Xu Zhiyong lancia il Patto tra i Cittadini
Il 17 giugno sul blog di Laohumiao (“Tempio della Tigre”) è comparso un documento intitolato “Patto tra i Cittadini” (gongmin chengnuo), già tradotto in Inglese su China Geeks .
Il Patto tra i Cittadini è diviso in due parti. Nel Preambolo, il Patto richiama i valori di Democrazia e Stato di Diritto già inseriti nella Costituzione della RPC dal Partito Comunista Cinese, e manifesta la volontà dei cittadini di rispettare tali principi, contribuire alla loro difesa ed alla loro attuazione, non senza un richiamo patriottico al futuro dell’etnia (minzu) Cinese. Negli articoli, i firmatari si impegnano a tenere una serie di condotte già prescritte dalla legge, ad astenersi dal violare i relativi divieti, ed a difendere valori morali non incompatibili con quelli propugnati dal PCC.
Mi impegno a ….
4. mantenere i seguenti principi di deontologia professionale:
in quanto pubblico funzionario, servirò il popolo con diligenza, non commetterò atti di peculato e corruzione, non mi approprierò di fondi pubblici, né userò auto di stato a scopo privato;
in quanto giudice, sarò equo ed incorruttibile, coscienzioso e fedele alla legge, non manipolerò la legge per il mio potere o vantaggio personale;
in quanto agente di pubblica sicurezza, sarò imparziale nell’applicazione della legge, eliminerò tutto quanto è dannoso e proteggerò tutto ciò che è buono, non praticherò la tortura né colluderò con le mafie;
[…]
Il Patto tuttavia non è una generica dichiarazione di intenti, ma contiene una norma tesa ad introdurre un meccanismo di attuazione:
7. Per attuare in modo efficace il patto comune, ove il Patto dei Cittadini raggiunga il consenso di un certo numero di cittadini, essi stabiliranno di comune accordo un sistema di regolamentazione, ed istituiranno un meccanismo di attuazione del Patto stesso.
Quanti condividono lo spirito del Patto, impegnandosi ad attuarlo, possono firmarlo online su questo sito. Appreso della sua pubblicazione, ho fatto un balzo al di qua della Grande Muraglia di Internet grazie ad un proxy localizzato ad Hangzhou, scoprendo che il testo del Patto sarebbe disponibile in teoria su una decina di siti. Eppure, quando si tenta di caricare il documento, alcuni rinviano ad una schermata bianca, ove il lettore è informato che
Il documento non esiste oppure non è stato approvato!
Cercare di leggere alcuni commenti sui blog induce lo stesso risultato.
In apparenza dietro il Patto dei Cittadini non vi è nulla di minaccioso o destabilizzante, ma, dietro il velo della legalità e della deontologia professionale, si cela ben altro.
I redattori del documento sono avvocati per i diritti umani ben noti tanto al pubblico, quanto agli organi di pubblica sicurezza e di sicurezza di stato. Xu Zhiyong, Teng Biao, Wang Gongquan e Li Xiongbing sono stati tra i fondatori o tra lo staff della Gongmeng. Li Fangping si è pubblicamente opposto ai tentativi di pre-installare il software Green Dam sui personal computer. Xu Youyu è un docente all’Istituto di Filosofia dell’Accademia Cinese di Scienze Sociali, notoriamente critico del sistema politico della RPC. Zhang Shihe è l’autore del blog Tempio della Tigre, impegnato sul fronte della libertà di informazione, e dell’attivismo sociale. In vari momenti sono stati fatti sparire per brevi periodi di tempo, hanno assistito al sequestro dei propri computer, o sono stati accusati di evasione fiscale.
Ciononostante, sarebbe paranoico arginare la diffusione del Patto solo con questa motivazione. Il linguaggio utilizzato dai redattori contiene però una serie di significative omissioni. Si parla di legalità, ma di una legalità che non è mai socialista. Lo stato di diritto (fazhi) è citato in quanto valore assoluto, privo anche stavolta dell’attributo “socialista” (shehuizhuyi fazhi guojia). Il popolo, l’entità rappresentata dal PCC, è qualificato non come renmin, in senso politico-ideologico, ma come minzu, termine più neutrale.
Il PCC è citato una sola volta come soggetto i cui membri promettono pragmatismo e sincerità; promessa che nel patto è compiuta non al PCC, ma ad un’entità diversa, cui Xu, Teng e gli altri stanno cercando di dare vita.
Questa entità dovrebbe consistere nei cittadini che costituiscono il Patto. Il Patto è un accordo sottoscritto da persone capaci di intendere e di volere, dotati di autonomia, ovvero del potere di compiere scelte per e su se stessi. Quanti firmano il Patto si accordano per assoggettarsi ad un potere di tipo diverso da quello del PCC. Un potere basato sulla volontà e sul consenso dei contraenti, non sulla vittoria rivoluzionaria del PCC. Questo contratto tra i cittadini è considerato vincolante. Il potere che ne emerge è visto come giusto e legittimo perché è un potere costituito autonomamente da una serie di contraenti, e non imposto mediante la vittoria militare sul Guomindang.
Come in un gigantesco laboratorio, stiamo assistendo ad un tentativo di attuare idee e principi radicati nella filosofia politica e del diritto occidentale, che partono da Hobbes per giungere ai contemporanei Rawls e Dworkin. E’ un tentativo per certi versi più raffinato di quello compiuto dagli autori e dai firmatari di Carta 08. Non si presenta come immediatamente destabilizzante, e potrebbe trovare una risposta tra le istanze pluraliste esistenti nella società cinese. I punti di appiglio che offre all’azione repressiva sono pochi o nulli, se si parte dall’assunto (opinabile) che gli alti dirigenti di partito/sicurezza siano dei quadri ignoranti ed intellettualmente rozzi.
Nei prossimi giorni e mesi varrà la pena di osservare attentamente ciò che accadrà ad uno o più dei redattori. Le possibilità sono molteplici. Mi limito a citare quelle che si sono già verificate, anche se ovviamente altre forme di repressione che intenzionalmente non menziono sono possibili. Nessuna di esse deve necessariamente verificarsi nell’immediato.
Una prima possibilità consiste nell’usare meccanismi e prassi “al di fuori del diritto”: sparizione, inviti a bere un tè presso gli uffici della sicurezza di stato, pestaggi ecc.
Una seconda possibilità da tenere in conto è l’uso strumentale di norme incriminatrici, che condurrebbe all’accusa di incitamento alla sovversione, già mossa a Liu Xiaobo, di evasione fiscale, come avvenuto nel caso della Gongmeng, ecc.
Una terza possibilità vedrebbe semplicemente cadere il silenzio sulla questione. In definitiva, il documento finora circola su pochi blog di intellettuali, che forse non sono la meta preferita del grande pubblico.
La quarta ed ultima possibilità vedrebbe il sistema muovere una virulenta critica alle idee di Xu Zhiyong e degli altri. In questo caso si instaurerebbe un dialogo tra quanti contestano la base dell’autorità politica del PCC, e quanti la difendono. Ciò equivarrebbe al riconoscimento di Xu e degli altri come di un attore politico. Al di là dell’esito finale del dialogo, solo questo risultato testimonierebbe una notevole apertura ad autentiche istanze di pluralismo politico.
Flora Sapio è affidataria del corso in Storia ed Istituzioni della Cina all’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”. Ricercatrice attiva in ambito italiano e internazionale, membro della European China Law Studies Association, è autrice per Brill del volume “Sovereign Power and the Law in China”, e di articoli sul sistema di giustizia penale nella Repubblica Popolare Cinese.










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