Wu Hao e la propaganda 2.0
L’immagine di Wu Hao investito da una pioggia di banconote da cinque mao mentre sta per iniziare il suo discorso all’Università del Popolo a Pechino è di quelle che rimangono impresse nella memoria. I due studenti venticinquenni che il 22 aprile scorso hanno deciso di manifestare in questo modo il loro dissenso possono dirsi soddisfatti. Ma perché tanto odio contro un funzionario ritenuto da molti illuminato?
Ex reporter dell’agenzia Xinhua, Wu Hao (40) è da due anni il vice responsabile dell’Ufficio per la Propaganda nella provincia dello Yunnan. Il suo ruolo istituzionale lo pone al vertice di quell’apparato parastatale che voci popolari definiscono “partito dei cinquanta centesimi” (wumaodang), una schiera di persone di svariati strati sociali che ricevono questo leggendario ammontare per ogni commento pubblicato on line a sostegno delle politiche del governo. Ecco spiegato il significato simbolico dietro al gesto dei due giovani.
Wu Hao è noto per le sue idee all’avanguardia in termini di comunicazione, trasparenza e gestione delle notizie. Oltre a essere stato il primo politico cinese a utilizzare i social network per l’interazione fra istituzioni e cittadini, Wu è divenuto celebre per il modo in cui, nel febbraio del 2009, gestì il famigerato “incidente del nascondino”. In quella circostanza le guardie carcerarie di una prigione dello Yunnan avevano giustificato il decesso di un detenuto – l’autopsia evidenziò importanti danni cerebrali – spiegando che stava “giocando a nascondino”. La notizia scatenò la rabbia furibonda degli internauti cinesi che in poche ore riempirono con 35.000 commenti la pagina di QQ dov’era postato l’articolo. Alcuni giorni dopo, per iniziativa dell’Ufficio Provinciale per la Propaganda, le autorità lanciarono un appello sul web – primo caso nella storia della rete cinese – per formare una commissione di inchiesta popolare che facesse chiarezza sull’accaduto. A molti parve una mossa per placare la tensione.
La commissione effettivamente prese forma in pochi giorni – il tutto era gestito proprio da Wu Hao attraverso il suo gruppo su QQ – e dieci rappresentanti scelti fra i cinquecentodieci che avevano aderito all’appello visitarono il carcere in cerca di indizi. La “gita” si rivelò poco utile in concreto dato che i membri del gruppo non erano autorizzati a far domande alle guardie, nè a visionare le registrazioni delle videocamere di sorveglianza o esaminare i risultati dell’autopsia. Il processo si concluse con alcune condanne mentre aumentarono i sospetti sull’affidabilità di questo gruppo di inchiesta “spontaneo” e soprattuto sulla provenienza dei suoi componenti.
In pochi giorni, sul forum Tianya, il “motore di ricerca di carne umana” si mise in moto e arrivò a svelare l’identità dei componenti della commissione popolare reclutati da Wu Hao: quasi tutti erano vicini ai media ufficiali o ad ambienti legati alla propaganda.
Oggi molti netizen – come pure i due studenti della Renmin Daxue – rimangono convinti che Wu Hao e il suo ufficio avessero messo in moto un’astuta operazione di propaganda reclutando collaboratori prezzolati e membri del famigerato “partito dei cinquanta centesimi”. Wu Hao da parte sua non ha mai smesso di difendere l’iniziativa e, in nome della sua battaglia per la trasparenza, ha reso pubbliche tutte le chat del gruppo su QQ.
In questa intervista pubblicata il 10 maggio scorso su Nanfang Renwu Zhoukan è possibile farsi un’idea del personaggio, esempio emblematico di una propaganda che cerca di ammodernarsi non senza aperture e concessioni – alcune reali – nei confronti di una opinione pubblica sempre più esigente.
Il giornalista Yang Xiao ha incontrato Wu Hao a Pechino dove si trovava per un corso di aggiornamento per quadri. Wu Hao, dopo la contestazione del 22 aprile, fedele al suo stile, aveva dato appuntamento ai netizen per un confronto aperto, ma ha poi ritirato l’invito. L’intervista – cui ho praticato qualche taglio – comincia proprio con una domanda su questo punto.
Wu Hao dopo il lancio di banconote
di Yang Xiao
Non ha aggiornato il suo microblog negli ultimi due giorni? Originariamente il suo incontro con i netizen era fissato per oggi.
Ho riflettuto molto dopo quel che è accaduto e penso che sia stata un po’ una messa in scena. Sembrerò un tipo tronfio, che si mette in mostra, ma c’è un motivo: il nostro lavoro di responsabili della propaganda sta attraversando un momento di svolta e rinnovamento. E’ un cambiamento che riguarda le idee ed è importante far sì che molti colleghi ne siano consapevoli. Perciò bisogna fare divulgazione e parlarne, altrimenti le energie di una singola persona non sono sufficienti. In realtà io sarei una persona remissiva, modesta e prudente nella vita di tutti i giorni, però il lavoro e la condotta pubblica sono un’altra cosa.
Dopo l’episodio del lancio di banconote tutto quel che avevo da dire l’ho detto, per cui non c’è molto altro da aggiungere. In passato molti, dentro il sistema, faticavano ad accettare le nostre idee innovative, adesso invece vedo che avviene sempre più spesso. Anche nel mio recente periodo di studio alla Scuola Nazionale dell’Amministrazione ho avuto modo di esporre i nostri nuovi metodi a quadri provenienti da tutto il Paese. Dipartimenti della propaganda di ogni provincia mi hanno invitato da loro a tenere delle lezioni.
Cosa vogliono studiare? Delle tecniche o dei princìpi teorici?
Soprattutto i princìpi. È necessario cambiare le nostre idee. Oggi occuparsi di notizie e propaganda è prima di tutto una questione di princìpi e su questo punto ho avuto anche una discussione accesa qui [alla scuola, ndt]. È successo quando alle lezioni di media e informazione sono venute a parlare personalità come Bai Yansong [giornalista di punta della CCTV, ndt]. Hanno illustrato questioni squisitamente pratiche, riguardanti ad esempio il modo in cui i giornalisti dovrebbero porsi rispetto ai funzionari o a come i quadri dovrebbero rispondere, eccetera. Io invece ritengo che è sui princìpi che bisogna trovare una direzione nuova: è necessario spostarsi da “partite a scacchi” e antagonismi al lavoro di gruppo e alla cooperazione.
La trasmissione delle notizie si compone di quattro elementi fondamentali: dipartimenti di competenza, media, supervisori dei media e pubblico. Il punto di incontro fra questi quattro elementi deve essere la pubblicazione trasparente delle notizie.
Forse la mancanza di reciprocità fra potere e diritti è la questione fondamentale. Rispetto a questo, non è ambiguo parlare di “partite a scacchi”?
È per questo che dico che è necessario cambiare i princìpi di fondo. Se non li si cambia si finisce col servirsi soltanto di norme pratiche, e allora è facile che si arrivi a strappare la macchina fotografica o la penna dalle mani a qualcuno. Ma non è così che si mette in atto l’idea di trasparenza e pubblicità delle notizie. Se io mi nascondo, faccio pressioni, scappo o me la cavo con qualche bella dichiarazione, in realtà dimostro di non avere rispetto per te che sei un giornalista, ti considero pari a nulla, uno a cui non vale la pena di rispondere e può accadere quel che ho appena detto.
Un amministratore, nella sua posizione, in passato poteva tranquillamente mettere a tacere la gente, per quale ragione adesso dovrebbe cambiare le proprie idee?
E’ questo il punto cruciale, ecco perchè bisogna far sì che queste idee si diffondano. Vedi che io mi auto esalto sui microblog e appena c’è qualche commento positivo lo riporto sul mio profilo: non è che voglio fare qualcosa per me stesso, è solo per quella questione molto concreta che hai appena sollevato, vale a dire qual è la ragione alle spalle di questo cambiamento. È importante che più persone possibile [nel governo, ndt] vedano i benefici che un rinnovamento delle idee può portare loro. Dall’anno scorso [nello Yunnan, ndt] ci comportiamo in questo modo: in tutti gli incidenti improvvisi che si sono verificati mai abbiamo proibito ai giornalisti di venire da noi, come invece accade altrove. Non c’erano barriere, occhi puntati addosso o cortesi dinieghi, niente di tutto ciò. Mi pare che questo modo di agire non abbia nuociuto all’immagine dello Yunnan, o sbaglio? Quindi dare trasparenza e pubblicità alle notizie non è un danno per l’immagine di un luogo, anzi, non può che migliorarla e con essa incrementare la credibilità di un governo.
Dopo l’incidente del lancio di soldi che reazioni ci sono state dentro il sistema, per esempio negli altri uffici amministrativi della provincia dello Yunnan?
Non ci sono state reazioni particolari.
Non ci sono state reazioni oppure lei non ne è a conoscenza?
Non so, io sono venuto qui a studiare.
E fra i suoi colleghi?
I miei colleghi sono preoccupati. Temono che questo potrà influenzare negativamente la mia carriera istituzionale; dicono che non era mai capitato a nessun funzionario un fatto simile. Certo, se questo dovesse aver oltrepassato il grado di tolleranza di qualche mio superiore allora è possibile che il fatto avrà delle ripercussioni rilevanti.
E’ una preoccupazione non immotivata, per la verità.
Certo. Ma come ho detto anche a loro, a seguire il dibattito pubblico che c’è stato in questi giorni posso dire che i commenti non sono stati così negativi. Ho anche visto degli esponenti di sinistra che hanno criticato la mia scarsa fermezza sul piano politico e il fatto che non ho dato una risposta netta e decisa ai contestatori.
Cosa pensa di queste critiche?
Nella società cinese c’è sempre un modo di affrontare le cose come se si trattasse di una partita a scacchi. Noi cerchiamo di trovare un buon canale di comunicazione e interazione con la società. Non importa quanto pesanti siano inimicizia e opposizione se sono in grado di condurre verso il dialogo e la coperazione.
Qual è il suo giudizio su una società cinese che si muove verso il futuro appunto come in una partita a scacchi?
E’ necessario che il Partito sia perfettamente consapevole di questa situazione e metta in atto i cambiamenti necessari a conquistare il consenso da parte della società. Per esempio l’attuale presidente ha detto che vuole far sì che il popolo viva dignitosamente. Ora tutti i funzionari ripetono questa cosa, ma in concreto che cosa fanno? Non molto.
Da quando ha assunto il suo incarico il 10 dicembre 2008 a oggi ha mai sentito un’opposizione proveniente dall’interno del sistema?
Secondo me la cosa più importante è che un’idea entri in collisione con qualcosa – i conservatori, manco a dirlo – poi il concetto nuovo che tu proponi ha bisogno di un po’ di tempo per essere recepito: si tratta di un processo. Tutto sommato siamo arrivati fino a oggi, eppure non erano in pochi quelli che prevedevano che io non avrei superato nemmeno il periodo di prova.
Quanto dura il periodo di prova?
Un anno. È già finito in effetti. […] Certamente ogni volta che proponi qualcosa di nuovo c’è qualcuno che non lo accetta. Adesso ad esempio stiamo facendo un test sulla gestione degli incidenti che sollevano l’attenzione dell’opinione pubblica.
L’episodio del lancio di banconote può essere considerato una specie di test?
In effetti [i contestatori, ndt] non hanno provocato in me alcun tipo di reazione emotiva. Le reazioni sono riflessi incondizionati, una cosa naturale, per questo insisto sempre sull’importanza delle idee di fondo. Vale a dire che le tue reazioni sono conseguenza diretta delle idee che hai in testa. Se ad esempio sei convinto che l’autorità non può subire contestazioni, di sicuro giudicheresti quel che è accaduto come una figuraccia e saresti tremendamente irritato, cercheresti di fermare subito i responsabili o comunque indagheresti sul fatto a cosa finita. E se sei un funzionario con un po’ di conoscenza delle leggi andresti subito a denunciare il fatto in tribunale.
Perciò lei ritiene che incidenti come questo siano una cosa normale?
Sì.
Ma in un’intervista al Quotidiano del Popolo lei ha detto di non augurarsi che questo diventi la norma, giusto?
Sicuro. Singoli casi è normale che possano verificarsi, ma se questo comportamento diventa una prassi nella società, beh allora è come essere durante la Rivoluzione Culturale!
Nei paesi occidentali la protesta non è un fatto comune?
Ma accade ogni giorno? In questi anni hanno tirato una volta delle scarpe addosso a Bush, ma non si può dire che questa sia la prassi! Quando accade si risponde, ma se consideriamo concretamente questi anni credo che la società si sia fatta molto più aperta e progressista.
[…]
Alcuni sono preoccupati e ritengono che questo episodio del lancio di banconote abbia messo all’angolo un funzionario illuminato. Questo potrebbe farla desistere e ritirarsi?
Avendo delle ferme convinzioni non si corre il rischio di doversi ritirare. Se uno si dirige con passo fermo nella direzione del progresso, perché non si può lasciare che questa società si adatti a te? Se uno è convinto che ciò che fa è giusto questo genere di problemi non sussistono.
Però oltre all’approvazione del popolo della rete temo serva anche l’approvazione di persone che stanno un po’ più in alto, no?
Io credo che voi ragioniate in una maniera per cui o si parla in nome del partito o si parla in nome della gente, come se le due cose fossero separate. Ma nella realtà, qualunque cosa tu faccia, se questa è approvata dal popolo allora lo sarà anche dal partito
Ne è sicuro?
Se la direzione è quella giusta, in linea generale, la volontà popolare può formare un tutt’uno con quella del partito. Nel mio caso, in quest’anno ho avuto non pochi scontri, ma fino a oggi ancora non sono caduto! Perciò non fa differenza se l’approvazione proviene dall’interno del sistema o dalla società, l’importante è che ci sia.

Grazie di questa traduzione!sono davvero importanti per noi qua in italia!uno sguardo sulla Cina “reale”….!
“La “gita” si rivelò poco utile in concreto dato che i membri del gruppo non erano autorizzati a far domande alle guardie, nè a visionare le registrazioni delle videocamere di sorveglianza o esaminare i risultati dell’autopsia.”
Secondo me la commissione di inchiesta popolare è stata sopravvalutata sia dai media cinesi che dai media occidentali. Quando successe il fatto qualcuno disse “è un segnale di grande apertura”.
E’ pensabile che un cittadino comune faccia domande ai poliziotti, e prenda visione delle registrazioni per comprendere come è effettivamente si sono svolti i fatti dell’omicidio di Li Qiaoming? La risposta è no – e non dipende dal fatto che in Cina esiste un sistema politico autoritario. Qui da noi, i cittadini potevano forse interrogare quanti erano in caserma con Stefano Cucchi? Le indagini sono compiute dai PM e dalla polizia giudiziaria, non da organizzazioni della società civile. Le prove sono coperte dal segreto istruttorio.
Non è pensabile formare gruppi di cittadini che conducono indagini – tanto più in Cina, ove la menzione di “gruppi investigativi” (diaochazu) richiama i gruppi di quanti – durante la Rivoluzione Culturale – leggevano l’ultimo editoriale del Quotidiano del Popolo e decidevano di condurre indagini su presunti controrivoluzionari.
Wu Hao nel 2009 ha rilasciato dichiarazioni che mettevano in luce come quanti pensavano che la commissione di inchiesta avrebbe assicurato i colpevoli alla giustizia si sbagliavano
“la nostra posizione non è sbagliata – gli utenti di internet avevano una percezione distorta. Non abbiamo mai detto che la commissione di inchiesta avrebbe rimpiazzato gli organi giudiziari…..”
Wu Hao è certamente un esponente di un sistema politico autoritario – ma questa osservazione non è sbagliata.
Il punto essenziale nella questione della commissione di inchiesta è capire dove finisce la libertà di informazione e dove iniziano le indagini. Non mi è parso che i commentatori cinesi avessero ben chiara la questione
Questa è una differenza importante: se i cittadini usano il discorso della legalità per vedere tutelati i propri diritti, lamentarsi perchè non è stato loro consentito di sostituirsi alla magistratura – muovendosi al di fuori della legalità – non aiuta certo la loro causa.
@FSapio grazie per il commento e la precisazione. Concordo, l’ho chiamata appunto “gita” per descriverne l’aspetto a mio avviso più farsesco. I cittadini non sono inquirenti e non possono agire come tali, quindi a che serve portarli a spasso per la “scena del crimine”? Eppure, esaminando gli scambi su QQ del gruppo – poi resi pubblici – pare che non tutti avessero le idee chiare e che il primo a confondere i ruoli fosse proprio Wu Hao, il quale scriveva “La magistratura non ha accolto il nostro appello. Hanno rifiutato la richiesta del comitato di incontrare il sospettato perché ciò è ‘contro la legge’. Mi dispiace molto, non so che fare. Sarebbe meglio rendere tutto intorno a questo caso più aperto e trasparente” e più avanti affermava: “non mi aspettavo che le autorità locali avrebbero impedito ciò”. Probabilmente, per come era stata venduta mediaticamente questa iniziativa, qualcuno in Cina si aspettava chissà che dai membri della “commissione”, non si sa sulla base di quale legge! In ogni caso, se tali membri fossero stati realmente indipendenti avrebbero forse potuto svolgere un’azione informativa e di controllo efficace rispetto al caso. Ma non so se all’ufficio della propaganda nello Yunnan volessero effettivamente questo.
@emanuela grazie a te!
Ciao Tommaso,
un team di “giornalisti del web investigativi” sarebbe stato molto necessario – ma evidentemente l’Ufficio della Propaganda non voleva questo. Mi baso sempre su quella dichiarazione di Wu Hao – cito a memoria perchè sono di corsa e non riesco a ripescare la citazione bibliografica esatta – che più in là nell’intervista diceva, sostanzialmente, che lo scopo della commissione di inchiesta era quello di “lasciar entrare un po’ d’aria fresca”…
F.
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