Mentre continuavo a camminare perso nei miei pensieri inciampai in qualcosa. Chinai la testa e vidi un cadavere. Come è possibile imbattersi in un cadavere in una notte così armoniosa? Guardai con più attenzione ed ecco, un altro corpo. Oh, cielo stellato.. ma che diavolo è successo? Aguzzando ancora lo sguardo mi accorsi che il terreno intorno a me era tutto ricoperto di cadaveri: 13 qua, 23 là in fondo. Li contai uno per uno, impiegandoci otto giorni e otto notti con tutti i numeri che sapevo, e ancora non arrivai a conoscere il numero esatto. Quanti erano, insomma, quei corpi? Questo pomeriggio, forse riuscirò a fare il conto totale nell’esame di matematica.

La storia è evidentemente allusiva, sin dalla storpiatura del titolo in cui, sfruttando l’assonanza dei termini cinesi, i piedi anziché esser poggiati al “suolo” (shidi) calpestano dei “cadaveri” (shiti). I cadaveri cui Wang Xiaofeng si riferisce sono quelli  dei 38 lavoratori deceduti nel disastro minerario verificatosi lo scorso 28 marzo a Wangjialing, nello Shanxi sud-occidentale, che ha visto coinvolti 153 minatori. In quell’occasione i media di stato avevano dato spazio alla notizia e le operazioni di soccorso, durate proprio “Otto giorni e otto notti”, erano state seguite con trepidazione dall’opinione pubblica. Alla fine 115 minatori sono stati tratti in salvo e l’operazione è considerata tuttora un vero e proprio miracolo (qiji) nella tragedia.

“Otto giorni e otto notti” doveva essere anche il titolo di un film sull’eroica operazione di salvataggio. Proprio qualche giorno fa – e qui risiede l’elemento che rende la satira di Wang Xiaofeng doppiamente attuale – la casa di produzione Shanxi Film Studio, che avrebbe dovuto occuparsi della realizzazione del film ha fatto sapere a sorpresa che il film non si farà più. “Vogliamo rispettare le opinioni e i suggerimenti della gente a tutti i livelli della società”,  è questa la motivazione poco chiara  usata per spiegare il cambiamento di decisione. Molti sospettano si tratti di una mossa suggerita dalla prudenza: un film che esalta l’eroismo dei soccorritori potrebbe provocare come effetto collaterale ulteriore indignazione verso i responsabili a tutti i livelli. Tanto più che le responsabilità non sono state ancora accertate del tutto e, ulteriore aggravante, la miniera aveva il bollino verde governativo, garanzia – in teoria – di sicurezza e rispetto delle norme.

Tornando al gaokao, che voto si meriterebbe Wang Xiaofeng, abilissimo (per noi) nel capovolgere la retorica proposta dagli esaminatori restituendo in cambio una critica impietosa dell’attualità? Inclassificabile, domanda troppo ovvia. Le dinamiche dei quesiti non contemplano una così sfrontata capacità di giudizio critico. E la preparazione degli studenti, come ha fatto notare molto bene Yu Jian in un articolo pubblicato sul Nanfang Zhoumo (tradotto da K.E.David per Chinageeks.org), è tutta incentrata sui metodi più efficaci per superare l’esame, non certo sullo sviluppo di un pensiero indipendente (anche ben più moderato rispetto a quello di Wang Xiaofeng).

Ma d’altra parte, con le dovute proporzioni e distinguo, quale sistema educativo sarebbe disposto ad accettare risposte che non ha insegnato o modi del tutto personali?

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